Loredana Bertè live al Festival Dell’Unità, Reggio Emilia, Campovolo 6 settembre 2013 – TTTTT

8 Set

Festa dell’Unità provinciale di Reggio Emilia, Campo Volo, arena spettacoli, biglietto 10 euro: il ritorno di quella gran figa di LOREDANA BERTE’. Finalmente FestaReggio si decide a chiamare un/un’artista che non sia estratta a caso dall’insopportabile rock alternativo italiano e vivappage un/un’artista che non prenda le distanze dalle colorazioni politiche dell’organizzatore (vedi le dichiarazioni del rapper Moreno) (chiii???).

Ero molto curioso, e con me lo era la groupie: non posso dire di essere sempre stato un fan della BERTE’, ma pur nei momenti di massima Rockitudine, di esasperata ortodossia Rock, LOREDANA BERTE’ mi è sempre piaciuta. Quella musica che stava tra facile ascolto, canzone d’autore e strizzate d’occhio al Rock, quella sua verve sempre un po’ sopra le righe, la sua voce sincera e decisamente vicina alle corde che cantavano la mia musica, quell’aria sempre un po’ disperata di chi vive le la vita con tutta se stessa… beh non potevano che irretire facilmente un’ometto di blues come me.

Loredana Bertè

E ora eccola lì, sul palco, minigonna cortissima, un po’ in carne, un po’ trasformata, 63enne d’assalto. La band è pronta, ma lei è indaffarata a cercare qualcosa in una borsa  che ha davanti alla batteria, ci mostra il di dietro senza troppe riverenze. Inizia a cantare e dopo un po’ va da tecnico del mixer di palco a dire che c’è qualcosa che non va. Mi piace questo atteggiamento, questi modi semplici e diretti. La voce mi pare che regga bene, anche se risentirla oggi sui clip di youtube, senza il pathos della situazione live e di un impianto come si deve, sembra meno ” a fuoco”.

Ma vengo al punto senza più giraci intorno: il concerto mi è piaciuto un sacco, LOREDANA BERTE’ è una bomba. Professionale ma senza essere finta, pronta a rischiare, a “buttare” la voce, a pescare nel torbido. Si ha la sensazione che possa succedere di tutto (un po’ come quando vedi giocare l’ex campione nerazzurro MARIO BALOTELLI), ed è questa la sensazione di cui abbiamo bisogno. La band parte un po’ fredda ma poi entra in circolo e porta a casa una prova convincente… dal modo di suonare e dagli strumenti che hanno non è esattamente my cup of tea, ma alla fine supera le aspettative ( e certi arrangiamenti non sono male).

LOREDANA non porta in giro solo il greatest hits, come fanno tante, troppe vecchie glorie (come purtroppo la mia original BAD COMPANY)… certo, i successi ci sono, ma sono equilibrati da canzoni poco conosciute o più recenti. Questo mi piace. Sicuro, mi scaldo soprattutto nelle cose che mi sono famigliari e che mi piacciono (FOLLE CITTA’, JAZZ, TRASLOCANDO, IN ALTO MARE,NON SONO UNA SIGNORA, DEDICATO, versione IVANO FOSSATI 1979), ma ho ascoltato con attenzione anche le cose che non conoscevo. LOREDANA poi ha finito il concerto con COMANDANTE CHE, e in più di un’occasione ha toccato e cantato temi di protesta sociale. Tipetta scomoda la BERTE’.

Special Guest AIDA COOPER che apre il concerto con SIMPLY THE BEST di TINA TURNER , che circa a metà permette a LOREDANA di respirare cantando DONNE di MIA MARTINI e che dove occorre raddoppia la voce di LOREDANA. Buona presenza di pubblico, piuttosto caldo e pronto a lasciare i propri posti a sedere per andare sotto al palco. Incontriamo anche SUTUS, anche lui entusiasta.

FOLLE CITTA’ col riff discendente simile a quello di KASHMIR e con l’arrangiamento rock delle chitarre davvero niente male…

Per me è stato un bel concerto rock, e solo Page sa quanto ne avevo bisogno. Grazie LOREDANA.

8 Risposte to “Loredana Bertè live al Festival Dell’Unità, Reggio Emilia, Campovolo 6 settembre 2013 – TTTTT”

  1. saurafumi 09/09/2013 a 08:33 #

    Cinque T meritate.
    Uno dei concerti più belli che abbia mai visto.
    Un concerto a misura d’uomo, che mi ha lasciata piacevolmente sorpresa e ha risvegliato in me un primordiale senso rock.
    Perché è questa l’impressione che mi ha lasciato Loredana Bertè. Mi sono trovata di fronte una persona che a pelle ho sentito subito affine, e soprattutto vera, pura, quella che vedevo era la sua vera essenza. Niente di costruito, niente di programmato, come scrive Tim in ogni momento poteva accadere qualsiasi cosa, dall’andare dal fonico di palco 3 o 4 volte per sistemare il suono che usciva dalla sua spia, all’entrare in scena e mostrare il didietro due minuti buoni per cercare gli occhiali scuri dentro la borsa appoggiata sulla panchina davanti alla batteria.
    Mi sono piaciute le sue canzoni, anche le meno conosciute (alcune per me erano completamente nuove), riviste in chiave più rock che pop dalla band che l’accompagnava.
    Mi è piaciuto il fatto che sia una “compagna”, dichiaratamente di sinistra e contro la chiesa, posizioni che hanno contribuito al suo status di cantante contestata e che contesta.
    Proprio per questo riguardavo ieri sera sia la sua storia che quella della sorella, la compianta Mia Martini, e sgranavo tanto d’occhi mentre leggevo dell’ostracismo perpetuato ai danni di quest’ultima dal cosiddetto “entourage” della musica italiana, i vari Boncompagni, Salvetti, ecc., che accusandola di portare sfortuna, di essere una jettatrice, la fecero cadere in una profonda depressione costringendola al ritiro dalle scene per qualche anno. L’ennesima dimostrazione che fare musica in Italia non è per niente facile, e che vien proprio voglia di fare solo delle cover.
    Pure Loredana non ha avuto vita facile, e proprio per questo l’ho sentita molto vicina, l’altra sera, perché la sua vita tormentata esce nelle sue canzoni, e un pezzo come Luna non può non far venire i brividi. La sua fragilità interiore traspare tutta, eppure la vedi, sul palco, che sembra una qualunque, una di noi, una un po’ pazza, eppure con una grande dignità. Come dice l’autore di questo blog, questo sì che è blues…
    Inoltre sono stata felice di vedere che una buona parte di pubblico, nonostante il richiamo dello speaker al rimanere tutti seduti per permettere a tutti di vedere bene il palco, se ne sia altamente fregato, e appena il concerto è iniziato si siano ammassati tutti sotto al palco ad acclamare Loredana. Un po’ invecchiata, un po’ rifatta, dai tratti molto vissuti, ma pur sempre una gran figa (che gambe!…).
    E se lo merita tutto, il calore del pubblico.
    A mio parere, l’unica vera rocker italiana.

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  2. Adriano Parmigiani 13/09/2013 a 22:41 #

    Io aspettavo questo concerto da tanto tempo. È stata straordinaria, vera come lei è sempre. Ero in terza fila ed anche io sono stato in piedi tutto il tempo a ballare e cantare a squarciagola tutte le canzoni. Tranne coccodrilli bianchi e rap di fine secolo, le altre le conoscevo tutte a memoria. Ho tutti i suoi dischi a partire dal primo Streaking del 1974 e ne sono orgoglioso. Così ho trascorso una serata meravigliosa, come non mi succedeva da tempo. Spero che preso ritorni in zona per poterlo rivedere. Trovarti lei davanti a cantare quelle bellissime canzoni e con quella intensità e’ stato veramente travolgente, terapeutico. Mi ha reso veramente felice. Grazie infinite Loredana.

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  3. Joe 14/09/2013 a 11:46 #

    Un’ ARTISTA VERA,SCOMODA,SANGUIGNA,INTENSA E MAI BANALE!!!

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  4. alexdoc 14/11/2013 a 00:20 #

    Vagando senza meta per il tuo blog, m’imbatto in questo post in onore di un personaggio che non potevo non commentare. Uno dei pilastri musicali italiani della mia infanzia Ottantiana, insieme al mio primo e insuperato eroe Lucio Dalla (e ai suoi “figliocci” Stadio e Ron), agli allora giovani leoni rampanti o emergenti Vasco, Ivano Fossati, Pino Daniele e Sergio Caputo, e alla Pfm “versione Pop”. Questa era l’ambientazione generale, fatta di gente che sapeva scrivere belle musiche e non “solo” testi interessanti, che conosceva “l’arte di arrangiare” i pezzi, che nel periodo dell’avvento dell’elettronica continuava a circondarsi di ottimi musicisti che facevano realmente “suonare” quei pezzi. che non aveva bisogno di costruirsi un personaggio perchè lo erano anche senza look, ma che faceva un punto di forza della loro normalità (in alcuni casi, vedi lo “zio” Lucio, anche bruttezza) estetica da “everyday people” e che esibiva una “anti-immagine” in tempo del suo culto. E poi ricordo con piacere la giovane Loredana, che fin da bambino vedevo come una superfemmina incommensurabile, come il sesso fatto musica. Ogni sua apparizione in tv era un evento, al contrario di quei cantautori lei univa sostanza e immagine nel migliore dei modi. Ho avuto la fortuna di avere assistito al suo periodo migliore dove non ha sbagliato una canzone (1979-85), che terminò per me con il Sanremo 1986 in cui si presentò con un pezzo mediocre e il famigerato “finto pancione”. Da lì in avanti cominciò una lenta e inesorabile discesa alla ricerca della provocazione e dello scandalo a volte gratuiti e fini a se stessi, roba che capisco in esseri senza talento come Madonna, non a una come lei, che non ne aveva nessun bisogno, anzi il ricorrere a quei mezzi l’ha fatta sembrare spesso una parodia involontaria della superstar che è stata. Tralascio le tristi vicende personali degli ultimi decenni e voglio ricordarla bellissima, grintosissima, sensualissima, come una Tina Turner mediterranea, quando infiammava con la sua presenza i vari Discoring, Popcorn e Festivalbar con le forza della sua voce, della sua aggressiva presenza scenica e delle varie “Dedicato”, “E la luna bussò”, “In alto mare”, “Folle città”, “Ninna nanna”, “Per i tuoi occhi”, “Non sono una signora”, “Il mare d’inverno”, scritte da autori che sapevano valorizzarla al meglio come un Fossati ancora in stato di grazia “pop” (prima di “intellettualizzarsi” fin troppo per i miei gusti), un ancora fresco e credibile Enrico Ruggeri (col fidato “guitar partner” Luigi Schiavone), un Pino Daniele al top della creatività, il semisconosciuto ma fedele Maurizio Piccoli, il suo (fortunato) compagno anche nella vita di allora Mario Lavezzi, sottovalutatissimo compositore arrangiatore produttore, insomma music maker a 360°. Quegli innovativi pezzi a base di funky, reggae, soft rock colpivano come una scossa elettrica fin dalle loro versioni in studio su album, ma dal vivo poi lei era un’autentica forza della natura: ricordo dei live trasmessi in tv che avrebbero fatto risvegliare un morto, con una band incredibile che ricordo a memoria ancora adesso (attualmente ha al suo fianco validi professionisti che fanno il “compitino”, ci si accontenta ma non si gode come con i fenomeni dei primi ’80, lo stesso gruppo dell’Ivano Alberto di quegli anni) e l’insostituibile e indispensabile, oggi più che mai, Aida “Cooper” Castignola, una delle più grandi soulwomen italiane (ed emiliane, nata a Piacenza), presenza discreta quanto preziosa ad aiutarla nei cori e nei momenti più critici e di difficoltà vocale. Per salutarti degnamente con un suo pezzo dal suo vasto repertorio, la scelta è caduta su questo veloce pungente e tirato rn’r tratto dall’album “Jazz” (1983) prodotto egregiamente dal genovese di cui sopra, nonchè mai ristampato in cd dunque a suo modo inedito e raro, niente di meglio per epoca e titolo, mi piace idealmente dedicarla all’omonimo nume tutelare del tuo blog. Senza forse, l’unica vera grande inimitabile donna rock italiana, da annientare tutte le presunte concorrenti e colleghe. Enjoy! http://www.youtube.com/watch?v=bUewtuT3lhc

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    • Lorenzo Stefani 14/11/2013 a 02:56 #

      Grande Alex, condivido praticamente tutto quello che hai scritto. Anch’io ricordo con un bel po’ di nostalgia la Loredana Bertè di un tempo, che mi sembrava perfettamente coerente, da un punto di vista estetico, con “Sei bellissima” e aveva una gran voce rock. “Non sono una signora” deve essere stato il primo 45 giri che ho comprato in vita mia (insieme a “Bette Davis Eyes” di Kim Karnes), se ricordo bene per regalarlo ad una compagna delle medie che aveva fatto una festa con tutta la classe. Invece la Loredana degli ultimi anni mi mette tristezza, mi dispiace vederla così appesantita dai farmaci e dalla depressione: pur con tutto il suo brillante passato (o proprio a causa del suo brillante passato) adesso mi ricorda un po’ una Ozzy Osbourne o un Mickey Rourke al femminile, e alla calabrese. La canzone di Loredana che hai linkato è veramente notevole. Ciao!

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  5. timtirelli 15/11/2013 a 15:04 #

    Bella riflessione Alex, condivido quello che scrivi, molti dei nomi che hai citato hanno fatto parte della mia crescita…il primo Caputo, Dalla 77/79, Ron (che vidi dal vivo al vecchio palazzetto dello sport di Modena nel 1980), Vasco 1978/82, Pino Daniele, il Fossati scevro da intellettualizzazioni programmate, e via via tutti gli altri. E poi LOREDANA. Brava, bella, sexy, vera.

    Non condivido solo la chiosa finale di Lorenzo,…sì, ha passato momenti difficili, drammatici, ma l’ho ritrovata, nel concerto in cui parlo nel post, viva e cazzuta (se si può usare questo termine per una donna). Ha 63 anni, folle pensare che incarni ancora l’immagine che abbiamo in testa, il tempo passa, sarà anche un po’ in carne, un po’ particolare, ma non è questo il bello di Loredana?
    Ha ritrovato il carattere per rimettersi in gioco, per spendersi, per ributtarsi nella mischia con una band vera, con uno spettacolo, e diciamolo, rock.
    E poi vi assicuro, che quel paio di gambe, fa ancora girare la testa.

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    • alexdoc 15/11/2013 a 16:50 #

      Se posso trovare una differenza di stile è che adesso lei e la sua band sono, o vogliono essere, compiutamente rock, come giustamente dici tu, mentre negli anni dei suoi pezzi superclassici erano rock, pop e funk/rn’b in dosi uguali, la perfetta miscela di questi tre generi. Prima non l’ho fatto per non allungare ancora di più la scrittura, ne approfitto qui per ricordare la band da paura che accompagnava dal vivo nei primi anni ’80 sia Loredana che Ivano, meritano una menzione speciale per me che fin da bambino mi sono sempre interessato a sapere i vari musicisti e non mi sono mai “accontentato” del cantante: Mauro Culotta (chitarre), Beppe Quirici (basso), Gilberto Martellieri (tastiere), Marvin Johnson (batteria), Claudio Pascoli (fiati) e naturalmente Aida Cooper (cori). Un gruppo fantastico, senza punti deboli, la miglior “backing band” di un artista italiano “pop” di quegli anni insieme con la formazione originale degli Stadio e con la “superbanda” di Pino Daniele: Tullio De Piscopo, James Senese, Rino Zurzolo, Joe Amoroso, Tony Esposito, ognuno di loro sembrava che stesse facendo l’amore col proprio strumento, la più bella definizione pratica che si possa dare della parola “groove”.

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  6. timtirelli 15/11/2013 a 17:31 #

    Alex, mi piace che tu stia così attento alle band e dunque ai vari musicisti…fossero tutti come te!!! Sì, oggi il suo gruppo si appoggia al rock, se non altro nella forma… ma è comprensibile i tempi sono cambiati, i pezzi recenti di Loredana sono più attenti all’aspetto “contenutistico”, ma naturalmente sono le canzoni del periodo magico ad essere bellissime.

    Che band quella di PINO DANIELE, venne a Modena alla festa dell’Unità della Crocetta nel 1980 (1981?) ed ebbi la fortuna di assistere al concerto. Che tempi.

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