LED ZEPPELIN 2013 Studio Album Reissue Campaign: possibili outtakes & inediti

14 Nov

La notizia – in maniera sibillina – ve la abbiamo data il 20 agosto scorso, ora lo avrete saputo da più parti: Page sta terminando di lavorare sulle versioni deluxe edition degli otto album da studio dei LED ZEPPELIN. Sembra che il formato sarà a due cd e così tiro un sospiro di sollievo: permettersi box set da 70/80 euro dedicati ad un album unico (come quelli dei Pink Floyd o come il recente SLOWHAND di Clapton) di questi tempi potrebbe non essere possibile, soprattutto se il cofanetto viene farcito di memorabilia discutibile e non di chicche musicali vere e proprie. Questa nuova reissue campaign matter gironzola nella mia testolina da alcuni mesi, il pensiero di poter ascoltare un vero inedito dei LZ  mi fa vibrare come un ragazzino davanti alla prima uscita con la ragazzina sognata tante volte.

(Jimmy Page – Olympic Studio 1969)

Come sapete faccio parte di un esclusivo club di Ledheads, club che raccoglie un cinquantina dei fan più illuminati, il BZPC club guidato dal newyorkese BILL McCUE. A Billy ho chiesto di poter pubblicare la lista redatta dal BZPC member SCOTT SWANSON e pubblicata in uno dei forum del gruppo. SCOTT ha una preparazione su certe faccende legate ai LZ che ha dell’incredibile.

Qui sotto quindi, tanto per divertirci un po’, la lista delle outtake e degli inediti di cui si è sentito parlare o di cui si è avuta conferma tramite i bootleg nel corso degli ultimi decenni che potrebbero finire nelle deluxe edition.

(LZ Minneapolis tour rehearsals 1975)

FIRST ALBUM:
– “The Bells” (with Steve Winwood)
– “Babe I’m Gonna Leave You” (with Steve Winwood)
– Untitled guitar/keyboard instrumentals
– Unknown soul ballad (mentioned by Page in 2009)
– “Chest Fever” (rehearsed, maybe recorded)
– “Flames” (rehearsed, maybe recorded)
– “As Long As I Have You” (rehearsed, maybe recorded)
– “Fresh Garbage” (possibly rehearsed)
– “Watch Your Step” (rehearsed but probably not recorded)
– “The Train Kept A-Rollin'” (rehearsed but probably not recorded)

SECOND ALBUM:
– “Sugar Mama” (June 1969, Morgan Studios)
– rest of Bonham’s solo from “Moby Dick”

THIRD ALBUM:
– “Jennings Farm Blues (instrumental electric version of BRON YR AUR STOMP ndtim)” (December 1969, Olympic Studios)
– “Blues Mama” (May 1970, Olympic Studios)
– all-piano-piece by John Paul Jones
– possibly an early version of “Down By The Seaside”
– unknown song titles (at least 17 songs were written for the album, but only 14 are confirmed to have been recorded)

FOURTH ALBUM:
– “St. Tristan’s Sword” (1970)
– “Sloppy Drunk” (possibly just an early title for “Boogie With Stu”)
– possibly an early version of “No Quarter”
– unknown song titles (at least 14 songs were written for the album, but only 11 are confirmed to have been recorded)

HOUSES OF THE HOLY:
– “Slush” (possibly just an early title for “The Rain Song”)
– “Friends” (with the Bombay Symphony Orchestra)
– “Four Sticks” (with the Bombay Symphony Orchestra)

PHYSICAL GRAFFITI:
– “Let There Be Drums” (October 1973, Headley Grange)
– “Baby I Don’t Care” (October 1973, Headley Grange)
– “Jailhouse Rock” (October 1973, Headley Grange)
– “One Night” (October 1973, Headley Grange)
– “Don’t Be Cruel” (October 1973, Headley Grange)
– “The Girl Of My Best Friend” (October 1973, Headley Grange)
– “Money Honey” (October 1973, Headley Grange)
– “Summertime Blues” (October 1973, Headley Grange)
– 3 alternate versions of “In The Light” (1973-74, Headley Grange)
– “Swan Song” (February 1974, Headley Grange)
– “Lost In Space” (1973-74)

PRESENCE:
– “Don’t Start Me Talkin'” (October 1975 rehearsal at SIR Studios)
– “Minnie The Moocher/Tea For One” (October 1975 rehearsals at SIR Studios)

IN THROUGH THE OUT DOOR:
– “Fire” (May 1978 rehearsal at Clearwell Castle)
– unknown song title (brief clip available on bootleg as ‘Polar Studio Fragment’)
– unknown song title (drum track available on bootleg)

(List courtesy of Scott Swanson)

14 Risposte to “LED ZEPPELIN 2013 Studio Album Reissue Campaign: possibili outtakes & inediti”

  1. DoC 14/11/2012 a 00:42 #

    Beh, lo ammetto, a volte certi tuoi atteggiamenti (mi) fanno gir…rimaner male, pero’ con questa mi hai veramente spiazzato, impressive, mate, mi sento un po’ come una povera spina, ma anche, lo dico…felice come un cinno (slang term from Bologna for kid) nel piu’ classico negozio di caramelle…
    Hats off man.
    DoC

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    • timtirelli 14/11/2012 a 11:10 #

      Parli dei miei atteggiamenti nei confronti delle performance di Page in CELEBRATION DAY? Oh, io non ho mica le orecchie foderate di piombo, se Page – il mio idolo – suona malino io lo dico. D’accordo che ciò che conta sono le emozioni e le canzoni, d’accordo che nessuno si aspetta il livello chitarristico dei tempi d’oro, però Jimmy Page, e ripeto Jimmy Page, deve suonare meglio di così.

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  2. bodhran 14/11/2012 a 09:21 #

    Son molto contento che spunti roba nuova, però…. peròpperò… con lo stesso tono “polemico” del commento che feci quando si parlava di versioni deluxe, remasters & co. io avrei preferito un album solo con gli inediti.
    Sarà che non proprio è periodo per l’acquisto dell’ennesima copia di album che girano per casa in lp e cd però mi puzza tanto di speculazione. Leopold avrebbe guadagnato lo stesso anche facendo un nuovo album

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    • timtirelli 14/11/2012 a 11:13 #

      Già Bodhran, un bel cd doppio o triplo con le outtake e gli inediti non sarebbe stato male, ma purtroppo non funziona così…non buttano al vento la ghiotta occasione di rivenderti per la ennesima volta lo stesso titolo. E’ triste ma è così.

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      • Riccardo 14/11/2012 a 14:11 #

        E va bè dai è solo la quinta volta che li ricompro tutti ;) piuttosto speriamo non facciano come i Pink Floyd che hanno messo come bonus track pezzi di canzoni e altra robaccia certamente non degna del loro blasone. Sono molto curioso di come verrà fuori Fire rimasterizzata..

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  3. LucaT. 14/11/2012 a 14:48 #

    Sono d’accordo con voi , un bel triplo contenente il materiale inedito sarebbe stato assai più gradito . In effetti i miei sentimenti a riguardo sono ambivalenti , da un lato non vedo l’ora di poterli acquistare dall’altra , come avete detto voi , i tempi non sono certamente i più adatti a certe spese . Ho il sentore che potrebbe essere ripubblicata la discografia in vinile rimasterizzata , anche se avendola già non so se possa fare presa sulla mia facile indole ad arraffare tutto ciò che “puzza” di Piombo .
    I box dei Pink Floyd erano tutto fumo e niente arrosto , io ho riacquistato le experience edition in due cd e i vinili , ma mi sono tenuto alla larga dai sottobicchieri e le biglie “extra” , non credo che Jimmy (lo spero!) si riduca a far mettere in vendita certa roba .

    Per quanto riguarda Celebration Day , l’ho visto al cinema (veramente emozionante) e l’edizione deluxe è praticamente già mia , però sono completamente d’accordo con Tim , Jimmy Page è Jimmy Page , e senza pretendere i miracoli di Los Angeles 1972 o New York 1973 , poteva fare qualcosina in più e che cazzo !!

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  4. LucaT. 14/11/2012 a 14:52 #

    Dimenticavo … Fire a me è sempre sembrata un pezzo alla Queen dei ’70 , non so perché …

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  5. Giancarlo T. 14/11/2012 a 15:45 #

    E’ una speculazione. Ci stanno strizzando come limoni, ho già almeno tre diverse versioni in cd di tutti gli album di cui possiedo gli originali in vinile; alcuni in doppia copia…e non è altro che una mera operazione di banale marketing per guadagnarsi altre decine di milioni di sterline…vado di corsa a rompereil porcellino… :D

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  6. alexdoc 14/11/2012 a 18:42 #

    Dovrò resistere, non posso farmi spolpare e non posso nemmeno arrivare al punto di uscire di casa io per farci stare tutti i cd. Tra i pochi benemeriti che hanno fatto uscire cofanetti con 3 o 4 cd di soli inediti ricordo Bruce con “Tracks” e i Genesis.

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  7. DoC 14/11/2012 a 19:48 #

    Perche’ qui in quest’ elitario consesso c’e qualcuno che ha le urege foderate di piombo, al massimo troppo viziate…dal piombo !
    Allora, chiudiamo la vertenza. Page poteva puo’ e deve fare di piu’. Vero. Altrettanto vero e’ che come gia’ ho avuto occasione di dire diverse volte, purtroppo alla data unica non ne sono seguite altre, ma questa era una buona prima data. Fine. Parola di chi JPP lo ha comunque visto dal vivo un certo número di volte, e intendo James Patrick Page e non I Leopold un due tre stella di questo mondo.
    Nah leave it yeah.
    Lisergic DoC

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  8. bodhran 15/11/2012 a 08:53 #

    Anch’io resisterò, anzi me li ascolterò lo stesso contrattaccando con la solita mossa politicamente scorretta!

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  9. Lorenzo Stefani 20/11/2012 a 02:34 #

    Ciao Tim, eccomi ad aggiungere il mio punto di vista su Celebration Day. Confermo il giudizio più che positivo, da 4 stelle (o SSSS, come hai riferito tu) su quel grande evento al quale cercai invano di partecipare attraverso la lotteria ufficiale e anche attraverso Repubblica che aveva messo a disposizione alcuni biglietti estratti a sorte tra chi si iscriveva sul suo sito. Ma la dea bendata ha voluto che me ne rimanessi a casa, incollato al pc fino alle 4 di notte ad aspettare che su YouTube apparissero i primi filmati.
    Secondo me è andata benissimo per i Led perché le premesse non erano delle migliori: le tre esperienze di reunion erano state deludenti.
    Jason (a parte il caso del Live Aid, in cui non c’era ancora) nelle altre occasioni mi era sembrato un po’ impacciato, ricordava un po’ un metronomo tanto era timido nelle rullate, probabilmente a causa dell’emozione, della giovane età e della breve durata delle esibizioni. Invece stavolta è arrivato all’appuntamento con la storia motivatissimo e maturato, come ha fatto ben vedere, tra l’altro, nei tre album suonati con i Black Country Communion.
    Al 40° anniversario della Atlantic (1988) Jimmy era stato estremamente pasticcione, nel suono e negli assoli. La parentesi della semi-reunion Page+Plant, che tra l’esperienza del disco semi-acustico “No quarter: Jimmy Page and Robert Plant unledded” e “Walking into Clarksdale”, ha tenuto i due frontman in contatto piuttosto costante dal 1994 al 1998, a consentito a Jimmy di allenarsi e riprendere un po’ di smalto: ci sono alcuni pezzi di quei due dischi che non sfigurano e soprattutto alcune esibizioni dal vivo dei tour di quegli anni mi sono piaciute parecchio: penso a quella disponibile su dvd “Live at Irvine Meadows” (3 ottobre 1995), e al concerto che ho visto a Milano nel 1998, probabilmente come molti dei frequentatori di questo blog. Lì si sono visti anche momenti di divertimento dei musicisti, e di grande convinzione anche da parte di Plant. Però, ad essere onesti, in un disco come “Walking into Clarksdale” (pure elogiato dalla critica) la chitarra non osava mai un assolo, probabilmente per scelta di Jimmy che cercava nuove strade (vedi l’etnicissima “Most High”), e soprattutto la voce sembrava non tentare neppure di raggiungere le vette di un tempo o di essere particolarmente graffiante, pur con qualche buon episodio qua e là.
    In alcuni pezzi “ai margini” di quell’epoca (ad esempio la B-side di “Most High”, “The Window”) si nota proprio il desiderio di sperimentare nuove direzioni che però non è sfociato nella voglia di continuare ed approfondire ulteriormente quelle esperienze negli anni successivi.
    Comunque quelle buone (talvolta ottime) esibizioni di quel periodo Page e Plant non hanno mai ricreato quel suono, quel suono su cui non a caso incideva in modo decisivo John Paul Jones, oggi finalmente rivalutato come co-artefice del mix irripetibile di talenti riunito all’ombra del plumbeo dirigibile. In questi giorni gli si rende giustizia (e Saura ne sarà felice, immagino) anche sul Financial Times: nell’articolo “The least godly of rock gods?” del 3 novembre (http://www.ft.com/cms/s/2/79edb042-2353-11e2-a46b-00144feabdc0.html#axzz2CPHTTutR) a lui dedicato, si dice (sottotitolo e sintesi del messaggio principale) che “John Paul Jones has turned out to be Led Zeppelin’s most adventurous and intriguing musician”. Essere “the least extravagantly coiffured” e the least chased by groupies” non gli ha impedito di essere anche il più curioso e versatile del gruppo, secondo alcuni. E a proposito del suo contributo al suono del gruppo, o meglio del contributo della sezione ritmica, l’articolo del Financial Times riporta questo passaggio con il parere personale di “The quiet one”: “Although Zeppelin’s songs are mostly credited to Page and Plant, the groove Jones and Bonham brought to the band was crucial. “These different influences are what made Zeppelin as interesting as it was. Basically it was a soul rhythm section with a rock-and-roll front line,” he says.”
    Quindi JPJ e Bonham junior, compatti ed affiatati come mai prima, hanno ricostruito l’ossatura del suono Zep di cui si erano perse le tracce dal 1980 al 2007.
    Io rimango dell’idea che la palma del più prolifico e del più curioso del gruppo spetti al Golden God Plant, basta dare un’occhiata – ad esempio – al dvd “Black Dog – Live in Serbia” (Live at Exit Festival, Novi Sad, Serbia, 12 luglio 2007) per vedere come le sonorità e il gusto per certe contaminazioni sono accostabili ai migliori Zeppelin: Robert non ha imitato certe interminabili versioni di “Whole Lotta Love” con “Let’s have a party” ecc. al suo interno, ma ad esempio ha inserito un pezzo in arabo durante “The Enchanter”.
    E proprio Plant era quello che negli altri tentativi di reunion era sembrato lontano dal cantante dei tempi che furono, di molto smorzando – insieme alla poco tagliente chitarra di Page – la forza d’urto della band.
    Invece in “Celebration Day” a me è parso molto, ma molto migliorato rispetto al decennio 1980-1990 ed anche rispetto al periodo 1990-1994 (“Manic Nirvana”, “Fate of Nations”, Page-Plant in studio). In quel periodo secondo me avrebbe avuto grossissime difficoltà ad interpretare dignitosamente brani come “Nobody’s fault but mine” o “In my time of dying”, in versione del tutto elettrica e non “addomesticata”. Ma anche “Trampled under foot” e “Misty mountain hop”. Si sarà operato alle corde vocali? Avrà imparato ad usare meglio i suoi mezzi? I duetti con Alison Krauss (nei mesi precedenti alla O2 Arena) gli avranno insegnato a modulare la voce in modo più efficace? In realtà la sua vera rinascita era cominciata e si è consolidata – secondo me – non tanto con “Dreamland” ma prima ancora con le esibizioni live Page & Plant negli anni ’90 e con “Mighty Rearranger”, album splendido e pieno di idee, seguito da un tour di altissimo livello. Peraltro le 5 volte che l’ho visto dal vivo (nell’arco del periodo 2000-2011) non mi ha mai deluso, ho sempre trovato la sua voce assolutamente straordinaria, a volte così particolare da trasmettere nervosismo, come pare abbia commentato Jimmy la prima volta che lo sentì cantare.
    E che dire di Page? È stato già detto tutto da gente che suona la chitarra egregiamente come Tim e Lorenz, gente che sa riprodurre nota per nota i suoi assoli. Il punto di vista dell’ascoltatore medio, anche se appassionato ed abbastanza ferrato sul repertorio degli Zep, è piuttosto diverso ed è più clemente: probabilmente la passione (o l’ignoranza) ci toglie un po’ di lucidità ma comunque abbiamo la sensazione che il vecchio Poige abbia centrato l’obiettivo di ricreare il suo suono e quello della “sua” band per sentirsi ancora una volta sulla breccia e vincere l’incantesimo che gli aveva sempre impedito di far camminare di nuovo la sua creatura.
    Va bè, ci sono state delle cose un po’ patetiche come la storia del dito fratturato poche settimane prima del concerto, con conseguente slittamento della data. A me è addirittura sembrato che, in una zoomata di “Celebration Day”, si intravedesse il famigerato ditone (medio, non a caso) un po’ gonfio, forse messo nel microonde per dare più credibilità alla balla della frattura che gli è servita per strappare qualche giorno in più di allenamento, come uno scolaro che si inventa il mal di pancia per rimandare l’interrogazione. Molto umano e molto simpatico. E poi il rock si nutre anche di queste leggende, o leggendine.
    Io avrei apprezzato ancora più coraggio: oltre alla splendida “For your life” sarebbe stato grande sentire “Wearing and Tearing”, fantastica cavalcata che forse poteva prefigurare nuovi sviluppi nella musica hard rock, pubblicata su “Coda” ed eseguita dal vivo solo a Knebworth 1990 da Plant & Page, secondo me imitata vagamente da “Elephant” dei Them Crooked Vultures.
    Però, insomma, prima del concerto del 2007 non mi sarei aspettato una performance complessiva così brillante.
    Concludo citando la bellissima recensione di Celebration Day scritta da Claudio Todesco e pubblicata sull’ultimo numero di Jam, nella quale mi ritrovo del tutto. Le 4 stelle di Claudio – il miglior giornalista musicale italiano, secondo l’illuminato parere di Donato Zoppo nell’intervista fatta da Tim su questo blog – sono accompagnate da questo commento (riporto le parti che mi sono piaciute di più):
    “(…) Era il 10 dicembre 2007 e il tributo al fondatore della Atlantic e amico della band Ahmet Ertegun si trasformava nella più clamorosa rivincita della storia del rock. Perché se mai c’è stata una maledizione incombente sui Led Zeppelin non aveva a che fare con Aleister Crowley, l’esoterismo, gli incidenti stradali: era l’impossibilità di lasciare un ultimo ricordo del proprio passaggio. I tre precedenti tentativi erano andati a vuoto, a volte miseramente. La maledizione è stata infranta quel 10 dicembre con una festa che somiglia ai funerali dove non si piange il defunto, ma si celebra quel che di buono ha lasciato.
    Jimmy Page ne esce come un gigante. La sua performance è superba nonostante piccole sbavature – lui, ad esempio, lamenta la riuscita non perfetta della parte d’archetto di Dazed and Confused. Complice forse qualche aggiustamento nella fase di post produzione, Page riafferma la sua fama di grande scultore di elettricità. Le sue masse sonore, quei suoni intensi fatti d’acciaio e legno e madreperla, hanno del prodigioso. È sconcertante pensare che un chitarrista che dal vivo suona ancora così non pubblichi nuova musica, né faccia concerti regolarmente. Cosicché Celebration Day non ha nulla della rimpatriata per la terza età del rock: Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e Jason Bonham non rievocano: ricreano. Non hanno la carica animalesca di un tempo, ma vantano un sound formidabile (…) che permette ai riff di molte di queste canzoni di surclassare per impatto viscerale gli originali.
    L’altra carta vincente di Celebration Day è la compattezza musicale del trio Page-Johns-Bonham e per questo va dato credito al batterista, motore instancabile della reunion e visibilmente commosso alla fine dello show. Aiutato da qualche effetto e dal monitor che gli suggerisce i testi, Plant sembra più in forma di quanto fosse vent’anni fa. È misurato, abbassa le tonalità, non osa l’inosabile (…) niente divismi, niente pose rock ‘n roll improbabili, niente eccessi. Questo è Celebration Day: un formidabile promemoria della grandezza degli Zeppelin e un sincero atto d’amore per la musica. Ci dice: scordate le stupidaggini sul satanismo, dimenticate le groupie, le risse e le bravate, lasciate stare il mito e ascoltate la musica. Se Celebration Day è il funerale degli Zeppelin, se davvero è l’ultimo valzer del gruppo, allora è una cerimonia perfetta, gioiosa e senza rimpianti.
    C’è un altro momento adorabile in Celebration Day. Alla fine di Since I’ve Been Loving You Page e Plant si scambiano un sorriso che ha del fanciullesco. Ridono nella musica, ridono con la musica. Si stanno divertendo nonostante la tensione, il peso della storia che portano sulle spalle e ventisette anni senza fare un concerto assieme. Sorridono complici, come ragazzini che hanno scoperto il gioco perfetto, come adulti che per una sera hanno messo alle spalle litigi e rimpianti.
    Che strano: li ricordavamo arroganti, sfrontati, predatori, li ritroviamo che dispensano gioia al loro funerale.”
    Questa conclusione rischia di essere un po’ troppo toccante, quindi chiudo con un’esortazione alla boia d’un giuda per Tim: dvintér menga metrosexual da bòun!

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    • timtirelli 20/11/2012 a 09:27 #

      Magari questo commento avrebbe trovato la sua collocazione ideale sotto al post dedicato a CELEBRATION DAY, ma al di là di questo mi sorprendo sempre di questo blog…Lorenzo che si mette a scrivere un commento lungo come un trattato mettendo a nudo una voglia di confrontarsi e di approfondire non indifferenti e che poi per non cedere alla commozione di fronte alle belle parole di Claudio Todesco chiude con l’ironica frasetta che ormai è un segno distintivo di questo pagine..

      …che razza di blog ragazzi! Grazie.

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  10. tiziano 15/03/2013 a 19:21 #

    …Ciao a tutti.Ho cercato di registrarmi,ma ho combinato un casino.Adesso vedo che si può commentare in questo spazio.Ciao Tim,ci sono anch’io.E dico subito 2 cose :1) io c’ero al Hallestadion.Purtroppo quei bulli all’ingresso non ti lasciavano il biglietto(15000 lire ,mi pare)come ricordo.2)spiacente,non sono tifoso.Appena appena seguo la Nazionale ai mondiali.Ho il tuo vecchio libretto “Oh Jimmy”comperato da un collezzionista Zep di Treviso.Bè,non è male.Mi piace come scivi su questo forum.é piacevole leggerti anche su argomenti meno interessanti.Ah, una treza cosa :io con la LP non mi ci trovo.Ho una Strato :va bene? ciao Tiz

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