CHAMPIONS LEAGUE: CSKA – INTER: 2 – 3

27 Set

Beh, me la son guardata da solo, l’orario era di quelli difficili per il rendez vous con Mario. Abbiamo vinto, ma come sempre ho sofferto come un matto. Partita discreta. Bello il goal vittoria di Maurito Zàrate, bello lo spunto di Yuto per il 2 a 0 di John Paul Crazy. Nulla di particolare da segnalare a parte queste due considerazioni:

– ma giuliocesar prima delle partite beve?

-ma massimoranieri ha davvero esaltato àlvarez dopo la partita? aveva bevuto anche lui?

Un solo sms, con Bèssi… la partenza a razzo nel culo del 3 4 3 di Gasperini di questa stagione si fa sentire.

Ho il pacchetto Sky Sport da un paio di settimane, gli altri anni mi compravo le singole partite, mica male saltellare tra i canali e vedersi le altre partite in corso. Mou ne ha date 3 all’Ajax (e un po’ mi dispiace…), il Mancio ne ha prese due, il Trebisonda e il Lille hanno pareggiato e il Basilea per un pelo non ha fatto nero l’old trafford.

Sabato Inter – Napoli, e sarò a suonare a San Martin On The River…ma mi dicono che hanno Sky…quasi quasi faccio partire col concerto gli altri quattro e io li raggiungo sul palco a fine partita…

(Yuto & The Crazyman dopo il secondo goal)

INTERVALLO

27 Set

HIROSHIMA 27 SETTEMBRE 1971

CARTA CARBONE: Lou Reed e Vasco Rossi

27 Set

IMPRESSIONI DI SETTEMBRE

26 Set

“La sveglia che ti sveglia la mattina ti sveglia e non ti chiede come va, arranchi un po’ scontroso in cucina, e dai una occhiata alla città” così recita uno di quei capolavori della ditta Tim&Lor che si chiama guarda un po’ LA SVEGLIA, la nostra HIGHWAY STAR, come dice Lorenz. Mi son svegliato così, un po’ obnubilato e confuso, arrivo in cucina, noto che la mia groupie prima di andarsene mi ha preparato la colazione. Uno sguardo alla finestra ma niente città, solo campagna…ah, già è vero che adesso abito nel posto in riva al mondo.

Scendo le scale, prima di salire sulla blue(s) mobile do da mangiare ai gatti; Patuzzo non c’è, sarà in giro ad azzuffarsi con chi sa quali altri maschi, mentre la Raissa (o Ràissan come la chiama Brian), la Ragni e la Spavve si strusciano contro le mie gambe. Son lì fuori che verso la carne nelle ciotole e vedo un raggio di sole filtrare tra gli alberi, mi volto e mi meraviglio di questo semplice quadretto agreste che vedo più o meno tutte le mattine. Sento l’umore che si aggiusta, l’animo togliersi dalla pena e i miei lineamenti spartani sciogliersi in un sorriso. Per un istante ritorno bambino nelle campagne del nonno a vendemmiare tanti tanti anni fa.

(the place on the world’s edge – foto di TT)

Questo lunedì mi sembra più piacevole del solito. In macchina mi sento un bel bootleg degli YES, “THE YES WHITE ALBUM” e il progressive del gruppo inglese mi accompagna così fin quasi a StoneCity.

Son lì che rollo down the road e penso a Brian, in questi ultimi sabati abbiamo fatto i soliti nostri giri, a tratti più faticosi del solito, e sempre più spesso rifletto sull’avanzare della età, sui colpi che si perdono. Ci siamo battibeccati un paio di volte,  io ce la metto tutta, ma gestire un vecchio non è roba da poco. Mi sento in colpa per le nostre scaramucce, ma poi mi basta vederlo contento quando gli offro un gelato o sentire l’impulso di dargli un bacio (roba che non accadeva da lustri interi) per smetterla di essere sempre così esigente con me stesso e vivere in pace almeno per un momento questo rapporto strampalato che ho col mio vecchio.

(Brian: Ice Cream Man – foto TT)

Penso poi al pranzo  cinegiappo di ieri su invito di Lorenz, io lui e una paio di fan. Pomeriggio poi passato a ripassare certi passaggi a due chitarre, sabato suoniamo a San Martin On The River e non è che siamo preparatissimi (ma in fondo quando lo si è mai?).

(Lorenz al cinegiappo – foto di TT)

Pomeriggio passato a lavorare alacremente su scartoffie di tutti i tipi, per fortuna che il bootleg degli AC/DC Rosemont (IL) 20 novembre 1981 mi ha fatto compagnia.

Sabato l’Inter ha finalmente vinto. Mi spiace per il Bologna, squadra della mia amata regione, ma non potevamo permetterci altri passi falsi. E’ arrivato Ranieri, vedremo un po’. Domani sera sarà già di nuovo tempo di Champions, in Russia contro il CSKA. Meno male che la vedrò insieme a Mario, chissà quanto soffrirò…è già una sfida decisiva, bitchy bitch (porca puttana)!

Tra poco cena con spaghetti ai frutti di mare, poi appuntamento telefonico con Polbino, ripasso pezzi in scaletta e finalmente divano e Sky Sport 24.

Intanto il sole tramonta qui a Borgo Massenzio e settembre pian piano se ne va.

(Sunset on Borgo Massenzio countryside – foto di TT)

“…e la vita nel mio petto batte piano, respiro la nebbia, penso a te…”

BLOG PEOPLE

24 Set

SUTO THRILLS

(Suto versione 1973 Live In Forlì)

“IO SONO INTERISTA” parole e musica di José Mourinho

23 Set

 

http://video.corriere.it/che-inter-vinca-chiunque-sia-allenatore/1be27dee-e5f0-11e0-b1d5-ab047269335c

“Primo: per me il Real Madrid al momento è la cosa più importante. Secondo: io sono interista. Però interista sul serio, non pseudointerista. La mia influenza sulle questioni dell’Inter è nulla, ma io resto un tifoso. Se l’Inter vince sono felice, come tutti gli interisti. E allora sia chi sia l’allenatore, io voglio che l’Inter vinca, che faccia bene, per la felicità mia e di tutti gli interisti. A Ranieri dico solo che spero che sia felice lì come lo sono stato io“. Da quando se n’è andato lei l’Inter ha cambiato 4 allenatori. “Perché io ero un cattivo e nessuno ha nostalgia di me”. JM 23 settembre 2011.

Sì, lo so che l’ho già detto, ma io José lo amo!

 

 

 

 

 

AUTUNNO

23 Set

Equinozio del 23 settembre, oggi inizia l’autunno… così per tirarci su il morale ascoltiamoci la bella e malinconica AUTUMN dell’Edgar Winter Group scritta da Dan Hartman.

(Il video pescato su Youtube è bruttino ma non ho trovato altro.)

Autumn the wind blows colder than summer
Autumn my loves gone with another
I can’t demand anything of myself now
So, I guess I’ll stay here in New England for Autumn, Autumn

The buildings look tall and gray
The birds flying haven’t much to say
They all know that it’s coming again
So I guess they’ll stay here in New England for Autumn, Autumn

Did you ever lose something that you thought you knew
Did you ever lose someone who was close to you
Well, I lost my lover, and my summer too

To Autumn wind blows colder than summer
Autumn my loves gone with another
I can’t demand anything of myself now
So, I guess I’ll stay here in New England for Autumn, Autumn

TALVOLTA SE CHIUDE UN NEGOZIO, MUORE UN’ERA – di Giancarlo Trombetti

22 Set

Quando ero ragazzino, diciamo intorno ai miei sedici, diciassette anni e dunque davvero due o tre vite fa, arrivava ogni tanto un giorno speciale. Era il giorno in cui trovavo nella cassetta della posta una busta bianca con una lunga lista di dischi in offerta; era la promozione periodica del catalogo di Nannucci, un negozio di Bologna che aveva imparato, insieme a un altro negozio di Genova, a distribuire un giornaletto ogni sei mesi, talvolta quasi un anno, per promuovere offerte particolari.

Mi ricordo che quando scoprimmo che si trattava di dischi “bucati” fu una brutta giornata. Nessuno di noi conosceva, a quel tempo, l’abitudine tutta anglosassone di “forare” o tagliare via un angolo, praticare un tassello sulle preziose copertine dei long playing; e mi ricordo che quando il primo rifornimento arrivò a destinazione, ci furono un paio di noi che telefonarono risentiti in sede. Dove ottennero la spiegazione: i dischi costavano di meno, spesso molto di meno, proprio perché erano andati fuori catalogo e i distributori soprattutto statunitensi li immettevano di nuovo nel circuito di mercato dopo averli resi facilmente individuabili. Chi sopravviveva alla sofferenza di vedere devastata una parte dell’Arte che aveva appena acquistato, si consolava col fatto di avere tra le mani un album originale solo un po’ sciupato da un piccolo foro, o da un taglietto. Ma ottenuto a un prezzo decisamente inferiore.

Non dimentichiamo che a quei tempi non è che ci girassero poi tante lirette per le mani…e se tutte finivano lì… La cosa, almeno per me, ebbe inizio tramite un amico conosciuto in collegio. No, non sono mai stato uno di quelli che si spezzava la schiena sui libri, ma quando la condotta raggiunse votazioni particolarmente basse trascinandosi dietro anche il resto – io ero al ginnasio tra il 1969 ed il 1970, capirete, anni un po’ particolari… – decisi di non veder soffrire troppo i miei genitori e di recuperare un anno che avevo lasciato per strada, letteralmente, frequentando più piazze, manifestazioni ed occupazioni che le aule del mio vecchio liceo.

E così mi auto reclusi in un collegio non eccessivamente distante dalla mia città, dove teste calde come me, di ogni genere ed ogni provenienza, venivano collezionate ogni anno per recuperare chi uno, chi due, chi tre anni insieme…piccoli record a modo loro! Là un ragazzo milanese con amicizie nell’emiliano, mi introdusse al culto di Pop Records, un giornaletto a metà tra un catalogo di dischi in offerta ed un comune periodico musicale realizzato in modo molto economico e che faceva riferimento a un negozio ligure, appunto, e mi mostrò per la prima volta il catalogo di Nannucci. I più giovani cerchino ora di immaginarsi un universo in cui non esisteva internet, non erano stati inventati i cellulari e il mondo comunicava sostanzialmente tramite pesanti e ingombranti telefoni neri di formica, spesso attaccati alle pareti, e null’altro se non una busta bianca da affidare alle Poste Italiane. Se ottenere un catalogo a casa pareva alta tecnologia, riuscire ad ordinare un po’ di merce era a suo modo una piccola impresa. Affidandosi interamente alle poste avrebbe potuto significare di vedersi arrivare indietro meno dischi di quelli ordinati originariamente data la lentezza del tramite; attaccarsi al telefono avrebbe potuto tramutarsi in una fracca di legnate da parte del titolare del contratto, dato che fare l’ordine non era esattamente una procedura velocissima ed ai nostri tempi, non esistendo le promozioni invitanti delle belle patonze odierne degli spot televisivi, ogni scatto aveva un costo rilevante. E nessun genitore avrebbe digerito facilmente spiegazioni vaghe e confuse.

Così, all’arrivo della fatidica busta bianca, ci si riuniva come dei coscritti, si tentava di leggerne tutti insieme i contenuti, si finiva col decidere di farla girare in modo che ognuno facesse i conti con il proprio budget, si mettevano insieme tutte le richieste, si aggiungevano un paio di “alternativi” a capoccia in caso di mancanze dell’ultimo minuto e ci si faceva il segno di croce…sperando nella buona sorte. Già, perché dopo giorni di studi, cancellazioni, decurtazioni ed aggiunte, non si era mai certi di quello che sarebbe poi arrivato a destinazione. A meno che, appunto, non si fosse ricorso alla chilometrica telefonata di cui sopra. A beneficiare delle meravigliose offerte del Nannucci eravamo una manciata di fanatici che avevano come scopo principale quello di completare discografie dell’artista preferito, scoprire nuove meraviglie, assaggiare suoni e gruppi di cui si era solo sentito parlare. I giornali specializzati erano scadenti e pochi, la radio lasciamo perdere, la televisione si occupava solo del pop nostrale. Sì, c’era in città un buon negozio, quello che ha permesso nel tempo al titolare di comprarsi un bell’attico di cui un paio di stanze mi dovrebbero essere come minimo intitolate non fosse altro per quanto gli ho devoluto nel corso di una vita, ma dati i prezzi “pieni” non sempre era concesso rischiare un acquisto a occhi chiusi.

Il Nannucci, invece, dati i costi, poteva permetterti di recuperare un pezzo mancante ma non essenziale, un disco di cui avevi sentito parlare ma di cui non sapevi assolutamente niente, un nome altisonante ma ascoltato solo dall’amico di cui non sempre condividevi i gusti. In sostanza: lì potevi rischiare. Fu così che robaccia strana come Deviants, Electric Prunes, Moby Grape, HP Lovecraft, May Blitz, Snafu, Quicksilver e centinaia di altri nomi che citerei adesso a caso entrarono nella mia stanza. Dove non avrebbero mai avuto accesso a cose normali. Il giorno dell’arrivo del pacco e della sua apertura era un rito magico, una macumba bianca, un momento di emozione col cuore in gola cui tutti partecipavano disposti in circolo attorno a un tavolo; ricordo che c’era sempre chi aveva mantenuto la lista delle richieste e mano, mano che i dischi uscivano dallo scatolone venivano assegnati ponendoli davanti al titolare definitivo. I mancanti portavano a un tuffo al cuore che rasentava l’infarto, un disco eccessivamente tagliato o sciupato proprio nell’angolo della copertina gatefold, apribile, veniva accolto con moccoli da scaricatore di porto. Ma il momento era sempre di rara emozione. Mi ricordo che il mio antico “Cream Live Vol 2” venne graffiato dal temperino in fase di apertura ed è ancora così che lo conservo nei miei scaffali e me lo riguardo, ogni tanto, con uno strizzotto al cuore. Perché quei momenti non torneranno più. Non solo perché non esistono più album da bucare, da mettere fuori catalogo, ma non esiste più neppure il negozio Nannucci, chiuso da oltre due anni.

Nannucci era forse il negozio più antico d’Italia e la sua scomparsa non ha rappresentato solo il passaggio da un’era all’altra, ma anche la resa e la scomparsa di una cultura che sopravvive solo nei ricordi e nel coraggio di pochi. Certo, oggi i compact si possono comprare anche insieme alla pasta Barilla ed agli assorbenti intimi ma si tratta solo dei Top 20 italiani, il che, per un appassionato di musica, fa sinceramente un po’ tenerezza…un po’ come se a un appassionato di letteratura si chiedesse il grado di interesse nell’acquistare i libri di Liala al supermercato… No, ce ne dobbiamo fare una ragione: il passato è tale e le nostre sono solo nostalgie di ragazzi un po’ troppo invecchiati. Tradizioni che non ci è stato possibile tramandare, passioni che moriranno con noi. Adesso è necessario solo lasciar spazio al web trading, al negozio dentro il tuo computer, alla speranza che i ragazzi, poco per volta, si sveglino e aprendo per la prima volta le orecchie scoprano che esiste una Montagna Sacra di musica meravigliosa che non attende altro che di essere…comprata. Anche se sinceramente non vedo come ciò possa accadere senza una guida, un faro, un guru.

Qualche giorno fa mi è arrivata una newsletter di un negozio che si è adattato ai tempi e vende la propria merce ribassata sul web; no, nessuna emozione. Ho dato una scorsa, visto che poco o nulla mi interessava, ma ho creduto di fare un gesto carino inoltrando l’email a due giovani che vivono sotto il mio medesimo tetto ma dentro le cui vene non scorre medesimo sangue ed istinti. So per certo che quelle due letterine elettroniche non sono state neppure ancora aperte. Così ho chiuso gli occhi, ripensato a tutto quel che vi ho raccontato e tenendo per mano un originale catalogo Nannucci di un paio di ere geologiche or sono e giunto ai nostri giorni per puro caso, ho concluso che non è servito a niente. Non è servito accumulare migliaia di oggetti che spariranno dall’uso quando io sceglierò di andare a vedermi nuovamente Frank di persona; non è servito a me, in fondo, perché passione e cultura sono cose che acquistano il loro valore anche se vengono tramandate, in qualche modo, se passano di mano restando vive. Ho solo concluso tra me e me che tutto quel darsi da fare che continua come una febbre che non scende mai mi ha donato un nuovo modo di vivere, di discernere, di gustare, di sorridere e farmi battere il cuore. E anche se non riuscirò mai a regalare ai miei nipoti quelle note che continuo a ritenere essenziali per un bel vivere…sono felice di sentirmi ancora scorrere i brividi sulla pelle dopo quarant’anni e passa di ricerche e raccolte. Perché al mondo c’è proprio poco, ma poco, più bello di una sequenza di note ben costruita e di uno spicchio di sole a illuminarle.

Giancarlo Trombetti

CARTA CARBONE: Vasco Rossi e Ozzy Osbourne

21 Set

Un uomo chiamato LED ZEPPELIN II (e uno ITTOD)

21 Set

Un americano di 64 anni, mentre presentava istanza di divorzio ha presentato anche quella per cambiare nome, da George F Blackburn di Bethalto, Missouri a LED ZEPPELIN II di Bethalto, Missouri. Qui sotto l’articolo.

Domani vado all’anagrafe di Nonantola e chiedo di cambiar nome in IN THROUGH THE OUT DOOR, detto ITTOD.

Domani sera alle prove già lo sento Lorenz: “Zio Can, ITTOD, quand’è che facciamo MISSISSIPPI QUEEN dei Mountain?”

Dovrò rifare la autocertificazione per il ticket sanitario e la carta di identità:

Cognome: THE OUT DOOR

Nome: IN THROUGH

Data di Nascita: 15 Agosto 1979

Carnagione: seppia

Lo sento già Brian dirmi ” Ittod, fommia la zughèda al superenalòt?”

Vedo già le email di certi fornitori: ” Gentilissimo In Through,  la lunga crisi economica ci costringe a…” oppure “Gentile sig. The Out Door, in merito alla sua gradita richiesta le inviamo…

Se non altro i miei amici saran contenti: quando riceveranno un mio sms capiranno all’istante che lo mando io e non il gestore telefonico.

(Eccomi ritratto durante un viaggio in Giappone)

 

http://rocknewsdesk.com/world-news/call-me-led-zeppelin-ii/3534/

Call me Led Zeppelin II
64-year-old cheers himself up during trip to deal with divorce papers by filing official name-change documents at the same time.

What’s in a name: Led Zep
A 64-year-old rock fan officially changed his name to “Led Zeppelin II” during a trip to file divorce papers.

And the former George F Blackburn of Bethalto, Missouri, says the move has improved his quality of life, with fellow Zep fans buying him drinks when they find out his legal title.

Zeppelin was in a courthouse dealing with the paperwork surrounding the split from his third wife when he decided to fill in one more form.

He tells STL Today: “They changed my life forever, and that’s my whole reason for doing this.”

Now even his ex-wife calls him “LZ” and friends refer to him as “Zep”.

He says: “I don’t want to appear to be some off-the-wall drug addict idiot. I just changed my name from the standpoint that I can be a better person than I used to be.”

Some people still call him George – and that’s okay too: “I want them to be comfortable. I reinvented myself. Since I became Led Zeppelin, my life has improved a thousandfold.”

In most parts of the US a name change can take place more or less instantly once applicants complete the paperwork, pay around $200 and have an announcement placed in a local newspaper.