L’estate in pianura

25 Ago

Eccoli qui gli immobili pomeriggi d’agosto come diceva Pavese, ma per quanto sospesi nel tempo scivolano via senza che me ne avveda; il tempo sembra dilatato, imbrigliato da una bolla di caldo tossico durata quaranta giorni; poi ecco il cielo velato, qualche nube nera, la temperatura che cala di 5/6 gradi e la seconda metà del mese che irrompe e che si appresta ad accompagnarmi verso settembre e l’inevitabile tramonto dell’estate.

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

View from the House Of Blues, metà agosto 2024 – foto Tim Tirelli

In questa dimensione estiva e pianuresca il mio io si dibatte tra quotidianità e pensieri che si accartocciano su particolari e dettagli all’apparenza senza importanza.

Due ragazzine di circa 13anni, una piccola e minuta l’altra più alta stanno per incontrarsi. Sono fermo al grande incrocio che porta in stazione. Ho la più piccola di statura davanti a me, sta parlando al telefono con l’amica “ma dove cazzo sei, non ti vedo” le chiede, lo ripete più volte marcando la parolaccia con una enfasi spropositata, è chiaro che gioca a fare la ragazza ormai grande. Ha i jeans sporchi all’altezza del culo, vuole fare la parte della bad girl. Finalmente s’incontrano, risate stridule, isterismo. Sincamminano verso la stazione, entrambe con jeans o pantaloni chiari e top nero smanicato e attillato. Finiscono sul mio stesso binario. Ciarlano ad alta voce, come se le loro facezie fossero il centro degli interessi del mondo. Mi chiedo se anche noi a13 anni fossimo così, se volevamo apparire fighi. Non a 13 anni mi par di ricordare, magari tre anni dopo sì.

E intanto mentre attendo il regionale che mi riporta a Regium Lepidi, penso alle grandi ragnatele che minuscoli ragni tessono incessantemente tra la siepe e il rosmarino sbarrando il sentierino dell’orto.

In pausa pranzo con la mia amica Mar in centro a Mutina sotto un sole tornato spietato a cercare un posto dove pranzare. Le mense sono chiuse fino a inizio settembre, cerchiamo di evitare i locali a ridosso del duomo; nel mercato coperto Albinelli sono aperti solo gli esercizi posizionati a sud, ma i tavolini sono pieni di turisti, arrivano echi di discorsi fatti in francese, do una occhiata ai prezzi e mi scappa un “porc la misuàr” di mingardiana memoria. Indolenti, io e la Mar ci accasciamo su uno dei tavolini di un minuscolo baretto lì vicino. Scelgo un panino vegetariano con fichi e altre cosucce … 9 euro. Riporc la misuàr. Nel tavolino vicino una donna presumibilmente tra i 40 e i 50 anni si accerta di vestire il suo ruolo di esponente della Mutina bene comportandosi con i titolari come se fosse di casa e soprattutto come se tutti sapessero chi è. Ordina con studiata non curanza e con una certa superiorità un aperitivo dietro l’altro, che tutti sappiano che sa come godersi la vita e che non ha problemi di soldi. La sua amica straniera che mastica l’italiano sta al gioco. 

Mentre assaggio il panino e lo sguardo plana su Piazza Grande penso all’incipit di Trespass

Looking for someone, I guess I’m doing that tryin’ to find a memory in a dark room

Dopo di che penso alle differenza tra Homo Erectus e Homo Ergaster*.

Cosa c’entri solo il nulla cosmico onnipotente lo sa.

*La terminologia H. ergaster è spesso riservata alle popolazioni di Homo erectus che vivevano in Africa; il termine Homo erectus si riferisce ai reperti asiatici.

Uscito da Cinema UCI di Regium Lepidi dopo aver speso inutilmente 11,5 euro per Alien-Romulus, io e l’umana Sigismonda decidiamo di mangiare un boccone in uno di quei ristorantini minuscoli del centro commerciale lì sotto. La colonna sonora che inonda quei luoghi indoor é composta da muzak per noi inascoltabile, colonna sonora temo ideale per chi passeggia all’interno di questi larghi spazi: una popolazione ormai votata allo svacco estetico, culturale, sociale. Tutti a trascinare le loro ciabatte, dentro ai loro pantaloni corti e magliette di dubbio gusto, chini sul cellulare o con lo sguardo perso nel vuoto indecisi se acquistare l’ennesimo capo di vestiario da pochi euro o entrare nei ristoranti che propongono hamburgher tripli o carne messicana piccante (mentre, accompagnati dalle mogli, guardano il culo delle adolescenti che in gruppi sparsi camminano in abiti assai succinti). L’impressione è che quarant’anni di TV commerciale abbiano ridotto questo paese a uno straccio.

Tutto questo osservare mi fa male e mi induce a porre domande a me stesso: chi sono io per giudicare? Chi guarda me cosa potrebbe pensare? Guarda un po’ questo tipetto indisponente, guarda che faccia che ha, sempre vestito tono su tono con i suoi Ray Ban Aviator e quell’aria un po’ così di chi guarda le cose da una prospettiva obliqua. Chi cavolo è questo sapientino, di sicuro è un di sinistroide di melma, magari un radical chic del cazzo (magari lo fossi, accidenti!), ma vaffanculo va. 

Mi manca l’aria, esco e mi dirigo al parcheggio. Nello spazio antistante alla entrata principale hanno allestito una pista per scattinare (va beh, schettinare … pattinare con i pattini a rotelle) dove alcune bambine/ragazzine stanno impegnandosi alla cosa. Sotto ad uno tendone una paio di dj inquinano l’aria con uno dei massimi problemi degli ultimi decenni di questa società malata: la musica commerciale latinoamericana. La spingono ad alto volume così da spegnere ogni pensiero. Una catastrofe vera e propria. Come potranno le giovani generazioni cresciute ascoltando queste (ed altre) immondezze musicali prendere le redini dei governi, della società, dei pianeta?

Tornato a casa metto la testa sotto l’acqua fredda del rubinetto. Devo sbarazzarmi di me stesso, devo smettere di fare questi pipponi … che posso fare per fare uscire tutte quelle tossine? C’è un unico rimedio: la pheega. Il delta di Venere come ultimo porto sicuro prima del naufragare.

FILM

_ALIEN Romulus (USA/Ungheria 2024) di Fede Alvarez – TTT

Nella prima settimana dopo ferragosto il settimo capitolo della saga di fantascienza è risultato essere il film più visto in Italia, 1.200.000 euro d’incassi, niente male di questi tempi. Essendo stato un grandissimo fan dell’era Ripley non ho potuto esimermi dall’andare a vedere questo nuovo episodio, ambientato tra il primo (Alien 1979) e il secondo (Aliens Scontro Finale 1986) film della serie. Tra i produttori vi sono Ridley Scott e Walter Hill il film dunque è discreto, trama che in qualche modo regge, situazioni passabili, giovani protagonisti però appena più di mediocri, nel complesso sufficiente. Alcune scene sono suggestive (come quelle che riguardano gli anelli del pianeta), molti i riferimenti ad Alien 1, 2 e 4 (e Prometheus). Film dignitoso o giù di lì.

_I DELINQUENTI (Argentina/Lussemburgo/Brasile/Cile 2023) di Rodrigo Moreno – TTTT+

Magnifica pellicola ambientata a Buenos Aires e negli ampi spazi argentini, l’esistenzialismo nella sua forma più profonda, la ricerca della libertà individuale, la vita quotidiana che si inerpica lungo cammini inaspettati. Tre ore (divise in due parti) spese benissimo. Certo cinema argentino contemporaneo fa benissimo all’animo delle donne e degli uomini di blues come noi; e a proposito di blues … ve ne è a iosa nella malinconica colonna sonora, che sui titoli di coda diventa un fiume musicale inarrestabile.

Se ti senti a casa tua su questo blog questo è un film che devi vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_LOS COLONOS (Cile, Argentina, Francia, 2023) di Felipe Gálvez – TTTT

Ambientato nella Terra Del Fuoco cilena, questo film ha una trama semplice e diretta: un latifondista allevatore di pecore all’inizio del 1900 non si fa scrupoli ad eliminare gli indios che in qualche modo ostacolano i suoi affari. I vasti e severi spazi del Cile del sud, il carattere brutale del western. Da vedere.

Visibile sul canale streaming MUBI.

_ONE CHANCE L’Opera Della Mia Vita (UK 2013) – TTT

Basato sulla vita del cantante d’opera/pop britannico Paul Potts (diventato famoso grazie ad un talent show) il film è una commedia (con qualche sfumatura drammatica legata al tema del bullismo) che in una sera d’estate si fa guardare con piacere.

_LA RAGAZZA DELLA PALUDE (USA 2022) – TTT+

Carolina del Nord anni 50, una giovane donna vive da sola in una casa in mezzo ad una palude dopo essere stata abbandonata dai genitori e dai fratelli da bambina, creando una dimensione tutta sua dove viver. Verrà accusata di aver ucciso un suo ex ragazzo e verrà difesa solo da un vecchio avvocato in pensione.

L’ambientazione è una di quelle che ci piacciono tanto qui sul blog, sebbene occorra chiarire subito che la palude viene rappresentata in maniera troppo pittoresca, mentre in realtà dovrebbe apparire come un luogo tutto sommato spaventoso e pericoloso.

Ho trovato il finale prevedibile. Va sottolineata comunque la prova della protagonista (Daisy Edgar-Jones).

_IO NON SONO NESSUNO (USA 2021) – TT½

Film d’azione che pare una parodia di “John Wick”, una quasi satira sul machismo insopportabile.

_I CRIMINI DI EMILY (USA 2022) – TTT+

Gravata da debiti studenteschi e senza lavoro, Emily scivola nell’illegalità.

_HIGH GROUND (AUS 2020) – TTT

Western australiano, con gli aborigeni nella parte dei pellerossa e vittime delle solite ingiustizie.

_GOYO (Argentina 2024) – TTT+

Goyo è un uomo affetto dalla sindrome di Asperger che cerca di affrontare la quotidianità secondo la sua individualità; dovrà affrontare anche l’innamoramento e le relative dinamiche. Le buone intenzioni del film sembrano qua e là imbrattate da un velo di retorica e da certe forzature.

SERIE TV

_ASUNTA (Espana 2024) – TTT++

Miniserie basata sulla storia vera dell’omicidio del 2013 di una ragazzina di origini asiatiche adottata da una coppia spagnola.

_UN UOMO VERO (USA 2024) – TTT

Tratta dal libro di Tom Wolf questa serie in sei episodi parla di un magnate immobiliare che dopo anni di opulenza vede il suo impero sul punto di crollare. Ogni riferimento a Donald Tr**p sembra voluto. Molto bravi Jeff Daniels (nella parte del protagonista) e Tom Pelphrey (il rivale).

NEL 2025 SU NETFLIX LA SERIE TV L’ETERNAUTA

Netflix ha diffuso le prime immagini ufficiali della serie tv L’Eternauta, ispirata al fumetto fantascientifico di Héctor Oesterheld e Francisco Solano López degli anni Cinquanta, che racconta di un’invasione aliena a Buenos Aires e della resistenza opposta dai suoi abitanti.

IL FUMETTO

L’Eternauta – la serie TV

Sono da sempre una fan appassionatissimo del fumetto in questione, da quando il settimanale a fumetti Lanciostory iniziò a pubblicarlo (a puntate) nel 1975. Per me questa serie è un sogno, sapere poi che l’interprete principale sarà Ricardo Darìn nel ruolo di Juan Galvez (ma nella serie si chiamerà Juan Salvo) è una gioia infinita.

PUBBLICITA’ PROGRESSO

…scienza dell’infelicità … niente male come proposta.

GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL

_Classifica USA agosto 1973

Sorprendente vedere un disco di Jazz Rock al 11esimo posto nella classifica generale (!) degli album più venduti negli States nell’agosto di 51 anni fa. Quel disco lo comprai nella seconda metà degli anni settanta …e sì, Carlos Santana era ed è uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto (e amo molto pure McLaughlin). Poi ovviamente è sempre un brivido vedere tra i dischi di successo quelli di: Chicago, Pink Floyd, Led Zeppelin, Deep Purple (addirittura 2), Doobie, Stevie Wonder…

USA albums chart 21-08-1973 (courtesy of Dave Lewis)

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_il singolo dei Rolling uscito nell’agosto 1973

Rolling Stones new single advert – late august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

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_La PFM al Festival di Reading nell’agosto del 1973

Reading Festival august 1973 (courtesy of Dave Lewis)

FINALE

Come si sopravvive qui in pianura in queste torride fette di tempo che noi umani abbiamo chiamato estati?

Durante il weekend oziando sotto l’aria condizionata insieme ai felini con cui viviamo …

Tim & Honecker – Lazing on a saturday afternoon – autoscatto

sorseggiando un bicchiere di Lambrusco Reggiano a temperatura glaciale …

Tirelli “Stopai” – Lambrusco Reggiano – Foto Tim T.

inseguendo una luna dispettosa che non si fa prendere e fa la sostenuta …

The Moon at the House Of Blues – agosto 2024 – Foto Tim Tirelli

entrando nelle profondità cosmiche del Jazz-Rock anni settanta.

Mario Liverani “Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele” (2012 – Editori Laterza) TTT¾

12 Ago

Leggere il libro di Liverani in una estate caldissima come questa è uno sport estremo, tuttavia credo ne valga la pena, almeno per chi è interessato ad approfondire certi argomenti.

Magari non è per tutti, la prima parte è molto impegnativa (la storia archeologica della Palestina dall’età del Bronzo), la seconda è forse meno complicata ma pur sempre molto articolata. Se non si è almeno un po’ dentro all’argomento trattato non è facile raccapezzarsi; sia chiaro, lo studio in questione è eccellente ma per affrontarlo occorre forza di volontà.

Dal punto di vista storico si evince chiaramente che quasi tutto quello scritto nella Bibbia circa la storia di Israele non è conforme alla realtà e che tutto il mito che la circonda è stata costruita a posteriori proprio per creare una narrazione favolistica. I due regni di Giuda e Israele non sono mai stati prossimi nelle intenzioni e non si differenziavano molto dagli altri regni presenti in quei territori.

Il libro aiuta a mettere pietre miliari relative al momento in cui si decise di passare dagli dei venerati nei vari regni al culto dell’unico dio. Ho trovato ben più che interessante il capitolo 12 Il Paesaggio Desolato, ed in particolare i paragrafi relativi a Il Diluvio Universale, La Torre di Babele, Il Giardino Dell’Eden.

Dal punto di vista storico non è difficile fare piazza pulita delle superstizioni e della relativa mitologia religiosa, basta un po’ di onestà intellettuale e leggere libri come questo.

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Descrizione:

https://www.lafeltrinelli.it/oltre-bibbia-storia-antica-di-libro-mario-liverani/e/9788842098416

“Questo testo riconduce la nascita d’Israele alla sua realtà storica. Tenendo assieme la critica letteraria dei racconti biblici, l’apporto dell’archeologia e dell’epigrafia e i criteri della moderna metodologia storiografica, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo, inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico-orientale. Emergono così la storia normale dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la storia inventata, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia. Gerico non è crollata al suono delle trombe di Giosuè, la conquista della Terra Promessa non è mai avvenuta così come narrato, Salomone non aveva un grande regno e forse il Dio del Sinai un tempo aveva anche una compagna. Il libro di Mario Liverani, sintesi di lavori in corso da anni tra gli archeologi israeliani e non, è fatto per provocare una scossa a quanti si sono nutriti per decenni di quel filone che nel dopoguerra fu trionfalmente inaugurato da testi come “La Bibbia aveva ragione” di Werner Keller. (Marco Politi, “La Repubblica).

Mario Liverani, professore emerito di Storia del Vicino Oriente antico all’Università di Roma La Sapienza, ha tenuto corsi in molte università americane ed europee. Ha collaborato a scavi in Siria (Ebla), in Turchia (Arslantepe) e in Libia (Acacus). Ha pubblicato, tra l’altro, L’origine della città (Roma 1986), Akkad, the First World Empire (Padova 1993) e Myth and Politics in Ancient Near Eastern Historiography (London 2004). Per Laterza è autore di Guerra e diplomazia nell’antico Oriente. 1600-1100 a.C. (1994); Uruk, la prima città (1998); Oltre la Bibbia. Storia antica di Israele (2003); Antico Oriente. Storia società economia  (nuova edizione 2011); Immaginare Babele. Due secoli di studi sulla città orientale antica (2013); Assiria. La preistoria dell’imperialismo (2017); Oriente Occidente (2021).

Doctor Doctor Please

5 Ago

Il mio medico di base è un mio vecchio compagno di scuola, elementari e medie fatte insieme. Fin da piccoli gli dicevo “studierai medicina, diventerai dottore e sarai il mio medico di famiglia”. Detto fatto.

Sono qui da lui per il controllo periodico, gli porgo i referti dei recenti esami del sangue di routine che, ringraziando il Dark Lord, sono ottimi. Mentre scruta i miei valori e mi dice in dialetto stretto “Mo’ c’at vegna un azideènt, con chi esam chè et po fèr quel ch’et vo” (mo che ti venga un accidente, con risultati del genere puoi fare quello che vuoi) io guardo sul muro alle sue spalle, tutte le immaginette sacre appese. Penso alle mie e ai santini che ho nel portafoglio … il Dark Lord (Jimmy Page insomma), Johnny Winter, Mick Ralphs, Keith Emerson, Keith Richards, Robert Johnson, Muddy Waters, Sonny Boy Williamson I & II, John Miles, Johan Cruijff, Alvaro Recoba, Ronaldo Il fenomeno, Guevara etc etc; trovarmi con Giangi è sempre piacevole, ricordiamo i tempi della giovinezza, parliamo dei nostri genitori che ahinoi non ci sono più e ci infervoriamo parlando di politica. Malgrado la si veda diversamente dal punto di vista della fede (profondo credente lui, profondo miscredente io) siamo sintonizzatissimi per quel riguarda la parte politica in cui stare. Vorremmo una società più equa, più giusta, più popolare, guidata dai valori universali relativi all’umanesimo, alla capacità di convivere, all’unità delle genti e dei popoli. Utopia – soprattutto con l’aria che tira in questi anni disgraziati – ma non molliamo di un centimetro.

Prima di salutarlo gli butto lì tra il serio e il faceto “Senti Giangi, non è che puoi prescrivermi qualcosa per tenere a bada il blues?”

Giangi scoppia a ridere, mi abbraccia forte e mi dice “vai mo là adesso … è sempre un piacere vederti Tim”.

Una volta arrivato a casa mi dico che se non possiamo sconfiggere i blues almeno proviamo ad affrontarli ad armi pari … prendo un bicchiere da cocktail, lo riempio di ghiaccio, verso almeno tre dita di Martin Miller’s Gin (courtesy of Paololeo81) e riempio il resto del bicchiere con acqua tonica Recoaro, aggiungo anche una fettina di lime sebbene la Marzia dica che non ci va nel Gin Tonic, entro nello studiolo, prendo tra le mani un doppio LP con tante finestrelle e faccio partire la side 3, la facciata d’album che preferisco in assoluto … faccio scendere la puntina del giradischi, mi siedo sul divanetto e mi appresto a passare 20 minuti nel miglior modo possibile. Bye bye Blues, Hail, Hail The Dark Lord.

STRALCI

_SELFIE In giro per Mutina osservo giovani donne che si scattano selfie, alzano il collo, piegano la testa, mettono in mostra la mercanzia, fanno le spiritose e mi chiedo come appariranno le foto che posteranno sui social. Già, siamo tutti lì che ci scattiamo foto nell’illusione che ci rendano migliori di ciò che in realtà siamo, temo tuttavia che si sia meno belli delle foto venute bene che pubblichiamo, ma d’altra parte più belli delle decine di foto venute male che scattiamo a noi stessi. E’ curioso però che alla fin fine pensiamo tutti di non essere male, e dunque continuiamo a pubblicare anche foto assai discutibili di noi stessi.

_BANCARI – Sul Treno dell’Honky Tonk un lunedì mattina estivo, tratta di andata verso Mutina: due colleghi di una banca emiliana parlano. Entrambi sui trent’anni o poco più, mettono in mostra con una certa leziosità il loro essere giovani in carriera. Io sono in uno degli otto primi posti della carrozza sopraelevata, tutti occupati, loro due in mezzo che cicaleggiano e noi altri costretti a sporcarci i pensieri con le loro facezie. Lei ci fa sapere che è stanchissima, che è stato un luglio “devastante”(e solo Page sa quanto odio questo aggettivo), ma finalmente in settembre andrà due settimane in Kenya e ci snocciola il programma per filo e per segno. E’ lunedì mattina, non ho la forza di infilarmi i due auricolari Samsung e perdermi nella musica, il treno è affollato, da quando un paio di settimane fa a Parma è successo un incidente che ha visto coinvolto un treno merci che ha distrutto parte della infrastruttura della stazione, diversi treni sono cancellati, gli altri subisco ritardi di circa mezz’ora, per questo vi è più traffico umano del solito.

Poco dopo in centro incontro una mandria di altri giovani bancari, facenti parte sempre della stessa banca Emiliana. sono circa una decina, tutti maschi, tutti rinchiusi nei loro completini da bancario: mocassino marrone, niente calze, pantaloni ultrafit che lasciano scoperta tutta la caviglia, camicia bianca, giacchetta strettissima blu. Si atteggiamo come in giro ci fossero solo loro. Parlano ad alta voce. Sento il più sbruffone dire: “il femminismo un tempo era quello che è il maschilismo oggi” e già sento dentro di me Ittod (uno dei tre uomini che sono, quello preda della furia iconoclasta) iniziare ad agitarsi, Mr Sotuttoio aggiunge “e le quote rosa oggi servono solo a non dare le giuste opportunità a validi colleghi maschi”. Mi sposto velocemente, so che se rimango non sarò più in grado di trattenere Ittod e la vita è già piena di troppi impicci, meglio lasciare a loro stessi questo branco di australopitechi che mai diverranno Homo Sapiens.

Cerco di pensare ad altro … ci riesco a malapena, così mi metto a canticchiare un pezzo del Texas Tornado.

_MELMA ADESIVA – Intento a parcheggiare nell’immenso spazio sotterraneo dell’Adigeo a Verona. Mi infilo nel primo spazio che mi sembra convincente. Do un’occhiata alla macchina che ho di fianco, è una utilitaria bianca con un grosso adesivo raffigurante Mussolini sulla parte sinistra anteriore. Rimango basito dalla irriverente mancanza di ritegno. D’altra parte con l’attuale governo in carica tutto ormai è sdoganato, non era bastata la mano lunga del cavaliere nero  …. dei valori universali, della costituzione, della solidarietà e della cultura non frega più a nessuno, o quasi.

_YOUNG MAN ON A ROLL – mi passa a salutare un giovane collega dimissionario, uno che ha partecipato a quasi tutte le School Of Rock che ho tenuto in azienda.

Entra nel mio ufficio, parliamo un po’ del suo futuro, mi dice che si prenderà un periodo sabbatico, che farà il cammino di Santiago e cercherà di vedere altri orizzonti.

Gli dico che è giusto così, se l’esigenza è quella di capire meglio il proprio avvenire (lavorativo e non), di conoscere meglio sé stessi etc etc, quella è una scelta coraggiosa che va sostenuta. Aggiungo che anche io circa alla sua età (avevo 27 anni) feci una scelta del genere e che se fossi uno che lavora nell’ambito delle Risorse Umane ( brrr, questa definizione mi mette sempre paura) addetto a valutare curriculum, un periodo sabbatico fatto con consapevolezza lo considererei un plus (pronunciato con la u).

Mi risponde “sì ma perché tu sei matto”, inteso come persona fuori dagli schemi.

Poi guarda” prosegue “vediamo che cosa mi porterà il prossimo futuro, non ho certezze, cercherò di capire dove mi condurrà questa scelta e comunque un volta qualcuno mi ha detto che <se anche il loro corso a volte può cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare> ”.

Rimango di stucco, mi commuovo … che giovani uomini on a roll diano peso ai pensieri blues che condivido durante le School of rock (e non solo) mi riempie d’orgoglio.

Happy trails, man. Long may you run.

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nick Mason’s Saurceful of Secrets by Polbi

Il nostro Polbi, (vabbeh, Paolo Barone) se ne va a vedere Nick Mason e ci scrive due note:

Ieri sera ho sfidato la stanchezza di questo momento e sono andato a vedere Nick Mason. Scenario meraviglioso fra le rocce di Roccella Jonica, un migliaio di persone o poco più. Qualità del suono alla Pink Floyd, coreografia ben fatta, band di ottimo livello. Pubblico diviso a metà, fan hardcore e fan casuali che si chiedevano quando sarebbero arrivati i pezzi di The Wall e Dark Side.
Per me un emozione grandissima. 2 ore dei miei dischi preferiti live, con lui alla batteria. Sul finale di Saucerful mi sono commosso. Sono arrivato a casa alle 2.40 e sveglia alle sei con One of These Days che ancora mi romba in testa. Di loro tre è senza dubbio alcuno il concerto che avrei voluto vedere di più. Per mille ragioni, indimenticabile.

Waters e Gilmour sono due giganti, ma oggi come oggi non farei follie per andare a vederli. La loro lite infinita ha sottratto un bel po’ del fascino e della magia costruiti in anni di privacy, ora gettata al vento. Il chitarrista occuperà il Circo Massimo, praticamente privatizzandolo, per giorni, per proporre soprattutto materiale del nuovo disco. Waters sarà in giro a fare i pezzi più scontati della band, al tempo stesso sputandoci sopra in nome di non si sa quale crescita artistica. Nick Mason oggi è lo spirito dei Pink Floyd.

Set list favolosa, non priva di piccole sorprese come Nile Song e Obscured by Clouds. Avrei voluto anche Cymbaline (uno dei miei brani preferiti della band) e Careful with that Axe Eugene
Il fan, è per sua stessa natura, incontentabile.

©Paolo Barone

_New video: Led Zeppelin Vienna 16 march 1973.

Sempre sorprendente quando dal nulla saltano fuori spezzoni video di concerti del bel tempo che fu, soprattutto se sono relativi a ai bootleg su cui abbiamo fantasticato per decenni.

GATTI ALLA DOMUS

Dopo più di sette mesi sono ancora preda della tristezza riguardo l’assenza di Palmiro; venerdì sera tornando a casa, in un treno affollatissimo, mi è venuto in mente il mio piccolo amico e mi sono scese le lacrime … per fortuna avevo su i Ray Ban … non c’è niente da fare, dopo tutti questi mesi mi manca ancora tantissimo e la commozione è sempre dietro l’angolo. Certo che anche tra mammiferi di specie diverse i legami che si creano sono davvero fortissimi.

Per fortuna c’è Honecker che a tratti stempera la malinconia. Qualcuno mi ha detto che:

“Honecker te lo ha mandato Palmiro un po’ prima di lasciarti … sapeva che altrimenti non sarebbe stato possibile andare avanti … anche Palmiro aveva paura di lasciarti da solo … È una specie di angelo custode per il tuo dolore … Palmiro lo sa che quando guardi Honecker pensi che è strana la coincidenza del suo arrivo … e quindi pensi anche un po’ a lui.” 

Essendo l’uomo che sono non credo ad angeli custodi, sinergie spirituali e faccende del genere, ma certo è che quando si è in sofferenza il pensiero razionale è offuscato e per qualche minuto si è in balia delle suggestioni.

Palmir e Tim 2017 – foto Saura T.

Honecker luglio 2024 – foto Tim T

FADE AWAY

Piena estate, sono arrivate le prime due settimane di ferie, su tutto lo Stivale il caldo è soffocante, qui in pianura durante il giorno siamo di solito sui 37 gradi centigradi, l’umidità ovviamente rende il tutto assai disagevole. Cerco di mantenermi in equilibrio: passeggiate per le campagne alle 6 del mattino, cura del verde intorno a casa alle 7, nuotata verso le 11, fraseggi sulla Danelectro, lettura dei quotidiani, approfondimenti circa la Storia Antica Di Israele, visione delle amichevoli estive della mia squadra del cuore e l’inseguire gli ultimi bagliori di luce prima che cada del tutto la notte.

House of Blues, Emilia profonda, agosto 2024, foto Tim T

Quello che mi frega è l’Irrequietezza, sentimento in queste ultime settimane ormai a livello di guardia; ma in qualche modo ci sono abituato, in fondo è questo essere un uomo di blues … questo e perdersi dentro una canzoncina country che – in senso lato – sa tanto di Liscio (la musica da ballo Romagnola insomma).

He’s just a singer
A natural born guitar ringer
Kind of a clinger
To sad ol’ songs
He’s not a walk be-hinder
He’s a new note finder
His name’s a reminder
Of a blues man that’s already goneSo he started drinkin’
Took some things that messed up his thinkin’
He was sure sinkin’
When she came along
He was alone in the spotlight
Not too much left in sight
She changed all that one night
When she sang him this song

Hey, baby, I love you
Hey, baby, I need you
Hey, baby, you ain’t got to prove to me
You’re some kind of macho man
You’ve wasted so much of your life
Runnin’ through the dark nights
Let me shine a little love light
Down on that blues man

He got so sick from speedin’
All the things they said he was needin’
If he is to keep on pleasin’
All of his fans
He got cuffed on dirt roads
He got sued over no shows
She came and took all that ol’ load
Down off that blues man
And he said …Hey, baby, I love you too
Hey, baby, I need you
Hey, baby, I do get tired
Of this travellin’ band
I’m over 40 years old now
Nights would be cold now
If you hadn’t stuck it out
With this blues man

He’s over 40 years old now
Nights would be so cold now
If she hadn’t hung around
With that blues man

La NO QUARTER del 23 giugno 1977

21 Lug

Qualche tempo è uscita una nuova versione di una registrazione live amatoriale di un memorabile concerto dei Led Zeppelin, quello del 23 giugno del 1977 al Los Angeles Forum; questa nuova risistemazione si basa sulle tre registrazioni fatte da tre leggendari “taper” del periodo ed essendo il fan dei Led Zeppelin che sono (o meglio che ero) non ho potuto evitare di procurarmela.

 Led Zeppelin 1977-06-23 Los Angeles (Inglewood) 2-Source Stereo RMCH – using Wizardo + Millard/Goldstein sources

Led Zeppelin
The Forum
Inglewood, CA
1977-06-23

Taper 1: Jon Wizardo
Lineage: Master Cassettes > Pressed CDs > Adobe Audition cleanup > Wave Files > FLAC

Taper 2: Mike Millard
Lineage: AKG mics > Nakamichi 550 cassette deck > Mater Cassettes >
1st gen cassettes (TDK SA 90) x 3 > Nakamichi 670 pitch & azimuth-adjusted playback deck >
Nakamichi Outboard Dolby B Unit > Wavelab 96/24 > Izotope 44.1/16 > FLAC
Transfer: JEMS

Taper 3: Goldberg
Lineage: 1st gen > Dat(x) > WAV(16/44) > FLAC

http://www.dimeadozen.org/torrents-details.php?id=770888

Lo abbiamo scritto varie volte qui sul blog, i Led Zeppelin dell’immaginario collettivo sono tali fino al 1973 dal punto di vista delle prestazioni dal vivo, nella secondo parte della loro, tutto sommato breve, carriera le cose si fecero più torbide. Jimmy Page smise di essere il magnifico chitarrista Rock che era stato e le performance dal vivo diventarono meno brillanti. Edonismo, sostanze chimiche, un successo stratosferico che schiacciava verso il basso, un management che aveva perso la bussola e altre varie situazioni le cause.

Vi furono tuttavia momenti convincenti anche nei latter days, talvolta il dirigibile tornava a volare alto come successe nelle sei date consecutive al Los Angeles Forum di Inglewood. Due i bootleg famosissimi tratti da questa mezza dozzina di concerti: Listen To This Eddie del 21 giugno e appunto For Badge Holders Only del 23.

zeppelin-for-badger

Riascoltando questo show in questa nuova ottima versione mi sono soffermato – come faccio di solito per questo tour – su il trittico composto da Since I’Ve Beel Loving You, No Quarter e Ten Years Gone. Tutte e tre le performance sono molto significative, il gruppo pur appesantito da eccessive fama e gloria riuscì ad offrire prove esaltanti, ma è stato riascoltando No Quarter che mi sono ringalluzzito, riassaporare la divina capacità che avevano i Led Zeppelin di improvvisare mi ha una volta di più spinto nelle profondità cosmiche. John Bonham, poi, in quei 31 minuti fu capace di oltrepassare ogni frontiera ritmica in campo Rock.

Inizio maestoso e sicuro, la registrazione è audience (ovvero presa dal pubblico) ma chiara e di qualità, sembra davvero di stare nelle prime file. Robert canta con sicurezza e maestria.

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum RP

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum RP

Dal minuto 4 inizia il lungo spazio dedicato alle improvvisazioni. Comincia Jones con un lavoro alle tastiere deciso; dopo circa due minuti passa al grand piano accompagnato dal theremin di Jimmy e dai relativi ululati dei cani della sventura. Le dita di Jonesy lavorano con caparbietà sui tasti del piano, non sarà un virtuoso in senso stretto ma John Paul Jones al piano a me è sempre piaciuto moltissimo.

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum JPJ

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum JPJ

Dopo 5 minuti di ricami e intrecci che richiamano territori oscuri e misteriosi al minuto 11 Jones inizia a svisare di blues seguito da Bonham e Page. Cosa c’entri un lungo momento blues in maggiore in un brano drammatico come No Quarter non lo ho mai capito, ma il tutto in qualche modo funziona. Due secondi prima che Jimmy parta con l’assolo, al minuto 12:14, Bonham si getta in di quelle sue brevi sfuriate ritmiche che ogni volta mi mandano in visibilio. Page non ha il completo controllo del suo sound, effetti larsen e fastidiosi feedback fuoriescono dai suoi amplificatori, ma il Dark Lord è comunque fluido nel suo modo stravagante di interpretare il blues mentre Bonham e Jones (al piano e alla pedaliera basso) mantengono un pesante ritmo swing. Il siparietto blues termina e Jones torna ad introdurre le atmosfere che fungono da colonna sonora ai sentieri più impervi, quelli che solo i più coraggiosi hanno l’animo di battere. L’aspetto drammatico dei Led Zeppelin, quello in cui sono indiscussi maestri, riprende il suo corso e al minuto 17:00 Page inizia l’assolo vero e proprio di No Quarter. E’ sufficiente chiudere gli occhi e il nostro chitarrista preferito di sempre, il dio del Rock per eccellenza, ci trascina in galassie sconosciute. La base su cui Jimmy improvvisa è in tonalità di Re minore, Page usa intrecciare le relative scale musicali: la pentatonica, quella di blues, quella minore (eolia) e la dorica …ovviamente poi inserisce note che fanno parte di scale tutte sue, quelle che “sente” dentro sé (con l’accento) stesso (e che di solito sono quelle che fanno perdere il controllo ai fan).

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum

Led Zeppelin 23 june 1977 LA Forum

John Bonham è in serata, lo si può facilmente intuire seguendo il suo lavoro: dal minuto19:00 il suo drumming diventa uno show nello show. Impossibile sottolineare tutti i passaggi spettacolari, ad ogni modo:
Minuto 19:14 rullata e lavoro sui piatti

Minuto 19:25 sui piatti e disegni ritmici turbolenti

Minuto 21:00 possenti colpi su tempo frammentato e scariche elettriche

Minuto 22:50 figure ritmiche che fanno da controcanto al lavoro di Page

Minuto 23:30 crescendo che porta dritto all’Armageddon.

Minuto 24:30 hard rock e swing

Al minuto 26 No Quarter ritorna nella sua forma classica, Robert riprende a cantare mentre John Paul Jones lo accompagna sul piano sintetizzato. Improvvisazione finale degna del mood generale di questo concerto. Jimmy sussurra note che fanno venire i brividi, Robert lancia più volte il grido “The dogs of doom are howling more” a cui la band risponde decisa, il riff finale chiude quella che può essere considerata la migliore versione live di No Quarter.

Benché fossero negli anni più slabbrati della loro carriera, i Led Zeppelin riuscivano – talvolta – ad essere quello per cui sono ricordati: la più grande Rock band della storia. No contest!

Led Zeppelin photographed in 1977

When the blues is in league with the freeway

7 Lug

Il mio blues è certo in corrispondenza con le (blue) highway, che poi sono quelle strade secondarie che di frequente batto, quei sentieri d’asfalto che inducono al consueto immaginario del nido di stelle ma che poi ti accompagnano nei soliti posti, negli angoli abituali del mio presente e del mio passato. Perché continuo imperterrito a sbattere il grugno contro il nido di stelle quando so benissimo che non esiste il nulla cosmico onnipotente solo lo sa, questa irrequietezza di cui tanto discuto qui sul blog prima o poi mi condurrà allo sfinimento … sempre che questo sentimento non sia al contrario il fuoco che mi tiene in piedi.

Già, il Blues in senso lato e dunque non solo musicale, questo sostantivo che carico di significati forse solo miei ma che finisce per coinvolgere, financo irretire, gli sventurati e le sventurate che mi stanno intorno. Questo fatto mi colpisce sempre, il modo in cui il Blues – nella forma dell’uomo che sono – ha una valenza anche per persone apparentemente avulse dal concetto (ma proprio per questo evidentemente persone di blues loro stesse). Questo attaccarsi a me, questo riconoscermi un ruolo nelle loro vite, questo affetto che provano nei miei confronti; sempre complicato scrivere di questo argomento perché poi sembra autoreferenzialità quando invece quello di cui intendo approfondire è l’interesse che le persone hanno per me in quanto portatore di Blues, quasi io fossi un testimone del blues che alla domenica mattina bussa alle porte alla gente per diffondere il verbo e la musica di un’astrazione nata più meno 125 anni in Mississippi.

Ne parlavo ieri sera con i ragazzi durante il primo Sinodo estivo, solito copione: ritrovo nella pizzeria di via Gramsci a Regium Lepidi e resto della serata passata al fresco della campagna qui nel bersò della Domus Saurea. Entriamo nel locale in cui sono di casa, ci accoglie Judith la direttrice, mentre ci accompagna al tavolo nell’ampia veranda si accorge della mia presenza Antonio – altro pilastro del locale – che esclama “eccola qui la luce dei miei occhi”. Fa lo spiritoso ovviamente ma che un giovane, bensì senior, addetto di sala con cui ho un certa confidenza (che però lui maneggia sempre con estrema delicatezza e riverenza) abbia trovato un appiglio in un cliente di un (in)certa età quale sono mi fa ogni volta pensare al blues. Succede una cosa similare anche sul lavoro: invio una email ai colleghi per spiegare che una certa mansione verrà d’ora in poi seguita da due nuove colleghe ma che io continuerò ad essere comunque il riferimento per tutti in caso di necessità. Ebbene, alcuni giovani compagni di lavoro rispondono all’email usando più o meno le stesse parole: “tu per noi rimarrai un riferimento, sì, ma di vita”! Oltre al piacere personale della cosa, rifletto sulla motivazione che ha spinto giovani leoni – con doti attitudinali relative alla attività umana lavorativa che oggi nel mondo è forse la più ricercata – a fare arrivare a me, e quindi al sentimento blues universale di cui sopra, tale messaggio. Il blues  insomma non smette mai di stupirmi, questa rete di rapporti tessuti da scimmie evolute ed illuminate per far fronte alla condizione umana, ovvero il trovarsi su di una roccia sospesa nel buco del culo dell’Universo a contemplare le profondità cosmiche, mi meraviglia ogni volta.

STRALCI

_Sul treno, di ritorno verso Regium Lepidi. Il regionale delle 18 arriva da Ancona ed è sempre pieno: manovali nordafricani, giovani donne in carriera che lavorano in banca, giovani donne che solfeggiano, uomini di blues. Trovo posto vicino ad una ragazza intenta ad ascoltare musica, dagli auricolari fuoriesce un brusio a tratti famigliare, sbircio e sullo schermo del suo cellulare intravedo la copertina di Mothership. Avessi trent’anni di meno potrei invitarla a bere un gin tonic insieme.

_nella pausa pranzo, in centro a Mutina, attraverso la via Emilia e prendo via Berengario da Carpi (chirurgo Modenese del 1500). Perso nei miei pensieri sento che qualcuno si rivolge a me con aria cordiale “Giovanotto, non avrebbe qualche moneta?”. Mi volto, mi si para davanti Donald Sutherland, capelli e barba bianca, all’apparenza in forma, probabilmente ha alcuni anni più di me (ma potrei sbagliarmi). Lo squadro, cerco nel portafogli due monete e gliele allungo, aggiungendo una raccomandazione “cerchi di star bene mi raccomando”.

_sceso dal treno a Regium Lepidi, cammino spedito verso Piazzale Europa, faccio per uscire dal sottopasso e una donna di etnia incerta (Rom? Gitana? Nordafricana?) cercando di rimediare due spicci mi dice “Dio ti benedica”. Non faccio in tempo a riflettere sulla cosa che irrompe ITTOD che prontamente risponde “dio non esiste” e di buon passo procede verso la sua destinazione.

_in macchina con mia sorella, il car stereo rimanda il contenuto della chiavetta “Musica Italiana” in modalità casuale. Ad un certo punto arriva una delle mie canzoni in versioni live, Elisa non la conosce, ascolta la prima parte più meditativa e calma poi, una volta entrata la chitarra elettrica esclama “Ecco qui che saltano fuori i Led Zeppelin, anzi Paul Kossoff!”. Paul Kossoff, ah!

_ FILM: BLACKkKLANSMAN – 2018 – Spike Lee – TTTT 
Tratto da una storia vera, questo film è da vedere. Segnalo nella colonna sonora Lucky Man degli ELP.

_FILM: Riposare In Pace – Argentina 2024 – TTT½
Film di tutto rispetto. Ora su Netflix 

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nuova interpretazione del classico cupo blues dei Led Zeppelin (e di Memphis Minnie and Kansas Joe McCoy 1929) When The Levee Breaks da parte di Rober Plant e Alison Krauss

_Nuove foto del Dark Lord a Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

 

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

_(Little) Rock And Roll Band

Dopo tanti, tanti, tanti anni mi ritrovo in una sala prove di Mutina insieme ai giannizzeri con cui suonai dal 1994 al 2006. March alla voce, Mixi alla batteria, io alla chitarra e il pontefice del Blues John Paul Cappi al basso. I nostri pezzi e alcune cover selezionate, tanto per non morire.

March, Mixi, Tim, Jay – maggio 2024

Sotto Tiro (Tirelli – Siae 1995):

SCHOOL OF ROCK episodio IX – Premiata Forneria Marconi

Tengo la nona School Of Rock nella azienda per cui lavoro, un’oretta passata dopo l’orario di lavoro a parlare ed ascoltare i grandi gruppi della musica insieme ai colleghi più volenterosi e curiosi. E’ da poco passato il solstizio estivo, la Sala Blues (la sala riunioni informale con tanto di impianto stereo) accoglie i colleghi carbonari che preferiscono imboccare le strade dei sogni legati all’aria sonora (in questo caso quella della PFM) piuttosto che godersi, che so, l’ennesimo aperitivo in compagnia nell’heart of the city. Sono meno spumeggiante del solito e la “lezioncina” è (nelle parole di Marzia) più “riflessiva, profonda, emozionante”. La mattina dopo in treno mi chiedo se valga ancora la pena farle, in quel preciso istante mi arriva il whatsapp del mio collega ed amico Chris C. “Le tue lezioni aprono sempre nuovi mondi di emozioni. Grazie.”. Beh, non c’è bisogno di chiedersi altro.

PLAYLIST

FINALE

Per mantenermi “fit” nell’anima finisco per frequentare i soliti sospetti, gli Illuminati del Blues, i Ragazzi della Via Po e i miei colleghi amici,

Siuviu-Tim-Mar (Mutina estate 2024) autoscatto

 

Friends, da sx: Johnhnhy-Mar-Fran-Sonya-Tim (Mutina – estate 2024)

cercare pace nell’area benessere della Domus

Fenny – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

 

Bersò Blues – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

contemplando i particolari della fetta d’Emilia in cui vivo

Vista dalla Domus – estate 2024 – foto TT

 

I Balloni – Domus, estate 2024 – foto Tim Trelli

circondato dalla colonia felina della Domus.

Honecker – estate 2024 – Foto Tim Tirelli

D’altra parte it’s just another (white) summer.

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)- TTT½

6 Lug

Il titolo originale di questo romanzo è The Revenant. A Novel Of Revenge, per quanto mi riguarda sarebbe stato più corretto che anche il titolo italiano si fosse attenuto a quel concetto, aver aggiunto infatti l’aggettivo “vero” mi fa un po’ storcere il naso. Sì perché questo è un romanzo di finzione, basato appunto su quel poco che si sa davvero circa la vita di Hugh Glass, ma ripeto molto di quello scritto è fiction. L’autore stesso a fine libro dedica 5 paginette ai fatti storici che hanno caratterizzato la storia di Glass, arrivando perfino a citare il libro di John Myers Myers The Saga Of Hugh Glass come resoconto storico più completo su Glass.

Michael Punke "Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta" (2002 - Einaudi 2024)-

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)-

Detto questo il romanzo è godibile, il soggetto (le gesta di un celeberrimo eroe della mitologia western) pieno di interesse, la scrittura fluida e scorrevole, tuttavia non era quello che cercavo.

The Avenging Fury of the Plains – John “liver eating” Johnston by Dennis John McLelland Ed.D (2021 second edition) – TTTT

23 Giu

Qui sul blog i riferimenti a John Johnston (o meglio al personaggio del film “Jeremiah Johnson” basato sulla sua vita) non mancano di certo, essendo il mio film preferito, interpretato dal mio attore preferito, che tratta di argomenti a me tanto cari.

Approfondire certi temi per il sottoscritto è indispensabile, soprattutto in questo periodo, visto che percepisco fortissimo lo Utah blues (il film Jeremiah Johnson fu girato da quelle parti) ovvero il sentimento che alberga nell’animo degli uomini delle donne di blues irrequieti/e, l’andare a disperdersi in cometa nel vasti territori inesplorati della nostra immaginazione.

Il libro di Dennis John McLelland fa dunque al caso mio sebbene sia una sorta di autoproduzione con tutte le controindicazioni del caso: grafica inesistente, impaginazione assai mediocre, refusi. Detto questo però bisogna dar merito a McLelland un vero e proprio man on a mission: fare i doverosi distinguo tra le leggende, i miti e le inesattezze nate intorno al nome di Johnston e i fatti di vita reale.

The Aveging Fury Of the plains - John liver eating Johynston by Dennis John McLelland Ed.D

Le prime novante pagine sono dedicate a confutare le false informazioni su Johnston contenute nel libro di Thorpe e Bunker “Crow killer: the saga of Liver Eating Johnson pubblicato per la prima volta nel 1959, libro che può essere considerato fiction storica vista la scarsa aderenza alla vera storia di Johnston, e che fu la base da cui Sydney Pollack e Robert Redford partirono nel creare il magnifico film del 1972 “Jeremiah Johnson” (in italiano “Corso Rosso non avrai il mio scalpo”). Da questo libro tra l’altro si evince che Pollack usò il nome Jeremiah Johnson proprio per non avere troppi vincoli con il personaggio reale. Mclelland ad ogni modo sembra esagerare nel tono usato nel contestare le false vicende (una su tutte: Johnston lottò soprattutto contro i Sioux e non con i Crow), sale infatti un certo fastidio creato dal suo approccio, al contempo rimane basilare il lavoro da lui svolto.

Da pagina 93 l’autore si concentra poi sulla vita reale di John Johnston, nato nel New Jersey nel 1831 col nome di William Garrison, costretto poi a cambiarlo dopo aver colpito un ufficiale nel periodo della giovinezza mentre era arruolato in marina. Johnston ebbe un vita spericolata, fuggito da un padre beone e violento, fu marinaio, scout per l’esercito, vicesceriffo, cercatore d’oro, trapper, mountain man, boscaiolo e uccisore di nativi americani. Uomo possente, forte e resistente morì a 69 anni nel 1900 pieno di acciacchi: reumatismi, scoliosi, problemi alla vista … d’altra parte una vita passata in territori selvaggi in quegli anni non poteva che finire in quel modo. Fu dapprima sepolto nella cittadina del Montana dove si era ritirato gli ultimi anni ma grazie ad iniziativa di alcuni studenti i suoi resti furono riesumati e sepolti in un posto più appropriato in Wyoming. Alla nuova sepoltura partecipò anche Robert Redford, in qualità di attore protagonista del film (più o meno) basato sulla vita di John Johnston

Cassa con i resti di John Johnston - 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Cassa con i resti di John Johnston – 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston - 1974 Cody, Wyoming 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston – 1974 Cody, Wyoming 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Tomba di John Johnston - Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Tomba di John Johnston – Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Un libro (in inglese) quindi utile per chi volesse ampliare le sue conoscenze a proposito di Johnston e dei mountain men in generale.

◊ ◊ ◊

John Jeremiah Johnston sul blog:

In diversi articoli della categoria Tim’s Blues vi sono riferimenti, citazioni e foto di Jeremiah Johnson, i seguenti due sono i più specifici:

John “Mangiafegato (liver-eating)” Johnson

JEREMIAH JOHNSON (1972): film e colonna sonora – TTTTT

Valerio Evangelisti “Il Sol Dell’Avvenire – Volume 2 – Chi Ha Del Ferro Ha Del Pane” (Mondadori 2014-edizione 2016) – TTTTT

8 Giu

Nella descrizione e nel link al volume 1 proposti qui sotto vi è già illustrato il tenore di questo secondo episodio della trilogia de Il Sol Dell’Avvenire. Non aggiungo tanto altro, sottolineo solo che anche questo secondo volume chiarisce molto le idee circa il fermento di quegli anni (grosso modo i primi due decenni del secolo scorso) raccontando le peripezie dei personaggi (e dei loro discendenti) già presenti nella prima parte. Leggendo il libro – soprattutto nella parte finale – ci si spiega in modo netto come e perché il fascismo prese piede e da che guazzabuglio di idee e correnti politiche nacque.

Un romanzo insomma che racconta gli eventi storici e la vita di quegli anni (qui in Emilia Romagna), scritto e diretto in maniera esemplare dal grande Valerio Evangelisti. Da leggere.

valerio evangelisti sol dell'avvenire 2

Descrizione

In questo secondo, autonomo volume de “II Sole dell’Avvenire”, Evangelisti continua a seguire le vicende di alcune famiglie romagnole attraverso i grandi cambiamenti che investono l’Italia intera, in un arco temporale che va dal 1900 al 1925, dall’affermarsi del movimento operaio, cooperativo e socialista ai grandi scioperi generali, dalle imprese coloniali alla prima guerra mondiale e al “biennio rosso”, fino all’affermarsi della dittatura fascista. Come nel primo volume, testimoni di un periodo storico così drammatico sono personaggi inseriti in processi di cui intuiscono appena la portata. Eleuteria, fragile e incapace di ribellarsi alle avversità; Reglio, giovane ribelle involontario, che cerca di sottrarsi al servizio militare e alle compagnie di disciplina; Narda, che col suo spontaneo eroismo riscatterà l’onore di una famiglia che sembrava per sempre macchiata dalla vigliaccheria. Ciò è narrato attraverso piccoli episodi, ora tragici ora umoristici, che vedono in scena personaggi picareschi, litigiosi o astuti. Impegnati a cercare di sopravvivere in un mondo sempre più difficile, a contatto con le grandi figure del loro tempo. Ma sullo sfondo, o forse in primo piano, è il passaggio epocale dal mondo rurale all’agricoltura di tipo industriale, nonché l’opera lenta e paziente di edificazione di una società capace di volgere il cambiamento a favore dei più umili e sfruttati. Operazione fallita: il Sole dell’Avvenire sarà spento sul nascere. Ma non per sempre.

il sol dell’avvenire sul blog:

Valerio Evangelisti “Il Sol Dell’Avvenire – Volume 1 – vivere lavorando o morire combattendo” (Mondadori 2013) – TTTTT

 

 

BLACK CROWES, Milano 27-05-2024 – TTTT

4 Giu

Milano, Teatro Arcimboldi, lunedì 27 maggio 2024.  Sono venuto a vedere i Black Crowes insieme a Lollo e alla Lotty che ci raggiunge da Genova. I fratelli Robinson hanno il loro nuovo album da portare in giro ed è dunque cosa buona e giusta essere presenti all’evento. I BC sono uno di quei gruppi che qui sul blog si amano, punto; negli anni novanta le migliori chitarre Rock (per come lo si intende qui) erano le loro. Il sound, l’amalgama, le accordature aperte, la trama … una meraviglia.

Stasera il gruppo spalla è quello dei Jim Jones All Stars, garage rock and roll con sfumature blues e punk. Non sono impressionato ma lo ascolto volentieri, il battito e l’approccio primordiale del rock and roll servono sempre. Il pubblico va e viene, al momento il teatro è pieno per metà … incrocio e saluto Antonio “Rigo” Righetti, musicista di Modena della mia generazione che conosco piuttosto bene (a lungo bassista di Ligabue e amante di questo tipo di Rock).

Sgomberato il palco dalle loro cose, ci si prepara all’arrivo dei Black Crowes. Il Teatro ora è pieno, circa 2400 persone.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Dall’impianto esce It’s A Long Way To The Top degli AC/DC e la band entra in scena. Bedside Manners definisce l’inizio dello show, il gruppo rolla deciso sin dalle prime battute.

Chris Robinson invita tutti ad alzarsi: “questo è un cazzo di concerto Rock, forza in piedi”. Alla fine del primo pezzo continua nell’intento di smuovere la gente, se la prende con un poveretto sulla destra che rimane seduto, poi, se interpreto bene, anche con uno del servizio d’ordine che cerca di limitare l’uso dei cellulari. Non mi è piaciuta questa tirata, se fossi stato io a prenderci sotto avrei mandato Chris Robinson a farsi dare dove si nasano i meloni, come diciamo qui. Uno ad un concerto non è obbligato a fare quello che dice un cantante su di giri, uno può aver acquistato un biglietto per lo spettacolo proprio perché pensava di potere stare seduto, magari per problemi personali, magari perché non gli andava di ballare. Insomma, io fossi stato in lui avrei evitato, ma d’altra parte sappiamo cosa sono i cantanti.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Il palco ha un gusto retrò, sapori provenienti da vecchi circhi o da vecchi locali statunitensi, tutto molto carino; notevoli gli ampli di chitarra presenti sul palco, tra cui Marshall, Vox , Orange e Fender. Coriste, batteria e tastiere sulla pedana (assai) rialzata. Si rivede al basso Sven Pipen, all’altra sei corde il chitarrista argentino Nico Bereciartua.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

I brani del nuovo album non sono affatto male e dal vivo si difendono, chiaro che quando la band propone i classici, quelli che abbiamo tatuati sul l’animo, beh … il resto passa un po’ in secondo piano. Twice As Hard, Thorn in My Pride, Sting Me, Jealous Again, Remedy sono tra le più belle cose che si possano sentire oggi in un contesto live. She Talks to Angels poi ci trasporta tra le profondità cosmiche. L’acustica di Rich Robinson, le malinconie della melodia, la slide (suonata su una chitarra con lo stringbender), la band che con eleganza rende omaggio ad una grande, grande, canzone. Penso agli amici e conoscenti che vanno a vedere l’ennesimo concerto heavy metal e poi si perdono brani del genere, mah … per me sono questi i momenti che definiscono il vero senso del Rock.

Durante Goodbye Daughters Of The Revolution tracce chiare dei Rolling Stones e magari anche dei Faces o meglio Rod Stewart. Tra le cover, oltre alla classicissima Hard To Handle di Otis Redding, segnalo High School Confidential di Jerry Lee Lewis. 
L’impianto dell’Arcimboldi non è all’altezza … il suono pare confuso, poco chiaro, impastato … inaccettabile per un concerto di bella musica Rock in un teatro indoor. Rifletto poi sul fatto che i Black Crowes oggi non sono più una vero gruppo, ora si tratta di due fratelli che assumono chi gli pare e vanno in giro senza gli orpelli dei rapporti passati (mi riferisco al batterista Steve Gorman). Se non altro prendono a bordo gente capace e in linea con il Rock proposto … una volta dissolti i gruppi è difficile mantenere coerenza artistica ed onestà musicale, ma i Fratelli Robinson & Friends in qualche modo portano a casa il risultato.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

A fine concerto rimango a respirare le ultime vibrazioni Rock ancora nell’aria, il pubblico defluisce, mi incammino verso lo spazio esterno antistante al teatro dove Lollo e Lotty mi stanno aspettando. Nemmeno il tempo di uscire e…

“Tim!! Ciao Tim!!”

Guardo il giovane uomo che mi chiama. Sul momento penso a qualcuno che ho incontrato da qualche parte di cui non ricordo volto e nome.

“Ciao, scusa, tu sei …?”

“Non ci conosciamo, sono un lettore del tuo blog, Michele da Verona, non ho mai scritto, faccio parte della maggioranza silenziosa, volevo solo dirti di continuare a scrivere e di non fermarti, ti leggo sempre.”

Abbraccio questo caro amico sconosciuto, non so nulla di lui, eppure lo sento immediatamente vicino. Potenza del blog. Che i lettori del blog vadano ai concerti dei Black Crowes mi riempie il cuore.

E allora con l’animo pieno di Rock e di good vibrations via di nuovo verso sud est, verso quella parte di pianura al contempo placida e frenetica in cui sono nato e cresciuto. L’ora è tarda, il mood si fa riflessivo, cerco di non ascoltare le centurionate musicali che Lollo vuole farmi ascoltare, mi isolo in uno di miei momenti blues, in lontananza verso sud le luci sugli appennini brillano … ci scommetto che c’è oro in quelle colline.

Scaletta:

Bedside Manners
Dirty Cold Sun
Twice as Hard
Gone
Goodbye Daughters of the Revolution
Sister Luck
Cross Your Fingers
High School Confidential
Thorn in My Pride
Wanting and Waiting
Hard to Handle
She Talks to Angels
Follow the Moon
Sting Me
Jealous Again
Remedy

Bis:
God’s Got It

AC/DC, Arena RCF, Reggio Emilia, 25-05-2024 TTTT

31 Mag

Mesi fa l’umana con cui vivo mi convince a comprare i biglietti per gli AC/DC in occasione del loro ritorno in Italia, per di più nella nostra città, in pratica dietro casa. A conti fatti spendiamo (tra costo ticket, prevendita e non precisate tasse) 170 e passa euro a biglietto … una follia mi dico. Il fatto è che del concerto di Imola del 2015 ricordiamo poco, eravamo lontani dal palco in un posto (l’autodromo appunto) che mal si presta ad un evento del genere, così volevamo riuscire a vederli in maniera consona, ecco il perché di due biglietti Zona Rossa, quella più vicina al palco. In fondo gli AC/DC ci piacciono, personalmente non faccio parte dell’esercito che li venera, tuttavia amo molto qualche loro album (e ovviamente con Back In Black – che ho vissuto in diretta da adolescente – ho un rapporto carnale) e apprezzo il loro approccio, sì perché mettono in scena quello che sono senza tiramenti: working class australiana di provenienza scozzese (e per quanto riguarda Brian Johnson della Britannia zona Newcastle) che parla alla pancia delle persone ma con un linguaggio che pesca nelle paludi del blues più genuino.

Passano i mesi ed eccoci a sabato scorso, giorno del concerto. Da qualche anno abbiamo in città una delle più belle e funzionali arene outdoor d’Italia, ne siamo orgogliosi e questa è l’occasione per godercela appieno. Parcheggiamo a Gavassa e poi a piedi fino al Campo Volo, alle 17 siamo all’entrata dell’Arena, un po’ di attesa per capire a che punto è Doc, che viene da Milano per veder Angus, poi decidiamo di entrare. Un saluto e un abbraccio a Marzia R e Giorgio (abbiamo colori di fasce differenti) e alle 17:30 siamo nella Red Zone, nemmeno troppo lontani dal palco.

AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT

Un’oretta di bivacco per riprendere le forze prima della tempesta di watt che ci attende, un paio di panini, una birra e verso le 19 su in piedi. E’ il momento del gruppo spalla, i Pretty Reckless; trattasi di gruppo statunitense di heavy rock odierno, messo in piedi da una ex modella. Personalmente penso non siano niente di che, gamma espressiva limitata, tutti i pezzi (forse tranne uno) molto simili, nessun guizzo particolare. 

Alla 20 i tecnici salgono sul palco, tolgono gli strumenti dei Pretty Reckless, levano i teli, svelano la strumentazione del gruppo australiano e procedono ad un minimo di soundcheck. Do uno sguardo d’insieme al palco: è uno spettacolo.

AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT

Il sistema audio utilizzato unisce quello degli AC/DC a quello proprio della Arena RCF e sembra davvero potente. Mi soffermo sulla grafica che appare sui grandi maxischermi,

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

poi sulla campana dell’inferno … rifletto sui 100.000 biglietti venduti, di cui sembra 6.500 all’estero e 8.000 nella sola Reggio Emilia.

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

20:45 inizia lo show.

Siamo a 15/20 metri dal palco, la visuale è buona è il suono notevole: potente, chiaro, rotondo. La prima impressione è che Brian, 76 anni, con la voce sia messo meglio del previsto e, se si può dire, che Angus appaia un pochino arrugginito, forse i 69 anni si fanno sentire e inoltre questa è solo la seconda data del tour.

Si procede con Demon Fire (da Power Up), Shot Down in Flames e Thunderstruck il cui inizio è un pochino sfasato, ma sia chiaro, Angus per tutto il concerto terrà il punto suonando sempre con l’attacco giusto e – inutile dirlo – con molto gusto. E’ solo che gli anni passano e il tempo lascia il segno, la scioltezza a tratti sgocciola e le sbavature diventano inevitabili, ma anche questo è Rock (se comunque si resta su questo alto livello), mostrarsi umani ma con la giusta cazzimma, e Angus, lasciatemelo dire, di cazzimma ne ha da vendere.

Segue il pezzo il cui titolo mi fa sempre ridere.

Alla chitarra ritmica Stevie Young, nipote di Angus, fa il suo lavoro; Chris Chaney il polistrumentista statunitense (chitarra/basso/batteria) rimane su linee di basso molto basilari, il suo lavoro non sembra granché ma visto il suo palmares (Shakira, Beth Hart, Adam Lambert, Alanis Morissette, Avril Lavigne, Bryan Adams, Sara Bareilles, Gavin Degraw, Meat Loaf, Jane’s Addiction) deve essere comunque un bravo musicista. Matt Laug è un battersita Rock americano molto quotato, qui lo conosciamo per il suo lavoro con Vasco Rossi, con gli AC/DC si limita alla ritmica essenziale del gruppo ma è chiaro che dentro dì sé avrebbe numeri da sfoggiare mica da ridere.

Guardare i video caricati su youtube, ascoltarli dal computer o dal cellulare non rende giustizia al sound del gruppo, sound che ripeto è potente, grandioso, forte e tutto questo senza assordare. Produzione di altissimo livello. Brava RCF Arena, bravi AC/DC, è così che si deve presentare il Rock.

Shot in the Dark (da Power Up), Stiff Upper Lip e poi Saura (l’umana che cito all’inizio) che parte a razzo verso le stelle non appena parte la sua preferita … 

Benché il tempo tenuto sia quello tipico degli AC/DC si intuisce che Laug sia un batterista molto talentuoso, proprio per come tiene il ritmo. Angus carico a mille e Brian MICIDIALE: a un76 enne che ancora canta i pezzi degli AC/DC andrebbe fatta una statua. Il gruppo continua con Sin City, Rock ‘n’ Roll Train, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, High Voltage, Riff Raff prima di arrivare alla leggendaria You Shook Me All Night Long. Io prediligo gli AC/DC con Brian Johnson e lo capisco ogni volta dalle sensazioni che provo. Mi piacciono i pezzi con belle melodie, bei giri di chitarra e in generale il songwriting più attento. Ho stimato molto anche Bon Scott, ma i successi che si basano su boogie ordinari – seppur divertenti – tipo High Voltage e TNT non fanno per me. Ad esempio al loro posto avrei preferito Moneytalks e cose simili.

Ci immettiamo quindi sull’autostrada per l’inferno e Reggio Emilia, esplode.

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

Brian poi comincia a raccontarci di una donna non esattamente carina e minuta. Ottimo qui Matt Laug alla batteria.

In Let There Be Rock Angus si produce nel classico e interminabile assolo; capisco la showmanship, ma la cosa si fa un pochino controproducente con Angus portato a ripetere fraseggi e trucchetti che sono luoghi comuni della chitarra rock e che forse sarebbe bene limitare. Immagino che i fan in senso stretto vivano questo momento come un’apoteosi dovuta, per quanto riguarda me registro il fatto che tutto si fa un pochetto esagerato: 20 minuti la durata totale del pezzo di cui 16 di assolo di chitarra suonato improvvisando sulla base di un solo accordo. Ma Angus è anche questo. He doesn’t give a fuck.

ACDC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Saura Terenziani.pg

ACDC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Saura Terenziani.pg

Pochissimi minuti di break e poi i due bis finali. TNT e quindi il saluto di rito: For Those About To Rock, con tanto di cannoni e fuochi artificiali.

Saluto con un ultimo applauso il grande Brian, il magico Angus e gli altri ragazzi della band e dopo due ore e passa me ne vado compiaciuto e sazio di Rock viscerale, stasera gli AC/DC hanno dato una grande lezione di Rock e per qualche momento mi illudo che il Rock sia ancora vivo e vegeto, fino a quando non leggo il messaggio di un amico che mi informa che quattro giorni dopo sarà a Milano a vedere i Metallica: “mercoledi chiudo questo mini tour con i Metallica tickets VIP (su pedana dedicata con free drinks)”. Uhm, tickets vip, pedana dedicata, free drinks … ecco, lo so, è il mio solito pippone, ma se il Rock diventa una cosa per ricchi, se nelle prime file e negli spazi dedicati vanno manager, commercialisti, dirigenti, notai, avvocati e gente simile invece dei veri fans, qualche domandina sullo stato della Musica Rock dovremmo farcela, a meno che per Rock non si intenda semplice intrattenimento (e dunque ci si lasci guidare da logiche statunitensi) e si spogli la musica che amiamo (o meglio, che tanto abbiamo amato e per cui abbiamo lottato) dalle sfumature socio-culturali, umanistiche e contenutistiche.

Scaletta:

  1. If You Want Blood (You’ve Got It)
  2. Back in Black
  3. Demon Fire
  4. Shot Down in Flames
  5. Thunderstruck
  6. Have a Drink on Me
  7. Hells Bells
  8. Shot in the Dark
  9. Stiff Upper Lip
  10. Shoot to Thrill
  11. Sin City
  12. Rock ‘n’ Roll Train
  13. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
  14. High Voltage
  15. Riff Raff
  16. You Shook Me All Night Long
  17. Highway to Hell
  18. Whole Lotta Rosie
  19. Let There Be Rock (include assolo di chitarra di Angus Young)
    Encore:
  20. T.N.T.
  21. For Those About to Rock (We Salute You)