Il gatto e la volpe: storia di vita e di morte

12 Gen

Domenica mattina ore 6, lei si alza per dare da mangiare a Palmiro, il gatto nero che vive, mangia e dorme con noi, poi torna a letto e si riaddormenta. Io mi sveglio un po’ più tardi a causa di rumori che sento sempre più distinti. In inverno di solito altre due gatte, degli altri quattro che abbiamo, dormono in casa, magari sono loro che fanno le matte, ma poi elaboro il fatto che ieri sera sono uscite entrambe. Sento del trambusto sul terrazzo (collegato al cortile con una scala). Immagino siano i gatti che si azzuffano come ogni tanto fanno. Cerco di rimettermi a dormire.

Il trambusto continua, e si fa intenso. Palmiro corre verso la porta e subito ritorna da noi sul letto, spaventato. Strano, non si direbbe ma Palmiro è una gatto molto coraggioso ed è sempre il primo ad avventarsi contro gatti forestieri che tentano di avvicinarsi. Preoccupato mi alzo, sono le 6,50. Apro la porta, è buio pesto, sul terrazzo non c’è più nessuno; Raissa, la gatta madre degli altri tre, si intrufola in casa spaventatissima, strano…anche lei è sempre la prima ad accorrere in aiuto dei suoi figli.

Sento nel prato intorno alla casa un gatto che lotta furiosamente contro quello che penso sia un cane. Lancio un paio di urla che però non sortiscono nessun effetto. Sento ringhiare in modo spaventoso, sento le urla disperate di un gatto. Sono ancora imbambolato, in pigiama e ciabatte, non è il caso che scenda nel buio in quelle condizioni ad affrontare quello che penso sia un cane lupo.

Torno dentro, rifletto un momento, mi metto un giubbotto, infilo le Clarks, prendo la mazza da baseball e scendo. Si è sveglia anche lei, prende una torcia e mi segue. Avanziamo insicuri nel cortile, non si vede nulla. Ho i sensi all’erta e la mazza ben stretta tra le mani in caso mi trovassi davanti un cane rabbioso. Ci inoltriamo nel prato, la torcia illumina quel che può, faccio qualche metro verso il punto in cui sentivo ringhiare e miagolare e scorgo qualcosa a terra. E’ il corpo di un gatto. Subito penso sia la più piccola, ma ben presto ci accorgiamo che è Pato, il grosso maschio.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Ci avviciniamo, ha ferite sul petto e sullo stomaco, guardiamo meglio, è morto. Mi soffermo sul suo muso. Lei inizia a singhiozzare. La rimprovero all’istante, non mi sento sicuro, dobbiamo stare all’erta, non è il momento per la tristezza. Scruto la campagna, tutto tace. Prendo un sacco, vi infilo Pato e lo adagio su di una vecchia carriola. Il pensiero ora va altre altre due gatte, saranno state attaccate anche loro? Giriamo intorno a casa, ma è ancora buio, non scorgiamo nulla.

Rientriamo. Facciamo colazione mentre la mestizia scende inesorabile. Comicio a sentirmi in colpa, fossi stato più reattivo, coraggioso e pronto forse Pato sarebbe ancora vivo. Il sole sorge verso le otto. Mi vesto e scendo a seppellirlo. Scavo una fossa là sotto i frassini, arriva anche lei a darmi una mano; prendo il corpo di Pato, lo avvolgo con dolcezza in un mio vecchio foulard, lo poso nella terra e lo ricopro con cura.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Inizio a sciogliermi e a farmi riflessivo. Cosa può essere stato? Un cane, uhm, difficile, molto più probabile sia stata una volpe, dalle nostre parti ne sono state avvistate parecchie. Vicino a dove abitiamo c’è una grande stalla, in uno dei capannoni delle balle di fieno vi sono parecchie tane. Iniziamo a fare una ricerca in internet riguardante le volpi. Cacciano di solito due dopo il tramonto fino all’alba, tutto coincide. Pato però era un gatto massiccio, con una gran forza, possibile che una volpe sia riuscita a stenderlo in pochissimi minuti? Metterlo nella gabbietta quando si trattava di portarlo dal veterinario era sempre una impresa e ogni volta riflettevo sul suo vigore, sulla sua forza.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

Torno all’idea di un cane, magari un grosso randagio, penso addirittura ad un lupo, ma qui in pianura non ve ne sono. Ritorno all’ipotesi più probabile, una volpe. Forse più di una. Forse si è avventurata sin sul nostro terrazzo (dove ogni tanto lasciamo del cibo per i gatti), Pato deve averla notata e si è fatto avanti a difendere il suo territorio, deve essere andata così d’altra parte dei quattro gatti che vivono fuori è stato proprio il maschio a morire. Poco dopo si rifanno vedere le due femmine rimanenti. Una si era rifugiata nel fienile che abbiamo dietro casa, l’altra chissà dove. La domenica passa con una cappa di cupezza addosso. Il senso di colpa persiste, non c’ero quando aveva bisogno di me.

Giro per il cortile, mi manca già. Pur essendo una gatto abituato a stare fuori e dunque praticamente selvatico, mi riconosceva come maschio di riferimento. Ogni tanto entrava in casa a mangiare, e quando gli dicevo “giù, Pato, giù” si sdraiava per terra un po’ diffidente e si lasciava accarezzare (addirittura anche sulla pancia). Ogni tanto mi dava qualche morsichetto affettuoso tanto per dirmi “attento Tyrrell, non esagerare”, ma alla fin fine, a volte, si lasciava anche prendere in braccio.

Il gatto Pato - foto TT

Il gatto Pato – foto TT

In un primo momento avrei voluto trovare quella volpe e dargliene quattro, ma una volta tornata la razionalità capisco che sono discorsi senza senso e  vergognosi. La volpe fa la volpe, ed è giusto sia così. D’altra parte i nostri gatti a volte catturano delle lepri e se le mangiano, qual’è la differenza?

Le tragedie del mondo sono altre, non va persa di vista la giusta prospettiva ma nel nostro piccolo universo è indubbio che la perdita di Pato è dolorosa. Chi non vive con animali non può comprendere appieno e giudicherà melense queste frasi, ma per noi che lo abbiamo visto nascere, che lo abbiamo accudito, nutrito, che gli abbiamo lasciato la massima libertà di movimento e che lo vedevamo tornare ogni sera verso casa, la sua perdita è un peso. Eravamo e siamo un nucleo di mammiferi di specie diverse che vivono insieme, certi legami diventano profondi, anche con un gatto “selvatico” come Pato. Pure gli altri gatti stanno vivendo un momento strano,  sarà anche suggestione ma paiono spaesati, increduli… lo cercano ma non lo trovano più.

Dovrò abituarmi a non vederlo più in giro, a non ridere più di quella sua espressione attonita,  a non baciare più quel suo bel musone, a non sfidare più la sua pazienza per accarezzargli la pancia.

Addio Pato, amico mio, mi mancherai.

Il gatto Pato, giugno 2008 - foto TT

Il gatto Pato, giugno 2008 – foto TT

 

19 Risposte to “Il gatto e la volpe: storia di vita e di morte”

  1. Marco Colasante 12/01/2016 a 12:01 #

    Che tristezza e che commozione mentre leggevo…so cosa significa perdere un gatto, mi è successo molte volte. Uno l’ho addirittura ammazzato io, investendolo con la macchina senza volerlo, sono passati tanti anni ma ancora adesso a pensarci mi sento male.
    Ciao Pato, eri un micione bellissimo, somigliavi al mio amatissimo Red. Vi immagino a scorazzare insieme, giocare e litigare un po’ per finta e un po’ sul serio. Un bacio e una carezza su quel tuo capoccione.

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  2. Tom 12/01/2016 a 12:36 #

    I migliori se ne vanno sempre prima, le carogne non muoiono mai!

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  3. Giancarlo T. 12/01/2016 a 15:06 #

    Una volpe. O un lupo, Tim. Quasi sicuramente una volpe. A meno che nella tua zona non circolino liberi cani “da combattimento”, magari liberati appositamente da qualche idiota che spera che così…si facciano le mascelle…. un cane, anche affamato e randagio, non avrebbe ucciso per il gusto di uccidere. Lupi ce ne sono sempre di più, adesso anche sulle Apuane, mentre in Appennino sono stati liberati. Assaltano pecore e capre e animali da cortile, perché i selvatici che non son scemi se ne sono andati, si sono spostati verso l’abitato o in altre zone. E il lupo che è nomade, li segue…è brutto perdere un animale da compagnia. Ma questi sono “i danni collaterali” di lanci e liberazioni incontrollate e incontrollabili. Dovremo o abituarci o trovare interventi. Guarda le tracce, se ce ne sono. Quelle del lupo sono inconfondibili : non hanno il quarto segno, posteriore. Le volpi le hanno e sono molto più piccole di quelle del cane.

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    • bodhran 13/01/2016 a 09:35 #

      Povero Pato, certo con quel colore e quel coraggio è stato più un leone che un gatto.
      Il resto dell’intervento ha un un tono inusuale per il blog, ma volevo segnalare come la notizia, riportata da Giancarlo, di un’introduzione da parte dell’uomo di lupi in Appennino, ed in Italia in genere, sia falsa ma dura a morire(così come lo è quella relativa alla vipera). Se ne parlava ad inizio anni ’80 quando trascorrevo in Toscana le vacanze scolastiche. Quando dopo ho studiato Scienze Naturali mi succedeva di sentire voci analoghe girando nelle campagna abruzzesi ai tempi della tesi. Successivamente ho lavorato per anni a stretto contatto con un Parco Nazionale in Appennino, e anche in quelle zone stessa cosa. Si potrebbe dire “vox populi vox dei”, ma la realtà il lupo è tornato in Appennino dopo una seria campagna di conservazione iniziata negli anni ’70 che ha portato all’aumento degli individui che si sono “naturalmente” spostati.
      Per chi ne avesse voglia qui un documento divulgativo
      http://www.parcoforestecasentinesi.it/pfc/images/il%20lupo%20n%26m.pdf
      che riassume i contenuti di pubblicazioni scientifiche sicuramente più noiose da leggere.

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  4. lucatod 12/01/2016 a 15:40 #

    Avendo a che fare con gatti e cani (novantadue) , secondo me potrebbe anche essere stato un cane . magari nemmeno randagio . Se non abituato a convivere con altri animali , la sua reazione è quella di attaccare , ad esempio un topo , una lepre , un uccello o appunto un gatto . Sicuramente non potevi prevedere una roba simile .

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    • mikebravo 13/01/2016 a 07:37 #

      Concordo.E’ improbabile che sia stata una volpe. Pato era un bel
      gattone.

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  5. Giovanni Loria 12/01/2016 a 19:59 #

    quando un amico se ne va, ci resta addosso una tristezza infinita, e come hai ben descritto con toccante semplicità, “chi non vive con animali non può comprendere appieno”.
    era un bel gattone Pato, anche per merito tuo che l’hai nutrito e curato.
    non avere rimorsi.

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  6. Alberto 16/01/2016 a 00:17 #

    I gatti sono le uniche creature che possiedono la capacità poliedrica di essere ingenui e saggi allo stesso tempo, innocenti e monelli, coccolosi fino all’invadenza ma riservati, oziosi e agilissimi…ed ovviamente intelligentissimi quando vogliono.
    Per me sono come la Musica, la loro compagnia mi aiuta a mantenere giovane lo spirito.

    Quando ce ne scompare uno ci sentiamo tristi ma anche colpevoli, come Tim con Pato, ci viene sempre in mente qualcosa che avremmo potuto fare per loro… Io ho smesso di averne perché se ne sono sempre andati tutti/e prematuramente, e da anni coccolo quelli degli amici, o vado a trovarli al gattile.

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  7. mikebravo 17/01/2016 a 12:37 #

    Sara’ che mio fratello era uso portare a casa ogni tipo di bestia,io
    da giovane non brillavo per amore verso gli animali.
    Mi ero fatto regalare da mio padre una carabina e ricordo che
    imbracciarla mi dava quell’ebbrezza di potere che credo sia ben
    conosciuta dai cacciatori.
    La svolta avvenne quando il piccione addomesticato di mio fratello
    lo portammo in montagna ed accanto al caminetto acceso fu
    colpito da un torcicollo che risulta mortale per la specie.
    A me fu affidato il compito di porre fine alla sua sofferenza.
    E cosi’ nel giardino mi ritrovai davanti al povero volatile che mi
    faceva una gran pena.
    Nessuno dei miei assistette alla scena.
    La cosa fu veramente spiacevole perché, alla faccia di un solo colpo,
    fu uno sporco lavoro.
    Ma tocco’ a me farlo.
    Quando rientrai in casa tutti piangevano ma io dissi che non aveva
    sofferto affatto.

    Oggi mio fratello si occupa di lupi.
    Io faccio lunghe partite di calcetto con la gatta delle mie figlie.
    Lei si distende e si avvita in aria e mi para tutti i tiri.
    Io rido contento guardando le sue prodezze.

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  8. timtirelli 18/01/2016 a 11:09 #

    Grazie a tutti, i vostri commenti (qui o su facebook dove ho postato il link al blog) aiutano il processo di “consueling”. A otto giorni di distanza inizio ad elaborare la cosa, ma devo dire che ho fatto, e faccio, molta fatica. I primi giorni successivi al fattaccio non riuscivo a darmi pace, il senso di colpa era (ed è) ancora presente, e le urla strazianti di Pato echeggiavano spesso nelle orecchie.

    Ancora non so darmi una spiegazione. Ho sentito ringhiare durante la lotta, dunque doveva trattarsi di un canide. La ipotesi più probabile è quella relativa alla volpe, ma questa è un animale che pesa dai 4 ai 9 kg, Pato era un gattone di 7/8 kg, possibile che si sia lasciato sopraffare in due minuti da un animale al massimo grosso come lui?

    L’ipotesi del cane è possibile, ma doveva essere un cane davvero rabbioso, aggressivo e abituato a combattere. Pato era una gatto che viveva esclusivamente all’aperto, dunque agile e sempre all’erta. Un cane da cortile, o abituato a vivere con un umano, non credo abbia le capacità e l’istinto per finire un gatto simile in due minuti. Serviva piuttosto un animale selvatico, agile e abituato a cacciare o attaccare. Direi un lupo, ma qui in pianura non dovrebbero essercene, dunque si torna al punto di partenza, una volpe, o più di una.

    Ho pensato anche a una faina, ma è un animale troppo piccolo per poter competere con un gatto di quelle dimensioni. Parlando con una nostra vicina, abbiamo saputo che nel tempo le sono sparite tutte e 30 le galline che aveva, e che per questo non le alleva più. Ci sono dunque dei predatori nella zona, volpi, donnole o faine che siano.

    Va beh, è inutile scervellarsi, ormai è andata.

    Ancora grazie a tutti.

    PS: Alberto, che tu vada a trovare i gatti al gattile ti fa onore. Io non vado perchè altrimenti torno a casa o con chissà quanti gatti o con un magone troppo grande. Quando andammo a prendere Palmiro, ricordo ancora lo sguardo rassegnato di un gattone – abbandonato dal suo (sub)umano – rinchiuso in una delle gabbie.

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    • lucatod 18/01/2016 a 11:33 #

      Vengono a trovarci spesso al rifugio (non è un canile) , c’è da dire che se tenuti bene e con amore non è una cosa affatto dolorosa , anzi .

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    • Alberto 18/01/2016 a 22:31 #

      Grazie Tim, capisco al 110% le tue remore…
      Subumano, questo è proprio il termine giusto!! Quello che mi colpisce di più là al gattile è il loro sguardo, il quale “parla”, dice tutto sulla sofferenza dell’abbandono, un gesto perpetrato nei confronti di un innocente, e senza preavviso.
      Questo sentimento provoca chiaramente delle riflessioni sulle altre razze animali, in particolare quelle di cui ci cibiamo…Nei loro confronti c’è vera e propria violenza senza preavviso, molto peggio di un abbandono, e sono pur sempre creature innocenti e indifese…Qual è la soluzione, diventare vegetariani? Io non ci sono ancora venuto a capo…

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  9. timtirelli 18/01/2016 a 22:56 #

    Alberto, tocchi un tasto assai dolente, pure io ci rifletto spesso, ma non sono ancora riuscito a diventare vegetariano, sarebbe una gran cosa, in primis per gli animali, poi anche per il pianeta (allevare animali da mangiare costa moltissimo in termini di risorse). Saura lo è diventata due anni fa, è un’animalista convinta. La carne le piace tuttora ma non la mangia più. La ammiro molto per questa scelta.

    Luca, ci vuoi spiegare meglio il significato di “rifugio”?

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    • lucatod 19/01/2016 a 00:07 #

      La mia Groupie (ti frego il termine) , nel 2001 ha messo su con altre volontarie una associazione only che si prende cura dei cani e gatti abbandonati dalle nostre parti . Dal 2009 abbiamo preso in affitto un terreno con l’intenzione di costruire un piccolo stallo per i trovatelli . Nel corso del tempo si è passati da un paio a una decina e ora saranno almeno una cinquantina a (bisogna chiederlo ad alessia) , senza contare altrettanti che stanno in altri rifugi o semplicemente per strada . Nel rifugio abbiamo costruito dei ripari , casette in legno e cucce . Hanno lo spazio necessario e vengono portati a spasso .. ovviamente sono tutti alla ricerca di un padrone . Tanti ne vengono adottati ma altrettanti vengono abbandonati . Guarda sulla pagina Facebook do alessia , e collegata a quella principale di randaginoserramanna .

      Ah tra l’altro stasera abbiamo soccorso una gattina veramente messa male e affidata al controllo del veterinario di fiducia . Domani gli esiti .

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      • lucatod 19/01/2016 a 00:08 #

        Associazione onlus . Maledetto telefono .

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    • lucatod 19/01/2016 a 21:09 #

      Tim , un rifugio gestito da volontari è un operazione autofinanziata (o tramite donazioni) no profit e senza alcuno aiuto da parte del comune o chi di dovere . puro e semplice volontariato .

      I canili e i gattili sono sovvenzionati dai comuni che versano delle quote per mantenere i randagi . chi li gestisce , percepisce uno stipendio oppure ne è il padrone stesso . E’ una attività . Anche in questo caso non mancano i volontari , ma è un ‘altra realtà . Purtroppo .

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  10. Alberto 19/01/2016 a 22:37 #

    Onore a Saura, Lucatod e la sua grupie, bravi!

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  11. timtirelli 19/01/2016 a 23:55 #

    Tutto chiaro adesso Luca. Avevo naturalmente dato una occhiata all’account facebook, ma non sapevo esattamente il significato di “rifugio” in relazione agli animali abbandonati.
    Sì, bravo Luca, brava Alessia.

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  12. Graziella 19/08/2017 a 12:10 #

    È incredibile.. mi trovo a leggere questo post perché il mio gatto, Pato, è scomparso da ormai tre giorni e girando di notte a cercarlo mi sono accorta che è pieno di volpi. Non credo lo troverò mai ma come te mi sento in colpa per averlo fatto uscire l’altra notte e mi manca tanto. Ma lui voleva essere libero e questo è il prezzo che io pago.

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