METAL SHOCK n.40 febbraio 1989 (Michael Schenker)

29 Dic

Schenker è un chitarrista che negli UFO mi è piaciuto moltissimo… ritmiche forse troppo geometriche e teutoniche, ma un solismo stupefacente. Nel febbraio 1989 su METAL SHOCKA venne pubblicato un mio articolo su di lui. Nella prima parte del pezzo non risulta chiaro il parallelismo tra lui e BLACKMORE che feci, probabilmente durante la ribattitura in redazione a Roma qualcuno si perse qualche riga. Anyway, questo è quanto scrissi.

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METAL SHOCK N 40

metal shock n 40

4 Risposte to “METAL SHOCK n.40 febbraio 1989 (Michael Schenker)”

  1. alexdoc 29/12/2014 a 13:14 #

    Io ho sempre considerato gli UFO con Michael 1974-79 (una delle mie formazioni preferite) come i migliori continuatori della filosofia musicale dei Deep Purple “Mark II”, e Schenker l’unico sulla terra degno di essere paragonato a Blackmore, ingiustamente ritenuto da molti un suo emulo (forse per l’età, 10 anni di meno) mentre in realtà i due stili si sviluppano in parallelo.

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  2. Alberto 31/12/2014 a 11:51 #

    Tim, mai pensato ad una Michael Schenker story dall’89 ad oggi?

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  3. Massimo 13/01/2015 a 13:56 #

    Questo me l’ero perso! Michael è il mio chitarrista preferito di sempre. Non mi stanco mai di ascoltare le sue note, il suo tocco agile sul manico della sua monotematica Flying V.
    L’articolo è meritevole, concordo anch’io che il periodo con Bonnet merita di scivolare via senza menzioni particolari, e anche gli album con Mcauley, pur avendo finalmente un cantante degno, sono troppo abbottonati nel voler essere americani.
    Aggiungo solo due nomi, in caso fossero sfuggiti ai più.

    -The Unforgiven: disco molto meritevole del 99, con Kelly Keeling, grandissima voce dei Baton Rouge, qui in una veste più blueseggiante, notturna, malinconica, che gli calza a pennello. Le canzoni non sono tutte una bomba, ma nel complesso è buono. Forti influenze del Black Album, col solito suono di più hard Vintage di MIchael e riffing più articolati del solito , vagamente progeggianti.

    – Written in the Sand: qui il cantante è più anonimo (non ho voglia di andarmi a cercare il nome), ma gradevole, pulito, lontano da ciofeche come Barden. Il songriting diventa ancora più “cerebrale” (non è Nicolò Fabi eh, sempre Hard Rock), suono ancora più pulito, arrangiamenti più raffinati, ma tutto dosato da uno squisito gusto pop. In questo disco MIchael compone un’altra delle sue celebri strumentali al fulmicotone: Essenz.
    consigliato!

    P.S. a mio parere il parallelo con Blackmore è giusto fino a un certo punto. in B. l’influenza barocca è molto molto forte e il suo tocco stesso è più lento, pesante, legnoso quasi.. MIchael è molto più agile, veloce, e anche le linee melodiche sono neoclassiche solo limitatamente. Io lo paragono più a Jeff Beck, a Page sicuramente, ma sopratutto a Rory Gallagher, che lui stesso cita come sua grande influenza.

    un saluto

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  4. timtirelli 13/01/2015 a 16:36 #

    Massimo, come sempre grazie del commento. Mi fa molto piacere che tu sia uno Schenkeriano, ho amato e amo molto Michael. Non ho capito se la tua sia una svista nel commento, se hai male interpretato l’articolo o se lo pensi davvero, ma a me l’album di SCHENKER con BONNET piace M O L T I S S I M O!

    Per quanto concerne il paragone con BLACKMORE, probabilmente hai ragione, i due sono meno legati di quel che sembra…porta pazienza, è un articolo di 25 anni, ero di certo meno experienced, Il fatto è che non sembra esserci molto blues nelle dita di Schenker e i nomi tipo GALLAGHER e PAGE allora sembravano meno probabili.

    Comunque di chitarristi (HARD) ROCK col gusto di MICHAEL SCHENKER ce ne sono pochi, questo è sicuro. Let it roll!

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