C.S.I. ROCK: IS JIMMY PAGE DEAD?

15 Mag

Picca mi invia questo articolo, così, all’improvviso….rimango sorpreso… è una delle sue intuizioni geniali? Lo ha sognato? Un semplice artifizio ? Fatto sta che non mi aspettavo che sapesse, che potesse smascherare una faccenda che solo in pochissimi in questo mondo sanno, così mi pongo il dilemma: glissare o, per il voto che ho fatto all’onestà intellettuale, integrare il suo post con una appendice che potrà finalmente spiegare uno dei grandi misteri irrisolti dell’universo? 

C.S.I. ROCK: IS JIMMY PAGE DEAD? di Picca

Guardavo l’altra sera l’ennesima menata televisiva legata al mito ‘Paul is Dead?’ che sarà simpatico e stuzzicante finchè volete ma ormai ha stracciato le gonadi alla grande.

Nel programma Misteri una Paola Barale irriconoscibile e con una sospetta voce ‘di naso e di fronte’ tipica delle liasons troppo lunghe con i prodotti tipici di Colombia e Bolivia ha intervistato un manipolo di ‘esperti’ per cercare di snodare l’antico inghippo sulla possibile morte di beatlepaul e la sua sostituzione con sosia, pare, canadese.

Misurazioni di orecchie, analisi di dentature, comparazioni di spettri e frequenze vocali eccetera…

Alla fine della fola appare quasi scontato che Macca 1 è crepato nel ’66 e che un Macca 2 gli è entrato nei beatleboots, ha imparato a imitarne l’accento adenoidale di Liverpool e si è allegramente messo a scrivere su due piedi Hey Jude, Penny Lane, Let It Be, Blackbird, Helter Skelter, Maybe I’m Amazed, Live And Let Die, My Love, Band On The Run e via discorrendo.

Così si spiega Maxwell’s Silver Hammer, se non altro.

La follia di tutto ciò ha però contribuito ad accendere un led (!) nel mio cervello fulminato e a imbastire un’ ipotesi che da qualche giorno mi ossessiona: Paul is Alive.

But Jimmy Page is dead.

(Jimmy Page 1  – 1969)

Vabbè la stanchezza, vabbè l’eroina, vabbè la cocaina, vabbè Charlotte Martin, vabbè Uncle Aleister, vabbè Kenny Anger, vabbè Richard Cole, vabbè Lori Maddox, vabbè la Riot House: ma la metamorfosi al contrario da farfalla virtuosa a bruco inceppato del chitarrismo, e non solo, di Jimmy non trova altra spiegazione.

Poniamo l’ipotesi (e qui la gnosi storiografica del nostro Timmy dovrà aiutarci) che mr. James Patrick Page, alla fine del tour del 1973, sia morto.

(Jimmy Page 1 – 1973)

Come non lo so, gli è cascata la doppio manico in testa, ha fatto un rito crowleyano per generare il Monnchild con Peter Grant come Scarlet Woman, l’ ha accoppato Ronnie Wood perchè gli molestava la moglie…non m’importa.

(Jimmy Page 1 – San Francisco Kezar Stadium 2 giugno 1973 – Foto di Riff Gilioli)

La Led Zep inc. decide di fare ‘la vecchia’ e di sostituirlo per non buttare alle ortiche tutto il lavoro svolto e le potenzialità future. Prendono un po’ di scarti degli albums precedenti per il disco successivo (cosa effettivamente accaduta per Graffiti: evidence n.1) e assoldano un chitarrista sconosciuto (mica puoi prenderne uno famoso sennò ti cappellano subito) e lo trasformano in Jimmy Page 2. Peter Grant smolla qualche mazzetta a chirurghi plastici per dargli un’ aggiustatina, Richard Cole parla con le groupies, Ahmet abbozza e il gioco è fatto.

C’è un problema: Jimmy 2, confronto a Jimmy 1, è un chitarrista scarsissimo.

Cioè… è uno che in un pub andrebbe da dio, tra l’altro conosce molti riff degli Zeps, ma messo di fronte a Dazed and Confused live del ’73 si caca sotto nel costume da dragone.

Planty e Jonesy si occupano di aggiustare un po’ di appunti e dar loro una forma zeppellinara, mentre Jimmy 2 sta in casa da mane a sera a fare scale e allenare diteggiature.

Mettono in giro la voce che sia drogato, ma in realtà va a lezione di chitarra.

Solo che non ha la manina, soprattutto la destra, come si evince osservando i filmati dal ’75 in poi: il polso del chitarrista ha subito un’ involuzione drammatica, è fermo, saldato all’avambraccio, senza fluidità (evidence n.2 – Tim: chiedere perizia a ortopedico appassionato di rock).

Anche le movenze sul palco si fanno meno fluide: certo, Jimmy 2 ha studiato bene le pose di Jimmy 1, ma ora hanno un che di sforzato, di meccanico, addirittura fuori-tempo, al contrario della showmanship mostrata da Jimmy 1 in TSRTS e altri filmati pre-decesso.

E a livello compositivo Jimmy 2 ci prova eccome a reggere il confronto, ma The Rain Song è un ricordo lontano, al massimo puoi arrivare ad Achille’s Last Stand con le 4’000 sovraincisioni di chitarra necessarie per portare la canzone a casa (evidence n. 3) e il buon Jonesy che ti dà una mano ad arrangiare.

Altrimenti…Hot Dog. Lucifer’s Rising. Chopin’s prelude.

Questo spiega anche i fallimenti delle collaborazioni successive, con Coverdale e Rodgers che si aspettavano di lavorare con Jimmy 1 e si sono ritrovati Jimmy 2.

Il problema è che adesso Jimmy 2 è Jimmy Page da molto più tempo di quanto non lo sia stato Jimmy 1, e indietro non si torna.

Se Timmy boy potesse piazzare due ritratti di Jimmy, diciamo un ’72 e un ’79, si evidenzierebbe che si tratta di due individui differenti.

Altrimenti basta guardare la manina destra.

Il dibattito, e l’indagine, sono aperti.

©Stefano Piccagliani 2012

Appendice: LE PROVE di Tim Tirelli

Il 29 luglio 1973 (o meglio il 30 visto che il concerto si protrae oltre mezzanotte) termina il tour americano del 1973 e terminano i Led Zeppelin come li conosciamo. Cinque anni in cui hanno pubblicato cinque album bellissimi e portato in tante città uno spettacolo rock come non si era mai visto. Nessuno come loro ha saputo fondere impatto sonoro/importanza storica/songwriting eccezionale/look/senso del rock/ senso del blues/capacità musicali e strumentali /intrattenimento/capacità di far soldi e di saperli gestire. I cinque anni in questione saranno il fulcro di tutto l’avvenire del gruppo, grazie a quanto fatto in questo periodo di tempo, i LZ saranno adorati per decenni a venire.

Il manager Peter Grant e il guru discografico AHMET ERTEGUN capiscono che – dal punto di vista della raccolta frutti…peraltro già abbondantissima – il bello deve ancora arrivare, pongono quindi la loro massima attenzione e cura al progetto LED ZEPPELIN.

Tutto perfetto quindi, beh non proprio…durante le riprese personali per le scene fantasy del film musicale a cui si sta lavorando Jimmy Page, la mente e leader del gruppo muore. Morte in apparenza normale e sciocca: Page cade da un cima montagnosa mentre gira per la terza volta l’ arrampicata. Il freddo, la stanchezza, il fisico non certo allenato…Page molla la presa, fa un volo di qualche decina di metri, batte la testa, muore. In Scozia, vicino alla Boleskine House, sulle rive di Loch Ness, mentre interpreta lo scalatore e l’eremita . Tutto sommato una morte adattissima.

(ultima immagine di Jimmy Page, pochi minuti prima di iniziare per la terza volta la scalata – tardo 1973)

Nel ristrettissimo cerchio Zeppelin la notizia è terrificante. Grant avvisa subito Ertegun che vola immediatamente in Inghilterra e che impone di non divulgare la notizia. Due giorni dopo si tiene un primo meeting segreto in un albergo delle midlands tra Grant, Ertegun, Richard Cole, Plant, Bonham, Jones, il regista delle riprese. I tre assistenti di questi vengono rinchiusi in una sala adiacente. Viene deciso di tenere nascosta la notizia e si ipotizza di continuare come i Beatles fecero con il sostituto di PMC. Jones decide di uscire dal gruppo, Bonham è confuso, Plant si ribella, non ne vuole sapere, vuole chiudere anche lui. Ertegun mette in campo tutte le sue doti e la sua esperienza e per farla breve, nel giro di tre settimane convince sia Jones che Plant. Tutti firmano un documento segretissimo dove si impegnano a non divulgare mai la verità. Sgarrare significa finire – ben che vada – in un istituto per le malattie mentali (il primo ad entrarci è uno dei tre tecnici assistenti alle riprese testimone della morte di JP).

Seguono meeting dove si traccia la strategia su come rimpiazzare Page. L’ottima intuizione di Picca non è completa: non esiste un Jimmy Page 2…ne esistono diversi.

Il 1974 il gruppo tiene un profilo bassissimo: niente concerti naturalmente, si distoglie la attenzione dando vita alla SWAN SONG, si lascia trapelare che Plant deve operarsi alle corde vocali (cosa peraltro vera) e ci si organizza per preparare un nuovo album. Già il nuovo album. Ma come fare? Si rispolverano pezzi registrati e non usati per i tre album precedenti (BRON YR AUR viene dalle session di LZIII / NIGHT FLIGHT-BOOGIE WITH STU-DOWN BY THE SEASIDE da quelle di LZIV / THE ROVER-BLACK COUNTRY WOMAN-HOUSES OF THE HOLY dalle session del 1972 per l’album HOUSES OF THE HOLY). In un primo momento si pensa di far uscire un album doppio, con un disco con questi 7 pezzi da studio e un disco con una selezione di pezzi live presa dalle registrazioni multitraccia fatte nel giugno del 1972 in California (che poi usciranno nel 2003 come HOW THE WEST WAS WON). Gli inediti – pur essendo validi – non vengono considerati sufficienti, c’è bisogno di materiale nuovo, di pezzi che possano diventare nuovi grandi manifesti del sound LZ. Viene chiesto a Jones di scrivere alcuni brani nello stile di Page e di registrare con la band con lui stesso alla chitarra (Jones è un polistrumentista che sa suonare piuttosto bene la chitarra …l’intro di CELEBRATION DAY su LZ III l’ha suonata lui). Si cerca nelle home recording di Page, si trovano spunti interessanti (KASHMIR / TEN YEARG GONE) e da quelle idee abbozzate e dal nuovo materiale composto da Jones nascono gli altri grandi brani che appariranno su PHYSICAL GRAFFITI.

Occorre però un vero chitarrista per registrare certe parti. Spacciando il lavoro come un album solista di Jones, vengono ingaggiati un paio di chitarristi inglesi: CHRIS SPEDDING e BERNIE MARSDEN ma il risultato non è ancora sufficiente, per plagiare il chitarrismo e il genio di Page serve ben altro, così AHMET ERTEGUN e PETER GRANT decidono di rischiare e di mettere al corrente JEFF BECK. Non si conoscono le reazioni di El Becko, fatto sta che due settimane dopo Beck è in studio con la band, registrando con le chitarre, gli ampli e lo stile di Page i rimanenti pezzi di Physical Graffiti.

Beck a questo punto è totalmente coinvolto ed entra dal punto di vista legale e dei profitti nei LED ZEPPELIN, però non può salire sul palco nel vesti di JP. Inizia la ricerca di un sostituto che assomigli come una goccia d’acqua (o quasi) a Page e che sappia suonare la chitarra.  Come accennato da qui in poi in realtà i sostituti saranno diversi nel corso degli anni, mai chiarito dove finissero poi a fine lavoro.

FINE 1974/INIZIO 1975 – JIMMY 2: viene scovato vicino Londra un chitarrista discreto che assomiglia incredibilmente a Page, anzi è persino più bello e affascinante: sarà l’unico – dal punto di vista del visual – ad essere all’altezza dell’originale. Il gruppo parte per il tour americano annunciando che Page si è fatto male all’anulare della mano sinistra ma che comunque il tour viene confermato. Le non eccezionali perfomance del chitarrista vengono quindi giustificate dalla cosa. Plant si ammala nel primo giorno del tour: si porterà dietro fino a marzo la bronchite, le sue performance saranno miserabili, ma ciò contribuisce a mascherare  l’assenza del vero JP spostando l’attenzione su di lui. A fine tour i contrasti con Jimmy2 porteranno all’allontanamento di quest’ultimo. Jimmy2 diventerà un tossico, non ci sarà bisogno di farlo internare. Morirà (a quanto si sa) alla fine del 1978. Il tour comunque è un successo incredibile, il nuovo album arriva in cima alle classifiche riportando anche i precedenti cinque nei TOP 200 di Billboard.

(Jimmy 2 – 1975)

1976: altro anno praticamente sabbatico dal punto di vista di tour e di apparizioni pubbliche. In gennaio viene registrato a Monaco di Baviera (lontano da occhi indiscreti dunque) PRESENCE. Molte parti di chitarra vengono in origine registrate da Jones alla tastiere, per poi essere rifatte da Jeff Beck e, almeno secondo indiscrezioni, da Roger Fisher (HEART) e Paul Chapman (LONE STAR) che avrebbero contribuito alla scrittura dei brani insieme a  Jones. Un errore in fase di missaggio svela quanto appena scritto: in ACHILLES LAST STAND è ancora udibile per qualche secondo la tastiera di Jones. In aprile esce PRESENCE. In ottobre il doppio live e film THE SONG REMAINS THE SAME, basato sulle ultime apparizioni live del vero Jimmy Page (NY Madison Square Garden 27-28-29 luglio 1973). Invece di mandare in tour il gruppo, il management manda in tour questo film, soprattutto nei paesi meno battuti, alimentando il mito con un film spettacolare relativo al gruppo originale.

1977 – JIMMY 3: entra in scena un nuovo chitarrista, ma la scelta è meno felice del precedente. Il tour deve partire in febbraio, ma Jimmy 3 non è ancora ad un livello decente (non lo sarà comunque mai). Si sposta tutto ad aprile. Viene fatta circolare la voce che Jimmy Page è debilitato, che le droghe stanno minando le sue capacità. Il pubblico se la beve e, seppur pieno di violenza, il tour consacra il gruppo ai vertici del rock mondiale. Dalla scaletta viene tolta DAZED AND CONFUSED, troppo particolare per essere affrontata da un chitarrista normale. I bootleg evidenziano le magagne chitarristiche…quanta differenza tra Jimmy3 e il vero Page. I lunghi capelli neri sempre davanti al viso e il completo bianco con papaveri e dragoni rendono Jimmy3 una copia estetica accettabile. Durante la terza parte del tour, muore all’improvviso, il figlio di Plant. Tutto si ferma di nuovo. Jimmy3 ad un certo punto sparisce. Non si sa altro.

(Jimmy 3 – 1977)

1978 : in maggio Plant accetta di ritrovarsi qualche giorno allo CLEARWATER CASTLE nella foresta di Dean in Inghilterra con Ertegun, Grant, Richard Cole, Bonham, Plant e Beck. Quest’ultimo non riesce più a gestire la cosa.  Garantendo il massimo riserbo, esce dalla società. Plant, Jones e Bonham fanno qualche prova. In novembre il gruppo si ritrova ai Polar Studio di Stoccolma (anche questa volta lontano dai riflettori londinesi o americani) per registrare un nuovo album. Jones suonerà molte parti di chitarra. Roger Fisher degli Heart completerà il resto. L’album è – per cause di forza maggiore – keyboards oriented.

1979/1983 – JIMMY 4: in gennaio 1979 viene reclutato quello che viene schedato come Jimmy4, uno svizzero di madrelingua inglese, del giro di  Claude Nobs. Fisicamente simile, non una goccia d’acqua… ma ormai passa l’assunto per cui le strane metamorfosi facciali (e fisiche) di Page sono dovute al massiccio uso di eroina. Jimmy 4 non è malaccio, ma è davvero troppo magro e mediocre come chitarrista. Però si integra bene con la band, accetta gli ordini di Plant, insomma fa il Jimmy Page senza pensare di essere diventato Jimmy Page (cosa accaduta ai precedenti due). Due date a Copenhagen e due date a Knebworth e il 1979 dal punto di vista delle esibizioni (seppur misere) passa. In agosto l’album IN THROUGH THE OUT DOOR irrompe nelle classifiche e benché non sia certo un capolavoro vende tonnellate di copie. Ertegun e Grant dovrebbero essere contenti, ma la cosa inizia ad essere un peso insopportabile.

(Jimmy4 a Knebworth 1979… è evidente che si tratta di una altra persona)

Nel 1980 si decide di capitalizzare al massimo – prima di una fine che sembra imminente – e si inizia ad ipotizzare un nuovo tour negli USA. Plant impone qualche data in Europa per vedere se la cosa può almeno avere un senso. Vengono organizzate un po’ di date a maggio, ma Jimmy4 non pare in grado. Vengono spostate tra giugno e luglio. E’ probabilmente il punto più basso toccato dai LZ. Seppur senza le grandi maratone del passato, e con la giustificazione dell’approccio sporco del punk di gran moda in quel periodo, le esibizioni sono – dal punto di vista chitarristico – deprimenti. Jimmy4 si nasconde dietro occhiali da sole e completi eleganti, ma le mani non vanno. Inizia a conficcarsi nella mente del giovane Picca, presente alla data di Zurigo, la intuizione che c’è qualcosa che non va, che quello non può essere Page.

(Jimmy4 durante il tour del 1980)

Plant non è convinto, Bonham non parla, Jones è soggiogato dal sempre maggior potere che acquista all’interno del gruppo, la situazione è confusa, ma si decide di partire per l’ultimo grande tour negli USA. Un paio di settimane prima di partire Bonham muore. Sappiamo tutti come è andata. A quel punto tutto crolla, o meglio crollano i LZ. Sì, perchè il problema Page rimane. Non si può certo far morire anche lui, troppi sospetti si aprirebbero sulla società  Zeppelin. Grant molla, Plant e Jones non ne vogliono più sapere. Ertegun delega la faccenda Page a Phil Carson (capo della Atlantic inglese). Nel 1981 esce a nome  Jimmy Page la colonna sonora di un brutto film di Michal Winner, DEATH WISH2. In relazione a questi anni si hanno meno certezze, ma pare che in studio ci fosse Roger Fisher, appena uscito dagli HEART. Phil Carson convince Beck ad includere Jimmy4 nel tour dell’Arms nel 1983. Viene messo al corrente della cosa Paul Rodgers. I due si presentano insieme, in alcune canzoni lo stesso Rodgers prende in mano una Gibson Les Paul per coprire l’inettitudine del chitarrista che ha a fianco. Il risultato sarà scabroso. Jimmy4 viene cassato. Non si sa che fine abbia fatto.

1984/2000  – JIMMY 5: Phil Carson gestisce orma il tutto da solo, Ertegun non ha più il polso della situazione e il resto dell’entourage Zeppelin ormai è preda dei demoni e dei sensi di colpa dell’operazione. Plant cerca di distrarsi con la carriera solista. Sorprendentemente Carson convince Rodgers a fare qualcosa utilizzando il marchio Jimmy Page. Si inventano i Firm. Reclutano Chris Slade e Tony Franklin (ai quali non verrà detta la verità) e un chitarrista australiano nato in Inghilterra, un certo Leopold. Il tipo è, o meglio era un buon chitarrista, è molto amico di un conoscente di Carson. Il problema è il 1984, il tipo prende tutto alla leggera, è fuori allenamento, suona una Fender Telecaster con il B-Bender e adotta un look che forse è adatto ai bar di Perth, non certo per l’Hammersmith di Londra. Rodgers lo convince ad usare la Gibson Les Paul almeno in qualche pezzo. Io ho visto Jimmy5 dal vivo a Pistoia in quell’anno, posso giurare che – morisseilpapa-  quello non era Jimmy Page.

(nella foto Jimmy5 aka Leopold: è evidente che questa persona non è Jimmy Page)

Gli anni 1985 e 1986 andranno un po’ meglio. Sotto controllo di Rodgers , viene assunta una stylist per rendere accettabile il look di Page. Leopold insiste a volte con discutibili camicie hawaiane, ma per il resto il tutto sembra funzionare abbastanza bene.

(Paul Rodgers con Leopold/Jimmy5 dal vivo con i Firm nel 1986)

 (Jimmy5 con i Firm nel 1986 dopo l’intervento della stylist)

Jimmy5 viene inviato a calarsi meglio nel ruolo, a curare di più il suo aspetto e la sua tecnica. Il risultato sotto certi aspetti è sorprendente.  Nel 1988 esce OUTRIDER, scritto da Jimmy5 e Roger Fisher. Album modesto ma che lascia trasparire in alcune sue parti momenti ispirati (l’assolo di HUMMING BIRD potrebbe davvero essere stato fatto dal vero Jimmy Page). Lo stile per i più è perfetto, per i pochi invece è evidente che chi suona e scrive è un finto Jimmy Page che fa il Jimmy Page. PRISON BLUES è troppo Jimmy Page per essere davvero Jimmy Page. Chiaro no? John Miles, Durban Laverde, Jason Bonham sono convinti di stare a suonare col Jimmy1.

Jimmy5 nel tour relativo sorprende tutti, me compreso: la prima data (naturalmente quella ripresa da MTV e mai trasmessa) è un mezzo disastro, Jimmy preso dall’emozione è scoordinato e pasticcione, ma nei concerti di ottobre e novembre si rivela un grandissimo chitarrista. Sembra il Jimmy1 dei giorni d’oro. L’emozione è un po’ il tallone d’Achille di Jimmy5: in maggio per il 40esimo anniversario della Atlantic cicca clamorosamente l’appuntamento con la storica reunion dei LZ, ovviamente in mondovisione. Milioni di persone si domandano se davvero quello è Jimmy Page. Ahmet Ertegun e Phil Carson avevano persino preparato un comunicato temendo il peggio.

Nel 1990 esce il Box set rimasterizzato, Leopold viene portato in giro per un tour promozionale dove nelle mille interviste recita la particina impartitagli da Ertegun e Carson.

Nel 1991 Jimmy5/Leopold viene messo insieme a Coverdale. A David non viene detta la verità, ma il cantante del Serpente Bianco intuisce che qualcosa non va. Passano due anni prima di vedere pubblicato il disco, il tour mondiale relativo viene annullato e solo una manciata di date in Giappone prendono forma. Si ipotizza che Coverdale abbia capito tutto, ma che sia stato convinto a continuare.

Nel 1995/98 visto la sua più che buona (per un musicista di quel livello) tecnica chitarristica Leopold viene affiancato a Plant, voglioso di tornare a riempire arene da 20.000 posti. Il live UNLEDDED/NO QUARTER dove rileggono classici dei LZ e WALKING INTO CLARKSDALE, deboluccio album di pezzi nuovi. I tour del 94/95/96/98 fanno registrare ovunque il tutto esaurito. Per Plant sembra quasi di stare a suonare col vero Jimmy1, Leopold in più è affabile, affidabile e anche di buon umore. Ha smesso di bere, solo l’abbigliamento rimane una nota dolente. Inizia a perdere i capelli. Nel 1998 la stylist lo costringe ad un drastico taglio della chioma e ad infoltire un po’ il bulbo con tecniche d’avanguardia.

(Jimmy5 coi capelli corti – in mano un bootleg con in copertina una immagine di Jimmy2 del 1975)

Nel 1999/2000 fa due mini tour con i Black Crowes, il chitarrismo è scaduto nuovamente, ma in una band con tre chitarre la cosa è meno evidente (ai più). Leopold ha ripreso a bere, si presenta in concerto con una terribile felpa nera che mostra una pancia che il nostro anglo-australiano sfoggia con poca eleganza. Il tour del 2000 deve toccare anche le nostre sponde, ho il biglietto per il Forum d’Assago, ho voglia di rivedere il vecchio Leopold… ma tutto viene annullato, causa un mai chiarito mal di schiena di Page (cioè Jimmy5).

Da lì in poi tutto si fa confuso, almeno per me che negli anni duemila perdo i miei contatti all’interno dell’entourage. Nel 2003 vengono pubblicati un triplo live del 1972 (che vende un milione di copie in america, disco di platino) e un vendutissimo doppio divudi (che vende nelle prime settimane 400.000 copie, quattro dischi di platino) dei Led Zeppelin.

Verso la fine del decennio compare in pubblico e in concerto (la storica reunion del 2007 per celebrare Ahmet Ertegun morto nel 2006) un signore con una lunga criniera bianca, una specie di George Washington, con lineamenti orientali vagamente simili a quelli che potrebbe avere Jimmy1 fosse ancora vivo. Io rimango a bocca aperta. Non so chi sia quel signore, non suona mica tanto bene la chitarra ma è capace di muovere folle oceaniche…. la reunion genera aspettative altissime e una richiesta di biglietti da record assoluto.

A tutt’oggi il mistero rimane irrisolto. Io sono confuso, sono addirittura arrivato a chiedermi “ma era davvero morto Jimmy1? Non è che invece 39 anni fa decise di sparire per ricomparire solo in questi ultimi tempi? ” Ertegun è morto, Peter Grant è morto, Phil Carson è scomparso non si sa dove….Plant e Jones sono davvero al corrente della verità? Chi è che sa qualcosa? Insomma chi cazzo è quel tipo che chiamiamo Jimmy Page?

© Tim Tirelli 2012

INTERVALLO: consigli

14 Mag

LA PIACEVOLEZZA DELLE SERATE SOLITARIE NEL POSTO IN RIVA AL MONDO…(ascoltando i Genesis Live In Reggio Emilia 1973)

11 Mag

Ecco, uno passa una settimana un po’ così…spesa girando con un’ auto sostitutiva (Fiat Idea col cambio manuale). Uno poi pensa che il cambio automatico è una delle cose fondamentali della vita.  Più di una persona ha commentato che con quel tipo di cambio ci si annoia, che non c’è gusto, che ci si addormenta…uno capisce se si tratta della speed-queen, una che deve sentire il motore rombare ad ogni cambiamento di marcia, ma tutti gli altri? Non sanno quel che dicono.

Poi uno passa un martedì sotto i duri attacchi della dispepsia. Uno rimette quattro volte, una di queste mentre sta guidando ed è in tangenziale e non può fermarsi. Di solito quando capitano queste giornate, uno si rintana per 24 ore sul divano – senza toccare nè acqua nè cibo –  divorato da un senso di nausea nauseabondo e un mal di testa ai massimi livelli. Ma a uno può capitare di avere il martedì un incontro con un patronato per pratiche relative al vecchio Brian. Così uno – con sforzo immane – porta in porto la cosa e appena uscito dall’edificio rimette per la terza volta, assistito dalla solerte sorella. Uno poi si ferma a casa dal vecchio Brian, crolla sul divano fino a sera per poi, con molta sofferenza, ripartire, con la Fiat Idea tutta scassata, verso Borgo Massenzio. Uno poi arriva, non fa nemmeno in tempo ad aprire il portello del garage che rimette per la quarta ed ultima volta sotto gli occhi della gatta Raissa.

Uno passa un mercoledì al lavoro con ancora i postumi del dispepsia blues alle prese con faccende lavorative da sbrigare ad ogni modo.

Uno si accorge che arriva il giovedì, cerca di fare mente locale su quello che ha ascoltato nel corso della settimana nel lettore (lofi) della Fiat Idea e sul PC al lavoro…roba senza continuità…intuizioni rinfrescanti o schizofrenia?

BOB DYLAN con THE BAND…

Una compilation progressive della Rhino dove uno non può fare a meno di accorgersi che la canzone n.2 non è quella riportata sulla copertina ma un’altra (AND YOU AND I), mica un errore da poco, e dire che è un boxset della Rhino…

FIRST STEP dei FACES…

e il LIVE FROM LOS ANGELS del 1967 della BIG BAND di OLIVER NELSON…

Uno poi alla mezza di quel giovedì corre da Brian. Arriva alle 13 passate, apparecchia la tavola e prepara il pranzo per se stesso e per il vecchio: tagliatelle asciutte preconfezionate, le immancabili svizzere, una insalata, banane, yogurt magro, sughi d’uva (fatti in casa dalla Lucy) e per finire caffè, corretto per Brian. Uno poi saluta Brian, si ferma a Mutina dal commercialista e si rimette in tangenziale verso Stonecity. Gradi 28. Uno accende l’aria condizionata della Fiat Idea. Uno poi si ritroverà verso sera col mal di gola e col torcicollo. Finalmente verso sera uno riceve la telefonata della autofficina, i pezzi sono arrivati, finalmente la blues mobile è pronta. Così, uno arriva finalmente nel posto in riva al mondo. Ma è uno di quei giovedì che la bassista preferita ha le prove con i Wild Turkeys. Così uno cena in fretta e verso le 21 si ritrova solo.

Vediamo un po’…è una di quelle sere che anche su SKY sembra non ci sia nulla…così un’oretta di chitarra, venti minuti di ginnastica, sistemazione degli archivi musicali e ascolto del bootleg dei GENESIS live in Reggio Emila il 20 gennaio del 1973. Oh Josè, la piacevolezza di questo tipo di serate nel posto in riva al mondo mi arriva all’improvviso così…io immerso nella campagna, solo, ad ascoltare ad un discreto volume i GENESIS dal vivo a pochi km da qui 39 anni fa, senza paura di disturbare nessuno…

…fare la doccia verso mezzanotte, girare in accappatoio accompagnando col corpo gli stacchi musicali di THE MUSICAL BOX, sistemare i cd che avevo lasciato sul lettore dello stereo, contare quanti bootleg dei Genesis ho…(16, uhm, mica male calcolando che mi interessano solo quelli fino al 1978 e che del tour di THE LAMB non voglio nulla)…è in semplici serate così che per qualche momento scordo le mille paturnie blues che sempre mi irretiscono l’animo…thank you, place on the edge of the world…

Play me my song.
Here it comes again.
Play me my song.
Here it comes again.

INTERVALLO: Il Dark Lord e la Sfinge

10 Mag

L’AMACA del 09/05/2012 (Michele Serra)

10 Mag

Il fenomeno dei giornalisti tifosi è troppo patetico perché  io vi ammorbi con la mia opinione sulla controversa “terza  stella” della Juventus. Mi limito a un’osservazione  strettamente tecnica, temo inoppugnabile.La Juventus ha  tutto il diritto di ritenersi vittima di una sentenza sbagliata e  cucirsi sulle maglie la terza stella. Ma un secondo dopo,la  Federazione italiana gioco calcio dovrebbe dichiararsi  sciolta, perché il suo operato e quello della giustizia sportiva  sono ritenuti carta straccia, e giudicati nulli, da una delle  società più autorevoli e note del calcio italiano. Terze vie  non ce ne sono, perfino in un Paese di ipocrisie e di pateracchi.  Perché attribuirsi due scudetti revocati per frode sportiva  non è solo un gesto di “orgoglio ritrovato”, come pensa  abbastanza puerilmente il presidente Andrea Agnelli. È, a  tutti gli effetti, un gesto che sconquassa dalle fondamenta le  istituzioni del calcio, le sconfessa, le rifiuta. È un durissimo chiamarsi fuori dal mondo in cui si opera e dalle sue regole.  Nella vita, ovviamente, ci si può anche ribellare. Quello che  non si può fare è credere che ci si possa ribellare al modico  prezzo di qualche titolo di giornale, e cavarsela temperando  le polemiche con un paio di interviste diplomatiche.

Da La Repubblica del 09/05/2012.

SOME ENCHANTED EVENING: Inter – Milan 4 a 2

7 Mag

Anche in annate così balorde vale la pena seguire la tua squadra perché può sempre arrivare una serata incantata che per novanta minuti ti fa tremare, bestemmiare, gioire, esultare. E’ arrivata ieri, questa serata palpitante, quella che ti fa inarcare, sobbalzare, amare il calcio, la vita, la musica rock.

Non sei allo stadio, ma hai le tue vedette là in tribuna a San Siro, Beppe e Doc con cui scambi sms pieni di tensione. La groupie è sull’altra sponda del divano, veste gli altri colori, non puoi far finta di nulla in serate come queste. Tremo, sono nervoso, mi batte il cuore.

Sky inquadra la nord, e anche un emiliano ateo come me si emoziona…

I primi venti minuti rulliamo il Milan, i ragazzi che pressano (compreso Alvarez) che vogliono condurre la partita, ah che bello vedere l’Inter coraggiosa. Mi lascio travolgere dagli eventi: goal di Milito,gol giustamente annullato a Lucio (che avevo dato per buono), poi palla entrata/non entrata…da un possibile 2 a 0, a 2 a 1 per loro grazie ad un rigore inesistente e aun bel goal di Ibra. Inizio ad incazzarmi. Rigore su Samuel non dato, rigore per trattenutina su Milito, pareggio, un loro giocatore gioca a pallavolo in area…altro rigore per noi e bomba finale di Maicon. Entro in un tunnel di beatitudine.

Con viva e vibrante soddisfazione mi alzo dal divano…non ho fatto il matto, la groupie è troppo vicina. Poi, con la nostra vittoria abbiamo consegnato lo scudetto alla J**e cosa non proprio simpatica. Bisogna ammetterlo però: è stata la squadra migliore, certo senza le fatiche della Champions…ma hanno dimostrato un gran carattere. Chissà come hanno festeggiato i pochi (immagino) lettori juventini del Blog? Miss Crewe sarà andata a festeggiare a porta San Pietro? E Giancarlino Trombetti? Lo immagino brindare e ballare con la sua maglietta bianconera al ritmo di Zappa In New York.

Penso agli umori cupi della groupie, di Paolino Lisoni, a quello di certi miei cuginetti e cuginette…mi scappa un sorriso beffardo. Mi tengo questa bella vittoria, ma penso sia ai sei punti fatti col Milan e ai sei persi col Novara. Perché si vada in Champions una concatenazione di eventi impossibili dovrebbe avverarsi, quindi non ci penso nemmeno. Europa League, dunque. Cosa piuttosto triste. Ma sento che tra l’Inter e Stramaccioni c’è quella reazione chimica che potrebbe far funzionare a dovere le cose, quando vedo i giocatori andare a sbattere il petto contro il mister mi tornano in mente le notti magiche di due anni fa…così anche stasera, mi addormenterò con un sorriso ebete sulla faccia, pensando a lui, Josè…e in culo tutti quelli che immancabilmente mi dicono “ma state ancora pensando a lui?”.

 

AA.VV. “PROGRESSIVE ITALIA – Gli Anni ’70 VOL.3″ The Universal Music Collection” (2011 Universal) – TTT1/2

7 Mag

JUMBO “JUMBO” 1972 – TTT: non posso che ribadire quanto detto in occasione del cofanetto precedente: progressive di stampo pseudo cantautorale.  Un po’ Troppa rabbia nel cantato per i miei gusti. Ammetto però che nel riascoltarli dopo tanto tempo, mi stancano meno del previsto. Chiedo alla groupie : “non mi dispiacciono“. Mezza stella in più.

BILLY GRAY “FEELING GRAY” 1972 – TTT: disco del chitarrista (inglese) dei Trip. Nulla di particolare anche se poi WRITING ON THE WALL qualche brivido lo da e il disco poi alla fine si fa ascoltare.

SENSATIONS’ FIX “BOXES PARADISE” 1977 – TTTT: dal 1976 in poi la band si spostò da un kraut rock ostico a un qualcosa di più accessibile; il nuovo corso a me piace.

TRITONS “SATISFACTION” 1973 – TTT: progetto un p0′ confuso, la denominazione è Tritons ma in realtà si tratta degli IBIS, con l’aiuto di musicisti esterni tra cui Jimmy Villotti.

TONI ESPOSITO “LA BANDA DEL SOLE” 1978 – TTT½: musica mediterranea strumentale, la title track è deliziosa.

MAURO PELOSI “MAURO PELOSI” 1977 – TT½: cantautore con un po’ progressive e jazz/rock. Ha un suo senso.

ESTRAZIONE DEI BLUES

4 Mag

Martedì sera CHANGELING film del 2008 di CLINT EASTWOOD, film che non avevo visto e che mi è piaciuto moltissimo. Sempre grande, Clint.

Mercoledì mattina appena messo in macchina urto contro il new jersey in uno dei rari momenti in cui in macchina vado un po’ forte…discendo un cavalcavia, imbocco una rotonda sfiorando il cordolo, mentre ne esco sfioro il new jersey come faccio tutte le mattine, ma questa volta non mi accorgo che uno dei blocchi sporge di due / tre centimetri e  gomma e cerchione entrano in contatto contro il duro cemento. Forte botta, discreta sbandata, madonna sparata nell’alto dei cieli. Il gommista mi cambia la gomma, me ne mette una di scarto e mi da appuntamento a venerdì per la nuova Michelin che ordinerà. Passo in officina, probabilmente cuscinetto andato e speriamo null’altro. Ci passerò il prossimo lunedì perché non hanno auto sostitutive. Un bel mercoledì da peoni. In macchina non riesco ad ascoltare nulla, sembra che niente mi attiri. Chiaro, visto che nella vita devono comunque capitarti dei fastidi, meglio che siano di questa portata…però che due palle…proprio in questo periodo di vacche magrissime (ma ‘sta crisi, finirà un giorno prima o poi? O per il resto della mia esistenza dovrò averci a che fare?).

Giovedì sera dal dentista estrazione di un dente. Erano lustri che non me ne toglievano uno. Me lo suddividono in tre parti, e lo estraggono in tre volte, mentre io mi tengo stretto alla poltrona su cui sono sdraiato. Non è una sensazione piacevole così tengo occupata la mente pensando a: l’Eremita col cappuccio bianco che fa volteggiare la spada colorata, Paul Rodgers così pieno di testosterone che gli cresce la barba nel breve volgere di un concerto, Peta Wilson che è sempre una gran figa, Diego Milito che vìola due volte la porta del Bayern nella finale di Madrid di due anni fa.

(Peta Wilson)

Mentre ritorno, mi ascolto gli ARMAGEDDON…

Al tepore delle melodie intorpidite di SILVER TIGHDROPE penso che non sarebbe male se fosse altrettanto fattibile estrarre i blues.Vai dal bluesista e gli dici:

“Dottore, ho l’Utah Blues che mi da da fare, me lo può estrarre?”

Lui ti sistema la tenaglia a ventosa sul costato, lì appena sotto la macchia del peccato originale, aziona il macchinario e dal tuo petto glabro (o villoso se ti chiami Paul Rodgers) viene risucchiato l’Utah Blues, oppure il blues del Madison Square Garden, oppure quello dell’Heartbreak Hotel…insomma quello che preferisci. Spendi 150 euro a colpo, ma ti sistemi per un po’.

Però, però il bluesista non esiste quindi meglio farci la mano ad avere i cani dell’inferno alle calcagna…

ROBERT PLANT & OH JIMMY magazine

3 Mag

Stamattina Frank ha postato sulla mia bacheca facebook una foto tratta da una album del mio amico Mauro Monaco, foto che lo ritrae in compagnia di Robert Plant. Immagino sia stata scattata il 1 giugno del 1990, il giorno dopo in cui io e Frank lo avevamo incontrato in occasione della sua  partecipazione al Festivalbar a Chioggia…Robert che legge la mia fanzine OH JIMMY…mica male.

(Mauro Monaco, RP e OH Jimmy)

AA.VV. “PROGRESSIVE ITALIA – Gli Anni ’70 VOL.2″ The Universal Music Collection” (2009 Universal) – TTTT½

2 Mag

Secondo volume a mio parere ben più godibile del primo.

LOCANDA DELLE FATE “Forse Le Lucciole Non Si Amano Più” 1977 – TTT½:  progressive italiano classico per questo gruppo piemontese. Buono.

IBIS “Ibis'” 1975 – TTTT½:  in pratica una delle versioni dei New Trolls, impossibilitati ad usarne il nome. Gran bel progressive italiano di stampo chitarristico con il grande  NICO DI PALO.

SENSATIONS’FIX “Finest Finger'” 1976 – TTT:  bizzarro kraut rock italiano, sperimentale, a tratti psichedelico.

ROBERTO CACCIAPAGLIA”Sei Note In Logica” 1979 – TTT½:  musica sperimentale, ricerca sonora. Difficile ma affascinante.

CARNASCIALIA (PASQUALE MINERI-GIORGI VIVALDI) “Carnascialia’” 1979 – TTTT½:  progetto di Minieri e Vivaldi comprendente anche Mauro Pagani, Demetri Stratos ed ex componenti del canzoniere del Lazio. Folk tradizionale italiano portato da venti progressive mediterranei. Molto bello. L’esercizio vocale di FIOCCHI DI NEVE E BRUSCOLINI mi fa scoprire ancora una volta che razza di personaggio fosse Stratos.  Secondo me è con album come questo che la musica italiana smette di inchinarsi al gigante anglo-americano, perché il concetto “progressive” noi lo abbiamo dentro, matrice del nostro DNA che se accostata alla musica pura tradizionale italica (quella povera e quella ricca) si modella in musica italiana contemporanea.

STRADAPERTA “Maida Vale'” 1979 – TT½:  se è progressive, è diet progressive. Aiutati e prodotti da Venditti, finiranno anche per suonare con lui in studio e in tour. Intendiamoci non mi dispiacciono, ma ci sono echi Vendittiani che mi lasciano perplesso.