SALTA

19 Mar

CLASSIC ROCK, i VAN HALEN e PALERMO- MILAN

E’ stata un mattina impegnativa, come d’altronde quasi tutte le mattine dei miei sabati.

Ore 06,30 sveglia

Ore 06,45 doccia

Ore 07,00 colazione

Ore 07,15 in macchina (Greatest Hits n.1 dei Queen,…non faccio altro che ascoltarmi i Queen in questo periodo)

Ore 08,00 appuntamento a Modena con Julia per parlare di un certo progetto.

Ore 08,50 nell’edicola sotto la Ghirlandina: La Repubblica, l’Informazione con allegata La Stampa e il nuovo numero di CLASSIC ROCK MAGAZINE con Van Halen in Copertina. Guardo meglio la busta cartonata che contiene la rivista:è leggermente strappata nella pattella che la richiude. Che faccio, lo prendo o non lo prendo? Se lo prendo poi me ne pento, non mi toccherà mica poi comprarne un altro solo per quella sciocchezza? Allora? Penso e ripenso freneticamente nel mio cervellino…non ho tempo, oggi sono di corsa…non lo prendo, anzi sì lo prendo…troppo bello un numero di Classic Rock con i Van Halen.

Ore 09,15 da Brian. Aiuto l’ottantunenne a farsi la doccia e a vestirsi. Lo guardo controllare per la sedicesima volta se ha preso le chiavi, il cellulino e le giocatine da fare al superenalotto. Sbuffo, lo butto in ascensore. Come tutti i sabati, lo porto a Nonantola a fare colazione.

Ore 10,00 Entro al Minibar “Ciao Tirelli” mi fa Angelo il barista e mi allunga due cornetti alla crema mentre prepara due caffè. Una letta alla Gazza e intanto Brian parla fitto fitto con un suo amico di cui non ricorda più niente, nemmeno il nome. Mah.

Ore 10,30 Farmacia: cinque ricette. Brian mi aspetta in macchina.

Ore 10,45 Cup: prendo il numero 121, stanno servendo l’87. Guardo l’ora, alle 12,00 devo essere dal veterinario a Campogallo con Fidel. Rifiato un minuto, mi metto il numerino in tasca e corro a prendere Fidel.

Ore 11,00 a casa di Fidel. Brian mi aspetta in macchina leggendo il giornale davanti al cup, ed esce a fare due chiacchiere con Vasco (entrambi i giovanotti sono del ’29) davanti a casa Fidel.

Ore 11,17: di nuovo al Cup, stanno servendo il numero 112. Mi seggo nell’unico posto, molta gente è in piedi dietro ai seggiolini.

Ore 11,19 mi alzo per far sedere una signora un po’ in là con gli anni (“Mo che brev zuvnòtt”).

Ore 11,45 tocca a me, prenoto 7 (sette) esami per me e per Brian.

Ore 12,00 lascio il vecchio davanti a casa sua a Modena.

Ore 12,17 sono da veterinario. Iniezione a Fidel.

Ore 13,30 sono davanti ad un buon piatto di gnocchetti.

Passo il pomeriggio combinando poco. Apro il cartonato di CLASSIC ROCK, estraggo la rivista e NOOOOOO! E’ PIEGATA ANCHE LA COVER DEL GIORNALE. Mi stramaledico. Sapevo che non dovevo comprarlo.Tengo la rivista tra le mani con compassione e disperazione. Sfoglio il giornale e mi cade l’occhio sulla recensione dei due album dei RAINBOW appena usciti in Deluxe Edition che son già nel mio carrello Amazon…Peter Makowsky – mica uno scriba qualunque – non ne parla bene! Dai pur, cosa altro mi deve capitare?

La sera arriva e mi porta in regalo uno di quei blues feroci che ti prendono la gola. Arriva dall’ altra stanza un brusio lontano… sky col posticipo. Non mi interessa, mi metto in camera, una lampada accesa e mi leggo l’articolo su 1984 dei Van Halen.

Sono a metà quando mi viene in mente che ne scrissi la recensione 27 anni fa non appena il disco uscì su un giornaletto undergrourd chiamato FRED. Vado in soffitta, devo ancora sistemare molte delle mie cose ma riesco a recuperarne una copia, ecco cosa scrivevo nel febbraio del 1984:

“Il disco si avvale di una bellissima copertina e di una moderna grafica interna, ma cosa più importante è che EVH si cimenta con decisione alle tastiere, con risultati felicissimi. Okay, metto sul piatto il vinile e subito vengo rapito da una atmosfera tipo “1999 Fuga da New York” con la tittle track suonata con soli sintetizzatori. L’effetto è grande. Segue JUMP, che sarà l’hit single a 45 giri. La scelta è perfetta: su un ritmo massiccio e malizioso la chitarra si innesta sopra ad un tappeto di tastiere suonate magnificamente, messe insieme da un senso armonico stupendo. Molti sconfesseranno questo pezzo rifugiandosi dietro alla scusa del “troppo commerciale”, ma la verità è che si stratta di un pezzo della madonna. PANAMA invece è un rock metallico ad ampio respiro, sottolineato da un ritornello che ti entra in testa fin dal primo ascolto…..TOP JIMMY è un rock and roll vanhalenizzato a puntino…DROP DEAD LEGS  è un eccitante tempo medio costruito sulla base della sensualità che solo il rock espande così bene…si evolve in uno spregiudicato heavy metal dove David Lee Roth grida di essere “caldo per la maestra”. Gran pezzo questo HOT FOR THE TEACHER…”

Beata ingenuità.

Ma a proposito cosa sta facendo il Milan?

Controllo il cellulino

sms di Dennis: Tremo

Vado di là, sono gli ultimi minuti e il palermo vince 1 a 0.

Ostento distacco, ma sento che mi palpita forte il cuore. Soffro durante gli ultimi attacchi del Milan, maledico il Palermo che sbaglia il facile 2 a 0, mi tengo stretto, mi tengo calmo, ma quando l’arbitro finalmente fischia mi libro nell’aria con un gran salto…

I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. i’ve seen the toughest around.
And i know, baby, just how you feel.
You’ve got to roll with the punches to get to what’s real
Oh can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Might as well jump.
Go ahead, jump. jump !
Go ahead, jump.

Aaa-ohh hey you ! how said that ?
Baby how you been ?
You say you don’t know, you won’t know
Until we begin.
Well can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
(guitar solo)
(keyboard solo)
Might as well jump. jump !


SALTA

Mi alzo, e niente mi butta già
Ce l’hai duro, ho visto il più duro della zona
E lo so, baby, come ti senti
devi lottare con I pugni per ottenere qualcosa di vero

Oh, non mi vedi in piedi qui davanti
Ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono il peggiore che hai visto
Oh, non vedi cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
può anche saltare
Vai avanti, salta. Salta
Vai avanti, salta

AAA-ohh Ehi tu ! Chi ha detto questo?
Baby com’eri?
Hai detto non lo sai, non vuoi saperlo
finché non iniziamo

Bene non mi vedi in piedi qui
ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono Il peggiore che hai visto
Non capisci cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta
può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

ASSOLO

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

(Nella Foto: il retro del cartonato di Classic Rock – evitiamo di mostrare lo strappo della pattella per non urtare la sensibilità dei lettori)

(Nella foto: la I di copertina con la piega… cazzo, lo so già… dovrò comprarne una altra copia…povero me.)

PS:

sms di Doc n.1: Serse Cosmi vicepresidente dell’Inter.

sms di Doc n.2: Akouah presidente del Ghana.

sms di Doc n.3: Miccoli uno di noi.

sms di Mario: Grazie Palermo.

sms di Picca: Siamo tutti palermitani.

(Palermo – Milan: un cannolo siciliano, mizzica… – Courtesy by Picca)

PLAYLIST MARZO

19 Mar

ALBUM

LYNYRD SKYNYRD – Authorized Bootleg Wnterland San Francisco 07/03/1976 – JJJ

GARY MOORE – We Want Moore (Live 1984) – JJ

LED ZEPPELIN – bootleg Fifth Element (Live  1969/1979 Audio tratto dal DVD ufficiale del 2003)  – JJJJJ

CINDERELLA – Authorized Bootleg Live Tokyo Dome Tokyo 21/12/1990 – JJJ

GRAND FUNK RAILROAD – Closer To Home(1970) – JJ

GRAND FUNK RAILROAD – On Time(1969) – JJ

SUPERTRAMP – Crisis? What Crisis?(1975) – JJJJ

GREGG ALLMAN – Laid Back (1973) – JJJJ

TRANSATLANTIC – Bridge Across Forever (2001) – JJJ½

SOCIAL DISTORTION – Hard Times And Nursery Rhymes (2011) – JJJ½

EAGLES – On The Border (1974) –  JJJJJ

BLACK SABBATH – Black Sabbath (1970 – Deluxe Edition 2009)  – JJJJ½

FUMETTI:

DYLAN DOG 294 – MARZO 2011

JULIA 150 –  MARZO 2011

LINUS –  FEBBRAIO 2011

CASSIDY 11 – MARZO 2011

Il Blog ha un mese

18 Mar

Oggi il blog compie un mese e devo dire che sono molto contento di come sta andando, oltre 2200 visite in 30 giorni per un blog come questo sono davvero un buon risultato.  53 articoli, parecchi commenti, e  feedback che ricevo da alcuni di voi in privato molto positivi. Sono fiero del fatto che Picca collabori stabilmente con noi e che, se va tutto bene, occasionalmente vedremo anche  le firme di Trombetti e Riva. Dalle statistiche del blog vedo che la stragrande maggioranza cerca il blog di proposito o se non altro cerca notizie sul sottoscritto. Ce n’è qualcuno che capita per caso cercando in google qualche altra cosa tipo pfm cook expanded, led zeppelin, robert plant da giovane, e, forse la più simpatica di tutte, fighe al piper.

Grazie a tutti quindi e grazie a Lorenz che, pur odiando il calcio, mi scrive che legge anche i post sull’Inter.

Stay tuned for more rock and roll.



Il mio compagno di banco era…Steven Tyler.

18 Mar

Altra rubrichetta del vostro Picca.

Sorteggi Champions League: Inter-Schalke

18 Mar

Picca mi manda questa foto e commenta: del maiale non si butta via niente.

CONVERSAZIONE CON GIANCARLO TROMBETTI – 1a parte

18 Mar

Giancarlo mi prende a male parole quando osanno il suo sapere, i suoi scritti, la sua importanza all’interno del giornalismo musicale italiano. Non capisce che sono sincero e lucido quando gi dico certe cose, io lo considero (insieme a Beppe Riva) uno dei miei due maestri in questo campo. Nella seconda metà degli anni ottanta iniziai a collaborare con METAL SHOCK e, magari inconsciamente, lui e Riva mi presero sotto la loro protezione e mi insegnarono un sacco di cose. Sentirmi incoraggiato da queste due firme del giornalismo rock italiano, firme che nel corso degli anni vedevo in calce agli articoli che divoravo, fu molto gratificante per il giovane Tim di allora. Giancarlo che mi commissiona un articolo su Yngwie J. Malmsteen, io lo scrivo , glielo invio, e lui che mi fa capire che sì, è scritto bene e pieno di giuste riflessione, ma che non è pubblicabile (troppo critico per lettori che amano l’heavy metal  in modo un po’ tout court) e mi insegna a come riscriverlo, dicendo più o meno le stesse cose ma in maniera più intelligente. Giancarlo che cerca di farmi incontrare Robert Plant dopo il concerto del Teatro Verdi a Firenze nel maggio 1990…insomma io a Giancarlo voglio bene (virilmente s’intende), è un gobbo di mer…ehm, meraviglioso lignaggio intellettuale. Quella che segue è una chiacchierata fra amici, come dice lui, ma per farlo incazzare concludo questa introduzione con “ecco quindi la intervista al rock journalist extraordinarie GIANCARLO TROMBETTI”.

Giancarlo nasce in Liguria troppi anni fa. Dopo pochi minuti ne ha già le palle piene e si sposta in Toscana, a Viareggio, dove resterà parcheggiato fino a che non scoprirà che – a meno che non voglia fare il bagnino, lavoro eccellente e ben retribuito ma che non si può permettere – sarà costretto a trasferirsi altrove. Studia inutilmente Giurisprudenza e si trasferisce a Roma per lavorare dentro a una redazione dopo aver provato a campare per qualche anno da collaboratore…Inizia il suo triste peregrinare tra Roma, l’alta Toscana, Milano, Londra, Firenze, Roma, Milano..in una sequenza che lo porta a seminare decine di capi di vestiario e almeno tre impianti stereofonici in altrettante magioni. Adora la musica, specialmente quella che gli piace J e ancora oggi, dopo decenni, riesce a commuoversi e farsi venire la pelle d’oca ascoltando certe cose. Ha provato a lavorare seriamente per una decina di periodici in tempi diversi, scoprendo amaramente che la parola “seriamente” sta a questo mestiere come la definizione “per bene” a un qualsiasi politico italiano. Così, perduto gradualmente l’entusiasmo, ha modificato il suo modo di vedere l’ambiente dove vanta una manciata di amici tra i mille conosciuti, stimandone pochi e selezionati personaggi che non vi elencherà mai neppure sotto tortura o la promessa del regalo di un bootleg raro di Zappa perché, dice, “con molti di questi devo continuare ad avere a che fare ancora per un po’”. Si reputa, molto probabilmente a torto, autoironico e spiritoso, e sostiene di avere una visione sarcastica della vita e di quella che stenta – e questa è pura verità – a definire la sua professione e che, in pratica, è solo una passione un po’ più concreta delle altre. In realtà desidererebbe vincere una somma molto ma molto elevata al superenalotto che amerebbe distribuire tra amici e parenti tenendone una cospicua parte per se al solo scopo di vederli dire, alla sua morte…”ma come cazzo ha fatto a finire tutti quei soldi?”. Adora leggere, ascoltare rock and roll, lavorare all’aria aperta e provare a fare al meglio quel poco che ha imparato in oltre trent’anni di perdite di tempo ma, come lo si sente spesso ripetere, di persone oneste e serie se ne incontrano sempre meno in giro.

1. Togliamoci subito il dente: che si vinca o che si perda, forza Juve e ….?

Sei un provocatore…ma caschi male. Sono uno juventino tranquillo e distaccato che ha sempre avuto antipatia solo per i fiorentini (e solo perché ha rischiato la pelle nel corso di una tranquilla partita al Franchi, molti anni fa) fino a che “qualcuno” ha deciso che le chiacchiere da bar fossero pura realtà ed ha truffato, organizzando un giochino che, ne sono convinto, in qualche modo verrà a galla. Gli avvenimenti che il nostro campionato sta vivendo oggi ne sono prova…e se tu fossi un ladr…scusa, un interista distaccato, andresti ad ascoltarti qualcuna delle “intercettazioni scomparse” su www.ju29ro.it : ti divertiresti…e comunque una cosa : non litigherei mai seriamente con chicchessia per motivi di calcio, politica e religione. Dato che nessuno potrebbe dire, in buona fede, di essere in tutti e tre i casi, nel giusto….ora parliamo seriamente…

2. Giancarlo, Dio esiste?

Vorrei saperlo. Sono 55 anni che me lo domando e a volte credo di essere vicino a rendermene conto. Diciamo che egoisticamente vorrei tanto poter dire di sì, ma le volte che mi è capitato di osservare un cadavere da vicino (accadeva ai tempi dell’Università, esame di Medicina Legale) ne uscivo poco convinto. Mi sembrava che tutto, sul serio, finisse proprio lì. Poi, alcuni anni fa, è morto mio padre. Ed ho scoperto che il mio legame con lui era così forte da lasciarmi intravedere degli spicchi di luce, di speranza, nelle nebbie. A volte lo sento così vicino che non posso credere che tutto possa finire così stupidamente.

3. Film: i tuoi 3 preferiti

Sono un frequentatore di sale cinematografiche; credo che se molta gente fosse come me, il cinema non sarebbe in crisi. Il guaio è che sono pochi i film che davvero mi “restano addosso”…sì, ce n’è qualcuno che mi esalta, lì per lì, ma poi finisco pure per dimenticarmene il titolo, al punto che quando lo ripassano in tv non ricordo neppure d’averlo visto. Vado d’istinto e te ne cito i primi tre che mi vengono in mente in questo momento : “Non è un paese per vecchi” per la splendida figura dell’assassino psicopatico e per esser riusciti a tenere una tensione incredibile per due ore senza utilizzare una sola nota musicale. Poi “Il buono, il brutto e il cattivo” perché Leone era un genio e Morricone lo è ancora e certi montaggi che si possono vedere in quel film non li ho più trovati altrove…e “Blade runner” per certe frasi e per l’ambientazione…volevo dirti il Batman truculento con Heath Ledger ed un paio di altri…ma mi hai detto solo tre…

4.Fumetti: i tuoi 3 preferiti

Beh…i Simpsons su tutti! Per me sono l’opera più geniale mai creata dalla penna di un disegnatore. Ogni volta che li vedo resto estasiato dai dettagli e dai mille minuscoli indizi nascosti dentro le puntate. Matt Groening è un vero artista, sia dal punto di vista estetico che di stile. E’ riuscito a mettere d’accordo i bambini e i cinquantenni inserendo motivi di attrazione per entrambi senza che nessuna delle due fazioni si stufi di seguirli. E se non è geniale un’operazione del genere…da ragazzino leggevo molto Linus ed Eureka, ma tranne alcuni episodi devo dirti che sono cose che ho cancellato con il tempo. Più  recentemente – mi vien da ridere a dire recentemente parlando di quasi trent’anni fa ma non trovo avverbio più utile – ho apprezzato molto Il Male e Cannibale ed alcuni disegnatori che hanno creato uno stile personalissimo e spettacolare che non fatico a ricordare. Parlo di Pazienza, Liberatore, Scozzari…

5. Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono.

Non ce la faccio. Troppo difficile condensare 42 anni persi a ascoltare musica riducendola a cinque nomi. Qualunque essi siano. Ricordo che il mio primo 33 giri me lo comprai a tredici anni e ricordo perfettamente i primissimi dischi che misi sul piatto in plastica di una radio, giradischi che aveva un braccetto che pesava non meno di un etto e mezzo… Non molto tempo fa, scrivendo una cosa, mi sono reso conto che stavo elencando, come tentativo di consiglio, nomi già più volte citati. Così scelsi di sottolineare che chissà perché, quando si devono fare dei nomi, si cade sempre sui classici, aggiungendo che è sempre più emozionante andare a vedere nascere un fiume alla sorgente e domandarsi “da dove cavolo viene fuori?”, piuttosto che vedere scorrere, maestoso, il fiume più a valle… che è sempre più banale.

6. Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Ci risiamo…non potrei abbandonare centinaia di miei piccoli pargoli tradendoli anche solo per cinque pezzi di storia. Ti racconterò un minuscolo segreto. Uno dei miei incubi ricorrenti è il dispiacere di non essere riuscito a tramandare nulla di me. Forse è una cosa che dipende dall’età che incalza, ma il fatto di non aver avuto figli, alla lunga, mi inizia a pesare. No, non credo che sarei stato un gran che come padre; sicuramente un gran rompicoglioni, possessivo e prepotente, ma credo che avrei cercato di passare il testimone di quelle che sono state le mie passioni a mio figlio. E non parlo esclusivamente delle passioni musicali. Mi sarebbe piaciuto condividere con lui quello che mio padre ha fatto – non so quanto consapevolmente – con me, facendomi appassionare a certe sue passioni. Non posso dire di non aver provato; ho provato con i miei nipoti e con le figlie della mia compagna, ma ho fallito miseramente. Non sono mai riuscito a stimolarne neppure la curiosità. A volte mi dico che non è colpa mia, che è colpa del buco generazionale e della immensa differenza tra le generazioni attuali ed il loro modo di fruire la musica e le fonti, ma la verità è che non sono riuscito a ottenere reazioni di sorta. Così mi domando spesso che fine faranno quelle cose meravigliose che sono nascoste dentro a migliaia di copertine o di pezzetti di plastica e ne soffro. Ne soffro sinceramente.

7. Per Giancarlo Trombetti chi sono i Led Zeppelin?

La mia adolescenza, le mie prime emozioni forti, la scoperta di un suono “nero” che non avevo ancora assaggiato. L’esplosione della chitarra e dell’urlo liberatorio. Sono cresciuto a Beatles e Stones, tra i miei dieci e 13,  14 anni. Sì, sono stato fortunato a vivere un’era in cui era possibile scegliere tra bello e brutto. Ed ho avuto chi, sicuramente senza volere, mi ha spinto verso il bello. Ma Gli Zeppelin i Tull, i Vanilla Fudge e i Sabbath, i Purple me li sono scoperti da solo, fin dai loro primi passi. Ricordo perfettamente quando acquistai il primo Led Zeppelin, affascinato da un singolo che avevo sentito in radio (!) e dalla copertina. E ricordo che quando uscì il secondo, dopo pochissimo, un amico mi chiamò in casa sua, dalla finestra, per farmi sentire il riff di “Whole Lotta Love”. Io, che non sapevo neppure che fosse uscito il disco, feci follie per recuperare le 2300 lire necessarie all’acquisto. Sono stati la colonna sonora di molta parte della mia vita. Per questo odio sentirli scopiazzare.

8. Giancarlo, qual è il senso della vita?

Credo che tutto stia nel riuscire a lasciare una traccia, positiva. Di farsi, in qualche modo amare per ciò che sei davvero e per ciò di buono sei riuscito a fare per qualcuno. Non credo nel mondo da salvare ad ogni costo, mi fa un po’ ridere pensare ad un pianeta intero quando hai persone vicino che hanno bisogno di te. E credo che se esista un Dio qualunque, sia più disponibile a giudicarti per come hai utilizzato il più grande dono che ci viene offerto, che è la vita. E credo che se un uomo non avrà mai il coraggio di dire la parola “scusa” non avrà mai capito a fondo l’essenza del rapporto umano.

9. Un libro che hai divorato.

Se mi avessi chiesto di dirti semplicemente i libri che mi sono piaciuti, stavolta qualcuno ne avrei potuto elencare, ma dato che mi chiedi un libro che ho divorato, quindi che ho letto con foga, ne ricordo due in particolare, l’opera omnia di Lovecraft, che adoro, e “The Tommyknockers” di Stephen King, altro mio pallino…tutti gli altri li ho semplicemente letti. Con calma.

10. Avresti mai pensato che politicamente l’Italia sarebbe arrivata a questo punto?

No. Non ho mai riconosciuto grande stile e onestà intellettuale ai nostri politici, qualunque fazione essi tenessero, ma lo sfascio cui assistiamo oggi era, o almeno speravo fosse, imprevedibile. Non esistono più ideologie di riferimento, non esiste più una parola data, non esiste più una logica che possa anche lontanamente far supporre che uno qualsiasi – uno qualsiasi – dei nostro rappresentanti, in realtà stia lì per rappresentarci, appunto.  Stanno dimostrando di  stare lì per se stessi, per i privilegi che si sono dati e che gli avremmo negato (anche con sonanti referendum disattesi!) ma che sono stati come acqua fresca, per loro. Del paese, a loro, non frega assolutamente nulla. Non mi sento più rappresentato e seguo la politica con un senso crescente di distacco e schifo e mi trovo, talvolta, a sperare in una rivoluzione in stile nord-africano. Mi vergogno di me stesso per averci creduto e mi vergogno per i miei simili, i comuni mortali, che non hanno ancora capito quanto costoro ci prendano per il culo. La mia impressione è che il massimo sforzo che il politico nostrale faccia oggi stia tutto nello sperare che nessuno abbia la memoria o la cura di ricordarsi cosa egli abbia sostenuto, a volte anche solo poco tempo prima. E’ la teorizzazione della fuga perenne da se stessi e dalla logica, dal pensiero e dal rispetto per quello che dovrebbe essere semplicemente un rappresentante. E che da sempre altro non è che un lavoro a tempo indeterminato, fin troppo ben retribuito.

11. Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?

Al fatto che sperare di essere gli unici stronzi a guidare un’auto o suonare una chitarra nell’universo sia un po’ troppo presuntuoso. Secondo me siamo davvero una caccola sperduta nel bel mezzo di trilioni di stelle e ci siamo fatti raccontare di essere sul serio “unici”. La mia casa sta in campagna, dove non c’è inquinamento luminoso e spesso mi trovo, nel silenzio, a osservare quelle migliaia di stelle sapendo perfettamente che anche esse apprestano solo la famosa punta del famoso iceberg. E’ in quei momenti che è più facile porsi delle domande cui non avrai mai una risposta logica… Ecco, su questo punto, la Chiesa avrebbe dovuto mostrare un po’ più di buon senso. In fondo, anche dal loro punto di vista, un alieno potrebbe far parte del disegno divino, senza sconvolgerlo, no? …tu pensa che, quando sono al mare, infinito, per me, è anche guardare l’orizzonte…

12. Il tuo pezzo rock preferito?

Non credo di averne uno in particolare. La bellezza di essere stato così fortunato da innamorarmi di una fascia molto ampia di musica rock che spazia dal jazz rock inglese al progressivo, dall’hard alla west coast, dal blues nero all’heavy passando per il country, il southern, l’orchestrale e la musica di Zappa, che insieme a Davis e Coltrane, ritengo generi a se stanti, in particolare il primo, mi favorisce nel far combaciare gli umori e le situazioni con le scelte musicali. In questo momento, ad esempio, ascolto moltissimo Colosseum, Nucleus, Soft Machine, Tempest…tra un po’ mi butterò sul country, dato che ho letto una serie di articoli su Johnny Cash che mi hanno stimolato e vorrei andare a riascoltare per rivederne l’opinione…ma, al solito, se dovessi dare un riff su tutti – impossibile per un appassionato con la casa invasa da dischi! – ricorrerei alla gioventù e ti direi…”Whole Lotta Love”, “Paranoid”, “Smoke on the Water”…

13. Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi).

Sinceramente spero di aver capito le tue intenzioni…nel senso che per me easy listening è quella cacchina che scivola via lasciando una traccia lieve tra le chiappe che una buona sciacquata cancella in un attimo…il pop è, come penso intenda tu, il primo parto di quella nuova musica che nacque all’inizio dei sessanta con i Beatles. A me, onestamente, piacerebbe chiamare Pop tutta la nostra musica, senza andarsi a impelagare in decine di definizioni che rappresentano cassettini sempre più piccoli e con sempre meno spazio. Se quindi intendi “quel” genere di cacchina….boh…non saprei…ci sono momenti in cui fischietto una cosina ascoltata per caso ma che mi dimentico in un nanosecondo…quindi sai che faccio? Preferisco indicarti un pezzo italiano dato che ho una buona stima, in certi casi ben selezionati, di alcuni italiani, ma non sono mai riuscito a considerarli “autori” di musica pop/rock per loro principale colpa, avendo scelto di vivere troppo all’ombra degli anglosassoni e di non aver mai saputo inventare una via italiana alla musica contemporanea, chiamiamola così. Quindi, prima di infilarci nel dedalo senza fine dei miei giudizi sui gruppi italiani, ti sparo “Caruso” di Dalla – che ha fatto eccellenti cose, molto personali, tanti anni fa – anche perché era una canzone molto amata da mio papà.

14. Che giornali musicali leggi?

Oddio…diciamo che se voglio leggere qualcosa di sensato mi compro quei costosi periodici inglesi per vecchietti come me. Raramente il Rolling Stone americano. Mai quelli italiani che sono pensati male, scritti peggio, impaginati con mezza lira e pubblicati da editori disgraziati. Posso salvare solo alcune rare cose frutto del lavoro dei più vecchi frequentatori (mi riesce difficile chiamarli giornalisti e magari, un giorno, ne parleremo a lungo di questa mia visione dell’ambiente) della carta stampata, ma sono episodi davvero rari.

15. Che quotidiani leggi?

Ne leggo almeno due o tre…sì, sono dipendente da informazione e non ancora disintossicato…ovviamente ne scelgo tra opinioni diverse per farmene una personale anche se non riesco mai del tutto ad immedesimarmi nelle varie fazioni. Probabilmente è per colpa delle mie vicissitudini tra editori (così loro desiderano essere chiamati) tutti fortemente politicizzati e di cui ho vissuto sulla mia pelle le vicende politiche e professionali che hanno finito – e non vedo come non avrebbero potuto farlo – per condizionare il mio giudizio su di loro. Ho lavorato per Marcucci, Cecchi Gori, De Benedetti, Colaninno, poco per Tronchetti Provera, con strutture più o meno referenti a un partito e con un’altra manciata di personaggi che mi hanno…come si dice in questi casi…aperto gli occhi su ciò che il comune lettore prende per oro colato.

16. Come sai proveremo a fare una intervista anche al tuo collega Beppe Riva, hai un messaggio per lui?

…Che sono felicissimo che l’Inter abbia passato il turno ieri sera con il Bayern. Perché l’Inter dovrà perdere la finale al 94’ con un autogoal di Eto’ di mano…scherzo…Beppe è un amico, un compagno di alcune avventure e cui sono legato da affetto e da un rapporto che va oltre quello “professionale”. Credo che in due – se ben selezionate le poche parti utili da entrambi – avremmo potuto fare un buon giornalista…e invece dato che non ci hanno mai vivisezionato, siamo rimasti molto simili, con amori musicali quasi paralleli e con un approccio solo un po’ diverso al metodo ma che, credo, abbia finito l’uno con il compensare il lavoro dell’altro. Ecco perché credo che, tutto sommato, quel poco che abbiamo fatto sia stato divertente per noi e utile per qualcuno. E io non dispero, sinceramente, di riuscire ancora, un giorno, presto o tardi, di riunire una manciata di amici intorno a un tavolino per dar vita a un qualcosa di nuovo…a te, Tim, piacerebbe far parte della brigata di nostalgici?

E’ inutile che tu mi faccia di queste domande Giancarlo, lo sai, per queste cose io seguirei te e Beppe all’inferno (dopotutto, come diceva qualcuno, hell ain’t a bad place to be).

(Continua)

Festa dell’Unità d’Italia in compagnia di Doc e del libro fotografico di Jimmy Page

17 Mar

Doc & Brown Sugar arrivano dalla città da bere per condividere un pranzetto niente male courtesy by LaBassistaPreferita: cappelletti, bollito, arrosto, patatine, Gutturnio, insomma quei lavori tipici dell’Emilia profonda. Dolce e macedonia, caffè e grappa fatta in casa, due parole sull’unità d’Italia e poi è ora di dare una occhiata alla limitatissima edizione della autobiografia fotografica di Jimmy Page. Doc naturalmente è uno di 2500 fortunati ad averne una copia e me la ha portata in visione. Maneggio il volume con la massima cautela,  come fosse l’autoscatto di Leonardo Da Vinci (quello che alcuni testardamente chiamano ancora Sacra Sindone). Il libro è uno spettacolo, e non posso fare a meno di chiedermi come sono riuscito a resistere alla tentazione di compralo, certo…roba extra lusso, super costosa, ma essendo un discreto studioso dei Led Zeppelin, non avrei dovuto esitare.

Mah, a volte mi chiedo come faccio a perdere certi treni, e dire che io di solito sono in orario.

Ad ogni modo bella giornata, malgrado il tempo incerto (come direbbe Brown Sugar “c’è piove”).

Viva l’Italia.

Posti in cui siamo già stati: Sniffen Court, New York City

17 Mar

(nella foto: on quiet 36th Street between Lexington and Third Avenue lies Sniffen Court—one of the New York City’s sweetest private alleys)

Picca: we have all been here before………………


VIVA L’ITALIA

17 Mar

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che sta in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

(Francesco De Gregori 1979)



Recensione: Bootleg JEFF BECK “Final Freeway Jazz” Tokyo, Budokan 02/12/1978

16 Mar

ARTIST: Jeff Beck with Stanley Clarke

TITLE : Final Freeway Jazz

LABEL: Tarantura 2000 ( 2nd edition – Released Feb. 2009).

SOURCE: excellent audience recording

PERFORMANCE: JJJJJ  

SOUND QUALITY: JJJJ½

DISC:2

Lineup :

Jeff Beck – Guitars

Stanley Clarke – Bass

Tony Hymas – Keyboards

Simon Phillips – Drums

Tracks :

Disc 1

01. Opening

02. Darkness

03. Star Cycle

04. Freeway Jam

05. Cat Moves

06. Goodbye Pork Pie Hat

07. School Days

08. Journey To Love

Disc 2

01. Lopsy Lu

02. Diamond Dust

03. Scatterbrain

04. Rock ‘n Roll Jelly

05. ‘Cause We’ve Ended As Lovers

06. Blue Wind

07. Superstition

Vengo in possesso solo ora di questo bootleg uscito nel 2009 (in questa versione); la registrazione è un’audience, ma credetemi la qualità è eccellente. Jazz/Rock fine anni settanta, con quei suoni caldi e pastosi alternati a momenti di frenesia virtuosistica. Non so se sia il periodo, ma riesco ad ascoltare questa roba con estrema facilità e godimento. Bello sentire Jeff Beck alle prese con Journey To Love di Stanley Clarke, brano su cui aveva suonato, se non ricordo male, anche nella versione in studio del 1975 e Lopsy Lu. Sempre struggente poi riascoltare El Becko su Diamond Dust e ‘Cause We’Ve Ended As Lovers. Chiusura classica con Superstition. Sono contento di avere questo bootleg per le mani, me lo sto gustando con passione. Devo dire che dopo averlo visto l’estate scorsa a Lucca, mi è riscoppiato l’amore per Jeff Beck… potrei quindi essere condizionato da una sorta di infatuazione che sembra non passare, ma mi pare proprio che oggettivamente  questo sia un gran bootleg.