Comunicavo via sms con Polbi ieri, mi scriveva del libro allegato alla prima uscita della collana dedicata ai DEEP PURPLE da parte del settimanale l’Espresso. Mi spiegava che il libro in questione non era niente male, ma stoico come pochi gli spiegavo che stavo provando a resistere, che dovevo resistere, che non potevo lasciarmi andare e comprare per la terza o quarta volta quegli album che già possedevo in varie versioni appunto. Ho così chiesto a lui di mandarmi una sua considerazione su quel libro; la trovate qui sotto.

A me per lungo tempo i Deep Purple sono stati sul cazzo.
Ero giovane e fesso, tutti continuavano a paragonarli agli Zeps e allora a me giravano. Quelli erano solo un gruppo hard rock come tanti, mentre i led Zeppelin…beh, loro facevano parte di un altra categoria, loro giocavano in champions league con gli Stones, Beatles, Dylan, Velvet Underground…altro che hard rock!
Poi uno cresce e le cose si fanno un po’ più complesse, i confini meno netti, gli steccati si sfaldano col passare degli ascolti…ed ecco che stamattina mi sono andato a comprare la mia bella copia dell’Espresso con allegato Deep Purple In Rock. Rincoglionimento estivo? Senilita’ precoce? Consumismo da edicola? No, giuro, niente di tutto questo, e’ che quel disco a me ora piace tantissimo e non l’ho mai comprato in cd, allora ho approfittato. E me lo sono sparato a volume indecente appena tornato dalla mia giornata di lavoro in mare. Si, e’ proprio un gran disco di solo Hard Rock con la maiuscola e, dico oggi, non mi sembra affatto poco. Con la testa piena di queste elevate riflessioni mi sono messo a sfogliare il libretto allegato. Non sono un esperto dei Purple, quindi mi sono goduto la storia della band, le varie formazioni, la discografia, le foto. Una molto bella della Mark I con le fidanzate, e un altra di Coverdale e Huges che fumano sigari e bevono liquore in un parco principesco.
(nella foto: I Deep Purple mark II a Roma nel 1971)
Pensando ad alcuni testi di Coverdale sul blues c’e’ veramente da schiattare dal ridere, questo nella vita credo abbia fatto praticamente solo la rockstar, per giunta bello e ricco sfondato, sai che blues, sai che tormenti interiori sempre in tour in alberghi cinquanta stelle e i capelli messi in piega. Lasciamo perdere, lasciamo perdere, che non e’ di questo che volevo parlare, ma del resto del libretto.
Ci sono due articoli molto interessanti di Assante e Bertoncelli, il primo sull’ Hard rock, il secondo sulla chitarra nel rock. Soprattutto l’articolo di Assante mi e’ sembrato stimolante e magari degno di qualche riflessione su questo blog, che dell’hard rock ha fatto una sua bandiera, con lettori e contributi estremamente qualificati in materia. Allora, più o meno la tesi del giornalista e’ questa: L’Hard non e’ un genere ma un modo di fare le cose, di suonare più duro e più forte in un ambito rock molto ampio. Non e’ una moda, non e’ un qualcosa di facile codificazione con precisi riferimenti estetici e rituali quali invece possiamo ritrovare nell’heavy metal. Il nostro tenta una interessante analisi partendo da un’osservazione storica singolare. Dylan, nel suo famoso tour elettrico del ’65 non fece altro che suonare la sua musica in maniera piu’ forte, elettrica e distorta. Ovvero, hard. Cosi come hard erano i Kingsmen di “ Louie, Louie” e i Kinks di You really got me. Gli Stones di “Satisfaction”, gli Who, gli Yardbirds e gli Them. Hendrix protagonista di una psichedelia blues, elettrica e distorta come non mai.

(nella foto: i Deep Purple mark III nel 1974)
Fino al giro di boa degli anni sessanta, con la fine delle utopie comunitarie accompagnata dal suono devastante dei Blue Cheer, forse la prima band Hard a pieno titolo. E poi in Inghilterra nel giro di pochissimo tempo quattro album fondamentali come Led Zeppelin III, Paranoid dei Sabbath, Deep purple in Rock e Who’s next. Musica fatta di potenza e volume, ma non superficiale, ricca di profondità e significato. Assante continua sino a tracciare una linea che arriva al punk del 77 e al grunge di Seattle dei primi novanta, viste come diverse e nuove forme di musica Hard rock. Secondo me, se a questo quadro di insieme aggiungiamo la musica hard di Detroit, Stooges e MC5 su tutti, la connessione con il glam, il punk e cio’ che ne e’ venuto fuori dopo risulta proprio chiarissima. Raw Power di Iggy and the Stooges e’ prima di tutto un disco Hard rock, nei contenuti, nelle forme e nelle dichiarazioni degli stessi autori. Sappiamo anche che i primi punks londinesi amavano i Motorhead di Lemmy e membri dei Sex Pistols suonarono in una band con gli hard rockers Thin Lizzy. Insomma, direi che valga la pena leggerlo questo articolo non banale, non convenzionale, sull’Hard rock.
Per quanto mi riguarda mi fermo qui e vado a sentirmi il nuovo dei Graveyard, band hard composta da ventenni scandinavi…oppure gli Stooges live nel ’73…O il secondo degli Atomic Rooster…
(Paolo Barone giugno 2011)
(nella foto i Deep Purple mark II)
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