RICK DERRINGER ed EDGAR WINTER in Italia con la RINGO STARR ALL STARR BAND il 3 luglio e il 4 luglio, uhm c’è da farci un pensierino…
RICK DERRINGER & EDGAR WINTER in Italia a Luglio
11 MarLA SOLITUDINE
11 MarEro qui in ufficio affaccendato nelle mie cose quando ricevo da Polbi questo sms:
La solitudine. Non conosco nessuno a cui piaccia gran parte della musica che ascolto in questi ultimi anni. Stasera a Roma show degli ELECTRIC WIZARD e nessuno che voglia venire. Che tristezza, mi consolerò ascoltando i NAAM … se Margaret non mi spacca lo stereo. Che vita!.
Certo che di amici blues ne ho, eh?
BLOG MERCATO
11 MarStiamo cercando di far sì che due prestigiosissime firme del giornalismo rock italiano, collaborino con il blog. Sto parlando del rock journalist supreme BEPPE RIVA e del rock journalist extraordinaire GIANCARLO TROMBETTI. Non so se la collaborazione avverrà davvero, se sarà saltuaria o addirittura una tantum, ma se non altro i due signori in questione mi stanno ad ascoltare; per il momento hanno accettato di farsi intervistare, tra breve quindi leggerete il faccia a faccia tra Nonantolaslim e i suoi due maestri. Sto inoltre cercando di consolidare la presenza su queste pagine del grande, grandissimo Stefanino Piccagliani, in arte PICCA. Questo, ad ogni modo il punto della trattative:
Si sta parlando di prolungare il contratto fino al 21/12/2012 al poliedrico asso del centrocampo PICCA per due cofa netti a stagione.
A buon punto la trattativa per l’acquisto del talentuoso ed esperto trequartista BEPPE RIVA. Preferiamo comunque essere cauti, la classe e la fama del nome in questione sono così rinomate che ci pare quasi impossibile coinvolgerlo nel nostro progetto. Ma si sa, siamo una squadra ambiziosa e ci piace osare.
Prestito con diritto di riscatto invece per il bizzoso bomber viareggino GIANCARLO TROMBETTI. Tramite il suo procuratore IKE, il fuoriclasse toscano ha sottolineato la difficoltà ad indossare i nostri colori sociali, la trattativa potrebbe essere quindi un po’ travagliata. Nel caso, si prevede per lui un impiego alla Balotelli e farlo entrare in campo dunque a partita in corso per dare una scossa al blog.
PIPER HAZE: ovvero la storia di Simone, il Dark Star, la donna di Jim Morrison e la jam con Hendrix – parole di Paolo Barone
8 MarRoma è la città più bella al mondo, e nella città più bella al mondo può capitare di aprire un negozio coi soldi vinti al lotto su numeri suggeriti da Jerry Garcia, di scoparsi la figa di Jim Morrison e di suonare insieme a Jimi Hendrix. Dal nostro inviato (come direbbe Sector, ho sempre sognato di scrivere “dal nostro inviato”) a Roma, Paolo Barone.
Carissimo, ti voglio raccontare una storia divertente e singolare che è capitata a me e Francesco Prete un paio di anni fa.
Quel giorno eravamo stati a pranzo dal Moschino, trattoria romana nel rione della garbatella, uno dei quartieri piu’ belli di roma e luogo di nascita di Francesco. Dopo una bella passeggiata fra le architetture fiabesche della garbatella vecchia, decidemmo di andare a dare uno sguardo al negozio di dischi Dark Star, gestito dal nostro amico Simone. Grandissimo conoscitore della psichedelia west coast e discepolo spirituale di Jerry Garcia, il quale, in un certo qual modo, ha finanziato l’apertura del negozio stesso. Il famoso chitarrista leader dei Grateful Dead era morto da qualche anno, apparve in sogno a Simone, suo grande fan, dandogli dei numeri… i classici numeri che devi giocare al lotto…Bene, il nostro amico lo fece, incredibilmente vinse (!), e con i soldi della vincita aprì il negozio dei suoi desideri. Riconoscente verso il maestro, lo chiamò Dark Star. E’ lì che ormai da diversi anni, gli appassionati di rock e stranezze varie si ritrovano in cerca di polverosi vinili o box-set nuovi di zecca o almeno e’ questo il motivo ufficiale per il quale andiamo in posti come questo in giro per il pianeta…
Entriamo con le pance piene ed i sorrisi splendenti, e dentro insieme a Simone troviamo un personaggio strano, un po’ più che cinquantenne, iperattivo e romanissimo. Parla, dice, racconta, e in pochi minuti ci assorbe tutti nel suo vortice energetico.
“ Certo che ho avuto una storia con Pamela Courson! Si…te l’ho detto ma che nun ce voi crede??? Ma che te penzi che sparo cazzate io?!?! Pamela, Pamela, a fidanzata de Jimmorrison! E mo’ si nun ce credete me fate rode er culo e ve faccio vede a foto che se semo fatti alla machinetta!”
E tira fuori dalla tasca interna di un giacchetto di pelle un portafoglio con dentro…La foto di lui ragazzo con Pamela che si baciano. Ora, io che di queste fesserie sono un, ehm, come dire…un “esperto” …Pam la riconosco, eccome se la riconosco, vedo foto di lei da una vita. E’ lei, non ci sono dubbi, si stanno baciando in una di quelle cabine per foto istantanee bianco e nero che in Italia erano ovunque anni fa. E lui all’epoca era pure bello, sembrava Kantner degli Airplane, con gli occhiali e i capelli lunghi.
“ I Doors erano in tour in Europa, lei e Jim avevano scazzato pesantemente, lo aveva mandato affanculo ed era venuta a Roma. All’epoca se eri un fricchettone hippie non avevi molti posti dove andare la sera a Roma, mica era come oggi che ci sono più pischelli americani qui che a New York. Uno di questi posti alla moda era il Piper, quello lo conoscete tutti ancora adesso dopo tanti anni per quanto era famoso. Tutti erano passati da quello scantinato in via Tagliamento: Stones, Pink Floyd, The Who, persino i Beatles dopo gli show al cinema Adriano vennero al Piper con Gianni Mina’ per bere e fare i fichi con le ragazze del locale…Daje che ste cose e sapete tutti no?! Ce lo sapete che ‘e nostre cubbiste erano Patti Pravo e Loredana Berte’ mammamia quant’era bona Loredana…E li’ al Piper ce stavo io, che oltre ad essere un bel regazzetto parlavo inglese. E voi me dovete da crede, eravamo due o tre al Piper a parla’ inglese in quegli anni. So’ diventato amico de tutti, ho parlato co’ tutti o bevuto e me so’ fatto e canne co’ tutti i gruppi che venivano a sona’ ar Piper! Avevo un gruppo pure io, che ero e sono batterista, e avemo sonato prima dei Pink Floyd, mica cazzi!”
Le nostre teste giravano, un po’ per quello che sentivamo e un po’ per l’energia vitale e la simpatia totale del personaggio, che parlava con la bocca, le mani, il corpo. Gli occhi mandavano lampi alla luce dei ricordi di una Roma così diversa e più bella di quella di adesso, fatta di turisti e autoblu.
“ Me conoscevano tutti all’ epoca, pure er pittore, Mario Schifano, che na vorta pe scusasse co’ mi madre che je telefonava sempre pe cercamme, je regalo’ ‘n quadro. E lei, benedetta donna, che nun ce capiva ‘n cazzo, je l’ha dato a uno, pe levasselo de mezzo che a lei sto quadro nun je piaceva. Ma ce pensi?!? Mo’ sto quadro sta al Moma a new york, quanno ce so annato l’ho pure visto! Ma pensa te mi madre, a st’ora ero ricco…e va be’ sti cazzi, a me dei sordi nun m’e’ mai fregato gnente.”
E noi sempre piu’ a bocca aperta persi nel suo vortice.
“ Mo’ me ne devo da anna’ che m’ aspetta Carlo Verdone, da quando gli ho raccontato de me e Hendrix semo diventati amici, fateme anna’ che je devo da porta’ sti dischi.”
Questo era troppo. Va bene Pamela, va bene pure Schifano che era di Roma, ok, il Piper, i Pink Floyd, ma Hendrix…Questo non può passare così, adesso ti fermi e ci racconti tutto.
“ Ma dai che sta storia a sanno tutti a Roma, solo voi nun la sapete…Je l’ho raccontata pure a Costanzo in televisione…O so’ che voi nun lo vedete Costanzo, manco io, ma quello m’ha pagato e io ce so annato. Va be’ mo’ ve la racconto, però poi me ne vado che me fate fa’ tardi e Carlo m’aspetta.”
“Allora, Hendrix doveva veni’ a sona’ a Roma, ar teatro Brancaccio, questo almeno ce lo sapete no? Tutto era organizzato un po’ così, alla mejio, e serviva uno che parlava inglese pe prende lui e la band all’aereoporto, portalli in albergo, al concerto…insomma ste cose qua’. Bene, l’omo giusto ero io, c’avevo pure a machina! Sono stato na specie de tour manager romano della Experience pe due giorni. Ma il bello e’ successo dopo il concerto. Mitch e Noel avevano rimorchiato du ragazze e se ne so’ voluti anna’ subito in albergo, mentre Jimi nun era stanco, aveva l’energia a mille e voleva uscire, andare da qualche parte e magari suonare ancora. Nun me lo so’ fatto di’ due volte, e siamo partiti io, Jimi Hendrix e la sua chitarra nella notte di Roma! Il che voleva dire o andare al Piper o al Titan. Arivamo ar Titan, se mettemo a sede, bevemo quarcosa e Jimi me dice: Ho voglia di suonare, qui c’e’ un palco con tutto quello che serve, tu sei un batterista…ti va se facciamo un po’ di casino? Do you want to make some noise? Io! Alla batteria co Hendrix! Sono volato, in pochi minuti ero li’ che attaccavo Foxy Lady, Purple Haze, naaanananaaaananananaaaaaa!!!!! Foxy Lady!!! Woooowww!!!!”
Noi in quel momento lo vediamo, alla batteria tanti anni fa che sono diventati ieri nei suoi ricordi, nella potenza del suo raccontare, con Jimi Hendrix sul piccolo palco del Titan.
“ Poi l’ho portato in albergo, ci siamo abbracciati e questo e’ tutto. Non lo dimenticherò mai Jimi. Ora fateme anna’ che m’avete fatto fa tardi, m’avete, cia Simo’ alla prossima!”
Tornammo a casa io e Francesco assolutamente rapiti dalle storie, dal personaggio, da tutto. Ma restava un po’ il dubbio che questa storia potesse essere una cazzata, una divertentissima cazzata che il nostro tipo, Alberto si chiamava, si fosse inventato quasi tutto e che Simone gli desse credito sulla parola. Anche così, in fin dei conti, mi sarebbe piaciuto lo stesso.
Mesi dopo esce il libro di Carlo Massarini (molto bello) dear Mister Fantasy, dove lui racconta dei suoi primi anni a Roma e di Jimi Hendrix in una
“…Leggendaria jam session la notte del suo concerto romano con Alberto Marozzi alla batteria…”
Ora, io li compro i dischi su Amazon, ci mancherebbe, li compro come tutti…però Dark Star, alla Montagnola, aperto da Simone con i numeri di Jerry Garcia…
(Paolo Barone – Marzo 2011)
INTER 5 – GENOA 2: IL GIAPPONE HA UN NUOVO IMPERATORE
6 MarAl goal del Genoa a fine primo tempo Dennis si alza imprecando, bestemmia, maledice Pazzini che non combina nulla e va fuori a fumare. Io affondo ancora di più sul divano. Al 5′ del secondo tempo Pazzina segna, Dennis urla che è il miglior giocatore del mondo. Passa un minuto ed Eto’o raddoppia, passa qualche altro momento ed Eto’o fa il terzo, un goal dei suoi, bello, elegante, magnifico. Allora esplodo, salto sul divano, bacio lo stemma dell’Inter sulla maglietta che indosso che mi ha regalato Jaypee. Veloce scambio di sms con Doc che è a San Siro:
Doc: Poesia in movimento, dalla culla dell’umanità.
Tim: Pura magia. Eto’o miglior giocatore di tutti i tempi.
Doc: Amen
Pandev finalmente si sblocca grazie al regalo che gli fa Wesley Sneijder, e sono quattro. Da poco è entrato il nuovo idolo dei supporter nerazzurri, il giapponese YUTO NAGATOMO, ex Cesena. Schizza veloce sulla fascia, si fionda in area del Genoa, riceve palla, la difende da 4 difensori avversari -lui Yuto non può che essere minuto – e scocca un tiro micidiale, e sono cinque. YUTO NUOVO IMPERATORE DEL GIAPPONE.
La partita finisce, allentiamo la tensione. La bassista preferita ci prepara la cioccolata in tazza, mastica amaro, pensava di essere lei Milano, e invece siamo noi. Forza ragazzi, fino alla vittoria, sempre.
MORNING SUN
6 MarHo sempre avuto un posto speciale nel mio cuore per MORNING SUN della Bad Company dall’album Burnin’ Sly del 1977. Quella introduzione agreste con gli uccellini che cinguettano, le campane che risuonano lontano e l’incedere sempre un po’ misterioso dei pezzi di Paul Rodgers. Fu una delle cose a cui pensai la prima notte che passai a militare lontano da casa; ero arrivato alla caserma di Torino in una fredda e piovosa serata di fine marzo di tanti, troppi anni fa; dopo le prime formalità, ci assegnarono una camerata provvisoria, mi ritrovai così a dormire con gente sconosciuta che probabilmente non sarebbe finita nel mio stesso plotone e nella mia futura camerata. Fu una serata strana, un po’ confuso mi affacciavo sul lungo corridoio, uno di quelli con le mattonelle piccole di quel colore che non sai descrivere, non capivo ancora bene dove fossi capitato. Mi ritrovai lì con in mano una di quelle coperte militari grigie con un ricamo spartano e dall’odore intenso di disinfettante. La notte, prima di addormentarmi, pensai a MORNING SUN, alle mattina in settembre passate a casa dei nonni nelle campagne reggiane. Eravamo lì per la vendemmia, dormivamo nella camera più alta della casa, vicino al” tassello” (inteso come granaio…dal dialetto reggiano “tassèll”)… mi svegliavo, sentivo il suono familiare di mia nonna in cortile che appoggiava un secchio di metallo per terra, aprivo la finestra che dava sulla carreggiata (“scarsèda” direbbe la signora Lucia) principale, il sole che entrava dalla finestra, la vigna gravida d’uva che aspettava di essere munta.
Stamattina c’è il sole e non posso fare altro che mettere su Burni’ Sky e, mentre parte Morning Sun, guardare la campagna e la chiesetta lontana. La Bad Company, un altro pezzo importante del mio dna.
The Morning Sun Comes Thru My Window
All Night Long I Have Been Waiting
We Who Are Constantly Moving
Leaving Part Of Us Behind
She Moves Across The Room With Easy Grace
Mona Lisa Smiles Up On Her Face
I Who Am Completely Mesmerized
By The Sunlight In Her Eyes
PFM – Cook (Live in Usa 1974) – (Expanded Deluxe Edition 2010 – 3cd) JJJJJ
6 MarL’uscita dell’anno 2010 riguardante il progressive è senz’altra questa della PFM.
Solo il signore dell’oscurità sa quanto ho desiderato che prima o poi uscisse LIVE IN USA della PFM in versione completa. La Manticore (solo a scriverlo questo nome mi mette i brividi)/Esoteric Recordings/Cherry Red (uff, ma quanti brand devono usare per far uscire un disco’) si è finalmente decisa a rimaste rizzare COOK (nome internazionale di LIVE IN USA, titolo della versione italiana). Il primo disco è il remaster del disco originale uscito nel 1974 (tratto dalle due date amerecane registrate col multi traccia, ovvero Toronto e New York) mentre i rimanenti due contengono il concerto completo del Central Park di New York.
Dalle copertine allegate potete farvi una idea dei pezzi contenuti. Non aggiungo altro, se amate il progressive, quello classico, quello degli anni settanta, questo è un disco imperdibile, un live sullo stesso livello di WELCOME BACK MY FRIENDS degli Elp e SECONDS OUT dei Genesis ad esempio.
GREGG ALLMAN – Low Country Blues – JJJ1/2
5 MarProdotto da T.Bone Burnett, di cui non sono fan, questo nuovo disco del grande Gregg Allman si colloca per certi versi sugli stessi binari di RAISING SAND e BAND OF JOY di Robert Plant, civettando come fa con il genere che gli inglesi chiamano “americana”. Gregg se non altro rimane più ancorato alla parte nera e dunque blues.
La produzione e le performance dei vari musicisti sono avvolte in quel velo tipico delle produzioni di Burnette, una specie di fanghiglia sonora dove niente risalta particolarmente. Io non amo questo tipo di produzioni, ma adesso vanno di moda, specialmente tra i vecchi leoni.
Gregg rilegge Sleepy John Estes in FLOATING BRIDGE e Skip James in DEVIL GOT MY WOMAN, io in quest’ultima ci sento tanto di quel ROBERT JOHNSON che mi pare di vederlo apparire.
Godibile e bella rilettura di I CAN’T BE SATISFIED di Muddy Waters, pezzo che riesce sempre a scaldare il cuore.
In JUST ANOTHER RIDER Gregg rifà un po’ il verso a stesso, se non altro nel titolo, ma il pezzo è coinvolgente, ben delineato dai fiati e dove la voce di Gregg ritorna prepotentemente quella dei tempi d’oro degli Allman Brothers. E’ tutto il disco comunque a convincere pur non contenendo nessun acuto creativo particolare, un bell’insieme di blues e passione, e per blues intendo quello vero, quello che sa mettere paura, quello che pur non potendo rispondere alle domande ancestrali dell’uomo, riesce comunque a trasmettere un senso alla vita.
Gregg Allman, che uomo.















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