Questa è la ristampa di una ristampa del 1976 di un libro pubblicato nel 1963 che racconta da un punto di vista “storico” la vita del leggendario frontier man Hugh Glass (vedi film The Revenant con Leonardo Di Caprio). A me interessava proprio cercare di verificare i fatti (e la vita) di Glass, scevri dalle tante leggende e interpretazioni. Questo libro ne traccia i brandelli di storia che nel 1963 si riuscì a ricostruire; stiamo parlando dei circa cinque decenni che vanno dal 1780 al 1830 circa, un epoca a cui sono da sempre legato per quanto riguarda i territori selvaggi del Nord America.
Il libro è in inglese, ho faticato un poco a leggerlo perché è scritto nella sua variante statunitense di 60 anni fa, non certo un inglese arcaico, ma di certo a me più ostico rispetto all’ inglese più moderno.
Resta il fatto che ho gradito molto imparare nuove e veritiere sfumature delle vicissitudini di questo ex pirata e mountain man ferito a morte da un grosso orso e abbandonato – dopo essere stato derubato dai suoi compagni. Glass sopravvisse e condusse una vita spericolata in quei territori magnifici e spietati.
Non una lettura per tutti, ma chi fosse interessato all’argomento potrebbe trovare questo libro essenziale.
Più di 500 pagine anche per questo nuovo entusiasmante capitolo delle peripezie noir del vicequestore Rocco Schiavone. Manzini continua a sorprendermi, dopo ben dodici capitoli di questa serie riesce ancora a scriverne uno elettrizzante, pagine che non vedi arrivi la sera per leggerle, un noir arieggiato, brioso, pur compresso nelle paludi dell’animo nero umano.
La morte di un ciclista in montagna spinge il Vicequestore di Aosta a indagare nel passato torbido e oscuro di un gruppo di ex militari. In questa nuova avventura di Rocco Schiavone, Antonio Manzini alza il livello della riflessione sulla condizione umana, in una indagine fitta di tracce, figure e dettagli, movimentata, rigorosamente logica, che agita ombre e desideri, provoca luci e turbamenti, smuove il coraggio e la paura.
Quando viene chiamato su una strada di montagna, al vicequestore Rocco Schiavone basta uno sguardo per capire di trovarsi di fronte a una rottura del decimo livello della sua personalissima classifica. Un ciclista, infatti, è stato vittima di un incidente. Il morto si chiama Paolo Sanna, un cinquantenne che da unpo’ di tempo abita in zona ma che apparentemente nessuno conosce. Dai primi accertamenti risultano subito delle stranezze. Sanna era abbiente se non addirittura ricco, ma senza occupazione, nel tempo aveva cambiato periodicamente residenze in tutto il Nord Italia, sporadiche e superficiali amicizie, qualche amore senza conseguenze, parenti lontani e poco frequentati: insomma, «una specie di ectoplasma ai margini della società». A complicare le cose, c’è il rebus del taccuino trovato nella sua abitazione, una lista di nomi, sigle e numeri inde-cifrabili. Il quadro è quello di un uomo in fuga. Ma una fuga lunga, senza fine, se non fosse stato per quell’urto in montagna. Per vederci chiaro bisogna indagare nel passato, andando il più a fondo possibile, un passato che fa sprofondare il vicequestore di Aosta negli anni di gioventù di un gruppetto affiatato. Rocco vorrebbe procedere come al solito, pesante come un pugno e sottile come uno stiletto, ma è di sottigliezza che ha soprattutto bisogno, anche perché si fa sempre più drammatico il timore per la scomparsa inspiegabile di una persona, una donna, a cui qualcosa di intenso lo lega. In questa nuova avventura di Rocco Schiavone, Antonio Manzini alza il livello della riflessione sulla condizione umana, in una indagine fitta di tracce, figure e dettagli, movimentata, rigorosamente logica, che agita ombre e desideri, provoca luci e turbamenti, smuove il coraggio e la paura.
Autore
Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l’amore l’amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022), ELP (2023) e Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Sud America? (2023). In altra collana di questa casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019)
Undicesima School of Rock quella del solstizio d’inverno del 2024 e dunque nuovo ritrovo modello “Dopolavoro” nei locali della azienda per cui lavoro. Sospinto dall’inarrestabile volontà del nostro dirigente GLB eccomi di nuovo davanti al gruppo dei fedelissimi e affezionati colleghi che con dedizione e passione si assiepano – dopo l’orario di lavoro – nella (mia amatissima) Sala Blues (where the dreams come blue), la grande sala informale dell’azienda dotata di un vero e proprio impianto hifi.
Mi prendo una mezz’oretta prima dell’inizio per raccogliere i pensieri, immergermi nella silenziosa sala vuota e preparare ellepiì e cd.
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Tim Tirelli
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Tim Tirelli
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Tim Tirelli
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Tim Tirelli
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Tim Tirelli
Stasera c’è il completo sold out, siamo in overbooking, anzi no, piantiamola con questo maledetto inglese, siamo in numero superiore ai posti disponibili, d’altra parte il gruppo in questione è borderline, Rock ma non solo, infatti una volta inviato l’invito di questa undicesima School of Rock ho ricevuto feedback variegati, alcuni si sono mostrati molto soddisfatti della scelta (in primis il grande Albi “Tim, erano 4 anni che aspettavo questo momento) e altri più scettici (“Tim, ti hanno pagato per fare la puntata sui Queen”).
Questa ambivalenza mi ha ricordato un articolo (provocatorio) scritto parecchi anni fa sul blog:
Parto con una prima visione d’insieme facendo, ahimè, una sorta di compitino veloce:
I Queen sono stati fondati nel 1970 a Londra da quattro musicisti che combinavano background artistici molto diversi ma complementari: Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon. Sono diventati uno dei gruppi rock più influenti della storia, noti per il loro stile eclettico, spettacoli dal vivo potenti e innovazioni nell’uso di tecnologie musicali e video. Aggiungo anche che la componente grandeur/kitsch – vista la debordante personalità del cantante – è stata, particolarmente nella seconda parte della carriera, una costante. Qualche notizia biografica su Farrokh Bulsara, Brian Harold May, Roger Meddows Taylor e John Richard Deacon, l’impatto commerciale (enorme successo, soprattutto negli anni ’70 e ’80, vendendo complessivamente oltre 300 milioni di dischi a livello mondiale) e una ancor più veloce storia del gruppo, storia che inizia inizia nei tardi anni ’60, quando Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) formarono il gruppo Smile insieme al bassista Tim Staffell, che abbandonò la band nel 1970. Fu proprio grazie a Staffell che May e Taylor conobbero Freddie Mercury (al tempo, Farrokh Bulsara appunto), un giovane cantante e artista con un’evidente vena creativa. Con l’ingresso di Mercury, che suggerì il nome “Queen”, e successivamente del bassista John Deacon nel 1971, la band trovò la sua formazione definitiva.
Il loro album di debutto, “Queen” (1973), pur non ottenendo subito grande successo, fu seguito da “Queen II” (1974), con cui cominciarono a guadagnare popolarità. Con “Sheer Heart Attack” (1974) e soprattutto “A Night at the Opera” (1975), i Queen si affermarono come fenomeno mondiale. “Bohemian Rhapsody”, dall’album del 1975, è diventata una delle canzoni più iconiche della storia del rock.
Con dischi come “News of the World” (1977) e “Jazz” (1978), i Queen consolidarono il loro successo internazionale. Con brani come “We Will Rock You”, “We Are the Champions”, “Don’t Stop Me Now”, e “Bicycle Race”, il loro stile divenne sempre più riconoscibile e amato dal grande pubblico. L’album “The Game” (1980), grazie a “Another One Bites the Dust”, segnò un altro punto di svolta nel suono della band, le influenze decisamente ballabili del fortunatissimo (bel) singolo scritto da Deacon li mantenne su vette altissime.
Durante i primi anni ’80, la band tuttavia attraversò una fase controversa con “Hot Space” (1982), un album che per metà propone disco music e che deluse gran parte dei fan storici (compreso il sottoscritto). “The Works” (1984) segnò in qualche modo un ritorno al rock e una discreta rinascita commerciale, con successi come “Radio Ga Ga” e “I Want to Break Free”. Nel 1985, i Queen parteciparono al Live Aid a Londra, con una performance considerata con buona ragione la migliore di quel grande evento.
L’album “A Kind of Magic” (1986) confermò il successo della band anche nelle colonne sonore (dopo il mezzo pasticcio di Flash del 1980) associandosi al film Highlander. Nel 1987, a Mercury fu diagnosticato l’AIDS, ma continuò a lavorare con la band. Il modesto (artisticamente parlando) “The Miracle” (1989) e il ben più convincente “Innuendo” (1991) riflettono la faccia dei Queen in questa fase. La morte di Mercury nel novembre 1991 significò ovviamente la fine dei Queen (sebbene May e Taylor abbiano continuato con un paio di cantanti assunti come “guest”), “Made in Heaven” (1995) diventò il classico album postumo completato dai membri rimasti usando le ultime registrazioni di Freddie.
Aggiungo qualche dato tecnico sui primi tre album che comunque salto quasi a piè pari (ben sapendo che i fan in senso stretto non mi perdoneranno).
Queen (1973)
Keep Yourself Alive
Doing All Right
Great King Rat
My Fairy King
Liar
The Night Comes Down
Modern Times Rock ‘n’ Roll
Son and Daughter
Jesus
Seven Seas of Rhye (strumentale)
Tecniche: Registrato ai Trident Studios, prodotto da Roy Thomas Baker.
Classifiche e vendite:
UK: posizione n. 24; oltre 100,000 copie vendute (Disco d’argento).
USA: circa 500,000 copie.
Giappone e Italia: Riconosciuto successivamente, con modeste vendite iniziali.
Queen II (1974)
Procession
Father to Son
White Queen (As It Began)
Some Day One Day
The Loser in the End
Ogre Battle
The Fairy Feller’s Master-Stroke
Nevermore
The March of the Black Queen
Funny How Love Is
Seven Seas of Rhye
Tecniche: Album più orchestrale e sperimentale.
Classifiche e vendite:
UK: n. 5; Disco d’oro. 150.000 copie
USA: vendite inferiori rispetto al Regno Unito.
1974: Sheer Heart Attack
Il terzo album dei Queen rappresenta il primo successo commerciale del gruppo. Dopo l’uscita di “Queen” e “Queen II”, che avevano avuto riscontri positivi soprattutto in Inghilterra, “Sheer Heart Attack” si apre al mercato internazionale, grazie a un suono più accessibile, vagamente glam e singoli niente male.
Brani principali:
“Killer Queen” (singolo di successo in UK e USA, con elementi di pop rock e cabaret)
“Now I’m Here” (un pezzo più hard rock scritto da Brian May)
“Stone Cold Crazy” (considerata una delle prime canzoni proto-thrash, influenzando generazioni di band hard rock e metal)
Classifiche e vendite:
UK Albums Chart: Raggiunge il n. 2 – 600,000+ copie (disco di platino)
USA Billboard 200: Entra in classifica alla posizione n. 12 – circa 1.000.000 di copie (disco di platino)
Giappone: circa 100,000 copie
Italia: circa 70,000 copie
Video TT’s SoR – primi anni – filmato da Jona H & Marzia P
Passo quindi al periodo d’oro dei Queen, quello che va dal 1975 al 1980.
1975: A Night at the Opera
Considerato uno dei massimi capolavori dei Queen, sottolineo che “A Night at the Opera” segna un nuovo standard nella produzione musicale per complessità e costi. Registrato utilizzando tecnologie avanzate per l’epoca, è un album che esplora rock, ballate, opera e cabaret, culminando in “Bohemian Rhapsody”. Quasi inutile farla ascoltare ma non si può evitare anche perché divenne un enorme successo globale, grazie anche all’iconico video musicale trasmesso in anteprima sulla BBC, aprendo la strada all’era del video musicale.
Classifiche e vendite:
UK: Primo posto, tre volte disco di platino, pari a circa 1.100.000 copie vendute. L’album è stato il primo della band a raggiungere il primo posto nella classifica britannica, restando in vetta per settimane
USA: Multi platino, raggiunge il quarto posto, 3.000.000 di copie
Giappone: circa 300,000 copie
Italia: circa 200,000 copie
Video TT’s SoR – ANATO – filmato da Jona H & Marzia P
1976: A Day at the Races
L’album con cui mi sono arrivati i Queen. Dico ai colleghi che proseguendo sulla scia di “A Night at the Opera”, “A Day at the Races” riprende alcuni temi e lo stile del precedente, ma con arrangiamenti forse più accessibili benché la produzione rimanga sofisticata. È il primo album dei Queen interamente autoprodotto. I pezzi cardine sono “Somebody to Love” (ispirata dal gospel e uno dei brani più emotivi di Mercury) e “Tie Your Mother Down” (un classico hard rock scritto da Brian May)
Classifiche e vendite:
USA: 1,000,000+ copie (platino)
UK: quasi 600,000+ copie (due dischi di platino)
Giappone: circa 200,000 copie
Italia: circa 150,000 copie
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Jona H
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto MARZIA P
Video TT’s SoR – ADATR – filmato da Marzia P
Arriva poi il momento di quello che forse è il mio disco preferito, di certo uno dei due a cui sono più affezionato.
1977: News of the World
Certo, due delle canzoni più iconiche e rappresentative della band, “We Will Rock You” e “We Are the Champions”, che sono diventate inni universali, ma anche diverse deep cut, ovvero i brani forse meno conosciuti ma profondi, come Spread Your Wings, All Dead All Dead, Sleeping On The Sidewalk, Who Needs You, la meravigliosa (!!!) It’s Late e il blues notturno da cuore infranto di Melancholy Blues.
La copertina dell’album “News of the World” dei Queen, pubblicato nel 1977, è a mio avviso l’unica copertina del gruppo ad essere di livello superiore, la più iconiche nella discografia della band. L’immagine raffigura un gigantesco robot che tiene in mano i corpi senza vita dei membri della band, trasmettendo un senso di drammaticità e fantascienza.
La copertina fu creata da Frank Kelly Freas, un celebre illustratore di fantascienza appunto. L’immagine originale, disegnata nel 1953 per la rivista Astounding Science Fiction, mostrava un robot che teneva un uomo ferito.
La band chiese a Freas di adattare l’opera, sostituendo l’uomo con i membri dei Queen.
Il robot è rappresentato con un’espressione malinconica, come se fosse addolorato per ciò che ha fatto. Questo contrasto tra la potenza meccanica e la fragilità emotiva o comunque umana è parte del fascino dell’immagine. Questa copertina è diventata un simbolo del periodo più ambizioso della band. Il design ha contribuito a rendere l’album visivamente memorabile, abbinandosi perfettamente all’energia innovativa e ai temi di sfida dell’album.
Classifiche e vendite:
USA: 4,000,000+ copie (quadruplo platino)
UK: 600,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 250,000 copie
Italia: circa 180,000 copie
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Jona H.
Tim Tirelli’s School Of Rock XI – Queen – foto Jona H
Video TT’s SoR – NOTW – filmato da Marzia P
Inizio ad accelerare, il tempo scorre in fretta:
1978: Jazz
“Jazz” è un album di Rock vario, eccentrico e vario tipico dei Queen.
Brani principali:
“Bicycle Race” (pezzo irriverente con un famoso videoclip)
“Don’t Stop Me Now” (inno all’energia e alla vitalità di Mercury)
“Fat Bottomed Girls” (brano rock classico scritto da Brian May
Classifiche e vendite:
UK: n. 2, disco di platino, 300.000
USA: n. 6, disco di platino, 1.000.000
Giappone: circa 150,000 copie
Italia: circa 150,000 copie
1980: The Game
Con “The Game”, i Queen sfornano il loro secondo album più venduto negli USA. Due i singoli di enorme successo: “Another One Bites the Dust” (un bel Rock in formato funky scritto da John Deacon) e”Crazy Little Thing Called Love” (brano in stile rock and roll anni cinquanta)
Classifiche e vendite:
USA: 4,000,000+ copie (quadruplo platino)
UK: 900,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 300,000 copie
Italia: circa 200,000 copie
1982: Hot Space
“Hot Space” rappresenta l’album più controverso della band, caratterizzato da un forte orientamento verso la disco music, con pochi brani rock classici. Per il giovane Tim di quegli anni fu un colpo al cuore. Tuttavia contiene Under Pressure” (collaborazione con David Bowie).
Classifiche e vendite:
UK: n. 4, disco d’oro 150.000
USA: disco d’oro, 500.000
Giappone: circa 75,000 copie
Italia: vendite modeste, circa 50,000 copie
Video TT’s SoR – JAZZ/THE GAME/FLASH HOT SPACE – filmato da Marzia P
1984: The Works
“The Works” segna un ritorno dei Queen a uno stile rock più tradizionale dopo l’esperimento dance di “Hot Space”. L’album riflette la risposta della band alle critiche e il desiderio di ritornare al proprio nucleo rock. Non è un album spettacolare, ma pur con influenze anni 80 è un disco ben più che dignitoso che personalmente mi riconcilia col gruppo. “Keep Passing the Open Windows”, “Radio Ga Ga”, “Hammer to Fall” i brani a me più cari.
Classifiche e vendite:
USA: circa 1,000,000 copie (platino)
UK: 600,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 200,000 copie
Italia: circa 150,000 copie
1986: A Kind of Magic
“A Kind of Magic” è un album strettamente collegato al film Highlander – L’ultimo immortale, diversi pezzi sono stati creati come colonna sonora della pellicola. Il suono del disco e del Rock dei Queen si veste di anni ottanta e inevitabilmente diventa più grossolano seppur funzionale a quel periodo.
Classifiche e vendite:
USA: circa 1,000,000 copie (platino)
UK: 600,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 250,000 copie
Italia: circa 180,000 copie
1989: The Miracle
“The Miracle” segna il ritorno dei Queen in studio dopo un periodo difficile per la band. Freddie Mercury scopre di essere malato di AIDS, ma la band decide di continuare a registrare e conseguentemente far uscire il nuovo album. “Breakthru”, “The Miracle”, “The Invisible Man” i pezzi di maggior valore a mio avviso. Il resto piuttosto bruttino.
Classifiche e vendite:
USA: circa 500,000 copie (oro)
UK: 600,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 150,000 copie
Italia: circa 130,000 copie
1991: Innuendo
Con “Innuendo”, ultimo album pubblicato dai Queen durante la vita di Freddie Mercury, la band torna ad avere credibilità Rock. Nonostante le sue condizioni di salute peggiorino, Freddie registra cose egregie. “Innuendo” è una meraviglia … epica, rococò, intensa, bellissima. “I’m Going Slightly Mad” e “These Are the Days of Our Lives” le altre due perle. A me è sempre piaciuta anche Headlong.
La copertina dell’album è senza dubbio una delle più artistiche e significative della band.
Classifiche e vendite:
USA: circa 500,000 copie (oro)
UK: 300,000+ copie (disco di platino)
Giappone: circa 200,000 copie
Italia: circa 100,000 copie
1995: Made in Heaven
Pubblicato postumo dopo la scomparsa di Mercury, “Made in Heaven” è composto da tracce vocali registrate prima della sua morte, con arrangiamenti e produzione finale curati dai membri rimasti. L’album è caratterizzato da toni malinconici ma celebra anche il contributo artistico di Freddie. Questo quello che si dice. Non roba per me, quindi evito di giudicarlo.
Classifiche e vendite:
USA: circa 500,000 copie (oro)
UK: 1,200,000+ copie (multi-platino)
Giappone: circa 400,000 copie
Italia: circa 150,000 copie
Un accenno anche a Live killer de 1979, e poi via verso i saluti finali (vedi video qui sotto). Un’altra serata niente male, un’altra illusione che il Rock sia ancora quello che era.
NEW YORK GOODNIGHT! Sant’Orsola thank you … it’s been great.
Sabato sera, pizzeria di Herberia. Di fianco ho il mio fedele amico fraterno e cuore nerazzurro Mario, di fronte abbiamo due groupie raccattate chissà dove. Il locale è pieno. Arriva la cameriera, ordiniamo. E’ il mio turno “una Bella Napoli alta, grazie”, la cameriera si avvicina quindi a Mario, il quale sottovoce le dice, indicando una pizza sulla tovaglietta/menù: “A me questa, non la nomino altrimenti il mio amico Tim s’incazza!”. Scoppio a ridere, Mario vuole evitare che lo prenda in giro perché ordina la pizza Fufi con conseguente scherno accompagnatorio “An s’è mai vest Johnny Winter tôr una Fufi … non si è mai visto Johnny Winter ordinare una Fufi“, sottintendendo che con quel nome è una pizza da mammolette. Si sa, con gli amici del Team Tirelli giochiamo a fare gli uomini di una volta, sebbene tra creme e prodotti di cosmesi siamo ormai tutti dei metrosexual.
Parliamo delle nostre cose, io e Mario teniamo inoltre d’occhio i risultati delle partite in corso delle dirette concorrenti della nostra squadra del cuore. Arriva quindi il momento del dessert, io non posso non ordinare una delle mie droghe preferite, ovvero il sorbetto bio di stagione al mandarino (sì, lo so, sono una pheega anche io). Una delle groupie ordina il mascarpone con il “crumble” cacao dimenticando forse che il cacao ha un gusto particolare che lei non ama particolarmente, infatti si arrabbia parecchio per il sapore che ha, arriva persino ad inveire contro le briciole di frolla al cacao, al che libero ITTOD (uno dei tre uomini che sono) mi alzo ed esclamo: sì, dai, fanculo, spacchiamo tutto!!! Il mio exploit la sorprende, la tensione si stempera in risate fragorose. La serata è salva. Grazie ITTOD.
◊ ◊ ◊
Il riscaldamento climatico è ormai conclamato da anni, il pianeta è stremato, ciò non toglie che qui nella steppa della Valpadana vi siano ancora periodi piuttosto freddi, un rosario di notti e mattine sottozero che rendono i territori intorno alla Domus, la casetta blues e vagamente derelitta dove vivo, simili alle tundre del grande nord. Per l’uomo di blues che sono questi panorami sono assai suggestivi.
Tundra alla Domus – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
Tundra alla Domus – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
Tundra alla Domus – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
Talvolta al crepuscolo, se non rincasa per tempo, vado a cercare il gatto Honecker, l’unico maschio dei quattro felini che abitano la Domus; ultimamente sembra attratto dalla vecchia casa mezza crollata a cento metri da qui, proprio come faceva l’indimenticato e tanto amato gatto Palmiro anni or sono. Mi inoltro tra la vegetazione intricata che prospera intorno al rudere chiamandolo in maniera suadente; d’un tratto il fascio di luce della torcia si riflette sul suo muso, i suoi occhi si trasformano in due faretti che lo guidano verso di me. Arrivati sulla stradina stretta e tortuosa ci incamminiamo verso casa, Honecker lo fa col suo passo sinuoso, sembra quasi una danza, ogni tanto si volta per assicurarsi che io sia proprio dietro di lui, mi si scioglie il cuore; non pensavo che dopo Palmiro avrei potuto amare un altro gatto in questo modo. Volgo lo sguardo verso sud, sugli Appennini vi è una pennellato di arancione … prendo il cellulare, faccio partire Dusk dei Genesis e mi emoziono quasi fino alle lacrime e constato ancora una volta quanto la musica mi permetta di sopravvivere, di illudermi che ci sia un senso in questo mistero assoluto che è la vita.
Dusk alla Domus – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
Dusk alla Domus – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
Rincasati, una volta rifocillato il mio amico felino, amorevolmente lo redarguisco … qui intorno abbiamo volpi e altri animali che potrebbero essere pericolosi per lui, non deve attardarsi fuori. Honecker mi guarda perplesso, ovviamente non capisce il perché di questa reprimenda, è legittimo il sguardo, quanto siamo stupidi noi umani quando pretendiamo che si vedano le cose dal nostro punto di vista.
Honecker – gennaio 2025 – foto Tim Tirelli
GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL
Incappo in un trafiletto tratto da una vecchia rivista nazional popolare italiana, Sorrisi e Canzoni Tv, riporta la classifica dei 45 giri più venduti nel gennaio del 1978 in Italia. Ripenso al Tim adolescente di quel periodo che si attaccava ai nomi a lui cari presenti in classifica … Santana, Vecchioni, Le Orme, Pooh, Jean Michel Jarre, Locanda Delle Fate, Branduardi…
Superclassifica settimanale dei 45 giri più venduti , pubblicata sul n. 4 di TV Sorrisi e Canzoni del Gennaio 1978 (Maurizio G. Donatelli)
SERIE TV
_American Primeval (USA 2025) – TTTT½
Storie cupe e violente di frontiera (1850) che riprendono anche fatti realmente accaduti, descritte senza retorica né filtri. Serie TV di alto godimento per gli uomini blues che siamo.
_ True Detective 4: Night Country ( 2024) – TTTT
Ennesima stagione di grande impatto. Ambientata in Alaska questo nuovo capitolo è un magnifico noir gelido e tenebroso. Jodie Foster è fantastica.
Strike è una serie televisiva britannica basata sui romanzi polizieschi scritti da J. K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith. il protagonista della serie è il personaggio di Cormoran Strike, nome suggestivo per il blog che siamo. Cormoran è un uomo tribolato, fa l’investigatore privato, il suo ufficio è in Denmark Street, strada londinese centrale per noi amanti della Musica Rock. Cormoran è figlio di una rockstar e di una groupie. La 5a stagione è forse quella che mi è piaciuta di più.
The Walking Dead: The Ones Who Live (USA 2024)- TT½
La si considera uno spinoff questa miniserie televisiva statunitense del 2024 ideata da Scott M. Gimple, Danai Gurira e Andrew Lincoln. In pratica è un sequel che vede Andrew Lincoln, Danai Gurira e Pollyanna McIntosh riprendere i loro ruoli. Non mi è piaciuta, troppo prevedibile, in qualche modo sdolcinata e lontana dalla grandezza (lo so, è ovvio) delle prime magnifiche stagioni originali.
PLAYLIST
FINALE
Talvolta ritorno al mio paese natale, Nonatown, lo faccio per mantenere il legame col luogo in cui sono nato e vissuto per qualche decennio, per incontrare casualmente facce conosciute, sebbene ormai siano sempre meno. Vi sono anche in questo sabato, in preda alla nostalgia giro per il piccolo centro storico con le due torri e la famosa abbazia dell’anno 752; faccio colazione in uno dei bar del complesso commerciale dove una volta vi era una antica fabbrica per la lavorazione del pomodoro poi divenuta per parecchi decenni cantina sociale. Saggiamente qualche lustro fa, al momento della ristrutturazione, fu deciso di mantenere il design architettonico del vecchio aggregato cosicché il tutto non è davvero niente male. Entro per qualche secondo alla Coop e vedo solo facce sconosciute, forestieri che sono venuti a vivere in periferia visto che i prezzi delle case del capoluogo di provincia sono inavvicinabili ai più. Al ritorno mentre cammino sotto ai platani di via Fossa Signora noto un uomo della mia età che mi fissa; lo guardo dritto negli occhi e gli chiedo: “mi scusi, ci conosciamo?”, “tu sei Tirelli vero?”, “Sì, sono io ma tu chi sei?” “Sono Vito …”. Cazzo, Vito, un’amico d’infanzia, subito mi si sprigiona il ricordo dell’andare, in estate, in campeggio ovvero in vacanza in montagna con la parrocchia … è da allora che non ci vediamo. Lo abbraccio, ci aggiorniamo brevemente sulle nostre vite e poi aggiunge “so che sei un grande chitarrista” … ah, Vito, Vito, magari lo fossi davvero.
Risalgo in macchina e ritorno verso l’altra città che ho nel DNA, Regium Lepidi. Chiamo l’amico Jaypee.
“Ciao Jay, che stai facendo?”
“Sto ripassando Vento Di Maestrale (un mio pezzo), sabato prossimo abbiamo le prove e voglio essere preparato. E tu?”
Con Jaypee, Mixi e March abbiamo deciso di ritrovarci in sala prove, come dico sempre … così per non morire; vogliono suonare i miei pezzi ed io non posso che esserne lusingato.
“Sto tornando a casa, sono appena stato a Nonatown e ho pensato di chiamare l’amico Jaypee, anche perché ormai sei l’unico che ho …” gli dico
“Beh, sono l’unico perché le altre sono tutte pheeghe!” mi dice, alludendo al fatto che ormai ho la nomea di frequentare solo delle (gran) pheeghe.
Scoppio a ridere di nuovo. Jaypee, come fa spesso, riesce a risolvermi le giornate.
Tim & Jaypee alla discoteca Rock “Corallo” – Scandiano dicembre 2011
Non c’è la sveglia che si intromette nel mio sonno stamattina, eppure eccomi già qui ad occhi aperti a perdermi tra le fessure della tapparella; puntualmente finisco per non riuscire a fermare i pensieri che schizzano da tutte le parti.
Roller Shutter Blues – foto Tim Tirelli
E’ inverno qui nell’Emilia centrale che più centrale non si può, freddo, giornate immerse nella nebbia che si alternano talvolta a mattinate più limpide.
Vicino alla Domus – 2024 Foto Tim Tirelli
E’ domenica, cammino tra queste campagne proletarie, schiette e aperte ascoltando Out Of the Woods (1978) degli Oregon.
Da queste terre basse osservo lassù il mondo, appare sempre più lontano dai nostri animi, appeso com’è alla grossolanità della spinta dell’autarchia nazionalista e da personaggi senza lignaggio morale e culturale messi a governare nazioni da popoli narcotizzati dall’unica narrazione economica di oggi. I programmi TV che ancora spingono sul genere nazional-popolare, la cultura che sembra messa all’angolo, il linguaggio che cede costantemente pezzetti di sé sotto l’invasione di quella lingua barbara che è l’inglese (quando recentemente mi sono sentito dire che sono skillato, ho avuto un capogiro) e dell’uso insopportabile di parole italiane che in molti ancorano all’inglese: attitudine (che andrebbe usato per tradurre aptitude e non attitude, ovvero atteggiamento, approccio), devastato (vedi blog di qualche tempo fa: https://timtirelli.com/2020/10/05/parole-al-vento-la-fine-dellaggettivo-distrutto-e-lavvento-del-termine-devastato/) … non manca certo la locuzione congiuntiva della lingua italiana più maltrattata ovvero quel “piuttosto che” usato al posto di oppure … “stasera mi ascolterò un ellepì di uno dei miei gruppi preferiti, che so i Led Zeppelin, oppure i Free, financo gli Edgar Winter’s White Trash” … “Preferisco il football piuttosto che il golf” … ma è così difficile da capire? Un po’ simile alla confusione che molta gente fa tra le espressioni volgari “sticazzi” e “mecojoni”, Rocco Schiavone ci insegna che: Sticazzi = chissenefrega. Mecojoni = tanta roba, stupore.
E va beh, sono alle solite, intrappolato in dettagli ai più incomprensibili, intanto la domenica passa, nel cielo inizia a sbiadire l’ultima luce del pomeriggio; mentre rincaso incontro una donna che legge il blog e che vuole farsi un autoscatto con me … niente foto baby, se proprio vuoi possiamo contemplare “le nostre ombre che al di sopra delle nostre anime”
Long Riders – Borgo Massenzio – Foto Tim Tirelli
GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL
Melody Maker reader’s poll 1970
Da Ciao 2001 Primavera 1975 – Classifiche vendite dischi
Nuova foto di TDL utilizzata da Gibson per promuovere le sue nuove repliche della Gibson SJ-200 del 1964 (di proprietà di Mickie Most), suonata da TDL nel primo album dei Led Zeppelin.
Nuova foto di TDL utilizzata da Gibson per promuovere le sue nuove repliche della Gibson SJ-200 del 1964 (di proprietà di Mickie Most), suonata da TDL nel primo album dei Led Zeppelin.
FILM
_The Good Liar (USA 2019) TTT½ – con la sempre bellissima e bravissima Helen Mirren
_ Due Vite Parallele (El lugar de la otra) – (CILE 2024) TTT¾ – Basato sul libro di Alia Trabucco Zerán ed ispirato ad un fatto di cronaca realmente accaduto in Cile nel 1955.
_The Woman King (USA 2022) – TTT – Basato su fatti reali. Peccato sia stato fatto dagli statunitensi.
_Immaculate (La Prescelta) (USA/ITALIA 2024) – TTTT . Con Alvaro Morte (il professore de La Casa Di Carta) e la bravissima Sydney Sweeney. Orrore tra le mura di un convento, almeno un paio di trovate spiazzanti. Da vedere.
_ Monaco – Sull’Orlo Della Guerra (UK 2021) – TTT½
_Black Doves – TTT+
_HereAfter (USA 2010) TTT¾ – Film di Clint Eastwood
__La Casa Degli Oggetti – TTT½ con Alvaro Morte
_Unbroken – TTT+
_Quell’Estate Con Irene – TTT¾
SERIE TV
_Rapina Al Banco Central (SPAGNA 2024) – TTT½
_Respira – TTT+
_Fallout – TTT
_Kaleidoscope – TTT+
_The Spy – TTTT
_The Elicopter Heist – TTT½
_Cent’Anni di Solitudine – TTTT½
Netflix e i due registi sono riusciti nella difficile impresa di riprodurre sullo schermo un capolavoro della letteratura mondiale senza nulla togliere alla storia e alla potenza del libro (che comunque rimane il punto più alto). Tanto di cappello. Da vedere.
GATTI ALLA DOMUS
Honecker, il gattino di 45 gg che nell’ottobre 2023 si infilò nella Domus a nostra insaputa è ormai diventato un giovanotto, guidato dall’istinto e dalla curiosità sfreccia nei suoi territori con una energia che sembra inesauribile. Qualche sosta ogni tanto …
Vicino alla Domus – Novembre 2024 Foto Tim Tirelli
e la sera, il tepore della casa.
Sleepy Honecker, fine ottobre 2024 – foto Tim Tirelli
Honecker – Solstizio 2024 – Foto Tim Tirelli
Ci fa una gran compagnia sebbene al momento non sia esattamente un gatto sentimentale, ma almeno ci aiuta a lenire in qualche modo la mancanza di Palmiro, già un anno che se ne è andato e ancora manca tantissimo … io continuo a vederlo in giro …basta una sporta nera spiegazzata su di una sedia in garage per sentire un tuffo al cuore
Vederlo dappertutto – foto Tim Tirelli
La connessione col gatto Palmiro era davvero speciale …
Palmiro Domus Saurea Novembre 2020 – foto TT
Palmiro – Domus Saurea 26-06-2011 – foto TT
PLAYLIST
FINALE
L’amico Jaypee mi manda una foto di noi due ripresi durante una jam session di 3 decenni fa …
Tim & John Paul Cappi anni novanta
sospiro e torno a circumnavigare le domeniche dicembrine della Domus.
Si alternano notti terse e stellate …
Starry Night at the House Of Blues – foto Tim Tirelli
mattine fumanti di freddo
mattina alla Domus – Dicembre 2024 – foto Tim T.
e gli eterni spifferi della nebbia che entrano nelle ossa.
nebbia sui fossi – Domus dicembre 2024 – foto Tim Tirelli
Alzo il bavero, mi calo il cappello di lana sulla testa come fossi Charles Bronson ne Il Giustiziere Della Notte (e del blues) 2 e continuo a camminare in quel pezzo d’Emilia a cui sento di appartenere. Cerco di scacciare i blues, di illuminare il mio animo con le lucine ad intermittenza che incorniciano l’arrivo del Sol Invictus, di pensare a faccenduole divertenti… ad esempio al biglietto che mi ha lasciato l’umana con cui vivo conscia del fatto che quel giorno avrei lavorato da casa e che avrei dovuto cavarmela da solo per il pranzo:
“Tortelli dentro tovagliolo, secondo cassetto del freezer. Non farli bollire al massimo sennò si rompono. Il burro è in frigo … in front of you. Ciao!”
Mi scappa una risatella pensando poi all’altra sera: ero in bagno, dopo la doccia finivo di prepararmi in vista di una uscita a cena, da dietro l’uscio sento l’umana di cui sopra chiedermi con sarcasmo:
“Hai finito di darti le cremine, possiamo andare?”
Continuo a ridere ricordando lo scambio di battute con due mie amiche-colleghe durante una pausa caffè nel refettorio aziendale. Matzia racconta una cosa, e io – da cagacaxxo quale sono – puntualizzo, drago il discorso per correggere ogni inglesismo o imprecisione. Matzia sorridendo sbuffa “Eccolo lì il sapientino … oh, io ormai quando parlo ho il terrore di usare termini non congrui, non uso più l’aggettivo “devastata” quando devo parlare di me perché Tim dice che è un obbrobrio di stampo statunitense, quindi uso “distrutta” come consiglia lui, evito gli inglesismi, sto attenta alla sintassi uff … continua a dire che i dettagli sono importanti …”,
Tim e Matzia – dicembre 2024 – autoscatto
mentre scendiamo le scale per tornare nei nostri uffici rifletto sul fatto che essere miei amici è ormai uno sport estremo e che finirò per trovarmi solo, ma poi, la cara e dolce amica Sonya se ne esce con un “ci vorrebbero più Tim nel mondo!”.
Sonya & Tim – maggio 2024 – Foto Mar Likentin
E allora questi ultimi giorni prima di natale prendono una sfumatura più leggera e allegra.
Donne e uomini di blues che seguite questo blog, prepariamoci dunque a festeggiare la natività, quella originale dedicata alla rinascita del sole (si sa, le giornate tornano ad allungarsi dopo il solstizio d’inverno), celebriamo ancora una volta il natale, ovvero il Dies Natalis Solis Invicti (“Giorno di nascita del Sole Invitto”), stringiamoci l’un l’altra, cerchiamo di voler bene, di tollerare, di rispettare, di roccare e rollare e ognuno festeggi come crede. Dal canto mio lo farò nelle case sacre del culto che seguo. Auguri.
Toby Lloyd, scrittore londinese, è l’autore di questo magnifico romanzo, dopo averlo letto mi sono trovato in completa sintonia con il Guardian:
«La qualità della prosa di Fervore ci garantisce che varrà la pena di leggere qualsiasi cosa Lloyd ancora scriverà». The Guardian
Scrittura scintillante, romanzo potente … leggerlo è stato bellissimo. Nel link qui sotto la sinossi dal sito dell’editore italiano.
Se devo trovare un riferimento, citerei il nostro amatissimo Philip Roth (magari quello di Pastorale Americana), ma sia chiaro: Lloyd segue percorsi suoi e lo fa con una capacità descrittiva superba.
Lo sapete da tempo, il film Jeremiah Johnson del 1972 di Sydney Pollack con Robert Redford protagonista è il film preferito da questo blog; la figura su cui la pellicola di Pollack si basa è quella di John Johnson, leggendario Mountain Man americano. Quella epopea mi intriga da sempre e un personaggio come John Johnson (o John Johnston o John Garrison o William Garrison) fa parte dell’immaginario in cui sono immerso dal giorno in cui – appena adolescente – vidi il grande cartellone pubblicitario del film (in italiano “Corvo Rosso Non Avrai Il Mio Scalpo”) vicino alla stazione delle corriere di Modena nel 1973.
Questa biografia del 2019 di Johnson scritta dal giornalista statunitense D.J. Herda è davvero magnifica: ben scritta, ben articolata, accurata e con inserti presi dai giornali dell’epoca.
Leggere la storia di quest’uomo nato sulla costa est degli Stati Uniti e diventato una figura fondamentale della Frontiera americana è una esperienza emozionante. Tra le pagine traspare chiaramente, al di là della tempra d’acciaio del nostro e della psicologia spicciola dell’uomo d’azione, un sfumatura tutt’altro trascurabile della sensibilità di quest’uomo, rapportata ovviamente al contesto (le lande selvagge dell’Ovest del continente nord americano) e ai tempi (il 1800).
Lettura dunque assai piacevole per un uomo di blues come il sottoscritto e onesto e dovuto tributo ad uno dei grandi pionieri statunitensi. Per quanto mi riguarda, libro essenziale.
Decima School of Rock quella del recente Equinozio d’autunno e dunque nuovo ritrovo modello “Dopolavoro” nei locali della azienda per cui lavoro. Sospinto dall’inarrestabile volontà del nostro dirigente GLB eccomi di nuovo davanti al gruppo dei fedelissimi e affezionati colleghi che con dedizione e passione si assiepano – dopo l’orario di lavoro – nella (mia amatissima) Sala Blues (where the dreams come blue), la grande sala informale dell’azienda dotata di un vero e proprio impianto hifi; circa 25 intrepide eroine ed eroi pronti a tutto pur di seguire le sciocchezzuole musicali che il sottoscritto ha da dire circa l’artista del giorno, ovvero i Santana. Il mood della serata è frizzante, (mi dicono che) sono pronto ad intrattenere con verve gli amici-colleghi con le mie solite esuberanze circa la grande Musica Rock degli anni settanta. Essendo un uomo di una (in)certa età racconto le mie esperienze vissute, probabilmente trattasi dei miei soliti pipponi, ma il gentile pubblico presente sembra sempre gradire.
In attesa degli ultimi ritardatari scatto una foto agli ultras già presenti:
Tim T School Of Rock X – The Audience – foto Tim T.
Racconto che Carlo Santana fu il primo chitarrista che colpì il mio immaginario musicale, con il suo fraseggio a volte delicato e pieno di melodia suadente a volte impetuoso come una energica colata di lava. Anni settanta, ho 14/15 anni, sto scoprendo il Rock, sono ancora acerbo, i Led Zeppelin (la mia band del cuore) e la prima vera coscienza Rock arriveranno poco dopo, nel frattempo sto elaborando il fatto che la musica è faccenda maledettamente importante per me … dai primi 45 giri di Gianni Morandi dell’infanzia, ai pezzi al piano suonati da mia madre e mia sorella, alle sigle della TV dei ragazzi (il programma dei miei tempi dedicato ai bambini e ai ragazzini) che erano già pezzi importanti (la versione di Joe Cocker di She Came In Throught My Bathroom Window dei Beatles e A Salty Dog dei Procul Harum brano immortale), al Jazz ballabile delle Big Band americane degli anni 40 e 50 che mi arrivò tramite mia madre … ecco, da tutto questo ai primi fremiti per la musica Rock, certo più articolata, complessa eppure fruibile e con quel battito primordiale che mi faceva fremere e che veniva trasmesso dalle prime radio libere … e allora improvvisamente i primi cantautori italiani Bennato, De Gregori e i primi singoli Rock che mi colpirono; Honky Tonk Train Blues di Keith Emerson, Music di John Miles e, appunto, Europa di Santana.
Evidenzio il fatto che Santana, la band fondata nel 1966 dal chitarrista messicano Carlos Santana a San Francisco, è (stata) uno dei gruppi più influenti e innovativi del rock. La loro musica, una miscela unica di rock, blues, jazz e ritmi latini, ha contribuito a definire un nuovo genere musicale negli anni d’oro della musica, il periodo tra il 1969 e il 1978 rappresenta l’apice creativo e (fino a quel punto) commerciale della band, caratterizzato da una serie di album che hanno raggiunto il successo mondiale e ridefinito il panorama musicale. Sottolineo che fino al 2023, si stima che i Santana abbiano venduto oltre 100 milioni di dischi in tutto il mondo, dunque i Santana sono uno dei gruppi rock più venduti di tutti i tempi, grazie al successo di album iconici come Santana (1969) Abraxas (1970), e Supernatural (1999 …ma qui siamo nel campo dell’easy listening) che da solo ha venduto oltre 30 milioni di copie.
Continuo con un po’ di storia:
Carlos Humberto Santana Barragán nacque ad Autlán de Navarro, nello stato di Jalisco, in Messico, il 20 luglio 1947. Imparò a suonare il violino all’età di cinque anni e la chitarra all’età di otto sotto la guida di suo padre, che era un musicista mariachi. Suo fratello minore, Jorge, divenne anch’egli un chitarrista professionista. La famiglia si trasferì da Autlán a Tijuana, al confine con gli Stati Uniti. La carriera rock and roll di Carlos iniziò nel parco cittadino: Parque Teniente Guerrero. Sua madre lo portò a vedere i TJs, la band pioniera del rock and roll della città, formata da Javier Bátiz. All’età di 12 anni, Carlos diventò un roadie e successivamente si unì alla band come bassista, poiché Bátiz suonava la chitarra. In seguito, lasciò il gruppo per suonare la chitarra in un’altra band da bar.
TT SoR X – SANTANA – foto b Siuviu Z
I Tjs e Bátiz introdussero Carlos al blues, specialmente quello di T- Bone Walker, Muddy Waters, B.B. King, Chuck Berry, Howlin’ Wolf e a James Brown. In questo periodo il Santana ragazzino fu abusato da un uomo. I Santana si trasferirono poi a San Francisco, dove suo padre trovò lavoro stabile. Nell’ottobre del 1966, Carlos fondò la Santana Blues Band. Verso il 1968 la band iniziò ad incorporare diversi tipi di influenze nel loro blues elettrico .
Etc etc …
Passo poi agli album e alle tournée, riportando alcuni dati intervallandoli al prosieguo e al ricamo della storia del gruppo, facendo ascoltare i brani forse (!) più significativi:
1. Santana (1969) Data di Uscita: Agosto 1969 Brano – Evil Ways (Sonny Henry) Vendite: o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino) o UK: 300,000 copie (Disco d’;Oro) o Italia: 80,000 copie
Tim Tirelli’s SoR X – SANTANA – foto b Siuviu Z
2. Abraxas (1970) Data di Uscita: Settembre 1970 Brani -Black Magic Woman/Gypsy Queen (Peter Green, Gábor Szabó) – Oye Como Va (Tito Puente) Vendite: o USA: 5 milioni di copie (Quintuplo Disco di Platino) o UK: 500,000 copie (Disco di Platino) o Italia: 150,000 copie
Video “Tim & Black Magic Woman” – filmato da Siuviu Z.
Tim Tirelli’s SoR X – SANTANA – foto Siuviu Z
3. Santana III (1971) Data di Uscita: Settembre 1971 Brano – Everybody’s Everything (Carlos Santana, Gregg Rolie, Michael Carabello) Vendite: o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino) o UK: 250,000 copie (Disco d’oro) o Italia: 100,000 copie
Per sommi capi racconto la fase Jazz Rock … Miles Davis nel 1970 fa uscire Bitches Brew, i musicisti che collaborano al disco da lì a poco formeranno i grandi gruppi che faranno la storia del Jazz Rock mondiale: John McLaughlin e Billy Cobham la MAHAVISHNU ORCHESTRA Joe Zawinul e Wayne Shorter I WEATHER REAPORT Chick Corea I RETURN TO FOREVER E’ un movimento che influenzerà i Santana e tanti altri gruppi Rock, in molti hanno avuto la loro fase Jazz Rock tra cui la Premiata Forneria Marconi di cui abbiamo parlato la volta scorsa.
Video “Tim & Santana III” – filmato da Stremmy Girl
4. Caravanserai (1972) Data di Uscita: Ottobre 1972Brani o Eternal Caravan of Reincarnation (Doug Rauch, Tom Rutley) o Song of the Wind (Neal Schon, Carlos Santana, Gregg Rolie) Vendite: o USA: 1,5 milioni di copie (Disco di Platino) o UK: 200,000 copie o Italia: 70,000 copie
Caravanserai rappresenta un punto di svolta nella carriera di Santana. Abbandonando in gran parte i brani strutturati per le radio, l’album esplora territori più (scusate l’allitterazione) sperimentali, spirituali e strumentali, fondendo jazz, rock e influenze world music. Sebbene meno commerciale è acclamato dalla critica per la sua profondità e complessità musicale.
Video “Tim & Caravanserai” – filmato da Stremmy Girl e Siuviu Z.
Racconto poi dell’album Love Devotion e Surrender del 1973 registrato da Carlos in coppia con McLaughlin, disco difficile che incredibilmente arrivò al n.11 della classifica USA.
Proseguo quindi con gli album del gruppo …
5. Welcome (1973) Data di Uscita: Novembre 1973 Brani Going Home (Alice Coltrane) – Flame-Sky (Carlos Santana, Mahavishnu John McLaughlin) Vendite: o USA: 500,000 copie (Disco d’oro) o UK: 100,000 copie o Italia: 50,000 copie
Welcome continua nella direzione spirituale e jazz fusion iniziata con Caravanserai. L’influenza di John McLaughlin è evidente, e l’album riflette l’interesse di Carlos Santana per la filosofia spirituale e la meditazione. La musica è sofisticata, con complesse strutture melodiche e armoniche.
Accenno al live Lotus del 1974 e proseguo con i lavori da studio …
6. Borboletta (1974) – Data di Uscita: Ottobre 1974Vendite: o USA: 500,000 copie (Disco d’Oro) o UK: 150,000 copie o Italia: 40,000 copie
Borboletta è un album che esplora ulteriormente il Jazz Rock e le sonorità brasiliane. L’influenza di Flora Purim e Airto Moreira, entrambi noti musicisti brasiliani, si fa sentire in diversi brani. L’album, nonostante non abbia avuto lo stesso successo commerciale dei precedenti, è apprezzato per la sua ricchezza e la varietà delle influenze musicali.
7.Amigos (1976) – Data di Uscita: Marzo 1976 Brano Europa (Earth’s Cry Heaven’s Smile) (Carlos Santana, Tom Coster) Vendite: o USA: 1,5 milioni di copie (Disco di Platino) o UK: 300,000 copie (Disco d’Oro) o Italia: 120,000 copie
Video “Tim & Europa” – filmato da Stremmy Girl e Siuviu Z.
Con Amigos, Santana ritorna a un sound più accessibile mantenendo le influenze latine. Europa (Earth’s Cry Heaven’s Smile) è uno degli strumentali più amati del gruppo, probabilmente il migliore, con un assolo, o meglio un dipinto fatto con la chitarra, di Carlos Santana che è diventato iconico. Questo album segnò un rinnovato successo commerciale per la band.
8. Festival (1977) – Data di Uscita: Gennaio 1977 Brani: o Carnaval (Tom Coster, Carlos Santana) o Let the Children Play (Leon Patillo, Carlos Santana) o Revelations (Tom Coster, Carlos Santana) Vendite:
o USA: 800,000 copie (Disco d’Oro) o UK: 200,000 copie o Italia: 60,000 copie
Festival continua la tradizione di Santana di esplorare ritmi latini e temi spirituali. Il disco è caratterizzato da un’atmosfera piuttosto festosa e decisamente ritmica, con tracce come Carnaval e Let the Children Play che evocano un senso di celebrazione e gioia.
Video “Tim & Carnaval” – filmato da Stremmy Girl
9. Moonflower (1977) – Data di Uscita: Ottobre 1977 Brano Flor D’Luna (Moonflower) (Tom Coster) Vendite: o USA: 2 milioni di copie (Doppio Disco di Platino) o UK: 400,000 copie (Disco di Platino o Italia: 100,000 copie
Moonflower è un album doppio che combina registrazioni live con nuovi brani in studio. La reinterpretazione di She’s Not There dei The Zombies divenne un successo riportando Santana nelle classifiche. Moonflower riflette la versatilità della band, capace di passare da potenti esibizioni live a composizioni strumentali delicate. Flor D’Luna fu un singolo molto fortunato qui in Italia, gradevole e melodico curiosamente contiene una manciata di note che sembrano provenire da Romagna Mia “in questa notte stella ta la mia serenata la dedico a te”
Video “Tim & Flor d’Luna” – filmato da Stremmy Girl
10. Inner Secrets (1978) – Data di Uscita: Ottobre 1978 Vendite: o USA: 1 milione di copie (Disco di Platino) o UK: 250,000 copie o Italia: 80,000 copie
Inner Secrets segna un cambiamento verso un sound più rock e pop. Il singolo Well All Right, una cover di Buddy Holly, ebbe un buon successo, e l’album segnò una fase di transizione per la band verso sonorità più moderne.
Il tempo è ormai agli sgoccioli, liquido frettolosamente i decenni successivi:
Anni 80 Negli anni ottanta, la musica dei Santana subì una trasformazione significativa, spostandosi verso sonorità più commerciali, con una maggiore enfasi sul pop e la musica elettronica. Album come Marathon (1979), Zebop! (1981) e Shangó (1982) riflettono questo cambiamento. Nonostante la svolta, i Santana continuarono a produrre discreti successi, come tuttavia, la critica musicale fu meno entusiasta rispetto al passato.
Anni ’90 Negli anni ’90, i Santana andarono ad un declino commerciale, pur continuando a produrre musica. Album come Spirits Dancing in the Flesh (1990) e Milagro (1992) non ebbero lo stesso successo dei lavori precedenti, ma mantennero una fedeltà al sound latino-rock che li aveva resi famosi. Verso la fine del decennio, Carlos Santana si concentrò su collaborazioni e progetti solisti.
Supernatural e la Rinascita (1999) Il 1999 segnò una grande rinascita per Carlos Santana e la sua band con l’album Supernatural, disco pieno di duetti che portò ad un un successo clamoroso, vincendo nove Grammy Awards e vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Il disco dominò le classifiche globali, riportando i Santana al centro della scena musicale.
Anni 2000 e successivi
Dopo il successo di Supernatural, i Santana continuarono a godere di grande popolarità. Album come Shaman (2002) e All That I Am (2005) seguirono la formula delle collaborazioni con artisti contemporanei, mantenendo alta l’attenzione del pubblico. Tuttavia, i successi commerciali diminuirono gradualmente. Santana tornò a sonorità più classiche con album come Guitar Heaven (2010), in cui reinterpretò brani rock storici, e Shape Shifter (2012), che esplorava di nuovo le sue radici strumentali.
Concludo ringraziando i presenti per essere intervenuti anche in questa decima puntata, benedicendoli nel nome del blues e dando appuntamento al solstizio d’inverno per un’altra probabile puntata. Come ogni volta ricordo loro che sebbene il loro corso a volte possa cambiare i fiumi sempre raggiungono il mare. Insomma il solito teatrino finale … Grazie mille ragazze e ragazzi, anche questa volta mi avete fatto sognare, per qualche secondo mi è sembrato di essere sul palco del Madison Square Garden (o perlomeno su quello del Teatro Storchi qui a Modena) e dunque la chiosa rimane la stessa, la canzone rimane la stessa … tutti insieme…
NEW YORK GOODNIGHT!
Sant’Orsola thank you … it’s been great.
Video “Saluti finali” – filmato da Stremmy Girl
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
◊ ◊ ◊
la School Of Rock sul blog:
IX
TT’s School Of Rock Episodio IX è contenuta all’interno di:
Questo è un disco del gruppo/progetto Yuma, capitolo che si aggiunge alla discografia di Johnny La Rosa creato con l’aiuto di Parmiggiani e Tramalloni, validissimi partner musicali di Johnny. Ho riflettuto a lungo se parlare di questo disco visto che conosco Johnny da diversi decenni, se si frequenta il giro dei musicisti e degli appassionati di musica Rock della mia generazione della Regium-Mutina County si finisce per conoscere un po’ tutti, con lui poi il rapporto si è fatto più stretto nel corso degli anni, ad ogni modo mi son detto, il disco mi piace parecchio perché non devo scriverne?
In queste zone Johnny è una sorta di istituzione, un po’ come Southside Johnny and the Asbury Jukes ad Asbury Park, New Jersey o Bob Seger a Detroit, la sua musica composta da un blend aromatico di Rock, Blues, soul, roots e americana riecheggia spesso nei locali qui nell’Emilia centrale. Cantante e chitarrista dotato, sale sui nostri palchi spesso da solo o in compagnia di occasionali compagni di viaggio, una sorta di Robert Leroy Johnson della terra dei Cappelletti.
Tornando a Yuma, si comprende sin da subito che è un progetto importante pieno di musica bella, e di musica bella oggi in giro non ce n’è quasi più, merito dei brani di Johnny e del lavoro dei suoi due pards, Marco Parmiggiani (Rufus Party, Desmoines): chitarre, steel guitar e Ulisse Tramalloni (Julie’s Haircut): Batteria.
Fat City ha un ritmo sostenuto, si tratta di un Rock alla Tom Waits, qualche nuance garage e l’anima Rock and Roll. Bleeding Heart continua sullo stesso sentiero ma è più articolato, un bel Rock americano con accenti contemporanei e la tradizione sempre a portata di mano. Four O’ Clock Flowers … la voce di Johnny e trame sonore che la sostengono, un bordone su cui Johnny lancia il suo blues profondo all’universo.
Con Hammers prendono corpo le ballate da beautiful loser di cui Johnny è un vero maestro. Piena di pathos la steel guitar di Parmiggiani, preciso il lavoro di batteria di Tramalloni. Lowland Night è ritmata, una fugace e introspettiva incursione notturna caratterizzata da una chitarra col wah wah sussurrato ma comunque vibrante. Con Driving Wheel le lacrime iniziano a scendere … brano lento tenuto per mano dalla batteria di Ulisse e cullato dalla bellissima steel guitar di Marco. Questi sono i pezzi per gli uomini di blues come noi, queste sono le canzoni adatte a questo blog. Chapeau, Johnny.
Silver Train rolla veloce su intrecci di chitarre e percorsi che corrono paralleli alle blues highway americane e finisce per buttarsi nel bayou, quello che Ry Cooder ha descritto perfettamente tante volte, nel rivolo chiamato Hell / Hate. Pussy Lover non si discosta troppo, ma certo è più percussiva e decisa. Sweet Temptation richiama alla mente i Rolling Stones degli ultimi decenni, bel Rock, volitivo e denso. Po’ Roustabout è diretta al centro della nostra anima, storie di manovali, di lavoratori saltuari, di poveri diavoli senza abilità particolari, quelli che abitano l’altro lato del sogno americano. Come già scritto qui Johnny La Rosa è un maestro, cantore della popolazione che vive sul confine di non si sa bene cosa. Chitarre che ti accompagnano al tramonto, andamento melodico che appartiene un po’ a tutti, bel tratteggio ritmico e grandi chitarre. Poi, certo, la voce di Johnny scolpita dalle lunghe estati emiliane, dagli odori della grande pianura … la nostra terra, voce abituata al controcanto di grilli e cicale e a cambiare registro quando lento scende l’autunno. In questo campo, per me, pochi come Johnny.
Silent Killer è un crescendo di sensazioni sonore, le chitarre sono di nuovo intriganti e bellissime. In un mondo “Rock” fagocitato dalla narrazione heavy metal, dalle chitarre sempre spinte al massimo, da un approccio tout court e dozzinale mi chiedo se qualcuno si accorga che vi sono maniere diverse, in campo Rock, di far interagire le chitarre elettriche, di “posarle” sulla musica, di interpretarle.
Marco Parmiggiani (courtesy Gloria Annovi)
Pouring Rain ci dà di tremolo e di steel guitar, tempo alla Rolling Stones e, cazzo, ancora chitarre sublimi! Pioggia battente su questo bel pezzo sfumato ma di una foggia precisa. Gran drumming (e anche qui si potrebbe riproporre il discorso appena fatto e disquisire sulle batterie metal). Lonely Dream è una sorta di talking blues, un pezzaccio alla John Lee Hooker seppur ovviamente più movimentato e moderno.
Due parole in più per il finale … Nowhere Bound ti spezza il cuore, un inno a chi, come noi, non è diretto da nessuna parte in particolare e se lo è è certo diretto verso i guai. La steel guitar – che ben si amalgama alla chitarra di Johnny – descrive bene la dolce malinconia di chi, lo scriviamo spesso qui sul blog, come noi è alla perenne ricerca del proprio nido di stelle pur sapendo che non esiste; e allora via, incamminàti in solitaria verso strade secondarie e deserte, verso questo infinito quesito: chi siamo, da dove veniamo, dove stiamo andando? Quattro minuti magnifici in cui l’essenza di Johnny La Rosa viene fotografata perfettamente a fuoco … non lo ringrazierò mai abbastanza per canzoni come questa.
La traccia non finisce qui, dopo un minuto di silenzio eccola la ghost track del disco, il solo Johnny con la chitarra, in secondo piano il mondo col suo rumore di fondo ci porta nella “città desolata dei sogni infranti, dove stanno quelli col cuore spezzato”, la Lonsome Town cantata a suo tempo (nel 1958) da Ricky Nelson. Johnny ne dà una versione personale, meno sdolcinata, meno mainstream, di certo più blues (in senso lato). Un altro piccolo capolavoro.
Yuma: Ulisse Tramalloni, Giovanni Bianchi (appare nella nuova formazione), Johnny la Rosa.
Yuma è un progetto vincente proposto da alcuni beautiful losers, progetto che magari si perderà nel marasma isterico di questa era confusa e artefatta dove musica e società si sono ormai perse, ma rimane una isola dove rintanarsi ogni tanto e godere della salubre aria sonora creata da Ulisse, Marco e Johnny La Rosa.
Giù il cappello!
TRACKLIST
1. Fat City
2. Bleeding Heart
3. Four O’ Clock Flowers
4. Hammers
5. Lowland Night
6. Driving Wheel
7. Silver Train
8. Hell / Love
9. Pussy Lover
10. Sweet Temptation
11. Po’ Roustabout
12. Silent Killer
13. Pouring Rain
14. Lonely Dream
15. Nowhere Bound
Johnny La Rosa : voce e chitarra Marco Parmiggiani : chitarre, steel guitar Ulisse Tramalloni : batteria
Registrato e missato da Andrea Rovacchi al Sonic Temple Studio di Parma.
Cammino sul bagnasciuga in questo mercoledì di inizio settembre, il colore cobalto chiaro del cielo si fonde con quello del mare, quest’ultimo però a tratti scopre squarci liquidi color ottanio. Sono qui per qualche giorno di vacanza sulle coste occidentali del Mare Nostrum, il tempo varia in fretta, un’altalena di nuvole bellissime e di sole deciso mentre il mare rimane irrequieto, come me. L’acqua è purissima, immergersi in essa è ogni volta come un battesimo laico, ogni volta che risalgo dalle acque mi illudo di essere un uomo nuovo. Contemplo queste vastità d’acqua e d’aria con il mio solito fervore, un insieme di sentimenti al galoppo che mi trascinano chissà dove.
Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 – Foto Saura T
La colonna sonora di questa mattina nuvolosa e vivace è particolare e stramba, qualche outtake (1973 e oltre) degli ELP finite nell’album Works II (1977), stranezze musicali che sembrano però perfette e precise nel contesto spazio temporale in cui mi trovo adesso.
Musica ideale per i pensieri accartocciati che sto cercando di stendere al sole mentre meditabondo osservo l’orizzonte … intendo trovare risposte a decisioni che dovrò prendere e magari soluzioni a rapporti irrisolti che ho con alcune persone.
Tim, Mare Nostrum, settembre 2024 – Foto Tim T.
Poi i pensieri si fanno naufraghi, arrivo financo a soffermarmi su quanto espone nelle sue lectio magistralis Umberto Galimberti a proposito dell’età della tecnica in cui siamo precipitati (dove l’uomo ha valore solo come strumento), quell’abisso da cui mai più usciremo. Rifletto poi sui risultati delle recenti elezioni avvenute in Germania, non tanto sui vincitori (la loro vittoria era malauguratamente scontata) quanto piuttosto sul fenomeno Sahra Wagenknecht e la sua Bündnis; i grandi (?) giornali italiani (quelle due o tre testate che ancora si riesce a leggere) hanno già bollato la sua Alleanza con uno dei loro soliti epiteti, d’altro canto i moderati arrivano fino lì, non vanno oltre, con un pelo più di attenzione la si sarebbe potuto descrivere come, che so, Rosso fluido, esperienza criticabile senza dubbio per certi aspetti, ma in proiezione vedo uno certo spazio per questa Bündnis ossimoro di posizioni.
Scaccio le riflessioni pesanti e cerco pensieri più leggeri … ripenso alle ragazzine che alla sera vedo in giro nei posti costieri in cui mi trovo, tutte identiche, capelli lunghi e lisci, braghette corte, scarpe da ginnastica (va beh, sneaker), maglietta attillata, borsetta minuscola. Un template unico per tutte. A dire il vero anche le donne di una (in) certa età, il mio eventuale target, sembrano tutte uguali … forse è solo una sensazione ma mi pare che ci sia una uniformità estetica preoccupante. Magari era così anche ai miei tempi, o forse no …forse la musica più articolata e profonda che decenni fa arrivava in classifica tanto quanto la musichetta easy listening, riusciva a renderci meno omogenei.
Ma sono al mare per dio (insomma per Page), meglio smetterla con i miei soliti pipponi, meglio vivere la prima decade di questo mese dolcemente malinconico con un piglio diverso e magari trovare rifugio in una poesia.
Settembre
Di Luigi Pirandello – Da Nuova Antologia, 16 agosto 1910.
Le speranze se ne vanno come rondini a fin d’anno: torneranno? Nel mio cor vedovi e fidi stanno ancora appesi i nidi che di gridi già sonaron brevi e gaj: vaghe rondini, se mai con i raj del mio Sole tornerete, le casucce vostre liete troverete.
GOLDEN AGE OF ROCK AND ROLL
_TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974
Scovate alcune foto poco note dell’apparizione del Dark Lord con i Bad Company ad Austin del 1974
TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974
TDL with Peter Grant and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974
TDL and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974
TDL and Bad Company – Memorial Stadium, Austin, Texas, 1st september 1974
_Led Zeppelin – Rock and Roll & Sick Again – Montreal 1975 – 8mm Multicam Edit
Nuovo video amatoriale dei Led Zeppelin a Montreal il 6 febbraio 1975
_Festival Rock Misano Adriatico 1974
Mi imbatto ancora una volta nel manifesto del Festival Rock previsto a Misano Adriatico nel luglio de 1974 ma mai concretizzatosi. I Deep Purple mark III, Lou Reed, Mahavishnu Orchestra, Billy Preston, i Faces, gli Humble Pie e via via tutti gli altri. Ah!
Riguardo questo film qualcuno ha scritto: “È una riflessione, anche seria, in alcuni momenti divertente, occasionalmente inquietante e alla fine gioiosa, sul dolore, la perdita e il potere curativo di fruste e catene”.
Da vedere.
In programmazione sul canale streaming MUBI.
FINALE
La settimana di ferie vola via, si ritorna al lavoro e agli impicci (come direbbe il nostro Polbi) della vita quotidiana, ma questa volta mi sento più leggero nell’affrontarli, sarà per lo scudo magico che mi protegge…
Commenti recenti