Cala il gelo tra Tim Tirelli e Massimo Moratti

27 Giu

Ero al mare quando Leonardo ha deciso di lasciare l’Inter, non potendo collegarmi a internet frequentemente – come faccio di solito –  per poter seguire la vicenda, aspettavo di comprare La Gazza al mattino. Mi è parso da matti essere a metà giugno e aver già a che fare con la ricerca di un nuovo allenatore, d’altra parte sono un tifoso dell’Inter e con l’Inter non ci si annoia mai.

(Leonardo il francese)

Ho voluto bene a Leo, non sono come molti milanisti o juventini che vogliono come allenatori bandiere della loro squadra, non mi interessa, vorrei solo che chi è alla guida della mia squadra sia intellettualmente pronto, incorruttibile, competente e che abbia una certa eleganza. Mica roba da poco, lo so ma tant’è…

Leo si è adeguato a fare l’allenatore, ma il suo ruolo naturale forse è un altro. Ha fatto abbastanza bene da noi, secondi in campionato, coppa italia… non male, certo che quei sette goal in due partite dallo Scalke 04 e quel derby di ritorno perso in maniera netta senza che ci fosse mai partita (derby che se avessimo vinto ci avrebbe probabilmente portato un nuovo scudetto), non riesco a dimenticarli. Non mi rammarico troppo quindi, non era un vero allenatore ma la sua partenza ci ha spiazzati (capisco comunque che sia difficile resistere ad una offerta come quella degli arabi padroni del Paris Saint Germain).

La sfibrante ricerca del nuovo mister, mi ha lasciato spossato e interdetto. Ad un certo punto c’è stata una grossa crisi tra me e Massimo Moratti: quando il presidente ha  chiesto a Fabio Capello di diventare l’allenatore dell’Inter. Glielo ha chiesto, cazzo! Fabio Capello, l’allenatore della Juve del periodo Moggi e Giraudo, l’allenatore che non ha mai preso le distanze dal loro operato, l’allenatore che commentando lo scudetto del Milan di quest’anno ha detto “E’ il primo scudetto vero dal 2006 ad oggi”. Come ha potuto chiederglielo? Come, cazzo! Se fosse arrivato non avrei potuto sopportarlo, mi sarei ritirato dal calcio sino a quando non sarebbe arrivato un altro. In quei giorni Massimo Moratti mi spezzò il cuore ed è da allora che lo guardo con sospetto, ed è dura per me guardare con sospetto uno a cui ho voluto un gran bene.

(MM – l’oggetto delle mie pene sentimentali)

Abbiamo preso Gasperini, credo sia bravino, ma sa un po’ di ripiego tuttavia se la società lo supportasse potremmo avere qualche chance di far sì che la stagione che va ad iniziare non sia di transizione,  in attesa di Guardiola o – e vedo già le stelle – del ritorno di Josè Mourinho. Anche nella faccenda Gasperini ci sono stati aspetti da far accapponare la pelle: il suo preparartore atletico era Ventrone, quel “marine” che “preparava” la Juve di quel periodo – diciamo così – un po’ discutibile in cui tutti i giocatori avevano i muscoli di Hulk. Quel periodo in cui si parlò di doping, in cui ci fu un processo di alcuni anni, in cui il loro dottor Agricola fu condannato a 22 mesi per “frode sportiva e somministrazione di farmaci pericolosi per la salute” mentre la Juve fu assolta.  Portarci in casa Ventrone sarebbe stato deleterio per me. Meno male che non è stato così, ma resta il fatto che mi si era gelato il sangue.

(John Peter Gasperini)

Il fatto è che non stiamo facendo campagna acquisti, non stiamo comprando nessuno di rilevante e tendo ad essere pessimista e anche se non voglio la mia mente vola verso la stagione 2012-13. Guardiola ha una faccia da uomo di blues e mi piace, anche perché il suo Barcellona sta dominando il football degli ultimi anni, potrebbe essere l’uomo giusto.

(Pep uomo di blues)

Il mio sogno è un altro, inutile ripeterlo … e solo al pensiero che Josè torni da noi mi sento galleggiare nell’aria, come  succede quando si bacia una donna di cui siamo follemente innamorati. Salvo clamorose notizie, arrivederci alla stagione 2012-13 dunque.

(mon aMOUr)

INTERVALLO: a new hot band

27 Giu

by Picca

(PS: certo che in fatto di camice Stills è un vero intenditore- ndtim)

COWBOYS A LEVIZZANO RANGONE

25 Giu

Ventennale dei Tacchini Selvaggi

Nell’ambito del FARM AID di Levizzano Rangone (MO), ieri sera – nel cortile del castello- festa grande per i TACCHINI SELVAGGI (gruppo country/southern rock). Sono amico con Suto (Giancarlo C. – uno dei due cantanti-chitarristi) da almeno 21 anni e da circa un lustro con gli altri due membri storici del gruppo (Mauro M. e Daniele M.), non potevo mancare quindi  anche perché è con loro che devo condividere la mia bassista preferita, Lasàurit. I ragazzi festeggiavano il ventennale del gruppo, la serata sarebbe stata piena di ospiti (tra cui March) e mi sarei visto con Lorenz e Jaypee. Gioco sempre a fare un po’ lo snob con i TACCHINI e con la loro iconografia fatta di bandiere sudiste, balle di paglia, cappelli da cowboy, stivaletti da cowboy, musica da cowboy. Uno cresciuto con PAUL RODGERS, JIMMY PAGE, gli EMERSON LAKE AND PALMER  e un certo modo di pensare europeo non è che si trovi proprio a suo agio tra quelle melodie e quelle tematiche, ma bere un goccio di Wild Turkey ogni tanto fa sempre bene.

(Il castello di Levizzano Rangone)

E’ venerdì sera, chiudo l’ufficio e da Stonecity mi dirigo verso Levizzano. Arrivarci è sempre un balsamo per l’anima…il dolce declivio delle colline, quei vigneti che ricamano il profilo delle stesse, il castello che ti appare all’improvviso sulla sinistra dall’altra parte della piccola valle mentre lo stereo della macchina passa SIMPLE MAN (non  quella LYNYRD bensì quella della BAD COMPANY). Non sono nemmeno le 20, i ragazzi sono ancora in braghe corte (braghe corte? Ma cazzo! an s’è mai vest Johnny Winter in breghi curti!), hanno da poco terminato il soundcheck. E’ già presente anche March, che cantò col gruppo per un certo periodo anni fa, sono qui anche per lui, è la sua rentrèe…non calca un palco da 5 anni e lo sento emotivamente coinvolto, con lui c’è Miss Rigby, la sua groupie.

(March e Miss Rigby – foto Lasàurit)

Arrivano anche Lorenz e Jaypee. Ordiniamo grigliata e patatine per tre. La atmosfera (e i tempi di attesa) sono quelli da allegra festa paesana. I Tacchini stanno mangiando le loro pizze, Daniele – il batterista – nella sua ci trova dentro un chiodo.

(The nail in Daniele’s pizza – foto by Lasàurit)

(Lorenz, Jaypee & Tim waiting for the grigliata – foto di Lasàurit – notare l’uomo dietro di noi che vuol entrare nella foto)

(Lorenz, Lasàurit, Jaypee – foto TT)

I tavoli su cui mangiamo sono posti su un cimitero sconsacrato. Fischietto il primo pezzo del primo dei BLACK SABBATH. La toilette è posta in una chiesa sconsacrata, mi sposto dove un tempo c’era l’altare, tiro una madonna e fischietto il pezzo n.4 del primo album dei BLACK SABBATH con Ronnie James Dio. La serata promette bene.

I TACCHINI salgono sul palco e iniziano il loro spettacolo. Sono un po’ tirati, probabilmente sentono l’emozione della serata particolare, ma pian piano si sciolgono e tornano a trottare di buon passo lungo i loro sentieri. Amici ed ex componenti del gruppo si alternano sul palco. Poco prima di metà concerto è la volta di March. Con lui i Tacchini propongono HOT DOG e DOWN BY THE SEASIDE, due degli episodi più country dei LED ZEPPELIN, e SIMPLE MAN dei LYNYRD SKYNYRD. Vedo March sul palco e riconosco il rock and roll singer che è stato al mio fianco per dodici anni.

(Tacchini Selvaggi a Levizzano – The current line up – foto TT)

(I Tacchini & guests: sudisti a Levizzano – foto di TT)

Accompagno Lorenz e Jaypee al pub giù in paese. Lorenz si beve un paio di MCCallan, io ne assaggio uno e poi mi sparo tre tisane al ribes rosso. C’è un sacco di gente, ma son tutti giovanissimi e giovanissime e bevono un bel po’. Ad un certo punto un paio di fighe vengono verso di noi, ma sono la Giorgia – compagna di Lorenz – e la sua amica. Volevo ben dire! Chi può mai essere – tra quelle giovinette – interessata a tre uomini di blues?

Torniamo al castello. I Tacchini chiuderanno col superclassico FREE BIRD ed è la volta di Lorenz, nostro guitar hero locale.

A fine concerto abbracci e pacche sulle spalle con Suto Mauro e Daniele. Con Lorenz e Jaypee  rimaniamo poi a parlare fino a notte inoltrata. Bella serata. Rimonto sulla Croma Blu, infilo Rory Gallagher NOTES FROM SAN FRANCISCO nelle lettore e torno verso la terra delle teste quadre.

Mi infilo nel letto verso le 3, leggo un po’ l’ultimo numero di LINUS, recito la preghierina a ROBERT JOHNSON e cado in sonno dal sapore Texano.

Sarà anche un caso, ma stasera, mi son guardato su Sky il film CRAZY HEART con JEFF BRIDGES. Ormai e mezzanotte, è ora di tornare sulle mie strade e così chiudo questo sabato di giugno ascoltando la 25 silver anniversary edition di CUT LOOSE di PAUL RODGERS.

LA PRIMA VOLTA: Frank Zappa

24 Giu

L’idea di una serie di articoli chiamata LA PRIMA VOLTA l’avevo in mente già da un po’, perché pensavo potesseessere interessante il racconto di un incontro che quasi sempre ci ha cambiato la vita, o che  comunque ha fatto sì che la stessa fosse più nostra, più adatta a noi stessi. La spinta decisiva me la ha data Lorenz un po’ di tempo fa: parlavamo di JOHNNY WINTER, chitarrista che entrambi amiamo moltissimo (parlo del periodo 1970/75), io sono più legato al live del 1971, lui a quello del 1975 e ad un certo punto mi fa “Zio can, Tim, la prima volta che ho ascoltato CAPTURED LIVE mi son cagato addosso”. Badate bene che Lorenz non è un chitarrista da parrocchia, è un vero guitar hero, uno che non si spaventa mica tanto facilmente, eppure al solo pensiero di quel momento si è lasciato andare candidamente a quel commento, così modenese nei modi e nei toni,  arricchito da una espressione al contempo fredda e piena di sfumature mistiche. Iniziamo quindi questa mini serie di considerazioni musicali ed è un onore farlo con uno scritto di GIANCARLO TROMBETTI, firma storica e di altissimo lignaggio del giornalismo musicale italiano.

LA SECONDA VOLTA

Non è detto che le prime volte siano davvero tali. Spesso sono le seconde che risultano indimenticabili. La mia prima volta con Zappa fu surreale; non avevo praticamente quasi mai assimilato le poche cose che possedevo, parlavo un inglese basico..”the cat is on the table”…ed ero un rocchettaro inguaribile. Se un pezzo non aveva almeno due assolo, non veniva preso in considerazione dal mio cervello stile Homer Simpson. Avevo diciassette anni la mia prima volta e venni fisicamente trascinato da un giovanotto quattro o cinque anni più anziano di me a Bologna dove, senza rendermene del tutto conto, mi venne concessa l’illuminazione sulla via di Damasco. Impiegai un po’ di tempo ad accorgermene, però.  I tre anni che separarono quel primo incontro con “La Musica” al primo, vero appuntamento fortemente voluto, li ricordo oggi come la separazione di certe nostre nonne dal marito partito per la guerra o l’abbraccio tra Penelope e Ulisse dopo tanto penare. Il primo, secondo, ma vero incontro avvenne in un palazzetto di Lugano, anzi, esattamente Mezzovico, il 13 marzo del 1976. Ricordo ogni momento di quella giornata, di quel viaggio, dei miei due compagni e ricordo nota per nota le due ore di spettacolo.

Ricordo la neve, la calca per entrare, un ridicolo registratorino a cassette di dimensioni di poco inferiori a un frigo portatile con un microfono grosso come un cono gelato da 5 euro che fu destinato a immortalare la serata e a perpetrarne le emozioni. Ricordo perfettamente un negro pelato, altissimo, sul palco con un kimono mimetico che con un piccolo puntatore tipo laser si spostava sui due lati dell’amplificazione e indicava a un paio di scagnozzi nella platea i furbacchioni che stavano registrando, inviandoli a sequestrare il materiale. Ricordo anche che la mia attrezzatura era così datata, già allora, che non essendo dotata di quei minuscoli led rossi che indicano il corretto funzionamento del marchingegno, non venne mai notata dal cannibale. Che solo anni dopo scoprii essere tal John Smothers, da Baltimora, guardia del corpo di Frank e maestro nel sequestro oltre che della torchiatura di ignari registranti nel cui elenco compare anche l’amico Red Ronnie, Zurigo 1980.

Ricordo la formazione a cinque, con il recuperato Roy Estrada, con Napoleon Murphy Brock e con un batterista giovanissimo, appena scoperto nel micidiale “Bongo Fury” e presentato come: ”Little skinny Terry “Ted” Bozzio  on drums”…ricordo un tastierista con una sorta di tastiera-sassofono, Andre Lewis che Zappa sfotteva introducendolo come “Andre Lewis on keyboards and on a thing that he thinks that he blows in the middle of the show..”. Ricordo la recensione delirante di Ciao 2001 un mesetto dopo l’evento da parte di chi non aveva certo assistito al concerto (…ma le foto erano proprio DI quel concerto ed era quello che contava di più!) e credo di avere ancora da qualche parte il trafiletto di Muzak (un mensile amato a metà settanta) che spiegava come Zappa si fosse presentato “con un quartetto formato da soli negri”! Come se Bozzio ed Estrada lo fossero: paleontologia del giornalismo rock. Ricordo con affetto che quello fu l’ultimo concerto delle Mothers of Invention, nome che Zappa abbandonò proprio dal tour successivo e sono orgoglioso di aver sul mio antico nastrino di due ere geologiche fa, l’ultima presentazione delle Mamme…”Your five favourite relatives…The Mothers!”…

E ricordo di non aver mai abbandonato quei due nastri (centoventi minuti di musica) per mesi, al punto che oggi, se solo sapessi suonare qualcosa in più del mio impianto stereo, potrei ripetere nota per nota tutti quei brani. Incluso l’unico inedito che Frank abbia suonato a memoria d’uomo e mai più ricomparso altrove; una sorta di canzoncina anni ’50 dedicata a tal Pinky. Forse una elaborazione grezza di quella che poi sarebbe divenuta “Miss Pinky”, ma che con quella canzone nulla aveva in comune. Ricordo anche che quel nastrino amatoriale divenne per anni una cosa-da-avere nel circuito dei cacciatori di nastri, tanti anni fa, all’inizio del web…Ricordo un lunghissimo blues strumentale con una serie infinita e alternata di assolo, di sax, di tastiera, di chitarra, fino all’apoteosi finale con Lewis che filtrava il suono di Zappa donandogli sonorità incredibili. E ricordo anche che non ne beccai il nome vero né dal vivo, né dalla registrazione, scoprendo solo in seguito che si trattava di “Black napkins”.

Ma il ricordo più vivo è nella nascita di un amore viscerale, del cambiamento del mio stesso approccio alla vita, all’uso dell’ironia. No, non sto esagerando. I miei vent’anni furono il punto di svolta, il momento in cui qualcosa mutò nello sviluppo…del Giovane Trombetti. Io credo di aver sviluppato una teoria per la quale, quando il feeling è così immediato e spontaneo, quando coinvolge non solo i sensi ma anche i contenuti, la visione della vita, arriva al punto di modificare, forse inconsciamente, anche l’approccio alla vita medesima. Ed ho l’impressione che tutto questo non sia cosa che possa accadere con chiunque, ma solo con chi, conla sua Arte, possa indicare anche un differente modo di riflessione sulla vita, sull’autoironia, sul sarcasmo e i rapporti con il mondo. E Zappa, a mio parere, con la sua caleidoscopica visione del mondo, con il suo pensiero schietto e corrosivo, con la sua opinione incredibilmente lucida della politica e degli avvenimenti, con le sue citazioni secche e devastanti avrebbe davvero potuto essere un opinion leader pur senza mai prendere in mano una chitarra. Ecco perché da quella sera, dopo aver assistito per la prima volta al miracolo di una Musica che prende forma che si materializza e diventa viva davanti ai tuoi occhi, che si sviluppa prendendo direzioni imprevedibili e talvolta difficili da afferrare per poi compensarsi alla fine del Rito, ho davvero cambiato il mio pensiero.

Ricordo che con una gestualità esplicita, alla fine dello spettacolo, Zappa afferrava la sua musica nell’aria, la abbracciava, la comprimeva sempre di più fino a farne un pacchettino immaginario da gettare in pasto al pubblico.  Sì, penso che Zappa abbia condizionato – qualcuno malignerà nel male ma io credo il contrario – la mia adolescenza e il mio approccio agli altri esseri viventi. Beatles, Stones, Zeppelin, Sabbath, Who, Tull,  La California e milioni di altri hanno formato l’ossatura del Giovane Trombetti. Zappa ne ha curatola mente. Eccoperché quando penso al Maestro non commetto mai l’errore di confonderlo con il resto della musica. La sua è Musica che diventa religione. Il resto è solo, immortale, rock and roll.

Per questo gli sarò eternamente grato, per avermi fatto migliore.

Dopo quella volta ce ne furono altre due o tre per ogni tour. Ricordo di aver fatto di tutto per farmelo presentare e di essere rimasto senza una parola quando me lo sono trovato davanti la prima volta. Ricordo di essermi sembrato un deficiente e sicuramente lo ero. Ricordo che l’unica volta in cui fui in grado di parlare come un bipede pensante fu al telefono, quando mi resi conto che avevo sbagliato tutte le domande che gli avevo posto e che furono il caso e Michael Jackson a far tornare sui binari di un’intelligente chiacchierata quel momento di stordimento. Ricordo di essermi spupazzato qualche suo musicista il cui principale merito era quello di starsene sul palco con mio unico Dio. Ricordo di aver cercato insieme all’amico Luca una…chiamiamola “compagna” per Smothers proprio qui, a Viareggio, ed averla vista scappare dopo aver saputo che era con quel blocco di marmo che avrebbe dovuto avere a che fare. E ricordo di aver compreso che da quel dicembre del 1993 qualcosa si sia rotto dentro di me. Mi sono reso conto che mi interessa più poco di tutto il resto, che ho perso stimolo ad andare ad assistere al perpetrarsi di un rito cui manca, per me,la Summa. Miaccorgo che mi manca e mi mancherà sempre di più poter ricaricare le batterie assistendo a un suo spettacolo; quelle batterie che devono restare cariche per affrontare l’altra faccia dell’intrattenimento. Ho capito quanto larga sia la forbice tra quella Musica e tutta l’altra ed è forse per questo che mi getto su ogni pezzetto di plastica legale o illegale con la speranza di trovarci un’indicazione nuova, una sorpresa, una nota diversa. Così come mi manca tanto Gaber, un altro che mi ha aiutato molto a maturare a un altro livello e a non farmi condizionare se non dal mio povero cervello. Che va sempre usato.

Così a volte mi sento più solo, spaesato, ed è per questo che mi butto su tutto il resto, trovando giusto un po’ di conforto. Ma non su niente che abbia a che fare con certe recenti tendenze. Lì sì che si nasconde Satana…

GCT giugno 2011

HAIRIC CLAPTON – Viaggio nella capigliatura di Manolenta

23 Giu

Un altro post  del nostro Picca:

By Picca

INTERVALLO – Led Zeppelin (MK) IV

22 Giu

(RP dei LZ e Tommy Bolin dei Deep Purple MK IV)

 

INTERVALLO: Jesus Christ Superstar

21 Giu

 

Quando io e Polbi ci vogliamo bene

20 Giu

Quando io e il mio amico Polbi non passiamo il tempo a punzecchiarci sui nostri gusti musicali che sconfinano dai territori comuni, ci mandiamo sms zuccherosi come questi:

POLBI/POLBEE – “Carissimo sono molto contento delle riflessioni smosse sul blog, spero anche tu, e’ bello che sia un luogo dove parlare di queste cose a questi livelli. Devi esserne orgoglioso vecchio mio! Ti ho scritto una email ma ho dimenticato di dirti che su Alias di sabato c’era una recensione entusiastica di Death Wish (intendi l’album Polbi?ndtim). Lo definiscono un vero capoavoro. Penso ti farà piacere. Ora me lo dici che gli STOOGES un pochino ti piacciono?!?”

TIM/TEAM – “La bella email l’ho letta prima, spero di risponderti domani, sono incasinatissimo…lavoro, band, pezzi che sto sistemando con Lorenz, blog, ah! Sto ascoltando gli MC5, e poi non dire che non ti voglio bene“.

POLBI/POLBEE – “Corro a mettere i BAD COMPANY nel lettore!

Bad Company

Un pensiero per Howard Mylett 1947-2011

20 Giu

Ho appena saputo che se ne andato anche Howlett Mylett, nome che risulterà famigliare ai fan dei Led Zeppelin. Howard è stato il primo a tener conto – fotograficamente,  e giornalisticamente – in maniera dettagliata della storia dei Led Zeppelin. Fan inglese di Brighton, nel 1975 pubblicò il suo primo articolo sul New Musical Express. Nel 1976 il suo primo libro “LED ZEPPELIN”, a cui ne seguirono altri: IN THE LIGHT (1981), TANGENTS WITHIN A FRAMEWORK (1983) e due libri fotografici ON STAGE ACTION e FROM THE ARCHIVES. negli anni novanta pubblicò ON TOUR WITH LED ZEPPELIN.

Con quei libri io ci sono cresciuto.

Howard fu invitato varie volte da Peter Grant e Jimmy Page e a partecipare ad alcuni eventi dedicati ai Led Zeppelin, e sempre loro due lo consultarono spesso visto la sua grande conoscenza in materia Zeppelin.

Sono stato in contatto per molti anni con Mylett, ci siamo scritti molte volte, nel 1986 in dicembre lo sentii anche per telefono: ero a Londra e fu lui a darmi l’indirizzo della Tower House, la casa Londinese di Page. Ricordo una vero gentiluomo, cortese e disponibile.

Mi spiace davvero tantissimo. Grazie di tutto Howard.

Sul sito di Tight But Loose il personale e dettagloiato resoconto di Dave Lewis ricco di fotografie.

http://www.tightbutloose.co.uk/tblweb09/?p=10315

 

CALCIOPOLI – DELITTO E CASTIGO / aggiornamento /

20 Giu

Ho aggiornato il post (dallo stesso titolo) del 18 giugno che si trova poco qui sotto.