MOTORCITY BLUES di Paolo Barone

12 Nov

Il nostro Polbi, corrispondente del blog a Detroit, con un’altra delle sue irresistibili storielle americane.

Una cazzata al volo…ieri sera sala prove in una zona al limite con il ghetto. Per arrivarci bisogna fare un pezzo di Interstate 96 nel quale in questi giorni un tipo si diverte a sparare sulle macchine in transito. La polizia ha messo una taglia di 120.000$. Arriviamo sul posto, fa freddo, ci guardiamo intorno prima di uscire dalla macchina, tutto ok, andiamo. Bussiamo alla pesante porta di sicurezza, ci aprono i nostri amici, dentro un bel tepore, birre, pizza, e amenita’ varie. Dopo un po’ iniziano le prove, un fiume di feedback, punk rock, blues e r’n’r’. Alcuni musicisti coinvolti in questa session hanno una storia importante alle spalle, collaborazioni con Johnny Thunders, Rob Tyner degli MC5, roba di questo tipo. Altri, molto piu’ giovani, sono delle stelle dell’underground americano. Mi metto comodo e mi godo il tutto…come sai, musica per le mie orecchie!

(Detroit Up)

(Detroit down)

Poi, a un certo punto, mentre qualcuno sistema i pedali, qualcun altro va al bagno, insomma in un momento di veloce pausa fra una cosa e l’altra, il batterista ed uno dei chitarristi partono con un ritmo che conosco….tempo pochi secondi e parte Can’t get Enough dei Bad Company! Tutti si uniscono, cantando e suonando una versione praticamente identica all’originale! Finiscono, e il batterista dice  “I love Bad Company man”...risponde il chitarrista piu’ giovane “Are you kidding?!? I fuckin’ loove Bad Company!!! “E come se niente fosse, riprendono a suonare i loro pezzi, in vista del concerto in arrivo la prossima settimana…Prima ELP, ora i BC…il mistero si infittisce!

(Bad Company)

Nel frattempo ho visto il grande Roky Erickson, ti mandero’ qualche mia riflessione in merito; piu’ da un punto di vista umano che musicale, sono stato molto tempo con i nipoti, ho colorato, giocato, allacciato scarpe, andato in bici e monopattino, e via cosi. Ho anche visto il bar in cui si esibiva John Lee Hooker prima di diventare famoso, con gli stessi arredi, lo stesso bancone, lo stesso tutto, identico a come era allora. La canzone Boom Boom e’ legata al fatto che la proprietaria lo chiamava con questo nome, e siccome arrivava sempre tardi, dal bancone gli gridava Boom Boom you late again…Boom boom you late again! Ora e’ un posto assolutamente poco raccomandabile, in una zona spettrale e deserta, che se la vedi in un film pensi che sia una scenografia eccessiva. Invece e’ proprio cosi’, altro che film…Gia’ ti vedo a te, unico bianco nel bar, una serata di vento gelido come solo in Michigan a novembre…Southern Comfort nel bicchiere, perso nei tuoi blues che si mischiano a quelli che impregnano le mura di questo locale e le vite dei pochi altri avventori….Tu, proprio tu, Tim Tirelli, dovresti venire qui, a Detroit, altro che nell’America turistica da cartolina, la tua vera casa e’ qui in questa citta’ strana, dura, indefinibile, lontana anni luce dal sole della California e le vetrine di NYC...(Paolo Barone ©2012)

 

3 Risposte to “MOTORCITY BLUES di Paolo Barone”

  1. Sara Crewe 13/11/2012 a 00:22 #

    E ritorno con estremo piacere a leggere le tue storie, Paolo… che mi fanno venire voglia di partire subito, anche ora, a mezzanotte passata… e a proposito: quella casa della foto (Detroit down) è in vendita? Perchè per una strega rock come me sarebbe l’ideale…! :-)

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  2. Paolo Barone 14/11/2012 a 02:57 #

    Ciao Sara! Che piacere ritrovarti sul blog!
    Non so dirti della casa in questione, ma qui a Detroit case come quella ma in discrete condizioni le compri con non più di 10.000 dollari. Se te la senti di andarci ad abitare….Io, personalmente, non ci penso nemmeno. Il livello di pericolosità ed il degrado sociale sono per me a livelli inaccettabili. Al tempo stesso, diversi miei amici vivono in zone spaventose, abitando case bellissime che hanno comprato con due lire, senza avere alcun problema. Se vuoi mi informo….!

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  3. saurafumi 15/11/2012 a 13:29 #

    E’ sempre bello leggerti, Polbi… in trenta righe riesci a rendere l’atmosfera talmente reale che sembra di essere là, in quel bar, in attesa di Boom Boom… continua a scrivere. :-)

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