Brian, il growing older blues, i football blues e i rainy days

3 Feb

Brian rincula, accusa il colpo, barcolla…ma non cade. Alle prese da tre anni con l’alzheimer, che in questi ultimi mesi è passato alla fase grave, tiene comunque botta, non cede, resta ancestralmente attaccato alla riva del precipizio, in modo quasi inconsapevole. Qualche settimana fa, in una fase di lucidità, è andato incontro alla depressione, quella però che ti fa capire che è ancora con noi. Più volte per telefono mi diceva, mischiando dialetto reggiano e italiano”Ah, Tim, per me ormai l’è finida”. Se non ero troppo teso riuscivo a dirgli “ma no, Brian, dai, farai come tua nonna, andrai avanti fino a 96 anni”, ma dopo la ventesima telefonata nel giro di un paio d’ore non riuscivo a trattenere il “va beh, è così, e di chi è la colpa, mia?” al che lui, lucidamente, rispondeva “Ah, no, è la natura!”.

Allora mi scioglievo e cercavo di sforzarmi di capire questo vecchio di 84 anni, che oltre a sentirsi confuso, ad annoiarsi, ad aver bisogno di qualcuno per fare qualsiasi cosa, e a non riconoscere più nessuno, deve gestire anche la lucidità che lo porta a riflettere sul fatto che è nelle ultime fasi della sua vita. Mi chiedo come mi sentirò io alla sua età, se mai ci arriverò (e chissà in quali condizioni poi).

L’altra sera l’ho accompagnato all’appuntamento semestrale con la geriatra specializzata in anziani con disturbi cognitivi. Subito Brian non voleva andare alla visita, non ne capiva il motivo. Poi, una volta uscita la dottoressa dall’ambulatorio per chiamarlo, ha sfoderato tutto il suo bon ton.

Nei primi venti minuti la visita consiste in un tête-à-tête tra il paziente e la dottoressa, senza parenti…io ero lì, nella sala d’aspetto, nel vecchio ed ex ospedale Estense di Mutina, riconvertito a polo ambulatoriale. Sentivo la dottoressa dirgli: “ripeta dopo di me: casa, pane, gatto”… oppure “quanto fa 100×7?” e io pensavo al povero Brian in difficoltà. Osservavo la porta dell’ambulatorio, con i relativi cartelli per gli utenti scritti con font diversi. Mi soffermavo soprattutto sul foglio indicante il nome dell’ambulatorio e il nome della dottoressa posto, con nastrate di scotch alla buona,  dove un tempo doveva esserci un porta targa vero e proprio. Ebbene, lo sfondo del cartello era di un rosso pesante e la scritta in nero. Ora, oltre al fastidioso accostamento cromatico dell’aspetto calcistico, le scritte erano poco leggibili. Ma perché, mi chiedo, perché?

Geriatrics out-patients department at Mutina ex Estense Hospita (foto di TT)

Geriatrics out-patients department at Mutina ex Estense Hospita (foto di TT)

Una volta entrato  constato con la dottoressa di come mio padre sia una sorta di caso clinico positivo, di come i medicinali di contrasto all’alzheimer su di lui facciano effetto e di come il suo sia un lento, seppur inesorabile, planare. Che poi abbia ancora il riflesso incondizionato di chiamarmi al telefono, e di farlo da solo, è una cosa davvero straordinaria. La dottoressa ci chiede il permesso di citare l’esempio di mio padre nei seminari a cui parteciperà. Naturalmente diamo l’ok. Riassumendo, la fase grave è conclamata ma non ci sono peggioramenti se non, appunto, il lento scivolare, fisiologico, verso l’abisso. Brian percepisce che la visita è andata bene, o forse è una mia impressione, ma essere in giro con i suoi figli, vedere gente, è una panacea.

Mentre torno a Borgo Massenzio, ascolto bootleg del 1984 degli WHITESNAKE a Spokane…

Whitesnake Spkane 1984 bootleg artwork

e quindi a Mosca nel 1997 con TONY FRANKLIN al basso…

Sabato mattina, same old blues: sveglia alle 7, spesa per Brian al Conad del NewTower a Mutina, quindi lavaggio e vestizione di Tirelli senior. Pure stavolta mi lascio andare ad istinti irrefrenabili: perdo la pazienza e vomito addosso al povero Brian tutta una serie di riflessioni negative sul nostro rapporto, gli rinfaccio l’inverosimile, lui reagisce spaurito, anzi dapprima tenta una reazione determinata e logica, ma poi soccombe sotto al mio fuoco incrociato. Bella personcina che sono, prendere a male parole un vecchio confuso….ma è più forte di me, non riesco a contenermi. Una volta però svuotata la bile, riprendo il rapporto affettuoso di parte di questi ultimi anni. Lo vesto (tono su tono of course) in modo giovanile, gli asciugo i capelli, lo accarezzo, gli do un bacio e riporto il nostro rapporto sui giusti binari. Brian rinasce, sorride, ride, parla. Andiamo a far colazione da Chen il cinese, lì al bar del NewTower, il quale in realtà si chiama con un nome il cui suono (per l’orecchio di un europeo) è uan. Come si scriverà? Wan, Uan, One? Uno dei clienti fa lo spiritoso: “Ciao Uan Tu Tri (One Two Three insomma)”. Uan-Chen ci vede e viene a salutare: “Ciao Linno, ciao Steffano”, “ciao Uanno”. Poi aggiunge “Forza Italia!” e io di cortesia “Forza Cina”. Ma poi mi affretto a concludere: “Non intenderai mica Berluskoni, vero? An t’azarder menga Uan!”.  Obi Wan “Chenobi” scoppia in una di quelle risate un po’ isteriche tipiche degli asiatici e torna al banco.

Il cielo è grigio, ci fossero 7 gradi in meno sarebbe un tempo da neve, così guardano in the sky inizio la litania “fiocca, fiocca”, Brian mi fa il verso ma alla sua maniera “gnocca, gnocca!”, non è elegante ridere delle difficoltà di un vecchio (con o senza l’alzheimer), ma trovo la cosa molto spassosa. Andiamo a prendere i giornali e poco distante dall’edicola dico “dai Brian mettiti in posa che ti faccio un foto”…

Brian enjoys the saturday morning (foto di TT)

Brian enjoys the saturday morning (foto di TT)

Domenica mattina: di nuovo da Brian. Pranzo e poi caffè da Lasimo a Ninentlyland, e’ stata la mia compagna per 13 anni e più, ma Brian non la riconosce e la chiama “signora”. Lasimo però lo tratta con molto affetto e lui gode di tutte quelle attenzioni. Di nuovo da Brian. Suono la chitarra, e lui mi fa “L’è na bèla sodisfasiòn vèder che te et soun (è una bella soddisfazione vedere che sai suonare)”. Alle 18 lo lascio, ho chiesto il cambio alla signora che ci dà una mano, alle 18,45 c’è il debutto Tv della groupie (more later) e non posso perdermelo.

Arriva poi il momento temuto: la partita J**E – INTER. Risultato finale 3 – 1. L’Inter è l’Inter sono negli ultimi venti minuti dove mette sotto l’odiata armata bianconera, ma nei rimanenti settanta tentenna, singhiozza, latita. Precipito in un burrone di disperazione. Dopo il 3 a 0 spengo la tele, la voglia è quella di scendere in strada e picchiare qualcuno, invece mi mangio un kinder e  accarezzo Palmiro…

il gatto Palmiro (foto di TT)

il gatto Palmiro (foto di TT)

A fine gara chatto su facebook con Picca, Lorri, Fabio e Wilko (e con l’intruso Liso, milanista). Picca e Wilko puntano sull’autoironia, io invece affondo in modo serioso, cercando invano un appiglio andando talvolta sopra le righe. Per me l’Inter è una faccenda seria, e perdere con la J**e  è un dolore profondo, totale, disperato. La notte infatti la passo male, mi sveglio alle 3 e da allora fino alle 6 mi sveglio ogni 15/20 minuti. Alle 6 suona la sveglia: devo accompagnare Brian ad un esame del sangue. Scendo…sono le 6,30 di un lunedì mattina, c’è ancora buio, piove e ieri sera l’Inter ha perso con la Juve. Per rendere la mattina ancor più leggera nel car stereo gira STANZE DI VITA QUOTIDIANA, l’album del 1974 di GUCCINI.

Prelievo a Mutina Medica in Trento Trieste e poi lauta colazione al City Bar. Mi bevo la spremuta mentre leggo la Gazza. Voto all’Inter: 4. Migliore nerazzurro in campo: ROLANDO, voto 6. Là, a sòm a post. Alle 08,15 sono sulla freeway Mutina-Stonecity. Tolgo GUCCINI e metto il bootleg di AL DI MEOLA al Belmont Park nel 1980…

Al Di Meola Belmont Park 23 aug 1980 artwork

…prima GUCCINI, ora un live amatoriale di AL DI MEOLA, di lunedì, in tangenziale, mentre piove…ah!

Bretella Mutina-Stonecity un giorno che piove (foto di TT)

Bretella Mutina-Stonecity un giorno che piove (foto di TT)

… se poi la tangenziale si blocca, il lunedì mattina post J**e-Inter 3-1 diventa perfetto nella sua imperfezione…

Coda sulla bretella Mutina-Stinecity (foto di TT)

Coda sulla bretella Mutina-Stonecity (foto di TT)

Arrivo in ufficio poco prima delle nove, avrei voglia di andare a dormire, ma devo lavorare e allora, con le cuffiette, cerco di trovare un po’ di pace con l’ASMR, Diana Dew naturalmente…

Una Risposta to “Brian, il growing older blues, i football blues e i rainy days”

  1. gery 03/02/2014 a 13:16 #

    Quando leggo queste cose su Brian, non posso non pensare ai miei nonni. Gli somigliavano anche fisicamente. Io credo che quando si diventa anziani si finisce per assomigliarsi un po’ tutti. Nasciamo che siamo tutti simili d’aspetto, ci si diversifica quando si cresce. La vecchiaia per me è un ritorno a quello stadio di “un po’ tutti simili”. Ovviamente questa è una mia riflessione.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: