Missouri (another Brian’s tale)

1 Mar

Giovedì. Alle 17,15 esco dell’ufficio, faccio un salto da Brian. Vista l’ora so che Brian sarà in camera, da un paio di mesi il vecchio consuma i pasti nella sua stanza. Arrivo. Brian, sulla sedia a rotelle, sta guardando un film. Mi sorride, ma è chiaro che è un po’ confuso, non mi riconosce.  Aspetto cinque minuti che il cervello esca dallo stand by, ma il processo è più lungo del previsto. Lo bacio, lo accarezzo, Brian capisce che c’è qualcosa tra di noi, che sono una figura a lui legata, ma ancora non collega. Gli ricordo che sono Tim, suo figlio, lui sorride. Come sempre gli chiedo se si ricorda come si chiamava suo padre, l’unico nominativo che di solito pronuncia senza esitazioni, ma oggi quel nome non esce. Non insisto, non voglio metterlo in difficoltà, non voglio che si offenda e si adombri vedendo che non riesce a rispondere a domande così banali.

Arriva la cena, una scodella di pastina in brodo con un po’ di carne frullata, un piatto con stracchino e purè e una mousse di frutta. Dico alla operatrice che assisto io mio padre durante la cena. Inizio ad imboccare Brian. Dopo poco arriva Caterina, la capo nucleo. Due chiacchiere  circa la situazione generale del vecchio quindi mi invita a lasciare che mio padre provi a mangiare da solo. Obbedisco. Brian anche e noto che l’operazione procede in modo più o meno fluido, tanto che Caterina mi dice che, se continua così, tra non molto inizierà a consumare i pasti nel refettorio insieme agli altri ospiti. Con Kate (Caterina insomma) concordo poi di comprare altri due pigiami speciali per mio padre. Sì, perché per anziani con patologie particolari tipo l’alzheimer servono pigiami-tute con la apertura all’altezza della schiena. Mi servo da CONFEZIONI EMY, il tutto online. Mi chiedo se si sia mai visto JOHNNY WINTER acquistare pigiami da CONFEZIONI EMY.

Mentre Brian consuma lentamente il pasto io do un’occhiata al tablet. Brian mi dice qualcosa ma io sono perso a leggere una cosa su internet, allora lui per attirare la mia attenzione mi tocca il braccio e mi chiama “Stefano!”. Lo guardo e gli sorrido, “bentornato Brian”.

Finita la cena, l’uomo da Villa Bagno ritrova la sua voglia di parlare, e inizia a raccontarmi cose che non riesco più a seguire, la scelta delle parole segue una sequenza random. Qualcosa comunque afferro, interpreto e traduco, così cerco di rispondere a tono e quando faccio centro Brian si infervora e nello sguardo compare un guizzo di incredibile vitalità. Ecco poi che torna uno dei punti a cui si aggrappa, suo padre. “Me pèder, Ettore, l’era nè in Missouri”. Sorrido, l’amore di Brian per gli Stati Uniti trapela sempre. Lo correggo “no Brian, tuo padre Ettore era nato al ‘misoun”. Al ‘misoun in dialetto sta per LEMIZZONE, frazione di CORREGGIO. “sè sè, et ghe ragiòn, al ‘misoun, mia in Missouri”. 

greetings-from-missouri Map_NA_USA_Missouri

Lemizzone, Missouri (foto di supercalifragili)

Lemizzone, Missouri (foto di supercalifragili)

Mi soffermo a contemplare quest’uomo che chiamo Brian, questo padre che mi è capitato. Da miei diciotto anni in poi non è che siamo andati d’accordissimo, da quando poi quasi 23 anni fa se ne andò mia madre la situazione peggiorò. Mi sorprendo a pensare a quanto io sia stato spietato con lui, alla fredda logica del rinfacciare cose con un rigore da ragioniere scrupoloso. Magari avevo anche ragione, ma infierire su di un anziano rimasto vedovo ed incapace di prendere la vita di petto, come avrei voluto, mi fa sentire piccolo piccolo.

E ora eccomi qui a guardarlo con tutto l’amore possibile, a sondare il suo sguardo appannato, a tenergli la mano, a chiedergli dieci, cento, mille volte se si ricorda chi sono e se mi vuole bene. Stasera non riesco a lasciarlo. Lo faccio alle 19 all’arrivo delle due operatrici che lo preparano per la notte. Lo bacio, lo accarezzo e gli dico che ci vediamo domani. “Va ben a fòm acsé, ciao piròn” mi dice col suo accento reggiano. Mi commuovo, cosa questa ormai automatica. Non ho i Ray ban con me…speriamo che tornino in fretta le giornate di sole.

Brian, sitting and thinking (foto TT)

Brian, sitting and thinking (foto TT)

 

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