PAUL RODGERS “The Royal Sessions” (Pie Records 2013) – TTT

19 Mar

Un sei stiracchiato a questo album di classici rhythm and blues e soul di PAUL RODGERS. Sì perché è un compitino ordinato, senza sbavature ma anche senza nerbo, o meglio PAUL e i musicisti credono di avercelo messo il nerbo, ma non è così. Nessuna scossa, nessun movimento che ti metta sull’altolà, nessun cantato-assolo-performance che ti faccia sobbalzare. Un disco di cui nessuno sentiva la necessità tranne RODGERS stesso, sempre voglioso di proclamare il suo amore per OTIS REDDING e simili.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Front

La scelta di alcuni pezzi non è affatto male … I THANK YOU, CAN’T STAND THE RAIN ad esempio, mi chiedo però se BORN UNDER A BAD SIGN fosse necessaria… non se ne può più, ci mancava solo che avesse fatto MUSTANG SALLY ed eravamo a posto. Aggiungiamo  poi che la copertina è davvero lofi. Credo di capire la difficoltà che incontrano le grandi vecchie rockstar di questo tipo, se fanno dischi di materiale proprio nessuno li considera così cercano vie alternative come i dischi di cover o di rifacimenti di vecchi loro classici. In ogni modo son dischi che nessuno compra. Guardate me ad esempio, sono un fan in senso strettissimo di FREE, BAD COMPANY, FIRM e THE LAW, RODGERS è una delle figure centrali della mia vita eppure mi son ridotto a cercare quest’album solo adesso (e di malavoglia), ad ascoltarlo un paio di volte e a riporlo nello scaffale per non prenderlo mai più in mano.

Paul Rodgers - The Royal Sessions - Back

Il fatto è che queste cose non (ci) interessano più, che questi grandi artisti hanno dato il meglio di sé decenni fa, che alziamo la testa solo se per un momento ci regalano l’illusione di farci rivivere le sensazioni provate da giovinetti. E allora bisognerebbe evitare di pubblicare album neutri, magari portare in giro (almeno fino a quando l’aggettivo dignitoso si accompagna alla cosa) vecchi brand tipo BAD COMPANY (e magari FIRM!!!) e regalare un sorriso ai quarantenni/cinquantenni/sessantenni di oggi che allora erano i fan scatenati, e poi magari ritirarsi con eleganza. Già, ma è facile dirlo guardando la cosa da questa angolazione, quando se per quarantacinque anni non hai fatto altro che la rockstar, smettere deve essere impossibile.

7 Risposte to “PAUL RODGERS “The Royal Sessions” (Pie Records 2013) – TTT”

  1. Baccio 19/03/2014 a 18:29 #

    Bisogna dire che Paul, quando si presenta con canotta bianca e collane varie, fa la figura del tamarro che manco al Grande Fratello 1!
    Ma si sa poi perchè non ha dato il permesso per il doppio CD della Bad Company Live at Albuquerque 1976? Non abbiamo speranze che venga un giorno ripubblicato?

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    • timtirelli 21/03/2014 a 12:04 #

      Baccio che vuoi che ti dica, credo che RODGERS e la ATLANTIC si siano incazzati perché Ralphs non può permettersi di decidere di far pubblicare in sordina da una etichetta piccola e senza mezzi un concerto della BAD COMPANY dei tempi d’oro. Pur in tempi difficilissimi per il mondo discografico (e non) come questi un live ufficiale della original BAD COMPANY periodo 74/79 è una faccenda di una certa rilevanza. Io ad ogni modo me lo sono procurato. Check the email.

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  2. picca 19/03/2014 a 22:33 #

    Capperi! La scritta AAD sul retro del CD. Un vezzo per sottolineare la fonte analogica, immagino.

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  3. alexdoc 20/03/2014 a 01:11 #

    Ho provato le tue stesse sensazioni per quest’album, e mi ha molto meravigliato che sia stato accolto benissimo da persone che solitamente snobbano Rodgers. Oggi preferisco riascoltare i Free, magari dal vivo, in memoria di “Koss” Kossoff, a 38 anni dalla sua scomparsa (qualche mese dopo sarei nato io).

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  4. mikebravo 20/03/2014 a 07:59 #

    E’ chiaro che una voce come quella di Rodgers continuera’ a cantare.
    In fondo dei cantanti di rock hard-blues degli anni settanta, Gillan si
    esibisce coi Deep Purple, Coverdale ogni tanto riappare, Hughes ha
    fatto qualcosa di buono,Tyler fa qualcosa……insomma qualcuno puo’
    vivere di rendita in senso materiale, qualcun’altro fa disco o tournée
    per pagare le tasse o rimpinguare il conto.
    E’ difficile mantenere buono il livello artistico e non perdere il feeling
    o il senso delle cose per non cadere nel ridicolo o patetico.
    Insomma i grandi vocalist degli anni andati tirano a campare ripetendo
    un po’ se’ stessi e contando sula fedelta’ dei vecchi fans.
    E’ chiaro che nel panorama attuale di vocalist 60/70 enni, Robert Plant
    é una mosca bianca per il suo percorso post-zeppelin di ottimo livello
    ed ancora non finito.

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  5. lucatod 20/03/2014 a 14:51 #

    Non riesco a capire la necessità di pubblicare dischi del genere , poveri artisticamente e commercialmente deboli , al contrario , i tour e la riedizione di vecchio materiale , sono portati avanti ovviamente per scopi di lucro . Un ex Pink Floyd , magari fa un tour per sfizio , gli Stones lo fanno (ora forse non più) per ingaggi stratosferici , poi ci sono gloriosi nomi del passato che nel frattempo si sono trovati col culo per terra o un catalogo che non fa più faville , e quindi l’esigenza di continuare nonostante tutto .
    Artisticamente queste leggende hanno già dato……………..

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  6. Fausto "Tom" Tomelleri 21/03/2014 a 13:37 #

    “anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri…..” (U.Foscolo, I Sepolcri 1806)
    Purtroppo in questo campo siamo alla canna del gas e con il culo per terra, ma mi ripeto, per questa gente è finito tutto qualche millennio fa, ma si sa, la speranza non muore mai! Animo gente la Pasqua è vicina, prima o dopo qualcuno risorgerà per davvero!Ciao Tom

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