“Bootleg the secret history of the other record industry” – Clinton Heylin – (di Paolo Barone)

5 Feb

Ho da poco finito di leggere un libro molto interessante: Bootleg the secret history of the other record industry di Clinton Heylin. L’autore ha fatto un grosso lavoro di ricerca storica sui Bootleg, dai tempi delle prime registrazioni fino all’era del cd. Ha intervistato tantissime persone coinvolte nella produzione e nel collezionismo, artisti, giornalisti e avvocati. Ne viene fuori un quadro interessante con uno sviluppo riguardante America, Asia e Europa.

bootlynch

Un certo spazio viene anche dato alle produzioni Italiane, a quanto pare discretamente famose nel mondo e agevolate da alcune nostre lacune legislative in materia, con parecchie interviste a chi nel nostro paese ha prodotto e distribuito dischi di materiale inedito e live non ufficiale. Ovviamente il libro si addentra nei meandri del copyright e delle sue diverse interpretazioni ed evoluzioni, nel tempo e nei diversi paesi. Cosi’ come si cerca una volta per tutte di far chiarezza fra le produzioni Bootleg e il mercato delle copie pirata, spesso stupidamente equiparati. Ci sono mille storie divertenti e sorprendenti su come i concerti venivano registrati, su come si realizzavano le copertine, su quali criteri guidavano la scelta del materiale da pubblicare, sulla rete delle etichette storiche e tante tante altre cose. Non ultimo di come alle volte la mafia ha tentato di entrare nel giro pensando che ci fossero chissa’ quali affari da fare, confondendo anche lei i Bootleg con la pura e semplice pirateria!

Bootleg led Zep Japan 71

Si racconta anche delle reazioni degli artisti, alcuni (pochi) come Patti Smith che hanno sempre amato e supportato la cosa, passando per chi come gli Stones non ha mai esplicitamente incoraggiato, ma sempre tollerato (e collezionato), fino alle reazioni piu’ infastidite di Dylan o addirittura procedendo per vie legali come Springsteen. O anche come i Grateful Dead, che aiutavano i fan a registrare i concerti per scambiarli gratuitamente, invitando pero’ a stare alla larga da chi cercava di farne un business. Il libro sottolinea, giustamente, come l’industria discografica si sia quasi sempre disinteressata alla vera valenza storica, culturale ed artistica delle registrazioni, pensando solo a fare cassa con quello che aveva sottomano. In particolare infischiandosene totalmente di preservare nastri originali, archivi e quant’altro, per poi spesso dover ricorrere all’aiuto dei tanto odiati e demonizzati Bootleggers, che mossi in primo luogo da una vera passione, hanno sempre conservato e preservato i loro tesori dall’attacco del tempo e delle mode.

Bootleg cream-bogue-san-jose-1968-back

Clamoroso in questo senso, scoprire cosa e’ avvenuto nel disastroso passaggio dal vinile al cd, e di come l’industria discografica si sia mossa senza il minimo rispetto per la musica, gli artisti e i fans che avrebbero sborsato i denari. Insomma, una lettura veramente interessante e consigliata per chi legge in inglese con la speranza che magari qualcuno decida di tradurre una versione in Italiano, magari aggiornandola al tempo presente. Perche’ per motivi temporali ( il libro e’ stato pubblicato nel 1995 ) manca completamente il mondo dei Bootleg su internet. Cosa che oggi logicamente non puo’ piu’ essere ignorata. Heylin chiude il libro con un utile glossario, e una personale lista dei top cento Bootlegs.

Bootleg Queen

Come spesso accade dopo la lettura di un buon libro, si fanno delle scoperte, si trovano delle risposte e…si aprono tante nuove domande….

Cosa e’ il mondo dei Bootleg oggi? Come e’ stato trasformato da internet? E’ ancora un mondo di appassionati o e’ anche un business? E l’aspetto grafico, oggi e’ cambiato?

Mille domande che vorrei girare a Tim e a tutti gli appassionati di Bootlegs che bazzicano il Blog….Infondo l’industria discografica segreta ci ha regalato tante emozioni, forse vale la pena parlarne un po’!

bOOTLEG led-zep-absence

10 Risposte to ““Bootleg the secret history of the other record industry” – Clinton Heylin – (di Paolo Barone)”

  1. lucatoduca 05/02/2013 a 14:37 #

    Libro interessantissimo , sarebbe bello poter acquistare un edizione italiana , magari aggiornata . Nel corso degli anni ho acquistato diversi boot (sempre all’estero) pagandoli anche salati , e devo dire che ora avendo modo di poterli scaricare gratuitamente con a disposizione migliaia di titoli , la cosa si è fatta di gran lunga più interessante (anche se un album ben confezionato non è lontanamente paragonabile ad una cartella sul pc o ad un cd masterizzato) .
    Il bootleg offre al vero appassionato un ‘esperienza completamente differente da un album ufficiale (magari anche sovra editato) , dato che si va ad ascoltare l’esecuzione di un gruppo o singolo musicista per quello che realmente è stata . Questo mi è stato utile per capire e conoscere meglio gli artisti che amo maggiormente , in particolare i gruppi che hanno pubblicato pochissimo materiale dal vivo (Led Zeppelin e Pink Floyd su tutti).
    In molti casi alcuni bootlegs superano di gran lunga le pubblicazioni ufficiali , Brussels Affair è ad esempio l’album live degli Stones che preferisco in assoluto ! Mi sorprende che non sia stato pubblicato ufficialmente da tempo (a parte il recente download dal sito della band) .
    Per rispondere alla tua domanda , secondo me , internet ha aperto un nuovo mondo ai bootlegs , non tanto al suo mercato (credo) ma senz’altro ha giovato alla diffusione presso noi collezionisti , permettendoci di ascoltare qualsiasi documento audio disponibile , da registrazioni brillanti a quelle pessime , il tutto senza dover vendere un rene .
    Acquisto molti vinili da ebay (perlopiù dall’estero visto i prezzi) e ho notato che i pochi bootlegs presenti , vengono messi in vendita a prezzi proibitivi e questo secondo me è un peccato .
    Non credo nemmeno che danneggino il mercato discografico , dato che (come afferma Jimmy Page) chi acquista i bootlegs normalmente acquista anche l’edizione ufficiale , mentre la pirateria ha fatto e continua a fare numerosi danni , io le trovo due cose completamente differenti .

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  2. picca 05/02/2013 a 15:38 #

    Adesso va il bootleg del bootleg, ad esempio Brussels Affair degli Stones offerto in download che viene subito bootlegato, addirittura in vinile. Inoltre mi dice aun amico negoziante, girano i bootleg dei normali dischi in vinile, i 180 grammi farlocchi, di provenienza tedesca, o i bootleg di edizioni rare, tanto che uno caccia 200 euro per un Rubber Soul dei Beatles prima edizione mono inglese e invece l’ha stampato l’altro ieri un bootlegaro a Brema.
    Qualche boot in vinile ce l’ho ancora. Springsteen non ha mai fatto un live all’altezza dei suoi boots, tipo Raises Cain (Roxy ’78) o Promised Land (Winterland ’78).
    Anche Tom Petty aveva boots bellissimi e Electrif Lycanthrope dei Little Feat è essenziale.
    Era bello trovare un botleg ben registrato perché ci si sentiva come paleontologi che trovano uno scheletro intero di doplodoco, intatto.
    Adesso sul web c’è tutto e di più, le band registrano i concerti e vendono i cd all’uscita, quindi sono meno affascinanti.

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  3. bodhra 05/02/2013 a 17:05 #

    non me ne voglia il mio capo, ma proprio non connetto più oggi, tanto vale mi dedichi al roccherròll.
    internet: gioie e dolori. La fatica che si doveva fare per trovare un vinile, e la gioia quando magari trovavi un picture disc o una bella copertina, beh, quella roba è impagabile (tanto quanto lo era entrare in un negozio di dischi e mettersi a sfogliarli, farsi ispirare negli acquisti dalla copertina, incontrare un album sconosciuto – allmusic? e che roba era?). Certo di negozi con i boots ce n’erano pochi, non avevano “cataloghi”, era tutto un po’ casareccio, un po’ random, anche i prezzi (ad esempio, Led Zeppelin, 1973, Seattle Daze V 1/2, trovato da Ricordi una mattina in cui mi hanno atteso invano sul banco di scuola).
    Avessi avuto all’epoca la rete sottomano non avrei dovuto scassare i maroni ad un emiliano di nota fama spulciando nella sua lista (com’erano più classificati? G, VG, VVG… roba così vero?) per farmi mandare 2 C-90 e 3-C60.
    Ma come quasi in tutto internet paga in quantità ma non in qualità (vuoi per i tanti mp3 che circolano, ma soprattutto per l’approccio all’ascolto, tira giù che poi ascolti… si… poi….).
    Ma per me i bootleg del cuore restano quelli che ho fatto io (e che prima o poi dovrò decidermi a digitalizzare), con questo walkman talvolta infilato nelle mutande agli ingressi, con il dramma continuo “urlo? non urlo? urlo…ma poi non si sente bene”, le amicizie, anche profonde, nate con un banale “ma che stai a reGGistrà? che me lo doppi?” “avoglia, lasciami il telefono”, i pomeriggi fatti a preparare la “copertina” delle cassette e poi fotocopiarle, Sdoppiare le cassette, confezionare il tutto e portarle nel negozio di dischi per venderle. E le ripetute minacce del roadie dei Soundgarden nell’89, in un locale con non più di 100 persone. “turn it off!”, “What? I’m not recording….” “turn it off that fuXXin red light, NOW” “ok….”: quel buco di un minuto o poco più, in attesa che quel cazzo di energumeno se ne andasse, è proprio un bel ricordo.

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    • picca 05/02/2013 a 19:17 #

      L’unica volta in cui ho tentato di fare un bootleg mi sono presentato a un concerto di Warren Zevon a Modena Festa dell’Unità nell’ormai 1300 con un walkman che costava come 10 ipod.
      La bazza si rivelò una rottura di palle gigante perchè me ne sono stato fermo per due ore col microfonino del cazzo in mano senza fiatare per non coprire la registrazione. A casa ho poi realizzato di non aver registrato un’ ostrega di niente, solo qualche mio amico di passaggio che diceva ‘gioccà picca, cazzo fai col microfonino in mano?

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  4. mauro bortolini 06/02/2013 a 14:24 #

    Il mio bootleg preferito di sempre lo comprai a firenze in un negozietto.
    Era un box di 3 LP e lo pagai duecentodiecimilalire nei primi novanta.
    La registrazione non é delle migliori ma la performance degli yardbirds
    é fenomenale. LAST RAVE-UP IN LOS ANGELES ( 1968 ).

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  5. Paolo Barone 06/02/2013 a 16:05 #

    Bodhra Bootlegger del Blog! Cosa hai registrato? Hai mai fatto delle copertine per le tue cassette? Riuscivi a tirarci fuori due lire? Facci sapere quando le passerai in cd!

    Domenica scorsa ho trovato a Porta Portese una copia del mio primo bootleg comprato nel ’82. Knebworth Aug. 4 1979 Part 2. Bellissimo, con la copertina nera e una foto di Plant in b/n con il dirigibile in fiamme…Qualita’ audio pessima, ma il primo Bootleg non si scorda mai. Ora lo vendono a 80 euros, penso sia l’equivalente di quanto lo pagai all’epoca…

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  6. bodhran 06/02/2013 a 21:25 #

    cosa ho registrato? così su due piedi, quindi rischio di sbagliare qualche anno, oltre ai Soundgarden ’89, tutti concerti a Roma (dove vivevo all’epoca) Dylan & Tom Petty ’87, Cure ’87, Sting ’88, Cult, U2 ’87, U2 & Pearl Jam ’93, Plant ’90, John Paul Jones & Diamanda Galas, Hoodoogurus, Sting & Gil Evans a Perugia, Jane’s Addiction, Nirvana.
    Le copertine erano foto con qualche scritta fatta con i rapidograph a china (macheccazzo mi state facendo tornare in mente…..) e li portavo a Disfunzioni Musicali, meraviglioso negozio di dischi che so oramai chiuso. Qualche soldino lo tiravo su, reinvestito subito in dischi…..

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    • M.G. 10/06/2013 a 12:34 #

      U2-Roma 87 e Roma 93 (tutte e 2 le serate?)….sarei interessato a quelle cassette (o file waw)…..magari si può combinare qualcosa.

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  7. Andrea Rossi 17/09/2013 a 19:02 #

    Ciao ragazzi, qualcuno di voi ha delle registrazioni di qualche concerto italiano di Eric Clapton? Sarei molto interessato! Contattatemi

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