YES, Milano,Teatro Nazionale, 28/05/2016 – TTTT

30 Mag

Non avevo idea nel luglio del 2015 che il concerto degli Yes a Milano nel 2016 sarebbe coinciso con la finale della Champions league, essere costretti a comprare i biglietti con 10 mesi d’anticipo non è il massimo, ma evidentemente le voci di corridoio sono vere: le band si fanno dare in anticipo i soldi di tour che prenderanno forma a mesi di distanza. Mi spiace non essere vicino, almeno spiritualmente, al Cholo Simeone, ma devo accompagnare la groupie  a vedere il suo gruppo preferito. Attraversiamo le vele di Calatrava e siamo in A1.

Milano bound thru' Calatrava's bridges - photo TT

Milano bound thru’ Calatrava’s bridges – photo TT

Mentre la freccia gialla della pianura reggiana sfreccia sull’autostrada ascoltiamo i due album dei FIRM. Ora, che una figa abbia nella chiavetta che tiene in macchina i due album del gruppo di PAGE e RODGERS è un fatto senza precedenti, credo sia l’unica in Italia, forse in Europa. Passiamo la Barriera Sud, un po’ di tangenziale, uscita di Assago e quindi ci immergiamo nel traffico milanese. Alle 18,50 arriviamo in piazza Piemonte, nel parcheggio sotterraneo di fianco al teatro hanno ancora 9 posti liberi, perfetto.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Nemmeno il tempo di trovarci di fronte al teatro che ci viene incontro Maurizio Cavalca, uno dei più grandi fan italiani degli YES (e di Steve Howe in particolare). Ormai è il quarto o quinto concerto che vediamo insieme, dopo gli YES a Padova nel 2014, e RICK WAKEMAN ad Asti, Vicenza e Schio. Maurizio ci racconta che poco prima BILLY SHERWOOD (il multi strumentista che stasera sostituisce the great late CHRIS SQUIRE) ha comprato una maglietta farlocca in una delle bancarelle di fronte al teatro commentando: “anche se non ufficiale è l’unica dove c’è anche la mia faccia”. Giusto il tempo di ridere della cosa ed eccolo di nuovo intento ad andare in giro. Saura lo ferma, lui è disponibilissimo e gentile, scatto una foto, BILLY mi guarda ed accenna qualche parola in italiano. Ringrazia Saura, la abbraccia e ci saluta. Tipo simpatico Mr Sheerwood.

Saura & Billy Sheerwood - YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Saura & Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Aprono le porte, Saura si fionda nello stand del merchandising ufficiale io aspetto osservando il popolo del prog. Siamo in primissima fila, in due dei quattro migliori posti del teatro. Mica male. E’ la prima volta che assisto ad un concerto da una posizione così. E’ arrivato anche UMBERTO, altro superfan degli Yes, lui, Maurizio e Saura tutti in prima fila…mi sembra giusto.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Front Row Seat – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Osservo il palco, per HOWE solo un normalissimo ampli da chitarra.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Saura si appoggia bordo palco, controlla se il “suo” RICK WAKEMAN ha twittato qualcosa e se la Pallacanestro Reggiana riesce a vincere contro Avellino e andare in finale. Io invece controllo il risultato della Champions league.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Saura checks RW twitter account – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Non si possono fare foto e filmati, i cerberi della sicurezza sono attentissimi. Solo qualcuno nelle file più lontane riuscirà a filmare qualcosa e a postarlo su youtube.

Ore 21, inizia lo show. Un roadie porta il basso Rickenbacker che fu di CHRIS SQUIRE a centro palco, un faretto bianco lo illumina, parte la musica di ONWARD e foto di CHRIS vengo proiettate sullo schermo. Partono applausi pieni di affetto. Ora, ONWARD (scritta da Chris Squire) è la mia canzone degli YES preferita (lo dico piano perché i talebani del prog poi possono aversene male e giocarmi qualche scherzetto), in più è la canzone mia e di Saura, io e lei siamo qui in prima fila ad ascoltarla mentre il gruppo la passa nell’impianto quale tributo a CHRIS SQUIRE…l’emozione è tanta. Dopo un ultimo applauso la band sale sul palco, SHEERWOOD dà una occhiata alla prima fila, riconosce la cresta gialla di Saura, la indica con l’indici e la saluta. Mah.

In questo tour il gruppo presenta per intero gli album DRAMA e FRAGILE. Si parte con MACHINE MESSIAH.

Dopo i sei pezzi di DRAMA ecco TIME AND A WORD (dove Howe cavallerescamente ricorda PETER BANKS, il primo chitarrista degli YES da lui sostuito nel 1970) e SIBERIAN KATHRU. Il gruppo mi pare solido, ALAN WHITE fatica alla batteria, ma sono già un po’ di anni, soffre di mal di schiena, sembra più vecchio di quello che è in realtà, ma l’impressione generale è buona. Non so se abbia senso continuare in questo modo, senza nessun fondatore, con il solo HOWE (e WHITE) a tenere alta la bandiera della formazione leggendaria, con un cantante che proviene da una tribute band, ma il risultato non è affatto male. Anche noi fan esigenti e un po’ cagacazzo dobbiamo venire a patti con il tempo che passa, con i valori ormai sbiaditi del Rock…se vogliamo vedere ancore i gruppi che ci hanno formato e che ci hanno regalato capitoli importanti della nostra vita (e mentre lo facevano scrivevano capitoli importanti per la storia della musica Rock) dobbiamo giocoforza arrivare a compromessi.

GEOFF DOWNES fa quello che deve fare, senza aggiungere nulla di più, BILLY SHEERWOOD è la sorpresa, già fisicamente assomiglia in qualche modo a SQUIRE, in più è un gran musicista, suona bene e con giudizio. Peccato usi uno di quei bassi da nuffia.

Vedere STEVE HOWE è sempre un evento, rimane un chitarrista davvero straordinario. Anche stavolta noto che suona un po’ “indietro”, come direbbero gli inglesi “behind the beat”, un po’ troppo intendo. “Suonare indietro” significa di solito essere una frazione d’istante più indietro rispetto al ritmo della musica, questa cosa dà un senso preciso, di morbidezza, di capacità, di fighinaggine. Chi suona “avanti”, chi tende a correre spesso non è un gran musicista, o comunque è uno che si fa prendere dall’ansia da prestazione, che rende la musica frenetica e meno godibile. HOWE però sembra che esageri, a volte è davvero troppo indietro. Immagino che nessuno possa dirgli nulla, è lui il capo della band adesso, e quindi tutti devo adeguarsi al suo modo di suonare.

Per un rock and roller come me a tratti nella musica degli YES c’è un po’ troppa matematica e poca improvvisazione, ma sono solo brevi momenti, riesco a godermi comunque la grande musica del gruppo.

Dopo l’intervallo (20 minuti) si riparte con GOING FOR THE ONE, poi STEVE HOWE ci ricorda che stasera avrebbero voluto essere a Los Angeles per partecipare al tributo in onore di KEITH EMERSON, dopo di che avanti coi “centurioni”: OWNER OF A LONELY HEART…

Inizia poi la sequenza dedicata all’album FRAGILE con ROUNDABOUT…

Verso la fine arriva MOOD FOR DAY. Essere a due metri da HOWE e vederlo suonare quel quadretto chitarristico sulla chitarra classica mi scuote nel profondo. Che chitarrista meraviglioso che è ancora. Nel teatro non vola una mosca. Sembra quasi che sia enclave di amanti della musica rinchiusi per un paio d’ore in un guscio che separa dal rumone e dalle bruttezze musicali odierne del mondo. Questa ormai è musica classica, aria sonora del passato apprezzata ormai da sempre meno gente.

Negli ultimi due pezzi i cerberi mollano la presa, è possibile fare foto, ne scatto qualcuna…

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Billy Sheerwood – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Il gruppo chiude naturalmente con STARSHIP TROOPER da THE YES ALBUM, l’album con cui, nella seconda metà degli anni settanta, ragazzino, entrai nel mondo di questa formidabile band. Mentre il gruppo ringrazia e saluta sotto i colpi di una standing ovation, mi chiedo se GEOFF DOWNES doveva proprio vestirsi in quel modo, più che un tastierista prog/Aor/Rock sembra una cougar  piuttosto in là con gli anni, mah.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

Howe/Downes/Davison – YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Osservo il pubblico che inizia ad uscire. 1500 fan (sold out) visibilmente soddisfatti.

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 - photo TT

YES Milano Teatro Nazionale 28-5-2016 – photo TT

Salutiamo gli amici e ce ne andiamo. Per un momento Saura si pente di non aver preso il “meet&greet”, la faccio ragionare: “Howe, Downes, White e Davison li hai già incontrati col meet&greet di Padova due anni fa, Howe poi nei meet&greet non stringe la mano e non caga nessuno, Sheerwood lo hai incontrato prima del concerto…che vuoi di più…goditi il momento“. Un po’ sconsolata mi dà ragione. Riemergiamo dal livello -4 del parcheggio, ci inoltriamo tra le strade di Milano, quindi tangenziali e finalmente autostrada.

La groupie è un po’ stanca, guido io. Sul car stereo CHANGE WE MUST, l’album del 1994 di JON ANDERSON. Sul finire mi commuovo, la canzone che dà il titolo all’album mi riporta alla mente il vecchio Brian. Smanetto sulle impostazioni e faccio partire STUDIO WORKS 1964-1968, una raccolta (chissà se legale o no) giapponese del JIMMY PAGE session man. Il boogie inglese dei primi sessanta mi rimette in bolla, anche stavolta il DARK LORD è giunto in soccorso al momento giusto.

SCALETTA MILANO 28/05/2016:

Onward     (Tormato)
Young Persons Guide To The Orchestra
Machine Messiah     (Drama)
White Car     (Drama)
Does It Really Happen?     (Drama)
Into The Lens     (Drama)
Run Through The Light     (Drama)
Tempus Fugit     (Drama)
Time And A Word     (Time And A Word)
Siberian Khatru     (Close To The Edge)
Going For The One     (Going For The One)
Owner Of A Lonely Heart     (90125)
Roundabout     (Fragile)
Cans And Brahms     (Fragile)
We Have Heaven     (Fragile)
South Side Of The Sky     (Fragile)
Five Percent For Nothing     (Fragile)
Long Distance Runaround     (Fragile)
Fish (Schindleria Praematurus), The     (Fragile)
Mood For A Day     (Fragile)
Heart Of The Sunrise     (Fragile)
Starship Trooper     (The Yes Album)

9 Risposte to “YES, Milano,Teatro Nazionale, 28/05/2016 – TTTT”

  1. lorri 30/05/2016 a 17:11 #

    sono profondamente commosso.lorri

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  2. Baccio 01/06/2016 a 13:04 #

    Visti ieri sera a Firenze: FANTASTICI !
    Obi Hall piena e ovazioni per i grandissimi Steve Howe e Billy Sheerwood; per il bis ci siamo ritrovati tutti sotto il palco rapiti ed in estasi per una musica senza tempo!

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  3. Giovanni Loria 03/06/2016 a 20:01 #

    li ho visti l’altra sera a Roma e mi sono molto piaciuti, ma mi rendo conto di essere condizionato dall’amore profondo che provo per questo gruppo, in tutte le sue incarnazioni.
    insieme ai Rush hanno influenzato, con quel suono di basso, quella voce eterea, quei cori angelici e quel chitarrismo cesellato e apparentemente più freddo rispetto alla tipica scuola blues britannica, tutta la scena nordamericana del Prog, fatta di gruppi minori per fama ma non certo per valore (penso a Ethos e Starcastle, ad esempio).
    per me sono il più americano dei grandi gruppi inglesi, in quell’ambito musicale naturalmente.
    su White sarei molto più severo… vederlo semplificare al massimo le sue parti, mentre Sherwood era un turbine di note, mi ha fatto male… anche da giovane d’altronde non mi sembra fosse granchè come batterista.
    visto che ormai sono quasi una tribute band di classe, una sorta di ‘Steve Howe plays the Music of Yes’, tanto varrebbe affidarsi ad un musicista più preparato.
    ma è l’unica pecca che ho trovato, fra l’altro adoro ‘Drama’ (che pure non è certo uno dei loro Classici), ho una particolare passione per Geoff Downes, da amante degli Asia della primissima ora, e ho trovato preparato, e perfettamente aderente al modello-Anderson anche il nuovo cantante.
    a proposito Tim, sperando di non apparire stupidamente ‘maestrino’, ma il cantante che proveniva da una tribute band era in realtà il suo predecessore, Benoit David… vidi ‘quegli’ Yes nel 2009, e rimasi incredulo nel notare che il tipo copiava spudoratamente in tutto Anderson, comprese pettinatura e movenze vagamente gaye!
    a fine serata ho acquistato il Tour Program (item per il quale, da malato feticista quale sono, coltivo grande attrazione) e mi sono pentito di non comprato la maglietta made in Naples, porpora con il logo e sul retro le date del tour… mea culpa.

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  4. timtirelli 04/06/2016 a 10:07 #

    GIovanni, grazie del commento. Su White sono severo anche io, ma nell’articolo ho preferito non infierire. Non ce la fa più. Mi chiedo però se la band, o comunque Howe, si senta preparata per affrontare la fine di una relazione come quella. Per quanto mi riguarda poi ho il terrore che prendano uno di quei bravi musicisti sconosciuti, tecnicamente all’altezza ma senza particolari attinenze ataviche al periodo in cui quel tipo di musica fu creata e al lignaggio della band.

    Da un maestro come te non ho nessun problema ad imparare (e lo dico in tutta sincerità), Davanti a John Lory non posso che inginocchiarmi, tuttavia mi pare che Davison (arrivato agli Yes grazie al suo grande amico batterista dei Foo Fighters a sua volta amico di Squire) abbia cantato per un po’ in una tribute band degli YES (i Roundabout). Poi che la sua band principale fossero i SKY CRIES MARY non ci piove.

    Ad ogni modo, anche in formazione rimaneggiata e senza il loro faro principale (Squire appunto) gli YES rimango una band da vedere. Il mio scetticismo verso questo tipo di operazioni deve mollare la presa davanti all’evidenza dei fatti.

    DRAMA è il disco degli Yes che, con TORMATO, ho vissuto in diretta. DOES IT REALLY HAPPEN era in scaletta di una band locale qui nel modenese che seguivo molto. Per quanto amassi quel pezzo, solo diversi anni dopo sono riuscito ad amare l’album che rimane assolutamente riuscito. Ma è da capire: ero un ragazzino, il Rock mi sembrava un mondo magnifico e perfetto, non sapevo ancora delle logiche interne alle band, così vedere che due giganti come ANDERSON e WAKEMAN venivano sostituiti dai due BUGGLES mi confuse parecchio.

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    • Giovanni Loria 05/06/2016 a 09:22 #

      …e allora devo fare ammenda, Tim!
      conoscevo Davison solamente come cantante dei Glass Hammer, non ero a conoscenza che anche lui (come il predecessore Benoit David) avesse militato anche in una tribute band degli Yes… mea culpa.

      io da ragazzino scoprii gli Yes proprio con ‘Does It Really Happen’, era la sigla di Discoring, programma che seguivo avidamente, ed una volta ricordo che parteciparono alla trasmissione ed eseguirono (credo in playback) anche ‘Into The Lens’, che era la B-side del singolo ed il rifacimento di un brano dei Buggles.

      pur essendo praticamente a digiuno di Rock, avevo 11-12 anni all’epoca, ricordo il gran parlare che si fece a proposito dello “scandaloso” (soprattutto per il seriosissimo mondo Progressive) passaggio dei Buggles quasi al completo negli Yes.

      da segnalare che a Roma, come opener della seconda parte del concerto, hanno eseguito ‘Don’t Kill The Whale’ al posto di ‘Going For The One’.

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      • saurafumi 05/06/2016 a 11:14 #

        Mi permetto di fare tre osservazioni.

        Alan White.
        Dotato o non dotato, è quello che gli Yes cercavano dopo aver avuto a che fare 4 anni con un cagacazzo come Bill Bruford… che è un batterista della madonna, ma che li ha portati all’esasperazione durante la registrazione di Close To The Edge, e non solo… quando Bill ha chiuso la porta e loro sono venuti a sapere che c’era questo mite spilungone biondo disponibile, bè, non se lo sono lasciati scappare.
        Poi, da quando ha perso il suo compagno di palco di sempre Chris, Alan è invecchiato tantissimo. Sembra proprio che il suo fisico avesse cercato di tenere botta fino all’ultimo e poi ci abbia mollato improvvisamente. Soffre di un visibile mal di schiena che lo riduce a zoppicare quando si alza dalla batteria dopo due ore e venti di concerto, e in più si vede molto bene che Sherwood parecchie volte lo deve guidare, gli deve dare attacchi e stacchi (ma questo succedeva anche con Chris, quindi non mi preoccupo più di tanto). Alla fine a Milano è stato comunque piacevole ascoltarlo e non ha fatto particolari strafalcioni, mi ha stupito molto di più Steve Howe in Tempus Fugit e Siberian Khatru, in cui tirava talmente indietro che veniva voglia di salire sul palco e spingerlo.

        Geoff Downes
        Fa il compitino e nulla più. Perfetto su Drama, che è il “suo” album (oltre a Fly From Here, che io amo tantissimo), ma su tutto il resto, mai una nota in più. Mai un piccolo lampo, mai un accenno. Neanche una notarella durante Wurm, guai a pensarci poi durante South Side Of The Sky, quando invece tra Wakeman e Howe c’erano dei botta e risposta da favola… Speravo che prendesse in mano la keytar, invece niente. Purtroppo per lui, il confronto con Rick per me è inevitabile. Pure col figlio Oliver.

        Jon Davison
        A mio parere perde clamorosamente il confronto con David Benoit. Non era David Benoit a copiare spudoratamente Jon Anderson, è Davison a farlo. Stesse movenze, stesse braccia in aria, vestito come un figlio dei fiori sempre con le stesse casacchine, stesso timbro (per fortuna!) ma nessuna personalità, nessun mordente. Oltretutto lui è sempre un filo indietro nel cantato, e per i fan storici di Anderson è veramente irritante. Al contrario, David Benoit aveva una sua personalità, una voce leggermente diversa ma comunque adattissima a sostituire “il divino”, aveva una “presa” diversa sulle canzoni (il disco Fly From Here ne è la prova) e sul palco si muoveva in modo tutto suo, senza copiare per niente. Avete mai visto Jon Anderson saltare e ballare come faceva Benoit? Non credo. Se aprite due pagine Youtube con lo stesso pezzo cantato da Benoit e da Davison, non potrete non notare la differenza. Non capisco poi come la pettinatura di Benoit potesse copiare quella di Anderson, visto che Benoit aveva i capelli corti praticamente appiccicati alla testa.

        Già che ci sono, ancora due o tre cose.

        Una nota di merito per Billy Sherwood. Ottimo musicista, gran bassista, non ha il polso destro di Chris (ma chi ce l’ha?) ma il suo lavoro lo fa magnificamente e se si chiudono gli occhi si può quasi immaginare che The Fish sia ancora tra noi. Anche i cori escono egregiamente, e non è facile suonare e cantare come faceva Chris. In più, un personaggio cordiale e disponibile. Non si poteva chiedere di più.

        E Steve Howe? Che dire? Il gruppo ormai è in mano sua, lui fa il bello e il cattivo tempo. In certi frangenti suona ancora da paura, in certi altri forse un po’ meno, ma credo non si possa chiedere di più da questo segaligno sessantanovenne. Gli YesAddicted che conosco e che hanno visto i quattro concerti tenutisi in Italia hanno detto che i migliori sono stati quelli di Padova e Firenze, e il peggiore quello di Roma. Howe era nervoso ed arrabbiato con il pubblico che continuava a fotografare e riprendere con i telefoni, e indicava continuamente i colpevoli, li fissava trucemente, per poi prendersi tutti gli applausi a fine brano e ricominciare il teatrino nel brano successivo. Sempre incazzoso, il buon vecchio Steve. Non lo condanno del tutto, perchè credo che il succo sia quello che se stai lì a riprendere col telefonino alla fine ti perdi la magia del concerto, ma Steve dovrebbe rendersi conto che, nel 2016, ormai, lasciando da parte l’educazione della gente, certe cose sono inevitabili, e dovrebbe farsi meno il sangue amaro.

        Considerazioni personali, ovviamente.

        Alla fine, il concerto di Milano me lo sono proprio goduto. Prima fila, con Billy a qualche metro, sono felice di aver seguito il consiglio di Tim e aver preso i biglietti. A parte qualche piccola sbavatura, è stata una buona performance. E rivedere il basso di Chris, lì, a tre metri da me, con il suo faccione sorridente sullo schermo e Onward nelle orecchie, bè, ne è valsa davvero la pena.

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  5. Beppe R 04/06/2016 a 14:08 #

    A quando Tim Tirelli vestito come Geoff Downes durante un concerto-rituale degli Equinox?!?

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  6. timtirelli 05/06/2016 a 10:15 #

    Giovanni: a quanto ne so Davison fu preso dai Glass Hammer (che sebbene facessero musica propria potremmo anche considerarli una Yes tribute band :-) ) proprio perché cantante dei Roundabout.

    Già Discoring, lo seguivo con passione anche io, anche perché non c’era altro. Ero più grandicello di te, e quella sigla e quel video infiammavano ogni volta il mio animo Rock.

    Mai stato una prog-head, ma come detto allora mi sorpresi davvero tanto, che Horn e Downes sostituissero Anderson e Wakeman non stava né in cielo né in terra. Da allora smisi di prendere sul serio gli Yes per lunghi anni.

    Beppe: non mi vedrai mai così…sono anni che ho smesso anche il vestitino bianco con papaveri e serpenti del tour 1977 dei LZ, figurati un po’ :-)

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  7. dancingavocado 05/06/2017 a 12:26 #

    Io c’ero a Roma,e in effetti Howe era incazzatello e agitava continuamente le mani contro chi fotografava..io ero in prima fila di Destra,il concerto l’ho trovato bello per i pezzi (amo Fragile e ho apprezzato incredibilmente Machine Messiah) ma freddino,d’altronde qui d’improvvisazione manco a Parlarne. Ho preferito molto di più i KING CRIMSON,sia perchè amo molto di più il loro repertorio (hanno una discografia che,almeno fino a RED,non ha un pezzo fiacco che sia uno) e il loro passare dal prog muscolare pieno di riffoni e tempi dispari a delicatezze medievali come ,I TALK TO THE WIND,THE COURT OF THE CRIMSON KING e STARLESS..tra l’altro i crimson non hanno mai avuto una formazione fissa e i tre batteristi davano una botta incredibile ai pezzi più pesanti (tra l’altro uno dei tre aveva un tocco e dei fill,delle triplette incredibilmente BONHAMIANE)..

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