KRAUTROCK di Paolo Barone

10 Mag

Il nostro Polbi ci apre una prima porta per il Krautrock: c’è da tenersi stretti ma il viaggio ne vale la pena.

Alla fine degli anni ’60 e per i cinque anni successivi, o giu’ di li, la Germania fu attraversata da un ondata sonica chiamata krautrock.

Un po’ di menti pazze, figlie della fanteria di Hitler e colonizzate dai soldati americani a suon di rock and roll, decisero di partire tutti insieme all’esplorazione di nuovi spazi sonori, esistenziali e cosmici al tempo stesso.

Accomunati da questo spirito di ricerca e rottura e da una buona dose di follia ed incoscienza, questa stramba gioventù teutonica si radunò in collettivi/comuni più che in vere e proprie band, fra Amburgo, Colonia, Monaco e Berlino, con propaggini lisergiche nelle montagne della Svizzera. E per pochi anni produssero una delle forme musicali più affascinanti del ‘900. I giornalisti musicali anglosassoni, non sapendo come etichettare questa scena tedesca, crearono il nome Krautrock, non tanto carino a ben pensarci, come se qualcuno chiamasse gli Area e la P.F.M. spaghettirock…Ma questi fuori di testa tedeschi seppero appropriarsene e con grande ironia, decisero che si, la loro musica era Krautrock. Anzi, come dissero i Can in un intervista “…sicuramente suoniamo Kraut, non siamo tanto sicuri riguardo al rock…”

In realtà la voglia di esplorare e sperimentare nuovi linguaggi musicali era una delle poche cose in comune nella galassia Kraut. Ogni band prese una strada personale che portò a derive ed approdi molto distanti e diversi. Forse, volendo semplificare un fenomeno articolato e complesso, possiamo dire che i due grandi percorsi del Kraut furono l’avanguardia e la musica cosmica, con continui scambi ed ibridazioni.

Dalle parti di Monaco, una comune di hippie antagonisti fra cui militavano anche membri delle future R.A.F. generò gli Amon Duull, che subito si scissero in I e II . Questo fu forse il gruppo più legato alla tradizione rock. Chitarre elettriche, batterie e violini, uniti alla voce della bellissima Renate Knaup, tirarono fuori una manciata di album che erano sì “rock”, ma in un modo del tutto particolare. Aperti ad ogni improvvisazione, del tutto liberi dai vincoli dello scrivere canzoni e nell’uso degli strumenti musicali.

A Colonia i Can, ex allievi di Stockhausen con un freak alla chitarra e  un giapponese magicamente flippato per cantante lasciarono invece il poprock, per avventurarsi in ossessioni ritmiche mai sentite prima. Crearono un loro studio di registrazione chiamato Inner Space, dal quale uscì una musica veramente mai sentita prima, roba preistorica e futuristica al tempo stesso. “ Le idee individuali degli individui membri dei Can non hanno niente in comune “ dissero di se stessi all’epoca dei fatti, e la magia della loro musica riuscì, per un po’, a portarli in uno spazio inesplorato, come un uomo primitivo in un’astronave.

Nello stesso tempo vicino Amburgo i Faust registravano il loro primo album, su vinile trasparente con impressa la visione di un pugno a raggi x. Come una lastra. Fecero innamorare della loro musica John Peel che li passò per radio a più non posso. E ci voleva uno come lui per passare alla radio una musica così. I Faust sperimentavano, o per meglio dire sperimentano visto che sono ancora attivi, con tutto. Registratori, strumenti, parole, pubblico, tutto viene coinvolto e connesso nel viaggio dei Faust. Un frullatore creativo di stili, ritmi ed idee, la loro musica è veramente e definitivamente inclassificabile. Ed ecco che il termine Krautrock ci viene in soccorso, a noi che come da bambini, per conoscere abbiamo bisogno di dare un nome alle cose.

Da una comune di Dusseldorf arrivavano invece i NEU! Rother era un etereo hippy perso in dolci atmosfere di tastiere e chitarre. Dinger invece era un maniaco proto-punk all’assalto di percussioni e impianti voce. NEU! la somma, anzi la fusione di queste due antitetiche personalità. Possiamo tranquillamente dire che fondarono la new wave, estetica, suoni e contenuti, con parecchi anni d’anticipo. La fondarono e al tempo stesso la superarono, iniettando nei loro brani un profondo feeling umano, una forte e sincera carica emotiva che ancora oggi trasuda da ogni loro disco, da ogni loro immagine. Il loro percorso inizialmente  si unì a quello dei Kraftwerk, band con natali Kraut che  presto prese diverse direzioni musicali, per poi però sorpassarli velocemente e senza metterela freccia.

In una Berlino ancora ben divisa dal muro nascevano le entità cosmiche, quelli che se li segui con lo stato d’animo giusto ancora oggi ti portano più in là del lato oscuro della luna. Molto più in là a dire il vero. Personaggi come Tangerine Dream e Klaus Schulze, con i loro suoni dallo spazio cosmico ed interiore al tempo stesso. Musica fatta da synth, organi ed archi che perde ogni contatto con la realtà terrena. Un tempo sospeso e dilatato all’infinito, capace di farti vedere la nascita delle pleiadi liquide, e anche qualcosa del tuo inconscio nel frattempo…Tanto per dire, usavano dedicare i loro album “ A chi e’ costretto a navigare nel cosmo”. Forse fu una forma di reazione alla presenza del muro che divideva est/ovest, o forse altro chissà, ma mai nessuno prima e dopo intraprese viaggi interstellari musicali  di tale portata.

Spesso si ritrovavano in compagnia dei Popol Vuh di Florian Fricke, primo in assoluto ad avere un sintetizzatore e primo ad abbandonarlo per tornare agli strumenti acustici, ma con una visione totalmente nuova. Lavorò molto con le colonne sonore dei film di Werner Herzog, lasciandoci esperienze audiovisive come Aguirre, Heart of glass o Fitzcarraldo, in cui musica, attori e paesaggi naturali si fondono in una dimensione ultraterrena.

La natura la musica e i musicisti li ritroviamo ancora insieme fra la Germania e le alpi svizzere. Qui una stralunata comune composta dagli Ash Ra Temple, Timoty Leary in fuga dagli States, Klaus Schulze, gitani e maghi sonici imbevuti di acido lisergico si stabilì per qualche tempo. Suonarono molto e qualcuno, a loro insaputa, rese pubbliche queste sessions stellari con il nome di Cosmic Jokers.

Una manciata di dischi che insieme agli album degli Ash Ra Temple costituiscono un patrimonio di musica cosmica senza tempo.

E di questo dobbiamo per sempre essere grati al Kaiser della scena Krautrock, Rolf Ulrich Kaiser produttore ed agitatore con un piede in Germania, uno nel mondo intero e la testa saldamente tra le stelle. Fondatore di etichette musicali, promoter e quant’altro, diede tutto se stesso alla musica tedesca del tempo, senza mai preoccuparsi di cosa ne pensassero gli altri (musicisti inclusi) e definitivamente senza mai guadagnarci un soldo. Nel 1975 si perdono per sempre le sue tracce, ingoiato forse in qualche buco nero nel quale si era avventurato senza mappe. E nello stesso periodo si perdono le tracce del Krautrock. Ma dopotutto, come si diceva una volta, un bel gioco dura poco. Rimane un patrimonio di dischi e qualche band ancora coraggiosamente in giro per il pianeta.

Ovviamente la storia e le storie di questa musica e di chi l’ha creata sono tantissime e molto più vaste ed interessanti di queste poche righe. Magari qualcuno vorrà provare ad esplorare queste sonorità e subito scapperà via a gambe levate fra le braccia materne e rassicuranti del Rock and Roll. Non lo biasimo, in fin dei conti come dargli torto. Ma, se per puro caso, qualcun altro rimanesse affascinato da queste distese cosmiche, da queste assurde dissonanze, da questa congrega di matti tedeschi…Beh, gli auguro in bocca al lupo con tutto il cuore,e  benvenuto fra i krautrocker.

PICCOLA GUIDA KRAUT IN DISCHI LIBRI E FILM

In pochi anni la musica alternativa tedesca ha prodotto moltissime band e dischi, che hanno a loro volta determinato un interscambio con tutto il panorama culturale dell’epoca. Possiamo quindi solo tentare un piccolissimo e personale elenco delle esperienze più note e rappresentative. Ogni ulteriore esplorazione, per quanto superficiale, dispiegherà immediatamente orizzonti molto più vasti di questi. Ma, tanto per cominciare…

Dischi:

Amon Duull II – Yeti

Faust – Faust IV

Ash RaTemple- Schwingungen

Cosmic Jokers – Omonimo

Tangerine Dream – Zeit

NEU! – NEU! 75

Popol Vuh – In den Garten Pharaos

Klaus Schulze – Irrlicht

Can – Tago Mago

Libri:

Julian Cope – Krautrocksampler

AAVV – Krautrock cosmic rock and it’s legacy

Film:

Peter Schneider – Agilok & Blubbo

Werner Herzog – Aguirre the Wrath of God

Wim Wenders -Alicenella citta’

Reiner Werner Fassbinder – Beware of a Holy Whore

BBC – Krautrock Documentary

Una veloce, ultima,  personale considerazione.

La musica Krautrocke’ stata concepita in un mondo ancora privo di lettori mp3, micro auricolari, computer portatili, telefonini e quant’altro. Per ascoltare un disco, nella maggior parte dei casi, lo si suonava in un impianto Hi-Fi (o quasi) e ci si predisponeva ad un esperienza d’ascolto. Nulla ci vieta di suonare tanto per dire, il lungo viaggio cosmico dei Tangerine Dream – Zeit o un disco degli Ash Ra Temple, nel computer con le cuffiette mentre facciamo colazione e parliamo al telefono. Anzi, magari può essere pure interessante…ma forse provare, anche solo una volta, ad ascoltare nel momento e nel modo giusto, liberi da distrazioni e lasciarsi prendere dalla musica… può farela differenza. Perché, per una volta ancora, non tentare?!

INTERVALLO

9 Mag

ROCKSTARS IN ELICOTTERO: Queen


WHEN IN ROME

9 Mag

( Roma dal Gianicolo – Foto di Lasàurit)

Qualche giorno a Roma, grazie a Polbi. Andare, arrivare e partire dalla capitale del mondo (secondo il poeta latino Marco Anneo Lucano e secondo l’uomo di blues emiliano Nonantolaslim) è sempre un movimento d’animo. Questa città tocca le mie (sei e dodici) corde, mi entra dentro, mi avvolge, mi seduce, mi incatena affinché possa liberarmi lo spirito, mi svuota e mi riempie, mi adagia in un tiepido specchio d’acqua e bagnandomi sulla fronte ridà un senso alla mia condizione di essere umano. Beh, insomma, avete capito, Roma mi piace. Da matti.

La stanza degli ospiti di Polbi, ha le tende giallorosse…posso capire.

La prima sera. Una veloce pizza a Trastevere e poi di corsa a salutare un amico di Polbi che in questo momento sta facendo il tour manager dei FLESHTONES, i vecchi marpioni americani del garage rock, per il loro tour Europeo di 15 date. Concerto al Traffic Club all’estrema periferia della città. All’ingresso tre pass per noi … Polbi è uno che non scherza. Ci sono un paio di gruppi di supporto niente male, stesse genere. Mi metto a sedere. Lì con me c’è un ragazzo giovane, in sovrappeso, vestito di nero, con i pantaloni corti appena sotto al ginocchio e un giacchino scuro legato intorno alla vita. Se ne sta lì, come me, ad osservare i frequentatori del locale, tutti piuttosto giovani, molti in coppia… una buona fauna rock. Il ragazzo mi sembra triste, solo e rassegnato …  mi dispiaccio per lui. Entrano i Fleshtones, portando con spensierata ironia i loro 62 anni, e il ragazzo triste e in sovrappeso si alza, si avvicina al palco e e si va ad annullare tra i 100 spettatori circa. Buon concerto dei Fleshtones, non esattamente my cup of tea, ma il senso e l’energia del rock a roll sono lì.

Mattina… prima di uscire inizio a familiarizzare con i rituali di Cook, il carlino di Polbi. Cook, che io chiamo Buck e lo pronuncio come book, è un cane che ha sofferto parecchio prima di incontrare Polbi e M, risente quindi ancora di vecchie ferite dello spirito, è un po’ matto, ma irresistibile.

(nella foto il vecchio Buck, cioè Cook il cui vero nome in realtà è Benny…insomma il cane di Polbi e M)

Mentre sono in macchina con Polbi direzione Anfiteatro Flavio (sì, va bene, sono snob, è così che chiamo il Colosseo), mi rendo conto che, come intuito ieri sera, dovrò abituarmi alla “guida creativa” del mio amico (e dei Romani in generale) (“Polbi, ehm, ma questo è un senso vietato”, “A Tim, de là ce devo pur arriva’ “). Colonna sonora dei viaggi in macchina il terzo dei VELVET UNDERGROUND (in audiocassetta).

(Tim & Polbi all’Anfiteatro Flavio – foto by Lasàurit)

Vittoriano, Pantheon e Piazza Navona; qui un veloce pranzetto Da Ciro. Accanto a noi due ragazze olandesi che, dopo aver mangiato due piatti di lasagne, chiedono due cappuccini. Mah.

A Campo de’ Fiori per un pensiero a Giordano Bruno. Lasàurit fa un azzardato paragone iconografico fra lui e l’Eremita del IV dei LED ZEPPELIN.

(nella foto: Giordano Bruno, uno di noi)

Fontana di Trevi, Quirinale, Montecitorio e – terrore e raccapriccio – la Cripta Dei Cappuccini.

Da Wikipedia:

L’attrattiva principale della chiesa è sicuramente la cripta-ossario decorata con le ossa di circa 4000 frati cappuccini, raccolti tra il 1528 ed il 1870 dal vecchio cimitero dell’ordine dei Cappuccini, che si trovava nella chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale. La cripta è divisa in cinque piccole cappelle dove si trovano anche alcuni corpi interi di alcuni frati mummificati con indosso le vesti tipiche dei frati Cappuccini. All’ingresso della cripta sta scritto su una targa:

« Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete. »

La scelta di decorare la cripta con le ossa, che potrebbe apparire lugubre e macabra, è in realtà un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima, e in quanto tale una volta che essa l’ha abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo.

(nella foto: la cripta dei cappuccini)

Piazza di Spagna e quindi Piazza Del Popolo nella chiesa di S.Maria Del Popolo, per dare una occhiata ancora una volta a due capolavori di Caravaggio, di quelli che ti fan girare la testa. Mentre li guardo mi sento schiacciato dinnanzi al grandezza dell’artista. Metropolitana per riavvicinarci a casa di Polbi. Usciti a Laurentina incontro un uomo di età non esattamente definibile …40/50… un po’ in carne, capelli corti, viso tondo e paffuto, occhiali, completo grigio con camicia e cravatta, borsa marrone, gira con le spalle un po’ ricurve verso il basso, sembra piegato dalla vita, mi guarda negli occhi e va verso la metro. Aveva uno sguardo di uno che è rassegnato ad essere sottomesso alle asperità.

Colonna sonora a casa di Polbi prima di cena: AMON DULL, ASH RAH TEMPEL, NEU!, COSMIC JOKERS. Polbi teme mie reazioni inconsulte, ma il Krautrock invece di frantumarmi i cabasisi come teme il mio amico, inizia ad affascinarmi. Mi preoccupo: guardo in modo lascivo le versioni digipack dei CD in possesso di Polbi … penso all’ordine che farò in giugno ad Amazon.

(Neu e Comsic Jokers: Krautrock)

Ottima cena in centro, poi Isola Tiberina, Teatro Marcello e Campidoglio.

(Lasàurit contempla il Teatro Marcello)

Di nuovo mattina. Colazione e bisognini di Buck-Cook-Benny.

(nella foto: Polbi in versione Walking The Dog/Bron-Y-Aur Stomp)

Nelle catacombe di San Sebastiano, sull’Appia Antica, ci tocca accodarci ad un gruppo numeroso di pellegrini. Inizialmente sbuffiamo, ma si rivelerà una fortuna. Le fotografie sono assolutamente proibite, noi rimaniamo alla fine del gruppo, ci facciamo distanziare un poco e scattiamo una foto nelle profondità più nere delle catacombe.  Siamo veri ribelli del rock and roll. Resisto all’istinto di infilarmi in qualche cunicolo laterale e perdermi in quel labirinto. Mi viene in mente un hit (che non è mai diventato un hit) che ho scritto con Carlo Alberto Togni in arte Tommy “DEDALO” (“…E’ un dedalo e da qui non si uscirà, nascondo i segreti tra le siepi ah, poi mi telefona Arianna che il filo mi fa, ma sono solo e soltanto il cuore mi guiderà…” ah, magico Tommy Togni, il cantante dei miei sogni…)

(Polbi&Tim: rock and roll rebels nelle catacombe – Foto by Lasàurit)

Siam lì sull’Appia Antica, due passi e siamo a Villa Massenzio. Storia, antiche mura, sole, l’aria tiepida di maggio, prati dall’erba alta … mi vien voglia di farmi una foto Knebworth-style:

(Polbi&Tim Knebworth Style – Foto by Lasàurit)

Proseguiamo verso la tomba di Cecilia Metella, ci intratteniano un po’ sulla pavimentazione originale dell’Appia Antica e poi ritorniamo verso Roma.

Palatino, casa di Augusto e Livia, Foro Romano e Vaticano. Con gli occhi ancora pieni delle bellezze di 2000 anni fa, San Pietro mi sembra meno interessante del solito.

Colonna sonora prima di cena a casa di Polbi: Firewood del 2005 degli svedesi WITCHCRAFT, heavy rock fine sessanta inizio settanta un po’ dark un po’ stoner.

Cena di nuovo ottima al Testaccio, Piramide e fermata d’obbligo davanti al portone della Villa del Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta, nel cui buco della serratura  è esattamente inquadrata la cupola di San Pietro. Uhm, Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta… se ci fosse Jaypee ci saremmo scambiati una occhiata che solo noi possiamo capire.

Domenica mattina … nel sole sonnecchia l’Eur ed in particolare la zona di Via dell’Oceano Atlantico. Scendiamo a fare colazione, sono quasi tre giorni che non controllo la posta, il blog, che non vedo la televisione, che non penso ai soliti “impicci” (come direbbe Polbi) ma mi sovviene che ieri sera c’era Roma-Milan e nessuno di noi conosce il risultato. Spero tanto in una vittoria della Roma, in fondo al mio cuore galleggia ancora la parola remuntada … usciamo dal bar, vedo un pezzo d’uomo indossare con il petto (e la pancia) in fuori la maglietta del Milan … ahi ahi, mi sa che han vinto lo scudetto.  L’uomo è raggiante, la moglie gli cammina dietro a qualche metro dicendo – in modo da farsi sentire dai passanti –  “che vergogna” e lui che le risponde ” E nun fa’ finta de non conoscermi…”. Polbi chiama Mino, suo padre, ed abbiamo la conferma: Roma-Milan 0 – 0, rossoneri campioni d’Italia. Lasàurit tenta di mostrare indifferenza, ma il ghigno che le scappa è inequivocabile.

Attraversiamo Roma, viali coi pini mediterranei, la dolcezza della domenica mattina, il sole, mi sento – se possibile – ancora di più dentro l’anima di Roma e con Roma dentro l’anima.

Terme di Caracalla. Ecco, qui non c’ero mai stato, mi aspettavo qualche muro e nient’altro, pago il biglietto e rimango basito. Non mi aspettavo niente del genere. L’imponenza, come dice Polbi, delle terme è incredibile. Sempre Polbi – colpito anche lui benché di Roma – riflette sul fatto che sembra una cosa fatta da extraterrestri. E’ così, non sembra possibile che esseri umani 2000 anni fa abbiamo messo in piedi una cosa del genere. Le Terme di Caracalla sono il Physical Graffiti di Roma.

(nella foto: le Terme di Caracalla)

Dunque vediamo un po’, 2000 anni a Roma si fecero queste terme, destinate al popolo… potevano ospitare 1500 persone. Tre vasche con diverse gradazioni d’acqua calidarium, tepidarium, frigidarium, una piscina all’aperto chiamata natatio. Spazi verdi, spazi per congressi e convegni, biblioteca di libri in latino, biblioteca di libri in greco. 2000 anni fa! A Roma. E le popolazioni del nord hanno ancora il coraggio di aprir bocca. Barbari! Roma caput mundi, ieri, ora e per sempre.

Tim & Plobi: I’m in love with my car (acalla) – Foto by Lasàurit.

Fine mattinata al Gianicolo: famigliole, burattini, vista di Roma mozzafiato, memoriale del Risorgimento, Giuseppe e Anita Garibaldi. Uno spettacolo.

(Gianicolo: Anita Garibaldi, una di noi – Foto by Lasàurit)

(Gianicolo: Joseph Gary Baldi, uno di noi – Foto by Lasàurit)

Lasciare la culla dell’umanità, Polbi,  Buck-Cook-Benny e puntare di controvoglia il muso della Croma blu verso il grande raccordo anulare non è cosa semplice, ma si deve tornare alla vita di tutti i giorni. Mi sento l’anima in pena, io –  emiliano doc –  mi ritengo romano, mi sento schiavo di Roma, voglio prendere la residenza qui. Ah. Ad ogni modo…Arrivederci Roma, good-bye good-bye au revoir…

PS: Polbi, we love you.


INTERVALLO

8 Mag

CHITARRISTA CON GOLF DI LANA PESANTE

(nella foto James Patrick Page)

INTERVALLO

5 Mag

ROCKSTARS IN ELICOTTERO: Jimmy Page

DEREK AND THE DOMINOS “Layla And Other Assorted Love Songs ” (Polydor 1970 / Universal-Polydor 2011 deluxe edition) – JJJJ

5 Mag

Eric Clapton e Duane Allman insieme, mica male eh? Bel disco di Eric Clapton questo… rock, blues, sapore americano, accenti inglesi, e Layla, che ormai non si può più ascoltare.

Le cose più ghiotte del secondo disco, il cosiddetto bonus disc, sono le quattro canzoni live tratte dal Johnny Cash Live Show del novembre 1970.

Anche questa Deluxe Edition mi sa che è da avere.

INTERVALLO

4 Mag

RAGAZZI IN FILA IN ATTESA DI ENTRARE AD UN CONCERTO ROCK 

(Rockpile, Toronto 18 agosto 1969 LZ Concert)

TRAFFIC “John Barleycorn Must Die” (Island 1970 – Universal-Island Records 2011 Deluxe Edition) – JJJJJ

4 Mag

Uno di quei dischi da avere. Stevie Winwood nel momento di maggior estro creativo, una idea di gruppo profonda e una musica libera, non etichettabile, bella, vera, pulita. Una meraviglia. Facile ma riduttivo usare come fan tutti i nomi dei vari generi musicali per descrivere questo disco (folk, progressive, white soul, jazz, blues), allora preferisco chiamarla musica rock, niente di più niente di meno.

La deluxe edition non è male, sebbene queste confezioni come ho già scritto, non abbiano più la custodia di plastica a proteggerle. Ciò che fa un po’ rabbia è la mancanza delle due outtake apparse nella edizione del 1999, qui c’era spazio sufficiente per contenere tutto, le versioni alternative di tre pezzi messi all’inizio del disco due,  le sette tracce live (Fillmore East 18 e19 ottobre 1970) e appunto i due inediti apparsi nel 1999. Nonostante questo, il voto massimo non lo si può negare  ad un album che fa parte della storia dell’umanità.

Flashes from the Archives of Oblivion: DEEP PURPLE “California Jamming – Live April 1974” (Deep Purple Overseas Limited 1996) – JJJJ

3 Mag

Questo Cd contiene la testimonianza sonora di un concerto leggendario dei Deep Purple Mark III (quelli con Coverdale e Hughes): California Jam 1974, disponibile anche nell’omonimo celebratissimo video.

La band fu co-headliner insieme agli ELP di quel grosso festival californiano di 34 anni fa, probabilmente nel miglior momento dei Deep Purple in America.

Nel 1974 la band, probabilmente rinvigorita dagli innesti di Coverdale e Hughes, roccava che era un piacere e lo si intuisce perfettamente anche da questo live.

La qualità sonora non è proprio perfetta, da altra parte pur essendo una uscita ufficiale questo è uno di quei live pubblicati per gli appassionati, ma l’ottima prova del gruppo sopperisce a qualsivoglia mancanza: questi sono i Deep Purple in gran forma e dunque per chi ama l’hard rock inglese questo è un live da avere.

(note di nonantolaslim maggio08 per C*L*MB*)


HOUSES OF THE HOLY

2 Mag

BOSTON TEA PARTY CLUB