RILETTURE: FREE “Fire And Water” (Island Records 1970) – TTTTT

7 Nov

Riletture: un’umile rubrichetta per divertirci nel fare qualche considerazione con le orecchie di oggi su album che hanno fatto la nostra storia (nonché quella del rock). 

Ricordo che era tarda primavera, forse tardissima, fine anni settanta, le scuole erano finite, eravamo a casa…una di quelle belle mattine di fine maggio/inizio giugno, il sole, il rock che era arrivato forte nelle nostre vite, diciotto anni, tutta la vita davanti. Erano gli anni in cui Biccio abitava di fianco a me, due palazzine a due piani (un appartamento per piano) uguali in Grieco street in Ninetyland. Ero in cortile non so a far cosa ma ricordo le vibrazioni positive dovute alla giovinezza e  alla stagione, lo vidi arrivare accompagnato da Màrcel, suo fratello. Noi tre eravamo il fulcro dei THE STRANGERS, misconosciuto gruppetto alle prime armi all’ombra dell’abbazia benedettina.

“Tim, devo assolutamente farti ascoltare questa cassetta. Me l’ ha registrata mio cugino, senti che roba”. Ci sedemmo sul marciapiede e ascoltammo il disco per intero su di un vecchio mangianastri che girava più lento del dovuto, così lento che arrivammo alla conclusione che i Free dovevano essere una band di neri. Il cugino di Biccio registrò prima il lato B del lato A, così la prima cosa che mi arrivò fu MR BIG. Al secondo pezzo, DON’T SAY YOU LOVE ME, era già un fan conclamato. Nessuna discussione. Quel brano mi arrivò addosso con tutta la sua tenera e disperata dolcezza e nel giro di quei sei minuti e poco più i FREE e PAUL RODGERS si fusero per sempre con il mio DNA. Poi arrivò ALL RIGHT NOW, Biccio si mise a ballare, quindi REMEMBER, e a ballare mi misi io e tutto il resto dell’ellepì. Poco dopo comprammo l’album e fu una mezza sorpresa scoprire che erano dei bianchi.

Nel breve volgere di una stagione i dischi dei FREE arricchirono la mia collezione e la mia vita. Come spesso accade, mi lasciai sedurre in particolare da uno dei dischi meno citati dei FREE, FREE AT LAST, ma questa è un’altra storia. Ciò che resta è che i FREE sono da sempre nella mia top five personale, quel loro rock serioso suonato da giovinetti appena maggiorenni, quella loro tensione emotiva che non si scioglie mai, quelle ritmiche semplici e vibranti, quella chitarra così essenziale e piena di pathos, quel cantato sublime capace di scaravoltarti, quei pezzi così maturi eppure pieni di aggressività adolescenziale, quella malinconia struggente che ti si aggrappa all’anima e non ti molla più, quel senso del blues che gronda da ogni loro cosa. I FREE, cazzo che band.

(Free)

I primi due album vendettero circa 20.000 copie ognuno nel Regno Unito, FIRE AND WATER, grazie al singolo ALL RIGHT NOW, fece sì che la band raggiunse in brevissimo tempo lo stardom internazionale. 2° in Inghilterra, 17° un USA. La foto di copertina sembra sia stata scattata da un certo Hiroshi, ma ad oggi nessuno ricorda chi fosse, e nessuna immagine di quella photo – session risulta negli archivi della Island. Tuttavia la foto definisce molto bene la band…imbronciati, forse tristi, ma cazzuti e determinati. Dopo la funerea copertina di TONS OF SOBS (il primo), lo scatto artistico di RON RAFFAELLI per FREE (il secondo)… una ragazza nuda che salta presa dal basso, ecco che per FIRE AND WATER viene scelta una copertina concreta. E’ impressionante la maturità e determinazione che fuoriesce e dalla cover e dalla musica dei FREE, dopotutto PAUL RODGERS (voce) e SIMON KIRKE (batteria) al momento dell’uscita del terzo album non hanno nemmeno 21 anni, PAUL KOSSOFF (chitarra) neanche 20 e ANDY FRASER (basso e piano) deve ancora compiere i 19.

FIRE AND WATER (Fraser/Rodgers) – TTTT L’apertura del disco tocca a questo tempo medio strascicato, blues hard rock vivo e pulsante cucito addosso a quattro giovani anime blues.

OH I WEPT (Kossoff/Rodgers) – TTTTT I take my seat on the train  And let the sun come melt my pain  Come tomorrow I’ll be far away In the sunshine of another day…RODGERS è il rètore (nel significato che davano alla parola gli antichi Greci) della malinconia legata al partire e al lasciarsi tutto dietro, malinconia legata a melodie spesso struggenti il cui preludio è un mugolìo assai familiare ai fan del grande PAUL, quei suoi mmh mmh mmh all’inizio di certi pezzi sono l’essenza dell’anima Rodgersiana. Tenue ricamo chitarristico di KOSSOFF e sublime partecipazione vocale.

REMEMBER (Fraser/Rodgers) – TTTTT In un disco dai toni seri, incazzati e tristi un paio di episodi più solari non possono che essere i benvenuti. REMEMBER è uno di questi, sebbene a guardarci dentro è anch’esso un momento di nostalgia relativo un recente passato spensierato. Riff dondolante su cui batteria e basso ricreano lo stile FREE in modo perfetto. Gran bell’assolo di KOSS, niente scariche veloci, ma un gusto blues rock che in pochi avevano.

HEAVY LOAD (Fraser/Rodgers) – TTTT Un giovane uomo che deve portarsi addosso un grosso peso, che non ce la più a proseguire su quella lunga strada, ma suo malgrado deve continuare a girovagare...il giovane RODGERS di nuovo alle prese con temi a lui cari. Sofferto momento costruito su un piano martellante. I FREE quasi si fermano nella sezione dedicata all’assolo raggiungendo uno stallo momentaneo, quasi per tirare il fiato prima di tornare a rotolare verso il dirupo della tristezza. Di nuovo note dolorosamente dolci nella chitarra di KOSS.

MR BIG (Fraser/Rodgers/Kirke/Kossoff) – TTTTT Qui c’è la descrizione precisa dei FREE, tensione ritmica tenuta altissima, riff di chitarra definito e sexy, cantato ruvido e incazzatura di fondo (“…me ne frego di chi sei, così non spiegarmi nulla, vai solo via da qui e non tornare, non voglio nulla da te, vai via di qui prima che perda la calma, pezzo grosso faresti meglio a fare attenzione nell’avvicinarti a me perché io ti scavo la fossa…”). Bella cavalcata strumentale nel finale con tanto assolo di basso che ha fatto la storia. Il cantato dell’ultimo ritornello è da brividi.

DON’T SAY YOU LOVE ME (Fraser/Rodgers) – TTTTT Ne abbiamo già pubblicato il testo e la traduzione parecchio tempo fa (https://timtirelli.com/2011/05/17/le-canzoni-della-nostra-vita-2/) visto che è una di quelle canzoni della nostra vita. Introduzione caratterizzata da quei due magnifici accordi di MI7+ e RE7+ (col MI al basso) che aprono in maniera soave la disillusione di un amore non sincero e quindi assai doloroso. Al minuto 1,45 entra un pianino minimalista che intenerisce ancora di più il cuore. Durante il pezzo KOSS tiene una ritmica semplice semplice ed è FRASER che col basso arricchisce la texture, KIRKE mantiene in maniera impeccabile l’incedere in 3/4 e RODGERS si esibisce in un’altra delle sue leggendarie performance. Sul finale di nuovo note solitarie piene di sustain e sentimento grazie alla chitarra di KOSS. Io davanti ad una canzone così mi incinocchio.

ALL RIGHT NOW (Fraser/Rodgers) – TTTTT Una sera i FREE fanno un concerto che non va tanto bene, finito il tutto nei camerini tira un’aria pessima allora ANDY FRASER per risollevare il morale agli amici inizia a canticchiare “all right now, baby it’s all right now”. E’ da qui che lo stesso FRASER e RODGERS partono per scrivere il loro successo più conosciuto, uno degli anthem della musica rock. Per la ragazza del testo pare che RODGERS si sia ispirato a CLAUDIA LENNEAR, un cantate di colore del giro di MICK JAGGER. L’apertura del pezzo con i due accordi LA e RE è ormai leggendaria. Brano dal carattere estroverso che ha incorniciato l’estate del 1970. Ora è diventato uno di quei brani che si faticano a reggere, ma ciò non toglie che di diritto è uno dei classici pezzi della storia del rock.

(Claudia Lennear)

Disco dunque imprescindibile per chi ama il rock in senso stretto e probabilmente miglior momento del gruppo. FREE: 6 album da studio, uno dal vivo, scioglimento nel 1971, KOSSOFF che cade preda senza speranza della droga, breve reunion poi definitiva rottura tra RODGERS e FRASER, ultimo album senza Fraser e con un Kossoff a mezzo servizio e scioglimento conclusivo. RODGERS e KIRKE formano la BAD COMPANY con cui raggiungono il grande successo, FRASER non combina più nulla di rilevante, KOSSOFF muore durante un viaggio aereo a 26 anni. Una storia rock dunque, di quelle vere. (Tim Tirelli ©2012)

FIRE AND WATER secondo PAOLO BARONE – BBBBB

Che band i Free. Che disco Fire and Water. Una struggente malinconia attraversa tutta l’opera di questi ragazzi inglesi, capaci di creare un suono che ti entra direttamente nell’anima saltando tutte le anticamere. Non lo so quale sia il segreto, la formula magica di queste registrazioni, ma i primi tre dischi dei Free sono un piccolo mondo a parte, un posto dove e’ bello andarsi a rifugiare quando troviamo sulla nostra strada le inevitabili tempeste della vita. Con loro al nostro fianco, ci sentiamo meno soli, ci sentiamo piu’ forti, sappiamo di potercela fare ancora una volta. Perche’ i Free di Fire and Water dicono la verita’, mettono a nudo le loro e le nostre emozioni, le tirano fuori per quello che sono, in tutta la loro forza e fragilita’.

Che facce che avevano nelle foto di questo disco, specialmente Kossoff, che ti sorride sfuggente dietro il vetro e che ti guarda in copertina come un leone triste. Che suonava la chitarra come nessun altro, riuscendo con poche note a toccare le nostre corde, cosi, come se fosse la cosa piu naturale del mondo.

Chissa’ cosa sarebbe successo se fosse stato capace di affrontare la vita con piu’ distacco, con un po’ di filtri emotivi invece di lasciarsi risucchiare dal lato oscuro.

E’ una storia intensa quella dei Free, fatta di amicizia, successo e difficolta’.

Ma sopratutto fatta di musica bellissima e intensa, come quella che pervade Fire and Water, canzone dopo canzone, una piu’ bella dell’altra.

Che sezione ritmica, che coppia Fraser e Kirke. Quando ascolti la loro musica ti perdi nelle linee di basso quanto nei suoni della chitarra, del piano, o nei colpi della batteria, capace di dilatare il tempo, di dare spazio e respiro.

Peccato che sia andata a finire male per Kossoff, peccato che sia finita cosi l’avventura dei Free. Che ci possiamo fare, la vita e’ una storia vera, nessuno puo’ cambiare il finale. Ci resta una colonna sonora da tenerci ben stretta, da ascoltare tutte le volte che vogliamo, tutte le volte che ne abbiamo bisogno. Ovviamente, 5 stelle… (Paolo Barone ©2012)

 

FIRE AND WATER secondo BEPPE RIVA – RRRRR

Dopo l’esplosione del british blues, finito in apoteosi con il successo dei Cream, formazioni innovative decisero di sconcertare i puristi, trasformando il blues elettrico in hard rock. Fra queste, i Free furono secondi solo ai Led Zeppelin in termini di importanza e la loro influenza non è mai decaduta, inossidabile al trascorrere dei tempi e delle mode.

I Free si sono costituiti a Londra nell’aprile ’68 quando il chitarrista Paul Kossoff ed il drummer Simon Kirke decidono di archiviare in un solo album da collezione su Decca Nova, “Barbed Wire Sandwich”, l’esperienza dei Black Cat Bones.

Scoprono in Paul Rodgers, che esibiva R&B con i Brown Sugar, una delle più grandi voci rock di ogni tempo, e puntano sul precoce talento del quindicenne Andy Fraser, ancora acerbo per i Bluesbreakers di John Mayall, ma raccomandato dall’altro vate del blues inglese, Alexis Corner. Quest’ultimo favorisce i contatti del quartetto con la Island di Chris Blackwell, che li indirizza rapidamente in studio per le registrazioni (ottobre ’68) dell’album d’esordio “Tons Of Sobs”.

Se non tutti convengono sull’elezione del terzo “Fire And Water”, al rango di miglior album dei Free, dipende anche dal confronto con il fermento creativo di quel debutto.

“FAW”, uscito nel giugno ’70, è comunque l’opera che li porta in cima alle classifiche – al secondo posto in Inghilterra – complice l’esplosione dell’hit “All Right Now”. Si tratta di uno dei più contagiosi singoli dei Seventies, che coniuga struttura hard rock e vena funk alla Rolling Stones, anche se la versione da 45 giri rimuove il grande solo di Kossoff: solo il tormentone dei Mungo Jerry, “In The Summertime”, impedisce il primato nella classifica inglese. Non distogliete però l’attenzione dal resto del classico album, a partire dall’iniziale “Fire And Water”, sovrano esempio dell’heavy blues d’atmosfera dei Free; il suo riff sarà verosimilmente plagiato dai Mott The Hoople in “Ready For Love”, e forse anche per quest’affinità Rodgers si unirà a Mick Ralphs, chitarrista dei Mott, nei Bad Company. Anche “Oh I Wept” prelude al versante soft del futuro supergruppo, specchio della raggiunta maturità del cantante in qualità di compositore.

“Heavy Load” è un’altra superba melodia pianistica, e “Mr. Big” un sensuale, ipnotico mid-tempo scandito dallo stile rock-funk della sezione ritmica di Kirke e Fraser, a coronamento di un suono caldo ed avvolgente. Trovo assolutamente favoloso a livello emozionale l’assolo di Koss, la tecnica conta e non conta, il feeling è debordante…E le due riprese televisive del DVD “Free Forever” non fanno che render più leggendario questo brano-capolavoro.

L’impeccabile engineer degli studi Trident è Roy Thomas Baker, destinato alla fama come produttore dei Queen. Sempre nell’anno di gloria 1970, Roy aveva esercitato lo stesso ruolo nell’inimitabile “Sacrifice” dei Black Widow.

Penso che anche la copertina abbia influito sul successo di “FAW”, con la rinuncia alle velleità artistiche delle precedenti (il macabro topolino in una bara di cristallo di “Tons”, poi la silhouette cosmica di Ron Raffaelli sul secondo “Free”), a favore di una tradizionale quanto iconica posa di gruppo.

Per gli incorreggibili indagatori di classifiche, nell’ormai distante 2001 la prestigiosa rivista Classic Rock collocò il Fire dei Free al n.37 fra i migliori album di sempre: una posizione ragguardevole, per quanto possano significare queste graduatorie. (Beppe Riva ©2012)

FIRE AND WATER secondo GIANCARLO TROMBETTI – TTTT

I Free non sono uno di quei gruppi che ebbi l’acume di cogliere al volo. Anzi. Preso com’ero da stili fin troppo debordanti e aggressivi, devo ammettere a quarant’anni di distanza che li classificai subito in posizioni di seconda fila. Ai miei occhi mancavano di… mordente. Non riuscivo a sentirli invadenti e presenti come sentivo, al contrario, la Triade (no, non quella Sacra Juventina bensì quella più terrena di Zep/Purple/Sabs). La realtà è che la chitarra di Kossoff non strabordava dai solchi, non ti saltava sulle spalle, anzi sembrava bearsi del fatto che fosse sempre lì, come un crotalo, pronta a fare qualcosa, ad azzannarti, senza però farlo veramente mai del tutto. E preso com’ero dalle voci fuori dalle ottave di Plant e Gillan e compagnia cantante, la perfetta, grande intonazione di Rodgers non mi pareva davvero tale. Mi ricordo che decisi di rivendermi – erano tempi duri, quelli, per chi voleva star dietro a tutte le bellezze che facevano mostra di se nelle vetrine ed i budget scarseggiavano, esattamente come oggigiorno – “Tons of sobs” per comprarmi “Masters of reality”…o lo scambiai? A dire il vero non ricordo, stavolta.

Continuai a seguirli, non fosse altro perché ogni tanto affiorava uno scritto occasionale dove si diceva un gran bene di Kossoff, anche se – stavolta sì, ne sono certo! – i Free vennero relegati sul lato destro della mia teca, quello meno frequentato. E poi, ora bestemmio, a me “All right now” stava proprio sulle balle; mi toccava sorbirmelo anche in discoteca nelle due o tre volte che mi ci avevano portato sotto narcosi. Ed a pensare oggi che esistevano un tempo discoteche che “mettevano su” del rock and roll da ballare, oggi mi commuove profondamente, pensando alla miriade di zombie, di ricercatori dell’unico neurone vivo che le frequentano. Sodoma e Gomorra una puzzetta al vento, a confronto. Poi venne l’illuminazione. Come al solito dettata dal fatto che un tempo gli appassionati passavano giornate sui propri dischi; li ascoltavano e riascoltavano, al buio, in cuffia, rigirandosi senza lente d’ingrandimento le copertine in mano al preciso scopo di trovare nuove emozioni. O la scintilla iniziale. Che poi è quello che accadde a me. Mi ritrovai dunque ad imparare ad amare una sorta di “nuovo” tipo di suono, per un ascoltatore rozzo di sedici anni com’ero, e a degustare poco per volta la voce di quello (lo scoprii molto dopo, parlando con molti cantanti) che era il cantante rock blues più stimato dagli stessi colleghi inglesi e a farne un mio idolo. Imparai a centellinare la presenza di Kossoff, con la sua vena sadica sempre a cavallo del “ti salto addosso, no non lo faccio” e “Highway”, “At Last”, “Heartbreaker” e il Live divennero trai miei preferiti. Sì, anche “Fire and water” ma solo dopo per colpa della mia residua sindrome-da-All-right-now… E credo di poter dire che furono i dischi “meno rock” degli Zeppelin che mi guidarono verso una nuova visione dell’oggetto.

Oggi non capisco come si possano non capire i Free. Non afferro come non si possiedano tutte le riedizioni degli album originali e almeno due copie del live rimasterizzato ed ampliato con sequenze di pura Arte Rock tramandate nei secoli e nei solchi. I Free rappresentano il mio primo passo verso un ascolto del rock più maturo e meno dedito alla ricerca dell’assolo di chitarra in coda alla tastiera o del godimento delle cavalcate di basso/batteria tracimanti. Un passaggio naturale, un’evoluzione per qualsiasi amante del rock e del blues, così come del folk e del jazz. Tutti termini di individuazioni di suoni che oggi sembrano bestemmie all’altare. (Giancarlo Trombetti ©2012)

18 Risposte to “RILETTURE: FREE “Fire And Water” (Island Records 1970) – TTTTT”

  1. laroby 07/11/2012 a 17:29 #

    maggio, mattina, sole, rock, diciotto anni, free. ecco una buona sintesi della felicità.

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  2. Biccio 07/11/2012 a 18:39 #

    tim….ma sei sicuro che il cantante non sia nero??

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  3. Danilo63 08/11/2012 a 14:53 #

    Un applauso a tutti per il bellissimo articolo che mi ha fatto apprezzare ancora di più questo splendido disco. Ascoltato per la prima volta su una TDK C90 mentre sull’altro lato c’era “Highway”!

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  4. mauro bortolini 08/11/2012 a 16:09 #

    Gruppo di inestimabile valore da amare fino in fondo.
    Sono mai venuti in Italia ?
    Mi sono dovuto accontentare di vedere Rodgers con Bonham e Schon al
    Pistoia Blues, solo un buon concerto.
    John Rabbitt Bundrick me lo sono visto all’ arena di Verona con gli Who.
    L’ intro da brivido di BABA O’ RILEY é spettata a lui.

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    • timtirelli 08/11/2012 a 16:55 #

      Che sappia io, Mauro, mai.

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    • Fausto "Tom" Tomelleri 10/11/2012 a 13:56 #

      Erano in cartello nell’autunno ’72 per 5 date (VE-MI-RM-BO-Rimini) con nostra stratosferica attesa, ma tutto andò a rotoli per problemi di Kossoff, (ufficialmente inciampò nei cavi “tripped over wires before soundcheck” slogandosi una mano e beccandosi – secondo altri – anche una bella scossa….Simon Kirke anni dopo ammise che Koss aveva qualche problema con altri tipi di scossa….
      che il dio della musica possa sentire tutti i giorni il dolce ruggito della sua Les Paul e ce lo preservi per l’al di là…amen

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  5. Beppe R 08/11/2012 a 20:53 #

    Qualche rapida nota a margine delle Riletture di “FAW”…Curioso come quasi tutti i “recensori” siano rimasti colpiti dalla copertina e l’abbiano evidenziato, a dimostrazione che nell’epoca caratterizzata da artisti quali Roger Dean o Paul Whitehead, anche un bel ritratto di gruppo non era certo “superato”. A proposito di “Mr. Big”, mentre io ho esaltato la solista di Koss, Tim ha sottolineato, più che giustamente, l’eccezionale lavoro di Fraser. Mi sembra interessante: differenti prospettive per ricordare un brano di assoluto livello. Perchè generalmente un grande brano non è tale per un unico particolare! Concordo con Tim sull’apprezzamento di “At Last”: e una canzone fra le meno citate dei Free, ossia “Soldier Boy”, mi mette i brividi addosso ogni volta che la riascolto…Rodgers, che voce! Se penso a tutti quelli che sbraitano o che cantano in modo indolente, senza personalità. Basta cosi, altrimenti divento prolisso.

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  6. timtirelli 08/11/2012 a 23:43 #

    Considerazione interessante Beppe quella sulla copertina, molto diversa ad esempio da quella di un altro terzo disco del 1970, quella di LZIII con la cover fustellata ed il disco rotante…molto creativa e graficamente efficace, ma come dici anche tu un scatto riuscito di un gruppo con la giusta personalità poteva regalarti una copertina altrettanto forte.

    Molto felice di sapere che anche a te AT LAST piace parecchio, disco strano… registrato con Fraser e Rodgers consci del fatto che si sarebbero ridivisi di lì a poco (basta fare attenzione al testo di GOODBYE scritta da Fraser e dedicata a Rodgers), col gruppo che comunque cercava di far rientrare KOSS in una condizione accettabile e di trovare la coesione di un tempo.

    Già, si finisce per apparire sempre nostalgici, ma cantanti come quelli di quel periodo non ce ne sono proprio più.

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  7. mauro bortolini 09/11/2012 a 08:10 #

    I Free, nonostante il loro valore artistico, non ebbero un riscontro di vendite
    tale da garantire una vita lunga e stabile al gruppo.
    Nel frattempo videro i led zeppelin decollare con una carriera fulminante.
    Rodgers racconta che consideravano i led zep gli dei del successo.
    E cosi’, mentre i free si erano gestiti da soli, per i bad company si affido’,
    tramite un amico comune, un roadie degli zep,alle cure di peter grant.
    Ed il successo arrivo’ anche per loro.
    Curiosita’ : sapete che l’assolo in RADIOACTIVE dei firm é di paul rodgers?
    Io l’ho imparato dal libro appena uscito su jimmy page.

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    • timtirelli 09/11/2012 a 18:16 #

      Mauro, di che assolo si tratta? in Radioactive se non sbaglio non c’è una assolo vero e proprio. Parli del libro di Brad Tolinski?

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  8. alexdoc 09/11/2012 a 18:46 #

    Uno dei gruppi che ho amato di più nella mia vita, un archetipo sonoro ed estetico. Quest’estate ho riascoltato tutti i loro cd, poi mi sono spostato sulla Bad Company, su Cut loose di Rodgers, sui (Back Street) Crawler di Koss… insomma, tutta la “Free Family”.

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  9. LucaT. 09/11/2012 a 19:39 #

    Fire and Water è il loro album che preferisco in assoluto (e che conosco meglio) tra l’altro prodotto da Roy Thomas Baker futuro produttore dei primi 4 album dei Queen + Jazz, (io i Free li ho conosciuti tramite l’ammirazione che i giovani May , Mercury e Taylor provavano nei loro confronti) . Al contrario Heartbreaker non riesco proprio a digerirlo , quella formazione stravolta nella quale se non ricordo male suona il bassista Tetsu Yama… (o come ca++o si scrive) che aveva rimpiazzato anche il grande Ronnie Lane nei Faces .

    Vuoi dire che quella roba dissonante su Radioactive non l’ha suonata Jimmy ? Il probabile libro in questione lo devo comprare , ma non mi aspetto niente di eccezionale , da quanto ne so è roba tratta da interviste già lette e stralette su Guitar World etc , bah speriamo di sbagliarmi ….

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  10. mauro bortolini 09/11/2012 a 19:43 #

    Se leggete il libro di Tolinski c’é ll’intervista a Rodgers che afferma
    di aver fatto l’assolo di chitarra in radioactive e che jimmy non fece
    una piega. .
    Pagina 272 ed italiana MOLTI NON LO SANNO MA L’ASSOLO DI
    RADIOACTIVE L’HO FATTO IO dice paul rodgers,,,,,,,,,,,,,,

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    • timtirelli 09/11/2012 a 23:57 #

      Possibile che sia davvero Rodgers a fare quel riff bizzarro, dissonante e strampalato?

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      • mauro bortolini 11/11/2012 a 18:35 #

        Paul Rodgers dichiara che era un esercizio per le dita che Alexis
        Korner gli aveva insegnato anni prima.
        Era cosi’ automatico e strambo che volle metterlo nel pezzo.
        Ripensandoci ammette di essere stato spavaldo a dire a Jimmy
        SENTI JIM, SU QUESTA LO FACCIO IO L’ASSOLO
        Ma Jimmy era tranquillo ed aggiunse degli accordi
        molto belli.
        Comunque siano andate le cose a me quel brano piace molto.

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  11. Lalle 13/11/2012 a 06:36 #

    Album veramente bello, un piccolo gioiello da riascoltare!!!

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