
Roma è la città più bella al mondo, e nella città più bella al mondo può capitare di aprire un negozio coi soldi vinti al lotto su numeri suggeriti da Jerry Garcia, di scoparsi la figa di Jim Morrison e di suonare insieme a Jimi Hendrix. Dal nostro inviato (come direbbe Sector, ho sempre sognato di scrivere “dal nostro inviato”) a Roma, Paolo Barone.
Carissimo, ti voglio raccontare una storia divertente e singolare che è capitata a me e Francesco Prete un paio di anni fa.
Quel giorno eravamo stati a pranzo dal Moschino, trattoria romana nel rione della garbatella, uno dei quartieri piu’ belli di roma e luogo di nascita di Francesco. Dopo una bella passeggiata fra le architetture fiabesche della garbatella vecchia, decidemmo di andare a dare uno sguardo al negozio di dischi Dark Star, gestito dal nostro amico Simone. Grandissimo conoscitore della psichedelia west coast e discepolo spirituale di Jerry Garcia, il quale, in un certo qual modo, ha finanziato l’apertura del negozio stesso. Il famoso chitarrista leader dei Grateful Dead era morto da qualche anno, apparve in sogno a Simone, suo grande fan, dandogli dei numeri… i classici numeri che devi giocare al lotto…Bene, il nostro amico lo fece, incredibilmente vinse (!), e con i soldi della vincita aprì il negozio dei suoi desideri. Riconoscente verso il maestro, lo chiamò Dark Star. E’ lì che ormai da diversi anni, gli appassionati di rock e stranezze varie si ritrovano in cerca di polverosi vinili o box-set nuovi di zecca o almeno e’ questo il motivo ufficiale per il quale andiamo in posti come questo in giro per il pianeta…
Entriamo con le pance piene ed i sorrisi splendenti, e dentro insieme a Simone troviamo un personaggio strano, un po’ più che cinquantenne, iperattivo e romanissimo. Parla, dice, racconta, e in pochi minuti ci assorbe tutti nel suo vortice energetico.
“ Certo che ho avuto una storia con Pamela Courson! Si…te l’ho detto ma che nun ce voi crede??? Ma che te penzi che sparo cazzate io?!?! Pamela, Pamela, a fidanzata de Jimmorrison! E mo’ si nun ce credete me fate rode er culo e ve faccio vede a foto che se semo fatti alla machinetta!”
E tira fuori dalla tasca interna di un giacchetto di pelle un portafoglio con dentro…La foto di lui ragazzo con Pamela che si baciano. Ora, io che di queste fesserie sono un, ehm, come dire…un “esperto” …Pam la riconosco, eccome se la riconosco, vedo foto di lei da una vita. E’ lei, non ci sono dubbi, si stanno baciando in una di quelle cabine per foto istantanee bianco e nero che in Italia erano ovunque anni fa. E lui all’epoca era pure bello, sembrava Kantner degli Airplane, con gli occhiali e i capelli lunghi.
“ I Doors erano in tour in Europa, lei e Jim avevano scazzato pesantemente, lo aveva mandato affanculo ed era venuta a Roma. All’epoca se eri un fricchettone hippie non avevi molti posti dove andare la sera a Roma, mica era come oggi che ci sono più pischelli americani qui che a New York. Uno di questi posti alla moda era il Piper, quello lo conoscete tutti ancora adesso dopo tanti anni per quanto era famoso. Tutti erano passati da quello scantinato in via Tagliamento: Stones, Pink Floyd, The Who, persino i Beatles dopo gli show al cinema Adriano vennero al Piper con Gianni Mina’ per bere e fare i fichi con le ragazze del locale…Daje che ste cose e sapete tutti no?! Ce lo sapete che ‘e nostre cubbiste erano Patti Pravo e Loredana Berte’ mammamia quant’era bona Loredana…E li’ al Piper ce stavo io, che oltre ad essere un bel regazzetto parlavo inglese. E voi me dovete da crede, eravamo due o tre al Piper a parla’ inglese in quegli anni. So’ diventato amico de tutti, ho parlato co’ tutti o bevuto e me so’ fatto e canne co’ tutti i gruppi che venivano a sona’ ar Piper! Avevo un gruppo pure io, che ero e sono batterista, e avemo sonato prima dei Pink Floyd, mica cazzi!”
Le nostre teste giravano, un po’ per quello che sentivamo e un po’ per l’energia vitale e la simpatia totale del personaggio, che parlava con la bocca, le mani, il corpo. Gli occhi mandavano lampi alla luce dei ricordi di una Roma così diversa e più bella di quella di adesso, fatta di turisti e autoblu.
“ Me conoscevano tutti all’ epoca, pure er pittore, Mario Schifano, che na vorta pe scusasse co’ mi madre che je telefonava sempre pe cercamme, je regalo’ ‘n quadro. E lei, benedetta donna, che nun ce capiva ‘n cazzo, je l’ha dato a uno, pe levasselo de mezzo che a lei sto quadro nun je piaceva. Ma ce pensi?!? Mo’ sto quadro sta al Moma a new york, quanno ce so annato l’ho pure visto! Ma pensa te mi madre, a st’ora ero ricco…e va be’ sti cazzi, a me dei sordi nun m’e’ mai fregato gnente.”
E noi sempre piu’ a bocca aperta persi nel suo vortice.
“ Mo’ me ne devo da anna’ che m’ aspetta Carlo Verdone, da quando gli ho raccontato de me e Hendrix semo diventati amici, fateme anna’ che je devo da porta’ sti dischi.”
Questo era troppo. Va bene Pamela, va bene pure Schifano che era di Roma, ok, il Piper, i Pink Floyd, ma Hendrix…Questo non può passare così, adesso ti fermi e ci racconti tutto.
“ Ma dai che sta storia a sanno tutti a Roma, solo voi nun la sapete…Je l’ho raccontata pure a Costanzo in televisione…O so’ che voi nun lo vedete Costanzo, manco io, ma quello m’ha pagato e io ce so annato. Va be’ mo’ ve la racconto, però poi me ne vado che me fate fa’ tardi e Carlo m’aspetta.”
“Allora, Hendrix doveva veni’ a sona’ a Roma, ar teatro Brancaccio, questo almeno ce lo sapete no? Tutto era organizzato un po’ così, alla mejio, e serviva uno che parlava inglese pe prende lui e la band all’aereoporto, portalli in albergo, al concerto…insomma ste cose qua’. Bene, l’omo giusto ero io, c’avevo pure a machina! Sono stato na specie de tour manager romano della Experience pe due giorni. Ma il bello e’ successo dopo il concerto. Mitch e Noel avevano rimorchiato du ragazze e se ne so’ voluti anna’ subito in albergo, mentre Jimi nun era stanco, aveva l’energia a mille e voleva uscire, andare da qualche parte e magari suonare ancora. Nun me lo so’ fatto di’ due volte, e siamo partiti io, Jimi Hendrix e la sua chitarra nella notte di Roma! Il che voleva dire o andare al Piper o al Titan. Arivamo ar Titan, se mettemo a sede, bevemo quarcosa e Jimi me dice: Ho voglia di suonare, qui c’e’ un palco con tutto quello che serve, tu sei un batterista…ti va se facciamo un po’ di casino? Do you want to make some noise? Io! Alla batteria co Hendrix! Sono volato, in pochi minuti ero li’ che attaccavo Foxy Lady, Purple Haze, naaanananaaaananananaaaaaa!!!!! Foxy Lady!!! Woooowww!!!!”
Noi in quel momento lo vediamo, alla batteria tanti anni fa che sono diventati ieri nei suoi ricordi, nella potenza del suo raccontare, con Jimi Hendrix sul piccolo palco del Titan.
“ Poi l’ho portato in albergo, ci siamo abbracciati e questo e’ tutto. Non lo dimenticherò mai Jimi. Ora fateme anna’ che m’avete fatto fa tardi, m’avete, cia Simo’ alla prossima!”
Tornammo a casa io e Francesco assolutamente rapiti dalle storie, dal personaggio, da tutto. Ma restava un po’ il dubbio che questa storia potesse essere una cazzata, una divertentissima cazzata che il nostro tipo, Alberto si chiamava, si fosse inventato quasi tutto e che Simone gli desse credito sulla parola. Anche così, in fin dei conti, mi sarebbe piaciuto lo stesso.
Mesi dopo esce il libro di Carlo Massarini (molto bello) dear Mister Fantasy, dove lui racconta dei suoi primi anni a Roma e di Jimi Hendrix in una
“…Leggendaria jam session la notte del suo concerto romano con Alberto Marozzi alla batteria…”
Ora, io li compro i dischi su Amazon, ci mancherebbe, li compro come tutti…però Dark Star, alla Montagnola, aperto da Simone con i numeri di Jerry Garcia…
(Paolo Barone – Marzo 2011)
Commenti recenti