(NELLA FOTO: Mapledurham Watermill, Mapledurham, Oxfordshire, England)
Picca continua la sua interessante ricerca circa i posti in cui siamo già stati senza mai esserci stati.
Ottima registrazione audience per questa data giapponese del tour 2011. Nessun tremore particolare: solita esibizione elegante, patinata e per bene. La scaletta non si discosta molto da quella della data a Milano nel giugno 2009 che vidi. Insomma è un po’ il solito tran tran che gli Eagles portano in giro da diverso tempo. Sarei meno benevolo se non fossi così attaccato alle emozioni ricevute durante il concerto di Milano sopracitato. Li vorrei un po’ sporchi e cattivi, ma non sono io che decido e quindi, alla fine, mi vanno bene anche così. Li ho amati troppo in gioventù per farmi guastare il sangue dal loro rock all’acqua di rose attuale.
(nella foto: Giant’s Causeway, sulla costa settentrionale dell’Irlanda del Nord)
Picca mi manda questa foto e commenta:
“eppure… ho una strana sensazione…come di esserci già stato….eppure…”
Già, chiunque ami il rock, quello buono, c’è già stato.
“…From the houses of the holy, we can watch the white doves go From the door comes Satan’s daughter, and it only goes to show. You know…”
Già da venerdì sera, dopo l’1 a 1 tra Brescia e Inter, mi sentivo che il Bari a San Siro oggi non avrebbe perso.
Vedevo Dennis disperarsi convinto che ci saremmo trovati a -7, lo sentivo dire “dove siete tenebre consolatrici“, ma continuavo a tenere un profilo basso.
Oggi, benché piova a dirotto, è rispuntato un po’ di sole dunque, la corsa non è ancora finita.
PS – sms di Picca: mi sto reinteressando al campionato italiano.
Sabato sera di marzo a Bologna per vedere il musical / rock opera dei QUEEN “WE WILL ROCK YOU”.
Mario che lo vide al Forum di Assago me ne parlò un gran bene, lo stesso fece Mixi dopo che gli capitò l’occasione di vederlo a Londra.
Io non sapevo bene cosa aspettarmi, i musical non mi hanno mai interessato, ma i QUEEN (quelli degli anni 1975/81) mi sono sempre piaciuti un sacco e in più la mia bassista preferita non voleva perdersi la cosa.
Trovare un parcheggio a Bologna, di sabato sera, in zona PALADOZZA è uno sport estremo, ma io – che sono esile come un giunco ma forte come una quercia – metto in campo tutte le mie capacità psico-fisiche e lo trovo.
Piccolo palasport dall’atmosfera informale e intima, il Paladozza non è affatto male.
Secondo il sito ufficiale della versione italiana:
We Willl Rock You – the Musical è ambientato nel futuro fra 300 anni, in un luogo una volta chiamato “Terra” e ora diventato “Pianeta Mall”, vittima della globalizzazione più totale, un pianeta dove il rock è bandito e i suoi seguaci vivono nascosti. La Global Soft capeggiata dalla spietata Killer Queen e dal suo assistente Khashoggi, cerca di stanare la “resistenza” di un gruppo di Bohemians che si nascondono nel sottosuolo e che, con l’aiuto dello stravagante bibliotecario Pop, tramandano ricordi sbiaditi del tempo glorioso nel quale il rock regnava sovrano sulla terra. Attendono l’arrivo degli eletti che restituiranno la musica al Pianeta, l’ingenuo Galileo e la volitiva Scaramouche, predestinati a ritrovare lo strumento che l’antico Dio della chitarra, ha nascosto in un luogo segreto.
Siamo nel futuro in un luogo che veniva chiamato “Terra”. La globalizzazione è completa. Ovunque i ragazzi guardano gli stessi film, seguono la stessa moda e pensano allo stesso modo. È un mondo sicuro e felice, è il mondo Ga-Ga.
“A meno che tu sia un ribelle. A meno che tu voglia fare del Rock”
Letto così non sembra nemmeno un granché, ma il musical è proprio bello e coinvolgente. Buona la produzione, di livello piuttosto alto, ottime le interpretazione dei brani e ottimi gli attori / cantanti.
Ho avuto più volte i brividi ed è stato molto piacevole lasciarsi andare alla retorica.
Questa la scaletta:
Innuendo Radio Ga-Ga I Want To Break Free Somebody To Love Killer Queen Play The Game Under Pressure A Kind Of Magic I Want It All Headlong No One But You Crazy Little Thing Called Love Fat Bottomed Girls Who Wants To Live Forever Seven Seas Of Rhye Don’t Stop Me Now Another One Bites The Dust Hammer To Fall These Are The Days Of Our Life Bicycle Bicycle Bike Ride/ Headlong We Will Rock You (intro) We Will Rock You We Are The Champions Bohemian Rhapsody.
Una bella serata, uno spettacolo organizzato finalmente molto bene, gran musica e lo spirito rock che ogni tanto fa capolino per davvero. Ho applaudito convinto quasi tutti i pezzi, e per un tipino un po’ snob come me per cui c’è sempre qualcosa che non va, è davvero cosa rara.
Mattinata piovosa qui in Emilia, sullo stereo c’è Tegame (okay, The Game) dei Queen e io sto dando una occhiata a REPUBBLICA… leggo che il papa, Crautus I, incontra i sindaci e chiede sovvenzioni e finanziamento per le scuole cattoliche. Adesso, a me le scuole private stanno sul cazzo, tutte, nel mio cervellino frulla l’idea che la scuola debba essere una sola, pubblica e laica, ma quelle cattoliche proprio non le sopporto non fosse altro che tutte le mattine che passo un po’ prima delle otto per Viale Storchi a Modena, mi tocca stare in fila 5/10 minuti. Questo perché i papà e le mamme coi loro suv da 100.00o euro in seconda e terza fila, devono lasciare i proprio figli teenager proprio a un metro dall’entrata, nello stesso instante, di quell’ accidente di scuola del SACRO CUORE.
Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try…
…And no religion too…
AEROSMITH: quintetto musicale americano dedito all’hard rock stradaiolo sino alla fine degli anni settanta, e all’hard rock commerciale dal 1987 in poi.
Il gruppo è guidato da STEVEN TYLER (voce) e JOE PERRY (chitarra).
Dopo un paio di album un po’ acerbi, arrivano al successo nel 1975 con TOYS IN THE ATTIC e nel 1976 con ROCKS, due magnifici dischi di grande rock.
DRAW THE LINE è del 1977 ed è il classico disco che soffre la grandezza dei precedenti, ma che rimane pur sempre interessante. E’ il disco col quale gli Aero iniziano il periodo di decadenza.
Per certi versi ricorda un po’ PRESENCE dei Led Zeppelin, magari mischiato con certe cose dei Rolling Stones.
La prima parte del disco non decolla, a parte il rockaccio rollingstoniano di DRAW THE LINE, mentre la seconda parte convince alla grande.
KINGS AND QUEEN è senza dubbio uno dei più bei pezzi del gruppo: epica, lirica, ma senza sfociare nell’enfasi forzata. Contiene un gran bell’assolo di Joe Perry. Pezzo indimenticabile.
THE HAND THAT FEEDS e SIGHT FOR SORE EYES sono due bei pezzi rock infettati a tratti da una atmosfera quasi funk.
MILK COW BLUES è la versione hard rock di un vecchio blues.
Certo non è l’album più significativo del gruppo, ma è uno di quei dischi che piacciono a noi: sporco, vero, vivo.
Quando gli Aerosmith erano un gran gruppo rock.
(TT 2008)
Alcuni di voi insistono affinché pubblichi ogni tanto qualche veloce recensione random (e bontà vostra, anche alcuni dei miei articoli apparsi nel corso degli anni sulle varie riviste musicali) così inizio da questa.
Ennesimo tributo ai LED ZEPPELIN. Sono solito snobbarli perché spesso sono mere speculazioni commerciali con risultati artistici davvero tristi, ma questo ho dovuto comprarlo per l’incredibile numero di nomi altisonanti della musica rock:
KEITH EMERSON in primis, poi ALBERT LEE, RICK WAKEMAN (Yes), ALAN WHITE (Yes), JOE LYN TURNER (Rainbow), RICK DERRINGER (Winter Brothers), STEVE LUKATHER (Toto), VINNIE COLAIUTA, DWEEZIL ZAPPA, TONY KAYE (Yes), ARTIMUS PYLE (Lynyrd Skynyrd), TONY FRANKLIN (Firm), STEVE MORSE (Dixie Dregs e Deep Purple), ERIC BLOOM (Blue OysterCult), BRIAN ROBERTSON (Thin Lizzy), PAT TRAVERS, BILLY SHEERWOOD, JACK RUSSELL (Great White) e qualche altro nome minore.
Molti pezzi sono cantatati da MICHAL WHITE, leader degli WHITE la prima tribute band dei LZ, attiva quando le tribute band proprio non esistevano. Michael conosce bene il materiale naturalmente, ma la sua voce ha perso parecchio rendendo le sue performance un po’ grottesche.
Discutibili poi sono molte delle versioni qui presentate: fedeli agli originali e quindi forse inutili e destinate inesorabilmente a perdere il confronto con le versioni dei LZ.
Le cose migliori:
D’YER MAKER, con la magica chitarra di Albert Lee;
DANCING DAYS cantata da John Wetton degli Asia e arricchita dalle tastiere di Geoff Downes anch’egli degli Asia;
BLACK DOG, con la magica introduzione di Keith Emerson che gioca con il riff di Black Dog suonato al piano citando poi con le tastiere l’intro di PIRATES degli ELP. Peccato per il cantato di Michael White davvero imbarazzante.
FOOL IN THE RAIN, vicino all’originale ma con qualche variazione davvero carina al piano grazie a Rick Wakeman. Michael White finalmente canta come si deve (nel registro basso).
Album per i fan degli Zep, per chi segue uno dei musicisti presenti o per qualche curioso.
(TT – 2008)
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