Sul costo dei dischi now and then… di Picca

7 Ott

Io e Picca fuori blog ci confrontiamo spesso, il nostro amore sconfinato per il Rock ci porta spesso su sentieri dove nevrosi, ossessioni, compulsioni sono di casa. Oggi, mentre sono qui in ufficio che cero di lavorare e di portare avanti questa esistenza blues e che in cuffia ascolto i TUDOR LODGE,

scambio considerazioni con lui sul messenger di Facebook a proposito del costo dei dischi di oggi e di ieri. La sensazione è che i dischi ieri costassero meno, così il Pike boy decide di fare una veloce verifica. Probabilmente di matematica ed economia capiamo poco entrambi, ma la novella che sgorga dalla maruga di Picca è troppo carina per dimenticarla ad asciugare nel backyard del messenger di FB. Così, signore e signori, diamo il benvenuto una volta di più su questi palchi al Polygram recording artist, Picca.

Nel 1979 il giovane Tim Tirelli ha 10’000 lire in tasca che bruciano. La nonna ha appena smollato la fragrante banconota  e Tim ha una chiara idea della destinazione finale del deca: è appena uscito In Through The Out Door dei Led Zeppelin, suo gruppo preferito. Il giovane Tim si reca come un nibbio in assetto bellico nel primo negozio di dischi che capiti a tiro.

 

Peecker Sound

Entra, estrae la diecimila, acquista il Graal del momento e riceve 2000 lire di resto. Va a casa e gode come un riccio. Nel 2015 l’ancora giovane Tim Tirelli vorrebbe acquistare la nuova ristampa in vinile 180 grammi di In Through The Out Door. Fa una capatina su Amazon e scopre che costa la bellezza di 23 dollari e 99 cents. “Porca paletta” – esclama – “ma è carissimo! Che due palle questo revival vinilitico. Il CD costa la metà ma io voglio il long-playing. 24 dollari per un disco?? Discografici di merda, che vadano a cagare…”

Ma poi un bel giorno, il suo amico Picca che non ha un cazzo da fare e si trastulla con scemenze legate al Classic Rock, smanettando un Calcolatore di Inflazione scopre, con massima sorpresa, che nel 1979 8’000 lire corrispondono, più o meno, a 31 euro e 50 centesimi, praticamente 35 dollari. Morale della favola: oggi i dischi, rispetto al 1978, costano molto meno. Per non parlare dei CD. Quando si acquista un doppio CD antologico da 9’90 (vedi Mothership ad esempio), teniamo bene a mente che nel 1979 sarebbe costato 2 mila lire, mentre un doppio lp in offerta all’epoca costava almeno 8000 lire. Sorpresa!

Stefano Piccagliani © 2015

 

 

4 Risposte to “Sul costo dei dischi now and then… di Picca”

  1. lucatod 07/10/2015 a 15:15 #

    Su IBS i vinili dei LZ (edizione normale) vengono messi in vendita da circa 17 a quasi 19 euro (circa 23 dollari appunto) mi pare un prezzo ragionevole . Ho deciso , almeno per il momento , di non riacquistare pure i 33 giri perché preferisco i miei vecchi NO-remaster . Però fa piacere vedere disponibile l’intero catalogo Zepp in vinile , gli appassionati (giovani e meno giovani) hanno nuovamente modo di godersi la buona musica nel giusto formato (rigetto nei confronti del download digitale?) .

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  2. mikebravo 07/10/2015 a 22:10 #

    In effetti ci eravamo dimenticati del valore delle vecchie lire.
    E sinceramente non ricordavo i prezzi del vinile nel 1979.
    Ricordo che nel 1971 un LP nuovo poteva costare 2.950.
    All’incirca.

    Con l’avvento del cd molti negozi di musica ricolmi di vinile
    si sbrigarono a liquidarlo per dare spazio alla nuova invenzione.

    Mi ricordo un negozio di un paese confinante a Bologna che
    mise in liquidazione una grande massa di vinile rock e pop.
    Il negozio consisteva in un piano terra che venne dedicato
    tutto al cd.
    Aveva poi un interrato a cui si poteva accedere per il vinile
    in liquidazione a prezzi che andavano da un max di 9.900
    ad un minimo di 1.900.
    I cartellini coi prezzi erano piccoli, bianchi ed adesivi alla
    copertina o al cellophane che ricopriva l maggior parte dei
    dischi nuovi.
    La messa in liquidazione del vinile riguardava molte
    centinaia di pezzi di ogni genere.
    I prezzi erano messi un po’ a casaccio senza tanto rispetto
    per l’album o il gruppo.
    In quel negozio si riversarono molti nostalgici del vinile
    e dopo i primi acquisti apparve chiaro a che il
    negoziante era uno sprovveduto che pensava solo a
    smaltire il vinile considerato antiquariato da dismettere.
    Apparve anche chiaro che l’interrato era sprovvisto
    di telecamere di controllo.
    Cosicché fu inevitabile che molti ragazzi si impegnassero
    in primi acquisti a 2.90 al pezzo.
    A casa gli adesivi dei prezzi venivano accuratamente staccati
    e rimessi su un cellophane.
    Poi risulto’ a molti gioco facile tornare al semiinterrato per
    piazzare i patacchini a 2.900 sui dischi prezzati 9.900.
    I vinili furono smaltiti presto dal negoziante con grande
    soddisfazione sua ma ancora maggiore dei suoi clienti
    amanti del vinile.

    Pochi furono i rivenditori che mantennero nelle scansie
    il viniie che ben presto divenne collezionatissimo.

    Alcuni negozi come la DIMAR di rimini, negli anni novanta,
    sfruttarono a dovere le loro riserve di nero vinile.

    Tutto questo accadeva all’incirca piu’ di venti anni fa.

    Chi allora avrebbe scommesso sulla rinascita del vinile ?

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  3. mikebravo 09/10/2015 a 11:47 #

    Era famoso ai magazzini Nannucci il reparto dei dischi a 1.000 lire.
    Praticamente erano LP americani con taglio nella copertina, i
    famosi CUT COVER per i collezionisti.
    Li’ si poteva trovare veramente di tutto.
    Il problema è che erano sistemati in scansie a livello pavimento
    e non era agevole la ricerca.
    Cosi’ spesso ci si ritrovava in parecchi a ravanare a chinino alla
    ricerca dell’oro nero.
    Non dimentico quella volta in cui mi trovai faccia a faccia con
    un capellone che vestiva un loden verde appassito che, a mo’
    del mago Silvan, faceva sparire dalle mani gli LP.
    In effetti il trucco c’era e vedendo che lo studiavo lui mi guardo’
    sorridendo e con una mano allargo’ il magico loden.
    Ebbi l’onore di vedere l’ampia tasca interna dove riponeva
    gli LP predati.
    Devo ammettere che era un gran professionista talmente fiero della
    sua tecnica da ostentarla a sconosciuti.
    Un vero professionista amante del rock..

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  4. Paolo Barone 09/10/2015 a 16:50 #

    E si, caro Mikebravo, il furto dei dischi lo abbiamo praticato in tanti e senza sensi di colpa residui. Anzi, pure con una certa fierezza ed inserendolo in un vivace calderone di comportamenti “Autonomi” stile esproprio!
    Io ho praticato alla Standa sotto casa mia, ma mai in un vero negozio di dischi. Andavamo al supermercato e cambiavamo le targhette dei prezzi. Ricordo di aver fatto diventare “Alive-Kiss” un quadruplo e con il prezzo di un disco singolo in super offerta…altre volte invece li prendevamo e correvamo fuori, così come se niente fosse, puntando sulla nostra velocità adolescenziale. E su altrettanta incuranza per le possibili conseguenze…In fin dei conti non credo che abbiamo mai danneggiato nessuno, e poi crescendo abbiamo restituito all’industria musicale con tanto di interessi!
    Si, i dischi costavano molto. Se ne comprava molti di meno e si godevano miliardi di volte di più. E dopo tutti questi anni siamo ancora li che li ascoltiamo, spesso proprio gli stessi vinili comprati all’epoca. Un investimento che resiste nel tempo mica male…
    Mi chiedo, i concerti? Qualcuno e’ in grado di capire quanto costavano e quanto costano?
    O forse e’ impossibile farlo. Quel tipo di concerti, il vero raduno rock fra palasport e teatro tenda, e’ praticamente scomparso. Mi sembra che oggi ci siano solo i club underground da (spesso ottimi) show per un centinaio di persone o i mega eventi da stadio tipo Ac/Dc.

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