Il sinodo di fine estate degli illuminati del blues, la fiera di Bagnolo In Piano e la modenesità perduta

5 Set

Il dramma si compie gli ultimi istanti del sinodo: è da poco passata l’una di notte, mi accingo a salutare l’ultimo confratello… El Pique, the Pike Boy, Stivanèin Piccagliàn, (Picca insomma) ringraziandolo per il dono recatomi (Il live THE SONG REMAINS THE SAME su CD versione non rimasterizzata, il TSRTS vero insomma, che inspiegabilmente non avevo in CD):

TIM: “Va beh dai, alòra as sintòm” (Allora ci sentiamo)

PICCA “Tim, mo dio canta, te tee un nunantlàn, t’en po brisa parlèr acsè, te’m per un arsàn” (Tim, god sings, sei un nonantolano, non puoì mica parlare così, mi sembri un reggiano”)

In un secondo elaboro il fatto: mi sto reggianizzando. Aiuto!

Avrei dovuto usare “Sintàm” e non “Sintòm”.

Modenese di nascita, ma reggiano di origine (genitori e tutti i parenti), il mio dialetto fino a poco manteneva comunque l’accento di Modena, sebbene usassi diversi termini propriamente reggiani tipo sarabìga (zanzara); le prime vocali di pollo, bolla, rosso le pronuncio ben chiuse, alla modenese, e non aperte come fanno quei finocchietti dei reggiani. Ora però la mia modenesità vacilla, mi scappano dei “fa gninto” invece dei “fa gninta”, dei “at salòt” (come uno Zucchero qualunque da Roncocesi), dei “sintòm/andòm/a fòm”. Dall’altra sera sì aperta ufficialmente la crisi dell’identità dialettale, e ora vago disperato chiedendomi chi sono e da dove vengo. E dire che la serata si era svolta in  maniera impeccabile. Malgrado alcuni confratelli mancassero, alcuni con giustificazione (Liso, Jaypee, Sutus), alcuni senza e per questo declassati al grado di Roadies del blues (Athos e March), lo spirito volava alto tra le menti tormentate dei fratelli di blues. Ritrovo alla Festa dell’Unità provinciale di Regium Lepidi, cena al ristorante ADRIATICO, caffè corretto offerto da Riff, capatina alla bancarella dei cd e degli LP, salto in libreria e assemblea in uno stand deserto dopo uno dei soliti incontri politici.

Illuminati del blues 31-8-2013: da sx a dx: Biccio, Picca, Mixi, Tim, Riff, Francesco, Lorenzo Stevens

Illuminati del blues 31-8-2013: da sx a dx: Biccio, Picca, Mixi, Tim, Riff, Francesco, Lorenzo Stevens

Si erano toccati temi importanti quali “l’impatto dell’immigrazione sulle nostre città” e dell’incredulità nel vedere che nessuno della sinistra (area politica di cui più o meno facciamo parte quasi tutti) ponga la questione, lasciando che le sole lega e destra dialoghino con le pance degli italiani. Senza perdere la tenerezza e i valori universali insiti nell’uomo occorre trovare (o almeno provare) qualche soluzione: i modenesi ormai non frequentano più Modena, i reggiani fanno lo stesso con Reggio. Le minoranze etniche che si spartiscono i luoghi di aggregazione cittadini poi si odiano a morte. Io nostri sindaci, pur essendo buoni diavoli, non possono continuare a parlare in termini trionfalistici del successo dell’integrazione nelle nostre città. Zio can, mo dove?

La inesauribile verve di Picca aveva reso comunque la discussione piacevolissima e divertente. In my book, the Pike is the fucking number one.

Un’ultima nota, molto positiva: la Festa provinciale dell’Unità di Reggio Emilia sabato sera era imballata di gente. La fila per entrare al ristorante Adriatico era di parecchi metri fino alle 22,30 passate. Suonava Max Gazzè, quindi non si può nemmeno dire che si fosse riempita perché che so, suonavano i Pink Floyd, Zucchero, Vasco o Liga. Che una sera ogni tanto la gente rinunci a star davanti alle televisioni è un buon segno.

Lunedì sera accompagno la groupie a Flumen Baniolus: c’è la fiera del paese che prevede una sfilata di moda a cui partecipa Lapatty sorella della groupie, o meglio i capi del suo negozio di intimo. Alcune modelle sfileranno al ritmo di un cd che ha preparato la groupie, così andiamo a vedere l’effetto che fa. La cosa che mi sorprende maggiormente è l’aria dimessa della fiera. Non riesco a crederci: BAGNOLO è un paese di circa 10.000 abitanti e chiamano fiera sei bancarelle sei appoggiate sulla via principale. Più che in Emilia sembra di essere a Sarajevo durante i black out dovuti alla guerra di Bosnia. E dire che davanti al palco dove si svolge la sfilata la gente è accorsa numerosa, c’è un’evidente voglia di star fuori, di aggregazione; ma bastava voltare lo sguardo per accorgerrsi che si trattava di una delle fiere più lofi che io avessi mai visto. Al confronto la country fair di luglio a Nonantola sembra il Festival di Knebworth del 1979 (la serata del 4 agosto) …

In attesa che arrivi il turno della sfilata della sorella della groupie, faccio un giro per Bagnolo: davanti ad un bar con uno spazio all’aperto si esibisce un gruppo musicale, trattasi di gente di una certa età alle prese con una qualcosa di indefinibile. Scarsa tecnica, terrore del palco, nessuno in grado di comunicare qualcosa. Un ragazza (probabilmente la moglie) si avvicina al palco e scatta una foto al tastierista cantante. Una tristezza infinita. Dico alla groupie: “Se dovessi finire così ti autorizzo a sparami un colpo in testa”.

Tra una sfilata e l’altra un paio di conduttori cercano di riempire i tempi morti improvvisando chiacchierate in dialetto reggiano stretto. Presentano poi un tributo a SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI, ed è qui che va in scena l’incredibile: un gruppo di anziani entra sul palco sulle musiche del celebre film/musical, vestiti in stile country ma anni ottanta, iniziano a muoversi goffamente cercando di portare a casa qualche passo di danza accettabile, senza riuscirci. Sono basito. Mi chiedo che ci faccio lì, il gap nel mio confronto interno tra Modena e Reggio aumenta.

Anziani in ordine sparso che s'imbalzano sulle note di SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI - foto di Saurit

Anziani in ordine sparso che s’imbalzano sulle note di SETTE SPOSE PER SETTE FRATELLI – foto di Saurit

Finalmente la sfilata de Lapatty: sulle note di WUTHERING HEIGHTS entrano le prime modelle e via via tutte le altre muovendosi timidamente sulle musiche scelte dalla groupie: ELO, GERRY RAFFERTY, ALAN PARSON. Quando parte CARPET OF THE SUN dei RENAISSANCE guardo la groupie sorridere sorniona e compiaciuta, e mi chiedo se qualcuno lì intorno sa chi cazzo erano i RENAISSANCE. Chiusura sulle note di ROCKET MAN di ELTON JOHN. Gli unici 15 minuti di buona musica sono quelli offerti dalle sorelle TERENCESON. Brave ragazze.

Sfilata del negozio "Momenti"

Sfilata del negozio “Momenti”

In macchina, tornando a tarda sera vero Borgo Massenzio, io e la groupie non riusciamo a trovare una stazione che trasmetta musica decente. Oltre alle immondezze musicali trasmesse dalle radio commerciali, anche le stazioni più serie non trasmettono nulla di buono…solo quel pseudo rock moderno che piace a chi non piace la musica. Sfiniti ci appoggiamo su RADIO CAPITAL che passa un pezzo dei METALLICA. Arrivati in cortile spengo la macchina, devo pulirmi le orecchie da quel pattume sonoro…inserisco THE SOUTHERN HARMONY dei BLACK CROWES…parte l’intro di THORN IN MY PRIDE…quelle chitarre e quell’organo mi riportano l’equilibrio…la groupie si mette a suonare l’air bass, io faccio finta di essere RICH ROBINSON, mentre la notte scende profonda sulla campagna nera…

Al mattino ho ancora l’animo non sistemato, me ne accorgo dai cd da sentire in macchina che scelgo: CLASH e RAMONES. WHITE RIOT mi veste bene stamattina ma ascoltare i CLASH col batterista lofi è difficile, così opto per quelli col grande TOPPER HEADON…I FOUGHT THE LAW e così sia.

La sera sono al GRANDEMILIA, e abituato come sono a fare la spesa all’ARIOSTO di Reggio, mi pare di essere su di un altro pianeta: Modena I love you. Mentre torno alla domus saurea sono prigioniero della contrapposizione MO-RE. Il richiamo delle radici contro il senso d’appartenenza alla terra su cui sono nato. Bel dubbio amletico.

Stamattina, in giro per Stonecity con ancora quelle nubi nel cervello, mi rivolto nei pensieri; poi d’un tratto mi chiedo perché mi faccio di questi problemi…e capisco tutto: mi infilo i Ray Ban, spingo i FOREGNEIR nel car stereo, alzo il volume e – dopo aver comprato l’ultimo CLASSIC ROCK UK e il suo spin off BLUES (con MUDDY WATERS in copertina) – rollo lungo le freeway del distretto ceramico che è un piacere. Oh yeah, baby!

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