Un pensiero per Clarence Clemons – 11/01/1942 – 18/06/2011

20 Giu

Ho chiesto a Picca – gran conoscitore e amante di Springsteen –  se voleva scrivere qualcosa a proposito della scomparsa di Clemons, ma devo averlo preso in un momento blues (“Ci sto pensando da ieri sera e, vuoi sapere una roba? Non mi viene niente. A parte una foto. Sono inaridito, nell’oscurità ai margini della città”), così mi ha mandato solo la foto qui sopra.

Clarence se ne è andato sabato, a causa di un infarto. Gran personaggio, pedina fondamentale della E-Street band di Bruce Springsteen. Rivolgiamo a lui questo semplice pensiero denso di affetto. Ciao Clarence.

Sunday morning with Brian & Il ritorno di Doublene

19 Giu

Domenica mattina con Brian. La cosa lo ha un po’ destabilizzato perché il giorno deputato è il sabato, ma son riuscito a fargli passare i blues. Espleto le solite formalità: mi trasformo in badante e lo aiuto a farsi la doccia, mi trasformo in ragioniere e gli revisiono i conti settimanali, mi trasformo in infermiere e gli faccio l’iniezione di vitamine.

Conficco l’ago in Brian ‘s ass e gli chiedo “Brian, ti ho fatto male?”, lui pronto risponde “chi non soffre non gode“. Potrà anche perdere qualche colpo, ma il vecchio Brian è sempre sul pezzo.

(Brian si gusta il caffè al Bar K2)

Colazione al bar K2 di Ninetyland. Due brioches e due caffè macchiati. Nel parcheggio stiamo per salire in macchina e sul vetro sporco della Croma Blu scrive W Ste. Gli chiedo “Viva Stefano? Ti riferisci a me? Perchè?” e lui ” Perchè sei tutta la mia vita“. Ecco quando un papà, con cui naturalmente non hai avuto un rapporto proprio facilissimo nel corso della vita, ti dice una cosa del genere, ti spiazza.

Passiamo nella casa dove abitavo prima a ritirare la doppiomanico, sono quasi tre anni che sono separato da lei. Lascio Brian giù a far due chiacchiere con Vasco, un altro giovanotto del 1929. Ritrovo “Doublene” nel ripostiglio, custodia impolverata.

(Vasco & Brian)

Raccolgo Brian, saluto Vasco, lascio Brian a Modena a casa sua e torno verso il posto in cui vivo. Apro la custodia, mille ricordi…ah Doublene, amante difficile da soddisfare, ma sempre affascinante e piena di sorprese. Bentornata tra le mie braccia, tesoro.

(Tim & Doublene  – di nuovo insieme)

L’Espresso + La Repubblica: DEEP PURPLE / Considerazioni sull’Hard Rock

19 Giu

Comunicavo via sms con Polbi ieri, mi scriveva del libro allegato alla prima uscita della collana dedicata ai DEEP PURPLE da parte del settimanale l’Espresso.  Mi spiegava che il libro in questione non era niente male, ma stoico come pochi gli spiegavo che stavo provando a resistere, che dovevo resistere, che non potevo lasciarmi andare e comprare per la terza o quarta volta quegli album che già possedevo in varie versioni appunto. Ho così chiesto a lui di mandarmi una sua considerazione su quel libro; la trovate qui sotto.

A me per lungo tempo i Deep Purple sono stati sul cazzo.

Ero giovane e fesso, tutti continuavano a paragonarli agli Zeps e allora a me giravano. Quelli erano solo un gruppo hard rock come tanti, mentre i led Zeppelin…beh, loro facevano parte di un altra categoria, loro giocavano in champions league con gli Stones, Beatles, Dylan, Velvet Underground…altro che hard rock!

Poi uno cresce e le cose si fanno un po’ più complesse, i confini meno netti, gli steccati si sfaldano col passare degli ascolti…ed ecco che stamattina mi sono andato a comprare la mia bella copia dell’Espresso con allegato Deep Purple In Rock. Rincoglionimento estivo? Senilita’ precoce? Consumismo da edicola? No, giuro, niente di tutto questo, e’ che quel disco a me ora piace tantissimo e non l’ho mai comprato in cd, allora ho approfittato. E me lo sono sparato a volume indecente appena tornato dalla mia giornata di lavoro in mare. Si, e’ proprio un gran disco di solo Hard Rock con la maiuscola e, dico oggi, non mi sembra affatto poco. Con la testa piena di queste elevate riflessioni mi sono messo a sfogliare il libretto allegato. Non sono un esperto dei  Purple, quindi mi sono goduto la storia della band, le varie formazioni, la discografia, le foto. Una molto bella della Mark I con le fidanzate, e un altra di Coverdale e Huges che fumano sigari e bevono liquore in un parco principesco.

(nella foto: I Deep Purple mark II a Roma nel 1971)

Pensando ad alcuni testi di Coverdale sul blues c’e’ veramente da schiattare dal ridere, questo nella vita credo abbia fatto praticamente solo la rockstar, per giunta bello e ricco sfondato, sai che blues, sai che tormenti interiori sempre in tour in alberghi cinquanta stelle e i capelli messi in piega. Lasciamo perdere, lasciamo perdere, che non e’ di questo che volevo parlare, ma del resto del libretto.

Ci sono due articoli molto interessanti di Assante e Bertoncelli, il primo sull’ Hard rock, il secondo sulla chitarra nel rock. Soprattutto l’articolo di Assante mi e’ sembrato stimolante e magari degno di qualche riflessione su questo blog, che dell’hard rock ha fatto una sua bandiera, con lettori e contributi estremamente qualificati in materia. Allora, più o meno la tesi del giornalista e’ questa: L’Hard non e’ un genere ma un modo di fare le cose, di suonare più duro e più forte in un ambito rock molto ampio. Non e’ una moda, non e’ un qualcosa di facile codificazione con precisi riferimenti estetici e rituali quali invece possiamo ritrovare nell’heavy metal. Il nostro tenta una interessante analisi partendo da un’osservazione storica singolare. Dylan, nel suo famoso tour elettrico del ’65 non fece altro che suonare la sua musica in maniera piu’ forte, elettrica e distorta. Ovvero, hard. Cosi come hard erano i Kingsmen di “ Louie, Louie” e i Kinks di You really got me. Gli Stones di “Satisfaction”, gli Who, gli Yardbirds e gli Them. Hendrix protagonista di una psichedelia blues, elettrica e distorta come non mai.

(nella foto: i Deep Purple mark III nel 1974)

Fino al giro di boa degli anni sessanta, con la fine delle utopie comunitarie accompagnata dal suono devastante dei Blue Cheer, forse la prima band Hard a pieno titolo. E poi in Inghilterra nel giro di pochissimo tempo quattro album fondamentali come Led Zeppelin III, Paranoid dei Sabbath, Deep purple in Rock e Who’s next. Musica fatta di potenza e volume, ma non superficiale, ricca di profondità e significato. Assante continua sino a tracciare una linea che arriva al punk del 77 e al grunge di Seattle dei primi novanta, viste come diverse e nuove forme di musica Hard rock. Secondo me, se a questo quadro di insieme aggiungiamo la musica hard di Detroit, Stooges e MC5 su tutti, la connessione con il glam, il punk e cio’ che ne e’ venuto fuori dopo risulta proprio chiarissima. Raw Power di Iggy and the Stooges e’ prima di tutto un disco Hard rock, nei contenuti, nelle forme e nelle dichiarazioni degli stessi autori. Sappiamo anche che i primi punks londinesi amavano i Motorhead di Lemmy e membri dei Sex Pistols suonarono in una band con gli hard rockers Thin Lizzy. Insomma, direi che valga la pena leggerlo questo articolo non banale, non convenzionale, sull’Hard rock.

Per quanto mi riguarda mi fermo qui e vado a sentirmi il nuovo dei Graveyard, band hard composta da ventenni scandinavi…oppure gli Stooges live nel ’73…O il secondo degli Atomic Rooster…

(Paolo Barone giugno 2011)

(nella foto i Deep Purple mark II)

CALCIOPOLI – DELITTO E CASTIGO

18 Giu

Giovedì, al mare, stavo leggendo Repubblica dopo aver letto la Gazza. Una delle notizie del giorno era la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini dalla FIGC. Pensai che dopo  le amministrative, i referendum  si aggiungeva questo, e mi chiesi se davvero l’Italia stava lentamente cercando di tornare un paese civile. A pagina 65 c’era questo articoletto di Crosetti, lo lessi e decisi di pubblicarlo sul blog. Nel tardo pomeriggio scoprii che Settore aveva avuto la stessa idea e lo aveva già pubblicato sul suo (http://settore.myblog.it/) così decisi di rimandare la pubblicazione. Lo faccio oggi, anche se ogni volta che si parla di calciopoli sto male, perché sono un grande appassionato di calcio, ma se non altro la giustizia riesce a dare un po’ di sollievo.

CI VUOLE CORAGGIO A CHIEDERE INDIETRO QUELLO SCUDETTO

Non erano balordi di provincia, non erano un fruttivendolo, un dentista, un ex centravanti malato di scommesse. Erano l´amministratore delegato e il direttore generale della Juventus, e il vice presidente della Federcalcio. Erano il massimo del potere possibile. Erano un enorme nucleo di pressioni, complicità, clientele. Erano i piloti occulti di arbitri e arbitraggi. Erano un´associazione a delinquere (sentenza di Napoli su Giraudo, tre anni di galera in primo grado). Erano: e non saranno mai più. Il calcio sporco di oggi prende atto di una grave, importante, attesa sentenza sul calcio sporco di ieri. Perché sporco è sempre. Ma quella era sporcizia di sistema, era “la cupola”. Aberrante, altamente inquinante: citiamo il giudice. Meglio tardi che mai. «Mi hanno rubato l´anima», disse Lucianone. Quasi peggio che rubare le partite. Se non eri loro amico, diventavi un nemico. Se non accettavi favori e resistevi alle intimidazioni, eri fuori dal gioco. Perché volevano giocare solo loro, truccando le carte. Questa Italia dalla memoria corta ha ancora permesso a Moggi di fare l´opinionista: patetico, qualche sera fa al Tg1, ascoltarlo dissertare di scommesse, dopo avere perso per sempre la sua. Eppure la Juve rivuole indietro uno degli scudetti di questa banda: serve del coraggio anche solo per chiederlo.

(Maurizio Crosetti – La Repubblica di giovedì 16 giugno 2011)

AGGIORNAMENTO DEL 20/06/2011 – La discussione si fa profonda, dunque sollecitato da GCT aggiungo al post questo articolo di Oliviero Beha, cosa che avevo già intenzione di fare, mandatomi da Giancarlo via email. La discussione naturalmente è delicata, Interisti e Juventini la sentono molto questa cosa, ma scriverne e confrontarsi in questi termini non può che essere utile. Dubito che raggiungeremo mai punti comuni, ma non bisogna rinunciare a elaborare certi pensieri.

Sono in ansia per quel che succederà a Pontida, con Bossi, Maroni e il popolo verde della Lega: nel frattempo mi domando se la spianata storica di cui si riferisce e si mitizza da oltre vent’anni non sia in parte occupata da tempo (5/10 anni?) da un supermercato. Guardare il video per credere. Certe volte val più un’immagine di mille commenti sedicenti politologici. Sono anche in angoscia per sapere se qualcuno, eventualmente chi, e quando, abbinerà la vicenda dell’arresto di Luigi Bisignani, il faccendiere in pista da sempre nei misteri italiani, con le nomine Rai di questi anni. Si passava o non si passava per lui per esempio nell’era Masi? Ditecelo, per favore, siate gentili…Tra ansie e angosce, almeno una certezza: sul caso Calciopoli, così come sul caso Scommettopoli, ci stanno prendendo per i fondelli. Moggi, Giraudo, Mazzini radiati dalla Disciplinare dopo che la richiesta di radiazione era stata fatta nel luglio del 2006 ai tempi della giustizia sportiva “presto e bene”. Radiati il 15 giugno 2011: non bastano le date per capire? Tra un mese sarebbero scaduti i termini. Perché hanno aspettato tanto? Per gettare in pasto all’opinione pubblica una polpetta avvelenata che la distraesse da Scommettopoli? Per far vedere che alla fin fine il Procuratore Federale del calcio, l’accusa, il PM del pallone, Stefano Palazzi, comunque porta a casa qualcosa? O altrimenti perché, dopo ben cinque anni? Trovate la risposta continuando a leggere…Si obietta: ma un colpevole è un colpevole. Rispondo: certamente. Ma il processo prima che a Moggi va fatto al potere calcistico, a come funziona la giustizia sportiva, a come vengono usate le sentenze, ai giochi di potere che ci sono dietro. La conferma ce l’avete da Scommettopoli, in cui lo stesso Palazzi svolge il medesimo ruolo: indaga e rinvia a giudizio, oggi come nel 2006. E sta venendo fuori che Palazzi in Federazione insabbia (cfr.lo scandalo di “Premiopoli” sul web, per facilitarvi la comprensione della faccenda, o i miei scritti sul Fatto, o l’Espresso in edicola) tutto quello che può insabbiare. Nel caso di Moggi, Giraudo e Mazzini, chi mi dice che Palazzi non sapesse già nel 2006 che nello scandalo erano coinvolte tante altre figure importanti del calcio, come è venuto fuori nel processo penale in corso a Napoli?

Perché mi devo fidare di Palazzi dopo quello che è documentato su di lui? E da chi dipende Palazzi se non da Abete, presidente federale? E nel 2006 Abete non era il vice del presidente Carraro? E non ci sono intercettazioni su Carraro (poi ovviamente prosciolto con urgenza da quella stessa giustizia sportiva da lui superveduta) del tenore di quelle su Moggi e soci? Quindi l’obiezione fasulla e amplificata dai media collusi, “intanto giustizia su Moggi, liberiamoci di un colpevole”, si scontra con la logica e la natura di chi lo ha giudicato.

I latini dicevano “summum ius, summa iniuria”, massimo diritto, massima offesa, o giù di lì. Per quello che avete letto finora, e senza tifo juventino pro o contro Moggi, è chiaro che qui di ius ce n’è pochissimo e invece c’è una gigantesca presa per il di dietro dell’opinione pubblica italiana. Mentre fioccano le notizie dalla Procura di Cremona, e Palazzi dovrebbe indagare su tutto ciò e cominciare gli interrogatori. Mi domando come, e con che faccia. In altri campi, questa mole di sospetti peserebbe come un macigno su chi amministra la giustizia assai più che su eventuali colpevoli scelti nel mazzo, a quel che si è visto e sentito nel Tribunale di Napoli, nel mazzo e con cura… Invece qui la stampa dimentica tutto ciò e archivia il caso con la “discarica Moggi”. Io me ne vergognerei…

OLIVIERO BEHA

DAL MARE

16 Giu

Ero all’ombrellone 166; un pomeriggio mentre tutti dormicchiavano cancello il numero1 e aggiungo un 6, tuttavia anche con il numero giusto la posizione non funziona, sento che non è il mio posto. A parte il fatto che c’è un po’ troppo casino una mattina vedo arrivare il tipo che ho davanti con la solita faccia annoiata/scazzata da ebete. Sua moglie sta contrattando con un extracomunitario che vende le solite cose che questi ambulanti disperati si caricano sulle spalle. Il tipo – che purtroppo ha il mio stesso nome – fa la faccia schifata e in dialetto (che non ho decifrato esattamente, potrebbe essere romagnolo o parmigiano/piacentino ma che comunque capisco bene) mastica tra i denti “maledetti marocchini, vi brucerei tutti“. Il tipo in questione ha un crocifisso d’oro di almeno 5 cm al collo. A parte che l’extracomunitario non è un marocchino, ma è chiaramente un singalese, o comunque uno che viene dalla zona intorno allo Sri Lanka / Asia meridionale, la cosa mi tocca tremendamente. Mi alzo, vado dal gestore del bagno e gli chiedo di poter cambiare ombrellone…non voglio star vicino a delle merde simili.

Mi trovo così all’ombrellone n.69 e le cose vanno decisamente meglio. Mi godo la spiaggia e il mare. Leggere la Gazza (ma che cazzo sta succedento all’Inter?) e La Repubblica di prima mattina, passare poi a Martin Mystere o ad un libro, fare il bagno verso la mezza quando tutti si ritirano nei loro alberghi o appartamenti , restare a mangiare in spiaggia come mi aveva abituato la mamma nel periodo fine sessanta inizio settanta e cosette di questo genere.

Colgo le differenze e le stranezze del posto:

  • l’accento aspro dell’italiano dialettale che tutti parlano.
  • la giovane edicolante che una mattina mentre sto comprando i giornali e riconoscendo la musica che le esce dall’impiatino stereo dell’edicola mi dice “sì, sono i Led Zeppelin”, dimostrandosi una insospettabile amante della musica rock.
  • la musica proposta dal bagno Sahara nella veranda dove sono solito pranzare: primo giorno dance della peggior specie, quella che Donna Summer in confronto sembra Wagner/secondo giorno Kim Carnes e robina simile / terzo giorno Buddy Guy e altre mediocrità blues fino al tardo pomeriggio/quarto giorno Gypsy Kings.
  • le edicole grandi 1,5×1,5 metri.
  • vie dai nomi improbabili (via Raf Vallone, via Amedeo Nazzari…)
  • supermercati Tigre o Billa
  • i cassonetti della raccolta differenziata hanno colori diversi dai nostri, ogni sera quindi è un prova impegnativa usare quelli giusti
  • l’arretratezza di commercianti, ristoratori, gelatai…non ci san mica fare, o perlomeno sono distanti anni luce da quelli dell’Emilia Romagna. Stessa cosa per il senso civico in generale.
  • cartelli in cui vi è scritto “acceleratori di andatura”
Per il resto tutto abbastanza bene, una tranquilla settimanina ricamata anche da:
  • scambio di sms con Picca circa le nostre preferenze musicali femminili preferite in ambito easy listening (Avril Lavigne per lui, Pink per me)
  • telefonata con Mario a proposito del blues dell’allenatore che il nostro presidente Massimo Moratti sta cantando da tre giorni
  • sms di un Polbi in preda alle sue dolci derive psichedeliche serali sulle spiagge di Scilla “quanto è bello More dei Pink Floyd, e pure il film…scusa se ti scasso la minkia ma dovevo comunicarti questo pensiero…baci.” 
  • accompagnamento della Southern Rock girl alla pista GoKart di Giulianova dove da sola ha abbassato il record della pista
  • email di Lorenz con il demo di BLU, una mia canzone che sto definendo insieme a lui.
(nella foto Lasàurit, the speed queen)
Poco fa passeggiavo a due passi dal mare… qualche appassionato di pesca notturna in lontananza, la luna rossa, una gatta siamese che mi si strusciava alle gambe, la gente che ritornava in albergo o nei residence e io lì, meditabondo, a contemplare il mare…mi aspettavo di sentire salire dalle profondità liquide un blues misterioso o romantico, ma il mare rimaneva muto…come dice Frank Schatzing “la grandiosità trovava la sua orchestrazione unicamente nel proprio respiro” .

INTERVALLO – Bombay Sessions

16 Giu

BOMBAY SESSIONS 1972

INTERVALLO – Tavernello 5

15 Giu

Dave ‘Mick…te l’avevo detto di andarci piano col Tavernello…ti faccio fare una limonata?’

By Picca

INTERVALLO – Tavernello 4

14 Giu

Mick: ‘Comunque anche questo Ronco San Crispino non è male
Dave ‘Hai l’alito che sa di aceto
By Picca

DOWN BY THE SEASIDE

13 Giu

(Tim on the beach – giugno 2011)

Sono al mare, anche quest’anno grazie ai punti della coop. Località quindi non scelta di proposito, ma tant’è…va bene anche così…sono al centro-sud. Primo pomeriggio, sono sul lettino, mi sto leggendo LA MAPPA DEL DESTINO di Glenn Cooper. Passo il mio cellulino con le cuffiette a Lasàurit affinché possa ascoltarsi un po’ di buona musica immagazzinata nella scheda dell’aggeggio in questione. Le predispongo la selezione “random”. Mi leggo qualche pagina. Vedo che lei inizia a muoversi e da quel che mugugna capisco che sta ascoltando READY FOR LOVE della Bad Company, pezzo che ama molto. Qualche altra pagina e la vedo sempre più irrequieta suonicchiare una air guitar, canticchia il riff …. è CELEBRATION DAY dei Led Zeppelin e la guardo mentre cerca di replicare le mosse sulla chitarra di Jimmy Page. La gente inizia a guardarla. Le dico di calmarsi. Torno al mio romanzo, il cielo è un po’ nuvoloso ma non fa freddo, il bar del Bagno Sahara irradia in lontananza la melodia di BETTE DAVIS EYES, il lento mormorare del mare …ah, sto proprio bene. D’un tratto la rockettara al mio fianco si scatena, si siede sul lettino e inizia a suonare la batteria, quella immaginaria naturalmente. Maledizione, il cellulino le sta pompando in cuffia SHOOT TO THRILL degli AC/DC, pezzo per lei irresistibile. Sembra una batterista professionista, non sento la musica ma so che sta prendendo tutti gli stacchi giusti. Io vedo una talentuosa musicista che si gasa ascoltando uno dei suoi pezzi preferiti, ma la gente intorno vede una esaltata in preda ad una crisi isterica. In fretta e furia raccolgo le mie cose, la prendo sottobraccio e la trascino via. La gente ci vede allontanarci mentre lei continua a fare rullate e a cadere precisa sui piatti. Ah, che vita.

L’Angolo della posta: Brividi Blues

13 Giu

Scrive LORENZ: “La luna splende tra qualche nuvola, l’autostrada è pressoché deserta e Robert Johnson gira nell’autoradio…zio can, Tim, ho i brividi

Risponde l’esperto: Figliolo, immagino tu stia tornando dopo aver suonato ad un concerto, solo soletto con la tua anima, la macchina carica di Marshall, di chitarre e di pedaliere…conosco la sensazione, goditi la notte, goditi i brividi, stanotte non avrai pietre sul tuo cammino. Stay on the blues.