ALONE AT HOME con i BLUE ÖYSTER CULT

29 Feb

Settimana che passo a casa da solo; la groupie è partita per uno di quei viaggi della memoria organizzati da Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della societá contemporanea in Provincia di Reggio Emilia), qui a Regium Lepidi queste cose sono molto sentite (per fortuna). Cracovia, Auschwitz…scomoda la groupie. Sarei dovuto andare anche io ma complicanze nella gestione di Brian mi hanno frenato.

Così eccomi lì a remare da solo lungo il bayou del mio animo. Da vero uomo di blues mi preparo delle cenette alla “porca troia, mo’ sam faghìa da magnèr?”. Lunedì due svizzere con tre carote crude, ieri sera un panino col prosciutto e un thé coi pavesini, stasera un pezzo di pizza e gnocco. Che lavòr ragàs! Stasera poi verso le 21 verrà a fare un salto March, io avrò già mangiato, lui no così gli preparerò l’unica cosa in cui sono specializzato: due uova al tegamino. Devo dire che cenare da solo non è che sia proprio divertente, io seduto a  tavola come se fossi in prestito, la gatta Raissa che miagola qualche blues, l’eco di SkySport24 che mi arriva dalla sala (tengo monitorato il più possibile la situazione dell’Inter).

Devo dire che ho ricevuto diversi inviti  ma me la voglio sbrigare da solo. Troppo comodo trovare una calda cena fumante tutte le sere.

Da un paio di settimane sono prigioniero dei BLUE ÖYSTER CULT, non ascolto quasi altro. Evidentemente da ragazzo non li ho ascoltati a sufficienza e adesso devo fare il pieno. Album, bootleg, best of…macino tutto.

A volte mi impongo di staccare, stamattina alle 08,50 passo dal lettore a Radio Capital proprio quando Luca Bottura decide di trasmettere THE GIRL U WANT dei DEVO…

Anche in ufficio mi sforzo di non ascoltare l’hard rock di New York City, così viro su HOW YOU DARE dei 10CC (japan SHM-CD version of course)…

Scambio di sms con Polbi, ad un certo punto – parlando del bell’articolo sui Pink Floyd che ha fatto sul blog – mi fa: “Però un tuo contributo floydiano sarebbe graditissimo…” e io di rimando “Provo a pensarci, ma vado piano a farlo, sai come la penso, non vorrei scatenare polemiche infinite...” ” E scatena ste polemiche che ci divertimao un po‘.”.

Intendiamoci, i PF mi piacciono molto, però salto a piedi pari il primo periodo con Syd Barrett, a cui non riconosco la genialità che tutto il mondo gli riconosce. Cerco di non pensare alla cosa, ma so come son fatto, una volta che il seme è caduto nel mio cervellino, poco dopo anche se non voglio nascono intere foreste. Infatti il tutto mi porta ad eleborare le mie strambe teorie e preferenze non solo sui  PF, ma su mille altri nomi che non mi toccano, nomi che per milioni di persone (special guests del blog compresi) sono imprescindibili.

l miei pensieri si fanno affollati, difficile dirigere il traffico…e allora penso che invece di fare un semplice commento al post di Polbi sui PF, potrei iniziare un nuovo thread e magari intitolarlo “MA INSOMMA, MI PIACE IL ROCK SI’ O NO?”. Vorrei resistere, cercherò di andare da qualche sacerdote voodoo  per farmi togliere questa cosa, ma se vedrete quel titolo in uno dei prossimi post, abbiate pietà di me.

INTERSTELLAR PINK FLOYD di Paolo Barone

27 Feb


A Parigi e’ bello muoversi a piedi, le distanze non sono mai eccessive e la metro’ ti accompagna ovunque. Nonostante abbia passato parecchio tempo in questa citta’, non ho mai sentito la necessita’ di avere una macchina a disposizione. E quando l’ho avuta e’ stata un impiccio in piu’ e nessun vantaggio.

Una passeggiata particolarmente bella e poco battuta da invasivi turisti, e’ lungo il canale St. Martin. Seguendolo nel suo dolce percorso verso la periferia, si arriva nella zona della Villette. Uno spazio culturale con mostre, cinema imax, auditorium e musei interattivi. Insomma, una di quelle cose che i francesi sanno fare, e ancora meglio funzionare. Anni fa, arrivato di fronte all’ingresso della Cite’ de la musique, ho visto due grandi manichini e un gigantesco maiale gonfiabile.

Era la mostra Interstellar PinkFloyd.

Avevo gia’ avuto modo di visitare l’esposizione dedicata a Hendrix, realizzata un anno prima, e la cosa mi era piaciuta molto. Adesso toccava ai Pink Floyd. L’allestimento era stato curato personalmente da Storm Thorgerson, responsabile della Hipgnosys, agenzia grafica che aveva realizzato tutte le copertine degli album della band ( e di molti altri ). Storm non era solo il grafico di riferimento, ma anche un amico personale del gruppo sin dai primissimi tempi, quando ancora vagavano alla ricerca di un nome e di un sound. Proprio alla vigilia dell’inaugurazione della mostra, era stato colpito da un grave malore, il che in qualche modo dava al tutto un impronta drammatica ed emotiva.

Come se la storia di questa band non ne avesse gia’ abbastanza.

Era un pomeriggio di ottobre, praticamente nessun visitatore nei lunghi corridoi e nei grandi spazi della citta’ della musica. Un atmosfera sospesa, indimenticabile.

La mostra era strutturata come un lungo tunnel temporale, dal ’67 al presente. Il viaggio iniziava con il filmato 14 Hours technicolor Dream, happening psichedelico ripreso in bianco e nero. Che strana questa cosa dei filmati non professionali degli anni sessanta. Ci restituiscono un periodo di sfavillanti colori e caleidoscopiche visioni, in una visione bianco e nero un po’ inquietante, un po’ misteriosa, che amplifica la distanza temporale. Nel filmato apparivano un po’ tutti, dai giovanissimi Floyd a Lennon e Donovan mischiati tranquillamente al resto del pubblico.

La prima sezione della mostra era dedicata ovviamente al periodo del pifferaio alle porte dell’ aurora, the Piper at the Gates of Down, così come al bizzarro Arnold Layne e alla stralunata Emily. Le creature del genio Syd Barrett prima dell’implosione. Foto, locandine, memorabilia varia, vestiti sgargianti e uno schermo gigante con il video di Arnold Layne, ancora una volta in bianco e nero. Al tempo della mostra (2003) non era arrivato youtube nelle nostre vite, e vedere video dei primi Pink Floyd faceva un certo effetto.

Cosi come vedere esposto un libro di favole appartenuto a Barrett con le sue note scritte a bordo pagina. A dire il vero mi colpiva qualsiasi prova tangibile della reale esistenza di Syd, il cappellaio matto. Uno dei grandi misteri del rock, un bellissimo ragazzo dagli occhi fiammeggianti che in pochi mesi aveva creato i Pink Floyd, rivoluzionato la musica inglese, impresso una direzione alla band per gli anni a venire e poi…era andato a casa. Per sempre. Certo, era anche riemerso giusto il tempo di registrare due strani album e di fare una visita agli studi di Abbey Road, ma per il resto della sua vita, Barrett si era ritirato in privato. Quest’uomo che aveva suonato la chitarra  elettrica come nessuno prima di lui… La sacra trinita’ inglese, Hendrix, persino Morrison e Reed nei Velvet, tutti portavano chiara e lampante la loro matrice blues/r’n’r’. Lui no. Syd era andato a prendere quei suoni direttamente nel dominio astronomico. E mentre io guardavo la mostra, se ne stava probabilmente da solo a casa a dipingere quadri ed ascoltare musica classica. O a prendersi cura del giardino.

Fra stazioni d’ascolto e meraviglie ottiche, si arrivava alla Saucerful of Secrets per poi passare ad immagini di More, la Mucca atomica e i giochi di specchi di Ummagumma. La seconda fase della storia della band si fermava davanti alla batteria di Mason, quella usata nel live a Pompei. Faceva effetto ritrovarsela davanti, proprio lei, che avevo visto tante volte nel film e nelle fotografie dell’epoca. Che periodo avventuroso per la musica dei Pink Floyd quello che dal primo album arriva nei meandri di Meddle. Un viaggio alla scoperta di mondi sonori inesplorati, mai mappati dai naviganti del rock. Peccato che questa nuova recente ondata di ristampe non ci abbia regalato niente di quella fase storica, ma abbia preferito gli incassi sicuri degli arcinoti Dark Side & Wish You. Che ci vuoi fare, il mercato in questi tempi oscuri e’ tutto.

Il percorso della mostra continuava fra foto inedite, Fender, Farfisa, sintetizzatori e gong, attraversando il lato oscuro della luna, e la famosissima grafica della piramide. Da questo momento in poi la musica dei Pink Floyd diventava patrimonio dell’umanita’, usciva definitivamente dai confini dell’underground per entrare negli sterei di mezzo mondo. E, cosa alquanto rara, restando molto, ma molto, bella. La stanza succesiva riguardava Wish You Were Here, il disco dell’assenza. Assenza di creativita’, ancora presente in quelle registrazioni, ma in via di esaurimento. Assenza di relazioni, la band si andava sfaldando, cosi come il rapporto con i fans. Assenza di Barrett, quasi definitivamente finito lo sfruttamento del suo filone creativo da parte degli ex compagni, la sua mancanza si sentiva piu’ pesante che mai. Aggravata dai sensi di colpa mai sopiti, e dalla visita di Syd agli studi di Abbey Road durante i lavori di Wish.

(Wright e Gilmour in studio per WYWH)

La mostra rendeva la cosa molto evidente, tutta la sezione era sovrastata da una foto di Barrett appesa al soffitto. Un effetto molto potente, ascoltavi Shine, Have a cigar, guardavi la grafica originale dell’album e quant’altro, e Syd ti osservava dall’alto, enorme e silenzioso, in una splendida foto di Mick Rock.

E pensare che la band aveva personalmente visionato ed approvato l’allestimento di Thorgerson. Ancora una volta, dopo tutti questi anni, Syd Barrett era la rockstar del gruppo. Roba da finire in analisi per il resto dei tuoi giorni. O scrivere un disco come The Wall, summa delle paranoie di Waters. Poprock di classe, questo si, e grande spettacolo dal vivo, ma dai Pink Floyd ci si aspettava e ci si aspetta di piu. Costumi di scena, mixer colossali, pupazzi, maschere, questa la sezione dedicata al muro. Il resto, per me, era privo di interesse. Ricordo dei letti, due grandi volti stilizzati, uomini lampadina, insomma i Floyd del dopo Waters. Un bel contenitore, cosi bello che si puo’ anche mettere a Venezia in mondovisione, ma terribilmente innocuo e vuoto.

Finiva cosi’, con una velata sensazione di tristezza, la mostra a Parigi sui Pink Floyd.

All’epoca Syd e Wright erano ancora vivi, Mason non aveva scritto le sue memorie e la riunione con Waters sul palco del live 8 era inimmaginabile.

Ma come mi e’ venuta fuori quest’ondata di ricordi, cosa mi ha spinto a scrivere queste piccole riflessioni dopo tanti anni. E’ che io, ciclicamente, vengo preso dal vortice Barrett/Pink Floyd. E così, per giorni, e’ tutto un via vai monotematico di vinili e cd. Basta un niente, qualcosa detta da un amico, una vecchia rivista che salta fuori dalla libreria, un ascolto casuale, qualsiasi cosa puo’ diventare la scintilla per la mia ennesima momentanea fissazione.

Mi sono cosi ritrovato fra le mani Echoes, la raccolta in cd uscita anni fa. La comprai a Parigi subito dopo la mostra perche’ era tanta la voglia di ascoltarli e non avevo nulla con me. Uno dei pochissimi cd che ho dei Pink Floyd. Non so bene perche’, ma loro piu’ di ogni altro mi piace ascoltarli in vinile originale, scricchiolii compresi, alla faccia delle super rimasterizzazioni iperdigitali. Fatto sta che mi rigiravo Echoes tra le mani e notavo, dopo anni che non lo guardavo nemmeno, la scaletta dei brani. Si apre con Astronomy Domine e si finisce con Bike.

Prima ed ultima canzone del primo LP. Ci metto la mano sul fuoco, non una decisione della casa discografica, sicuramente una scelta di Gilmour e compagni. E allora mi viene una riflessione. In un certo senso e’ come se avessero inciso sempre lo stesso disco, un lungo lavoro sullo stesso tema. Piu’ ci penso, piu’ la cosa mi convince. The Piper At The Gates Of Down e’ un esplosione assoluta di creativita’, genio e sregolatezza, fantasia al potere e bellezza. L’idea di Barrett era di esplorare, sperimentare suoni, musiche e stili di vita. Senza dimenticare pero’ la forma canzone, senza perdersi nelle infinite nebulose sonore fine a se stesse. Ci riuscì, ci riuscirono i Pink Floyd con lui? Secondo me sì, anche se il risultato era grezza materia incandescente, un sogno bellissimo che stava stretto nella realta’ del risveglio. Roba di difficile diffusione, musica non addomesticabile, nonostante gli sforzi profusi da Norman Smith, bravo produttore della EMI.

Allora, forse, una volta perso il genio di Syd, il resto della band si rimbocco’ le maniche e cerco’ di venire a capo di tutto. Album dopo album, pezzo dopo pezzo, Waters & Co. cercarono di ripetere l’esperimento. E fra Saucerful, More, Ummagumma e Atom provando e riprovando, tirarono fuori delle cose indimenticabili. Ma ancora non erano quella cosa lì, troppo sperimentali, la forma canzone si era persa o la si relegava ai momenti acustici.  Riprovarono con Meddle…Fuochino. Dark Side…Centro.

L’idea originale di Barrett aveva trovato la forma perfetta. Sperimentazione, canzoni, suoni e luci, il tutto in un formato finalmente accessibile a tutti. La quadratura del cerchio, un vero trionfo. O quasi. Perche’ non tutto era andato liscio, in questo momento di grande successo. Qualcosa era fuori posto nel gruppo.

Strada facendo si era persa la freschezza, l’entusiasmo,la gioia. Tanto risultano cupi e introspettivi i testi dei Floyd da Dark Side in poi, quanto erano ingenui, esplosivi e fatati quelli di Piper. Un cambio di atmosfera totale, irrecuperabile.

Che tornera’ via via piu’ pesante negli anni successivi. Esaurita la spinta creativa del primo periodo, David, Roger, Rick e Nick dovranno convivere con i sensi di colpa legati all’allontanamento del fondatore del gruppo, e non dimetichiamolo, amico dai tempi dell’infanzia. Nonche’ con i destabilizzanti ricordi del suo veloce disfacimento psichico. Un fardello difficile da portarsi appresso,che fara‘ sgretolare  i Pink Floyd, sino alle estreme conseguenze di The Wall. La band finita a suonare dietro un muro, davanti a migliaia di persone. Quando relativamente pochi anni prima, ai tempi di Syd, fra pubblico e artisti regnava la totale interscambiabilita’ dei ruoli, in una felice anarchia creativa.

Roger Waters piu’ di tutti risentira’ di queste dinamiche malate e la band, di fatto, finira’ il suo cammino proprio fra i mattoni dei faraonici allestimenti del tour The Wall.

Ma poi, dopo anni di tristissime guerre legali, solo per una volta, si ritrovarono sul palco.

La reunion del 2005. Per la prima volta in tutti quegli anni, finalmente Waters prese il coraggio a due mani e ringrazio’ Syd Barrett, in mondovisione. Fu un momento toccante, l’emozione era palpabile mentre suonavano i classici live. Milioni di persone in ascolto con le lacrime agli occhi. Erano in tanti ad aspettare questo evento.

Ma non lui, non Syd. Almeno non apparentemente, perche’ le nostre categorie mentali non funzionano e non hanno mai funzionato con il cappellaio matto di Cambridge.

La sorella racconta in un intervista di averlo informato della riunione e del collegamento televisivo. Ma lui non aveva mostrato alcun interesse, si era limitato a sorridere e a ricordarle che non possedeva la TV da anni ormai. Era tornato come se niente fosse alle sue faccende quotidiane, pero’, andando a comprare qualcosa nel negozio di quartiere, disse hai presenti, o almeno cosi’ hanno riferito: “ Hey, la mia band suona in televisione oggi pomeriggio…” Secondo me avevi proprio ragione a ritenerla ancora e per sempre la tua band, Crazy Diamond.

Oggi Barrett se n’e’ andato, dopo un esistenza schiva e misteriosa dedicata in gran parte alla pittura. Wright purtroppo anche, e spero con ritrovata serenita’. Nick, Roger e Dave sembra siano in buoni rapporti, hanno anche suonato ancora insieme, ma ovviamente ogni proggetto di reunion e’ stato sospeso. A noi resta un patrimonio culturale ed artistico fra i piu’ ricchi del nostro tempo.  Si parte con Astronomy Domine, si viaggia nei mondi sonori di tanti fantastici album, e si finisce con Bike.

Paolo Barone (C) 2012

Brian & Stairway To Heaven in Milan-J**e: 2 – 0 (e inoltre… l’Inter, Pep, Mou e i Blue Öyster Cult)

26 Feb

Diretto a Mutina per il solito sabato mattina con Brian. In macchina ho da qualche giorno il mini cofanetto (quello del 2011) dei BLUE ÖYSTER CULT. Da un po’ di tempo a questa parte sono solito comprami su amazono questi mini cofanetti da 5 cd in modo da sostituire i Cd con le classiche custodie in mio possesso per risparmiare spazio. Mi son comprato anche una lente per decifrare i caratteri piccolissimi che contraddistinguono questi mini box set, questo è un problema non da poco, ma recuperare spazio e avere quanti più cd in versione digipack o cartonato per me è diventato una condizione essenziale.

Stamattina è il momento di THE REVOLUTION BY NIGHT del 1983:

I turn my hopes up to the sky 
I’d like to know before I die 
Memories will slowly fade 
I lift my eyes and say 
Come on, take me away

 In centro a Ninetyland constato ancora una volta quanto stia cambiano la nostra società. Sulle panchine dove fino a poco fa stavano a socializzare vecchi, pensionati o sfaccendati, adesso ci sono persone di colore o nordafricani. Mi lascio scappare un “Dio Pòver, a gh’è sol di nìgher” (Dio Povero, ci son sol dei negri), Brian si volta stizzito e mi riprende “ Oh, an dir menga chi lavor lè (oh non dire queste cose), sono brave persone come noi“. K2 e Minibar per la solita doppia colazione intervallata da un salto in farmacia. Brian ha un ascesso e devo prendergli degli antibiotici. Sono senza ricetta, non potrebbero darmeli, ma riesco nell’impresa trovando qualche scusa. Brian è lì con me e pensa che io sia in gamba solo perché son riuscito a farmi dare quei farmaci senza ricetta. “Te t’è propria super. A sun orgogliòs d’aver un fiòl come te. Brev Tim. T’è propria togo!” (Sei proprio super. Sono orgoglioso di avere un figlio come te. Bravo Tim. Sei un togo).

Rifletto spesso su questa cosa, agli occhi di un vecchio se sei un po’ sveltino e furbino nel fare questo tipo di cose (consegnare autocertificazioni agli sportelli dell’usl,trafficare con ricette, esami, referti medici, documenti bancari etc etc) diventi una sorta di piccolo supereroe. Perché sono socio di una piccola agenzia di comunicazione quando parla di me e del mio lavoro mi chiama “industriale” e dice che sono uno che deve dirigere, stessa cosa per mia sorella, l’ufficio dove lavora sta in piedi perché c’è lei. E’ commovente da un certo punto di vista la considerazione che ha per i suoi figli, ed è interessante vedere come  un vecchio amplifichi le virtù e il saperci fare delle persone che sono in piena attività lavorativa, mentre lui stesso ormai trovi difficoltoso affrontare qualsiasi cosa.

Lo porto a casa, sto un po’ con lui a leggere i giornali e poi me ne vado, non prima di avergli dato un bacio. Questa cosa del bacio ormai si ripete inaspettatamente quasi ogni volta. Questi gesti affettuosi sono diventati una consuetudine solo in questi ultimi tempi, forse perché lo vedo e lo sento un po’ spaesato e perso… mi fa tenerezza il vecchio Brian.

Di nuovo in macchina, CULTÖSAURUS ERECTUS del 1980 nel lettore. Ricordo quando uscì, quella copertina che non poteva non essere notata, quell’hard rock “eccentrico” (come direbbe Beppe :-)), new yorkese, metallico, tenebroso, affascinante…

Appuntamento con la bassista preferita alla Coop, già ...il sabato la spesa, il giorno dopo (non vai) in chiesa e sei un po’ nervoso qualche cosa ci sarà...sono lì col carrello e mi parte il solito pensiero “An s’è mai vest Buck Dharma fer chi lavor chè” (non si è mai visto Buck Dharma fare queste cose)…

(Tim fa la spesa alla Coop – foto di LS)

Sera: mi preparo a guardare su SKY Milan-J**e. Nel prepartita SKY lancia un collage con il meglio degli incontri precedenti tra queste due squadre  titolando SCALA PER IL PARADISO, in sottofondo naturalmente STAIRWAY TO HEAVEN. Il mio cuore nerazzurro trova blasfemo che l’assolo di Jimmy Poige faccia da colonna sonora ad una selezione di goal fatti da calciatori vestiti di rossonero e di bianconero. La groupie invece è in estasi (“Tiiiiimmmm, senti!!!!!!!”): LZ e Milan, connubbio perfetto per lei.

Nel minuto di silenzio dedicato ai militari italiani recentemente scomparsi i tifosi della J**e trovano giusto gridare “Milan Milan vaffanculo”. Che correttezza, che stile…già, lo stile J**e.

La partita è gustosa, a tratti bella. La crisi dell’INTER e il mio poco amore (dolcissimo eufemismo) per la squadra di Torino, fan sì che parteggi per il Milan. Guarda come son ridotto, soffro anche a vedere questa partita. L’asteroide non è caduto su San Siro quindi mi scatta il tifo per il Milan. Ma come son messo? La squadra di Milano che è stata in B due volte gioca una bella partita e per un tre quarti di partita mette sotto la J**e. Va in goal con Nocerino e poco dopo con un colpo di testa di (udite udite) SULLEY MUNTARI. Buffon però respinge la palla, il guardalinee non segnala nulla, il goal per l’arbitro non c’è stato e la azione prosegue. Peccato che la palla fosse entrata circa un metro. Ci si chiede come possa un guardalinee posizionato benissimo a non vedere che la palla entra in rete in modo così netto. No, non ho nessun sospetto. La J**e di questi tempi non c’entra più con queste cose ma il coro dei milanisti (solo rubare, sapete solo rubare solo rubaaaaare) mi fa sorridere, che almeno paghino con un po’ di imbarazzo quello che hanno fatto nei 12 anni della gestione di Luciano Moggi.

Per me ha vinto il Milan 2 a 0, per la cronaca e il campionato la J**e ha segnato due volte, uno dei goal è stato ingiustamente annullato per fuorigioco inesistente e quindi trattasi di pareggio. Temo sia il suo anno, se la J**e non perde nemmeno contro questo Milan c’è poco da fare. Va beh, ho già parlato troppo di queste due squadre. Mi rimetto a pensare all’Inter, no non all’Inter di questa stagione, mi deprimerei oltremodo, ma alle suggestioni, vere o false che siano, che trapelano…Pep Guardiola (per la panchina del prossimo anno) su tutte.

PS: Mou non ti ho tradito, ma se tu non torni devo pur continuare a sognare con l’Inter, no?


Ritagli dal passato: Io, Giancarlo Trombetti e FLASH N.1

24 Feb

Quello spazio temporale un po’ astratto tra il 1988 e il 1989, io che mi licenzio e mi chiudo in casa a scrivere canzoni con Tommy. I miei che tutto sommato n0n fanno tante storie (cioè le fanno ma senza farlo pesare troppo). Mi cugino Alberto, batterista, che ogni tanto viene a trovarmi per farmi ascoltare cassette live o primitivi demotape dalla sua band (LIGABUE e ORAZERO),  io che gli faccio ascoltare i progressi miei e di Tommy messi su un 4piste. Le canzoni che sgorgano senza fatica, quella voglia di vivere di musica, io e Tommy pronti a cogliere ogni scintilla, ogni ispirazione. Mia madre, paziente, che ci porta nello studiolo il thé, qualche fetta di torta e ci sorride. Oltre a questo, la fanzine e il libro OH JIMMY pubblicato l’anno prima per la Gammalibri/Kaos Edizioni,  i primi articoli per METALSHOCK. Un venerdì Giancarlo mi telefona e mi fa:

Tim, faremo uscire una nuova rivista, una sorta di special di Metal Shock. Il primo numero lo dedichiamo ai chitarristi. Abbiamo poco tempo, non mi fido ad affidare certe cosa ad altri quindi ti chiedo un sforzo, ce la fai a scrivere delle schede biografiche a mo’ di articolo su MALMSTEEN, ANGUS YOUNG, STEVE VAI, SATRIANI, DONALD ROESER, KIRK HAMMETT, GEORGE LYNCH, GLENN TIPTON, JOE PERRY, DAVE MURRAY, JEFF HANNEMAN,  DAN SPITZ? Mi servono per lunedì.”

Me lo chiede Trombetti, uno dei nomi  che consideravo sacri (insieme a Riva e a Federico Ballanti), cosa potrò mai rispondergli col mio traballante eloquio se non “Va bene Giancarlo. Penso di farcela.”

Una volta poi uscito il numero in questione, mi accorsi che mi erano capitati quasi tutti i nomi meno facili. L’altro disgraziato ad avere un incarico come il mio, GIANCARLO DE CHIRICO, perlomeno aveva dovuto correre su campi più morbidi (HENDRIX, PAGE, BECK, WINTER, IOMMI, SCHENKER, KOSSOFF, WEST, DERRINGER, WALSH,BLACKMORE, GALLAGHER, ALVIN LEE, VAN HALEN). Tirai fuori gli LP dei chitarristi in questione, me ne feci prestare un po’ da qualche amico e mi immersi in un delirio heavy rock lungo 48 ore. Io, la mia Olivetti, marlboro (e sì, allora fumavo), caffè corretti. Ve lo immaginate Tim Tirelli a scrivere del chitarrista degli SLAYER e degli ANTHRAX? Mi chiedo ancora come ho fatto. 12 articoli battuti a macchina, alcuni su musicisti di cui non mi fregava nulla, spediti tramite corriere (a mie spese) il lunedì successivo come richiesto. 12 articoli per cui naturalmente  non vidi una lira. Qui Trombetti non c’entra, qui entra in gioco quel bel personaggio di Massimo Bassoli, l’editore, ma forse è meglio non andare oltre.

Eppure, in una sera come questa, una sera in cui salgo in soffitta e mi capitano in mano questo ed altri numeri di FLASH e i numeri di Metal Shock, e vedo il mio nome comparire accanto ad articoli che oggi mi sembrano ingenui e naif, mi dico che tutto sommato è stata una bella esperienza, che mi sentivo fiero di scrivere sullo stesso giornale in cui scrivevano Trombetti, Riva e che dopotutto mi sentivo bene nello scrivere di rock. Qui sotto il mio pezzo su Buck Dharma alias Donal Roser dei BLUE OYSTER CULT.

PS: Giancarlino, I love you. :-)

BARACK OBAMA uno di noi: the president got the blues

23 Feb

Due giorni fa alla Casa Bianca. Ecco, ce l’immagino Mario Monti a Palazzo Chigi o Giorgio Napolitano al Quirinale fare due salti al ritmo di Robert Johnson. Ah, il presidente Obama che rende onore al blues e che alla fine canta anche un verso di Sweet Home Chicago.Grande Barack, uno di noi.

NEWS: Queen al Sonisphere Festival Knebworth 2012 con Adam Lambert (porca puttana!)

23 Feb

Ecco, cos’altro rimane da dire? I QUEEN, ovvero Brian May e Roger Taylor, a Knebworth in luglio con alla voce Adam Lambert proveniente da American Idol. Ora, io cerco di capire, due musicisti molto famosi della musica rock, privati della loro creatura, che annaspano alla ricerca di altre identità, con dischi solisti e progetti alternativi di scarso successo…non possono che riaggrapparsi al passato. Passi il tentativo con Paul Rodgers, per certi modi molto coraggioso: un gran  cantante dal lignaggio rock indiscutibile, completamente diverso da Freddie Mercury. Tentativo comunque non riuscito. Concerti europei quasi esauriti ovunque ma impostati su un teatrino discutibile, con Rodgers a cantare solo alcune canzoni e addirittura con la band che accompagna filmati dove a cantare è Freddie, e album di nuovo materiale originale mediocre. Questa nuova cosa con Adam Lambert, però, proprio non la digerisco.

(May e Lambert)

Adam Lambert, uno di quei cantanti che mentre canta sembra che si stia cagando addosso, vincitore di uno di quei programmi televisivi da evitare. Mi sorprendo sempre quando due personaggi del genere (May e Taylor) sputtanano senza pensarci troppo un storia rock così grande. Mi viene il sospetto, che tutta questa aurea che aleggia intorno alla musica rock, la abbiamo creata noi fan, quelli come me, come voi, noi che crediamo che il rock non sia solo intrattenimento musicale, o forse, come scrissi in un post di qualche tempo fa, i Queen non sono mai stati un gruppo rock.

Non inserisco nessun link da youtube perché a) i pezzi di A.Lambert fanno cagare b) le esibizioni di lui insieme ai Queen mi fanno star male.

VAN HALEN “A Different Kind Of Truth” (Interscope 2012) TTTT

21 Feb

Ecco qui il nuovo Van Halen, un nuovo album con Diamond Dave dopo tutti questi anni, chi l’avrebbe detto? Ho già parlato del singolo TATTOO, confermo: trattasi di un bel rock non banale  con una bella melodia. SHE’S THE WOMAN, così come altri brani dell’album, proviene dal passato: un’idea presa da scampoli di canzoni esistenti e mai pubblicate a suo tempo. Questa ha il tipico incedere dei primi due album del gruppo. Buona anche YOU AND YOUR BLUES, dove DLR canta di una communication breakdown. CHINA TOWN e AS IS sono due di quei tempi velocissimi che si trovano ogni tanto nei dischi dei VH, a me non sono mai piaciuti tanto. Di nuovo melodia in BLOOD AND FIRE. E’ bene specificare però che non si tratta di melodie tipo AOR, i disegni melodici di questo album sono a a tratti accattivanti ma mai ruffiani.

Eddie suona molto bene, sembra meno prigioniero delle sue bizzarrie, quelle che avevano reso assai discutibili l’ultimo disco da studio (VH III) e l’ultimo tour insieme a Sammy Hagar. Non riesco a valutare il basso. Nulla di estremamente fuori posto, ma quel che fa Wolfang tende a non piacermi. Temo di rimpiangere Michael Anthony, il che è tutto dire.

BULLETHEAD, HONEYBABY SWEETDOLL e OUTTA SPACE  le trovo un po’ così, senza nessun brivido particolare, certo però che quando EVH suona alla fine qualcosa di speciale poi lo trovi sempre.

THE TROUBLE WITH NEVER nella scrittura riporta a galla vecchie formule VH. Assolo di Eddie col wah wah. Ascoltarlo è sempre una gioia. Il cantato di David Lee Roth in tutto l’album non è affatto male. Non è mai stato un cantante dotatissimo, ma ha sempre saputo, almeno su disco, cavarsela con personalità. Alex rimane sui suoi livelli.

STAY FROSTY è la nuova Ice Cream Man, un rock blues tirato, moderno e un po’ bislacco. Ah, che bello risentire questi VH e per un momento ritornare il 18enne colpito dai loro primi due album. Ancora classic VH in BIG RIVER e BEATS WORKIN’.

Questo è un buon disco rock, rock in senso stretto: voce, chitarra, basso e batteria. Costruzioni interessanti, rifiniture di pregio, un bel mood di fondo, nessuna deriva commerciale, nessun rock senile. Forse mancano un paio di brani melodicamente più incisivi però non va sottovalutato il fatto che l’album è credibile, indiscutibilmente rock e davvero niente male.

TEMPESTA DI NEVE A STONECITY

20 Feb

Pioveva stamattina, poi ad un tratto hanno iniziato a cadere dei fiocchi, ma era neve pesante…pensavo tutto si sarebbe risolto in nulla. A metà mattina parto per Mutina, ho una visita all’Hesperia. Arrivo che nevica, dalla sala d’aspetto vedo che nevica, esco e scende pioggia mista a neve, c’è un po’ di ploccia ma niente di più. Mi sposto un km verso sud, sulla tangenziale che costeggia l’autostrada e nevica forte. Roba da matti mi dico. Sulla bretella Mutina-Stonecity la neve si fa fitta. Ozzy Osbourne canta la sua ode a MR CROWLEY.

(Mutina-Stonecuty freeway – foto di TT)

Arrivo a Stonecity e sembra di essere tornati sugli Urali in inverno. Ho lasciato James Petty Boulevard (insomma, Viale Giacomo Puccini) un paio d’ore fa in modalità “ormai tutto sta sistemandosi” e adesso la ritrovo in modalità “tempesta di neve”.

(Viale Puccini poco fa – foto di TT)

 

 (Snowy Windows – Foto di TT)

 Beh, visto che di neve non ne ho mai abbastanza, me la prendo tutta. La pausa pranzo è finita, riprendo a lavorare, dalla finestra la neve che scende e dalle casse del PC i VAN HALEN Live in Lousiville 2 giorni fa, prima data del tour. C’è di peggio.

L’HIGHWAY TO HELL dell’INTER, BRIAN e OZZY OSBOURNE e IL CANTARE CANZONI DEI POOH MENTRE SI E’ IN MACCHINA.

19 Feb

4 goal dalla Roma all’Olimpico, 1 dal Novara e 3 dal Bologna a San Siro. Dal terzo posto (e forse più) sfiorato ai pantani della metà classifica in pochi giorni. Il principe Ranieri, l’aggiustatore, in confusione a mettere in campo formazioni bislacche, Massimo Moratti che se ne va da San Siro poco dopo il primo tempo col Bologna, i giocatori che fanno cagare, i tifosi che protestano e si danno alla musica gospel, cantando inni diretti a Dio (Josè Mourinho). Io non ho nemmeno la forza di reagire. Guardo le partite da solo. Dennis è in Cina,  scambio qualche sms con Mario, leggo i resoconti di Settore, spengo la TV. Sono così malridotto che spero che avvenga il cambio…via Ranieri dentro Figo. Nonostante l’Inter ormai sia sull’autostrada per l’infermo, constato quanto sia diversa dalla squadra di Torino, i rosastellati. Col Novara non ci hanno dato due rigori sacrosanti e non abbiamo detto beo, loro col Parma hanno avuti due episodi poco chiari a loro sfavore…quei mezzi rigori che si danno e non si danno e la società ha emesso un comunicato ufficiale dove ci informano che vogliono pari trattamento. Mah. Ritiro fuori i cartonati di Mourinho. Non tornerà, ma è bello rivedere la sua faccia ogni volta che entro in sala.

Ieri Brian è uscito dopo 15/20 gg di reclusione dovuto al gran freddo e alla neve. Soliti rendez vous al K2 e al Minibar di Ninetyland. Oggi son tornato da lui, abbiamo pranzato insieme, siamo usciti, abbiamo letto i giornali insieme, ci siamo appisolati. Continua a dirmi che io piaccio alle donne, mah! In macchina verso Ninentyland mi vede pensieroso e mi chiede “A cosa stai pensando?”, decido di rispondergli come se  mi avesse fatto la domanda Picca…” Mi stavo chiedendo perché io non reputo del tutto Randy Rhoads quell’innovatore che tanti invece dicono che sia…” “Randy chi?” ” Il chitarrista di Ozzy Osbourne” “Ahn…” a questo punto Brian si volta e contempla il paesaggio fuori dal finestrino, mi chiedo cosa pensi di suo figlio.

(Brian,  flying high again – foto di TT)

Nel tardo pomeriggio ritorno verso Borgo Massenzio. E’ un po’ che non so cosa ascoltare. Ieri mi son ridotto a ONE ON ONE dei CHEAP TRICK…

…oggi ho con me il cd  UH HUH di JOHN COUGAR, ma non riesco ad inserirlo, ho la groupie persa in un buraccione YES, stamattina si è fatto colazione con YESSONGS e ho ancora STEVE HOWE nelle orecchie. Inserisco nel lettore una home made compilation dei Pooh. Roba da matti. Chissà che il progressive da facile ascolto non mi sistemi un po’. GITANO e PIERRE mi spostano l’animo sul poetico…

Partono poi i pezzi di ROTOLANDO RESPIRANDO e finisco per cantarli tutti. Biccio aveva l’LP, e tra un FOXTROT, un LZ IV, un DE GREGORI del 78 e TRANS EUROPE EXPRESS dei KRAFTWERK, ci ascoltavamo anche quello, qualche pezzo faceva parte anche della scaletta dei THE STRANGERS.

ROTOLANDO RESPIRANDO, PER UNA DONNA, UNA DOMENICA DA BUTTARE…mi accorgo di sapere tutti i testi a memoria…mi faccio paura…

Sento i vicini di casa
fa rumore, si danno da fare
si sente da qui.
La gente, qualche volta ne ha voglia
nelle ore più strane; Domenica infame
senza di te. 
E mi viene la voglia
di morire qui adesso 
ma non saprei mai se ti ho commosso.
E mi passa la voglia 
e mi passa l’amore
resta solo un po’ di dispiacere. 
Dove sei? 

Con DAMMI SOLO UN MINUTO accentio l’enfasi del mio discutibile cantato che poi ritorna spensierato in NOTTE A SORPRESA…

lingua di menta fra i denti 
pensieri distanti da te ormai…

Piazza spazzata dal vento
io sono contento di me perché
vivo mi basto mi spendo
nel mondo anche senza di te ormai. 

Gli ultimi km li spendo spingendo sul gas andando a ritmo di ULTIMA NOTTE DI CACCIA..fra l’agrifoglio e le stelle…

Rido pensando alla faccia che farebbe Polbi se mi vedesse, lui che fa colazione con gli MC5, pranza con i MOTORHEAD, passa il pomeriggio col KRAUT ROCK e si addormenta coi VELVET UNDERGROUND.

Salgo le scale, do una occhiata al posto in riva al mondo, scende una pioggia leggera, la neve va scomparendo, il paesaggio è basato su toni di grigio…febbraio come spesso accade non ha un gran fascino.

(il posto in riva al mondo in febbraio – foto di TT)

Va beh, mi faccio un thé caldo, mi metto in cuffia e faccio partire THREE DAYS AFTER…i Led al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973…vedrai che il colore e il calore arrivano in un attimo…

UN ANNO DI BLOG

18 Feb

Bene, eccoci arrivati al 18 febbraio, un anno esatto di blog. Esperienza  positiva, riuscita e a tratti indimenticabile.

Abbiamo parlato di buona musica, dipanato i blues delle nostre anime, abbiamo discusso, ci siamo battibeccati, abbiamo rinsaldato vecchi legami, ne abbiamo trovati dei nuovi e, spero, ci siamo divertiti.

578 post, 1374 commenti, 74700 visite,  in questo ultimo mese una media di quasi 400 contatti quotidiani, con il record dell’altro giorno…478. Niente male davvero per un blog di questo tipo.

Chi è venuto  trovarci  solo una volta, chi ci ha seguito con costanza, chi ha commentato, chi ha scritto contribuendo a mantenere il blog – mi auguro – ad un certo livello.

Un grazie a tutti dunque e un grazie speciale a Polbi, Picca, Beppe Riva, Giancarlo Trombetti. Un grazie ancora più speciale a Baron Rojo, se il blog è ancora qui lo si deve anche a lui.

Il tutto come detto è bellissimo, siete compagni di viaggio meravigliosi, in questa avventurosa traversata tra le onde del blues.

Tim