FIERA DEL DISCO MONEY BLUES

22 Gen

Appuntamento alle 13,30 davanti alla cassa parcheggio. Uno dei pochi momenti in cui la fila alle casse è di pochissimi metri. Solo Jaypee si presenta (insieme alla sua groupie Labetty), gli altri illuminati del blues sono persi in altri blues appunto. Benché l’anno sia iniziato in modalità risparmio, oggi sono deciso a spendere almeno 100 euro. Lasàurit si eclissa nella zona fumetti (altri arretrati di Julia) e solo sporadicamente torna a verificare che io non sia steso sullo stand delle Japan Limited Edition.

(Tim on the prowl – foto di LS)

Jaypee va e viene, gira col suo fare da bassista rock riservato. Sono davanti ad uno degli stand più interessanti, quello di quel tipo di Pisa, pieno di ristampe digipack di gruppi anche particolari. Ci vediamo ogni anno. Kraut rock, progressive italiano, ristampe Repertoire, folk psichedelico inglese…tutta roba fine sessanta-inizio settanta. Son lì che con gli occhi mi mangio tutte quelle edizioni quando si avvicina un tipo. Uno di quelli che probabilmente vanno a tutte le fiere del disco del nord Italia; col tipo di Pisa c’è una rapporto tipo spacciatore cliente. Il tipo cliente è piccolo, calvo, un po’ così…da l’idea di essere uno di quei disperati da progressive inglese di seconda fascia. Quello di Pisa gli fa “Pensavo non venissi più” e lui “No, è che ho tardato a giocare a biliardo”. 

Uhm, fino a poco fa giocava a biliardo e adesso sta maneggiando dischi di ROBIN TROWER e special edition dei WISHBONE ASH. Passa per lo stand Sandro del Kata, un saluto e deve scappare da Lorry che ha uno stand nell’altra ala dedicata all’elettronica.

Jaypee torna da me quando ho già effettuato la mia scelta: AFFINITY, BLACK WIDOW e la versione 40th anniversary serie di IN THE WAKE OF POSEIDON dei KING CRIMSON. Poco più in là Labetty valuta vinili di DAVID BOWIE e Jaypee si prende una digipack edition dell’ultimo di JOE BONAMASSA.

(Jaypee & Tim alla fiera del disco – foto di LB)

Riperdo di nuovo tutti mentre entro in zona stand stranieri, quelli con un sacco di bootleg. Uno stand promette sconto del 50%, così mi piglio tre bootleg dei LED ZEPPELIN in versione digipack a prezzi accettabili. Nello stand di fronte resto mezzora. Valuto se spendere altri 200 euro circa in cofanetti bootleg e altri soundboard dei LZ, ma riesco a resistere…non sono tempi facili questi. Un giro nell’ala dedicata all’elettronica, acquisto di DVD+DL printable della Verbatim e poi io e Lasaurit usciamo.

Un salto da Brian, ancora barricato in casa. Gli facciamo il caffè e lui ci parla interrottamente per un’ora. Lo salutiamo e ci dirigiamo di nuovo verso il posto in riva al mondo…stasera c’è Inter-Lazio e verrà Dennis appena rientrato dalla Cina.

(Brian e Tim – foto di LS)

 Ripenso ai 96,50 euro spesi per sei cd.  Cinque di questi li avevo già naturalmente ma le digipack edition oramai mi sono necessarie per vivere. Gli AFFINITY sono una piacevole scoperta, tra l’altro vi partecipa anche JOHN PAUL JONES con un paio di arrangiamenti. Li sto ascoltando mentre mi infilo la felpa da partita, ormai è il momento.

(Gli acquisti di oggi – foto di TT)

Il nuovo rasoio di Brian e il freddo che lo costringe in casa

21 Gen

La dottoressa di Brian ha sconsigliato di farlo uscire, in questi giorni freddi pieni di neve di nebbia un ottantaduenne è meglio che stia in casa. Brian ha preso la cosa alla lettera, non vuole rischiare nulla e resiste in casa con ardore. Sta cercando di illudersi di avere la febbre e il raffreddore così da dar più pathos alla cosa. Osserva dalla finestra i vari episodi di neve di nebbia che si abbattono su Mutina: nel cielo tra la nebbia cerca di spuntare un sole pallido ma cristalli di nebbia e inquinamento cadono come se fosse neve. Mentre andavo da lui stamattina all’altezza di uno svincolo della tangenziale sembrava ci fosse una piccola bufera. Stranezze del tempo.

Nella borsa con me ho un nuovo rasoio. Ieri Brian mi chiama in apprensione perché il suo vecchio apparecchio non funzionava più e mi dice “Tim, a sun in dal to mani (Tim sono nelle tue mani)”. Mi reco al Grua di Stonecity. Il commesso mi spiega le varie tipologie, mi da consigli, io ascolto attentamente ma poi decido di prendere quello per cui fa la reclame Josè Mourinho. Quanto influisce sulla mia vita quell’uomo. Sigh.

Arrivo da Brian, non dovendo andare a Ninetyland possiamo fare tutto con calma. Gli faccio vedere la scatola del rasoio, subito non capisce, legge qualcosa e fa “Brian?”. Interpreta a suo modo la marca dell’oggetto…Braun.

Ho qualche pasta con me, e la caffettiera. Gli preparo la colazione. Come al solito non stringo a sufficienza e delle gocce di acqua marrone fuoriescono dalla parte centrale mentre il caffè inizia ad eruttare. Il fornello di Brian si sporca ben bene e lui mi fa “Beh, al stà ben tot colorèe (Beh, sta bene tutto colorato)”. Brian è in forma stamattina.

Lo lavo, gli asciugo i capelli, mi assicuro che usi il colluttorio, lo vesto e gli insegno ad usare il nuovo rasoio. Uno di quelli a batteria e senza filo…Brian si sorprende e mi dice  “Sei l’uomo del progresso”. Brian si fa la barba, si gasa col nuovo oggetto. Lo spegne e lo accende più volte, così, tanto per fare. Si fa la barba e poi si stima e mi dice “Ho dieci anni di meno e vai col rock”.

(Brian, sbarbato e ready to rock – foto di TT)

Lettura dei giornali. La Repubblica per Brian (che negli ultimi anni ha fortunatamente soppiantato il Resto del Carlino) e Il Manifesto per me.

Brian “Tim, ma cuma sòmmia mès con l’Inter?” (Ma come siamo messi con L’Inter)

Abbastanza bene, Brian, ci stiamo riprendendo“.

Brian “Speròm”.

Mi piace vedere Brian in forma, che ancora tira avanti contro questa porca vita. Verso mezzogiorno lo lascio, pranzerà con mia sorella. Mentre me ne vado mi commuovo un po’, nonostante i nostri alti e bassi nel corso della vita, voglio bene al mio vecchio. Lo guardo mentre sorridente chiude la porta e mi dice “Ciao Piròn bel”.

L’angolo della posta: RIFF ed Etta James

21 Gen

Scrive RIFF: “La nebbia a circondare le nostre giornate e figure rarefatte a confondere le cose a noi conosciute…le nostre case come un approdo sicuro. Accendo lo stereo…Etta James e la sua grande voce, la sua grande anima. AT LAST è la prima canzone che il mio blues cerca, il pensiero di lei ormai là coi nostri miti è troppo forte. Non posso impedire alle lacrime di scendere. Grazie Jamesetta”

Risponde l’esperto: “La deriva poetica, il naufragare verso certi sentimenti sono inevitabili quando una come Etta James se ne va. 73 anni, una vita che già parte obliqua, una vita da ragazzaccia, droghe, amori balordi e quella capacità di cantare il blues in modo così viscerale. Se la è spesa tutta la sua vita e, nel bene o nel male, questa è una gran cosa. Sì, grazie Giacometta.”

Ancora ETTA JAMES…

21 Gen

Oggi il manifesto dedica una pagina intera a ETTA JAMES, mi sembra un articolo niente male (per un quotidiano). Per chi usualmente come me e Polbi compra il giornale in questione è stata sicuramente una emozione trovarla ad occupare tutta pagina 12. Un plauso dunque a il manifesto che ha trovato giusto dedicare una delle sue sole 16 pagine a questa aritista.

Questo il link all’articolo: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6304/

Addio Etta James…oggi siamo noi che ci sentiamo uneasy

20 Gen

Mezzora fa la notizia dell’Ansa che ETTA JAMES se ne è andata. Ora lo diranno tutti, ma Etta era la mia cantante nera preferita. Io e Riff abbiamo una predilezione per questa dotatissima black singer e questa notizia, seppur attesa, ci scombussolerà per un bel po’. A me il R&B & il soul non fanno impazzire…se si parla di musica nera per me esiste il blues e poco altro. Etta (con Tina Turner) è una delle rare eccezioni. Inutile citare i successi, Radio Capital ha già iniziato a trasmettere AT LAST, sublime per carità, ma io preferisco ricordarla con il funk imputanito di OUT ON THE STREET AGAIN, col blues tradizionale di ST LOUIS BLUES , con la struggente e sgocciolante miele LOVIN’ ARMS e con la disperazione di FEELIN’ UNEASY. Ciao Etta, grazie di tutto quel blues. We love you.

TUNDRA BLUES

19 Gen

Fatico ad alzarmi, sono in arretrato col sonno, come quasi sempre. Alzo la tapparella e vedo la tundra. La galaverna ha decorato tutto, una manto di gelo da diversi giorni copre l’Emilia. Deve fare un freddo cane anche oggi. La groupie è già uscita, inizia a lavorare poco dopo l’alba, noi a Stonecity ce la prendiamo più comoda. Mi analizzo l’animo…uhm, temo sia in modalità tundra anch’esso. Non faccio colazione. Ripenso a REAL – BARCA di ieri sera … ancora una volta la truppa di Pep Guardiola le ha suonate agli eroici cavalieri di Mou. Mi imbacucco ed esco. Con me esce anche la gatta Ragni che si era intrufolata in casa prima e che per un’oretta si era accovacciata sul divano. La campagna lascia trasparire a fatica il colore della terra o il verde di erba ed alberi, è tutto gelato.

(Galaverna a Borgo Massenzio – foto di TT)

Metto in moto la blues mobile, faccio due passi intorno al posto in riva al mondo, non è affatto male l’effetto cristallizzato, i campi poi regalano un freddo senso poetico, hanno una sorta di fascino spoglio, un senso di vuoto di una certa eleganza.

(Frosty meadows in Borgo Massenzio – foto di TT)

Siamo qualche grado sottozero, mi viene in mente la scena in cui il Dottor Zivago si ritrova con Lara, la sua amante, in quella villa tra gli Urali nella morsa del ghiaccio.

In macchina… campagna, tangenziale, Emily Road….cerco di scaldarmi l’animo, ci provo col cd audio di ROLLING STONES SOME GIRLS LIVE IN TEXAS 1978. Come detto sono in modalità tundra, mi sembra di essere indifferente a tutto, potrebbe cadere un asteroide qui mentre svolto costeggiando la vecchia scuola di BATH (la scuola elementare che frequentò Brian) che mi limiterei ad osservare la scena. Nemmeno lo sbilenco e cazzuto chitarrismo di Keith Richards mi smuove, lo sento lì nell’altoparlante di destra, mentre in quello di sinistra mi infastidisce quello di Ron Wood. Per migliorare l’umore mi dovrei trovare adesso con Picca, Liso e gli altri illuminati del blues a far colazione con spremute d’arancia, uova sode, thé, biscotti, caffè e un mezzo dito di southern comfort, magari alla domus saurea, nella stanza dello stereo a discutere indifferentemnete di japanese paper sleeves edition o di universi paralleli mentre JJ Cale canticchia qualcosa in sottofondo.

Invece arrivo a Stonecity, apro l’ufficio, come sempre sono il primo ad arrivare, mi faccio un thé, una fetta di panettone, due mandarini e mi perdo nei miei pensieri. Sarwooda vuol provare la mia nuova macchina fotografica digitale, mi scatta un paio di foto…le guardo e mi riconosco, lì in ufficio con la mia solita faccia blues…

(Tim Tirelli in the office – foto di Sarwooda)

I termosifoni sono a manetta, ma l’ufficio è grande e freddo, il termometro segna 17,4. Penso a PIOVE STAMATTINA, un mio blues che Lorenz mi ha aiutato ad arrangiare: “nove sottozero e il mio cuore fa cric croc, stamattina io non esco so che non ce la farò”, già… stamattina era una di quelle mattine da starsene a casa.

Uno dei vantaggi di essere uno dei titolari del posto in cui lavori è quello di avere un ufficio proprio e una certa libertà, così davanti al computer, clicco sul programma VLC media player e faccio partire in modalità random la cartella di file musicali che avevo preparato e messu su chiavetta USB per la groupie. Parte HONEY CHILD della BAD COMPANY…è un segno…il caldo Hard Rock dei miei beniamini è uno schiaffo affettuoso che in qualche modo mi risveglia. Mi metto a lavorare. (Ma che fatica…).

La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso – WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS – Joe Cocker 1969

18 Gen

Joe Cocker – With A Little Help From My Friends-1969…ovvero colui che migliorò i Beatles. Qualcuno un giorno dovrà spiegarci chi, all’epoca, ebbe l’idea di prendere una innocua marcetta scritta da Lennon/McCartney per Ringo e, cambiando il tempo in un cadenzatissimo 6/8 e sviscerando una impensabile drammaticità, trasformarla in questo urlo scatarrato e catartico grazie  alla cartavetrosa voce di questa specie di Quasimodo scomposto uscito dalla provincia color ghisa di Sheffield. Se John & Paul avessero saputo di avere tra le mani una tale esplosiva bomba atomica  invece del petardo fornito al drummer nasone e baritonale chissà quanto sarebbe mutata la fisionimia di Pepper.


Cocker si presenta come una sorta di Ray Charles freak, con le movenze spasticheggianti a sovrapporsi al pathos ondulatorio della cecità di Brother Ray. Ad accompagnarlo nel disco una pletora di illustri topi di recording studio dell’epoca, primo tra tutti Jimmy Page in pieno petting preliminare Zeppeliniano. Cocker appare in balìa del brano, invaso e invasato sull’ottovolante di soulfulness creato dagli stop-and-go dell’arrangiamento, sbatacchiato dalla tensione angosciante della canzone in controtendeza totale col significato rassicurante e solidale del testo originale, con le pedanti voci delle coriste sguaiate come provocatorie e beffarde Erinni a tentare  il posseduto Joe canzonandolo come il Diavolo nel deserto nell’intenso botta e risposta.

A Woodstock JC passò direttamente alla leggenda, senza mai più toccare simili vette, nonostante fosse quasi sconosciuto, nonostante i ridicoli coretti in falsetto dei coraggiosi membri della Grease Band che l’accompagnava e nonostante la maglietta Tie Dye psichedelica, ottenuta probabilmente rotolandosi su una pizza.
Mi sarebbe piaciuto verificare le condizioni del microfono dopo la performance del vecchio Joe.

 

(da Mad Dogs & Englishmen, con Leon Russell alla chitarra, Jim Gordon
& Jim Keltner on drums e un casino di gente pelosa in giro. A 1’57
circa appaiono nello split-screen Rita Coolidge (destra) e Claudia
Lennear (sinistra) ai cori. La prima causerà lo scioglimento
anticipato della ditta Crosby Stills & Nash flirtando prima con Steve
e poi con Graham; la seconda ispirerà Brown Sugar degli Stones, che in
origine s’ intitolava Brown Pussy. Chissà come mai.)

 

(Live at Woodstock. Presentata in inglese ‘working class’ come With a
little help from ME friends. Straordinario il momento di regia a 4’30
dall’inizio quando dietro al chitarrista Henry McCulloch appare sul
palco un uomo peloso a petto villano che, prima diffidente, va dentro
alla musica all’incalzare del ritornello. Yeah man, dig it! L’autopsia
al microfono andava fatta a 5’15 dall’inizio).

 

(L’indimenticabile imitazione di Cocker da parte di John Belushi in
qualità audio-video pessima).

Parole, ricerca fotografica e video di Stefano Piccagliani – (C) 2012

Brian on the phone

17 Gen

Al lavoro, metà pomeriggio. Mi chiama Doc per una delle solite nostre chiacchierate. Il nuovo Mac che si comprerà, gli ultimi cd acquistati, farà mai uscire un nuovo album Jimmy Page?, la telefonata che mi fece dalla Val D’ Aosta nel 1993 affinché io per telefono gli facessi ascoltare in anteprima il riffettino di SHAKE MY TREE dall’album COVERDALE-PAGE allora in uscita…insomma cose da Led Heads. Sul cellulino mi chiama Brian: “Allora stai arrivando?” “No papà, ti stai confondendo, ti avevo detto che ci saremmo sentiti nel pomeriggio, non visti. Ti chiamo dopo”. Saluto Doc e richiamo Brian.

(Brian, the one and only – foto di TT)

Ciao Brian, eccomi qui. Ti eri confuso. Sai che io lavoro e che non posso mica essere sempre lì”

“Ah, sì, hai ragione scusa”

“Senti Brian, ti saluta Doc? Ti ricordi il mio amico avvocato di Milano?”

“Mah, mi pare. Avvocato? Vacca boia. Ma el un mudnès cal lavora a Milàn?” (E’ un modenese che lavora a Milano?)

“No Brian, è un milanese.”

“Ah milanese…ma…ma come vi siete conosciuti?”

“Per i Led Zeppelin”

“(con il tono di chi ha scoperto il mistero della vita e dell’universo) Ah, la musica…la musica. Vacca, i Ledd Seppelin…l’è vera, i Ledd Seppelin. Gimme Peig, Gion Bona, si erèn fort. Ciao Piròn bèl

“Ciao Brian.”

Intervallo: THE FIRM

17 Gen

(I Firm all’esterno del SOL studio – 1984: da sx a dx Chris Slade, Jimmy Page, Paul Rodgers, Tony Franklin)

MILAN – INTER 0:1…perché la vita è meravigliosa.

16 Gen

Un po’ cotto da una domenica con Brian e da alcune beghe famigliari, mi metto davanti a Sky con trepidazione. Mario mi chiede un pronostico tramite sms, non mi piace non rispondere alle domande precise, ma non riesco, non so cosa pensare dell’Inter post Mourinho, non sono mai sicuro di niente, e oramai son due anni che vivo così. Il risultato è che ho passato novanta minuti teso come una corda dell’archetto di violino di Jimmy Poige, sottoposto alla stessa pressione di quando il Dark Lord lo sfrega sulla chitarra per interminabili minutiu durante l’esecuzione di DAZED AND CONFUSED…

Poco dopo l’inizio segna Thiagone con un bel colpo di testa, annullato per fuorigioco. Il goal era invece regolare ma rimango immobile pietrificato dalla tensione, non maledico nemmeno il guardalinee. La partita prosegue… il cuore mi batte forte. Mi chiedo se vale davvero la pena seguire il calcio se devo viverlo così, un patema d’animo continuo. Mi rilasso solo quando siamo 5 a 0, quindi quasi mai. Non è un bella gara, ma l’Inter pare avere tutto sotto controllo, mi pare solida e come si dice in questi casi, concreta. Il Milan colpisce una traversa. Poi Zanetti, il nostro Iron Man, scende sulla destra, si beve due rossoneri crossa al centro, Abate come dice Scarpini diventa Raul Casadei (il re del liscio) il prinsipe Milito stoppa la palla fuori dall’area poi fa una delle sue solite giocate e con precisione batte il portiere del Milan che non cito viste le sue ignobili preferenze politiche. Non riesco a far altro che battere le mani una volta una contro l’altra.

Mario: “Guarda sono euforico, loro hanno fatto un tiro in porta. Grazie ragazzi è bellissimo continuare il sogno”.
Dennis (che mi scrive dalla Cina): “Siamo l’Inter più forte di tutti i tempi, Ranieri è il più grande. Qui siamo in un miliardo e mezzo in strada con i clackson a balla, Viva il comunismo interista.”
Doc: “Beh, le note di Kashmir poi…come godooooooo!!!! Che bello essere interisti. Dio dio dio (credo intenda Page, ndtim:-) che bello.”
Vado sul sito di Settore (http://settore.myblog.it/)…divertente come sempre.
Ormai è l’una passata, meglio che vada. Stanotte ho deciso di dormire con la mia felpa preferita…qualche pagina della biografia di Keith Richards che sto leggendo, qualche sospiro pensando a Milito e poi giù a dormire. Ah, che c’è di meglio…il rock and roll e l’Inter che vince (un derby). Stasera la vita è meravigliosa.
(la mia felpa preferita – foto di LS)