Searching for Brian

5 Mar

Cosa succede dopo che hai perso un genitore? Beh, dopo che sei passato attraverso quell’anomalia temporale dei quattro giorni che seguono la dipartita di tuo padre e la gestione della veglia, del funerale, degli amici e dei parenti, inizi a prendere atto dell’assenza. In alcuni momenti non ti sembra possibile, non ti sembra vero, pare una cosa davvero troppo grande per essere reale, ma poi ti tocca fare i conti con la realtà.

Così affronti gli impicci legati alle inevitabili faccende burocratiche: la nuova lapide, il rogito per la nuova concessione del loculo, la puntata al Caaf per sapere cosa fare esattamente per la questione dell’Inps (la pensione insomma), un nuovo breve momento insieme ai famigliari per la tumulazione dell’urna con la polvere di stelle di tua madre che hai dovuto fare cremare per far posto alla bara di tuo padre e sciocchezzuole di questo genere.

Uno dei passaggi più difficili è tornare nella struttura in cui Brian era ospite, dapprima per ritirare i suoi effetti personali poi, dopo la cernita, per lasciare i suoi vestiti più dignitosi. Ne aggiungi anche dei tuoi, tanto non metterai mai più i capi che giudichi passati, lei dice che ormai sei diventato un fighetto come Mancini. La struttura accetta volentieri i vestiti ancora belli, alcuni ospiti non hanno parenti che li vengono a trovare dunque nessuno che compri loro qualcosa in caso di bisogno, altri hanno i famigliari ma sono così tirati a livello economico che non possono permettersi nulla. In caso rimanga qualcosa o che certi maglioni siano troppo “moderni”, l’abbigliamento in surplus viene dato alla chiesa lì a fianco gestita da Don Sergio, fondatore della struttura: ogni settimana c’è la fila di gente (stranieri e non) in difficoltà a chiedere cose da indossare.

Entrare nella struttura è dunque difficile, le persone che fino al giorno prima frequentavi e vedevi un giorno sì e uno no, di colpo escono dalla tua vita, e quando torni per sistemare le ultime cose vedi che loro, pur con dolcezza, sono già passati oltre mentre tu sei rimasto cristallizzato ai giorni in cui tuo padre era ancora ospite della struttura. Il personale ti accoglie con simpatia e affetto, ma non sei più un famigliare di un loro ospite, non sei più un loro “cliente”, piccole differenze che noti all’istante.  Non è facile tornare in quel posto, rivedi il pergolato dove in primavera e in estate portavi Brian per la sua ora d’aria, rivedi gli ospiti che facevano parte del giro di tuo padre (e alcuni non se lo ricordano già più), rivivi i tanti momenti passati negli ultimi quindici mesi come solo un uomo di blues come te può fare, e quando esci non puoi fare altro che infilarti i Ray ban.

In macchina ascolti cose tipo JONI MITCHELL e STANLEY CLARKE. Provi a metter su la musica in cui di solito ti rifugi quando hai bisogno di sicurezze ma non riesci ad ascoltarla. Provi col bootleg FOR BADGE HOLDERS ONLY (LA Forum 23/6/77), uno dei capisaldi delle registrazioni non ufficiali del tuo gruppo preferito, i LED ZEPPELIN, ma dopo un minuto devi toglierlo, provi col secondo di JOHN MILES ma dopo qualche secondo l’impulso è lo stesso, BAD COMPANY nemmeno a pensarci, ELP, FREE, JOHNNY & EDGAR WINTER , AEROSMITH neanche, quasi ci fosse un bisogno di tenere separata la musica che ti ha modellato al dolore della perdita di colui che ti ha creato. Resti allora su cose che comunque ami molto ma più neutre.

STANLEY CLARKE…

e JONI MITCHELL…

Per diversi anni ti sei  preso cura di Brian in tutto e per tutto e quando la cosa finisce vai incontro ad un vuoto che ti disorienta. Speri così che passino in fretta un po’ di settimane, il tempo necessario per elaborare meglio la cosa e per lenire il dolore. Riprendi ad andare a concerti, a fare le prove col tuo gruppo, a vivere e ad amare. Ti illudi d’ iniziare a trovare un poco di equilibrio, ma sotto la cenere non ci sono braci, ci sono tizzoni ardenti. Così, una volta rimessoti perlomeno in piedi, ti metti alla ricerca di Brian, dei tuoi ricordi con lui, mentre senti che la vita torna a scorrere e nello lettore della blues mobile iniziano ad arrivare i tuoi dischi, SANTANA III ad esempio…

FOXTROT…

 

Per quanto doloroso senti che è un passo che devi fare quello di tornare sui suoi passi. Indugiare nella tristezza non è mai salutare, ma ognuno si arrangia come può per elaborare certe perdite.

Passi davanti al palazzo in cui Brian ha abitato gli ultimi due o tre lustri, volgi lo sguardo alla finestra della cucina, la finestra da cui si affacciava i sabati mattina in attesa che tu arrivassi, passi davanti al Conad del New Tower e del bar di Chen il cinese dove andavate a fare la spesa e a prendere un caffè, vai a mangiare una pizza con tua sorella nella pizzeria lì vicino, uno degli ultimi ristoranti in cui siete stati con Brian, e poi vai a Ninentyland, il tuo paesello natio, dove il vecchio ha passato almeno quarant’anni della sua vita. Ti fai un bel giro a piedi, ricordi lontani ti rapiscono e ti riportano in quel tempo in cui tutto ti sembrava andasse bene, in cui la tua era una famiglia felice, in cui sulla vita e sul futuro il sol dell’avvenire avrebbe sempre dominato.

Ti fermi nel bar dove gli ultimi anni portavi Brian, ti bevi un crodino in suo onore, il barista ti chiama Tirelli, ti fa le condoglianze e ti chiede notizie, tu ti concentri su quell’erma torre che sempre cara ti fu per cercare un appiglio nel tempo e nello spazio…

NNT, Torre dei Modenesi detta torre dell'orologio.

NNT, Torre dei Modenesi detta torre dell’orologio.

Mentre al mattino vai al lavoro, nelle giornate limpide, t’imbatti nel bel panorama del Monte Cusna innevato e ogni volta ti sembra di essere trasportato dalle note di APPALACHIAN SPRING di AARON COPLAND…

Monte Cusna - panorama dalla pianura

Monte Cusna – panorama dalla pianura

Poi col passare del tempo ti sembra di iniziare ad assorbire la botta, quasi ti sorprendi della cosa fino a che inciampi in piccoli episodi che ti fan capire che in fin dei conti ci sei ancora dentro, e probabilmente lo sarai sempre. Dopo averli lavati e stirati lei ti appoggia sul como’ quei pochi maglioni di Brian che hai tenuto per ricordo, tu li prendi e li porti nell’armadio su in soffitta, mentre lo fai li stringi a te e un fiotto di lacrime ti annebbia la vista.

Ti ricomponi, ti butti sotto la doccia, Radio Capital passa FATHER AND SON di CAT STEVENS e in mezzo secondo ci ricaschi. Meno male che lo scroscio d’acqua confonde le lacrime.

Finisci anche per comprare il primo numero con annesso modellino di una nuova collana dedicata agli autobus, Brian era un autista di corriere e così ti sembra logico avere quel pullman blu sopra alla mensola della sala.

Brian e la corriera

Brian e la corriera

Una volta chiedesti ad un amico tuo coetaneo come stesse suo padre il quale aveva appena perso la vecchissima madre. Il tuo amico ti rispose una cosa del tipo ” è ancora lì che tribola per la faccenda di sua madre, mah”, quasi incredulo della cosa. Magari gli esserei umani hanno reazioni diverse davanti a queste cose, magari uno non capisce e non immagina cosa possa significare una perdita del genere fino a che non ne affronta una. Tutte cose inevitabili, è uno dei misteri insondabile della vita, ma è buffo vedere che nonostante siano milioni di anni che gli esseri umani (in forma primitiva o evoluta) affrontino queste perdite ancora le vivano con tanto patema, perché come ti ha scritto in un telegramma il padre del tuo amico in questione “quando se ne vanno è sempre troppo presto” … già.

Nonostante questi pensieri ti chiedi se un uomo della tua età debba commuoversi così, debba piegarsi al volere di questo sentimentalismo da strapazzo…ne sei conscio, lo capisci, ma non puoi farci nulla. E intanto è già passato un mese.

Quanto ti manca il vecchio Brian.

Father & Son (Tim & brian dicembre 2014)

Father & Son (Tim & Brian dicembre 2014)

 

 

 

 

6 Risposte to “Searching for Brian”

  1. Tom 05/03/2016 a 16:43 #

    Questa è veramente dura da mandar giù, tanto più se sai che non c’è alcuna stairway to heaven da imboccare in quel momento fatidico…

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  2. lucatod 05/03/2016 a 17:40 #

    Questo probabilmente è il momento peggiore , con il ritorno alla “normalità” riaffiorano i ricordi e non si da più nulla per scontato . Ma è giusto prendersi il proprio tempo .

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  3. Giancarlo T. 05/03/2016 a 18:07 #

    Non è sentimentalismo da strapazzo, Tim. E’ la vita che ti scorre sotto il naso, non puoi evitarlo. Non sei mai stato pronto prima e non ti passerà mai, dopo. Imparerai a pensarci un po’ meno, poco per volta, ma non dimenticherai mai, anzi: ti torneranno in mente dozzine di cose che avevi completamente cancellato. E quasi sempre tutte belle. Sentirai tuo babbo vicino, a volte, una sensazione che ti sembrerà frutto di suggestione, di decenni di racconti “magici” religiosi cui non hai mai creduto, ma che scoprirai avere un senso. Diverso, ma un senso preciso. Ti scoprirai a parlare da solo, con tua mamma, tuo padre, sperando davvero di ottenere una risposta che loro ti hanno già dato mille volte. Ma la cosa peggiore, quella cui no ti abituerai mai è scoprire di essere divenuto più tenero, più aggredibile dalla vita. Ti imbatterai sempre più spesso in sciocchezze su cui glissavi con dignità che ti faranno commuovere e se non sarai solo dovrai imparare a gestire il respiro, il suo ritmo, per non farti scorgere dagli altri. Perché ci si vergogna sempre di essere sensibili. “And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off/ Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft”, cantava Dylan… ed è esattamente così. Lascia fare, opporsi non servirà a niente. E’ la vita. E’ così per chi ha un cuore.

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  4. mikebravo 06/03/2016 a 08:55 #

    Quando mio padre é andato,sono stato io a chiudergli gli occhi.
    E pochi secondi dopo il suo viso si é ricomposto in un’ espressione di pace,
    quasi avesse cancellato 5 anni di sofferenze.
    La sua morte é stata un sollievo non solo per noi che l’assistevamo, ma
    soprattutto per lui, perchè la sua non era piu’ vita.
    Da tempo.

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  5. Riccardo 07/03/2016 a 11:55 #

    Il silenzio è la cosa peggiore…diventa assordante e tutto improvvisamente diventa diverso,anche il sole e la pioggia… e una parte di te muore.L’unico modo di andare avanti è di tenere vivo il ricordo così in qualche modo lo sentirai ancora vicino. Io ho fatto mettere una frase su una piccola cornice davanti alla lapide, presa da Spirit Carries On dei Dream Theater “Move on, be brave don’t weap at my grave because i am no longer here. But please never let your memories of me disappear” Un abbraccio Tim

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  6. Max6759 23/03/2016 a 21:59 #

    La perdita di un genitore attraverso una malattia degenerativa come l’ Alzheimer è la cosa più amara che si possa provare.
    A me da’ grande sollievo questa frase di Isabelle Allende : “Se saprai ricordarmi saro’ sempre con te”.

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