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La Città Trasformata Dall’Inverno

24 Dic

Le cinque del mattino della vigilia: l’alba è un futuro prossimo. La campagna nera è tutto ciò che la finestra riesce a filtrare, sento l’oscurità premermi sulla pelle.
La Charlie’s Angel con cui vivo è di là, dorme il sonno dei giusti, e io, uomo di blues, sono qui a ricamarmi l’animo in questa fredda e buia mattina di dicembre.
Per non scivolare nell’abisso del blues chiedo compagnia a Gary Burton.

La decade dell’anno che preferisco è ormai passata: quei dieci, undici giorni che arrivano fino al 23 dicembre e che tanto mi riempiono di letizia e di malinconica felicità. Tuttavia è mia ferma intenzione tenermi lontano, non farmi inghiottire dal gorgo quotidiano di pensieri e affanni.

Cerco di lasciar sfumare le brutture del mondo: personaggi nostalgici di dittature feroci in Sud America eletti presidenti; le democrazie sempre più deboli; il desiderio autodistruttivo dei popoli di farsi gregge e quindi di volere l’animale forte al comando; la cultura sotto scacco; l’intrattenimento nazional-popolare assurto a valido esempio di attività artistica; la gente che pensa di essere avulsa dal mondo, di essere speciale; l’individualismo – magari inconsapevole – come unico metro per porsi nella società; la (estrema) destra al potere che cerca in tutti i modi di far evaporare quel poco di umanesimo che eravamo riusciti a portare a galla, ribaltando il modo di stare gli uni con gli altri; l’arroganza, la violenza verbale (e non solo), la prevaricazione e le ingiustizie che diventano norma; gli USA come modello di riferimento per riplasmare una società dove cultura, bon ton e solidarietà vengono messi all’angolo; il profitto a ogni costo, l’indottrinamento, l’ossessione di dividere il mondo in ricchi e poveri…

Insomma, come definita nell’ultimo rapporto Censis, questa “età selvaggia del ferro e del fuoco”.

Mi riprometto inoltre di non lasciarmi trasportare, in questi giorni, dalle mie beffarde precisazioni illuministiche; di non erigermi a paladino della giustizia sociale e umana; di non immergermi in discussioni che non portano da nessuna parte. Una manciata di giorni da spendere con lo spirito rivolto al signore (oscuro),

Il Signore Oscuro con i Led Zeppelin performing in Landover, Maryland on May 28, 1977 (Bill “Wheelz” Wheeler)

…e magari essere contento di essere una semplice scimmia evoluta, a spasso su questa benedetta roccia persa nel buco del culo dell’universo.

Giorni da dedicare alla musica rock, quella vera; all’opera omnia di Franz Kafka, che ho iniziato a rileggere in queste notti; al festeggiamento del Sol Invictus, che da tre giorni è rinato.

E poi, e poi, girare per la città e trovarla trasformata dall’inverno e da questa pioggia che fino a qualche anno fa sarebbe stata certamente neve; osservare la gente ostinata nel cercare a ogni costo un ultimo regalo; ascoltare Battisti che fuoriesce dalle vetrine di un negozietto all’angolo,

…e mentre cala la sera, mettersi le cuffiette e lasciarsi trasportare dal jazz seducente di Charles Mingus

E ripensare ai piccoli gesti che riaggiustano l’animo e l’umore: la telefonata di uno degli AD (va beh, CEO) che ho avuto, tanto per non perdere l’abitudine di confrontarsi su come sta andando il mondo, sulla musica rock e sul football; il collega metallaro che mi vede passare, interrompe la call in cui è intrappolato e mi viene ad abbracciare; la bella collega che, prima di ributtarsi nell’ennesima call sul filo del Natale, mi stringe forte a sé, mi tiene le mani, mi dice «Buon Natale, Tim» e mi confida che, nell’ultima School of Rock appena tenuta, mentre parlavo dei Rolling Stones, ho aperto una magnifica parentesi sul blues e su ciò che significava per gli interpreti originali, laggiù negli anni Venti e Trenta del secolo scorso; il giovane manager on a roll che mi incontra nel lungo corridoio, mi fa il gesto dell’heavy rock — quello che, nell’ambito dell’heavy metal e in generale della musica hard rock, è un segno di approvazione e complicità tra fan. Un gesto che ha però una doppia forma e origine: nella versione con tre dita (pollice, indice e mignolo alzati) affonda le radici nella cultura hippie, derivando dalla lingua dei segni americana, dove esprime amore (le dita, infatti, simboleggiano le lettere ILY di I love you) — e mi dice: «Forza Inter».

E allora, di nuovo sul treno che mi porta nell’altra mia città, quella di tutta la mia stirpe, quella che non sento del tutto ma a cui appartengo; e poi, finalmente, la stradina lunga e tortuosa che mi conduce fino alla Domus Saurea, la casetta in cui vivo.

Domus Saura dicembre 2025 – foto Tim Tirelli

Un’occhiata, in silenzio, alle lucine del pozzo.

Domus Saurea dicembre 2025 foto Tim Tirelli

ed eccomi al tepore che la stufa diffonde, mentre il gatto Honecker, dopo una giornata passata a scapicollarsi nelle campagne vicine, si gode il riposo del guerriero.

Honecker – Domus Saura dicembre 2025 – foto Tim Tirelli

Siamo di nuovo qua, donne e uomini di blues, ad augurarci ogni bene per il nuovo anno e a festeggiare il ritorno del Sol Invictus, mentre l’inverno prende ufficialmente forma.

Evgeny Lushpin – Crepuscolo (datato 2000, olio su tela 70 x 90 cm Collezione privata)

Che le stelle tornino a riempire i nostri sogni, che il Blues possa farci sentire a posto e che la Zeta Cometa brilli forte lassù.

Ricordiamoci sempre, come cantava il nostro indimenticato Greg Lake, che sia esso «inferno o paradiso, il Natale che abbiamo è il Natale che ci meritiamo».

Auguri a tutti dal vostro Tim Lowell Leroy Jeremiah Ebenezer Tirelli.

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I Believe in Father Christmas
Greg Lake 1975

They said there’ll be snow at Christmas
They said there’ll be peace on Earth
But instead it just kept on raining
A veil of tears for the Virgin birth
I remember one Christmas morning
A winter’s light and a distant choir
And the peal of a bell and that Christmas tree smell
And their eyes full of tinsel and fire

They sold me a dream of Christmas
They sold me a Silent Night
And they told me a fairy story
Till I believed in the Israelite
And I believed in Father Christmas
And I looked to the sky with excited eyes
Then I woke with a yawn in the first light of dawn
And I saw him and through his disguise

I wish you a hopeful Christmas
I wish you a brave New Year
All anguish, pain and sadness
Leave your heart and let your road be clear
They said there’d be snow at Christmas
They said there’d be peace on Earth
Hallelujah, Noël, be it Heaven or Hell
The Christmas we get, we deserve

10 anni di blog

18 Feb

Dieci anni di blog, mica male eh? Se ci penso mi vengono i brividi, non dico che siano volati ma sono passati più in fretta di quello che pensavo. Parlare del tempo in questi termini è banale, ne sono consapevole, ma sono ormai in quell’età in cui il tempo sembra scivolare dalle mani come fosse acqua, oramai le settimane sono fatte solo di lunedì e venerdì e passano veloci, così come i mesi. Dieci anni fa decisi di tuffarmi nel web, il concetto di blog stava esplodendo ed iniziava a sostituire quello relativo ai siti veri e propri grazie alla immediatezza del formato; seguivo un blog sul calcio (Settore) che credo mi abbia influenzato, almeno nei primi tempi, quando il mio amico Stefanino Piccagliani (il nostro Pike insomma) se ne uscì con un: “ma perché non metti in piedi un blog? Ci passiamo l’estate.” Avevo già il tarlo nella mio maruga e questo fu l’ulteriore stimolo verso la realizzazione del mio piccolo spazio internet.

Rileggendo certi post, soprattutto quelli dei primi anni, provo imbarazzo, allora era ITTOD (una delle mie tre personalità) ad avere le redini del blog, e certi interventi, certi toni, certe boutade furono davvero troppo sopra le righe. Poi man mano che il tempo passava fu TIM ad assumere il comando, ultimamente supervisionato da STEFANO. Chissà se qualcuno ha mai notato questo (insignificante) cambiamento.

Ricordo di aver fatto l’abbonamento a wordpress il 18 febbraio 2011, il 19 pubblicai i miei primi post, ben tre. Quanta tenerezza in quegli scritti miserelli, ancora cercavo la mia strada e allora mi basavo spesso sugli scambi che avevo con Pike che avvenivano via email.

https://timtirelli.com/2011/02/19/impressioni-di-dicembre-2010/

https://timtirelli.com/2011/02/page/2/

https://timtirelli.com/2011/02/19/per-sentirmi-vivo-alle-cinque-di-mattina-con-la-nebbia-dei-polmoni/

Oltre ad avere la necessità di avere un spazio dove sfogare la mia voglia di scrivere, fu anche il desiderio di condividere con gli altri emozioni, sentimenti, blues. Come mi scrisse Giancarlo Trombetti “con la scusa di parlare della tua vita, delle tue cose, affronti temi che sono comuni a tutti.”

 Già, il sentirsi un mammifero della specie degli umani che osserva l’immensità dell’universo e si sente sperduto sul piccolo pianeta in cui misteriosamente è capitato, il sentimento kafkiano che ci avvolge nell’affrontare gli impicci (come direbbe Polbi) della vita, i blues del quotidiano … amori che finiscono e iniziano, amicizie che s’interrompono e poi ripartono, il doloroso addio alle persone e ai felini (o animali in genere) con i quali si è condiviso un pezzo di strada, la gestione del tuo vecchio che lentamente si inabissa nelle paludi dell’Alzheimer. Già, il vecchio Brian, per alcuni anni è stato uno dei punti focali di queste paginette, parlare di lui e delle sue peripezie è stato un modo per affrontare un argomento delicato che prima o poi – in un modo o nell’altro – tocca tutti. In parecchi hanno interagito a tal proposito e mi hanno aiutato molto nel momento finale del distacco.

Sì, la comunità che si è formata intorno al blog è uno degli aspetti di cui sono più orgoglioso, un insieme di donne e uomini di blues che – chi silenziosamente chi esplicitamente – si confronta spiritualmente tra le ombre di queste pagine. Mi piacerebbe nominare tutti, non lo farò ma ringrazio con tutto il fervore sia le colonne che commentano, sostengono e scrivono al blog con costanza, sia chi ci segue da lontano in punta di piedi.

Dieci anni, ten years gone … tanto per citare la mia canzone preferita, chissà se ce ne saranno altrettanti, non do nulla per scontato, portare avanti un progetto del genere non è automatico, gli impegni della vita sono tanti, all’inizio avevo qualche special guest (Polbi, Pike, Giancarlo Trombetti, Beppe Riva, Bodhran, etc etc) i cui scritti contribuivano ad allentare la tensione data dall’onere costante di dover scrivere, ora sono pressoché solo ma fino a che sentirò il fremito che mi spinge a scrivere credo che questo spazio continuerà ad esistere.

Ancora grazie a tutti, davvero.

Stay with us, the bluesiest in town!

Vostri,

Stefano/Tim/Ittod

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