Old Brian blues

5 Ago

Ricordo ciò che scrisse il mio amico Giancarlo Trombetti a commento di un post scritto il 5 marzo 2016 dove esaminavo le mie reazioni dopo un mese esatta dalla scomparsa del vecchio Brian.

Non è sentimentalismo da strapazzo, Tim. E’ la vita che ti scorre sotto il naso, non puoi evitarlo. Non sei mai stato pronto prima e non ti passerà mai, dopo. Imparerai a pensarci un po’ meno, poco per volta, ma non dimenticherai mai, anzi: ti torneranno in mente dozzine di cose che avevi completamente cancellato. E quasi sempre tutte belle. Sentirai tuo babbo vicino, a volte, una sensazione che ti sembrerà frutto di suggestione, di decenni di racconti “magici” religiosi cui non hai mai creduto, ma che scoprirai avere un senso. Diverso, ma un senso preciso. Ti scoprirai a parlare da solo, con tua mamma, tuo padre, sperando davvero di ottenere una risposta che loro ti hanno già dato mille volte. Ma la cosa peggiore, quella cui no ti abituerai mai è scoprire di essere divenuto più tenero, più aggredibile dalla vita. Ti imbatterai sempre più spesso in sciocchezze su cui glissavi con dignità che ti faranno commuovere e se non sarai solo dovrai imparare a gestire il respiro, il suo ritmo, per non farti scorgere dagli altri. Perché ci si vergogna sempre di essere sensibili. “And I’ve never gotten used to it, I’ve just learned to turn it off/ Either I’m too sensitive or else I’m gettin’ soft”, cantava Dylan… ed è esattamente così. Lascia fare, opporsi non servirà a niente. E’ la vita. E’ così per chi ha un cuore”.

Scrissi in quel post che non vedevo l’ora che passasse un po’ di tempo per permettere alla elaborazione del lutto di fare il suo corso e dunque di stare un po’ meglio, di venire a patti con il ciclo della vita. Ora, sono passati sei mesi e la situazione è più o meno la stessa. Oddio, la vita continua a scorrere, certe cose te le lasci alle spalle (o almeno credi), ti sembra di gestire tutto con buon spirito e maturità, ma quella vibrazione di sottofondo che si legge tra le righe di Giancarlo è sempre pronta a scuoterti.

Sei assorto nella tua vita, nelle tue attività e zacchete, basta un nonnulla per tornare a commuoverti come un bambino.

Aggiungo qualcosa alla lista della spesa e mi viene in mente quando compilavo la sua, organizzando le cose da comprare secondo la distribuzioni degli scaffali del supermercato in cui andavo. Spesa fatta di corsa al sabato mattina di buon ora per poi correre a casa sua, svegliarlo, fargli il bagno e portarlo a fare un giro.

In giro per Mutina per lavoro, a volte lambisco il quartiere della struttura dove era ospite ultimamente e in modo inconscio mi dico: “Veh, finché son qui faccio un salto a trovare Brian”, per poi trasalire in un “ah, già, è vero …”

Mi aggiusto il pizzetto col rasoio e mi torna in mente quando lo obbligavo a farsi la barba, dopo averlo lavato. Un po’ si ribellava, ogni azione che devi compiere sotto i colpi dell’alzheimer diventa una peso, ma bastava ricordargli che una volta finito saremmo andati a Locus Nonantulae a prendere un caffè al bar e la volontà tornava ad animarlo.

Poi, a volte, anche se faccio tutt’altro, mi arriva questa improvvisa brezza di ricordi che mi fa vacillare…vividi momenti passati insiemi mi tornano su dall’animo con una chiarezza sorprendente … le nostre scaramucce, le partite dell’Inter guardate insieme dove ormai dovevo spiegargli tutto perché faceva fatica a distinguere tutti quei replay dalle azioni in diretta, i disegni che gli facevo colorare, le nostre chiacchierate un po’ sghembe, le mani con cui si aggrappava alle mie quasi fossi un appiglio sicuro, un riparo dalle paludi dei disturbi cognitivi.

Lacrime calde scendono in questa estate calda, momenti di tristezza universale che mi attanagliano, graffiti spirituali che mi ritrovo sull’animo. E’ davvero difficile rapportarsi con il concetto definitivo della morte.

Quando Brian perse suo padre, mio nonno Ettore morto a 90 anni nel 1986, aveva più o meno l’età che ho io adesso, e da figlio mi sembrò strano vederlo piangere per la dipartita del suo vecchio, ma ora io faccio lo stesso, e anche se spesso mi dico che sono un pezzo (va beh, un pezzetto) d’uomo e che non devo commuovermi come una femminuccia, capisco che è una cosa naturale, soprattutto per gli uomini di blues come noi.

Così guardo il cielo e ripenso alla frase che MAX 6759 scrisse in un commento:  “A me da’ grande sollievo questa frase di Isabelle Allende : “Se saprai ricordarmi sarò sempre con te”. 

Così mi verso un Sourhern Comfort, guardo il cielo, sospiro e lo butto giù tutto d’un fiato.

sky

Mi manchi, vecchio Brian.

Brian

Brian

 

Una Risposta to “Old Brian blues”

  1. Tom 05/08/2016 a 14:00 #

    …noi figli, nel bene e nel male, siamo la cosa più importante che dà significato, luce, scopo alla loro esistenza,…la vita finisce, il loro ed il nostro amore dura per sempre!!

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