La Reunion dei Rocking Chairs, il prostration blues e le giovani donne Rock.

15 Giu

Ci sono dei venerdì in cui uno ritorna verso il rifugio in cui vive in preda al blues della prostrazione. Uno può anche essere un illuminato e capire che i drammi della vita e del vivere sono altri, che tutto va messo nella giusta prospettiva, ma visto che, come dice il poeta, ognuno è in fondo perso dentro i fatti suoi, ecco che problemi, pensieri, rapporti difficili e il senso continuo di precarietà rischiano di rovinare le giornate, la vita. Se poi aggiungiamo che uno è schiavo della metafisica, che è quindi sempre alla ricerca della verità in se stessa, ricerca che si occupa degli aspetti ritenuti più autentici e fondamentali della realtà secondo la prospettiva più ampia e universale possibile, allora uno davvero can’t get no release.

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A parte che la canzonetta dei RAINBOW è, in alcune parti, un rip-off di EVIL WIND della BAD COMPANY, uno non riesce nemmeno a trovare un po’ di pace nella musica, e mentre tenta di raggiungere la domus saurea, spegne inaspettatamente il car stereo e si mette ad ascoltare il consunto motore della blues mobile che attraversa la campagna in questa estate bianca. Se anche la musica diventa fastidio, uno è davvero alla frutta. E’ con queste premesse che infilo la chiave nel portoncino, che entro in casa e da “uno” ridivento di nuovo me stesso. Venerdì sera all’insegna dell’exhaustion feel dunque, la groupie esce con le amiche e va a vedere gli ABBA SHOW a Willow River (Rio Saliceto insomma), se resto a casa finirò per sentirmi come il capriolo che si è schiantato addosso alla macchina di una mia amica, e allora un paio di messaggi ad amici su cui posso contare e poco dopo mi ritrovo davanti a Lesynfest con Livin’ Lovin’ Jaypee e Gianluca. Entro e incontro subito facce dei miei nonantolanian past times: Marcone e (Baby I’m Gonna) LIVIO (rampollo della famiglia detta “Rundaneina”), con loro Sandrino Casini, l’ex capitano del Katamarano Rock. Un piao di birre, uno Spritz (sì, sto diventando un fighetto da brodo) e ci rechiamo davanti al palco dove tra poco si esibiranno i ROCKING CHAIRS, gruppo leggendario di rock americano che è ormai – come direbbero alcuni (aren’t they Pike?) –  una “ecelensa del teritorio”.

Vidi i ROCKING CHAIRS live nel 1987, che tradotto per la comunità del blog era un po’ come vedere i FREE nel 1970 o gli EDGAR WINTER’s WHITE TRASH nel 1971, nel loro heyday insomma. Rivederli dopo tanto tempo fa un po’ effetto, ma è solo un momento. Parte il concerto, vengo distratto da una lunga chioma bionda che si muove a ridosso di una macchina fotografica. E’ la mia amica Raffaella, quella conosciuta in aprile al concerto di WAKEMAN. La abbraccio, la stringo a me, sono contento di rivederla, senza sapere il perché siamo diventati amici. Mi dice che la sera prima era a fotografare il concerto di FINARDI e che mi porta i saluti di GIUVAZZA, il chitarrista di Eugenio. Sono legato a GIUV dall’edera ZEPPELIN che in tutti questi anni ha tracciato molte delle mie amicizie e conoscenze. I miei occhi sono spesso incollati alla figura di MEL PREVITE, amico, mio produttore di demo e dischi passati e chitarrista extraordinaire. Con piacere noto che stasera sfoggia di nuovo una bellissima Gibson Les Paul;

Mel Previte a Lesyinfest 2015 - photo Raffaella Vismara

Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara

Mel detta gli stacchi e il mood degli arrangiamenti con il suo tipico savoir faire. La band pare ben rodata e in ottima forma … non ricordavo che MARMIROLI, RIGHETTI, PELLATI e BORGHI suonassero così bene. GRAZIANO poi è sempre lo stesso, passano i lustri, i decenni, ma non perde un briciolo della convinzione che da sempre lo contraddistingue, questa è una cosa che ha dell’incredibile … riesce a spronare e a coinvolgere il pubblico come probabilmente solo lui sa fare.

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 - Photo Raffaella Vismara

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara

I brani che durante il concerto mi arrivano sono: LOST FREEWAY (più rhythm and blues dell’originale ma con la ferocia del Rock), VALERIE, FREEDOM RAIN e OLD ROCKER BUSTED, la cover di VAN MORRISON, JUNGLELAND di SPRINGSTEEN e SUMMERTIME BLUES.

Mel Previte a Lesyinfest 2015 - photo Raffaella Vismara

Mel Previte a Lesyinfest 2015 – photo Raffaella Vismara

Questa la scaletta completa: Streetwise Summertime Blues Camden Town Listen To Your Heart Valerie Lost Freeway Kingdom Hall Road To Justice Hate And Love Revisited Dance With You (incl. Not Fade Away) Cast The Stone No Sad Goodbyes Jungleland Freedom Rain Old Rocker Busted — I Will Be There Tonight Burning

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 - Photo Raffaella Vismara

Rocking Chairs a Lesyinfest 2015 – Photo Raffaella Vismara

Dopo il concerto la Raffa Girl mi porta backstage, ed è bello riabbracciare dopo lustri e lustri il grizzly MARMIROLI, quindi MELWOOD (già, io lo chiamo così) e GRAZIANONE. Son lì che parlo con PELLATI e sento che la Raffa Girl parla con Mel: “Sì, ho incontrato Tim solo una sera, questa è la seconda, ma mi sembra di conoscerlo da sempre”. E’ il blues baby, quello che tu metti nelle foto.

Il blues, già, uno che da Regium Lepidi va a comprare l’acqua minerale a Nonantula non può che essere un uomo di blues, è questo quello che penso in questo sabato mattina mentre torno nella mia home town. Sì, certo, dopo vado a trovare Brian, ma spingersi fino a Ninetyland per dell’acqua minerale non è normale.

Brian ha la febbre, il dottore è un po’ preoccupato, pensava di ricoverarlo all’ospedale ma poi visto qualche miglioramento ha cambiato idea. Quanto sono fragili gli esseri umani a questa età. Vado nella stanza che adesso divide con un altro, oggi non è a letto, ma è a sedere davanti alla finestra. E’ un po’ perso, gli antibiotici lo stendono ma io continuo con la mia ossessione di chiedergli chi sono, di capire se riesce ad elaborare il fatto che sono suo figlio; le risposte sono spesso sorprendenti. La settimana scorsa: “Brian chi sono?” “Sei il mio santo”. Oggi: “Brian chi sono?“Steve”. Lo bacio, lo stringo a me e lo lascio il balia dell’antibiotic daze. Esco in preda alla commozione, per fortuna è estate e indosso i Ray ban.

In macchina infilo nel car stereo i FIRM. Quando sono in queste condizioni (cioè pressapoco sempre) devo rifugiarmi nel grembo materno della Madre Musica, quella che mi ha generato, quella che ha fatto di me l’uomo miserello che sono. Mi chiedo cosa penserebbe il mio amico GIANNI DELLA CIOPPA nel vedermi infilare nello stereo sempre gli stessi 50 dischi. Io cerco di tenermi aggrappato ad orizzonti più ampi, ascolto sempre i brani da youtube che i miei amici (quelli di valore) propongono su facebook, tendo l’orecchio ai nomi che i miei amici più spericolati da questo punto di vista (Polbi e Bodhran ad esempio) o riviste come MOJO tirano fuori, ma poi quando sono da solo in macchina o in casa il cdplayer attira dentro di sé sempre gli stessi dischi, sempre gli stessi nomi. PICCA mi aveva promesso che avrebbe scritto due riflessioni sul blog a proposito di un articolo apparso non troppo tempo fa su di una rivista americana, veniva riportato che recenti studi hanno dimostrato che un amante della musica è portato ad esplorare nomi nuovi sino ai 35 anni, dopo quell’età si torna indietro, sui dischi che a mo’ di pietre miliari hanno cadenzato le miglia della tua vita.

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Ricollegandomi al post di qualche giorno fa, mi accorgo una volta di più che c’è troppa musica nella mia vita (soprattutto in estate quando il campionato è fermo): è sabato sera, decidiamo di uscire anche stasera, e dove si va? Naturalmente al BLU J a vedere JAMIE DOLCE & ELECTRIC CHURCH. Certo, sabato 20 ci suoneremo noi, andiamo anche per vedere come è il palco estivo, l’impianto, ma intanto siamo lì, a guardare il trio hendrixiano di JAMIE DOLCE. Una lemonsoda per la groupie, uno Spritz (ancora!) per me.

Domenica, faccio un salto al cimitero di San Martin On The River; ci vado verso la mezza, mi piacciono i cimiteri emiliani, quelli di campagna o di paese … in estate, nelle ore calde, quando non c’è quasi nessuno, hanno un fascino tutto loro. Le semplici architetture, il cinguettio dei passeri, le nuvole che attraversano il cielo, i rintocchi delle campane che risuonano nella mia anima laica, i nomi e i cognomi che così tanto caratterizzano la mia terra…ah. Riempio l’innaffiatoio, prendo la scala, e cambio i fiori a Mother Mary. Odio quelli di plastica e anche in estate voglio che abbia quelli freschi. Accendo un cero, sistemo il tutto e mi concedo un minuto di raccoglimento. Sono ateo, non credo nella vita dopo la morte, ma sono un umano, a volte ho bisogno di conforto spirituale e così mi rivolgo all’essenza di mia madre, a quella stella di energia che ancora la rappresenta e ancora una volta quando mi ritrovo pieno di preoccupazioni, lei viene a me e mi sussurra parole piene di buon senso…quando mi sento sperduto nell’oscurità, lei è di nuovo qui in fronte a me e mi sussurra parole piene di saggezza e conforto …

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Sono solo in questa parte del cimitero, scorgo giusto un’altra persona, una signora che da lontano mi osserva. Viene verso di me, “sei il figlio della Mara?“, “sì, signora, lei chi è?“, “Sono la Barbara, ero un’amica di tua madre quando abitava a San Martino”. Mia madre lasciò il paesello sul finire degli anni cinquanta, stiamo parlando di tanto tempo fa, non ho ricordi di questa signora, il suo nome non mi dice nulla, ma sto al gioco. Barbara mi recita le perdite della famiglia di mia madre, è affranta, e arriva a dire che la vita fa schifo. Passa al dialetto e mi dice che assomiglio molto a mia madre. Mi chiede qualche notizia, io faccio lo stesso, mi racconta che suo marito è morto da quattro anni, e scoppia a piangere. La vita è dura mi dice e aggiunge “io sono sola, e ho tanto voglia di lasciarmi andare”. La abbraccio, cerco di farle forza, le dico che la vita va comunque vissuta, che nei momenti bui occorre guardare il cielo, il sole e andare avanti. Mi tiene la mano e mi guarda nella profondità degli occhi. Cerco di infonderle, in modo risoluto, un po’ di speranza, le mi dice “Scusa, sei proprio un bravo ragazzo, sei buono come lo era tua madre”. Non so quanti anni possa avere, ma mia madre oggi avrebbe 86 anni, la signora Barbara deve perlomeno essere una ultrasettantenne. Un ultimo abbraccio e la vedo andare via, curva sotto il peso di una vita che la spaventa. Si volta, da lontano le mando un bacio con la mano. Penso alla frase che Polbi mi disse tanto tempo fa e che ogni tanto riporto qui sul blog “Tim, tu hai una capacità di penetrazione nella vita delle persone che è incredibile”.  La groupie, scherzando, dice che sono ormai sono lo psicologo di tutti. Mah.

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Per il resto cerco di tenermi a galla, preparandomi alla bene meglio per i concerti dei THE EQUINOX, guardando speciale calciomercato su SKYSPORT24, cercando qualche buon film da vedere consigliato dal GIANNI CANOVA, il cinemaniaco di SKY; mi sono appuntato IN ORDINE DI SPARIZIONE in programma su Sky Cult Venerdì sera.

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Mi messaggio poi con BEPPE RIVA, ci scambiamo opinioni su certe faccende Rock e sulla nostra povera INTER. TROMBETTI per un po’ è meglio lasciarlo stare, la notte berlinese temo che ancora oscuri il suo stato d’animo. Ogni tanto mi viene in mente PHOENIX, una mia recente giovanissima amica di facebook. L’ho conosciuta l’altra sera al concerto degli EQUINOX, capelli biondi riccioluti Birmingham style, maglietta dei LED ZEPPELIN, quieto turbinio tipico della giovane donna. Mi chiedo come sia amare la nostra musica ai giorni nostri avendo vent’anni o giù di lì. Me l’immagino PHOENIX, incurante delle sue coetanee tutte con i capelli lunghi e stirati alle prese con della muzak, camminare sicura di sé tra le pieghe scomode della vita di questi tempi, sentirsi forte grazie al Rock. Quella forza che noi forse abbiamo perso in questa malinconica fase della vita in cui anche la più piccola scomodità ti dà da fare ( al concerto dei RC io e Jaypee ci lamentavamo delle sedie su cui eravamo seduti fino a che non è arrivato il commento di Gianluca: “Zio can, vi lamentate di tutto, siete proprio vecchi”). Al di là dunque di tutti i blues e la “spaplìgia dimension” (come direbbe Riff) in cui affondiam, oggi come aperitivo mi bevo non uno Spritz da fighetto, ma un Rum liscio. Brindo al sentimento Rock giovanile di Phoenix e anche a quello giovanilistico … dopo tutto, se ascoltiamo bene, l’abbiamo ancora dentro di noi. For those about to rock: we salute you, Phoenix!

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Una Risposta to “La Reunion dei Rocking Chairs, il prostration blues e le giovani donne Rock.”

  1. Tom 19/06/2015 a 08:51 #

    Circa i soliti 50 albums sempiterni delle nostre vite Jack Keroua in “Sulla Strada” scriveva:…”non puoi insegnare un nuovo motivo al vecchio maestro”….e poi è risaputo, si tende ad ascoltare il meglio, quello nato nell’epoca d’oro, classica del rock 65-72, tutto il resto è sottomarca di bassa specie fatte pochissime eccezioni.

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