DAGO 74 / LUPO ALBERTO 318

28 Dic

DAGO 74 “Un Nemico Chiamato Dago” (AureaComix/ dicembre 2011– euro 10,90) – TTTTT

Di Robin Wood e Carlo Gomez. Ristampa in cartonato delle avventure di DAGO che appaiono su Lanciostory settimanalmente. In questo episodio DAGO si trova a Lucca in compagnia di Michelangelo Buonarroti.  Bella storia,per  il cui seguito dovremo aspettare il numero di gennaio.

LUPO ALBERTO “Natale In Baita” (McK Edizioni / dicembre 2011– euro 3,50)- TTTT

A dare una occhiata alla rubrica della posta, l’età media dei lettori di LUPO ALBERTO si aggira sui 13 /14 anni. Poco importa: il numero di dicembre per me è un must visto che contiene storie a carattere invernale. Anche quest’anno il numero natalizio è carino. Per chi prova gusto nel veder cader la neve.

“Nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere”. Considerazioni sulla TV italiana di Giancarlo Trombetti

27 Dic

DENTRO LA TV IMPERA L’IMPROVVISAZIONE.

Sgombriamo subito il campo dai dubbi: è colpa mia, soltanto mia. Il pomeriggio di sabato non dovrei mai mettermi a fare zapping o se proprio mi dovessi distrarre non dovrei mai capitare su Canale 5. Lo so, adesso vi metterete tutti a dire che la televisione uccide, che non va guardata, che c’è chi fa birdwatching da anni, che altri stanno felicemente seguendo un corso di palombaro d’altura, che molti altri vanno ogni sabato a controllare lo stato dell’avanzamento della processionaria sui pini….bischerate! Tutti guardano con regolarità la tv anche senza pronunciarne il nome con la medesima devozione di Homer Simpson e la voce temporaneamente addolcita quando pensa alla sua…”ti-vì”

Ecco, smettiamola di far finta: quell’infame elettrodomestico ci è utile. Con una buona logica selettiva e con la pazienza di voler sentire più campane ci informa, talvolta anche in tempo reale; ci regala la possibilità di vedere qualche buon film – sì, lo so, talvolta passano pure quelli di Pieraccioni ma non si può sempre avere tutto… –  ci distrae, quando vuole, dai patemi quotidiani e dalle sofferenze di una vita che più invecchi e più ti sembra cortissima. Aiuta gli anziani a trascorrere le loro giornate altrimenti semivuote, fa babysitting gratuito ai bimbi quando non abbiamo altra soluzione. E, in fondo, ci fa anche così incazzare che mantiene al giusto livello l’adrenalina necessaria ad affrontare le mille disgrazie che noi medesimi ci procuriamo da cent’anni per non aver ancora capito da quale parte votare per ottenere un risultato dignitoso.

Vista così la televisione è utilissima. E mi soffermerei ancora un poco sull’ultimo vantaggio, l’incazzatura a fine terapeutico, perché lo ritengo un elemento imprescindibile della fruizione catodica. Non so se a voi è ancora mai capitato, ma a me – che spesso mi trovo solo davanti a uno schermo per mille motivi per voi del tutto irrilevanti – la televisione fa spesso riflettere ad alta voce, come se davvero avessi la possibilità di interloquire con lei, come se davvero lei fosse in grado di rispondermi e controbattere quel che le sto dicendo. E almeno otto volte su dieci mi fa alzare la voce, come farei con un bambino che proprio non ti ascolta o con il tuo cane che ha deciso di farsi i cavoli suoi sul tuo divano. E nonostante l’evidente limitatezza di uno scambio di opinioni a senso unico, quasi sempre lo trovo ugualmente positivo; perché mantiene alto il mio grado di attenzione. E poco conta se io guardi alla tv con sguardo…diciamo più interessato di molti di voi, oppure se semplicemente mi appaia come una sfida il cercarne i trucchi talvolta così evidenti che, pur come ricordava Sherlock Holmes, sono sempre quelli più difficili da scoprire pur essendo quelli più esposti.

Così, nonostante il passaggio pieno al digitale terrestre sia più lento di un guidatore con il cappello al semaforo di turno – quelli che guidano con il cappello sono pericolosissimi per Codice della Strada, non per convenzione!! – talvolta navigo tra le offerte che la moltiplicazione dei canali ci sta iniziando a proporre. E spesso mi trovo a vedere e rivedere il Late Show di David Letterman su Rai5, una cosa che consiglio vivamente a tutti. Non solo perché mantiene allenato l’orecchio all’inglese americano; non solo perché spesso possiamo confrontarci con alcune stelle hollywoodiane e sentirle parlare, finalmente!, con la loro voce; non solo perché alcuni ospiti musicali sono davvero interessanti e non solo perché il conduttore è geniale, bravo, cattivo e spiritosissimo esattamente il contrario dei nostri tentativi di copia, ma anche perché persino ai non addetti sarà una volta per tutte chiaro da dove, i nostri artigiani del video dalle mille presunzioni, vadano a rubacchiare idee e soluzioni.

Luttazzi, Fazio, la Dandini, chiunque si sia mai confrontato con un talk show deve aver passato settimane a studiare tempi, metodi, immagine e taglio dialettico, scenografie, luci e ritmi studiando attentamente il Late Show. Persino la tazza, il mug, da cui Letterman beve il caffè è stata oggetto di copia. Vieni avanti, creativo…

Con la differenza che di Letterman ce n’è uno solo e che quello che lui si permette di dire dei politici e della politica, da noi neppure il più sadico degli intrattenitori avrebbe mai il coraggio di sussurrarlo in un vicolo buio. Dateci un occhio, quando potete. Ma restando fedeli al punto focale dell’incazzatura televisiva a fine terapeutico, non possiamo dimenticare quanto ci aiuti il notare quanto deficienti ci facciano i pubblicitari quando studiano i loro messaggi. No, vi risparmio la pubblicità che qualche anima pia ha fatto sparire dopo una manciata di passaggi: quella del dentifricio migliore dell’altro e dei due sputi confrontati nel lavandino uno dei quali grondante sangue proveniente dalle gengive del malcapitato che aveva, ovviamente, scelto quello sbagliato. Guardando quella pubblicità mi ero domandato subito se avrebbero da lì a poco provato lo stesso effetto con la carta igienica, mostrandoci dal vivo gli effetti deleteri di una spazzata di sedere con una carta troppo ruvida.

Oppure, e spero di non tediarvi, la pubblicità di quell’amaro, Montenegro…quello dove gli amici archeologi portavano via di corsa per l’avvicinarsi di una tempesta un fragile vaso testé recuperato e lo facevano tramite un idrovolante (notoriamente soffice come un cuscino di velluto e adattissimo a questo genere di operazioni) ma sopra ogni cosa volando su di un mare liscio come l’olio ma definito in tempesta….pubblicità battuta alla grande con il nuovissimo spot del medesimo amaro, dove stavolta lo scopo è il recupero di una banda di semideficienti presunti musicisti che si trovano in balia delle correnti su di una specie di piccolo pontile galleggiante, strumenti in mano, visibilmente priva di motore e timone ma misteriosamente…”rotta” come spiega lo speaker e recuperata in tempo per il concertino della sera da un motoscafo che li va a trainare in porto. Invece di sparargli lì, in mezzo al mare e lasciarceli perché di più non avrebbero meritato, data la situazione.

E noi, in un mare di amari, profumi…no, scusate…”essenze”, toponi spaziali che ne fanno uso, giovini dalla mascella quadrata forniti di addominali con tre tartarughe, auto nuove e tutte a “da solo 30mila euro in su”, elettrodomestici di ogni genere e detersivi che sbiancherebbero persino un senegalese, cibi pronti da scaldare ma meglio di quelli di un gourmet e offerte di contratti telefonici che nessuno potrà mai conoscere ma nel frattempo ci si fa due risate in compagnia del comico di turno…noi finiamo con l’apprezzare più la pubblicità della vita reale. Quella pubblicità che è spezzata, talvolta, da un film o da un talk show. E poco importa che tutti lo pronuncino “tolc sciò”, con la elle in bella evidenza: l’importante è che si incazzino, l’uno con l’altro e che ci distraggano da quel che ci sta imbastendo il manovratore, a Roma.  Che poi tutti lo sappiamo che sta trafficando dietro il nostro sedere e ce ne accorgiamo anche ma facciamo finta di non pensarci. Come quando siamo dal dentista: sempre pensare ad altro!

Ma parlavamo del sabato pomeriggio. Non divaghiamo. Al sabato c’è Maria. Lo so, l’ho già detto che la farei in umido per poi darla in pasto ai cani, ma stavolta lei c’entra poco. E’ con il ragazzino canterino di turno e conla Grazia DiMicheleche ce l’ho….la Grazia….ricordo che quando stavo a Roma era la donna di un mio amico; faceva radio lei e non ancora si era fidanzata con il Presidente di una importante etichetta discografica…sì, esattamente quella per cui poi iniziò a pubblicare dischi. Buffo, eh? Una donna senza voce né arte né parte che canta. Ma noi siamo il Paese dove il “sì” suona, dicono; figurarsi le frasi intere. E così Grazia divenne cantante. Proprio comela Carla Bruni: cantante. Poi, Grazia, grazie alle sue doti umane – Graziella e grazie al…non hanno peso nella nostra storia – venne scoperta critica esperta. In grado di cassare o indirizzare  i giovani virgulti messi sotto contratto dalla Fascino prima di partecipare ad “Amici”.

In realtà una squallida accozzaglia di scadenti interpreti in grado solo di scimmiottare qualche loro idolo o di scannarsi tra una diretta e l’altra; una cosca di presuntuosi mistificatori che confondono l’eseguire, il cantare, dall’essere un artista, dal saper comporre. Come se eseguire e comporre facessero parte della medesima Arte.  Ogni tanto c’è qualcuno che canta meglio di altri e dopo sette, otto mesi di televisione diventa un fenomeno di marketing che la casa discografica di turno si accaparra spacciandolo poi per cantante o peggio ancora cantautore: tempo e denari risparmiati. Che tanto è lo stesso: la gavetta qua non la fa più nessuno e tutti sono convinti chela “Legge Pfeiffer” valga in tutto il Globo. Per chi si fosse distratto, la Legge citata è quella per la qualela bella Pfeiffer, prima di fare l’attrice era cassiera in un supermercato e per altra legge, quella della proprietà transitiva, anche le nostre cassiere potrebbero essere cantanti. O ballerine.

Così, sabato scorso, c’era un ragazzotto, un tontolotto presuntuoso e tronfio, che, davanti a una soffice critica sulla sua poco intonata prestazione occasionale, se ne usciva con la seguente frase: “…beh, c’è chi arriva e chi non arriva, io sono convinto di arrivare…ma d’altra parte se in questo mondo ce l’ha fatta John Lennon, ce la posso fare pure io!”.

Ecco, in un mondo normale lo studio avrebbe dovuto gelarsi; qualcuno dei professionisti presenti (perché dicono loro di essere discografici, cantanti, radiofonici, giornalisti specializzati, maestri d’orchestra e insegnanti di musica) avrebbe dovuto prendere il bimbo, metterlo in ginocchio sui ceci e spiegargli chi fosse stato John Lennon.  Provo a rubarvi un minuto, nel caso il pargolo della De Filippi scivolasse su queste righe. John Lennon è stato la metà rivoluzionaria dei Beatles insiema a Paul McCartney; qualcuno dice un terzo, qualcuno un quarto, donando agli altri pari dignità. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più dischi della storia del pop ed ancora oggi danno da mangiare a milioni di dipendenti della EMI.  Sono il gruppo musicale che ha avuto più album numero uno nella Top Ten inglese, vantando 27 singoli numeri uno in carriera. I Beatles sono il gruppo che ha venduto più album di chiunque altro in America e nel 2008, la classifica di tutti i tempi del noto Billboard li ha messi in vetta a una classifica di cento artisti, a quaranta anni dallo scioglimento. Hanno vinto sette Grammy e dimenticando tutte le note hanno creato le più belle armonie vocali, i più bei dipinti di note, le più indimenticabili canzoni di sempre. Il mondo non sarebbe lo stesso senza i Beatles, così come, forse, i Beatles non sarebbero stati gli stessi senza qualcuno loro intorno, ma la loro immensità rimane immutata. Tutti noi che li abbiamo vissuti non saremmo gli stessi senza di loro.  Da solo, Lennon, ha venduto quattordici milioni di copie negli States, e portato 25 singoli nella Top cento; il mensile Rolling Stone, per quel che può valere, lo ha indicato come uno dei cinque cantanti migliori di tutti i tempi.

Quel giovane batuffolo di idiozia, quel concentrato di presunzione messo in ti-vì solo per farci alzare la voce contro l’elettrodomestico, quello scalzacane ignorante, quella sesquipedale capra, quel menello dalla faccia di sterco lo ha apostrofato come se parlasse di una Grazia Di Michele qualsiasi. Ecco, l’ectoplasma vocale avrebbe potuto, a ragione, dire…”se ha fatto un disco lei Grazia…” e si sarebbe guadagnato l’Olimpo dei coraggiosi. Avrebbe potuto dire che Lennon era un despota privo di sensibilità umana, un bisessuale tossicodipendente, un padre schifoso ed un marito da linciare ed avrebbe avuto gran parte di ragione. Ma non avrebbe mai e poi mai potuto dire che non egli non fosse stato un genio, un grande compositore di melodie senza tempo.

I professionisti presenti avrebbero dovuto spiegarglielo prima di indicargli l’uscita.La Di Michele, sedicente cantante, avrebbe dovuto e forse potuto farlo ma ha trovato solo l’istinto della ribellione, non certo le motivazioni, le sono mancate le parole e i termini. Forse perché neppure avrebbe saputo come esporli. La conduttrice, infine, qualcosa avrebbe dovuto fare o dire, avrebbe dovuto mostrare un barlume di attività cerebrale, un moto di ribellione, un’espressione di disgusto, invece di ghignare pensando allo share di quell’attimo di scazzo.

David Letterman non lo avrebbe mai permesso, nessuno sarebbe uscito vivo dal suo studio dopo un discorso a cazzo del genere. Ma questa non è l’America. E’ Cinecittà, ragazzi. Battete le mani.

Giancarlo Trombetti (C) 2011

Al dè ed San Stéeven e il cesto di cd

26 Dic

SABATO: tortelloni di zucca, tortelloni verdi, pesci puttanini, stortino, tonno, lambrusco, frutta, caffè.

DOMENICA: cappelletti in brodo, zampone, purè, Bonarda, Sassonero Merlot, panettone all’amarena, Riccadonna, caffè, southern comfort.

LUNEDI’: cappelletti in brodo, bollito, arrosto, coniglio, lambrusco, zuppa inglese, torta, caffè, liquore alla liquerizia, grappa fatta in casa.

Non v’è dubbio, ho passato le feste in Emilia.

Domenica Brian e Lalalli erano qui nel posto in riva al mondo, Brian ben disposto rende il natale confortevole. Al secondo bicchierino di Southern Comfort siamo crollati in divano a guardare vecchi cartoni animati di Walt Disney. Natale in famiglia ma sereno.

(Brian dopo un bicchiere di Bonarda e uno di Merlot – foto di TT)

(Brian dopo il primo bicchierino di Southern Comfort – foto di TT)

(Brian dopo il secondo bicchierino di Southern Comfort – foto di TT)

(La allegra famigliola versione Dazed & Confused: Tim, Brian & Lalalli – foto di Lasàurit)

E siamo arrivati ad oggi o meglio a stasera, al dè ed San Stéeven…il giorno di Santo Stefano. Graditissimi auguri di buon onomastico da parte di Tommy (che in queste occasioni mi chiama Steven Tyrel), Lasìmo e Picca (“L’unico onomastico sensato”) al quale naturalmente contraccambio l’augurio.

Oltre a bellissimi altri regali la festa del sole mi ha portato un cesto pieno di CD, in buona parte regalati da me stesso. E’ una gioia dipanare le nuove edizioni, eliminare dagli scaffali le vecchie … insomma sfaccendare con un cesto pieno di CD…

(Tim’s cd basket – foto di TT)

Aggiorno le liste in excel, aggiungo le nuove voci, tolgo le vecchie, edizioni speciali vanno ad appoggiarsi alle altre mentre in sottofondo LEADBELLY canta i suoi blues. Passa Lasàurit…”Uh, mi piace Leadbelly”… vuole una copia del cd… la guardo mentre si allontana e mi dico che non è mica facile trovare una groupie che ami Panciadipiombo. Il cd finisce e, lo sapete, in questo periodo non ascolto altro, ancora loro…signore e signori gli EMERSON, LAKE and PALMER. Stavolta è il momento di WORKS Volume I. Il PIANO CONCERTO No.1 penetra nell’aria, un respiro maestoso che avvolge la mia anima, quel pianoforte che ti suggestiona e ti ustiona, che ti rende schiavo della musica, musica da cui non puoi staccarti. Arrivano poi le ballate di Lake  e per ultima, forse la più bella mai scritta…CLOSER TO BELIEVING…ed è lì a testimoniare che NELLA CORTE DEL RE CREMISI è un disco solista di LAKE.

Tre giorni passati ad ascoltare un natale niente male e a festeggiare il più grande gruppo rock della storia. Domani al lavoro e poi bisognerà aspettare un altro anno prima di ritrovare le impressioni e l’incanto del solstizio d’inverno, della festa del sole…ma il ricordo di questo appena passato mi renderà sopportabile l’attesa perché tra un anno so che ricomincerò di nuovo dall’inizio…from the beginning appunto…

I am closer to believing 
Than I ever was before 
On the crest of this elation 
Must I crash upon the shore 
And with the driftwood of acquaintance 
Light the fire to love once more 
I am wind blown…I am times. 

To be closer to believing 
To be just a breath away 
On the death of inspiration 
I would buy back yesterday 
But there’s no crueller illusion 
There’s no sharper coin to pay 
As I reach out… It slips away 

From the opium of custom 
to the ledges of extremes 
Don’t believe it till you’ve held it 
Life is seldom what it seems 
But lay your heart upon the table 
And in the shuffling of dreams 
Remember who on earth you are 

I need me 
You need you 
We want us 

But of course you know I love you 
Or what else am I here for 
Only you not face to face 
But side by side for evermore 
And I need to be here with you 
For without you what am I 
Just another fool out searching 
For some heaven in the sky 
Take me closer to believing 
Take me forward lead me on 
Through collision and confusion 
While there’s life beneath the sun 
You are the reason I continue 
So near for so long 
So close yet so far away 

I need me 
You need you 
We want us to live forever 
Don’t let the curtain fall 
Measure after measure 
Of writing on the wall 
That burns so brightly 
It blinds us all 

I need me 
You need you 
We want us to be together 
On Sundays in the rain 
Closer than forever 
Against or with the grain 
To ride the storms of love again 

So be closer to believing 
Though your world is torn apart 
For a moment changes all things 
And to end is but to start 
And if your journey’s unrewarded 
May your God lift up your heart 
You are windblown 
But you are mine 

“Hallelujah Noel be it Heaven or Hell the Christmas you get you deserve”

24 Dic

Beh, eccola qua la vigilia, che ve ne pare? Come state? Sono almeno 4 giorni che sono immerso in questo stato emotivo, niente di cristiano e religioso per carità, e non sono nemmeno schiavo del consumismo, ma celebro – come ho già scritto – l’antico rito della festa del sole. Mi piace comprare qualcosa per i miei amici, le mie groupie, la mia stirpe o per qualcuno che condivide il mio viaggio e quindi qualche affinità elettiva, qualcosa che  funga da buon auspicio per la nuova stagione che sta arrivando.

Ci sono quelli che  rifiutano ogni addobbo, ogni orpello, ogni odore di questa festa…e ci sono quelli che si immergono nella ipocrisia del consumismo e del buonismo cristiano, io non so se sto in mezzo …in fondo non mi interessa, so solo che la festa del sole la sento molto, la mia malinconia spesso sconfina nella nostalgia, ripenso a mia madre, agli amici assenti, al  mistero di questa porca vita, ma ritorno bambino al fiutare l’odore dei tortelli dolci con la marmellata, col fatto di avere qualche pacchetto sotto l’albero che aprirò domattina, nell’adattare il battito del mio cuore a quello delle lucine ad intermittenza.

La colonna sonora di questo periodo è fatta – da sempre – soprattutto di (e mi vengono i brividi solo nello scriverne i nomi) EMERSON, LAKE & PALMER. Curioso come io trovi la musica in questione adattissima a questa feste ma anche alle caldi sere estive. Il PIANO CONCERTO, THE ENDLESS ENIGMA e la FUGUE relativa, i QUADRI AD UNA ESPOSIZIONE, le soavi ballate di Greg Lake e il piano di Keith Emerson…argomento su cui tornerò perchè quando Emerson suona il piano mi si aprono davanti orizzonti, dirupi e vallate di suggestioni cosmiche.

Sto forse un po’ rompendo il cazzo con ‘sti ELP, i miei amici forse non ne potranno più, ma sono parte di me, io sono come sono anche grazie a loro.

Primo natale in compagnia del blog, anche in questo momento, con la lucina sulla scrivania, la stufa di fuoco accesa, la campagna fredda lì fuori e voi che pur lontani siete sintonizzati su queste onde di blues. Così, miei cari amici, compagni, confratelli e consorelle, uomini e donne di blues, il vostro affezionato Tim Tirelli vi ringrazia per i bellissimi mesi fin qui passati insieme, vi da appuntamento ai prossimi rock and roll post e vi benedice, appunto, nel nome di Emerson, Lake e Palmer. La messa (nera) è finita, andate in pace. Buona festa del sole.

I Believe in Father Christmas – Greg Lake – 1975

They said there’ll be snow at Christmas

They said there’ll be peace on Earth

But instead it just kept on raining

A veil of tears for the Virgin’s birth

I remember one Christmas morning

A winters light and a distant choir

And the peal of a bell and that Christmas Tree smell

And their eyes full of tinsel and fire

They sold me a dream of Christmas

They sold me a Silent Night

And they told me a fairy story

‘Till I believed in the Israelite

And I believed in Father Christmas

And I looked at the sky with excited eyes

‘Till I woke with a yawn in the first light of dawn

And I saw him and through his disguise

I wish you a hopeful Christmas

I wish you a brave New Year

All anguish pain and sadness

Leave your heart and let your road be clear

They said there’ll be snow at Christmas

They said there’ll be peace on Earth

Hallelujah Noel be it Heaven or Hell

The Christmas you get you deserve.

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Dicevano ci sarà neve a Natale

Dicevano ci sarà pace sulla Terra

Ma invece continuava a piovere

Un velo di lacrime per la nascita (di Gesù) dalla vergine.

Io ricordo una mattina di Natale

Una luce invernale ed un coro lontano

Rintocchi lontani di una campana e quel profumo di albero di Natale

Ed i loro occhi pieni di addobbi  e di fuoco.

Mi hanno venduto un sogno di Natale

Mi hanno venduto una notte silente

Mi hanno raccontato una favola

Fino a farmi credere nell’israelita

E ho creduto in Babbo Natale

Ed ho guardato il cielo con occhi eccitati

Fino a svegliarmi con uno sbadiglio, alle prime luci dell’alba

E vedere oltre il suo travestimento

Vi auguro un Natale pieno di speranza

Vi auguro un felice anno nuovo pieno di coraggio

Ogni angoscia, dolore e tristezza

lasci il vostro cuore e  che il vostro cammino sia limpido e chiaro.

Dicevano ci sarà neve a Natale

Dicevano ci sarà pace sulla Terra

Alleluia Noel, che si tratti di Paradiso o Inferno

Il natale che abbiamo è ciò che ci meritiamo.

(libera traduzione di Tim Tirelli)

INTERVALLO: Tom Jones canta e balla “All Right Now” dei Free

23 Dic

Video fighissimo di un Tom Jones carico come uno schioppo – courtesy of Picca

MOJO 218 – January 2012 e il cd allegato STICKY SOUL FINGERS

23 Dic

THE MAGAZINE: Si può lasciar lì un MOJO con Keith e Mick Jagger negli anni settanta in copertina? No di certo. Bello l’articolo relativo con nuovi interventi dei protagonisti.

THE CD: ” STICKY SOUL FINGERS” – TTTTT

Il cd allegato per una volta tanto è davvero bello. Trattasi di STICKY  FINGERS rifatto da altre band in chiave nera, SOUL suggerisce il titolo, ma più che soul trattasi di FUNK imputanito. Un tiro della madonna e dei suonacci alla porca eva, un disco che sa dell’odore intimo delle donne.

Provate CAN’T YOU HEAR ME KNOCKING dei Bamboos, YOU GOTTA MOVE di Naomi Shelton e la versione strumentale di BITCH dei Sugarmam 3, con i suoi ritmi da Africa nera con hammond e fiati da sballo…e dire che i musicisti sono bianchi.

Buona anche la cavernosa I GOT THE BLUES di Aloe Blacc & Joel Van Dijk. Gli Anthony Joseph & The Spasm Band alle prese con DEAD FLOWERS mi ricordano i WHITE TRASH di EDGAR WINTER del 1971.

MOONLIGHT MILE è da sempre una delle mie canzoni preferite, qui è cantata da LEE FIELDS in maniera più canonica e in linea con il sound nero, ma è ugualmente molto, molto affascinante.

Come Bonus track c’è una stralunata versione di ANGIE trasformata in un blues spaziale e sofferto.

Cazzo che bel cd.

RITAGLI DAL PASSATO:Recensione dell’epoca (1985) di Giancarlo Trombetti del primo album dei FIRM

22 Dic

Non ho idea da che giornale sia preso questo ritaglio. Rockerilla forse? Chissà se Giancarlino se lo ricorda.

 

The Winter Solstice part two…LED ZEPPELIN Four Blocks In The Snow New York 12-02-1975 e il PINK FLOYD “Dark Side Of The Moon” Immersion Box Set

21 Dic

Seconda parte del solstizio passata in soffitta a sistemare le mie cose. Mi ascolto al volume giusto l’ormai mitologico bootleg dei LED ZEPPELIN “Flying Circus” New York Nassau Coliseum 12 febbraio 1975 nella versione matrix (soundboard + audience) chiamata FOUR BLOCKS IN THE SNOW. Arrivo a NO QUARTER e come sempre divento preda della sindrome di Stendhal. Come ho già detto, per perdersi in un bootleg del 1975 dei LZ bisogna superare il fatto che non sono quelli del 1971, che il tour partì malissimo con Plant con la bronchite e Page con un dito rotto e con le droghe pesanti a rendere il tutto sfuocato.  Questo del 12 febbraio tuttavia è un bootleg unico, perché la qualità audio è eccellente e pur tra leedifficoltà Page e Plant cercano di dare il meglio di loro stessi. L’assolo di NO QUARTER mi porta in altre dimensioni e quando Jones inizia a variare la tonalità Jimmy si perde, insiste sul Re minore, si perde e si ritrova…l’effetto – almeno per me – è cosmico. Ascoltato ad alto volume o in cuffia, questo bootleg e questo pezzo in particolare ti portano via. Letteralmente.

Ritorno sulla terra, Emi (amica di mia madre) mi chiama per farmi gli auguri, controllo il cellulino altri sms da Dan, Carletto, Lorenz, LinkAnto…controllo la posta e vedo che Doc mi ha inviato un’email delle sue:

“Love u pal, take a good care of urself & ur missus, and let’s celebrate, for Page’s sake,’till the juice runs down ur skinny legs, Zio pover…and ‘till the Levee Breaks ! Yours truly, the Only One, DoC,  diving deep down the river of whiskey blues, searching for the dogs of doom…deepest than ever, my friend, life is tough…”.

Polbi mi chiama da Detroit, ah il nostro Michigan boy! Lo ringrazio per il bel libro che mi ha regalato sui chitarristi blues…

Arriva poi Lasàurit e mi regala il PINK FLOYD “Dark Side Of The Moon” Immersion box set. Mi tremano le gambe, mi batte il cuore…6 dischetti ed una confezione straordinaria…sciarpa, biglie di marmo, vario merchandising, un photo book, un booklet e tante altre cosine. Una meraviglia. Lo abbraccio questo box set, me lo tengo stretto al cuore. .. la mia bassista preferita mi vizia. Lo so.

Se solo l’Inter stasera mi regalasse altri tre punticini, giocando male s’intende, sarebbe il solstizio perfetto.

The Winter Solstice and The Congregation of the Enlightened Men of the Blues

21 Dic

Eccolo qui l’inverno, cielo coperto, brina nei campi e malinconia confortevole nell’animo. Oggi mi son preso un giorno di ferie, compio gli anni (e poi non ci si sorprenda se la meno col fatto che sono un uomo di blues…son nato in una fredda stazione ferroviaria nella notte più lunga dell’anno…che altro sarei potuto diventare?) e non mi dispiace stare un giorno con me stesso, ascoltare musica, scribacchiare qualcosa per il blog, crogiolarmi della nostalgia tipica di questo periodo legato alla festa del solstizio d’inverno, insomma quello che l’altra gente chiama natale. C’è ancora EMERSON PLAYS EMERSON sullo stereo…BALLAD FOR A COMMON MAN e quel piano che pur non dando risposte ai grandi quesiti della vita te la rende sopportabile.

Tra un po’ metterò il WINTER ALBUM di quest’anno.

Sfoglio facebook e mi accorgo che già un sacco di persone mi hanno fatto gli auguri. Laròby poi mi telefona mentre ordina una pasta con la marmellata in chissà quale bar di Milano, Lalàlli, Biccio, Riff e March mi mandano affettuosi messaggi. A proposito di March, il suo regalo mi ha fatto sorridere, trattasi del libro di Patrick Graham IL VANGELO SECONDO SATANA…Suto mi ha fatto avere un bel quadro-locandina dei BEATLES e Lasìmo un paio di CD giapponesi versione ristampa mini Lp appena usciti: EDGAR WINTER “SHOCK TREATMENT e COVERDALE-PAGE in versione Blu-spec CD…queste persone conoscono il loro pollo, non c’è dubbio.

Marco C, romano di Toscana, mi manda invece un dirigibile di auguri…

Ieri sera assemblea della CONGREGAZIONE DEGLI ILLUMINATI DEL BLUES. Esco dall’ufficio verso le 19,30, ho tutto il tempo che voglio, ma voglio arrivare presto e fare le cose con calma. In macchina alterno un ottimo bootleg del 1975 degli AEROSMITH e i DICKEY BETTS’ GREAT SOUTHERN…

Alle 20,10 sono già al mio posto. Sandro del Kata e la sua collega indaffarati, io lì al tavolo, da solo, a pensare al Madison Square Garden. C’è un albero di natale fatto con dei long playing e c’è quella gran figa di Tina Turner sullo schermo…

(Ieri sera al Kata – particolare: albero di dischi e quella sex bomb di Tina – foto di TT)

Gli altri arrivano alla spicciolata: Mixi, March, Jaypee, Liso, Suto e quindi Picca, Riff e Lorenz. Siamo in nove, ci siamo tutti. Ci mettiamo in cerchio e intoniamo i sacri versi di mastro Gregorio Lago:

Are you confused
To the point in your mind
Though you’re blind
Can’t you see you’re wrong
Won’t you refuse
To be used
Even though you may know
I can see you’re wrong
Please, please, please open your eyes
Please, please, please don’t give me lies

I rule all of the earth
Witnessed my birth
Cried at the sight of a man
And still I don’t know who I am

Ci togliamo il cappuccio, la tensione si scioglie e ci prepariamo a passare insieme quella che diventerà una gran serata. Pizza e birre (per gli altri, io naturalmente ordino la mia fedele compagna ACQUA NATURALE FUORI FRIGO…). Ci raccontiamo a vicenda, ci abbracciamo, ci tocchiamo (virilmente s’intende, non siamo mica finocchi)…bello stare in compagnia degli illuminati del blues. Qualche battuta sul calcio, poche perché se no Lorenz si rompe e Liso potrebbe innervosirsi (unico milanista tra un schiera di interisti), ma Lorenz è ancora un adepto del primo livello, quindi dovrebbe tacere e subire…ma siamo magnanimi, quindi solo veloci accenni alla mia teoria del BARCELLONA come esponente dell’anti calcio, alla modesta Inter di questa stagione e al Milan che sta vincendo 2 a 0 col Cagliari.

Parliamo del fatto che secondo noi i KING CRIMSON sono sopravvalutati. Hanno fatto un bellissimo primo album, importante e suggestivo ma noi pensiamo (su concetto di Picca) che fosse essenzialmente un album di Greg Lake. Infatti, aggiungo io, andatosene Lake, che altri album fondamentali per la storia del rock hanno pubblicato? Nessuno. Per non parlare degli album davvero bruttini fatti con Tony Levin e compagnia. Che bello poter parlare di queste cose senza che nessuno si scandalizzi.

Da lì arriviamo a TRILOGY degli EMERSON LAKE AND PALMER, Paolino Lisoni pronuncia le parole magiche THE ENDLESS ENIGMA, Picca urla “in piedi” in segno di reverenza e tutti ci alziamo con gli occhi lucidi di commozione e rispetto per questa suite che è così bella che ci fa girar la testa.

Adempiamo poi al dovere civico di tirare qualche madonna e quindi passiamo al momento dello scambio dei doni. Io li guardo i miei amici, allegri, sorridenti, pieni di blues e di voglia di stare insieme. Un pacchetto a te, due a me, eccone altri per tutti…il rito vecchio 5000 anni di scambiarsi un augurio di buon auspicio per la nuova stagione che verrà, festeggiando il sole che da oggi torna a splendere di più grazie all’allungarsi delle giornate. I miei amici…Paolino Lisoni cresciuto con Dylan che ora si infiamma per gli ELP e che mi scrive che riguardo JOHN MILES ho ragione io, Picca che si è fatto tutta la discografia dei FREE e di EDGAR e JOHNNY WINTER, March che sta pensando di rimettere insieme insieme i TRENI LOCALI mentre io, Jaypee e Mixi non sappiamo se scherza oppure no, sempre March che ci parla della sua nuova vita a Roma, Riff che arriva trafelato dopo un impiccio (come direbbe Polbi) di lavoro ma che si presenta vestito di tutto punto con le sue camicine fighissime modello DICKEY BETTS, Suto che sorride al pensiero che giovedì 29 ci si possa ritrovare al concerto dei TACCHINI SELVAGGI a Dinazzano, Lorenz che mi spaventa ipotizzando di andare a vivere in Nuova Zelanda (Don’t Live me this way, bro’!), i miei amici..quelli con cui discuter di negozi di dischi ormai rarissimi, di Amazon, di cd in special edition, quelli con cui posso parlare di ENDLESS ENIGMA appunto o dei WHITE TRASH di Edgar Winter o del nuovo vinile di DEATH WISH II che deve arrivarmi direttamente dal sito di Page senza essere preso per un tipo strano.

(The  brothers of the Confraternity of the Blues, da sx a dx circumnavigando il tavolo: March, Mixi, Tim, Riff, Liso, Picca, Sutus, Lorenz, Jaypee – foto di Elkata)

Come farei senza di loro? Certo, ci sono sempre Trombetti, Riva e molti altri con cui parlarne ma il contatto fisico e visivo è determinante e io in mezzo ai miei amici mi sento al sicuro, al riparo dai rigori della musicaccia che si sente oggi in giro e dei blues che questa porca vita ci fa arrivare puntualmente tutti i giorni

Che il signore dell’oscurità, il Dark Lord, ci benedica tutti fratelli e viva i Led Zeppelin, viva l’Inter, viva il sol dell’avvenire.

RITAGLI DAL PASSATO: Melody Maker Readers Poll 1977 /1978 /1979/1980

20 Dic

Mezzanotte passata, sullo stereo EMERSON PLAYS EMERSON …. verso CLOSE TO HOME e HONKY TONK TRAIN BLUES con OSCAR PETERSON…

non so come mai ma mi viene in mente il quadernone con i ritagli musicali che raccoglievo da ragazzo, fine settanta inizio ottanta…vado nel sottotetto, cerco tra le mie cose e lo trovo subito…ah…

Vecchio quadernone
Quanto tempo è passato 
Quante illusioni 
Fai rivivere tu 
Quante canzoni 
Sul tuo passo ho cantato 
Che non scordo più 

I Referendum dei Lettori del MELODY MAKER erano una cosa seria allora, se ne discuteva per settimane…

(Il Quadernone dalla copertina fine anni settanta)

(Da un Ciao 2011 fine 1977/inizio 1978)

(Da un Ciao 2011 fine 1978/inizio 1979)