Archivio | dicembre, 2014

TT Blog: Analisi del 2014

30 Dic

WordPress come ogni anno mi manda il report relativo all’anno che sta finendo. Lo condivido con voi e nel farlo ne approfitto per augurarvi tutto il meglio per il nuovo anno, che il 2015 sia quello che vorremmo fosse. Che il Dark Lord ci benedica tutti. I love you folks.

 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Il Museo del Louvre riceve 8,5 milioni di visitatori ogni anno. Questo blog è stato visto circa 110.000 volte nel 2014. Se fosse un’esposizione al Louvre, ci vorrebbero circa 5 anni perché lo vedessero altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

METAL SHOCK n.40 febbraio 1989 (Michael Schenker)

29 Dic

Schenker è un chitarrista che negli UFO mi è piaciuto moltissimo… ritmiche forse troppo geometriche e teutoniche, ma un solismo stupefacente. Nel febbraio 1989 su METAL SHOCKA venne pubblicato un mio articolo su di lui. Nella prima parte del pezzo non risulta chiaro il parallelismo tra lui e BLACKMORE che feci, probabilmente durante la ribattitura in redazione a Roma qualcuno si perse qualche riga. Anyway, questo è quanto scrissi.

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METAL SHOCK N 40

metal shock n 40

… my music pulls me through

27 Dic

Questo è il periodo dell’anno che preferisco per quanto riguarda la musica. La dose di “nuove” cose da ascoltare o  riascoltare è sempre massiccia. Da groupie e amici mi sono arrivati cofanetti, deluxe edition e cd di notevole caratura: CLASH, PAUL McCARTNEY, LOCAL CUSTOM: DOWNRIVER REVIVAL, SUPERTRAMP, BAD ENGLISH, JOHNNY WINTER, MOUNTAIN, PFM, GIN LADY … da me stesso invece (con tanto di biglietto “Per Tim da Tim”) HACKENSHACK, NANCY WILSON, WINTERHAWK, MONTROSE, MILES DAVIS, RICK DERRINGER, ROY HARPER, MOTT THE HOOPLE, HEART, LOUSIANA LEROUX e qualche bootleg originale dei LZ. Riguardo a questi ultimi mi chiedo sempre il perché…è tutta roba che ho già in versione cdr lossless con copertina … me lo chiedo soprattutto perché i bootleg originali costano parecchio, diciamo un 55/60 euro per un doppio della EMPRESS VALLEY SUPREME DISC, un po’ meno per uno della GODFATHER RECORDS, ma son cifre sempre piuttosto alte. Il fatto è che nelle confezioni originali mi sembra di godermeli meglio, che addirittura “suonino” meglio  (naturalmente non è così)…Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so… servono a darmi l’illusione di riempire i vuoti della mia esistenza. Così, mentre torno da Brian (è sempre a letto con la bronchite il vecchio) mi ascolto SPEED FREAKS, i LZ a MOBILE in ALABAMA il 13 maggio del 1975.

LZ Speed Freaks Mobile 1973 032

LZ Speed Freaks Mobile 1973 033Quando sono in vena di ascoltare i LZ e mi capitano in mano bei bootleg come questo, capisco perché sono da sempre la mia band preferita. Oltre a spedirmi in pochi secondi ad altezze siderali, a farmi vagare per l’universo e a far girare il mio cervellino come fosse sospinto dal padre dei quattro venti, dal punto di vista fisico mi viene lo stesso sghiribizzo che ho quando guardo tra le gambe di una donna. Sì, perché van bene il lignaggio intellettuale, lo sguardo, gli occhi, le mani, le caviglie, i piedi,  il culo, le tette, ma è quando ti cade l’occhio sul delta di venere (secondo solo a quello del Mississippi) che ti viene quel fremito ancestrale. Quando sono nel mood giusto e ascolto i LED ZEPPELIN, il mio corpo è scosso dal fuoco della vita, mi passano le paturnie esistenziali e l’andamento bluesy, mi vien voglia di seguire quel ritmo tribale e primitivo e di infilare la spada scintillante nel vecchio fodero. Quando mi devo liberare di me stesso nulla di meglio dei LED ZEPPELIN.

Oggi è giorno di neve, lo sento nell’aria. Certo, non ci vuol molto, sono giorni che i giornali ci avvertono che sta arrivando “il grande gelo”, ma non è sempre automatico che scenda la neve. Invece oggi ne sono sicuro, mia madre mi insegnò a fiutarla nell’aria e io non ho mai perso quella abilità. Esco dalla porta, i venti dei Thor hanno iniziato a soffiare freddo freddo freddo, e a tessere sulle ringhiere e sugli alberi brulli ricami di una bellezza struggente…

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Domus Saurea dec 2014 - foto TT

Domus Saurea dec 2014 – foto TT

Mi scrive un messaggio POLBI da Detroit:

“Al momento sono assolutamente innamorato di Wildlife disco dei Mott che mi hai regalato per natale…BELLISSIMO! Menomale che sono una bestia ignorante e ancora posso scoprire cose così belle. Ma bello, bello, bello!!! E la Angel Air fa sempre delle belle ristampe, con dei libretti fatti bene. Il primo disco lo devo risentire con più calma, per ora sono travolto da Wildlife, mi ha toccato nelle corde emotive giuste al momento giusto. Grazie tantissimo Tim, che regalone”.

WILDLIFE dei MOTT THE HOOPLE “è” l’album di MICK RALPHS, quello dove il chitarrista che tanto amo canta e scrive di più; inutile dire che è il mio preferito ed è una gioia sapere che il Michighan Boy lo apprezzi così tanto, perché come dice Picca, certi album ci piacciono anche perché piacciono ai nostri amici, perché puoi condividere emozioni, sensazioni, esaltazioni.

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In questo momento, casa è il posto in cui voglio essere: le luci ad intermittenza accese, Palmir che sonnecchia davanti alla stufa, la groupie che legge un libro, io che mi risento MOBY DICK, sempre da Mobile 1973, mentre aspetto la neve

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E la neve non si fa attendere, i primi fiocchi a metà pomeriggio e nel giro di mezz’ora la campagna è già bianca….

Domus Saurea dic 2014 - foto TT

Domus Saurea dic 2014 – foto TT

Grazie ad essa (e alla musica) passerò qualche ora con l’animo candido, con la testolina a riposo, in pace con me stesso. Quiete effimera, ma graditissima.

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Sinodo d’inverno: the spirit of the winter solstice

24 Dic

Arrivo al sinodo degli illuminati del blues trafelato: fino alle 17 in ufficio, poi festa di natale della struttura dove è Brian fino alle 20. Il mio vecchio è confuso dal Xmas party, in più è febbricitante. Alle 20,30 in quel dedalo di stradine tra Viale Ciro Menotti e Viale Virginia Reiter. Siamo in un locale dove non eravamo mai stai, la location non è niente male, il cibo giusto sufficiente, il conto un po’ troppo salato vista la qualità. L’importante però è la compagnia, nove illuminati, tutti un po’ in affanno grazie alle incombenze quotidiane dell’antivigilia e a un anno di ordinaria follia che sta per finire. Ci si aggiorna a vicenda, si parla del blog, di Inter e naturalmente di Musica Rock. Si mangiano cotolette o filetti di manzo, si beve lambrusco grasparossa Morello, si desserta con zuppe inglesi. Come ogni anno ci si scambia un pensiero, e lo si fa con una onestà di sentimenti, con una sincerità che mi colpisce molto. Girano belle bottiglie di prosecco, di Jack Daniel’s e pacchetti contenenti cd e chissà cos’altro. Poi sento uno di noi che dice: “Ecco, per me è questo il natale, stare tra di noi e scambiarci queste cose, che sono sempre le cose più belle che ricevo”, tutti annuiscono, sorridono, ribadiscono quello che il nostro confratello ha appeno detto.

Elaboro in quell’istante che è questo lo spirito del solstizio d’inverno, un insieme di amici che si scambiano un buon auspicio per la nuova stagione, il nuovo anno, mentre il sol invictus inizia il nuovo cammino. Sono fortunato ad avere amici così, confratelli che accorrono al richiamo del loro priore, che si stringono l’uno all’altro per sentirsi meno soli su questo pianeta sperduto nelle profondità dello spazio. In questa porca vita non è mica un lavoro da poco. Verso mezzanotte usciamo, siamo gli ultimi e nel locale hanno già iniziato a spegnere le luci e a fare le pulizie. Rimaniamo lì fuori un’altra oretta buona, sotto una nebbia di ghiaccio assai fastidiosa, ma incapaci di lasciare l’ottima cattiva compagnia. Uno dei due magister del gruppo, quello dall’eloquio stellare, non smette di raccontare aneddoti e storielle irresistibili. La confraternita del blues quindi si scioglie, augurando la buonanotte a New York; un paio di coppie di confratelli si fermano a parlare ulteriormente sulla riva di un paio di incroci fino a che la fredda nebbia notturna emiliana scende definitiva.

Torno a Borgo Massenzio nella notte profonda e gelida, percorro le blue highway della campagna nera(zzurra) sulla blues mobile che rolla placida. Penso che finalmente è il 24, che mi godrò la vigilia nel tepore della domus saurea, tra spremute, Lupo Albero e Linus di dicembre (un must) e vecchi cartoni animati di Walt Disney su Sky, che potrò godermi una giornata in tranquillità senza fare nulla. Non sarà così.

Al mattino si rompe la cordella di una tapparella, il meccanismo che la dipana è rotto, si va dunque in ferramenta e al ritorno si gioca a fare i marangoni.

Fare il marangone (foto TT)

Fare il marangone (foto TT)

Mi affaccio alla finestra, vedo Palmir che valuta la campagna brulla in questo grigio giorno invernale…

Misty windows  foto TT

Misty windows foto TT

Brian ha la febbre, è ha letto. Non me la sento di starmene a casa, corro da lui. Non sta bene il vecchio, rimango con lui un’ora e gli do appuntamento a domani. Niente di che, ma la vigilia non è quella che mi pregustavo ieri sera: a casa al calduccio, ascoltando i FREE con la modalità take it easy on. Pazienza, facciamo buon viso a cattivo gioco, magari aiutandoci con qualcosina. Buon natale, baby.

Canned heat - foto TT

Canned heat – foto TT

 

METAL SHOCK n.38 gennaio 1989 (Steve Vai)

23 Dic

All’inizio degli anni ottanta ero abbonato alla rivista statunitense GUITAR PLAYER; il magazine americano era solito allegare ai vari numeri un flexi disc, una sorta di 45 giri di vinile flessibile che messo sopra ad un vinile tradizionale poteva essere ascoltato con l’impianto stereo. Nel 1984 arriva il flexi disc di STEVE VAI con THE ATTITUDE SONG. Era la prima volta che lo ascoltavo e mi parve subito molto innovativo. Ripetei l’ascolto insieme al mio insegnante di chitarra di allora, GIANNI NICOLINI, che lo trovò magnifico.

Nemmeno un paio d’anni più tardi STEVE diventò l’assetto principale della DAVID LEE ROTH band, poi a seguire l’entrata negli WHITESNAKE e la pubblicazione del fortunatissimo album solista PASSION AND WARFARE. Un lustro di grandissimo successo.

Nel gennaio del 1989 METAL SHOCK pubblicò il mio articolo su di lui. Eccolo qui.

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METAL SHOCK N 38

METAL SHOCK N 38

 

Fanfare for the common blues man

21 Dic

Eccola qui la notte più lunga dell’anno, quella che porta suggestioni siderali, irrequietudini da solstizio d’inverno, quella che mi fa affondare ascoltando CORA JONES di NEAL CASAL. In questa notte nera, tra le ombre scure dei rami delle querce che sembrano brandire le nostre anime, contemplo le campagne che frequento ora, questa pianura proletaria che pare un lago di metano, immobile, appoggiata alla nebbia che si stempera in foschia non appena il sereno si fa nuvoloso.

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E’ sempre difficile in questi giorni dell’anno rimanere in equilibrio, i giramenti dell’animo si fanno più frequenti e ti sembra di essere su di una barca sperduta in mezzo al mare, tu solo tra le acque scure e gelide a cercare una luce che ti guidi sino a casa.

Cerco di andare a trovare Brian il più possibile, mi sembra stia bene e che sia più tranquillo nell'”albergo per anziani” in cui è, tuttavia mi sento in colpa; avrei l’istinto di correre da lui ogni giorno, ma che “periodo di sollievo” sarebbe? Così vado da lui tre/quattro volte la settimana, arrivo nel grande salone, accenno un sorriso alle operatrici di turno e mi rivolgo a lui: non appena mi vede tutto orgoglioso informa gli altri anziani che ha fianco a lui che “questo è mio figlio”. A volte fatico a convincerlo a venire nella sala dove gli ospiti stanno con i loro famigliari, ma poi docile mi segue. Gli chiedo mille volte se si trova bene e lui sempre mi risponde “sì, veh, Tim, sto proprio bene qui.”, la seconda domanda è sempre “Am vot ben Brian (mi vuoi bene)?” e lui “Sa tnin vòi? Pff, t’en ghè gnanc da dmandèrel (Se te ne voglio? Non hai nemmeno da chiederlo)”. Quando lo lascio devo sempre tranquillizzarlo, è spesso preoccupato perché non ha soldi con sè, perché non sa se le “signore” sono state avvisate, perché non viene a casa con me, allora gli dico di aspettarmi lì, che esco mezz’ora e che torno. Si tranquillizza, mi fa un sorriso, mi manda un bacio con la mano; io mi infilo i Ray-ban ed esco. E’ comunque sorprendente che dopo quattro anni di alzheimer, forma grave conclamata da due, riesca ancora ad avere un rapporto d’un certo tipo con lui. Sicuro, gli argomenti di cui parliamo sono sempre quelli, le forme espressive semplicissime, però quando ci guardiamo negli occhi capisco che il vecchio Brian è ancora con me.

Tim & Brian dic 2014 - autoscatto

Tim & Brian dic 2014 – autoscatto

La groupie ha fatto l’albero, peccato che quest’anno Palmiro sia indiavolato e abbia ormai già distrutto tutti i rami bassi, mandando in frantumi palline e luci ad intermittenza.

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree - Domus saurea  dic 2014

Interno sera: gatto, groupie e Xmas tree – Domus saurea dic 2014

Quest’anno più che un presepe ho fatto una rappresentazione laica di uno scorcio di un paese nel periodo invernale a inizio del secolo scorso. Ho immaginato una paesino tipo Quattro Castella, qui nella contea di Regium Lepidi; avrei voluto fare un qualcosa di più preciso ma in tal caso mi sarei dovuto rivolgere ai negozi di modellismo, così mi sono arrangiato con quello che avevo e con qualche nuovo acquisto di casette dozzinali; la grande novità è comunque rappresentata dalla fontana con acqua vera che scorre. Un upgrade mica da poco per l’architetto natalizio Tim Tirelli…

Domenica di metà mese a Milano con Marchino Priulla, amico che conosco da qualche anno ma che mai avevo incontrato. Il giovane uomo proviene da un vecchio porto fondato dai Fenici e si trova a Milano per prospettive professionali. Ci lega l’amore per il Rock, la passione politica e l’insofferenza verso certo giornalismo italico d’altri tempi tutto improntato sul rock americano. Ore di discussione fitta fitta e sentimenti di brotherhood.

Marco Priulla e Tim - Milano dic 2014

Marco Priulla e Tim – Milano dic 2014

Nemmeno il tempo di far ritorno nella regno di Marco Emilio Lepido che va in scena una storia di ordinaria quotidianità: mia sorella viene portata al pronto soccorso per un problema, vengo avvisato e con la groupie corro da lei. E’ un codice verde, il che ci fa capire subito che non si tratta di nulla di grave, ma altresì ci lascia intendere che bivaccheremo nella sala d’aspetto per diverso tempo. Arrivo alle 19,30, mezz’ora di ambientamento poi tablet, libro e macchinette viveri e bevande: bottigliette d’acqua, cioccolata, pavesini, crostini, fanta lemon. Segue bivacco di parecchie ore. All’una di notte finalmente visita ed esami. Ore 02,30: il medico mi chiama e mi informa che gli esami vanno bene ma che la tratterrà altre quattro ore per sicurezza. Risalgo in macchina, porto la groupie a Borgo Massenzio, mi riprendo un attimo e ritorno a Mutina. Ore 06,30 viene dimessa. La porto a casa, vado nell’appartamento di Brian che ancora abbiamo in affitto; riesco a dormire solo un paio d’ore, tanto vale andare in ufficio. Questa nottata saltata condizionerà tutta la settimana.

Martedì di nuovo a Milano, si sposa Doc con Brown Sugar. La groupie sfreccia sull’autosole …

The Highway song - Groupie al Volante (foto TT)

The Highway song – Groupie al Volante (foto TT)

…arrivare in piazzale Diaz è uno sport estremo, un’ora per fare nemmeno tre chilometri, ma giungiamo giusto in tempo. Bello rivedere certe facce della Doc’s family & friends, Aldo mi parla subito della nostra INTER come se non fossero passati almeno quindici anni dall’ultima volta che ci siamo visti,  mentre con Alberto ci buttiamo subito in disquisizioni filosofiche circa le ultime super deluxe edition dei LZ.

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim - dic 2014 - foto Groupie

LEDHEADS in Milan: Alberto LG, Doc, Tim – dic 2014 – foto Groupie

Siamo al Palazzo Reale del Comune di Milano, al momento del sì, mi commuovo, come una donnicciola, povero me, che sentimentale che sono diventato.

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky - Milano dic 2014

LED WED: Doc, Brown Sugar & Ricky – Milano dic 2014

Il matrimonio è una cosa per pochi intimi, non più di trenta persone che si ritrovano in una trattoria della bassa parmense. Buffo come tutti i commensali milanesi non facciano che sottolineare come si mangi bene, mentre io e la groupie non ci troviamo nulla di speciale. Non è per fare il fenomeno, ma evidentemente il nostro standard emiliano è piuttosto alto e occorre altro per sorprenderci.

Groupie e Uomo di Bues - trattoria La Buca Zibello PR dic 2014 - foto di Doc

Groupie e Uomo di Bues – trattoria La Buca, Zibello PR, dic 2014 – foto di Doc

Sono seduto vicino ai genitori di Doc, persone che – pur frequentando pochissimo – ho sempre amato molto. A., sua madre, la porto nel cuore da quando, ormai 23 anni fa, andò a trovare la mia – senza conoscerla – quando fu ricoverata a Milano.

La prima cosa che mi dice suo padre è “eccolo qui, lo scrittore americano-padano!”, poi si prodiga in complimenti che non so se meritare. F. ogni tanto legge il blog e mi ripete più volte che devo pubblicare le mie cose. F. è uno dei miei adulti di riferimento, lo stimo moltissimo e che mi dica queste cose per me è fonte di grande soddisfazione. E’ un po’ che ci penso, raccogliere e smussare certe cose del blog, metterle insieme, dargli un titolo tipo VITA DI UN UOMO DI BLUES e provare a cercare qualcuno che sia interessato. Chissà.

Per il resto cerco di sopravvivere alle tempeste emotive di questo mese leggendo KEN PARKER nella nuova edizione del Corriere Della Sera. Ormai sono giunti agli episodi della cosiddetta “terza fase”, quella che partì nel 1992 con il KEN PARKER MAGAZINE, la pubblicazione che forse ho amato più di tutte in assoluto.

Anche FARGO mi dà una mano, è una nuova serie TV che mi ha preso parecchio, sebbene io non sia troppo appassionato del genere che prevede una gran quantità di omicidi; ma il protagonista è BILLY BOB THORNTON, attore che mi piace un sacco.

Billy Bob Thornton - FARGO

Billy Bob Thornton – FARGO

Naturalmente HOMELAND e THE AMERICANS continuano a rendere le mie serate davanti a Sky entusiasmanti. L’INTER ha finalmente vinto la prima partita dell’era Mancini, speriamo che il decorso inizi ad essere positivo.

Essendo dicembre in macchina iniziano a girare gli album che collego al periodo: WORKS volume 1 degli ELP, il mini LP degli HONEYDRIPPERS e YOU GOTTA MOVE versione ROLLING. Oltre a questi l’acetato del mio WINTER ALBUM, cd che consegnerò agli illuminati del blues in occasione del sinodo del solstizio d’inverno che si terrà martedì 23 dicembre a Mutina.

Winter Album 2014.

Mi è capitato di rivedere una cosa di ASCANIO CELESTINI su cui vale la pena riflettere:

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 Malgrado la cottura, venerdì sera esco con la groupie, una puntata allo STONES CAFE’ per vedere l’altro gruppo di Lele, il mio batterista. E’ Rock anni novanta, non esattamente my cup of tea ma i ragazzi ci sanno fare e lo show è un buon successo. Guardare suonare Lele poi per me è sempre fonte di gioia. Quanto mi piace il ragazzo.

Sabato 20 torno da Brian, c’è anche la Simo che poco dopo mi riempie di pacchettini. E’ la mia ex ormai da alcuni anni eppure conserviamo un affetto l’uno per l’altra davvero ammirevole.

Mentre saliscendo gli impervi dislivelli spirituali della fetta di pianura che attraverso, mi tengo vivo ascoltando bootleg dell’OUTRIDER tour…

JP New Haven 1988 a

Mi trovo poi con la groupie all’Ariosto e quasi immediatamente sono vittima dello stress da spesa alla Coop al sabato. Sono un po’ cotto, nervoso, instabile e quando sono così non faccio che dirmi che non si è mai visto Rick Derringer fare la spesa alla coop; ad ogni modo faccio il bravo, riempio il carrello e faccio scivolarello tra le corsie. Spesso mi perdo a guardare articoli natalizi, la groupie mi sorprende e ridendo mi dice “sei proprio un bimbo!”. Osservo uomini soli di mezz’età che cercano improbabili regali dell’ultima ora, uno contempla una confezione di lenzuola, un altro felpe da donna, il tutto nello spazio dedicato alle occasioni. La cosa mi riempie di tristezza. Vorrei che queste feste fossero liete per tutti, che il volgere della stagione, il ritorno del Sol Invictus, fosse occasione per questa umanità ormai allo sbando per ripartire, per ritrovare un guizzo di armonia cosmica. Non sarà così, lo so, ma sarebbe bello.

Sposto lo sguardo sulla groupie che con gesti sapienti seleziona gli ortaggi da comprare un vista del pranzo del 25…

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

A saturday in december: Groupie alla Coop (foto TT)

Ci ritroviamo a tavola verso le 15, un pasto semplice ma ottimo, la candela accesa, una composizione floreale natalizia e un documentario su Titano, satellite di Saturno. Mi piace l’atmosfera della domus saurea.

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 - foto TT

Lunch at the domus saurea, 20/12/2014 – foto TT

Ed eccoci ad oggi, il 21 dicembre, il solstizio d’inverno di cui parlavo all’inizio, il giorno che sento mio più di ogni altro, non solo perché ci sono nato, ma soprattutto per le correnti cosmiche che fanno girare la trottola planetaria. Tutto proiettato verso gli spazi profondi vengo riportato sulla terra dalla groupie che mi augura buon compleanno con lo splendido box set dei CLASH. Sono percorso da fremiti quando apro cofanetti del genere.

Clash Box Set

Guardo fuori dalla finestra e vedo la chiesetta in lontananza, non è bella come vorrei ma nell’immaginario che mi sono creato, nelle prospettive del mio animo, è simile a quelle rappresentate da certi pittori naif. Manca la neve, ma nella vita non si può avere tutto se sei un uomo di blues, così mi accontento delle campagne brulle e della foschia.

Marco Di Fazio 2011

Marco Di Fazio 2011

Mi chiama Polbi da Detroit. Mi fa gli auguri e poi chiacchieriamo un po’ alla faccia delle bollette telefoniche. Mi racconta che l’altra sera era in una sala prove della Motorcity, dove sua moglie provava col suo gruppo; tutta gente dedita al rock alternativo mischiato a punk e garage rock. Ad un paio di loro il Michigan boy chiede quali sia stato il concerto più bello a cui hanno assistito. Uno risponde senza esitazione “i QUEEN”, l’altro “i BAD COMPANY“. Non è la prima volta che Polbi mi riporta queste stranezze, e ogni volta rimaniamo basiti. Da musicisti di quel tenore tu ti aspetteresti nomi tipo STOOGES, gli MC5 e roba del genere, no, quelli che saltano fuori sono nomi così classici e mainstream che ti chiedi “ma che cazz…”

Ormai è il primo pomeriggio, un Southern Comfort tonifica l’umore e mi fa sperare  che l’INTER stasera mi faccia un bel regalo. Guardando le decine e decine di messaggi che mi sono arrivati su facebook e su what’s up penso al blog, alla comunità che si è strinta intorno ad esso. Nel giorno in cui gli esseri umani già 5000 anni fa si scambiavano un dono per augurasi l’un l’altro un prospero nuovo anno, mando la mia benedizione alle donne e agli uomini di blues che hanno la gentilezza di seguire questo blog miserello. Se anche l’augurio è generico, sappiate che è rivolto ad ognuno di voi, a quelli che scrivono spesso e a quelli che ci seguono in silenzio. Che questi notti silenti ci portino un po’ di pace, un po’ di speranza e che, immancabilmente, “il sole torni a battere sulle nostre facce e le stelle a riempire i nostri sogni”. Vi voglio un bene dell’anima.

 

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GLENN COOPER “Dannati” (Editrice Nord 2014 – EURO 19,90) – TTTT½

19 Dic

L’idea su cui si basa questo libro è ottima, mi sono divertito nel leggere il tutto; magari in mezzo al libro ci si pianta un po’ e si avanza a rilento, ma nel complesso è assai godibile. A me GLENN COOPER piace un sacco, e questo nuovo capitolo della sua bibliografia non delude.

The idea on which this book is based is very good, I enjoyed the reading; maybe in the middle of the book you find yourself sinking a bit in the mud and you go on slowly, but overall it is very enjoyable. I  like GLENN COOPER a lot, and this new chapter in his bibliography does not disappoint.

Glenn Cooper dannati ok

 

SINOSSI:

Immagina di trovarti all’improvviso in un mondo simile al nostro, ma completamente diverso.
Un mondo dove sono confinati tutti i malvagi vissuti sulla Terra dall’inizio dei tempi.
Un mondo dove tu sei l’unico «vivo».
Quel mondo è l’Inferno e tu hai un solo obiettivo: tornare a casa.
Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è «vivo», ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e… in un attimo è stato catapultato all’Inferno. E ora deve affrontare un mondo sconosciuto e ostile per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati…

 

News: RICK WAKEMAN Piano Solo VENERDI’ 24 APRILE 2015 ore 21.00 Teatro OLIMPICO di VICENZA

19 Dic

Anche il prossimo anno il promoter di SCHIOLIFE, Claudio Canova, riuscirò a portare in Italia RICK WAKEMAN, e lo farà suonare in uno contesto unico: il teatro Olimpico di Vicenza. Non voglio dilungarmi troppo su Claudio, lo conosco, finirei per essere vittima di facili ironie, ma è molto bello sapere che ci sono promoter come lui: competenti, appassionati, disponibili e gentili. La groupie è già in estasi, ma lo sono anche io, rivedere il grande Rick sarà bellissimo, a maggior ragione in un teatro del genere. 

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RICK WAKEMAN
Piano Solo
VENERDI’ 24 APRILE 2015 ore 21.00
Teatro OLIMPICO di VICENZA

 Nella meraviglia del TEATRO OLIMPICO di VICENZA – www.olimpicovicenza.it/
RICK WAKEMAN sarà il primo rappresentante della musica Rock a tenere un concerto sul palco del teatro in muratura più antico del mondo.

Diplomato all’Opera di Londra, ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 come turnista in sala, incidendo in media anche 30 pezzi l’anno. E’ entrato, poi, a far parte di uno dei gruppi precursori del rock sinfonico, gli Strawbs, passando poi ai mitici YES, con cui, in pratica, inventò un nuovo modo di usare le tastiere e il Minimoog, aprendo letteralmente la strada alle moderne tecniche ed ai suoni del progressive-rock. Con gli Yes incise “Fragile”, “Close to the Edge” e “Yessongs”, album storici che hanno da tempo superato i 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Come solista ha inciso “The Six Wives of Henry VIII”, altro successo planetario con gli oltre 10 milioni di copie vendute. E’ stato, inoltre, per anni, l’arrangiatore di David Bowie e di Elton John; ha realizzato dischi con tantissimi artisti quali Cat StevensBlack Sabbath e Lou Reed
Biglietti numerati di PLATEA e GRADINATA ► Euro 45,00
In prenotazione per ora direttamente QUI  www.schiolife.com/prenotazione-posto_lit_68_262.asp

 Organizzare un concerto qui è un sogno, un traguardo stellare per noi di SchioLife e per la musica che non si ferma,
 « Il Rock non eliminerà i tuoi problemi, ma ti permetterà di ballarci sopra » – James Patrick “Jimmy” Page
 Ciao, auguri
 Claudio Canova
SchioLife

 

“ Local Custom – Downriver Revival “ di Paolo Barone

18 Dic

Senza i dispacci blues che ci manda Polbi da Detroit questo blog non sarebbe lo stesso. Altra storia di outsider che cercano di sopravvivere. Giù il cappello per il nostro Michigan boy.

“ La vita Caterina lo sai, non e’ comoda per nessuno…” su questo non ci sono proprio dubbi. Lo e’ anche per le rockstar, figuriamoci per i poveri cristi come noi. Quello che invece cambia sempre, e’ come noi reagiamo ai disagi del vivere di tutti i giorni, e come lo fa ciascuno di noi nel suo personale percorso esistenziale. Le storie di epici naufragi umani sono sempre affascinanti, c’e’ poco da fare e’ molto piu’ interessante una grandiosa sconfitta che un banale trionfo, ci racconta molte piu’ cose e ci aiuta ad affrontare le nostre piccole e grandi battaglie quotidiane.

Ma non sempre le storie che vale la pena ricordare sono piene solo di dolore e disperazione. Sicuramente non lo e’ quella che ci racconta “ Local Custom – Downriver Revival “ uno dei dischi piu’ interessanti che mi sono capitati fra le mani negli ultimi anni.

Local Custom - Downriver Revival

E’ una raccolta di registrazioni fatte in uno studio casalingo da un simpaticissimo signore afroamericano, tale Felton Williams.

Arrivato ad Ecorse-Michigan, nel 1941 in cerca di un lavoro nell’industria automobilistica e senza un soldo in tasca, la storia di mr. Williams potrebbe essere uguale a quella di altri milioni di proletari americani nelle sue stesse condizioni. Sfruttamento, sogni infranti, condizioni di vita misere, nostalgia del sud e via di questo (pesante) passo… E invece no. Felton Williams non era e non e’ tipo da buttarsi giu’. A lui il lavoro in fabbrica piaceva, si appassionava a tutto quello che poteva imparare di elettricita’ ed elettronica. Leggeva libri, frequentava corsi in fabbrica, avanzava di carriera e si dava da fare come un matto. E quando i suoi colleghi, un miscuglio di classe operaia proveniente da ogni angolo del globo, finito il turno andavano a bere i propri affanni in un bar, lui andava da Dio, che lo aspettava ogni santo giorno alla Church of the Living God. Non aveva e non ha mai messo piede in un night club il signor Williams, in chiesa aveva tutto quello di cui aveva bisogno per essere felice: Dio, i suoi amici, e la musica. Perche’ nel frattempo aveva imparato, e bene, a suonare la pedal steel guitar, e ci provava un gusto pazzesco a farlo in chiesa ogni volta che poteva. Ando‘ avanti cosi per anni, contento e felice, e poi un giorno decise di fare un passo avanti in questa sua piccola missione, che lui non era tipo da stare fermo nelle cose. Mise insieme la passione per la musica con quella per l’elettronica e si costrui’, pezzo per pezzo con le sue mani, uno studio di registrazione casalingo, un piccolo gioiello di tecnica e cuore. L’idea di base era semplicissima: Il suo studio sarebbe stato aperto a chiunque nel vicinato avesse voglia e bisogno di registrare qualcosa. Soul, Blues, Pop, R & B, Rock and Roll, Jazz, e soprattutto Gospel e musica religiosa, la porta dello studio Double U Sound era aperta a tutti. Dal 1967 al 1981 Felton Williams ha registrato ogni anima in pena che veniva a bussare alla sua porta, senza chiedere un dollaro in cambio, ma con un accordo: Se il materiale registrato gli piaceva avrebbe prodotto un disco, e se mai fosse arrivato qualche guadagno si sarebbe equamente diviso fra lui e l’artista.

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Mise in piedi ben quattro etichette, Revival, Compose, Cass e Solid Rock stampando un certo quantitativo di dischi che….non andarono mai da nessuna parte. Ora grazie al lavoro degli appassionati che gestiscono la piccola label Numero Group di Chicago, una selezione di queste registrazioni e’ finalmente di nuovo disponibile, e c’e’ da saltare sulla sedia ad ascoltare alcune di queste cose. Pur essendo tutti pezzi artigianalmente ben fatti, non possiamo certo aspettarci il suono professionale e pulito della Atlantic, della Motown o della Chess Records, questo in fin dei conti e’ materiale che arriva da uno studio casalingo interamente autocostruito. Ma non e’ questo il punto. Quello che esce dalle casse dello stereo e ci fa emozionare sono le voci, i suoni, le emozioni che questi artisti assolutamente sconosciuti avevano riversato nelle registrazioni. Ci credevano con tutto il cuore questi poveri cristi, cantavano di paradiso e fede con il cuore in gola e con l’inferno che gli correva dietro, si sente, eccome se si sente, in queste voci femminili bellissime e incontenibili. In questi Gospel che urlano aiuto, in queste chitarre slide che cantano del Signore che non ci lascera’ mai soli in questa disperazione, in questa vita da spingere al buio. C’e’ disperazione si, ma c’e’ anche speranza e c’e’ tanta umanita’ soprattutto, sono loro ma potremmo essere noi, tutti noi insieme che cerchiamo una luce, una mano che ci sostenga, una ragione superiore per andare avanti.

La raccolta “Local Custom: Downriver Revival”, ci propone 24 brani principali, piu’ una serie di altre cose nel secondo cd/dvd. Impossibile e forse anche inutile elencare tutti i brani e gli artisti, e logicamente non ogni cosa e’ dello stesso livello. Ma una menzione particolare la meritano almeno Shirley Ann Lee e Calvin Cooke. Il secondo e’ un piccolo mago della Pedal Steel, e dopo un lungo periodo passato a suonare nella chiesa della sua congregazione si e’ finalmente deciso ad intraprendere il mestiere di musicista a tempo pieno. Non e’ diventato una star, ma e’ l’unico degli artisti passati nello studio Double U Sound ad aver avuto una carriera solida e riconosciuta. Sentirlo suonare e vederlo all’opera nel dvd e’ un occasione da non perdere.

Shirley Ann Lee invece e’ un discorso a parte. Ha passato tutta la vita a cantare Gospel, in maniera del tutto originale, lontanissima dal sound classico del genere. Una voce unica, che ti vibra dentro. Ha girato chiese e congregazioni in lungo e in largo per anni, per poi fermarsi in Ohio, anziana e contenta, dove ancora canta e suona alla Curch of the Living God. Le uniche sue registrazioni disponibili sono quelle fatte anni fa con Felton Williams, e quando i tipi della Numero Group sono andati a trovarla per incontrarla e parlarle del loro progetto, hanno dovuto farle ascoltare le sue stesse canzoni nel lettore cd della macchina. Lei a casa non ha nulla per riprodurre musica, ma in compenso ha ancora una piccolo organo nel patio con il quale spesso si accompagna.

Tutto questo, cosi come lo studio casalingo di Williams, e’ visibile nel dvd che accompagna questa confezione. Un prezioso piccolo documentario amatoriale, che completa il lavoro fatto con il cd musicale.

Non sono vite facili quelle che questa storia ci racconta, sicuramente non agiate e spesso attraversate da pesanti sconfitte e disillusioni. Eppure a vederli oggi i protagonisti di questa storia, nelle loro piccole case dignitose, con i loro sorrisi e gli occhi sereni, sentiamo che in loro non c’e’ dolore. Forse qualche rimpianto, ma nemmeno troppi. E’ una sensazione di vitalita’ serena quella che ci trasmettono. La difficolta’ di vivere, i dubbi, i tormenti dei peccatori, se li e’ portati via la musica strada facendo.

Paolo Barone ©2014

METAL SHOCK n.37 gennaio 1989 (Ritchie Sambora)

17 Dic

MS 37 gennaio 1989: viene pubblicato il mio articolo su SAMBORA; rileggendolo storco il naso,  fu infatti eccessivo descriverlo come ” schivo a vestire i panni del guitar-hero” e “chitarrista gentleman”, visto che anch’egli andò spesso e volentieri sopra le righe seguendo il mood del gruppo e un po’ di tutto il movimento americano (e non) di quegli anni; ad ogni modo ecco cosa pensavo di RS 25 anni fa.

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METAL SHOCK N 37

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Metal Shock N 37