DAMO SUZUKI, Circolo degli Artisti 6 febbraio 2013 Roma

6 Mar

In questi giorni un folletto si aggira per l’Europa. L’altra sera e’ venuto a Roma.

Si chiama Damo Suzuki, e’ giapponese, vive da tempo in germania ma passa molto tempo viaggiando per il mondo. E’ stato il cantante dei CAN, una band straordinaria, che occupa un posto di primissimo piano nella storia della musica rock e non solo. Con loro ha registrato dischi immortali come Tago Mago, Ege Bamyasi, Future Days. Oggi e’ l’anima del progetto Damo Suzuki’s Network.

Che fosse ancora in giro a suonare lo sapevo. Avevo anche incontrato, anni fa a Colonia, dei tipi che avevano suonato con lui per un concerto. Mi dissero della loro sorpresa quando, emozionati, chiesero come e quando si sarebbero dovuti incontrare per le prove. La risposta fu che non ci sarebbero state prove, ma si sarebbero visti direttamente sul palco la sera del concerto. A ben pensarci i conti tornano: Damo Suzuki prima di unirsi ai CAN faceva il musicista di strada, e suono’ con loro la sera stessa del primo incontro senza conoscere nessun brano. Questo e’ il suo modo di operare, lo chiama “Instant Composing”. Da anni ormai, lui va in giro per il mondo suonando ogni sera con una band diversa, senza alcun tipo di prove e bandendo del tutto cover di qualsiasi genere. Lui, la band e il pubblico, si lanciano in un vortice di improvvisazione, che puo’ decollare o schiantarsi in ogni momento, senza rete di protezione, senza alcuna pianificazione di tempi o altro.

Sapevo che era passato da Roma un anno fa o giu di li’, e per l’occasione si era messa in piedi una band all star del poprock nazionale. Gli avevano chiesto di vedersi almeno per un oretta di soundcheck, lui ha risposto che si, si sarebbero visti tutti insieme qualche ora prima del concerto, ma non al club, bensi al ristorante per cenare insieme e  presentarsi.

Questa volta invece, avrebbe suonato con una band romana, i Sonic Jesus, una realta’ totalmente underground. Non mi sarei perso questa opportunita’ per niente al mondo.

Nessuno dei miei amici era in condizioni di venire al concerto, e cosi mi sono incamminato da solo verso il Circolo degli Artisti .

Arrivato sul posto, prima sorpresa: Il biglietto e’ una sottoscrizione volontaria, puoi pagare quello che vuoi. Una volta dentro, un centinaio di persone divise fra zona palco, dove una band sta finendo il suo set, bar e patio.

Strana e inusuale sensazione per me quella di andare ad un concerto da solo. Mi ritrovo un po’ spaesato, non so bene cosa fare…Ma poi mi perdo a vedere una coppia di artisti che fra una band e l’altra disegnano e dipingono in uno spazio illuminato a lato del palco. Quanti talenti ci sono nelle nostre citta’, quante persone con un mondo di cose da dire, troppo spesso oscurate dalle nuvole dei protagonisti del nulla quotidiano…

Mah, che ci possiamo fare… Mi riprendo dalle mie riflessioni esistenziali giusto in tempo per piazzarmi sotto al palco. I Sonic Jesus entrano in scena, e la musica per le successive due ore occupa totalmente lo spazio del locale e dei miei pensieri.

Questa band e’ sorprendente, per me una bellissima sorpresa. Si presentano sul palco con due chitarre, duemila pedali, organo Farfisa, batteria, basso e un tamburo piazzato al centro del palco in posizione arretrata. Il loro suono e’ psichedelico, denso, pesante. Le chitarre si fanno sentire, cosi come le percussioni, creando un sound molto particolare. L’onda sonica, specie sotto il palco, e’ veramente notevole, mi guardo intorno e siamo in molti ad esserene coinvolti. I pezzi si susseguono, ognuno con la sua diversa personalita’ creando atmosfere e sensazioni molto intense. Qualcuno balla, altri rimangono fermi sul posto rapiti dai suoni.

Poi, in un momento di pausa, appare sul palco Damo Suzuki.

Damo Suzuki Di Claudia Mammucari

Damo Suzuki (foto di Claudia Mammucari)

Non veste piu’ gli abiti psichedelici che usava all’epoca dei CAN, ma in compenso mantiene una forma fisica invidiabile. I capelli lunghissimi, lo sguardo penetrante, si piazza al centro del palco e comincia a cantare. Prima con una voce gutturale, e poi via via andando sempre piu’ verso i suoi toni usuali. La band e’ un po’ spiazzata, e per i primi minuti sembra non riuscire a trovare il modo giusto per seguire i vocalizzi del giapponese. La situazione si fa un po’ complicata, le cose non decollano nel verso giusto, ma Suzuki non si scompone, anzi, sembra quasi voler rilanciare il livello della sfida alzando di tono e volume la sua presenza vocale.

Si aggrappa al microfono, ondeggia ad occhi chiusi, spingendo band e pubblico a seguirlo in territori sconosciuti. Ad un tratto uno dei chitarristi decide di lasciar perdere il proprio strumento e si mette a suonare il tamburo a centro palco, supportando e rilanciando il suono della batteria. E’ l’inizio della magia. Da quel momento in poi i vari musicisti entrano in sintonia con lo sciamano cantante e fra di loro, seguendo l’ispirazione del momento. Le improvvisazioni si susseguono sempre piu’ potenti, incisive, con batterista e seconda chitarra a scambiarsi di ruolo, mentre le tastiere mandano lampi elettrici e il basso a tenere insieme il tutto, in perfetto e precario equilibrio.

Damo Suzuki (foto Paolo Barone)

Damo Suzuki (foto di Claudia Mammucari)

E’ un momento molto bello, di quelli che non capitano spesso. Mi guardo intorno e ora molti nel pubblico stanno ballando, mentre un tipo al centro della sala sta registrando il tutto con apparecchiature dall’aria professionale. Vicino a me, proprio sotto il palco, qualcuno scatta fotografie e riprende filmati, mentre io mi lascio trasportare dalla musica, sempre piu’ ritmata, percussiva, quasi tribale.

Sono passate ormai due ore e vedo il personale del locale salire sul palco in posizione laterale a chiedere ai musicisti di fermarsi. Credo che se non fosse stato per quello, saremmo tutti andati avanti ancora molto.

I Sonic Jesus e Damo Suzuki rallentano per poi spegnersi in un mare di applausi.

Damo Suzuki 2 (foto di Paolo Barone)

Damo Suzuki 2 (foto di Claudia Mammucari)

A questo punto e’ ora di andare, mi fermo un momento a chiedere ad una ragazza che sta con i Sonic se potro’ avere alcune delle sue foto della serata, e lei gentilissima mi lascia un biglietto con la sua email. Vado verso l’uscita quando al banchetto del merchandising vedo Damo. Se ne sta li’ da solo, aspettando che qualcuno magari voglia comprare un cd o un vinile dei suoi spettacoli live. Mi avvicino, gli faccio i complimenti per lo show e ci mettiamo a fare due chiacchiere. Mi dice che gira in tour da solo, ogni sera una band diversa e domani ripartira’ per Oslo, poi altre date in Europa e in primavera in Giappone. Mi sembra molto sereno e contento, gli chiedo quale dei dischi live mi consiglia di comprare e lui dopo un attimo di indecisione mi guarda e dice che forse, per me, il concerto di melbourne – Holy Soul, Dead man has no 2nd chance – e’ il piu’ adatto. Me lo da, non prima di aver scritto una dedica illegibile e piena di disegnetti. Purtroppo ha solo sette euro in tasca e dobbiamo trafficare un po‘ per trovare il resto…Mi dice che questa serata gli e‘ piaciuta tantissimo, era la prima del tour e spera di proseguire su questi livelli. Qualcuno si avvicina per comprare qualcosa e io decido di lasciarlo in pace. Mi incammino, ma poi arrivato sulla soglia del locale mi volto a guardarlo. Quest’uomo dovrebbe avere un eta‘ compresa fra i 60 e i 70 anni, ha suonato con una delle band piu‘ innovative ed influenti della storia del rock. Tuttora, in questi ultimi mesi, hanno pubblicato una raccolta di inediti, e le riviste internazionali (e Italiane) l’ hanno inserita fra le migliori uscite dell’anno appena passato. Rischia ogni sera salendo sul palco con musicisti che non conosce, gira il mondo da solo, e sicuramente non si arricchisce facendo tutto questo, anzi.

Damo Suzuki 3 (foto di CLuadia Mammucari)

Damo Suzuki 3 (foto di Cluadia Mammucari)

Mi volto e l’ultima immagine di lui e‘ quella di un folletto sorridente, in pace con se stesso e il suo mondo.

Paolo Barone © 2013

2 Risposte to “DAMO SUZUKI, Circolo degli Artisti 6 febbraio 2013 Roma”

  1. mauro bortolini 06/03/2013 a 08:11 #

    Cavolo Paolo, stai dappertutto!
    Complimenti per questo bel servizio.
    TAGO MAGO é un album che ascolto ancora e forse il piu’
    bel disco del KRAUT-ROCK.
    Purtroppo l’edizione che gira adesso nei negozi é un vinile
    con una copertina diversa da quella originale bellissima.
    Come ho gia’ scritto, vidi a bologna i tangerine dream e
    scoprii un nuovo mondo.
    Comprai gli AMON DUUL II che erano stampati in italia
    dalla BASE RECORDS di bologna.
    Ricordo PHALLUS DEI ed HOSIANNA MANTRA dei POPOL VUH.
    Piu’ tardi vidi anche i KRAFTWERK e mi innamorai dei loro
    dischi.
    La Germania é stata la terza potenza del rock.

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  2. Paolo Barone 06/03/2013 a 18:41 #

    Concordo pienamente Mauro, la Germania e’ stata il posto da dove sono venute alcune delle musiche più singolari ed affascinanti di questa cosa che chiamiamo rock.
    Ormai per chi frequenta questo Blog non e’ una cosa nuova, ma io amo totalmente il Krautrock..!

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