E’ curioso come adesso mi senta attaccato a queste celebrazioni e a queste cose, quando in passato parole come patria, nazione, etc etc mi facevano un po’ innervosire. Stamattina mi sono addirittura guardato su Rai 1 la diretta della parata e di tutto il resto. Quasi ventanni di governo presieduto da guitti da baraccone senza dignità e senza rispetto per la collettività e per la cosa pubblica possono bastare, sarebbe davvero ora di ridiventare un paese normale. Auguri dunque a questo nostro paese.Viva il presidente Giorgio Napolitano, viva l’Italia, viva la Repubblica.
FESTA DELLA REPUBBLICA 2 GIUGNO 2011
2 GiuStorie On The Road:IL CATAMARANO LISERGICO
1 GiuAltra storia di rock raccolta e raccontata dal nostro POLBI.
La scorsa settimana e’ venuta a trovarci Dawn. Lei e’ una cara amica di mia moglie, suona la chitarra e canta in una band di Seattle, dove ci ha ospitato piu’ volte in questi anni. E’ una ragazza molto indipendente e stilosa, appassionata di chitarre graffianti ma anche, e molto, di moda e mode. Siamo stati un po’ insieme in questi giorni pre estivi, ma io un po’ preso dal diving, un po’ perso nelle mie cose, non ero riuscito a stabilire un contatto umano vero che andasse oltre le solite banalita’ di circostanza. E cosi’ l’altra sera, mentre mangiavamo insieme una cena che avevo preparato, e che può piacere solo agli americani, butto li’ distrattamente qualche frase fatta…” Ma tu sei cresciuta a Seattle…? “ Lei gentilmente ingoiando una forchettata di improbabili gnocchi ai formaggi mi risponde “ No, a Seattle ci siamo arrivati dopo il naufragio del catamarano che papa’ aveva costruito e sul quale abbiamo vissuto per un po’...”
Scatto sulla sedia e addrizzo le orecchie…
” sai, i miei sono due persone un po’ particolari, si sono conosciuti nella libreria City Lights di San Francisco, papa’ era un beatnik e mamma una giramondo tedesca in cerca di avventure. “
Addrizzo le antenne…
“ Si misero insieme, mi concepirono, e andarono a vivere in una comune con vicini di casa i Grateful Dead e un gruppo di pazzi sperimentatori lisergichi…”
Mi illumino di immenso. Ho sempre amato la scena psichedelica west coast, ma non avevo mai avuto resoconti di prima mano, non mi pareva vero e, ovviamente incalzai
“ Erano sul bus insieme a Ken Kesey, ai Pranksters e a tutta quella gente li… Pensa che su un libro ho trovato una foto di mamma con me nel pancione a bordo del famoso bus coloratissimo che andava in giro a fare gli Acid Test. Papa’ era proprio fuori di testa, dava l’acido a tutti, anche al nostro cane! Poi, in pieno trip, veniva preso dalle paranoie e andava dal veterinario, con il cane fatto di acido, a chiedere se era tutto ok…”
E ancora “ il loro migliore amico al tempo era Neal Cassady, il protagonista anfetaminico di On the road il libro di Kerouac. Ho visto delle fotografie di lui che mi portava in braccio e faceva le smorfie. Poi, stanchi di vivere ad Haight Ashbury, decisero di girare in lungo e largo per gli States. Ricordo che ci fermammo per un po’ in una comune che stava in una valle, unposto strano chiamato Alice’s Restaurant. Era pieno di Hippies, bambini e animali. Eravamo macrobiotici, tutti andavano in giro nudi e a me sembrava che quello fosse il mondo normale. Vivere tutti insieme e poi spostarsi in un bus a due piani a cui avevano tolto i sedili e tutti dormivamo per terra. I miei mi hanno detto poi che Cassady odiava il cibo vegetariano e senza dire una parola volava via in cerca di hamburger e hot dogs. Io ero la bambina piu’ grande, cosi’ spesso mi dicevano che dovevo occuparmi degli altri bimbi mentre loro erano persi in chissa’ che cosa nei boschi. Io mi divertivo tantissimo ed ero molto responsabile, alle volte quando il bus partiva facevo la conta dei bambini, allora capitava che ne mancasse uno, io lo dicevo ai miei e loro tornavano indietro a prenderlo! Tutto nella piu’ completa normalita’, a me che ora sono mamma da anni, sembra una follia a rivederlo oggi, ma all’epoca credo che fosse veramente tutto completamente diverso. Poi la comune si sciolse e noi con un nostro furgone andammo a trovare gli zii che vivevano in un altro posto dalle parti di L.A.”
A questo punto io ero totalmente preso dal racconto, che storia…
” A casa loro, persi nella campagna, ricordo che il vento muoveva l’erba alta come le onde del mare e io stavo tanto tempo da sola a guardare. Un giorno incontrai Neil Young. La sua musica mi piaceva molto anche se non so quanto la capissi alla mia eta’, ricordo che venne con altre persone a bordo di una jeep. Era amico di mio zio. Io gli parlavo e lui mi rispondeva a gesti perche’ mi dissero che quel giorno non poteva parlare, che strano! Chiese a mamma se potevo leggere i biglietti che scriveva per comunicare, ma io non sapevo leggere, allora mi fece dei disegnini, mi divertii un mondo, andammo avanti per ore. Un altro musicista che frequentava molto la nostra famiglia era Pigpen dei Dead. Ho scoperto in seguito che aveva una cotta gigantesca per mia madre, ma non se ne fece niente, lei all’epoca amava mio padre anche se in un clima di piena liberta’ sessuale. Per un po’ di anni girammo negli States, est, ovest, nord sud, senza sosta. Quando finivano i soldi, ci fermavamo e papa’ trovava un lavoro. Ha fatto di tutto : bibliotecario, taglialegna, impiegato nei parchi nazionali, elettricista, falegname, veramente qualsiasi lavoro. Una volta messo da parte qualcosa si ripartiva. Mamma era molto felice e mi ricordo che girava fra gli alberi nuda con noi, che eravamo diventati ben cinque fratelli e sorelle, scalzi e festosi. Per un bel po’ non andai a scuola, imparavo le cose dagli altri Hippies a dai miei genitori. Poi incontrammo un tipo che costruiva barche e prendeva il peyote. Questo cambio’ il punto di vista di papa’, decise di aver avuto l’illuminazione e che dovevamo vivere in mare. Con un certo disappunto di mia madre costrui’ un catamarano e salpammo. “
Ora, io di mare sono discretamente pratico e vi assicuro che fare un catamarano che funzioni non e’ proprio semplicissimo…
“ Lo so, sembra assurdo, ma ando’ proprio cosi’ e navigammo la california con una lunga sosta a Santa Cruz, un posto magico. Pero’ papa’ voleva andare a San Francisco e proprio entrando nella baia, per un errore di manovra naufragammo. Niente di grave, ma la barca era persa. A quel punto mamma ne aveva abbastanza di acqua e tornammo sulla terra ferma, ci trasferimmo dalle parti di Seattle dove iniziai anche ad andare a scuola. Fu un evento traumatico, non avevo idea di come comportarmi nel mondo reale. Salivo sullo schoolbus scalza, con vestiti strani, mangiavo con le mani, non conoscevo proibizioni o autorita’. Ero un aliena e gli altri bambini mi prendevano in giro. Posso dire che oggi la rivendico la mia estraneita’, sono fiera dei miei genitori e della vita che ci hanno offerto, ma allora mi era difficile. Venivano a trovarmi dei compagni di scuola e poi, una volta tornati a casa, raccontavano della mia famiglia e della variopinta fauna umana che girava con loro. Allora il giorno dopo gli vietavano di parlarmi e mandavano la polizia a casa nostra! Non ci capivo nulla…anche io vedevo la differenza del modo di vivere delle loro famiglie, ma i miei erano dolci e tolleranti con tutti, proprio non capivo perche’ ce l’avevano con noi. Nel frattempo mamma si scopri’ lesbica, ando’ a vivere in una comune gay e noi stavamo un po’ con lei e un po’ con papa’. Lui la prese male in un primo momento, ma poi capi’ e decise che era tutto ok. Anzi, per facilitare le cose, per la prima volta in vita sua, compro’ una proprieta’, un bel terreno fuori Seattle. Ma non c’era la casa..! Lui senza battere ciglio ci costrui’ una tenda indiana, un teepee e noi stavamo li tutti insieme. Poi, un po’ alla volta mise insieme la sua casetta di legno. Stette a Seattle per qualche anno, ma una volta che noi ragazzi eravamo capaci di badare a noi stessi con il supporto discreto di mamma e le sue amiche, torno’ nella sua california dove vive tuttora. Ha quasi settanta anni e per lavoro fa il coltivatore biologico di marjiuana a scopo terapeutico. Tutto legale, ha anche il patentino, e’ molto orgoglioso della sua erba che cresce in un bel campo soleggiato, e quando viene a trovare me e mia figlia mi porta sempre un barattolone pieno zeppo della sua ultima produzione. Mia figlia dice che nonno e’ simpatico, gli vuole tanto bene, ma quando si mette a parlare del cosmo, dei mantra e del ruolo della donna nell’universo…beh, e’ un po’ noioso! Nonna e’ piu’ normale, vive da anni con la sua compagna, sono molto affettuose e premurose, si occupano di cinema e lavorano per una rivista del settore.”
E cosi’ la mia serata va avanti con tanti altri racconti dell’ america psichedelica degli anni sessanta e settanta, della controcultura, dei beatnik, tante storie tra loro diverse ma intimamente connesse, fino alla scena underground di oggi. Dawn ha appena inciso un nuovo disco, ne ascoltiamo insieme qualche traccia. Mi piace, lo sentiro’ ancora nei prossimi giorni. E’ proprio vero che in un modo o nell’altro la vita non finira’ mai di sorprenderci. Di portarci persone e storie fantastiche quando meno ce lo aspettiamo. Basta ricordarsi di lasciare sempre la porta aperta. O, almeno, di non chiuderci dentro a chiave.
(Paolo Barone – maggio 2011)
TIM & ROBERT
31 MagStavo pensando al fatto che oggi sarebbe stato il 63esimo compleanno di John Bonham, indimenticabile batterista dei Led Zeppelin, quando mi è tornato in mente che esattamente 21 anni fa ebbi un incontro ravvicinato con Robert Plant a Chioggia, durante la sua partecipazione al Festivalbar. Ero insieme al mio amico Frank di Piove di Sacco (c’era anche lui – a destra – nella foto che pubblico qui sotto (non trovo l’originale…Frank mi mandi il file?). Io e Frank che cerchiamo di entrare senza riuscirci nel backstage della manifestazione, io e Frank che grazie ai suoi contatti con i servizi segreti veniamo a sapere in che ristorante è, io e Frank che saliamo le scale del ristorante e ce lo troviamo lì a tavola con band, discografici e chissà chi. Robert che ci accoglie con una pazienza infinita, Robert che si mette a sfogliare OH JIMMY( la mia fanzine), Robert che ci tiene a parlare almeno mezzoretta, Robert che mi chiede se gli do la felpa che ho indosso (e io incredibilmente gli dico di no…era una hand made sweatshirt fatta dal mio amico Christian Peruzza di Parigi con tanto di copertina di Outrider e nome della fanzine incisi sopra)…insomma io e Frank lì insieme al cantante del gruppo che ha riempito di stelle i nostri sogni. Ah, che bei momenti.
PS: Frank non ti rin grazierò mai abbastanza.
PS: aggiornamento del 06/06/2011 – Frank mi ha inviato l’originale che pubblico qui sotto.
(nella foto: Frank Romagnosi, The Golden God, Tim Tirelli – Chioggia 31/05/1990)
BEPPE RIVA & GIANCARLO TROMBETTI: riviste su cui hanno scritto
30 Mag- ROCKERILLA 1979 / marzo 1987 (compresi gli speciali HARD’N’HEAVY)
- METAL SHOCK aprile 1987 / 1990 (ha scritto su quasi tutti i numeri)
- ROCKERILLA 1991 / 2005 (soprattutto Grunge, Stoner, rubrica Ristampe)
- THUNDER anni 90 (circa venti numeri)
- ROCKERILLA 1980/1987
- TUTTIFRUTTI (sia settimanale che mensile) 1980/1993
- METAL SHOCK 1987/1993
- FLASH 1989/1993
- ROLLING STONE (i primi 4 numeri degli inizi anni 80)
- IL MUCCHIO SELVAGGIO 1980/1981
- ROCKSTAR 1979/1980
- COVER 1987/1989
FINALE DI COPPA ITALIA 2011: INTER – PALERMO 3 – 1
30 Mag
L’Inter non ha giocato una partita memorabile, ma ha fatto tre goal e la vittoria così è arrivata. I due goal di Eto’o sono stati davvero belli, e ancora una volta sono rimasto affascinato dal nostro Re Leone: bravissimo, elegante, superbo, umile, unico. Come molti altri interisti non ho potuto non ripensare al fatto che lo abbiamo scambiato con Ibra e in più il Barcellona ci ha dato un 50 milioni di euro. Ho guardato la partita con Dennis, tanto per condividere le tensioni a cui un buon Palermo ci ha costretto. Tra le cose sorprendenti, i sospiri di apprensione della Bettyssima ogni volta che il Palermo si avvicinava alla nostra porta…che stia diventando una di noi? E’ proprio bello tornare a vincere, certo non è la Champions, non è lo scudetto, ma è pur sempre una Coppa Italia, la settima per noi. Meglio tacere sulle dichiarazioni di Zamparini presidente della squadra rosanero, personaggio che fa malissimo al calcio e che dovrebbe proprio sparire. Meglio ricordare la discesa che Zanetti a 38 anni ha fatto al minuto 88, tutto il campo dribblando e tenendo il football attaccato al suo piede. Molto bene, avanti così, ragazzi, verso il sol dell’avvenire.


(nelle foto io e Dennis di nuovo campioni)
IO, JAYPEE E LA CANZONE DI DAN HARTMAN
29 MagPranzo domenicale a SANT’ILARIO al Mezzaluna dove si mangia del buon pesce. Io, Jaypee e un paio di fighe (sì, okay, Lasàurit e Labètty).
Verso le 15,30 siamo di ritorno sulla via Emila. Stiamo ascoltando la mia compilation estiva (prossimamente su questo blog) in modalità random come è solito fare Jaypee. Dopo al massimo due secondi di EASY STREET Jaypee mi fa, ah, il pezzo di Dan Hartman. Edgar winter suona anche il sax sulla versione fatta da David Lee Roth nel suo EP CRAZY FROM THE EAT del 1985.
Dunque, conosco Livin’ Lovin’ Jaypee da 17 anni, so di che pasta è fatto e so che è un grande conoscitore della musica rock, ma sapermi dire lì su due piedi anche l’autore di questo bel brano tratto da SHOCK TREATMENT del 1974 dell’ EDGAR WINTER GROUP, non è mica roba da poco. Questa roba ce la si può aspettare da Picca o dal sottoscritto… ora anche da Jaypee, non so se essere contento o preoccupato.






















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