La prima volta: LED ZEPPELIN “The Song Remains The Same”…il film

29 Apr

TSRTS Poster

Picca (come leggerete più sotto) ipotizza fosse il 1977, io credo invece fosse il 1978 (giugno) perché la compagnia di ragazzi amanti della musica rock che ero solito lambire, diceva che mentre andavano a Modena a vedere il film per la prima volta non c’era nessuno per strada, perché stava giocando l’Italia ai mondiali (Argentina ’78). Comunque sia, la prima volta me la persi. Il mio debutto avvenne in un cinemino un po’ sfigato di Castelfranco Emilia nel novembre del 1978. Era un sabato sera, c’era nebbia, ed io Massimo e Lencio ci facemmo accompagnare dal padre di Massimo, nessuno di noi aveva la patente. Mi par di ricordare che Massimo lo avesse già visto, ma era comunque eccitatissimo.

Cinemino di seconda fascia, buio, umidità, odore di muffa, poltroncine scomode, impianto audio scarsino. Chiacchiere in libertà con Massimo e Lencio, poi le flebili luci che si spengono, il fascio di polvere d’oro che va dal proiettore allo schermo… lo spioncino di una cancello che si apre, gangster che si apprestano a colpire….riconosco PETER GRANT e forse RICHARD COLE…mitra che sparano, teste che cadono in modo buffissimo, poi JOHN BONHAM sul trattore, PLANT vicino ad un ruscello con la famiglia, JONES che racconta favole alle figlie, PAGE con gli occhi rossi a bordo del laghetto della sua villa di PLUMPTON mentre suona la ghironda. Poi ecco New York, il gruppo in macchina, il Madison Square Garden; l’eccitato brusio della folle e flash… ecco i LED ZEPPELIN dal vivo. Cazzo. Ripresi da dietro, poi dal davanti. Pubblico in delirio sin da subito, specchi dietro al palco. JIMMY PAGE fighissimo col vestitino con stelle, lustrini, spalline, ROBERT PLANT che incarna a petto scoperto il prototipo del cantante hard rock un po’ hippie, BONHAM e JONES lì dietro.

 

Wow, che inizio. Che botta di vita, di rock sgargiante e  colorato. Rimasi immerso per due ore in quel mondo che finalmente toccavo quasi con mano. Il rock mi entrava in circolo, la vibrazione misteriosa dei LED ZEPPELIN mi attraversava da capo a piedi…rapito, godevo di quella musica che ritenevo (e ritengo) sublime.

Poco dopo stacco su un break chitarristico di PAGE (non sapevo ancora che in origine era il link che collegava MISTY MOUNTAIN HOP al pezzo che preferisco in assoluto), note che fluttuano nello spazio del MADISON SQUARE GARDEN e che sembrano incepparsi mentre si sciolgono sull’entrata di BONHAM e di JONES alla pedaliera basso. SINCE I’VE BEEN LOVING YOU nell’arrangiamento del 1973 mi colpì subito. Da quel momento diventò il mio pezzo musicale favorito. Le note della chitarra, la tensione creata dal gruppo, il sentimento che ci mette PLANT…che spettacolo. Ho ancora i brividi.

 

L’incredibile lavoro sulla 12 corde del pezzo che dava il titolo al film e la sequenza medioevale di PLANT sulle dolci note di RAIN SONG.

Avrei ripetuto quell’esperienza altre 12 volte in cinemini di periferia che inserivano il film nel cartellone del giovedì sera dedicato ai film musicali. Peregrinando tra le province di Ferrara, Modena e Reggio, ci facevamo accompagnare dai genitori di qualcuno, anche con neve e ghiaccio sulle strade, e ogni volta si ripeteva il rito. Cinema strapieni, atteggiamenti da concerto rock, applausi, il perdersi liberamente su quell’aria sonora, la sensazione di far parte di una setta di fortunati.

NO QUARTER, con quelle ombre che lasciavano intravedere mondi misteriosi che l’assolo di JP poi ti faceva vivere veramente…DAZED and CONFUSED con ancora un PAGE sensazionale (per 26 minuti e più), con quell’archetto di violino che sfregava direttamente sulle nostre giovani anime…STAIRWAY TO HEAVEN con ricami aggiuntivi, con quelle frasette live di ROBERT PLANT, con quel magnifico assolo…BOOGIE MAMA, l’intermezzo blues e boogie di WHOLE LOTTA LOVE che mi sembrava una delle cose più irresistibili che avessi mai ascoltato.

Infine i ragazzi che salgono la scaletta che li porta all’aereo, lo “Starship”, con la sua bella scritta LED ZEPPELIN e la versione da studio di STH che funge da sottofondo ai titoli di coda.

Poi arrivarono le VHS, i videoregistratori, i divudi e i bluray, e la nuova discutibile versione con edit diversi dagli originali e con qualche pezzo in più. TSRTS lì a portata di mano, che tiri fuori solo quando i ragazzi vengono a trovarti e insieme a RIFF insceniamo la scenetta per far vedere per l’ennesima volta il film a JAYPEE.

Ma quando ti capita di rivederlo per caso, ti metti lì davanti allo schermo incapace di fare altro.

Per me TSRTS è il più bel live della storia della musica rock. No contest.

 

TSRTS Cover

TSRTS LP back

TSRTS – La prima volta di Paolo Barone:

La notizia che il film dei Led Zeppelin sarebbe stato proiettato per un solo giorno in un cinema di Roma creo’ un gran fermento. Se ne parlava ormai da giorni, complice anche il Messaggero, quotidiano della capitale, che aveva dato l’annuncio nelle sue pagine dedicate a spettacoli e cultura. Tutti, ma dico tutti, stavano facendo piani per andare: Hippies, metallari, rockers di varia natura. Persino qualche punk e i duri dell’Autonomia stavano organizzando macchine, motorini e carovane. Io e i miei amici decidemmo di andare in autobus. Si trattava di un percorso lungo, avremmo praticamente attraversato la citta’, quasi da un capo all’altro, ma la cosa certo non ci scoraggiava, anzi, per loro questo ed altro. Il fatto e’ che i Led Zeppelin si erano ormai sciolti, non esisteva altro  modo quindi per poterli vedere dal vivo e, come tutti sanno, pur avendo un gran seguito nel nostro paese, avevano suonato una sola travagliatissima volta a Milano, nel ’71 notte dei tempi per noi. E cosi, dopo lunga e trepidante attesa arrivo’ finalmente il gran giorno. Il lungo viaggio in autobus, con un paio di cambi di linea ando’ via veloce e giunti alla fermata prossima al cinema ci rendemmo subito conto che qualcosa di straordinario stava accadendo. Da tutte le strade, una folla festosa di persone arrivava verso il cinema. Come a un vero e proprio concerto rock. C’era chi si cercava, chi spingeva, chi raccontava di aver gia’ visto parte del film, chi addirittura diceva di averli visti dal vivo a Zurigo o in qualche altro posto. E tutti cercavano in un modo o nell’altro di entrare nel cinema, dove con decisione saggia e molto romana, ormai i gestori non andavano piu’ tanto per il sottile, si prendevano i soldi del biglietto, e lasciavano che dentro e fuori del cinema la gente si auto organizzasse come meglio credeva.  Io e i miei, complice l’entusiasmo e un po’ di incoscienza, riuscimmo a sgattaiolare veloci in una selva di gambe, braccia, capelli e corpi, urlando i nostri nomi per non perderci nei vortici umani. E poi, superata un ultima tenda, il buio, e i Led Zeppelin sullo schermo! Cazzo, erano proprio loro…

L’audio del cinema era fantastico, una potenza niente male sparata da grosse casse tipo quelle dei concerti posizionate ai lati dello schermo, non c’e’ che dire, avevano fatto le cose alla grande per l’occasione. Eravamo assolutamente affascinati, confusi, non sapevamo dove guardare o dove andarci a piazzare. lo schermo proiettava un caleidoscopio di immagini e suoni, mentre nel cinema succedeva di tutto. Gente ovunque, in piedi, seduta, sdraiata, accampata, chi ballava, chi cantava, chi chiamava i musicisti sullo schermo come se potessero sentirli davvero…Chi beveva, chi fumava, chi rollava canne colossali…insomma era come se fossimo tutti ad un concerto e non nella sala di un cinema! Il film veniva proiettato quattro volte quel giorno, dal primo pomeriggio a notte inoltrata, il che contribuiva a creare una situazione ulteriormente dinamica: C’erano sempre gruppi di persone che entravano, uscivano, rientravano, si spostavano, insomma, per una volta il concetto di visione cinematografica fu completamente stravolto per diventare altro, non era un film, non era un concerto, non era una festa, ma era tutte queste cose allo stesso tempo, mentre il cinema era diventato una zona temporaneamente autonoma dal resto della citta’ e dalle sue regole.  Forse per una volta i Led Zeppelin erano riusciti a catalizzare un esperienza multimediale e interattiva, come Andy Warhol aveva sempre cercato di fare. Io da parte mia, ero al settimo cielo, perso in questa esperienza totalizzante…

Ce ne tornammo a casa con gli ultimi bus, attraversando la citta’ ignara e silenziosa. Era l’inverno 1981-82 e  The Song Remains The Same sarebbe riaffiorato negli anni a venire in mille ricordi e suggestioni. Mi sarei ritrovato innumerevoli volte immerso nell’atmosfera del film, magari mentre meno me lo sarei aspettato: attraversando campagne assolate, guardando rovine, fermandomi sulla riva dell’acqua. Passando in macchina i ponti di NYC nel sole del primo mattino dopo una notte passata insonne a guidare, o solo con me stesso frugando a casaccio nei cassetti della memoria. (Paolo Barone ©2012)

TSRTS Page

TSRTS – La prima volta di Stefano Piccagliani:

Modena, Cinema Olimpia. The Song Remains the Same. Un pomeriggio come tanti (cos’era Tim? Il ’77?) che diventò un pomeriggio unico. Incomprensibili sequenze di gangster nella campagna inglese. Colpi di mitra. Un lupo mannaro. Mi piacevano le cose incomprensibili da ragazzino. Ti costringevano a pensare. Quando cazzo inizia il concerto?

I ragazzi della band scendono da un aereo. Ridacchiano. Appuntarsi sul taccuino: anche io un giorno scenderò dal mio aereo ridacchiando.Limousine. Bron Y Aur, bucolica e antichissima, a sottolineare lo skyline di Manhattan. Mistero.

Luci spente, brusio di folla tesa, flash. Una voce rude vomita un ‘awright…let’s go!’. Rock ‘n Roll. Ecco: l’impatto dell’immagine di Plant, Jones, Bonham e Page ripresi da dietro all’attacco di RnR con il pubblico che si squaglia di eccitazione sullo sfondo rimarrà con me per sempre, si incastonerà nella mia incredula corteccia celebrale, nel mio petto palpitante, nella mia miserabile zona genitale. Il Big Bang insomma.

Le ragazze sono prevedibilmente dalla parte del Golden God e dei suoi riccioli da eroe epico e del suo per nulla miserabile pacco dono, ma noi maschietti ci innamoriamo subito (anche carnalmente, si può dire una buona volta?) del fascino di Jimmy Page e della sua virilità tutta carismatica, magrissimo, glabro ed efebico, con quelle mani prodigiose e bellissime su cui si concentrano i nostri occhi pieni di musica.

Le canzoni si susseguono alle meravigliose  sequenze fantastiche: Plant romantico uscito da Tolkien, Jimmy tenebroso e terribile, Jonesy gotico da film Hammer e Bonzo coi suoi home movies che ci ricorda che in fondo it’s life and life only, come diceva Dylan.

Di lì a poco arriverà il cinismo nichilista punk  coi suoi teppistelli a scaracchiare sulle vanitose e pretenziose manie di grandezza dei dinosauri del rock. Missione fallita, a 35 anni di distanza. A proposito di cinismo, Peter Grant ci dà un assaggio, per nulla richiesto e quindi sincero, di cosa sia in realtà un backstage di concerto rock. Scazzi coi promoters, bootleggers da inseguire, t-shirts farlocche, rapine da cassette di sicurezza, poliziotti in balìa di orde di fans. Altro che sequenze fantastiche: TSRTS è un Report sulla vita on the road.

Rain Song è complicata e bellissima. No Quarter fa deliziosamente paura. Since I’ve Been Loving You è l’incrocio deve si incontra il blues tra Clarksdale, Chicago, Memphis e la Boleskine house. Stairway è già un mostro. La doppio manico che si sdoppia. Moby Dick permette un salto al bar per un’ altra razione di pop corn. Whole lotta Love che rivela che i Led Zep forse sono sempre stati un gruppo funky. L’archetto del violino in Dazed and Confused è un sortilegio che riesce ancora oggi: il boato dell’Arena 02 nel 2007 lo testimonia

Entrai al cinema bambino e uscii rocchettaro. Per sempre.

E’ di queste cose che si nutrono i sogni. Dopo 35 anni, mi devo ancora svegliare. (Stefano Piccagoliani ©2012)

TSRTS Jimmy Page archetto

TSRTS – La prima volta di Giancarlo Trombetti: 

” Ricordo che quando ero ragazzotto le cose, tutto, da noi, arrivava con un colpevole ritardo. I dischi, se non te li beccavi di importazione e non erano distribuiti da quel magico nome che fu Ricordi – che massacrava le copertine per risparmiare ma almeno ti distribuiva oltre la metà del cibo degli Dei – i dischi, dicevo,  li potevi avere quando l’artista pubblicava il successivo o era già morto, i libri se non te li cercavi in qualche rara illuminata libreria li saltavi a piè pari ed i film…mah…quelli di cartellone andavano alla stagione successiva, mentre quelli, pochi, di non primario cartellone o peggio ancora musicali, non li vedevi mai. Internet, ovviamente, non esisteva, i giornali, quelli veri, erano rarissimi e costosi (ho da poco ritrovato alcuni Melody Maker del 1972 e costavano 500 lire quando un 33 ne costava 2700/3000 !), radio e tv erano fonti inattendibili al 90%. Uccellini amari, amarissimi. Così, quando nel 1976 un probabilmente avvinazzato gestore di sale cinematografiche locali propose ben tre film “musicali” in rapida sequenza, mi parve di essere stato catapultato nella San Francisco dei bei tempi dell’uragano di Haight-Ashbury. Verso il dicembre di quell’anno, credo proprio di non sbagliare, vidi per la prima volta “Woodstock, The Movie”, unendo finalmente le immagini al sonoro che mi accompagnava da quando la mia prima, vera fidanzata me ne aveva regalato il triplo album, vidi “Live at Pompei” dei Pink Floyd restandone abbagliato per semplicità e fascino e vidi per la prima volta i miei Led Zeppelin al Madison Square Garden. Devo ammettere che sentir pronunciare quelle mitologiche tre parole finali da Plant (“New York…goodnight…”) mi aveva sempre sconvolto nei miei sogni giovanili : per quanto banali ed inevitabili quelle parole, a mio parere poter dare la buonanotte alla Città “che non dorme mai” era un sogno che non si sarebbe mai realizzato per il 99,9% dei bipedi umani e dunque, meravigliosamente affascinante ma…non ero lì per quello in quella settimana dispendiosissima per le mie finanze: ero lì per vedere Plant muoversi, per vedere Bonham contorcersi sulla batteria, per capire se Paul Jones si commuovesse su quelle linee di basso e per veder prendere vita alle foto di Page con quella chitarra a doppio manico in mano.

Anche senza sonoro, credo, avrei comunque goduto come un riccio. Ma il sonoro c’era. Scadente e mono, distorto e privo di dinamica – ricordo che quelle casse messe ai lati del palco in Woodstock erano riuscite a far meglio delle scatole ai piedi di Hendrix in quanto a distorsione, un paio di giorni prima – ma non solo non c’era di meglio, ai tempi, ma comuque sarebbe servito a poco: nella mia testa avrei potuto suonarmi da solo tutta la colonna sonora senza ascoltarla. Ricordo che mi feci due palle alle immagini di Page e delle sue pippe esoteriche, alla passione per i veicoli di Bonham e alle scalate di vario genere e compresi più tardi come potesse essere realistica la leggenda di Ahmet Ertegun addormentato alla premiere del film; non sapevo ancora tutta la storia dei filmati mancanti e dei momenti di vuoto di immagini riempiti per forza di cose. Ricordo che non mi esaltai – come mi accade talvolta ancor oggi, devo ammetterlo – a vedere “Since I’ve been loving you”, trovandola ancor oggi un esempio scolastico di blues  ( i Led Zep hanno fatto con la decodificazione del blues un milione di volte meglio in altri casi) e ricordo che mi annoiai profondamente all’eccesso di esibizionismo di Page durante “Dazed and confused” che resta, però, uno dei miei pezzi favoriti. Il resto fu pura esaltazione. Non mi sarei mai più domandato, come non me lo domando ancor oggi a dispetto delle splendide teorie di Tim sulla sostituzione di Pagey, se quella fosse la migliore delle esecuzioni possibili: per sarebbe restata “l’esecuzione” ancora per un po’, l’immagine della più grande band di rock blues, l’icona di chi era riuscito a farsi definire come il prototipo di heavy metal band, il Martello degli Dei, avendo propinato blues, folk e suoni acustici a piene mani a giornalisti e seguaci “esperti”  che altro non vogliono che sentir definire qualcuno in qualche modo. Poco importa quale. Spettacolare, anche per questo.”  (Giancarlo Trombetti ©2012)

TSRTS band

21 Risposte to “La prima volta: LED ZEPPELIN “The Song Remains The Same”…il film”

  1. mauro bortolini 29/04/2013 a 08:36 #

    A Bologna fu nell’autunno 1976 al cinema Roma d’essai ( tuttora esistente )
    che vidi il film del mio gruppo preferito.
    Fino ad allora solo i dischi e Ciao 2001 ( a livello di informazioni ) avevano
    ravvivato la mia fede nel dirigibile.
    Vedere il gruppo dal vivo fu una bella esperienza.
    Uno studentello italiano a bocca aperta di fronte ad un grande film.
    La sequenza fantastica di Jimmy mi convinse ancor piu’ che dei quattro
    lui era sempre il migliore.
    Nel 1980, appena tornato dal servizio militare ed alquanto squattrinato,
    la grande occasione persa : il concerto di zurigo.

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    • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 29/04/2013 a 12:23 #

      ….”la grande occasione persa : il concerto di zurigo”Eeeeeh si, quello è stato proprio l’ultimo treno.Chi poteva saperlo.Io per fortuna il militare l’avevo già finito.Avevo un’amica a Zurigo.Ho organizzato un raid con degli amici e un pullmino WW….evvvaiiiiii.Mi fosse restato almeno il biglietto…..però se al Vigorelli quella volta li lasciavano suonare,penso sarebbe stato meglio anche come concerto

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      • mauro bortolini 29/04/2013 a 16:37 #

        Ho conosciuto un Tiziano che organizzo’ un pulmino
        da V………a Zurigo nel 1980.
        Si chiama Tiziano V……….Sei tu?

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  2. lucatod 29/04/2013 a 11:13 #

    Il più bel live nella storia della musica rock .. assolutamente d’accordo !!

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  3. Francesco_Boccia 29/04/2013 a 14:59 #

    Non posso testimoniare direttamente la visione al cinema (avevo 6 anni, oggi porterei mia figlia che ha la stessa età e si divide tra Zeppelin, Cream e ELP), ma riporto volentieri un aneddoto: una mia amica pugliese mi ha detto che all’epoca, in qualità di studentessa del liceo artistico, un cinema di Bari le “commissionò” un disegno di un dirigibile da fare su un grande lenzuolo….
    Erano proprio gli anni 70, non c’è dubbio!

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  4. tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 29/04/2013 a 19:39 #

    “Ho conosciuto un Tiziano che organizzo’ un pulmino
    da V………a Zurigo nel 1980.
    Si chiama Tiziano V……….Sei tu?”………….non credo,non conosco nessun Mauro Bortolini.V stà per Venezia? .Io sono Tiziano P……….

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    • mauro bortolini 30/04/2013 a 11:52 #

      E’ di Vicenza e come te organizzo’ un pulmino di amici
      per Zurigo.
      Senz’altro avete avuto tutti e due una splendida idea!!!!

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      • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 30/04/2013 a 17:17 #

        …si,ma io per fortuna a Zurigo avevo anche la “base” :la carissima Sibylle.Ci sentiamo ancora. Abbiamo dormito a casa sua,nella taverna.I suoi genitori erano super-ospitali.Noi invece eravamo una masnada di farabutti.Quando ci penso,mi vergogno ancora…..

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  5. Fausto Tom Tomelleri 30/04/2013 a 21:04 #

    Dico la mia nel pieno rispetto delle opinioni altrui, ma credo che il piu bel disco rock live sia “Who Live at Leeds (original 1970 senza Tommy) imbattibile, unico, energia stratosferica, e poi credo che i Led abbiano fatto di meglio specie nel periodo 1969-71,
    Ricordo che le critiche per film e musica non erano unanimemente entusiastiche, comunque i gusti sono gusti, ergo va bene così, a ognuno il suo. ciao

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  6. tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 30/04/2013 a 23:29 #

    Who Live at Leeds=magic bus.Qualcuno ha detto che gli Who non hanno avuto quel grandissimo successo che si meritavano è perchè appartenevano troppo agli anni ’60.Come i Kinks e altri.Forse è cosi.Allora, la groupie (metabolizzo il TimTirelli linguaggio) mi ha dato come rancio spigola alle cipolle e pancetta affumicata,innaffiatura con incrocio manzoni.Prima di andare a nanna, una domanda di carattere estetico:perchè a Jimmy (stò guerdando il clip R&R) la LP casca cosi bene?,sembra,la LP,più grande.Oppure è lui che magari è piccolino?se la imbraccio io ,la LP,sembra uno stuzzicadente.Per favore, qualcuno sveli l’arcano.N.B. non so voi,ma sempre im merito a considerazioni estetiche, in questo film,Page non mi sembrava il solito Page.Sarà il taglio dei capelli ,ma mi ricorda mooolto Blackmore…….abbiate pietà, l’incrocio manzoni è colpevole…..ok,vado a nanna…..

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  7. mauro bortolini 01/05/2013 a 09:35 #

    Purtroppo non ho visto gli Who ai bei tempi e mi dispiace ( hanno suonato
    anche a bologna, 2 concerti in un giorno nei sixties ).
    Pero’ il pete townshend all’arena di verona di qualche anno era tutto il
    contrario del soporifero clapton che ho visto piu’ volte.
    Un grandissimo senz’altro.
    Riguardo live at leeds, se ne dicono tante su quel disco.
    So che gli who andranno in tour con quadrophenia.
    Se passano in italia ci andro’ per rivedere Pete che é il chitarrista piu’
    esaltante che ho visto sul palco negli anni 2000.

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    • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 01/05/2013 a 10:25 #

      ….avevo letto tempo fa che in tour con quadrophenia ci andava Roger Daltrey.Pete ha dato il suo benestare,ma non ci sarebbe stato. Alla chitarra invece il fratello….mah

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  8. mauro bortolini 01/05/2013 a 13:48 #

    il tour di giugno- luglio termina a wembley e sono gli who ( pete e roger ).
    Per ora solo ireland, uk e france.
    Niente italia al momento ma daltrey mi deve una BEHIND BLUE EYES
    lasciata a meta’ a verona .
    Invece Clapton 7 date sold out alla royal albert hall a maggio.
    Ma tra eric e pete MILLE VOLTE PETE.

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  9. claude65 03/05/2013 a 16:02 #

    Uff… finalmente un attimo di tempo per raccontarvi e condividere con voi la mia prima volta. E scusate il ritardo!
    Appartengo alla generazione immediatamente post LZ; quando nel 1980 il rock perse JB, avevo 15 anni.
    È stato più o meno in quel periodo che i LZ sono entrati nella mia vita. A dire il vero la prima cosa che ascoltai fu, in una notte senza luna in collina, con le luci della città sotto di me, “With a little help from my friends”, e mi sembrò di volare. Non avevo mai sentito nulla di simile (ancora non sapevo cosa mi aspettava!) e volevo sapere tutto di quel chitarrista. Stefano “Bocia” mi disse “E’ Jimmy Page, il chitarrista dei Led Zeppelin; a me piacciono un sacco, e poi suonano di tutto, non annoiano mai”.
    Pochi giorni dopo avevo già le cassette di LZII e LZIII; era un rock potente ed elegante, con riff ipnotici e assoli mozzafiato, ma c’era anche tanto blues e ballate acustiche straordinarie, e poi c’era SIBLY, che mi faceva impazzire. Non facevo altro che ascoltare e riascoltare quei nastri. Non esisteva altro
    Al bar, quando i bar erano i social network, condividendo con gli amici più “grandi” le mie nuove esperienze musicali, vennero fuori i primi racconti di quel LIVE leggendario dei LZ che non aveva eguali. Qualcuno (Fulvio?) mi registrò su una costosissima SONY UCX90’ il “Disco Nero dei Led” (così lo chiamavamo) e per me fu la fine. KO, folgorato. Quella cassetta mi ha cambiato la vita; ancora oggi stento a trovare degli aggettivi che sintetizzino quanto è racchiuso in quel disco. In breve, sono passati quasi 35 anni e ancora mi devo riprendere. Per me, il più bel disco di sempre.
    A quel punto dovevo vedere il film. I VHS ancora non c’erano. Come fare?
    Una sera, convinto Beni, l’amico di sempre, prendemmo il coraggio a due mani e, timidissimi, andammo al Cinema Nuovo a chiedere al proprietario se c’era qualche possibilità di far proiettare il film a Borgomanero. Inizialmente, dopo aver consultato un volume zeppo di titoli, ci disse di no. Poi, forse mosso da caritatevole sentimento, quando gli dissi che sarei stato disposto a pagare di tasca mia (e non so come avrei fatto) una caparra per il noleggio della sala se non fosse venuto nessuno, accettò. Senza pretendere la caparra :)
    In pochi giorni trovò la pellicola e la mise in programmazione per un mercoledì sera di un paio di settimane dopo. Credo fosse il dicembre del 1981.
    Furono due settimane interminabili. Qualche giorno prima della proiezione, in piazza Martiri (!), faceva bella mostra di se la locandina del film con Jimmy con l’archetto di violino. I Led Zeppelin sotto al Municipio e di fianco alla Parrocchia, pazzesco! Mi chiedevo se oltre a noi della compagnia, qualcun altro si sarebbe interessato a quella locandina e sarebbe andato a vederlo questo film. In fondo, ci sentivamo un po’ come carbonari, depositari di un segreto che nella provincia novarese pochissimi avrebbero potuto conoscere e apprezzare. Ma così non fu.
    La sera della proiezione eravamo già davanti al cinema un’ora prima che aprisse. Mi sentivo responsabile dell’evento, pronto ad affrontare il titolare del cinema qualora la serata fosse andata buca (chissà poi perché a 15 anni uno deve farsi queste paranoie).
    E invece…. il popolo del rock cominciò ad arrivare; gruppi di amici arrivati da chissà dove, rockers , hippies, gente comune, giovani e meno giovani, tanti, tutti i musicisti della zona. Ai miei occhi di ragazzino tutta gente fichissima.
    La sala si riempì, alla fine era stracolma; gente in piedi , fischia, scene giamaicane, urla, canti (Ale-oh-oh), fiaschi di vino. Sembrava di stare ad un vero concerto rock. Per Borgomanero, una cosa mai vista e mai più rivista, credo.
    Poi il film, anzi il concerto. Un vortice di emozioni mi investì. La sublimazione in immagini di quella musica meravigliosa;. Che fighi, che bravi i LZ! TSRT era (è) un miracolo!
    All’uscita, tutto tronfio, andai a ringraziare il titolare della sala, che si complimentò con me per il successo della serata e, a ricordo, mi regalò la locandina del film, quella grande. Per molti anni a seguire, appesa nella mia cameretta, mi avrebbe ricordato la mia prima volta.
    Non sono mai stato così orgoglioso di me stesso come quella sera!

    claudio cerutti 03-05-2013

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    • timtirelli 03/05/2013 a 16:14 #

      Bellissimo ed emozionante, grazie.
      Siamo fratelli di piombo, Claude!

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      • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 03/05/2013 a 23:14 #

        ….questa sera mi ero ripromesso di non fare commenti:ho la paranoia di essere troppo presente e quindi di stufare( stasera sempre spigola ,però ai pomodorini e olive nere,annffiatura : ribolla gialla) .Ma tu mi hai commosso.Hai fatto una cosa grande.Ti assicuro ( per quello che può valere la mia opinione)che più passerà il tempo e più la soddisfazione di quello che hai fatto crescerà.

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      • claude65 06/05/2013 a 23:16 #

        Piccole gesti che aiutano ad andare avanti. Grazie di cuore Tim!
        H

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    • Lorenzo Stefani 09/05/2013 a 02:45 #

      Bellissimo il tuo racconto! TSRTS ci ha messo del tempo ad entrarmi dentro, fino a che mi sono reso conto che, quando passavo un esame all’Università, per festeggiare sentivo un istinto irrefrenabile di far partire a volume mostruoso Rock ‘n Roll da TSRTS, per giunta registrato piuttosto male su una cassettaccia da due soldi: ma si sentiva tutto il fragone del super concertone hard rock, con quel wall of sound senza pari, quel tuono di batteria e la voce inimitabile … la faccio breve altrimenti non finisco più. Ma sono troppo giovane (si fa per dire) e non ho fatto in tempo a vedere TSRTS al cinema. Ciao!

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      • Lorenzo Stefani 09/05/2013 a 02:46 #

        “fragone” stands for “fragore”, obviously. Ciao

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  10. timtirelli 04/05/2013 a 00:01 #

    Credo che di commenti non ce ne siano mai abbastanza. Un blog fa meno fatica a rimanere vivo se la comunità che gli si para intorno si fa sentire. E poi è un modo per stare in contatto, per stringerci a corte, per sottolineare questa fratellanza rock che è così importante in questa porca vita. Grazie, quindi, Tiziano…a te, a Mauro, a Claude, a Luca, Francesco e Tom e a tutti gli altri che commentano o che comunque sgeuono questo bloghettino. I love you all.

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  11. claude65 06/05/2013 a 23:20 #

    “H” stava per
    “Hope to meet you one of these days”,

    Mi piace

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