If you want blood you’ve got it …ovvero Brian fa l’esame del sangue.

23 Mar

Il figlio – se abita in un altra città – si sveglia alle 5,30 e venti munti dopo è già in macchina. Inserisce nel lettore BEHIND THE SUN di Eric Clapton, niente lavori pesanti stamattina.

Verso Campogallo incontra all’improvviso una cancellata di nebbia…

(Fog in campogallo – foto di TT)

Il figlio la attraversa, e pur restando sempre sulla stessa strada si trova in un’altra dimensione, quella dove vengono a galla comportamenti passati avuti con compagne e conoscenti, comportamenti di cui non si è per nulla orgogliosi, comportamenti che si vorrebbero cancellare, ma non essendo possibile si scuote la testa, si lancia una cosa che è un po’ grido un po’ sospiro e si cerca di andare avanti.

Il figlio si assicura che il padre faccia la pipì dentro alla fialetta-contenitore per l’esame delle urine. Il figlio si assicura che il padre si lavi per bene. In cortile il figlio nota ancora una volta come padre Brian sia amico di tutti i neri che abitano nei palazzi intorno al suo. Alle 06,45 i due sono davanti al laboratorio Test di Verdi Boulevard.Il figlio va a cercare un parcheggio e lo trova at god’s house, in Sabbatini street. Mentre torna, attraversando l’Emily Road constata quanto sia bello vedere il primo sole che tinge la Ghirlandina in lontananza…

(First rays of the rising sun over Mutina – foto di TT)

Il figlio, pur avendo avuto genitori e tutta la stirpe di Regium Lepidi, ama Mutina, la sua città. Il figlio si chiede se l’amare la propria città derivi dal fatto che di solito è il posto in cui ci si sa muovere, in cui ci si relaziona in modo naturale ed istintivo.

Un nero fruga nel cassonetto della carta davanti al laboratorio. Più o meno dieci persone attendono che le porte vengano aperte. Arriva un vecchio con cappotto e cappello, ha in mano il Resto Del Carlino, è l’immagine di modenesi che ormai non ci son più.

Il padre, che fino a ieri era un po’ incazzato per l’esame in questione, stamattina è carico…è una novità rispetto ai giorni noiosetti che deve affrontare. Il figlio è gentile ed educato con la dottoressa. Il figlio segue il padre passo passo, lo aiuta, lo assiste…il figlio – che non ha né figli né nipoti – pensa a chi mai si occuperà di lui nel caso avesse la fortuna di arrivare all’età di padre Brian. Sarà un estraneo che lo guiderà attraverso le nebbie della vecchiaia? Sarà solo? Avrà ancora qualche groupie che si occuperà di lui? Dovrà mettere in atto il piano alla Thelma e Louise che, scherzando, ha ipotizzato insieme al Dickey Betts di Quariegh quando sarà ora e il declino ormai ingestibile? Pensieri torbidi. Meglio lasciarsi cullare dai dolci complimenti del vecchio: “Te t’è al miòr” “Sarai internazionale” “Te t’è un bel om” “Dio bon mo ste in gamba

Padre e figlio fanno colazione insieme al Bar Verdi. Il figlio da una occhiata alla Gazza…se non altro la primavera della sua squadra è in finale per la Next Generation Series (La Champions dei giovani).

Il figlio lascia un padre raggiante sotto casa, lo segue con lo sguardo sino al portone d’ingresso, poi parte per Stonecity. In macchina il figlio si sente i MOE.

14 Risposte a “If you want blood you’ve got it …ovvero Brian fa l’esame del sangue.”

  1. Lorenzo Stefani 23/03/2012 a 17:04 #

    La cancellata di nebbia che evoca i ricordi sgradevoli, e la relativa “cosa” indefinibile, che è un po’ grido e un po’ sospiro è un’immagine che mi ha colpito, probabilmente anch’io ho vissuto sensazioni molto simili. Non posso che incoraggiarti a stare con Brian, col quale evidentemente hai un ottimo rapporto; ti assicuro – anche se non hai bisogno di sentirtelo dire – che è tempo ben speso: ho perso mia papà 20 anni fa, era nato nel 1922 (quindi oggi avrebbe ben 90 primavere) e a volte mi domando come avrebbe vissuto la parte finale della sua esistenza se un vigliacchissimo infarto non lo avesse portato via prematuramente.
    Per tornare al tema portante di questo blog, mio padre non aveva cultura musicale radicata e proprio per questo non aveva neppure troppi pregiudizi o prevenzioni, riscontrabili invece in altre persone più snob della sua generazione. Gli piaceva molto cantare per esprimere felicità e non andava troppo per il sottile. Tra le canzoni rock di suo gradimento, sicuramente queste:
    – Queen – Somebody to love & soprattutto Don’t stop me now;
    – Black Sabbath – No stranger to love (ballad presente in Seventh Star, album con Glenn Hughes alla voce del 1986, per me bellissimo; da brividi Heart Like a Wheel, raro esempio di blues sofferto dei BS con almeno tre fantastici assoli di chitarra);
    – Deep Purple – Strange kind of woman, che mio padre reinterpretava in stile jazzato. Ciao & long live to Brian

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  2. timtirelli 23/03/2012 a 17:25 #

    Mica male il tuo vecchio, che pezzoni che gli piacevano! Brian non è mai arrivato a tanto, mia madre invece aveva le sue preferenze anche in campo (pseudo) rock (Robert Plant solista e Queen).

    Pessimo rapporto con Brian fino a pochissimi anni fa, rapporto che sto risolvendo in questi ultimi tempi, cosa di cui sono contento ed orgoglioso.

    Grazie per il commento.

    PS: SEVENTH STAR piace un sacco anche a me. Avevo da poco cambiato lo stereo, finalmente ne avevo preso uno di ottima qualità…chiudevo le finestre, le porte, mandavo i miei in giardino e mi sparavo IN FOR THE KILL al massimo. L’unico disco dove Hughes mi piace davvero.

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  3. alexdoc 23/03/2012 a 19:11 #

    Seventh star è sempre piaciuto molto anche a me. Sottoscrivo la frase di Tim: l’unico disco dove Glenn Hughes mi piace davvero.

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  4. Pol 24/03/2012 a 14:35 #

    Tim, il tuo rapporto con Brian è davvero tenerissimo e commovente.
    Fai molto bene a tenergli un po’ di compagnia in questa fase della sua vita in cui ne ha senza dubbio più bisogno, anche se ciò comporta levatacce e molta costanza e pazienza.
    Anche io negli anni dell’adolescenza ho avuto un rapporto piuttosto conflittuale col mio vecchio, ma pian piano sto “risolvendo” anche io, senza più alcuna sorta di rancore. Spero di essergli utile, come fai tu col tuo, quando non sarà più autosufficiente….ora è ancora relativamente giovane e in gamba, ma prima o poi quel momento arriverà.
    Sarà l’occasione per ripagarlo per quello che lui fece per me quando avevo bisogno di cure: i ruoli si invertono col tempo…..buffo, vero?
    Grande stima va anche al tuo Brian per la prontezza di spirito che ancora possiede.
    Non è da tutti a quell’età.

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  5. Beppe R 24/03/2012 a 16:03 #

    Fa piacere che apprezziate un ottimo album, prevalentemente sottovalutato come “Seventh Star” dei Sabbath (in realtà il primo “solo” di Iommi), ma sebbene “de gustibus non est disputandum” rimango stordito dal fatto che ad esperti come voi, nonchè anime blues, Glenn Hughes sia piaciuto davvero solo in quel disco. Colui che molti considerano, forse esagerando, “the voice” del rock vanta una delle carriere più longeve nell’ambito della nostra diletta musica; inoltre è attualmente sulla breccia con una formazione-icona dell’attuale classic rock, Black Country Communion. Come mai siete cosi ingenerosi nei suoi confronti?

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    • Paolo Barone 24/03/2012 a 19:30 #

      Grande Beppe R……
      io che Hughes non me lo sono mai filato forse mi son perso qualcosa. Vivendo in perenne ricerca di musica che non conosco, ti andrebbe di segnalare qualcosa che valga la pena prendere?

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    • Lorenzo Stefani 24/03/2012 a 20:37 #

      Caro Beppe, io sono un supporter di Glenn Hughes in quasi tutte le sue incarnazioni: dai Deep Purple in coppia con Coverdale (in cui faceva un gran lavoro senza mettersi in primissimo piano – ma basta sentire come è ancora oggi in grado di cantare “Burn” da solo per capire che era tutto fuorchè un comprimario – al passaggio nei Black Sabbath e con Iommi: non solo Seventh Star, ma anche quello che alcuni chiamavano Eighth Star, poi uscito come lavoro solista di Tony col titolo “The 1996 DEP Sessions”, che contiene un paio di perle come l’iniziale “Gone” e “Time is the healer” (che sembra riferirsi nel titolo al miglioramento dei rapporti di Tim con Brian) oltre a “I’m not the same man” e altre ottime canzoni. Pochi poi conoscono e apprezzano “Fused” con Iommi solista, heavy rock dai suoni forse fin troppo moderni di notevole livello. Io ho riscoperto Glenn Hughes pochi anni fa con “Soul mover” e “Songs for the divine”, mentre “F.U.N.K.” (titolo che è tutto un programma) mi ha un po’ deluso. Fantastico il primo album dei Black Country Communion (le prime tre canzoni mi hanno esaltato, “The great divide” é un pezzo di bravura vocale mostruosa!), meno sorprendente il secondo. Comunque gente che suona alla grande, Bonamassa può passare dal blues agli assoli piú hard rock con la massima fluidità, mentre Jason Bonham si danna l’anima per far capire di essere all’altezza di Bonzo (a volte riuscendoci). Poi ci sono le mille collaborazioni di Glenn con personaggi famosi e meno famosi, tra cui Dario Mollo, chitarrista genovese che a dispetto del cognome suona rock duro e con il qual Glenn ha inciso ben due album sotto il nome Voodoo Hill (di cui si dice un gran bene, ma sono praticamente introvabili). La cosa piú sorprendente è la cadenza frequente e regolarissima con la quale Hughes sforna dischi in media molto buoni, unita alla voce che sembra non subire cali nonostanti gli ormai 60 anni suonati. Ciò che penso non piaccia a Tim e a molti altri è a volte l’eccesso di enfasi ed autocompiacimento nel virtuosismo vocale: l’ho visto dal vivo a Cento in un cinema parrocchiale pochi anni fa (location orripilante!) durante il tour di F.U.N.K. e ha fatto una versione di “Mistreated” dei Deep Purple francamente eccessiva, esibendo falsetti incredibili e alla lunga stucchevoli. Comunque un grandissimo, che trasmette ottimismo ed energia a fiumi, un caso raro di talento che non si inaridisce col passare degli anni ma che anzi sembra rinascere sempre a nuova vita.

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  6. alexdoc 24/03/2012 a 20:34 #

    Personalmente riformulo la frase: l’unico album in cui Hughes mi è piaciuto veramente molto. Grandissima voce, ma nei Deep Purple e nei suoi dischi solisti forse tendeva a esagerare nel fare il verso al suo idolo Stevie Wonder, con quelle svisate vocali non adatte a tutte le canzoni. Il tanto sottovalutato quanto bello “Seventh Star” è il solo disco di una lunghissima e frastagliata carriera in cui questa caratteristica è tenuta nei binari giusti di un Hard Rock di immensa classe, e resta intatta la potenza e limpidezza del suo timbro. Il bravo Glenn teneva alla sua pellaccia, mi sa che non fosse il caso di esibire vocalizzi funky sotto l’autorità indiscussa di un certo Tony “the Iron Man” Iommi.

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  7. Giancarlo T. 24/03/2012 a 21:03 #

    Tientelo stretto il babbo, Tim. Il mio mi manca moltissimo. Aveva un eccellente orecchio, Carlo…amava Sinatra e Mina su tutto, Ella e l’old time jazz ma sapeva godersi anche le cose più melodiche e ben suonate che oltrepassavano la porta di camera mia. Ricordo che gli piacevano gli Yes, EL & P, lo Zappa più jazz, i Tull…Simon & Garfunkel, certa west coast, “Caruso” di Dalla, la Joplin… quando sapevo che non aveva più molto tempo, me lo tenevo in camera e gli scaricavo un po’ di classica, un po’ di Beethoven e gliela masterizzavo. Se ne stava sul divano letto e ascoltava il mio impianto, mentre io facevo finta di fare cose importanti sul computer. Darei anni di vita per poter passare qualcuna delle “nostre giornate” insieme, ancora. Ma credo dovrà aspettare un poco per rivedermi, non moltissimo.

    Hughes, dicevate? Bella voce, senza dubbio.

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  8. Beppe R 24/03/2012 a 21:32 #

    In aggiunta alle puntuali, condivisibili precisazioni di Lorenzo, e in risposta a Paolo, ricordo che Hughes si è rivelato con i Trapeze (costituiti insieme a Mel Galley, futuro “Serpente Bianco”) evidenziando il suo talento vocale specie nel secondo LP “Medusa” del ’70. Catturato dai Purple, Glenn diventa l’arma segreta di “Burn” (considerato da Geoff Barton addirittura il miglior album del quintetto) dando un inequivocabile sostegno all’ancor inesperto Coverdale. La title-track in quest’ottica è fenomenale. Un classico “eccentrico” dell’AOR è invece l’album Hughes-Thrall, realizzato con Pat Thrall, chitarrista già con Pat Travers, e prodotto da Andy Johns, ben noto a chi su questo blog scrive di Led Zeppelin e MSG (fra gli altri…). Annoveriamo Glenn anche fra i protagonisti del progetto all-star “Phenomena” (concepito da Tom Galley, fratello maggiore di Mel) con due album all’attivo intorno alla metà degli ’80. La quantità (e riconosciamolo, la qualità) delle sue collaborazioni e dei suoi album solo è comunque imponente, ed è ben difficile ritrovare un musicista d’inizio seventies in grado di realizzare ai suoi livelli il “Soulfully Live In The City Of Angels” (2004) e un anno dopo “Soul Mover”, senza contare i recentissimi trascorsi con i Black Country Communion, dove caratterizza, lui sempre lui, le melodie blues-rock più invitanti. Nel 2009 è uscito postumo anche un ottimo “Live From California”, registrato oltre dieci anni prima, ed intestato a Hughes insieme al supremo Keith Emerson e a Marc Bonilla (il trio rivisita la leggendaria “A Whiter Shade Of Pale”). Come tutti, GH ha accusato le sue crisi, ma è un grande vocalist anche nella piena attualità. Scrivo per sfogarmi in quanto l’ennesimo successo del Milan Ibra-dipendente mi ha irritato…

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  9. Luca 25/03/2012 a 13:10 #

    Per ‘apprezzare’ Hughes penso si debba ascoltare Burnin’ Japan Live, edito nel 1994, che si apre con una devastante Burn … forse la migliore versione mai ascoltata, oppure la bellezza di Hughes/Thrall!!
    Due considerazioni:la prima rispetto ai tanti cantanti è l’unico che ‘arrivato’ ad una certa età non perde colpi in sede live garantendo esibizioni notevoli , la seconda , negativa x me, è l’effetto prezzemolo di Hughes, troppo presente in collaborazioni negli ultimi anni.
    Concludo invitando ad ascoltarvi, anche se non c’è bisogno, il lavoro Face the truth by Norum, semplicemente magico

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  10. timtirelli 25/03/2012 a 19:08 #

    GIANCARLO/POL: grazie dei commenti sulla faccenda padre. Mi fa piacere vedere che è un argomento che tutto sommato genera un po’ di traffico. Come dico sempre, quasi a giustificarmi, ne parlo perché alla fine è un argomento che ha toccato, tocca, toccherà tutti. Mi aiuta mettere per iscritto le riflessioni che faccio, vedere come si dipana il rapporto padre figlio, la gestione di un vecchio, toccare con mano come un essere umano affronta l’ultima, confusa parte, della sua vita. Brian purtroppo ha l’alzheimer, ad un livello ancora accettabile, ma ogni giorno perde qualcosina.

    Mi fa piacere Pol che anche tu stia risolvendo il rapporto con tuo padre, non una cosa semplice, ma fondamentale.
    Mi fa piacere Giancarlo apprendere che hai passato giornate con tuo padre come quelle che hai descritto. Un momento particolare della vita di entrambi passato insieme. Niente male davvero.

    Brian non ha gusti così alti come tuo padre. Sapeva chi erano i LZ e Vasco Rossi per far colpo sui miei amici. Era mia madre quella con un po’ di cultura musicale, aveva suonato il piano da giovane, amava la musica classica, Glenn Miller, Benny Goodman, Henghel Gualdi…poi come detto Queen, RP e qualcosa dei Rolling. Mi manca molto, ma credo sia inevitabile.

    BEPPE: amo molto come ho scritto SEVENTH STAR, ma anche BURN, STORMBRINGER e COME TASTE THE BAND. Ma come ha ben immaginato Lorenzo, la sua enfasi in certi momenti per me (e ripeto per me) diventa insopportabile. Come ascoltare Malmsteen. Virtuosismo fine a se stesso che mi infastidisce. Nemmeno i BCC mi piacciono, dovrebbero, ma non entrano nel mio cuore. (Stessa cosa per i CHICKEN FOOT). Non ci sento belle canzoni, e io alla fine cerco quelle prima di tutto, belle canzoni. Belle canzoni secondo i miei canoni, naturalmente.

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  11. mauro bortolini 25/03/2012 a 23:48 #

    Glenn Hughes ha suonato in piazza Maggiore nel maggio 2010 e c’erano tanti
    chitarristi come Lynch, Malmstteen (un po’ ciccio) , Aldrich..
    Forse torna anche questa primavera alla fiera di Bologna. e si ripetera’ la
    kermesse di chitarristi, forse.
    Riguardo Brian non si puo’ non volergli bene e stimare Tim per quello che fa.
    Io vengo da vicissitudini familiari simili a quelle di Tim e so quanto siano dure
    le problematiche da gestire.
    Anch’io ho un fratello e ci scambiamo i compiti ed anche questo non é facile.
    Il fatto di avere figli o non figli puo’ essere ininfluente.
    Conosco tanti vecchi soli che non vedono maii figli.
    Comunque per i lavoratori dipendenti che assistono un genitore ad handicap
    esiste un congedo straordinario completamente pagato dall’ inps.
    Occorre essere conviventi col genitore e si sta a casa due anni con stipendio.
    e vale una volta sola nella carriera lavorativa.
    Genitore ad handicap significa che una commissione asl-inps gli ha riconosciuto
    il comma 3 ovvero la mancanza di autosufficienza dovuta alla malattia.

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  12. Pol 26/03/2012 a 21:46 #

    Sulla faccenda Glenn Hughes leggo molte opinioni discordi. Pare essere uno di quei musicisti che o si amano o si odiano, senza mezze misure.
    A me piace molto, parlo almeno del periodo Purple, del Hughes solista o comprimario di lusso dei Sabbath o di altre collaborazioni sinceramente conosco ben poco.
    Mi fa un po’ specie il fatto che, avendo dichiarato in svariate occasioni la sua idiosincrasia per l’hard rock, e si fosse unito ai Deep Purple solo per la grana, poi negli anni a venire ha continuato a suonare, appunto, hard rock….anche se sempre venato di soul e funk, ma sempre comunque in quell’ambito.
    Voce pura e cristallina, potentissima, estensione fuori dal comune, gorgheggi soul che diedero ai Purple connotazioni più raffinate e che facevano da contraltare al rude ruggito blues, sporco e stradaiolo, di Coverdale, rappresentava forse una sorta di continuità con gli acuti del dimissionario Ian Gillan. In studio era molto più controllato, mentre dal vivo (complici anche i chili di coca che sniffava all’epoca) tendeva a strafare…o meglio, a strafarsi!
    Comprendo che a volte risulti fastidioso, ma è innegabile che abbia mantenuto egregiamente, malgrado l’età, il suo prezioso strumento interno (a differenza di Coverdale che, invece, ha perso molto).

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