PER SENTIRMI VIVO ALLE CINQUE DI MATTINA CON LA NEBBIA DEI POLMONI

19 Feb

E’ già un po’ che al sabato mattina mi alzo presto, beh, non proprio alle cinque, ma presto abbastanza per mettere alla prova la mia volontà.

Mi lavo, faccio colazione a base di fette biscottate con la marmellata (rigorosamente quella  prodotta da Agricoltura Casentinese di Bibbiena AR) bevendo the e bevande alla frutta (sovieticamente della Coop).

Mi metto in macchina e lascio il posto in riva al mondo dove vivo; attraverso le campagne che in questo febbraio cercano di togliersi di dosso nebbie e foschie, costeggio la ferrovia tenendo il muso della Croma blu puntato verso il sole che nasce …destiny is a rising sun…attraverso Campogallo, arrivo in città, parcheggio all’ex ippodromo e prima delle otto sono in centro a Modena.

Ho bisogno di sentirmi vivo e vivere la città che deve ancora svegliarsi del tutto mi aiuta.

Mi stringo nel giubbotto, guardo i tetti, i cornicioni, particolari delle vecchie case del centro che di solito non si notano, i cardini di un vecchio portone, fontane quasi nascoste nel sottosuolo. Se come stamattina, sono arrivato ascoltando un bootleg degli Eagles (allo Spectrum di Philadelphia il 17 maggio 1975) mi aggiro tra le vie come se fossi uno della banda Doolin Dalton ma poi, se come stamattina incontro Julia, mi sciolgo e ritorno alla realtà. Julia l’ho conosciuta quasi per caso alcuni fa, anche lei ogni tanto è in giro per la città a quell’ora, ma per lavoro non per diletto o per stemperare qualche blues. Se il tempo lo consente ogni tanto ci sediamo in un caffè, ordiniamo qualcosa e ci mettiamo a parlare. E’ sempre bello scambiarsi pensieri profondi. Scuotendo leggermente i suoi lunghi capelli neri poi mi saluta e torna in fretta ai suoi impegni. Io mi fermo nell’edicola sotto la Ghirlandina, compro Repubblica, controllo se sono usciti Classic Rock, Uncut e Mojo, ripenso a quando usciva Ken Parker Magazine e al godimento assoluto che provavo nell’acquistarlo. Faccio mente locale e ripasso l’ora e il giorno  in cui l’Inter giocherà nel weekend, galleggio ancora un po’ nelle piazze del centro e poi rimonto in macchina. Niente di speciale dunque, ma abbastanza per sentirmi vivo … però non c’è più Agnese seduta sul manubrio a cantar canzoni, a cantar canzoni.

 

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