DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15/09/2015 – di Giancarlo Trombetti

18 Set

Giancarlo Trombetti era presente al ritorno in Italia di David Gilmour, queste le sue impressioni.

A Firenze ho donato cinque anni della mia vita. La conosco benino. Ma anche se sai che Le Cascine “sono da quella parte lì”, ti rendi conto che a Firenze si risparmia sui cartelli stradali. Mi affido a una signora che mi dice: “mi venga dietro”. E arrivo. L’ippodromo è esattamente davanti al Parco dove qualche vita fa vidi Lou Reed farmi due coglioni notevoli nel tour di Growing Up InPublic. Mi pare si chiamasse Parco delle Cornacchie, ma non ci giurerei.

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

Le file, già alle cinque sono almeno tre, nessuna con una indicazione, quindi ci si accoda a caso. Giusto per scoprire dopo dieci minuti che si è dalla parte sbagliata; pare che lì si vendano biglietti, là nemmeno si sa. Un altro amico, Claudio, è in fila dall’altra parte dell’Ippodromo. Ci sentiamo per telefono e gli suggerisco di informarsi. Anche lui in coda dalla parte sbagliata. Verso le sei, a file ferme chiediamo se i biglietti, acquistati quasi sette mesi fa, rispetteranno le priorità e ci saranno i famosi posti numerati, quelli per cui avevo scritto una decina di volte alla Live Nationdopo lo spostamento da un teatro a un ippodromo senza, logicamente, ottenere uno straccio dirisposta. E diamo subito un senso a questo straziante quesito : perché chi ottiene da appassionati fessi con sette mesi di anticipo il denaro per un concerto su cui gravano mille incognite – in sette mesi può accadere di tutto al mondo ­ e che infarcisce di succosi “diritti di prevendita” come se donare il proprio denaro in assoluto anticipo, invece di un trattamento di favore meriti un aggravio di spesa , non si pregia di emanare un banale comunicato stampa che informi, semplicemente, il fedele acquirente ? Risposta. A causa di un vezzo tutto italiano : la maleducazione e la mancanza di professionalità.

E’ così che un giovanotto fiorentino ci dice, stupito : “…non capisco perché abbiate tutta questa fretta di entrare che tanto i biglietti sono tutti numerati e si può accedere al proprio posto anche cinque minuti prima del concerto”. Andiamo bellamente in culo alla fila e iniziamo a girovagare per le Cascine in cerca di cibo. Verso le otto, dopo aver pagato un euro a pisciata nei locali gabinetti pubblici…il fratello di Claudio, con due ragazzi al seguito, paga tre euro per tre pisciate… ci indirizziamo ai tornelli come mucche al pascolo.

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

Umidità all’80 per cento, misurata con accuratezza dai miei capelli fradici come se fossi appena uscito dalla doccia, non piove, maledico la mia paura di avere freddo e il conseguente fastidio del maglione legato in vita. Si starebbe bene in calzoni corti e canotta. Bello il palco, dove spicca sullo sfondo il famoso cerchio che i Pink Floyd crearono nel 1967 proiettandovi immagini “psichedeliche” in tono con la musica e che da allora è un marchio di fabbrica delle loro produzioni. Lo so, siamo a un concerto di Gilmour, ma oggi come oggi, andare a vedere David è quanto di più prossimo a un concerto dei Floyd e la gente è lì esattamente per quello. La voglia di Pink Floyd si taglia con il coltello e stupido, nei nostri commenti, ci appare l’atteggiamento masochista e presuntuoso di quel “Assassing” ­ come lo definirebbe Fish dei Marillion ­ di amici che è Roger Waters. Uno che della presunzione e dell’auto­gratificazione ha fatto una regola di vita. Uno che crede di valere, da solo, quanto tutto il resto del gruppo. Tutti vorrebbero i Floyd, qui e altrove. Tranne lui. E di conseguenza tranne Gilmour. Ci accontenteremo, anche se il mio feeling non è del tutto in “modalità positiva”: ho visto negli anni i Floyd quattro volte, è la mia prima volta con Gilmour solista e temo di uscirne deluso.

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

Nell’entrare ci siamo sbrancati. Ma siamo nell’era dei telefonini e recuperarsi tutti e sei non è un problema. La tecnologia ha i suoi vantaggi. Tecnologia che pare non sfiorare i chioschi, che per spillare birra impiegano ore, tra un moccolo e l’altro di chi sta in fila, tutti moccoli espressi in rigoroso, variopinto dialetto di varie regioni. No, io no…sono lì per una Lemonsoda, ma la fila me la puppo lo stesso. E’ così che 5 A.M. una intro strumentale, e Rattle that lock, il primo singolo dal nuovo disco, me li seguo bestemmiando in coda davanti al chioschetto. Ci pensa Claudia, con una fila di cortesi solleciti urlati in toscano con un tono superiore al volume dell’amplificazione, a sbloccare la situazione. La signorina comprende e serve, velocemente. Per Faces of stone siamo finalmente a sedere.

Prima nota: dal vivo, Rattle that lock, un pezzo che mi era sembrato al limite del conato sentito su Spotify, suona benissimo, bello, gradevole, ben arrangiato. La stessa impressione, anticipo subito, l’avrò di tutti i nuovi brani, tranne un brano jazzato che non è brutto in sé, ma che risulta così lontano dalle atmosfere di Gilmour che proprio non riesco a digerirlo.

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15-9-2015 (photo DG facebook page)

Seconda impressione. Il suono della chitarra cambia radicalmente a ogni cambio. Metallico e old fashioned quando viene utilizzata una Telecaster consumatissima nel corpo superiore, classico e impossibile da non riconoscere quando si imbraccia una Gibson nera. Ho sempre pensato che alcuni musicisti abbiano creato un proprio suono, forse ancor più che un proprio stile, e che tra questi Gilmour fosse uno dei più riconoscibili. Un brevissimo suo solo su un brano di Bryan Ferry, colonna sonora di un buon film degli ottanta, Is your love strong enough, al primo ascolto ricordo perfettamente che rese assolutamente evidente che ci fosse lui, per dieci secondi, alla chitarra. E che oggi siano di moda tecniche di esecuzione dove la velocità ricopre l’emozione, non fa che rendere ancor più evidente il fatto incontestabile che quel suono, quella chitarra, facciano parte di quel film del rock and roll che rivediamo ogni giorno davanti ai nostri occhi aperti mentre facciamo al spesa o guidiamo l’auto. E grazie a Dio che sarà sempre così, meravigliosamente così. Ho visto i Pink Floyd più volte e non ho mai sentito Gilmour parlare, introdurre brani, dialogare con il pubblico, uscire dagli schemi della scaletta e….sembrare umano. Tutto, nei Floyd doveva essere incentrato sulla musica e sulle immagini, come se gli esecutori fossero solo una fastidiosa presenza. Il culmine di questa scelta venne un tempo cristallizzata dalla follia di Waters che volle, per il tour di The Wall, addirittura fa scomparire il gruppo dietro un muro per parte del concerto, cosa che, le cronache riportano, David non riuscì mai a digerire.

Stasera Gilmour parla per due volte, con un accento che più londinese non potrebbe essere, anche per uno nato a Cambridge. Maglietta nera e calzoni grigi, barbetta bianca rada, arriva persino ad accennare alcuni passi di danza mentre passa dalla chitarra acustica alla Telecaster nel corso del recupero di Fat Old Sun, eseguito in una versione luminosa, con un solo inedito, vintage e aggressivo, in coda. Potrei dire che “quelli” siano i miei Floyd, ma sarebbe ridicolo legarsi al recupero di questa e Interstellar Overdrive. In quasi cinquant’anni evolvere e mutare è doveroso. Il palco è sicuramente una sorpresa per chi non abbia mai visto i PF dal vivo; un po’ meno per chi ricorda quanto più eccessivi e invadenti fossero i mille trucchi di quelle produzioni. Ma il caro vecchio telone circolare infarcito di luci ed effetti laser rende emozionante anche questa esperienza “minore”. Mi manca e mi mancherà per sempre, temo, il gigantesco fiore luminoso che usciva dal retropalco nel solo finale di Comfortably Numb, una delle sequenze armoniche in crescendo più indimenticabili del rock and roll, ma ad occhi chiusi, riesco a godermela tutta lo stesso, nel finale.

Abbiamo detto che sia questa l’esperienza più prossima a un concerto dei Floyd; David lo sa e cadenza il ritmo della scaletta con i classici che siamo lì per ascoltare. Wish you were here viene eseguita come terzo brano, poi Money, Us and Them, High Hopes e , dopo un intervallo di quindici minuti, Shine on you crazy diamond, Coming back to life, Sorrow, Run Like hell e la micidiale sequenza finale Time/Breathe/Numb… è impossibile non uscire soddisfatti, nonostante, la Live Nation, nonostante un coglione in piedi sulla seggiola nel bis davanti a me, nonostante la voglia di vederli ancora tutti insieme.

set list gilmour Firenze 2015

set list Gilmour Firenze 2015

Nonostante Waters. Bello, perché no? In fondo il rock è oramai cosa per vecchi, e alla faccia dei feticisti che godono a recuperare dischi ignoti di cui nemmeno più gliesecutori ricordano aver contribuito all’incisione, il mercato stesso ti spinge a non dimenticare chi, la storia che tanto amiamo, ha creato. E che stasera fossimo davanti a un pezzo di storia, era indubbio. Tutto perfetto, quindi ? Beh… il dispiacere di vedere Phil Manzanera, oramai un pezzo inscindibile del lavoro di Gilmour, relegato a fare da mezza spalla, presentato, sì, come a Living Legend, ma trattato come un mediocre sideman e cui viene lasciato un unico assolo, a due, per eseguire il quale deve persino cambiare la chitarra…nove i musicisti sul palco, di cui due tastieristi, cosa che fa riflettere su quanto David facesse conto del lavoro di Wright.

Il concerto è lui, quindi, poco spazio ad altro e forse non saprei dire se chi era lì avrebbe desiderato altrimenti. I telefonini hanno sostituito gli accendini e i quindici minuti di intervallo sono serviti più ai frequentatori di social a pubblicare in tempo reale la propria presenza che, forse, al gruppo a bersi qualcosa di fresco, nel retropalco.

Se lo rivedrei ? Sì, subito, stasera. Nonostante la Live Nation. Perché sono un romantico, perché prima vengono le basi, la memoria, le emozioni, e poi tutto il resto. Grazie, Davide. Mi ricorderò di te quando andrò a frugare tra i miei dischi per cercarmi qualcosa da ascoltare. Ancora una volta.

Giancarlo Trombetti©2015

17 Risposte to “DAVID GILMOUR, Firenze, Ippodromo del Visarno, 15/09/2015 – di Giancarlo Trombetti”

  1. Gianni 18/09/2015 a 08:49 #

    Bella. Delle tante recensioni lette tra web e cartaceo, questa del Trombetti è la più chiara e mi sembra del tutto onesta.

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  2. mikebravo 18/09/2015 a 09:37 #

    Pezzo scritto col cuore. Quando un bel presente ti riaccende ricordi
    di giuventus.Grandissimo Giancarlo.

    PS Non sapevo di manzanera. Io lo vidi a bologna coi roxy intorno al 1980.
    Qualcuno di voi pincfloidiani conosce il 12″ del 2006 celebrativo di syd
    barrett con gilmour e bowie nella prima facciata in arnold layne
    e con gilmour e wright nella seconda sempre in arnold layne ?
    Lo conoscete pincfloidiani ?

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    • lucatod 18/09/2015 a 11:59 #

      Io conosco il cd single del 2006 con copertina nera e Arnold Lane interpretata prima con Bowie e poi con Wright . Terzo pezzo Dark Globe interpretata dal solo Gilmour .

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      • mikebravo 18/09/2015 a 15:29 #

        Si’ é quello ma io l’ho in vinile.

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  3. timtirelli 18/09/2015 a 10:40 #

    Al concerto di Firenze era presente anche Bodhran, mi piacerebbe che postasse qui nei commenti due righe circa le sue impressioni.

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  4. lucatod 18/09/2015 a 11:50 #

    Ho visto David Gilmour in concerto nove anni fa proprio a Firenze , e da floydofilo me lo sono goduto tutto anche durante l’intera esecuzione del suo album On On Island . Inutile dire che quel disco ora non l’ascolto più , e del nuovo ne farò certamente a meno .
    Leggendo su internet di questo cambio di location , ho pensato subito alle maledizioni lanciate dai possessori dei biglietti , peraltro molto fortunati visto come sono stati esauriti . Se non fosse stato per quei truffatori che rivendono i biglietti su quei siti osceni di bagarinaggio , ci sarei stato pure io . Ma per una distrazione di qualche ora non ho fatto in tempo .
    Sono d’accordo con Giancarlo , ovviamente Gilmour è ormai quanto più vicino ai PINK FLOYD possa esistere . Se Waters era l’anima creativa , il genio , il personaggio e via dicendo , lui era la voce e la chitarra . Mica poco . I classici del gruppo stanno perlopiù nelle sue mani , a meno che non si tratti dei pezzi più watersiani di Animals o The Wall .
    Per quanto riguarda Wright , non credo avesse tutto questo spazio , dal 1987 suonava in seconda con Jon Carin , il pupillo di David che si occupava di campionamenti e molto altro . Certi pezzi privati della sua voce devono essere suonato strani …

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    • Giancarlo 18/09/2015 a 15:01 #

      Senz’altro i due tastieristi avevano compiti diversi. Se ci addentriamo nella tecnica, quello di destra sul palco suonava e cantava le parti di Wright, quello a sinistra usava campionatori e suoni “speciali”. Ma credo che Wright – che era un tastierista/collante, non uno che debordava alla Wakeman-Emerson ma uno che colorava e faceva da tappeto al gruppo, avvolgendo il tutto con una modestia rara nell’ambiente – avesse non solo la stima ma anche la fiducia di Gilmour, che lo ha voluto sempre con se. Quanto ai sidemen, direi che i Floyd erano “tutti doppi” nei tour dal 1978 in poi, con due batterie, due tastiere…e così via. E non certo con musicisti di secondo piano. Citiamo Snowy White a caso. Quanto all’opinione di Gilmour sull’amico, riporto questo, che direi vale molto più di qualsiasi nostra supposizione….. « Nessuno può sostituire Richard Wright. È stato il mio partner musicale e amico. Nelle discussioni su chi o cosa fossero i Pink Floyd, il contributo enorme di Rick è stato spesso trascurato. Era gentile, modesto e riservato ma la sua voce profonda e il suo modo di suonare erano vitali, magiche componenti del nostro riconoscibile sound. Non ho mai suonato con nessuno come lui. L’armonia delle nostre voci e la nostra telepatia musicale sono sbocciate nel 1971 in Echoes. A mio giudizio tutti i più grandi momenti dei Pink Floyd sono quelli in cui lui è a pieno regime. Dopo tutto, senza Us and Them e The Great Gig in the Sky, entrambe composte da lui, cosa sarebbe stato The Dark Side of the Moon? Senza il suo tocco pacato l’album Wish You Were Here non avrebbe funzionato molto. Nei nostri anni di mezzo, per vari motivi lui ha perso la sua strada per qualche tempo, ma nei primi anni Novanta, con The Division Bell, la sua vitalità, brillantezza e humor sono ritornati e la reazione del pubblico alle sue apparizioni nel mio tour del 2006 è stata tremendamente incoraggiante, ed è un segno della sua modestia che quelle standing ovation siano giunte a lui come una grande sorpresa (sebbene non al resto di noi). Come Rick, non trovo facile esprimere i miei sentimenti con le parole, ma lo amavo e mi mancherà enormemente. »
      D:Gilmour, settembre 2008

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      • lucatod 18/09/2015 a 15:35 #

        Giancarlo , la pensiamo allo stesso modo . Non volevo certo sminuire Richard Wright . Mai e poi mai . Tempo fa su questo blog commentando lo spettacolo di Waters , scrissi più o meno che a mio avviso il sound dei PINK FLOYD , musicalmente parlando scaturiva principalmente dalla chitarra di Gilmour e i tappeti sonori di Wright . Ho avuto l’opportunità di vederli dal vivo e posso dire che in pezzi come Echoes marciavano alla grande .
        A quanto ne so il chitarrista era molto legato al timido Wright , durante una premiazione (visibile su youtube) ricordando il tastierista si è pure commosso .

        E’ pure vero che durante gli ultimi tour dei Floyd (The wall compreso) Wright (e ancor più Mason) sono stati affiancati da musicisti tecnicamente superiori per ricoprire parti evidentemente complesse . Il mio commento iniziale era riferito proprio al fatto che era un peccato non lasciargli più spazio (un po come hai detto tu su Manzarena) . Quando ascolto i bootlegs annata 70/77 provo una certa soddisfazione nell’ascoltare RICHARD WRIGHT all’opera . Shine On parte 1-5 e 6-9 da Oakland 1977 è una delle versioni più belle in assolute . e a fargli da spalla non c’è nessun’altro .
        In poche parole preferisco i Pink Floyd senza session man o comunque ridotti all’osso .

        Il suo lavoro su The Divison Bell è la prova che assieme riuscivano a ricreare le sonorità tanto care al grande pubblico floydiano (ovviamente non tutti) .

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  5. bodhran 18/09/2015 a 14:41 #

    Eccomi, rispondo alla “convocazione”.
    Allora, a me la parte “logistica” è andata meglio, a parte il biglietto regalato il giorno prima da un amico che sapeva dei posti numerati, sono arrivato preciso per prendermi una birra e una breve attesa.
    Concordo con tutto, bellissimi i suoni di chitarra, intelligente la scaletta alternata tra vecchio e nuovo (il nuovo devo dire poco seguito, almeno nel mio settore), band precisissima, e concordo anche sul pessimo clima di Firenze. Ho solamente un “però”.
    Mi sono emozionato poco.
    Mi piacciono molto i PF, adoro Meddle e Atom Heart Mother, ovviamente anche il resto che oggi resta dietro in classifica credo esclusivamente per i numerosissimi, forse troppi, ascolti del passato.
    Il però è che non mi sembrava realmente di essere ad un “concerto rock”. E parlo dell’atmosfera. L’impressione, senza voler essere snob (ripeto, è stato un bel concerto) o offensivo, era quella di trovarmi di fronte ad una cover band di lusso. L’entusiasmo del pubblico mi pareva quasi dovuto. Forse non trovo le parole esatte, ma abbiamo ascoltato quello che ci aspettavamo e come ce lo aspettavamo, non una sbavatura, non un guizzo se non per Astronomy Domine, la meravigliosa Fat Old Sun e quel ballettino, quello ha scatenato l’entusiasmo. Non erano i PF ma tutti avrebbero voluto che lo fossero, e non è certo “colpa” di Gilmour.
    Il concerto è stato bello, ma, per me, poco emozionante.

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  6. Baccio 18/09/2015 a 17:27 #

    Concerto scaricabile (se si può segnalare) sul sito http://yeeshkul.com

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    • bodhran 18/09/2015 a 19:33 #

      se qualcuno la vuole, una registrazione ce l’ho anch’io

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      • Giancarlo 18/09/2015 a 21:19 #

        …se è di buona qualità…te ne sarei grato…vuoi qualcosa in cambio ? :)

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  7. Massimo 18/09/2015 a 17:30 #

    Finalmente lo stimato Trombetti..
    Non ho visto il concerto ma la penso un pò come bodhran. Pur essendo un nostalgico non amo situazioni oggettivamente replicate in decadenza costante, preferisco sentirle suonate da chi la torta l’ ha cucinata.
    Division Bell si concludeva con High Hopes, ultimo sussulto, grande capolavoro, unico secondo me di quell’ album.
    Il primo LP che ho sentito in vita mia è Dark side, ho imparato a suonare la chitarra copiando Gilmour nota per nota, li adoro insomma.
    Nel Rock non c’è un ricambio generazionale anche per colpa delle case discografiche che puntano su altro, mancano un po’ i talenti e noi vecchietti rimaniamo ancorati a vecchie cose che nel mio caso rischiano di alterarsi nella percezione, soprattutto se vedo ad esempio un concerto dei Purple attuali o di Gilmour. Preferisco lasciar stare.
    Non voglio uscire fuori tema ma ricordiamoci che il Rock era nato e cresciuto come un fuoco giovanile; Who o Beatles si affermavano ventenni e il meglio che ogni band produceva era nei primi 5/6 anni di vita, non stiamo parlando di compositori di musica classica che avevano un’ altra evoluzione.
    Oggi quando si parla di presunte rivelazioni Rock vedo che son tutte over 30 minimo, i ventenni dove sono??
    Manca la scossa. Ma se anche ci fosse e nascessero i nuovi Zeppelin, io, Tim o Trombetti vivendo musicalmente di nostalgie, ce ne accorgeremmo???
    Il figlio quindicenne di un mio amico mi ha fatto vedere che botto ha fatto nelle classifiche l’ utimo album dei Maiden, perfetto ma non era meglio che si affermasse una neo band cazzuta?
    Scusate se ho filosofeggiato, era solo una riflessione.
    Un saluto a tutti voi.

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  8. mikebravo 19/09/2015 a 10:31 #

    Giancarlo cita la musica classica.
    Sembrava finita o ferma sulla ripetizione delle opere del passato.
    Oggi nel campo della musica contemporanea c’é la musica classica
    moderna.
    Se avete visto il film la giovinezza di sorrentino, per la magnifica colonna
    sonora si é servito di un compositore di musica classica moderna.
    Con risultati eccellenti.

    Penso che oggi la musica é soprattutto contaminazione di tanti stili.
    Anche robert plant é contaminato.

    Quest’estate per sfuggire alla calura di pianura sono andato una settimana
    a san candido in alto adige.
    In una piazza c’era una statua di GUSTAV MAHLER.
    Negli ultimi anni di vita visse alcuni anni a san candido.

    Perchè un giorno robert plant disse che jimmy page era il nuovo
    gustav malher ?

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  9. mikebravo 20/09/2015 a 08:08 #

    Mi riferivo a massimo che cita i musicisti classici ed il loro corso come compositori.
    Sicuramente plant paragonando page a malher ha voluto rendergli un omaggio
    in quanto plant è un estimatore di malher.
    Ma in questo blog deplantizzato ormai da tempo possiamo dire che plant in quella
    occasione, come si dice volgarmente , gliela tiro’, ovvero gli porto’ sfiga.
    Infatti malher era superstizioso, un po’ come page, e mise in giro la voce che la
    nona sinfonia portava sfortuna ( vedi beethoven ) ovvero diventava l’ultima
    composizione.
    Malher compose la nona sinfonia, quella che per page poteva essere ITTOD,
    poi intraprese la decima ma rimase incompiuta per la sua scomparsa.
    La storia della nona sinfonia come ultima si è ripetuta nel mondo della classica
    piu’ volte.
    A difesa di plant possiamo dire che page ha pubblicato coda ( che in effetti
    stando ai dischi di studio sarebbe il nono ma nella discografia il decimo )
    e gode ancora di ottima salute.
    .

    Se qualcuno é interessato all’orchestrazione che malher avrebbe dato a stairway
    basta cercare su internet uno studio che ricercatori universitari di musica
    hanno fatto.
    Si puo’ ascoltare stairway come l’avrebbe fatta beethoven e altri compositori
    famosi.
    Quella alla beethoven non mi piace.
    Quella alla malher non è male.
    Per forza……….

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  10. mikebravo 20/09/2015 a 20:50 #

    E cosi’ per colpa del solito robert plant, jimmy page si é voluto cimentare
    in chopin, jeff beck, invidioso, nell’adagietto della quinta sinfonia di mahler
    e nella turandot di puccini………anche se Beck’s bolero, ispirato a Ravel,
    è del 1966, quindi precedente all’intervista a plant su page e malher.
    Ma chi l’ha scritta page o beck ?
    Nessun dorma……

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