Ieri, verso le 19. Ho appena scaricato Brian a casa sua, dopo aver corso avanti e indietro con lui per buona parte del giorno. Sono stanco. Mi fermo nel parcheggio sotto casa sua prendere fiato. Ricevo un messaggio, lo leggo:
“Sala d’attesa di un cliente…pomeriggio di merda, anzi periodo di merda…leggo il tuo ultimo post (Brian e Jimmy page, ndtim) e mi commuovo. Io non sono così presente con i miei vecchi…e anche se non sono più tanto sul blog, seguo sempre… soprattutto i tuoi post blues. Tim Tirelli For Ever.”
“Tim Tirelli For Ever”.…uhm…va là che l’amicizia blues è un gran bel lenitivo. Viva il blog, viva il blues, viva il sol dell’avvenire.
Nella pausa pranzo corro da Brian per fargli un po’ di compagnia e per fargli da mangiare. Fare tutto di corsa non è il massimo ma a volte è una necessità. Ascolto distrattamente gli ALLMAN agli A&R Studios di NYC il 26/8/1971 mentre rollo sui 110 sulla bretella Stonecity-Mutina. Arrivo a casa sua e lo vedo confuso e giù di morale. Gli faccio fare la barba mentre io preparo due svizzere, l’insalata e altre cosette. Pranziamo, cerco di tirarlo su, sparecchio, lavo i piatti e lo porto al bar lì vicino per un caffè. Gli dico che devo scappare in ufficio e mi fa “posso venire con te?”.
Risalgo da lui di corsa per chiudere le finestre e per prendere la medicina delle 15. Sulla bretella all’altezza di Bazvéra, mi viene in mente che non ho preso la medicina. Che testa. Faccio finta di nulla, anche con me stesso. Se lo sa mia sorella mi ammazza. Lungo il tragitto Brian riprende quota, solo il pensiero di stare in compagnia ha un effetto stupefacente. In ufficio saluta tutti, poi mia assicuro che si segga a leggere Repubblica. Dopo un po’ si alza, sgirandola per il mio ufficio…
(Brian in ufficio a Stonecity – foto di TT)
Si ferma davanti a un quadro, vede un chitarrista ritratto in una posa fighissima mentre maneggia un archetto di violino, non legge il nome, mi fa:
“Cus chè chi el?” (Questo chi è)
E io “Jimmy Page”.
Gli si illumina il viso, il nome evidentemente gli riporta a galla ricordi, sorride contento e si lascia andare ad un “Gimmi Peig, mo dio te stradora!”.
Brian è sempre un gran Brian.
(L’immagine sacra nell’ufficio a Stonecity – foto di TT)
Continuo a gradire queste iniziative della Chrysalis: in questo caso per 12 sterline ti porti a casa un mini box set di 5 Cd con tutto quello che devi avere del MICHAEL SCHENKER GROUP. Peccato solo che la confezione non sia digipack. Picca probabilmente descriverebbe la musica del MSG “roba da Rockpalast inizio anni ottanta”, intendendo un hard rock un po’ tout court, dai suoni un po’ così, suonato da gente con i pantacollant, bandane e polsini. Ridacchio sempre quando lo sento fare questo accostamento. Erano anni bui quelli come sappiamo, il Rockpalast era una trasmissione live tedesca da cui passavano molti artisti e gruppi rock, con presentatori con i baffi biondi, giacca, jeans e scarpe da ginnastica.
E’ così che affettuosamente (seppur ironicamente) descriviamo quell’hard rock un po’ di plastica peggiorato dalla famosa mancanza di gusto dei popoli teutonici. Forse un po’ di tutto questo c’è, ma io amo molto quello che Schenker ha fatto nei suoi dieci anni d’oro che vanno dal 1974 al 1984, e sono pronto a difenderlo ad oltranza, anche alla faccia di quegli snob che deridono il genere e l’artista in questione. Quelli che pensano che il rock che ascoltano loro sia superiore e non così kitsch, quelli che poi hanno fatto dischi, che per dirla come un mio caro amico “fan tirare un canchero” e che a confronto il MSG sembra i LITTLE FEAT del secondo disco.
Riascoltandomi tutto il cofanetto, mi sono di nuovo reso conto che chitarrista della madonna sia stato Schenker in quegli anni. Gran gusto, bella grinta, dinamiche eleganti e assoli davvero strabilianti. MICHAELSCHENKER GROUP (TTTT) uscì nel 1980 e si piazzò al n.8 della classifica inglese grazie al buon hard rock di ARMED AND READY, VICTIM OF ILLUSION, CRY FOR THE NATION e INTO THE ARENA.
Con MSG (TTTT) del 1981 entrano nel gruppo COZY POWELL e PAUL RAYMOND. Alla voce sempre GARY BARDEN, un tipico cantante inglese – zona Kent – di hard rock di seconda, forse terza fascia. Non fu e non è un cantante dotatissimo, ma era ed è un buon diavolo e seppe sempre fare la sua parte dignitosamente (eccetto quello che riguarda il look del 1984), per di più era balbuziente e questo me lo rende simpatico. READY TO ROCK, ATTACK OF THE MAD AXEMAN, ON AND ON, LET SLEEPING DOG LIE, BUT I WANT MORE, NEVER TRUST A STRANGER…il secondo album è pieno di classici dell’MSG che portano il disco al n.14 della classifica UK. Nel 1982 esce il doppio live ONE NIGHT AT BUDOKAN (TTTT): trionfo! Un doppio disco di hard rock che nel 1982 arriva nella Top Five inglese!
Il mio preferito è però ASSAULT ATTACK (TTTTT) del 1982 con GRAHAM BONNET alla voce. Peccato che nel frattempo Powell se ne fosse scappato negli Whitesnake, poi rimpiazzato da Ted McKenna. ASSAULT ATTACK, ROCK YOU TO THE GROUND, DANCER, SAMURAI, DESERT SONG…anche l’immancabile strumentale ULCER…tutto gran hard rock europeo. Questo fu l’album col quale puntare sul mercato americano (grazie anche al cantante più bravo). Peccato che Bonnet se ne andò dopo il primo show, uno di quei low-key warm up gig che permettono alle band di vedere se tutto funziona, poco prima di suonare al Reading Festival come headliner.
BUILT TO DESTROY (TTT) e il live ROCK WILL NEVER DIE (TT1/2) fecero capire che il MSG sstava appassendo.
Questa confezione contiene l’inedito LIVE AT THE MANCHESTER APOLLO 1980 e alcune altre cosette mai apparse su CD.
Venerdì mattina, mi dirigo verso Scandillius. Insieme a Lakèrla ho due appuntamenti di lavoro con due fotografi per parlare di alcuni progetti di un cliente. Budget, mood degli ambienti da ricreare in studio o in 3D…quelle cose lì insomma. EMOTIONAL RESCUE dei Rolling mi tiene a galla mentre attraverso le campagne di Regium Lepidi diretto verso la collina.
INDIAN GIRL mi ha sempre preso molto…quelle atmosfere centroamericane, Mick che canta di CHE GUEVARA…
Mr. Gringo, my father he ain’t no Che Guevara And he’s fighting the war on the streets of Masaya Little Indian girl where is your father? Little Indian girl where is your momma? They’re fighting for Mr. Castro in the streets of Angola
Arrivo nella parte nord di Scandillius, Kerlit mi sta aspettando, entriamo da AD. Un caffè, due chiacchiere sulle Seychelles e iniziamo a parlare di lavoro.
(Da AD – foto di TT)
(Tim da AD – foto di LK)
A metà mattina ci spostiamo verso i piedi delle colline, da FR. Mentre Lakerlit si fa un caffè con R io gironzolo per lo studio…mi perdo nei miei pensieri…immagino cosa debba essere stato nel 1978 o 1979 ricreare in studio il bar della cover di IN THROUGH THE OUT DOOR…
(da FR – foto di TT)
(da FR – foto di TT)
Il meeting si sviluppa in un paio d’ore abbondanti di confronti e discussioni. Ci siamo io, la Kerlit, Raffa e Sonny. Mentre la Kerlit espone le sue riflessioni da art-director quale è, io mi riperdo nei miei pensieri per un momento…mi immagino ad un altro tavolo di lavoro, insieme alla redazione di un immaginaria rivista musicale tipo Classic Rock Magazine a discutere su chi mettere in copertina: gli UFO, i BLUE OYSTER CULT o andare sul sicuro con i LED ZEP o PINK FLOYD?…torno back on the ground…tocca a me intervenire e a cercare di riportare tutti dentro i binari di un budget ben preciso.
Verso l’una ritorno a Stonecity.
(Back in Stonecity groove – foto di TT)
Sabato mattina ore 06,30. Suona la sveglia. Se voglio sbrigare le mie cose occorre che le faccia prima delle nove, se a quell’ora Brian non mi vede, il mondo rischia di cadere. Ho faticato a prender sonno, devo essere stato preda dei blues almeno fino alle 2. Mi alzo con gran fatica, ma sono un tipo con una certa di volontà, riesco nell’impresa. Fa freddo, il sole a Borgo Massenzio trapela tra gli alberi, salgo sulla blues mobile…
(Sole tra gli alberi nel posto in riva al mondo – foto di TT)
A Gavassae entro nella nebbia, ne uscirò soltanto a tarda mattina; mi metto sulla tangenzialina campagnola, inserisco nel lettore HEART OF A A WOMAN di ETTA JAMES, per il Misty Mutina Hop del sabato mattina.
Entro in Mutina con l’elegante ma sempre pericoloso blues moderno di Etta ancora nelle orecchie. Mi accorgo che è di nuovo tempo di MUTINA IN FLOWER. Tra poco una zona della città sarà piena di gente che zompetta intorno agli ambulanti floreali. Penso al fatto che le ultime sei edizioni di questa cosa mi hanno accompagnato attraverso cambiamenti radicali della mia vita …rabbrividisco ripensando a quello che ho passato…niente di che se messo nella prospettiva del mondo, uno spaventoso maremoto se messo in relazione con la vita di un povero uomo di blues chiamato Nonantolaslim. Passo davanti all’ufficio di Julia, la saluto con la mano. Mi sembra bellissima stamattina.
(Allestimento deI BANCHI – foto di TT)
In un ufficio mezzo pubblico/mezzo privato assisto ad una scena…6 Sportelli… 3 vuoti, 3 occupati da impiegati. Sono le otto, ci sono 3 utenti, situazione calma, nessuna fretta, nessuna coda. Entra un moldava, attende 10/15 secondi, va dal custode e inizia ad urlare che adesso lei pretende che tutti i sei sportelli abbiano un impiegato. Il custode le spiega che questo succede verso le nove, quando inizia ad esserci un po’ di gente, non ha senso far stare i dipendenti con le mani in mano nell’ora in cui arriva un utente ogni tanto. Lei insiste, urla che in Moldavia le cose funzionano, non come qui, e cose del genere. Scena surreale. Nel giro di venti secondi uno sportello si libera, la moldava può accomodarsi. L’impiegato le fa – in dialetto – “ Io ho sposato una moldava, ma se fossi tu mia moglie ti avrei già ammazzata“. “E se non ti va bene torna in quel paese di merda da cui provieni” aggiungo io, sempre in dialetto. Sono incazzatissimo, mi guardo intorno pronto a ripeterlo a chiunque sputi nel piatto in cui mangia. Silenzio. Dieci secondi e il demonio lascia il mio corpo, espleto le formalità con la cortesia del cittadino emiliano modello, saluto e me vado.
Entro nell’edicola sotto la Ghirlandina e lo vedo: il nuovo CLASSIC ROCK MAGAZINE con VAN HALEN IN COPERTINA. Mi si risistema l’animo…
Da Brian nulla di particolare da segnalare, se non che sono assonnato e senza tanta energia. Lo avrò da me anche domani. Mi fa piacere, ma la gestione di un vecchio senza grosse possibilità economiche, non è un lavoro facile. A Ninentyland mi fermo nel posto dove mi arriva la posta…apro una grande busta e dentro ci ritrovo un attestato di fedeltà della benemerita. Il presidente nazionale della Associazione dei Carabinieri riconosce che io, ex carabiniere ausiliario, sono stato iscritto alla associazione dal 1983 al 2011…
Ritorno verso Regium Lepidi, appuntamento con la bassista preferita alla Coop per la solita spesa settimanale. Nel lettore ORIGINAL ALBUM CLASSICS di MUDDY WATERS…
Ripenso ad un commento di Polbi riguardo le collaborazione di JOHNNY WINTER a questi tre album …“meglio che Winter se fosse stato a casetta sua…” naturalmente non sono d’accordo col Michigan Boy. Prima di questo periodo Muddy Waters faceva dei dischi un po’ di merda, almeno con questa trilogia un po’ di energia e di successo sono arrivati, calcolando poi che Winter non si è mai messo in primo piano. Trilogia che ha permesso al secondo più grande bluesman di tutti i tempi di far uscire quello che è uno dei migliori dischi live di blues nero…MUDDY MISSISSIPPI WATERS LIVE del 1979, sempre con Winter. Ma si sa, io reputo JOHNNY WINTER (1970/75) il secondo miglior chitarrista rock, e il mio fratellino di Detroit è convinto che Neil Young sull’elettrica sia un gigante della chitarra, non possiamo proprio arrivare ad una conclusione comune.
Arrivo a l’LittleInn sul confine tra le due province, svolto a sinistra, una branco di Biker con HarleyDavidson nere viene in senso contrario, abbasso il finestrino e urlo “Bikers di merda!“. Duecento metri dopo passo davanti ad una chiesetta campagnola a bordo fosso, quelle di due metri per uno, abbasso il finestrino e tiro uno zioboaia che gli uccelli sui fili della luce volano via. Il MICHAEL SCHENKER GROUP martella le mie tempie con ARMED AND READY…
Qualche altro centinaio di metri e sono davanti alla chiesa vera e propria di Stiolo, il demonio esce dal mio corpo. Arrivo alla Coop, faccio la spesa, sono gentile con la commessa. Alla domus saurea annaffio un fritto misto con una birra. Frutta e poi un Southern Comfort, as usual. Crollo sul divano mentre leggo il Manifesto. Riprendo conoscenza verso le 18. Tutto tace, mi tocco lo stomaco per vedere se c’è un piccolo Alien dentro di me. Scendo nel countryyard. La vista della campagna e il sole che tramonta mi fa venire in ente SUN DOWN dell’Edgar Winter Group. Penso alla partita dell’Inter di domani.
Email ricevuta alle 16,21 di oggi da JimmyPage.com:
16 MARCH 2012
A SPECIAL ANNOUNCEMENT FROM JIMMY PAGE
“On March 20th, the Spring Equinox 2012, the title music for Lucifer Rising and Other Sound Tracks will have its premiere and release.
The title music, along with other musical pieces recorded at my home studio in the early Seventies, have been revisited, remixed and released for the first time.
This is a musical diary of avant-garde compositions and experiments, one of which was to appear on the film ‘Lucifer Rising’.
The collection has been exhumed and is now ready for public release. This will be available exclusively on the website.
There will be a standard release on heavyweight vinyl.
In addition there will be a special run of 418 numbered copies. The first 93 copies will be signed and numbered.
There are liner notes and commentary to each track. The tracks are:
Side One
1) Lucifer Rising – Main Track
Side Two
1) Incubus
2) Damask
3) Unharmonics
4) Damask – Ambient
5) Lucifer Rising – Percussive Return”
Jimmy Page, March 2012
PRICES
There are three versions of Lucifer Rising available:
Standard edition – £20
Deluxe edition – £30
Signed Deluxe edition – £195
HOW TO BUY
‘Lucifer Rising and Other Sound Tracks’ will be available exclusively from JimmyPage.com at 14:00 GMT (UK time) on Tuesday 20th March 2012.
As with Death Wish II, we anticipate a high volume of traffic to the website on release day and, while we shall provide additional hosting support, we appreciate your patience in advance if JimmyPage.com is slower than normal during this period.
Visit JimmyPage.com at 14:00 GMT on Tuesday 20th March 2012 to buy ‘Lucifer Rising and Other Sound Tracks’.
SIGNED AND DELUXE EDITIONS
In addition to the standard release of ‘Lucifer Rising and Other Sound Tracks’ there will be a Deluxe edition of the album available, limited to just 418 copies. The Deluxe edition is distinguishable from the standard album by its subtle artwork variations and each copy is individually hand-numbered.
Jimmy Page has signed the first 93 copies of the Deluxe edition.
HOW TO BUY A DELUXE EDITION
For fairness, Deluxe and Signed Deluxe editions of ‘Lucifer Rising and Other Sound Tracks’ will only be available through a pre-registration system in advance of the release day.
On Monday 19th March 2012, JimmyPage.com will randomly select 418 registrants from these lists – 93 from the Signed Deluxe list and 325 from the Deluxe list – to gain exclusive access for 48 hours to purchase the corresponding product.
Those wishing to purchase either a Deluxe or Signed Deluxe edition can register their interest below. Only successful registrants will be able to purchase a Deluxe or Signed Deluxe edition within the 48-hour window. Any remaining Deluxe or Signed Deluxe editions not purchased by successful registrants during this period will then go on general sale at 14:00 GMT on Thursday 22nd March 2012.
PRE-REGISTRATION SYSTEM 1. Register
Register your interest in purchasing a Deluxe or Signed Deluxe edition between now and 23:59 GMT on Sunday 18th March 2012. Click here to register for a Deluxe edition (325 available priced £30)
AND
Click here to register for a Signed Deluxe edition (93 available priced £195)
Please note: You can register for both products – once for the Deluxe edition and once for the Signed Deluxe edition – but duplicate registrations per product, per account will be invalid.
2. Selecting 418 registrants
We will randomly select and email 418 successful registrants by 18:00 GMT on Monday 19th March 2012 to confirm that a Deluxe edition or Signed Deluxe edition of ‘Lucifer Rising and Other Sound Tracks’ has been reserved for them.
Please note: Due to expected volume it will not be possible to notify unsuccessful registrants.
3. Exclusive 48-hour access
Each successful registrant will automatically be assigned exclusive access for 48 hours to purchase either the Deluxe or Signed Deluxe version of the album in the JimmyPage.com shop and be able to purchase their copy from 14:00 GMT on Tuesday 20th March 2012 until 14:00 GMT on Thursday 22nd March 2012.
Please note: Only successful registrants will be able to gain access to these products during the 48-hour window.
Credo sia ora che io affronti l’argomento bootleg dei LZ, per vari motivi:
Motivo A: è una delle poche cose di questo mondo su cui sono sufficientemente preparato.
Motivo B: la descrizione in alto a sinistra nella home page dice: LED ZEPPELIN, ROCK MUSIC, F.C. INTER, BLUES, e dei LZ mi sa che ne parlo poco.
Motivo C: mi piace da matti scrivere dei LZ.
Motivo D: la dimensione live creata dai LZ è senza dubbio uno dei punti più alti mai raggiunti dalla musica rock. Nessuno come loro forse ha dilatato la struttura rock, ingarbugliandola a volte, ma ancor più spesso arricchendola di contenuti, sensazioni, emozioni che stanno al centro dell’essere. Graffiti spirituali e fisici che ruotano intorno all’asse dei nostri animi.
Invece di iniziare dai classici, che so BLUEBERRY HILL 04/09/1970, SAN FRANCISCO APRILE 1969, LISTEN TO THIS EDDIE 21/06/1977, THREE DAYS AFTER 03/06/1973, parto dal tour più difficile, quello quasi inascoltabile, ma interessante se non altro dal punto di vista della scaletta, dell’approccio e del momento storico. Il tour dell’ultimo respiro dei LED ZEPPELIN.
TITLE: Led Zeppelin: “The European Championships” June 29th, 1980 The Hallenstadion Zurich, Switzerland
LABEL: Bluecongo Production
TYPE: matrix (soundboard + audience)
SOUND QUALITY: TTTTT-
PERFORMANCE: TTT1/2
BAND MOOD: TTTT
Aprile/Maggio/Giugno 1980: si ha notizia del tour europeo dei Led Zeppelin, inizialmente programmato per maggio ma poi posticipato di circa un mese. Carmine Vaccaro, local promoter modenese organizza un pullman dalla mia città. Sono ancora uno studente, frequento un istituto tecnico commerciale, gli studi che mi tocca affrontare mi annoiano a morte e non destano nessun interesse in me. Il mio cammino scolastico è faticoso, sono uno scapestrato, mi sento un ribelle, ma mi sento anche un po’ in colpa con i miei genitori ai quali non ho animo di chiedere le 50.000 lire per andare a vedere i miei adorati Led Zeppelin. Sarà per la prossima volta mi dico, immaginando che sarebbero tornati in zona nel 1981.
Picca, che avrei conosciuto qualche mese più tardi, e Menny , che avrei conosciuto qualche anno più tardi, erano su quel pullman. Menny, noto amante del rock della nostra zona e uno dei primi ad avere una lista bootleg già in quegli anni, attrezzatissimo, registrò il concerto. Qualche settimana più tardi quella registrazione arrivò a me tramite un amico di un amico. Ottima qualità audience, Menny sapeva il fatto suo. Aiutato forse dal fatto che le registrazioni audience nascondono un po’ le magagne, non mi accorsi dello stato in cui versava Jimmy Page. Certo, capivo che non erano più gli stessi Zeppelin, ma d’altra parte era il rock a non essere più lo stesso. Punk e New Wave avevano proiettato tutto verso un mondo cupo, rabbioso, dove pochi sapevano suonare, dove non potevi ascoltare vecchi gruppi senza essere tacciato di essere un retrogrado. Oltre a questo, c’erano i Police, Blondie, le prime increspature della NWOBHM e gli AC/DC.
Pochi anni dopo divenni molto, molto amico con Pop, fratello di Menny, e dunque iniziai a frequentare spesso casa loro. Parlando del concerto Menny mi disse una volta “Sai, ricordo che quando iniziarono STAIRWAY TO HEAVEN rimasi lì in piedi con una faccia inebetita, intontito dalla leggenda stessa”. Esco un attimo dal racconto per ricordare, commosso, Pop ( e Laura), che se ne andarono qualche anno più tardi.
(LZ a Zurigo 1980)
In un commento alla recensione del DVD Bootleg della durata di tre minuti del concerto in oggetto, pubblicata in ottobre del 2011, Picca scrisse le sue impressioni:
“Arrivato all ‘Hallenstadion scendo dal pullman e mangio un gigantesco wurstel color pene inserito in un ottimo panino, mentre attorno ci sono caroselli di ridicolissimi Hell’s Angels Switzerland sulle Harley rombanti. Entro nel velodromo e, con massimo orrore, mi viene preso tutto il biglietto dal cioccolataio all’entrata (si sospetta di riciclo di tagliandi). In breve, non avrò il ricordino/ticket. Conquisto facilmente un posto in piedi a una decina di metri dal palco grazie alla tranquillità diffusa del pubblico, che è quasi tutto tricolore e quando va all’estero si comporta per bene. Prima dello show dal P.A. viene sparato tutto Waiting For Columbus dei Little Feat, che io canticchio a memoria essendo uno dei miei albums preferiti. Ogni tanto qualcuno mi chiede di che disco si tratti e prende nota. Sono un PR sedicenne dei Little Feat. Quando escono gli Zeps è il tripudio, anche se i 4 non si danno assolutamente arie da rockstars, niente salamelecchi, niente enfasi, prendono gli strumenti pronti a partire con Plant che sorride e lancia saluti. Page è trasparente e notiamo che porta gli occhiali da vista (erano da sole ndTim). Partono con Train Kept…che io non riconosco perchè forse non l’avevo mai sentita prima (ho 16 anni, qualche lp a casa, zero bootlegs), Delusione cocente (avrei voluto RnR o Immigrant Song, lo so che dico cazzate ma avevo 16 anni ed ero lì inviato da una divinità cattiva al posto di Tim Tirelli). Segue Nobody’s Fault but Mine con JPP che ha un flangerazzo sulla chitarra che tramortisce i padiglioni auricolari, una roba piena di frequenze medio alte che picchiano in fronte. Delusione part. II (avrei preferito Heartbreaker o Black Dog). Terzo pezzo Black Dog (oplà). Presenta Page in un Londinese stretto incomprensibile (Page che parla al microfono?!?) smollando un paio di cazzate sui suoi occhiali che capisco addirittura io. Volume dal palco tremendo (ma non avevo molta esperienza di concerti quindi forse era un’ impressione). Da qui in poi i ricordi si incasinano, perché scesa l’adrenalina si è fissata meno roba. Ricordo l’attacco di Kashmir dopo White/BMS, e non ho ricordi di quell’orrendo casino che combinarono a metà di Kashmir stessa che ho poi sentito nei boots. Ricordo Achille’s come una cosa molto confusa, e ricordo Stairway con grande tenerezza per via degli accendini e del battito nel petto che saliva e cresceva in attesa dell’assolo. Sapevo che non avremmo avuto WLL perchè una settimana prima avevo letto sul Melody Maker comprato in stazione a Modena che non la suonavano quasi mai. Alla fine tutti fuori a smaltire il dirigibile (egil wurstel). Mi fermo davanti all’official merchandising ma le grafiche del periodo (In through the Out Door) non mi attirano, quindi niente maglia (una stupidaggine, a pensarci adesso). Io volevo una felpa con un Zoso grande come una casa, mica uno al bar con il cappello… Il concerto fu così così e l’unico che mi sembrava in salute era Bonzo. Pensa te…”
Lo stato della band in quell’inzio estate non è buono. Il momento di confusione del mondo musicale, l’album uscito un anno prima non certo memorabile (ma io lo amo molto) ma vendutissimo, Jones che porta le tastiere in primo piano, Page un po’ sfuocato sullo sfondo. Plant, ancora scottato dalla morte del figlio avvenuta tre anni prima e deciso a cambiare modo di relazionarsi con il suo stato di superstar, cerca di aiutare il gruppo a superare lo stato di confusione e ad allinearsi con l’umore di quegli anni. Via dalla scaletta i lunghi pezzi dalle interminabili improvvisazioni, via i vestiti da scena con draghi e segni zodiacali, dentro un approccio più immediato e un atteggiamento più down to earth. Jones e Bonham come sempre in forma, musicisti di altissimo livello che quasi mai perdono un colpo (sebbene Bonham fosse quello più prossimo a Page per quel che riguarda droghe e soprattutto alcol). Page è in uno dei punti più bassi della sua carriera: innamorato dell’eroina, svogliato nei confronti della chitarra, pallido ricordo del magnifico chitarrista che fu. Modo scolastico di suonare gli assoli, impreciso, senza dinamica…nell’analizzarlo col senno di poi si arriva ad un giudizio impietoso.
(RP a Zurigo 1980)
Zurigo tuttavia rimane probabilmente la data più riuscita di tutto il tour e questo bootleg che mescola le due fonti (il soundboard secco e un’audience grassa e tonica) rende l’ascolto possibile. In alcuni momenti sembra addirittura che il gruppo non fosse niente male.
I soliti due o tre colpi sul rullante di Bonham (sempre uguali nel corso degli anni), qualche strambo fraseggio di Page e si parte con l’intro a wah wah di TRAIN KEPT A ROLLIN’. L’Alembic di Jones da un tocco metallico ad una performance rabbiosa e piena di spirito. Benino Page negli assoli, anche se più che il grande chitarrista rock adorato da milioni di fan sembra di ascoltare Tim Tirelli al tempo degli Zeppelin Express. Il pezzo si collega con NOBODY’S FAULT BUT MINE da cui viene tagliata l’introduzione voce/chitarra. Di nuovo grande impeto, il gruppo sembra più tight che loose. Il suono, il cantato, le atmosfere…i LZ sembrano al passo coi tempi. L’assolo di chitarra è un po’ strambo e impreciso ma ci puo’ stare.
(LZ a Zurigo 1980)
Page (per la prima volta nella storia dei LZ) si avvicina al microfono, saluta il pubblico e introduce il prossimo pezzo (come dice Picca, con un spiccato accento londinese…quello che trasforma Jimmy Page in Jimmy Poige, per intenderci):
Good evening. I said, good evening! Yeah, right, right, right, right, right. Well you might have noticed, I just took me glasses off so I can see the guitar a bit better and see you a bit better, too. Yeah, right, right. Ok, we got an old one. I hope you can remember it ‘cuz it’s quite an old one. It’s called ‘Black Dog.’
Qualche secondo dedicata all’intro di OUT ON THE TILES e il celebre riff di BLACK DOG riempie l’Hallenstadion. L’hard rock blues dei LZ si fa rauco e spietato. Gruppo ancora concentrato. Il pubblico risponde in massa al giochino Ah Ah – Ah Ah. Assolo di chitarra accettabile e buon finale stile 1973.
Robert Plant “Well! Uh, guten tag, I mean, uh, good evening. Everybody ok? Sorry about the, uh, small delay, unforseen things. Very nice to be back in Switzerland again. Uh, been quite a long time I think since Montreux. Anybody remember Montreux? Showing your age, kids. Well since we hit the road last time we managed to make, create and put out an album complete with artwork called In Through the Out Door. This is, uh, one track from it. It’s called ‘In The Evening.’
Introduzione impreziosita da tocchi di batteria sintetizzata, arie misteriose ….parte durissima IN THE EVENING con Jones contemporaneamente alle tastiere e alla pedaliera basso. Page sembra riprendere quota (con la Fender Stratocaster Blu Lake Placid) durante l’assolo. Nuovo disegno di Jones nella la parte lenta. A sentirli così sembrano quasi un macchina ben oliata i LZ. Assolo finale col wah wah. Bislacche geometrie musicali courtesy of Pagey. Esibizione decisa e buona. Il pubblico gradisce un sacco.
Plant prova a ringraziare le migliaia di italiani presenti con un paio di “Grazies” che fanno partire il coro di “Italia, Italia, Italia…”
RP: ” Grazies. Grazies. Ah, good evening, good e, uh, buenas(era), uh. Uh, yes, yes. We want to teach you one thing. Take your right hand, and put it in the air, right hand. Right hand, you fool. Cup the hand like that. Take it to your nose, and go. And then, Eye thank yew. After three. One, two, three. Eye thank yew. Good evening. This is a slow one. It’s got nothing to do with being silly. It’s called ‘The Rain Song.’”
(JP a Zurigo 1980)
Page inizia i graziosi fraseggi di RAIN SONG e il pubblico si lascia andare in un applauso di gratitudine. Pur con i toni meno poetici del 1980, RAIN SONG risalta e risulta invariabilmente come una delle più dolci cose mai scritte in ambito rock. Le tastiere moderne di Jones fanno un po’ rimpiangere il caro vecchio e caldo suono del mellotron, ma l’effetto è comunque coinvolgente. Entra Bonham e con un fine lavoro di batteria ricama i contorni di quelle melodie così pure.
I primi cinque pezzi passano dunque veloci e ben diretti, non saranno più gli Zep dell’immaginario collettivo, ma in questa prima parte del concerto di Zurigo appaiono se non altro uniti e determinati.
RP: “Alright! Grazies, danke, merci bien. Thank you very much. Well that was one from a while back. This is one that relates to, uh. No, close. It relates to the rigors of relationships in Texas. Hard time in Texas. It’s called ‘Hot Dog’. Eye thank yew.”
Con HOT DOG, il gruppo inizia a sfaldarsi. Dal punto di vista esecutivo questo brano sciocchino e spensierato è difficile sia per Page che per Jones. John Paul deve mantenersi in pieno controllo per suonare un complicato giro honky tonk mentre con la pedaliera tiene un giro di basso impegnativo. Il riff di chitarra non è per nulla semplice e l’assolo (quello su disco) è di elevata difficoltà. Dal vivo Page non la ha mai suonata bene, sostituendo le parti più veloci e obbligate dell’assolo con note tirate allo spasimo con il B-Bender (meccanismo montato sulla sua Fender Telecaste che mediante un movimento del manico tira la corda del SI).
Dopo HOT DOG la registrazione sfuma e allo stesso modo rientra con ALL MY LOVE (niente Plantation dunque). Il pubblico applaude mentre di Jones introduce la canzone. Jones ancora impegnatissimo nel suonare le tastiere e contemporaneamente la pedaliera basso. A volte con questa suona dei giri cosi articolati che mi chiedo che razza di controllo debba avere negli arti. Jimmy pasticcia con l’assolo che è semplice e composto da poche note. Mah. La registrazione sfuma dopo il finale e riprende con RP che dice: “It’s called, it’s called ‘Trampled Underfoot.'”
(LZ a Zurigo 1980)
TRAMPLED UNDERFOOT, col suo incedere funk e cattivo intontisce il pubblico con la sua atmosfera monocorde. Buona prova anche questa. Page sempre un po’ in bilico nell’assolo, ma le cose che suona e che “dice” non sono affatto male.
RP: “Grazies. Danke shun. Thank you very much, ta. Ooh.”
SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. Sesto pezzo consecutivo con Jones alle tastiere. Il piano ha sostituito l’organo dei primi anni e il piano effettato del secondo periodo. Il pezzo è un mezzo disastro. Page è fuori. Sfasato, confuso e impreciso. L’idea di allungare l’assolo di un ulteriore giro (come già avvenuto nei 4 concerti del 1979) con un Page in queste condizioni non è stata una gran idea.
RP: “Jimmy Page, guitar. Jimmy Page.”
JP:”Thanks very much.
RP:This is more like the European championships than a gig. Alright?!
Dal pubblico richieste di “Moby Dick!”
In ACHILLES LAST STAND in bella evidenza il basso di Jones. Pezzo di ardite architetture ritmiche e chitarristiche, da suonarsi con la band al top. Non esiste infatti una sola buona versione live (1977/1980). Lo sferragliare del basso Alembic di Jones cerca di evitare che Page finisca del tutto nell’abisso in cui sembra cacciarsi ad ogni fraseggio.
RP “Ok folks. Ok folks? Eye thank yew. Right now it’s Jimmy Page, guitar.” Il pubblico parte col coro “Jimmy Jimmy Jimmy”
WHITE SUMMER (a cui viene attaccata BLACK MOUNTAIN SIDE) riesumata nel tour del 1977 non è male ma è lontana dalle versioni dei primi tour dove serviva a Page per inerpicarsi verso vette di personalissimo ingegno strumentale; le ultime battute servono come introduzione a KASHMIR (entrambi i pezzi sono suonati con la stessa accordatura aperta DADGAD). La KASHMIR di Zurigo è famosa per l’errore nella parte centrale. Dopo le due strofe iniziali complete di riff principale e riff discendente, dopo un giro di riff e un giro di riff discendenti invece di passare al ponte in LA Jimmy passa alla sezione successiva creando un minuto e mezzo di imbarazzanti tentativi di rientrare in carreggiata. Finalmente Bonham riporta ordine e riparte così dall’inizio tutta la parte centrale. Senza questo pasticcio sarebbe stata una buona versione.
RP: “John Bonham on drums. If anybody’s bootlegging that you’ll have to scratch that number ‘cuz it wasn’t completely correct. Never mind. We got through it. Heavens it’s warm. Alright? Ok? Eye thank yew.”
Il bootleg contiene anche la version di Kashmir corretta (chi ha messo insieme questo bootleg, mediante un edit, ha tagliato la parte con l’errore). La traccia 3 del CD2 contiene quindi le due KASHMIR una attaccata all’altra.
(LZ a Zurigo 1980)
Page indossa la doppio manico, il pubblico capisce e applaude. Parte STAIRWAY TO HEAVEN. Quando Plant inizia a cantare mi prende sempre un senso di commozione. Che pezzo leggendario. Jones al piano, Robert ispirato, Bonham sempre pronto. Una volta accettato il fatto che il Dark Lord non è quello di una volta, questa versione è godibile. Nelle sue stramberie, nelle sue insicurezze quel diavolo di un Page riesce ugualmente ad incollarti all’ascolto…se non altro per capire se deraglia del tutto o se resta sul sentiero. L’Hallenstadion comunque apprezza, applaude, batte i piedi.
RP: “Thank you. Thank you everybody from everywhere! It’s been a good hot one. Good night.”
Claude Nobes ripresenta il gruppo per il bis.
CLAUDE NOBS “Robert Plant! John Bonham! John Paul Jones! And Jimmy Page! Led Zeppelin!”
RP: “Claude Nobs! Good evening! Buenos dias. Alright?! Eye thank yew. Excellent. Excellent.”
In certi momenti nell’ascoltare ROCK AND ROLL sembra di sentire i DAMNED. Versione, dura, sporca, cattiva, punk, acida.
RP: “Alright?! Eh? It’s been a very nice evening in Zurich. Thank you for coming from Italy, and France, and Switzerland, and Germany and England, and America and, uh, Wolverhampton. See you soon. Bye.”
HEARTBREAKER segue e chiude il concerto. Anche qui piglio aggressivo e credibile. Nell’assolo senza accompagnamento Page avrebbe dovuto evitare di portarsi la chitarra sopra ala testa e fare il solito giochetto con quei trilli fatti solo con la sinistra. Già nel 1973 non riusciva mica tutte le sere, figuriamoci nel 1980. Prova comunque dignitosa comprensiva di quell’intermezzo di stralunato blues ritmato/honky tonk accompagnato dal battimani dei 20.000 presenti e da BOURREE. Nella parte accompagnata se la cava piuttosto bene nella sezione del botta e risposta tra licks e ritmiche con accordi. La cosa che sorprende è che pur con tutte le difficoltà esecutive, non rinuncia mai a percorrere strade diverse e a sperimentare diverse soluzioni.
RP: “Thank you for being great. Thank you! Eye thank yew! See you again one day. Thank you very much. Jimmy, Jonesy, Bonzo, and meself. Tada”
(LZ a Zurigo 1980)
Sono stato forse un po’ troppo crudo nel giudicare gli Zep di questo periodo, ma essendo un fan in senso stretto preferisco eccedere nel mantenermi il più obbiettivo possibile e valutare il tutto anche secondo le orecchie del casual fan. Credo che tuttavia un bootleg di questo periodo si possa avere per i motivi descritti all’inizio, e questo è senza dubbio il migliore (pur non avendo in scaletta WHOLE LOTTA LOVE).
Comprai il suo primo disco, quello del 1977, quasi in diretta e ricordo che mi piacque parecchio. La sua versione di ONE BOURBON, ONE SCOTCH, ONE BEER mi accompagnò lungo i sentieri della tarda adolescenza. Fiutai poi il fatto che quel tipo di musicista rimaneva un po’ troppo legato ai canoni di un genere che spesso risulta ripetitivo, così non ebbi mai un rapporto duraturo con questo bravo e onesto operaio del rock blues. Mi fa piacere constatare che che la carica è rimasta quasi inalterata, che la convinzione sembra quella di un tempo, ma mi chiedo a cosa servano album come questi. Capisco che un musicista di quel tipo, uno con la schiena dritta che non ha venduto mai però vagonate di dischi, debba pur continuare a vivere e quindi a suonare, ma io da ascoltatore devo riconoscere che mi annoio un pochetto nel sentire questo tipo di album.
GOING BACK è un po’ troppo simile a Tush degli ZZTOP, va bene che certi riff in un certo genere si rigenerano a vicenda ma qui mi sembra un po’ forzato. Solita apparizione di special guest (BUDDY GUY ad esempio) che non smuovono granché, solite cover che ormai sono improponibili (SPOONFUL, HELP ME, MAMA TALK TO YOUR DAUGHTER).
Stesso approccio del primo album, stesse metriche, stessi giri…si poteva fare di più. La armonica di CHARLES MUSSEòLWHITE scalda l’animo in un paio di pezzi ma…non è sufficiente …porca vacca, scrivere di questi album fa male, vorresti parlarne in maniere affettuosa ma non ci riesci. Mah.
Ho cercato questi album per anni e poi quasi d’improvviso ecco che la ALA BIANCA (etichetta di Modena) li ristampa in versione rimasterizzata in questo mini cofanetto da 24,90 euro.
Cabarettista, autore, cantante, medico…personaggio stralunato e obliquo. Le sue canzoni spesso mescolano arie nazional-popolari, con tematiche disperate e sprazzi di musica americana. Canzoni dell’assurdo sempre al contatto con la dura realtà. Impagabili certi suoi interventi recitativi tra un pezzo e l’altro.
QUELLI CHE (TTTT1/2) è l’album che più mi piace. Il pezzo che da il titolo all’album e IL BONZO sono due classici che fan parte di me e delle cose più curiose della musica italiana:
In SECONDO TE CHE GUSTO C’E’ (TTT) risaltano soprattutto la canzone omonima e SAXOPHONE.
FOTO RICORDO (TTTT) contiene una delle mie canzoni preferite di sempre: MARIO (di Donaggio / Franchi)…
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