Archivio | dicembre, 2014

Back on the borderline one more time …

11 Dic

Non avevo mai partecipato ad un birthday party at the home for the aged e dopo averlo fatto devo dire che non è niente male. Raggruppano tutti i compleanni degli ospiti nati in un tal mese in una unica data e quindi si dà il via alle danze. C’è anche il vecchio Brian in mezzo ai festeggiati, ne fa 85. Ci si ritrova tutti nel salone principale, con i cinque o sei protagonisti – accompagnati dai famigliari – in prima fila; c’è un tal Giorgio con la fisarmonica che propone canti popolari, qualche valzer, un paio di arie e così via. A turno tutti cantano e alcuni ballano spronati dal direttore, dalla animatrice e dalle operatrici. Anche Brian viene messo in mezzo, e mentre lo guardo tutto sorridente intento ad accennare a qualche semplice passo di danza, mi commuovo. Mia sorella è più attiva, io me ne sto in un angolo e osservo. Brian ogni tanto guarda verso di me e mi strizza l’occhio. Non è poi così difficile adeguarsi, credevo fosse più difficile, e alla fine mi dico che forse potrei  fare anche io il lavoro che stanno facendo le operatrici. Arriva il momento del rinfresco: torte, dolcetti, bibite a cui segue la consegna dei regali. Niente da dire, alla House Of The Rising Sun(down) fanno le cose per bene.

Penso spesso a Brian, là nell’albergo per anziani in cui vive ora, spero sia, non dico felice, ma tutto sommato non troppo spaesato. Il tempo atmosferico non aiuta ad elaborare questo passo che abbiamo dovuto affrontare, il grigiore del novembre inoltrato schiaccia un po’ verso il basso, col whiter shade of pale di dicembre andrà un po’ meglio, ma il solstizio d’inverno si avvicina e le turbolenze dell’animo sono assicurate.

Mentre cerco di attraversare questo periodo, faccio pranzi di lavoro con Mixi a Pavullo, là lontano oltre le colline, e vado a vedere gli STICKY FINGERS LIMITED di Lorenz e Jaypee allo Stones Cafè in occasione della presentazione del loro album, sono in (cattiva) compagnia della groupie, di Lele e di Pol. Siamo in prima fila e col sorriso sulle labbra osservo l’amico Jaypee al basso e il mio fratellino hard-rock-blues alla solista e alla voce. Non che avessi dubbi, ma quello a cui sto assistendo è uno spettacolo di high voltage rock and roll.

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Sticky Fingers Limited -Stones Cafè nov 2014 (foto TT)

Ci sono poi dei venerdì sera passati con Picca, facciamo finta di parlare di musica per misurare noi stessi in queste vaste profondità siderali. Un cinegiappo e poi una delle cose che ci diverte di più: guardare improbabili video bootleg. Questa sera è la volta della original BAD COMPANY live nel 1999 in occasione della prima reunion. Apre una house band (col grande Liberty DeVittoalla batteria) che accompagna RICK DERRINGER ed EDGAR WINTER. Per ROCK AND ROLL FANTASY si unisce al gruppo di MICK RALPHS anche GARY ROSSINGTON. Segue il “the making of” del video di LIVE IN PEACE dei FIRM. Mezzore intere passate a guardare PAGE e RODGERS fermi ad un tavolino mentre mangiucchiano qualcosa tra una ripresa e l’altra. Roba per depravati insomma, roba che posso fare solo con Picca (e forse con qualche altro fratello di blog)

 La groupie è chiamata a gareggiare con i professionisti dei kartodromi (va a finire che si darà al professionismo) così io passo le domeniche mattina in compagnia delle mie Gibson cercando inutilmente di fare il verso a Jimmy Poige. Ogni volta che ti metti lì a “tirare giù un assolo” capisci la sua grandezza, oltre all’ottima tecnica (parlo del periodo 1969-73) il livello di emotività è quasi sempre altissimo, la scelta delle note poi, che deve essere inconscia, è il motivo per cui ci tiene tutti lì incollati alla sua musica. Mamma mia, che chitarrista straordinario (che era).

Arriva dicembre, il mese del blues dolce e malinconico. Scruto il cielo per vedere se arriva la neve, la domenica mattina ascolto il rintocco delle campane che va di campagna in campagna, penso a mia madre, a tutti i bei dicembre che abbiamo passato insieme, agli alberi di natale e ai presepi fatti insieme, alle camminate mano nella mano fatte da bambino per andare alla messa della mezzanotte in abbazia sotto le luci fioche dei lampioni e con la neve che scendeva lieve. Ripenso alla mattina del 25, tutti sul letto suo e di Brian ad aprire i regali, penso ai tortelli dolci che preparava.

Penso anche che mi sento di nuovo sul confine, bloccato, fermo, senza l’energia necessaria per scegliere un sentiero … che sia questo il fine ultimo della mia anima, il restare adagiato sul confine a contemplare le stelle?

Back in my home town
The old place is still the same
But time can cast a spell over something
You can’t go back again

Back on the borderline one more time

 Per cercare di fuggire dall’impasse esco con delle fighe e vado allo STONES’ WALL di Florianus Mutinensis…

Stones' Wall- Florianus Mutinensis  (foto TT)

Stones’ Wall- Florianus Mutinensis (foto TT)

… guardo la quarta stagione di HOMELAND (che è strabiliante) …

Homeland Season 4

Homeland Season 4

… ipotizzo un viaggio ai Caraibi.

Una sera faccio un salto al GrandEmilia, la coop più grande della regione, osservo il ceiling (il soffitto insomma) del centro commerciale iper adobbato per le feste ormai prossime, non riesco a non farmi irretire…

Grandemilia ceiling  dicembre 2014 (foto di TT)

Grandemilia ceiling dicembre 2014 (foto di TT)

Al sabato dopo essere stato a trovare Brian torno alla domus saurea. Già dal cortile sento che la groupie sta suonando il basso, cerca di  seguire un pezzo degli YES che esce dallo stereo. Entro e la spio, è tutta intenta a tirar giù una delle solite parti di basso impossibili di CHRIS SQUIRE … mah, povero me, una donna un po’ più normale no, eh?

Errore
Questo video non esiste

Dicembre mese di bilanci, mi viene in mente la frase di March che appare in una delle nostre canzoni “e se guardo al passato non lo vedo migliorato” .. come sempre sono incline al rimpianto, alla malinconia, alla nostalgia; mi basta un nonnulla per sospirare, seppur adulto mi sento ancora così bambino. Cerco di evitare le mie compilation natalizie, i canti di natale, e tutto quello che mi porta alla deriva. Sto resistendo anche al forte impulso di mettere su WORKS VOLUME 1 degli ELP … in macchina mi sparo BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR’S EDGE degli AC/DC, addirittura DR FEELGOOD dei MOTLEY CRÜE, ma sebbene faccia l’headbanging e di pancia ci dia di hard rock, l’animo si chiude a riccio e risuona di PROKOFIEV (la Troika) e BEETHOVEN (Romanza in Fa maggiore) … d’altra parte sono un uomo di blues…

GQ Jimmy Page interview

10 Dic

Picca mi segnala questa bella intervista fatta dalla rivista GQ al DARK LORD. Chuck Klosterman pone domande interessanti, mai stupide, coraggiose. Il DARK LORD risponde da par suo: deciso, conciso, cazzuto. Alcuni argomenti non li vuole nemmeno stare a discutere, un po’ per privacy un po’ per la demagogia che circonda certe storielle su di lui e i LZ. Lettura molto piacevole.

My friend Picca informs me of this nice GQ magazine interview with the THEDARK LORD. Chuck Klosterman poses interesting and courageous questions.The DARK LORD answers for his part: strong, concise, badass. He does not even want to argue some topics, I guess that’s because of privacy and for the demagogy surrounding certain stories about him and LZ. Very pleasant reading.

http://www.gq.com/moty/2014/jimmy-page-men-of-the-year

JIMMY PAGE GC magazine, decembre 2014 - PHOTO MARCO GOB

JIMMY PAGE GC magazine, decembre 2014 – PHOTO MARCO GOB

METAL SHOCK n.35 dicembre 1988 (Edward Van Valen)

8 Dic

Dicembre 1988, esce METAL SHOCK n.35, su di esso il mio primo articolo apparso su di una testata nazionale; grande soddisfazione se non altro perché la rivista era guidata da TROMBETTI e RIVA, che come ho scritto più volte, erano i miei riferimenti, come d’altra parte lo era anche il soggetto dell’articolo, il grandissimo EDWARD VAN HALEN.

FILE PDF:

METAL SHOCK N. 35

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METAL SHOCK N 35

 

CATTIVA COMPAGNIA WEB SITE

7 Dic

Il mio gruppo, la CATTIVA COMPAGNIA, ha finalmente uno spazio web tutto suo. Niente di speciale, tutto molto basic, ma se non altro ora abbiamo un porticciolo dove chi è interessato può venire ad ormeggiare.

http://www.cattivacompagnia.org/

Cattiva Compagnia live 2014

Cattiva Compagnia live 2014

 

AC/DC “Rock Or Bust” (Columbia 2014) – TTT½

5 Dic

Gli AC/DC sono uno di quei gruppi che godono di una sorta di immunità, non puoi toccarli più di tanto, sono diventati un fenomeno globale, riempiono stadi, travalicano gli impervi passi dell’hard rock. Chiunque oggi può andare ad un concerto degli asidisi, non solo chi è attratto dal rock duro e al gruppo ormai gli si perdona tutto, l’aver fatto dischi davvero brutti, il non aver mai tentato di spostare una virgola dal loro lessico, dal loro incedere, dal loro scrivere.

Come tutti quella della mia età sono stato investito dal ciclone AC/DC ai tempi di BACK IN BLACK. Certo, erano già arrivati gli echi di POWERAGE e HIGHWAY TO HELL, ma fu con BIB che la band ci ipnotizzò e d’altra parte come poteva essere altrimenti? L’album è di una bellezza disarmate: non c’è un pezzo lofi, il gruppo gira che è una meraviglia, il lavoro delle chitarre è terrificante (nella accezione positiva del temine), il 4/4 nudo e crudo ti prende allo stomaco e non ti molla più. Erano anni oscuri quelli, si andava di punk e new wave, ma nelle discoteche rock (qualcuno ricorda il Punto Club di Vignola?) oltre ai SEX PISTOLS, DAMNED, CLASH, JOY DIVISION, DEAD KENNEDYS si mettevano su anche gli AC/DC. Se eri un adolescente o poco più in quegli anni e ti mettevi ad ascoltare BIB non potevi letteralmente rimanere fermo. Poi arrivò FOR THOSE ABOUT TO ROCK (anticipato dalla ristampa di DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP mossa discografica azzardata per non dire folle), aveva un gran singolo ma ad essere onesti poco altro, e l’anno successivo FLICK OF THE SWITCH. Quest’ultimo lo comprai nel giorno d’uscita e forse fu la delusione più cocente di tutta la mia storia di appassionato di musica Rock. Non riuscivo a capacitarmi di come avessero potuto fare un disco così brutto. Continuai comunque a seguire la band che, per quanto mi riguarda, riuscì a risollevarsi solo con BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR EDGE. Nel 1989 entrò nella band il batterista CHRIS SLADE, figura a me cara per via della sua liason con i FIRM, e il live del 1992 AC/DC LIVE è una ottima testimonianza di quel bel periodo.

Intanto il fenomeno AC/DC montava e dal vivo, come accennato all’inizio, iniziarono a richiamare un mare di gente, cosa che in fondo avevano sempre fatto, ma cominciarono a diventare un fenomeno di costume e non solo musicale.

Gli AC/DC parlano alla pancia della gente, nessuna frivolezza intellettuale nella loro musica, ma lo fanno con un candore ed una onestà così sinceri da incantarti. Sicuro, a volte hanno giocato a fare gli AC/DC, ma il più delle volte lo senti che non ti stanno mentendo, che sono esattamente chi mettono in scena. I testi poi sono così diretti, sciocchi, bislacchi da irretirti. Sono così comprensibili da essere incomprensibili, le loro metafore così ineleganti da diventare leganti. Potenza del rock schietto e sincero.

L’atra sera alle prove col gruppo parlavo con LORENZ di ROCK OR BUST, il Rick Derringer di Vignola (grandissimo fan della band) era al primo ascolto e storceva un po’ il naso. Gli dico “Ma Lor, cosa ti aspettavi? Sono 40 anni che fanno dischi, con carriere così lunghe non puoi pretendere di avere ancora cose da dire, però sotto sotto ci sono delle cose carine, soprattutto a livello di riff”.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Passata la prima impressione, scremato il già sentito, il disco si rivela piuttosto vitale, soprattutto a livello di chitarre.

(In Rock we trust it’s) ROCK OR BUST e PLAY BALL aprono il disco in maniera canonica, ROCK THE BLUES AWAY oltre ad avere un titolo che ben si adatta a questo blog, è un bell’esempio di Rock alla AC/DC unito alla melodia. Ci sento dentro lo SPRINGSTEEN di BORN IN THE USA e forse anche un po’ di BRYAN ADAMS e JOHN MELLECAMP.

MISS ADVENTURE riporta il livello verso il basso, soliti luoghi comuni a corrente alternata e continua. DOGS OF WAR inizia con la solista di WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS (versione Joe Cocker col Dark Lord alla chitarra), prosegue con giochetti della sei corde già sentiti mille volte nei dischi della band dei fratelli YOUNG, ma il riff che esplode al minuto 00:37 ti fa alzar la testa. In esso ci sento gli AEROSMITH.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Ancora AEROSMITH (quelli di DONE WITH MIRROR) in GOT SOME ROCK & ROLL THUNDER, mi chiedo se sia io a sentire questi collegamenti o cosa. Ad ogni modo bello stomp.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

HARD TIMES è insignificante. BAPTISM BY FIRE ha di nuovo un riff per nulla scontato. La canzone si sviluppa su binari famigliari. In alcune parti parti ci sento HURTIN’ KIND di ROBERT PLANT. Forse sto impazzendo.

ROCK THE HOUSE ti fa sobbalzare, qui sono i LED ZEPPELIN in persona a fare capolino. Un po’ BLACK DOG un po’ WHOLE LOTTA LOVE. Mi chiedo come farà BRIAN JOHNSON a cantarla dal vivo.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

SWEET CANDY è un altro brano scialbo. EMISSION CONTROL chiude il lavoro e  risalta per il suo riff, anche in questo caso piuttosto interessante.

Un album dunque che non è esattamente pieno di grandi canzoni, ma il lavoro di chitarre, la scrittura dei riff, l’approccio del gruppo lo rendono credibile e lo portano oltre la sufficienza. Magari bisognerebbe riuscire andare oltre lo schema del ritornello cantato con lo stile dei balenieri dell’ottocento, prevedere perlomeno un momento più pacato, lasciare respirare JOHNSON e regalargli qualcosa da cantare in modo normale, ma temo che non ci siano in previsione cambiamenti di rotta del genere. Bello comunque il fatto che alla loro età facciano del Rock che sa ancora graffiare.

La registrazione è molto pompata, segue la regola imperante dettata dai lettori mp3, il livello di distorsione è a un passo.

Artwork di dubbio gusto e mediocre, mai una idea che si discosti dal logo e dagli aspetti kitsch del Rock. Sarà anche questa una operazione marketing voluta e mirata, ma il risultato – per chi ha un minimo di gusto – è assai scadente.

RITAGLI DAL PASSATO: METAL SHOCK N.45 maggio 1989

3 Dic

Maggio 1989, su METAL SHOCK esce un mio articolo su JOHNNY WINTER. Grafica piuttosto basic, foto non certo bellissime, prosa di sicuro non cristallina, ma erano gli anni ottanta …

FILE PDF:

METALSH SHOCK 45 maggio 1989

METALSHOCK 45

BLACK CITIZEN BLUES di Paolo Barone

1 Dic

Da Detroit Polbi ci manda una delle sue storie, questa volta piena di disperazione, di vessazione, di insopportabile arroganza, una storia dove i diritti dell’uomo nero sono terribilmente calpestati, una storia americana, insomma.

Detroit, novembre 2014.

Il mio amico Bill e’ una persona che sa fare un po’ di tutto, e sbarca il lunario aiutando tutti noi del vicinato con le mille piccole incombenze di queste case americane costruite negli anni ’20 e bisognose di continue manutenzioni. E’ un quarantenne afroamericano, sposato con una donna bianca e con tre figli. Parliamo di quello che e’ successo a Ferguson, della difficolta’ di essere parte di una coppia mista e di tante altre cose. A un certo punto Bill mi dice che purtroppo non puo’ votare. Non puo’ farlo da molti anni ormai. Sono sorpreso, e gli chiedo se ha voglia di dirmi qualcosa di piu’. E cosi mi racconta questa incredibile storia. Tutto inizio’ sedici anni fa, quando venne al mondo la sua prima figlia, nata prematuramente e bisognosa quindi di un periodo di supporto medico in una struttura ospedaliera. “Era cosi piccolina che entrava nel palmo della mia mano…” Bill e la sua compagna andarono a trovarla giorno per giorno, per mesi, fin quando un giorno finalmente poterono tornare tutt’e tre a casa. Ma insieme alla bimba c’era anche un foglio di carta dell’ospedale. Diceva che Bill doveva pagare le spese di questo lungo ricovero, ben settantacinquemila dollari, e doveva farlo subito. Ovviamente non aveva una cifra del genere e nemmeno poteva recuperarla in alcun modo, al tempo viveva con la sua compagna a casa dei genitori di lei e lavorava come e quando poteva.

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Provo’ a farlo presente all’amministrazione dell’ospedale ma non sentirono ragioni. Poco dopo fu convocato ufficialmente in un aula di tribunale, dove un giudice zelante gli disse che non solo doveva pagare subito il suo debito, ma che il suo comportamento irresponsabile lo metteva a rischio di essere condannato per non aver supportato le esigenze di sua figlia! Gli davano un paio di mesi di tempo, durante i quali il debito aumentava degli interessi, e poi sarebbe dovuto tornare in tribunale per essere sottoposto a un nuovo giudizio. Disperato, Bill tento’ qualsiasi strada per rimediare almeno parte dei soldi che l’ospedale esigeva. Ma non ci fu nulla da fare, e nella sua seconda convocazione in tribunale venne condannato sia per non aver pagato il conto ospedaliero che per aver negato il “Child Support” a sua figlia. Effetto della condanna, Bill non poteva piu’ avere un lavoro regolare senza che la busta paga venisse direttamente consegnata all’amministrazione dell’ospedale. Ammesso poi che lo potesse trovare un lavoro, avendo una condanna penale in corso. Il passaporto era sospeso, cosi come il diritto di voto. Non solo. Da allora Bill deve trascorrere due mesi in prigione piu’ o meno ogni anno e mezzo. Per sempre, o perlomeno finche’ non paga il debito, diventato ormai di proporzioni mostruose. “ Mi vengono a prendere senza preavviso. Bussano alla porta e io devo mollare tutto e seguirli in galera. Mi mettono le manette ai polsi davanti ai miei figli, mi sbattono in macchina a sirene spiegate e io sparisco per un paio di mesi. In prigione non posso portare assolutamente nulla di personale, nemmeno un giornale, un libro o un calzino. Mi spogliano di tutto, mi danno la divisa arancione e gli unici contatti che riesco ad avere con il mondo esterno sono tramite delle brevi e costosissime telefonate con mia moglie e qualche sua visita. I miei figli preferisco non vederli, non voglio che vengano in questo posto orribile…”

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Come se non bastasse, la situazione puo’ aggravarsi in qualsiasi momento se Bill viene sorpreso a commettere qualsiasi illegalita’, fosse anche solo una multa. Ecco che il mio amico, colpevole di aver avuto una bimba nata prematuramente, non e’ piu’ un cittadino libero. Non puo’ lavorare se non in nero, non puo’ votare, non puo’ lasciare il paese, viene periodicamente incarcerato, e la situazione puo’ peggiorare da un momento all’altro a discrezione del giudice di turno. Da quindici anni a questa parte, Bill non e’ un cittadino americano a tutti gli effetti, ma un esempio vivente di una nuova categoria sociale, uno schiavo del nostro tempo, nato nel paese piu’ ricco del mondo.

Gli chiedo se pensa che il colore della sua pelle abbia un ruolo in tutto questo. “ Are you fuckin’ kidding?! stai scherzando vero?! “ Mi risponde. “Certo che si! Fossi stato bianco una mediazione, una qualche soluzione che almeno mi evitasse la galera si sarebbe trovata, poco ma sicuro.” Si, e’ vero per Bill ed e’ vero anche per il ragazzo di Ferguson, che se fosse stato bianco non sarebbe stato fucilato sul posto per aver rubato una scatola di sigari.

(Paolo Barone ©2014)