La mia prima volta al Fillmore West (con Demolition Doll Rods e Cramps) – di Paolo Barone

7 Set

Io non potro’ mai dimenticare la mia prima volta al Fillmore.

Eravamo in tour nella west coast Demolition Doll Rods e Cramps, una decina di date quasi tutte nelle varie House of Blues, e la notte di Halloween al Fillmore West, San Francisco. Praticamente l’intero tour era andato sold out in prevendita, e noi volavamo al settimo cielo, pur attraversando un periodo di grandi e difficili cambiamenti. Eravamo arrivati in California con il nostro vecchio furgone Ford, partendo dal Michigan e fermandoci strada facendo a suonare in qualche club, cosi da frazionare un po’ il lungo viaggio. Ricordo la sorpresa che provai nel passare dai soliti club rock and roll alla House of Blues di San Diego, prima tappa del tour, che si sarebbe svolto in gran parte nel circuito californiano delle House of Blues. Camerini grandi e confortevoli, backstage con i video che trasmettevano quello che stava succedendo sul palco e in sala, buffet freddi e caldi, vegetariani e non, tutto il possibile da bere, fonici, assistenti, security, cameriere…Cose dell’altro mondo. Un gran lusso, ma al tempo stesso una strana sensazione di finto, di qualcosa che con il blues e il r’n’r’ non ha nulla a che fare.

(House of blues di San Diego)

Era anche la prima volta che avevo l’opportunita’ di vedere i Cramps dal vivo. Non sono mai stato un fan al cento per cento della loro musica, ma l’impatto live era veramente qualcosa di unico. Lux Interior un frontman pazzesco, una forza della natura, un licantropo r’n’r’ in calore, Poison Ivy austera, fredda, distaccata e sexy, Sean ex bassista dei White Zombie a tenere il ritmo e il palco con la sua lunga chioma rossa. Che band ragazzi, che personalità, ogni sera suonavano come se fosse l’ultimo giorno del mondo, incredibili. E Demolition Doll Rods…beh, chi li ha visti dal vivo sa di cosa sto parlando, per gli altri, basta farsi un giro su youtube…

(Cramps)

Per la prima volta vedevo anche un vero tour manager all’opera. Un tizio californiano pelato con le magliette dei Velvet Underground che sembrava uscito da un libro di storia del rock, con tutti gli stereotipi del caso. Per lui esisteva solo la sua band e tutto il mondo ruotava in funzione del benessere di essa. Il resto non contava. Ogni cosa, ogni minimo particolare doveva funzionare al meglio, cosi che i musicisti potessero occuparsi solo di suonare. Al resto ci pensava lui, con le buone o con le cattive, no problem man, come un Peter Grant fuori tempo massimo. Dopo un periodo di reciproca antipatia, passammo ad una serena indifferenza per poi finire il tour da buoni amici. Imparai ad apprezzare giorno per giorno la sua figura umana e professionale e spesso, negli anni a seguire, ho rimpianto di non avere un tipo come lui in giro per i vari tour. Cosi come il roadie principale dei Cramps, una persona speciale che vive praticamente la vita on the road, non sono neanche sicuro che abbia una vera e propria casa da qualche parte. Ma per certo so che ha una band sua, Lords of Altmont, dategli un occhiata se vi capita, ne vale la pena.

Ricordo ogni momento di quel tour, data per data. La House of Blues di Los Angeles si trova sul Sunset Boulevard, proprio di fronte alla Hyiatt House di zeppeliniana memoria. Arrivammo li’ subito prima di Halloween e al secondo piano del locale, proprio di fianco ai camerini, si stava svolgendo una festa privata in maschera molto, ma molto, esclusiva. Riuscii ad entrare grazie ai pass della band, e vedere un party del genere, per meta’ sul terrazzo del locale con vista sulle colline di LA…come dire…non e’ una cosa che capita tutti i giorni. Cosi come la sensazione di camminare per il Boulevard di sabato alle due di notte dopo un concerto sold out.

(La House Of Blues di Los Angeles)

E poi, finalmente, lo show al Fillmore west.

Arrivammo nel tardo pomeriggio, il personale del locale ci aiuto’ a scaricare le nostre cose da una porta laterale ed entrammo. I Cramps stavano ultimando il soundcheck, e noi come bambini ci guardavamo intorno ad occhi spalancati. Il posto non era grandissimo, diciamo come un teatro, con dei lampadari enormi e bellissimi appesi al soffitto. Presi dall’emozione ci mettemmo tutti a ballare come fessi al suono delle prove dei Cramps, i quali ricambiarono divertitissimi. Lo show era andato velocemente sold out in prevendita e, essendo la notte di Halloween, ci si aspettava qualcosa di speciale da parte delle bands e del pubblico in sala. Il personale del Fillmore, super professionale, ci accompagno’ nel camerino, proprio di fianco al vecchio palco. Ci dissero che dopo il soundcheck dei Cramps toccava alle Dollrods, e che avrebbero avuto un tecnico di palco e uno di sala. Poi avrebbero servito la cena nel ristorante privato, al piano di sopra. Ci diedero dei pass specifici per tutto, fatti con una grafica molto carina, ci chiesero se avevamo qualche preferenza per il cibo e le bevande, e che cos’altro potevamo avere di bisogno.

Dopodichè arrivò una ragazza con un carrello pieno zeppo di liquori. Ci disse di prendere una o piu’ bottiglie di qualsiasi cosa ci piacesse e di richiamarla se ne volevamo ancora. Ma nessuno di noi beve liquori, e cosi’, un po’ sorpresi da tanta gentilezza, rifiutammo con un sorriso. Lei proprio non si capacitava, ricordo che mi disse, guarda no problem, e’ tutto ok, prendi un paio di bottiglie per dopo, dai, almeno te le porti via per il resto del tour…No, io come un pollo continuai a rifiutare gentilmente, e oggi mi pento di non avere una bottiglia di Southern Comfort o J. Daniels del Fillmore.

(sala ristorante del Fillmore West – foto di Polbi)

Ma sul momento di bere liquore proprio non mi passava per la testa. Ero li’, tutto preso a guardarmi intorno, a pensare che la storia del rock era passata in quei camerini dove stavamo noi. Guardavo e sognavo, godendomi quello che era e quello che era stato. Una sensazione molto forte, che aumento’ andando a cena al piano di sopra. La sala ristorante era totalmente tappezzata di poster originali del club, dagli anni ’60 ad oggi. Dal pavimento al soffitto, un vortice di nomi, disegni, colori. Locandine famosissime, mischiate ad altre mai viste, una festa per gli occhi di ogni appassionato di queste cose, ce ne erano talmente tante che non riesco a ricordarne nessuna in particolare, se non forse una degli Yardbirds e una dei Doors.

E poi, finalmente, le band attaccarono a suonare. Quasi tutti nel pubblico erano in costume da Halloween, e lo stesso i musicisti. Ondate di energia r’n’r’ attraversavano la sala, passando incessantemente fra platea e palco. Tutti sentivano molto l’emozione dell’occasione, e fu senza dubbio il miglior concerto del tour. Scoprii nel corso della serata che c’erano parecchie persone venute apposta dall’europa, oltre che da tutti gli Stati Uniti d’America, in particolare da Francia ed Inghilterra. Io, nel mio piccolo, ogni sera del tour cercavo di aiutare in ogni modo possibile, ma al Fillmore non potevo fare altro che godermi la situazione girando fra sala e backstage.

(Demolition Doll Rods live al Fillmore West San Francisco 31/10/2006 – foto di Polbi)

Il personale del locale si occupava di tutto, ma proprio di tutto, anche di vendere cd, dischi e magliette, cosi come di caricare e scaricare la strumentazione. Come decennale tradizione, venne fatta una locandina molto bella e a fine serata le copie rimaste vennero distribuite gratuitamente fra il pubblico che usciva sudato e felice. Ricordo che spostandomi verso l’uscita vidi una foto con dedica degli Who, scattata in bianco e nero sul palco del Fillmore, con Daltrey e Townshend che saltavano insieme e i lampadari della sala in evidenza. La foto, in grande formato, era messa vicino alla porta di quello che una volta era l’ufficio di Bill Graham, il creatore di questo e altri sogni. Poi, dopo una manciata di bis tiratissimi, il concerto era finito. Il pubblico usciva e io ero andato a spostare il furgone per iniziare a breve le operazioni di carico strumenti e attrezzature varie. Una folla sudata, stravolta, mascherata e felice si radunava intorno alle entrate del Fillmore. Io me ne stavo li’, appoggiato al vecchio Ford bianco, a godermi la situazione, quando vedo avvicinarsi una ragazza e un ragazzo. Lei molto carina, lui truccato da zombie e visibilmente ubriaco. I due litigano in americano, ignari della mia presenza. Ad un tratto lei, a due passi da me, sbotta in perfetto italo-siciliano “ Minchia! Non lo sopporto piu’ a questo! Mi ha scassato la miiinchiaaa!!!” Immaginatevi la mia sorpresa. E anche la sua di sorpresa, quando di istinto mi e’ venuto di risponderle “Che ci vuoi fare, capita…”

Restammo tutti e due in silenzio, in una situazione un po’ surreale.

Rientrando nel Fillmore ormai vuoto, fui colpito da un tipo seduto su uno sgabello di quelli alti, vicino ad un tavolino rotondo in fondo alla sala. Si stava fumando una canna in santa pace con un espressione felice e cordiale. Avra’ avuto una sessantina di anni o poco piu’, vestito e pettinato come un perfetto dandy inglese del secolo scorso.

Mi comunico’ una sensazione di grande serenita’ e allegria, come se un po’ dell’atmosfera del Fillmore degli anni sessanta gli fosse rimasta intorno, avvolgendo lui e il locale in una magica bolla spazio temporale. Un piccolo ricordo che a distanza di anni ancora mi strappa un sorriso.

© Paolo Barone 2012

4 Risposte to “La mia prima volta al Fillmore West (con Demolition Doll Rods e Cramps) – di Paolo Barone”

  1. mauro bortolini 07/09/2012 a 10:43 #

    A proposito di Fillmore.
    Ho letto l’altro giorno in un libro THE WHO CHRONICLES 1958-1978, che
    Richard Cole il 5 aprile 1968 incontro’ MOON ed ENTWISTLE al
    Salvation Club di New York.
    Gli WHO erano di scena al Fillmore East mentre Cole lavorava per gli
    yardbirds di page.
    Cole asserisce che quel 5 aprile i due who favoleggiarono di un
    supergruppo con page e altri come winwood e marriott.
    Per definire lo stile di musica che avevano in mente,,tirarono
    fuori il termine LEAD BALLOON::::::::

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  2. mauro bortolini 09/09/2012 a 13:36 #

    Paolo, dato che vivi in america, conosci Richard Barone ?
    Io ho un suo disco, PRIMAL DREAM.

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    • Paolo Barone 09/09/2012 a 22:54 #

      No, mai sentito, indaghero’….
      In America ci sto tre/quattro mesi ogni anno o poco più.

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  3. Sara Crewe 11/09/2012 a 16:25 #

    Carissimo Paolo… quando sei in ferie e vorresti scappare dall’altra parte del mondo e non puoi muoverti, questi racconti sono linfa per l’anima… grazie! :-)

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