50 anni di ROLLING STONES

25 Set

I Rolling, insieme alla Bad Company e se vogliamo agli Elp, sono stati gli unici che per alcuni giorni hanno fatto traballare il primato dei Led Zeppelin nel mio cuore. Per 48/72 ore ho davvero meditato se dedicarmi completamente o meno al rock and roll, quello vero e autentico, al rock puro insomma… quello che non ha bisogno di nessun altro aggettivo, termine o ghirigoro che lo preceda (hard, progressive, punk, dark, funk, jazz etc etc). Quando sentivo Mick e Keith duettare nel loro periodo migliore mi sembrava di essere rapito – nei sensi –  da un mondo e da un modo rock che mi pareva ineguagliabile. Finivo poi per tornare a casa da miei amati LZ, ma la bellezza del rock è che puoi amare tanto così tanti gruppi che alla fine non ti sembra vero. Quando Polbi mi ha chiesto se poteva scrivere qualcosa per il 50ennale dei Rolling non ho potuto fare a meno di entusiasmarmi: la penna di Mr Barone al servizio della Greatest Rock And Roll Band…che meraviglia!Lo scritto lo trovate qui sotto, mi sembra sia magnifico, Polbi ci sa fare eh? Come sempre io e lui la vediamo in modo leggermente diverso. E mica solo con lui, nel corso degli anni ho capito di essere un fan atipico della band: a me ad esempio Brian Jones proprio non piace e lo reputo figura marginale e debole,  non penso che i RS siano tali perché ci sono certi musicisti in formazione…dati Jagger e Richards si poteva aggiungere qualunque musicista inglese di quel periodo che non sarebbe cambiato nulla, o forse sì, ma in meglio. Non credo che Charlie Watts sia un buon batterista, stesso discorso per Wyman. Non parliamo poi di Ron Wood, personaggio deleterio per la parte musicale del gruppo. Mi chiedo come si sia potuto sostituire il grandissimo Mick Taylor con quella mezza cartuccia. Per me i Rolling sono Mick & Keith, quelli dal 1968 al 1982, quelli di Tumbling Dice, Moonlight Mile, Winter, No Expectation, Silver Train, Coming Down Again, I Got The Blues, Faraway Eyes, Memory Motel, Waiting On A Friend…Il tour 1972/73 credo sia stato uno degli eventi live più alti della intera storia del rock e Brussels 1973 è nella Top Five dei migliori dischi live rock di tutti i tempi. I Rolling Stones sono forse il capitolo più importante della storia del rock e della musica popolare contemporanea…non credo ci sia da aggiungere altro. (Tim Tirelli)

Il mio amico Roberto Calabro’, giornalista musicale del gruppo Repubblica –  L’Espresso e di infinite testate di settore, sta per partire un mese per Londra.  Ci siamo presi un caffe’ in un bel bar di Reggio Calabria e mi ha raccontato un po’ dei suoi programmi di lavoro londinesi. Lui e’ un grandissimo esperto di garage rock and roll, conosce milioni di band ed e’ una vera e propria autorita’ internazionale per il rock underground australiano. Non solo, ha anche scritto “ Eighties Colours “ un bellissimo librone illustrato sulla neopsichedelia italiana anni ’80. Insomma, non certo un appassionato di rock mainstream il mio amico…Ma, mi dice che in questo viaggio spera di coronare un suo sogno, intervistare Keith Richards, chitarra e anima della sua band preferita, gli Stones. E di loro continuiamo a parlare in un caldo pomeriggio calabrese.

Quante volte mi e’ successo, incontri persone molto distanti dal classic rock, gente che vive di musica ma non ama passare il tempo ad ascoltare nessuno dei grandi nomi, e poi ti dicono di essere fan terminali dei Rolling Stones.

Poi al tempo stesso mi viene in mente mia zia sessantenne, che di musica rock proprio non si interessa come la stragrande maggioranza degli italiani, ma sentendo Simpathy for the Devil alla radio mi dice, questi mi piacciono, devo anche avere un loro disco da qualche parte! Queste cose, penso, succedono solo con loro.

Solo gli Stones riescono a comunicare emozioni ad un pubblico cosi’ vasto. Sia a chi ascolta musica per sbaglio che al musico dipendente piu’ hard core. Da cinquant’anni. 50 tondi, tondi non so se mi spiego. Solo gli Stones. Solo loro sono riusciti nei decenni a costruirsi una credibilita’ e un rispetto assoluti che si basano sui loro successi quanto sui loro fallimenti. Perche’ in un viaggio lungo mezzo secolo ne hanno passate di tutti i colori, dalle stelle alle stalle, piu’ volte su’ e giu’, e noi con loro. Noi con le nostre vite cosi diverse e al tempo stesso cosi simili, noi che ci sentiamo un giorno Street Fighting Man e il giorno dopo sappiamo che non possiamo sempre avere quello che vogliamo. Noi che tutti insieme, da cinquanta anni a questa parte, andiamo in giro per il mondo come Charlie Watts e sognamo di vedere nello specchio Brian Jones. Noi che quando gli anni passano pensiamo a Keith e Mick, ancora Glimmer Twins in piena terza eta’, bellissimi, con le loro rughe le mani nodose e gli occhi da ragazzi.

Solo gli Stones ci hanno fatto passare ore a discutere su quale fosse il periodo migliore, quello con Brian, l’epoca di Mick Taylor o il regno di Ron Wood. Musicista eclettico il primo, con il suo look inarrivabile e la sua personalita’ umana ed artistica, e’ diventato un icona tragica degli anni ’60 e di tutta la cultura rock, lasciando un segno indelebile sulla band e su tutto che dura ancora oggi. Poi fu la volta di Taylor, con il fascino del ragazzino alla corte di satana, e la sua chitarra dai mille colori a rendere gli album di quel periodo forse i piu’ belli di sempre. Infine il giullare Ronnie, per certi versi spalla ideale di Keith, sul palco e nella vita piu’ che nei dischi, ha portato una ventata di allegria in una band che sembrava in ogni momento dover finire male. E invece, anche grazie a lui, eccoci qui che festeggiamo mezzo secolo di rock and roll.

E ancora, quante volte ci siamo ritrovati a fantasticare su chi avrebbe dovuto prendere il posto lasciato da Mick Taylor, e di come sarebbe potuto evolvere il suono della band. Magari con Beck o Johnny Winter al posto di Woody.

Con loro abbiamo scoperto il fascino e la bellezza di Anita Pallenberg, Marianne Faithfull, Bianca Perez, Jerry Hall, e ci fermiamo qui che basta e avanza a far girare la testa di chiunque, uomo o donna non importa…

(Anita Pallenberg)

Li abbiamo seguiti a Villa Nellcote in costa azzurra, magari nelle pagine ormai ingiallite del libro di Tony Sanchez, o nelle belle fotografie in bianco e nero di Dominique Tarle’. Ci siamo persi mille volte con loro,nei sotterranei della villa immaginando le registrazioni di Exile, nella piu’ completa decadenza r’n’r’ che si possa concepire, per poi venirne fuori con un fiume di canzoni immortali, fiori del male elettrici. O anche in un bar di Positano in tarda primavera con Mick, Marianne, Anita e Keith che scrivevano Wild Horses, oppure persi in una dolce vita psichedelica nei giardini di Villa Medici a Roma, dove qualcuno che conosco giura di averli incontrati.

Solo nei dischi degli Stones e alla loro corte abbiamo visto riuniti Bobby Keys, Nicky Hopkins, Ian “Stu” Stewart, Lisa Fischer, Jimmy Miller, Andy Jones, Billy Preston, Chuck Leavell, Darryl Jones, Nick Kent, Truman Capote, Ahmet Ertegun, Andrew Oldham, Mario Schifano, Andy Warhol, Bill Graham, Hells Angels, Martin Scorsese, Garam Parsons, Jimmy Page, Claudia Cardinale, Paul Getty, Kenneth Anger, i Marsigliesi… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, tutti al tempo stesso mischiati a migliaia di fans, groupies, loschi figuri, spacciatori, giornalisti, fotografi. Il Jet Set e la feccia dell’umanita’ riunito dagli Stones, come in un grande Rock and Roll Circus, specchio del secolo scorso.

Ci siamo intristiti mille volte pensando alla parabola discendente di Brian, alla fine del suo sogno, annegato in una notte di mistero nella piscina maledetta di Winnie the Pooh.   Non ci abbiamo mai voluto credere che fosse stata solo colpa sua, ci siamo letti le inchieste abbiamo seguito gli sviluppi, abbiamo fatto anche noi mille congetture ed indagini, arrivando ognuno alla sua personale conclusione. Per anni siamo stati arrabbiati con gli altri della band per averlo allontanato in quel modo, per aver tenuto quello strano, bellissimo, show ad Hyde Park. Ma poi la vita ci ha posto di fronte a situazioni complesse, ci ha svelato lati di noi che non sapevamo di avere, e finalmente abbiamo capito che alle volte le strade degli umani si dividono. E non sempre e’ facile gestire il come e il quando, non sempre se ne esce bene.

Con loro siamo stati ad Altamont, in una notte di follia e violenza. Ci siamo impressionati e schifati, queste cose nel rock, nel nostro mondo, non dovevano succedere. Invece si, la realta’ oscura delle cose entrava anche nei nostri raduni, nelle nostre zone temporaneamente autonome, nei nostri spazi liberati. Ci siamo arresi e abbiamo lasciato a Keith l’ultima parola, quando ha detto che in fin dei conti ad Altamont una persona era morta ed un bimbo era nato, conto pari.

Con gli Stones abbiamo imparato il rispetto della cultura afroamericana, abbiamo riscoperto i veri bluesman, la Chess records, Chuck Berry, Ike & Tina. Ci siamo innamorati delle loro cover, per poi scoprire gli originali, e amarle ancora di piu’. Mick, Keith e Brian ci hanno portato per mano alla scoperta di questo immenso patrimonio culturale, abbattendo muri di razzismo mentre altri andavano allegramente in tour nel sudafrica dell’ aparthaid, vendendo la propria dignita’ per una manciata di dollari.

(Mick Jagger e Muddy Waters 1981)

E poi la musica, le canzoni. Ecco, con loro fare un elenco di canzoni memorabili non serve a niente per quante ne hanno fatte. Una cosa impressionante, solo con il materiale prodotto, tanto per dire, ai tempi di Aftermath, un altra band, anche di primissimo piano, avrebbe campato di rendita nei secoli dei secoli. Per loro e’ stato un passaggio. Beggars, Let it Bleed, Sticky Fingers…e via fino a Tattoo You tutto era ancora a venire. Solo gli Stones possono vantare venti anni di carriera discografica a questi livelli. Seguiti fino ai giorni nostri da una serie interminabile di concerti in stadi, arene, teatri, club, roba da restare a bocca aperta.

Sempre con grande onesta’, i problemi di convivenza nel gruppo, le liti, i dissapori, persino le malattie e i lutti personali sono sempre stati affrontati a viso aperto. Nessuno ha giocato alla grande famiglia felice quando non era il caso, e spesso il businness ha giocato un ruolo di collante quando le cose stavano andando veramente a rotoli. Non ne hanno mai fatto mistero, non si sono mai eletti ad anime belle, anzi.

Pero’ siamo sempre usciti dai loro concerti felici come bambini, noi quanto loro, su questo non ci piove.

Sono stati una scomoda spina del fianco per l’ordine costituito i Rolling Stones. Hanno liberato energie positive, sovversive, ma anche violente: Ai loro concerti ci furono i primi scontri fra polizia e pubblico del rock. Sono stati sperimentatori, consumatori e tossici di ogni droga possibile ed immaginabile. Hanno mischiato identita’ sessuale e rotto le regole, sono stati pedinati, arrestati, processati, condannati, schedati. Rifiutati alle frontiere, perquisiti, multati. Di fatto la terra promessa del rock, con loro, e’ diventata una repubblica pirata itinerante autonoma dal resto del mondo. Non penso abbiano mai realmente pensato di potere o volere cambiare il mondo, ma lo hanno fatto, eccome se lo hanno fatto, il loro e’ un contributo inestimabile alla controcultura del novecento e ai cambiamenti da essa determinati. Hanno ispirato mode, comportamenti e stili, mentre creavano un suono, che forse piu’ di ogni altro sarebbe diventato la colonna portante del rock a venire.

Buon compleanno Mick, Keith, Brian, Bill, Charlie, Mick, Ron…Buon compleanno a voi, a noi, e alle nostre emozioni… Quanto ci siamo divertiti!!!

Paolo Barone ©2012

(Rolling Stones dal vivo nel 1972)

15 Risposte to “50 anni di ROLLING STONES”

  1. Pigi 25/09/2012 a 02:30 #

    Per qualche strano motivo, pur abitando a Rome, Italy, non mi sono mai incrociato con gli Stones dal vivo. Tranne una volta. Stavo apprendendo qualche segreto del mio mestiere in riva alla Senna, quando passarono di li gli Stones. In una città non propriamente provinciale non si parlava d’altro. Io decisi che non mi interessavano, erano “vecchi”, e non andai al concerto. Era il 1990: mi sbagliai.

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  2. Luca82 25/09/2012 a 13:41 #

    Ho visto i Rolling Stones assieme ad alcuni ex compagni di classe , allo Stadio Olimpico di Roma il 6 luglio di cinque anni fa ormai (con grande sorpresa due perle assolute del loro repertorio Rock Off e Can’t You Hear Me knocking) , un evento unico nella mia vita che poche cose possono battere , anche se gli Stones che ho sempre amato sono quelli che vanno da Sticky Fingers a IORR , praticamente il periodo Taylor .
    Secondo me la band ha avuto ragione d’essere per una ventina d’anni dal 62 al 1982 , Tattoo You è l’ultimo sigillo della band (nonostante sia composto da “scarti” del passato) Start Me Up e Waiting On A Friend sono gli ultimi pezzi a lasciare veramente il segno , dopo si sono limitati a ripetere se stessi producendo album di poco spessore (per il loro nome) ma sempre vendutissimi . Certo è facile sparlare di Undercover o Dirty Work (che contengono pezzi pezzi che anzi a me piacciono) ma un album che detesto e Steel Wheel (assieme all’ultimo A Bigger Bang) un lavoro fatto con grande furbizia vendutissimo e seguito dal loro tour mastodontico del grande ritorno alle scene . Da li in avanti solo un grande carrozzone (altro che Pink Floyd di Gilmour) che produce (pochi) dischi e tour monumentali .
    Sono d’accordo che Charlie e Bill non siano dei grandi musicisti , ma a me Darryl Jones non piace nonostante la sua reputazione e credo che parte del loro suono sia dovuto tra l’alchimia di Keith e Charlie Watts , che se vai a vedere producono sempre quel ritmo “riconoscibile” non saprei nemmeno spiegarlo .

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    • Luca82 25/09/2012 a 15:38 #

      Beh per quanto riguarda Brussail Affair dal tour europeo del 1973 , quello è il miglior album dal vivo dei Rolling Stones non ci sono ca**i !!
      La chitarra di MICK TAYLOR è immensa . Ho acquistato la versione restaurata di Ladies And Gentleman (USA ’72) ma continuo a preferire il Bootleg europeo …

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      • Luca82 25/09/2012 a 15:41 #

        Casomai Brussels …

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    • timtirelli 25/09/2012 a 23:13 #

      Luca, Darryl Jones non piace nemmeno a me, non c’entra nulla con quel rock.

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  3. mauro bortolini 25/09/2012 a 14:14 #

    Il 5 aprile 1967 i Rolling Stones tennero 2 concerti ( uno al pomeriggio )
    al palasport di bologna..
    L’hotel Baglioni fu assediato tutto il giorno dai fans.
    Mia madre, che allora lavorava in via Indipendenza, ebbe la fortuna di
    vedere i 5 capelloni e me lo racconto’, ma io non sapevo neanche chi fossero.
    Per assurdo il primo Rolling Stones che ho visto fu MICK TAYLOR dopo
    che era uscito dal gruppo.
    I Rolling li ho visti al Flaminio di Roma nei primi 90. Niente di travolgente.
    Grandi effetti pirotecnici ed una bellisima RUBY TUESDAY.
    Il mio album preferito del gruppo é Metamorphosis perché ci suona Page.
    Il secondo Dirty Work perché ci suona Page.

    .

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  4. alexdoc 25/09/2012 a 16:01 #

    Dico la verità: non vedevo l’ora di scrivere sulle Pietre, una delle mie grandi Passioni (le altre sono e sono state Bruce, i Creedence, la galassia Deep Purple in generale e i Whitesnake in particolare, i Van Halen di DLR, nessuna mai totalizzante sulle altre, tutte coesistenti senza problemi), ma mi trovo in difficoltà ad aggiungere qualcosa a Paolo. Ha proprio detto tutto. Posso affermare senza possibilità di smentita a chi trova ridicolo che dei 70enni nonni ultramiliardari suonino ancora il Rn’r (e Mick a 30 anni prometteva di smettere presto, perché non si poteva fare per tutta la vita) che ci vuole un sacco di coraggio, non solo money. Come ho letto su un articolo sui “secondi” (e terzi, e quarti, ecc…) Stones del Mucchio Extra alcuni anni fa “E’ assolutamente necessario che sia esistito e che ancora esista un gruppo la cui attività ricopra l’intero arco vitale del rock (quantomeno quello adulto), perché ciò consente a tutta la storia di avere un senso e permette a noi di lasciare qualcosa di compiuto in eredità ai nostri posteri. Se gli Stones si estinguessero domani non sapremmo dove rivolgerci per toccare i due estremi della linea”. E allora cento, mille di questi giorni alle sovrumani quattro Rocce: Sir Michael Philip “Mick”, diventato in questi ultimi anni nonno per l’ennesima volta e intanto padre per la oltrennesima da modelle sempre più giovani, “Keef” the Human Riff, Mr. Rn’r, più che un uomo un Suono, col suo leggendario “gli Stones sono più importanti di noi due”, e anche a Charlie, il jazzista mancato, la macchina del ritmo, il motore decisivo per lo stile di Richards, che dal 2004 ha combattuto e infine vinto contro il “mostro” alla gola, e a Ronnie, il perfetto “partner in crime” di Keith come prima lo fu di Rod the Mod nelle Facce da schiaffi, che ha salutato un’ernia scrollando le spalle come fa sul palco alle prese coi suoi “assoli” (?) sguaiati e “stupidi”, ma ideali. E a tutti gli altri, Brian dall’ego e dalla vita smisurate rispetto alla minuscola statura e durata su questa terra, ma senza il quale forse sarebbero stati una British Blues Revival band solo più brava delle tante altre, e non il simbolo stesso del Rn’r, a Taylor, “l’altro Mick”, protagonista della fase preferita anche da me come da quasi tutti, a Bill che sembrava capitato lì per caso, ma che di cose da raccontare ne avrebbe come e più di ogni altro coetaneo sul pianeta. Concludo pensando ancora una volta a quel lontano giorno del 1961 dove in una stazione di Londra il ragazzo disadattato ed emarginato nato dalla parte sbagliata della città, col padre che gli spaccava sulla testa “quella maledetta chitarra”, il vero e unico amore della sua vita, rivide dopo un decennio quel suo compagno delle elementari agiato e benestante dai labbroni prominenti con sottobraccio una pila di sognati e introvabili vinili Blues e Rn’B Chess d’importazione: uno dei giorni e degli incontri più belli per tutta la storia dell’umanità. Ingombranti, inimitabili e imitatissimi, inconfrontabili, sovrumani, stratosferici, gli ultimi (e gli unici) immortali: in due parole, Rolling Stones!

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  5. picca 25/09/2012 a 21:15 #

    Quando ascolto gli Stones divento una scimmia, mi muovo in modo bizzarro, lascio perdere ogni decenza posturale e civile, loro tengono invisibili fili e mi manovrano come fossi una marionetta snodata e oscena e volgare.
    E’ un fatto liberatorio per me, troppo impostato e severo carceriere di me stesso.
    Gli Stones sono una terapia. Dio li benedica.
    Lord have mercy. Hallelujah.

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    • timtirelli 25/09/2012 a 23:16 #

      ” E’ un fatto liberatorio per me, troppo impostato e severo carceriere di me stesso”…ragazzi, qui si raggiungono vette altissime…

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  6. mauro bortolini 26/09/2012 a 12:52 #

    Nel 1968 i Rolling Stones registrano BEGGARS BANQUET.ed i Led
    Zep incidono il loro primo album. Nel 1969 LET IT BLEED per i R S
    ed il secondo per i L Z. Nel 1970 i L Z il terzo ed i R S nulla.
    Nel 1971 i R S STICKY FINGERS ed i LED il quarto.
    Nel 1972 EXILE ON MAIN ST: dei rolling e niente ZEP.
    Nel 1973 GOATS HEAD SOUP contro HOUSES OF THE HOLY.
    Nel 1974 IT’S ONLY R N R ed i led nulla.
    Nel 1975 niente rolling e PHYSICAL GRAFFITI dei led.
    Nel 1976 BLACK BLUE contro PRESENCE.
    Nel 1977 nulla in tudio per entrambi.
    Nel 1978 SOME GIRLS e niente LED.
    Nel 1979 IN THROUGH per i led e niente rolling.
    Nel 1980 EMOTIONAL RESCUE per i rolling e niente led.
    In questi dodici anni di scontri diretti chi vince ai punti ?

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    • alexdoc 26/09/2012 a 13:23 #

      Intrigante duello, sostanziale pareggio. Che per me continua anche se estendiamo il periodo al 1982 con “Coda”, ultima uscita ufficiale a nome LZ (l’anno prima era uscito “Tattoo you” per i Rolling) e contiamo anche i live (“The song remains the same” da una parte, “Love you live” e “Still life” dall’altra). Non avevo mai riflettuto sul fatto che la parabola del Dirigibile si snoda esattamente lungo la migliore fase storica dei Rotolanti. Due band che partono entrambe dal Blues per attraversare l’eternità, in modi completamente personali ma ugualmente influenti.

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  7. picca 26/09/2012 a 21:19 #

    Propongo che tutti gli intervenuti compilino una C90 (diciamo 20 pezzi) con le canzoni degli Stones preferite.
    Vado io…

    Side A:
    Gimme Shelter
    Hand Of Fate
    If You Can’t Rock Me
    Worried About You
    Fingerprint File
    Midnight Rambler
    Hey Negrita
    Memory Motel
    Sympathy For The Devil
    All Down The Line

    Side B:
    Rocks Off
    You Got The Silver
    Brown Sugar
    Can’t You Hear Me Knocking
    Jumpin’ Jack Flash
    Dancing With Mr D
    Moonlight Mile
    Monkey Man
    Tumbling Dice
    You Can’t Always Get What You Want

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  8. Paolo Barone 26/09/2012 a 21:42 #

    Lato A:
    Paint it Black
    Under my Thumb
    2000 light Years
    Ruby Tuesday
    Heart of Stone
    Stray Cat Blues
    Down in the Hole
    Love in vain
    You can’t always get…
    Waiting on a Friend

    Lato B:
    Ventilator Blues
    Gimme Shelter
    Sway
    Jumpin’ Jack Flash
    Satisfaction
    Bitch
    Can’t you hear me Knocking
    Wild Horses
    You got the Silver/Happy
    Sympathy for the Devil

    Se la rifaccio domani ne cambio almeno meta’, non ci si riesce, ne hanno fatti davvero troppi di pezzi fantastici. Forse più di chiunque altro…

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  9. Luca82 26/09/2012 a 23:37 #

    Questa è la mia selezione , mancano molti altri pezzi a me cari …

    Lato A :

    Giime Shelter
    Sway
    Ten Years Ago
    Can’t Your Hear Me Knocking
    Time Waits For No One
    Fingerprint File
    Winter
    Memory Motel
    Sister Morphine
    Salth Of Earth

    Lato 2

    If You Can’t Rock Me
    Wild Horses
    HeartBreaker
    Waiting On a Friend
    Tops
    Brown Sugar
    Moonlight Mile
    Before They make Me Run
    Rock Off
    Tumbing Dice

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  10. alexdoc 27/09/2012 a 00:34 #

    Ecco la mia Top 20 istantanea:

    Side A:

    Gimme shelter
    Let it loose
    You got the silver
    Sway
    Hand of fate
    Tumbling dice
    Can’t you hear me knocking
    Under my thumb
    Time waits for no one
    Far away eyes

    Side B:

    You got me rockin’
    Almost hear you sigh
    Sleep tonight
    Loving cup
    Thru and thru
    Slipping away
    Losin’ my touch
    Memory motel
    Beast of burden
    Salt of the earth

    Dal lato B si intuisce una certa passionaccia per Keith anche come cantante…

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