Blues Alone

7 Ott

Settembre e ottobre riescono a rendere meno pericolosi gli spigoli aguzzi della realtà; l’aria frizzante e leggera, i colori che iniziano ad assumere le foglie, il lento sfuggire alla presa dei ricordi dell’estate, rendono meno opprimente la forza di gravità emotiva che rende la vita di un uomo di blues, spesso, una tribolazione.

In pausa pranzo torno così a passeggiare tra i parchi di Stonecity. Circumnavigo il parco di Villa Vistarino per poi inoltrami nel Parco Ducale. Per passare da uno all’altro devo percorrere qualche centinaia di metri di asfalto, tra incroci e macchine che sfrecciano a tempo col metronomo atavico della città. Mi fermo al semaforo, schiaccio il bottone riservato ai pedoni; l’attesa è sempre lunga, anche nell’aspettare il verde dopo che le automobili provenienti da entrambi i sensi di marcia si sono fermate. Che faccio, aspetto il verde? Passo? Dai, vado…no, aspetta…sì dai che mi frega, ma no che sto facendo…dopo lunghi secondi finalmente il via libera.

Parco di Villa Vistarino - Stonecity - foto TT

Parco di Villa Vistarino – Stonecity – foto TT

Ho le cuffiette collegate al lettore musicale del cellulino, sto ascoltando VECCHIONI. VECCHIONI? Sì, VECCHIONI, mbeh? Sono tutti rimbrotti che faccio tra me e me. Da giovanotto ero solito prendere un po’ in giro una groupie che frequentavo allora perché ascoltava VECCHIONI, appunto, e tutto quel buraccione da figa un po’ alternativa, un po’ hippie, un po’ femminista: CLAUDIO LOLLI, JOAN BAEZ, JONI MITCHELL etc etc  (poi arrivai io è iniziò ad impazzire per MICK JAGGER versione solista e STEVEN TYLER). E ora guardami qui, a riscoprire SAMARCANDA e ROBINSON…

Arrivo al palazzo ducale, come sempre lo contemplo un momento e poi mi incammino verso l’ufficio.

Palazzo Ducale - foto TT

Palazzo Ducale – foto TT

Palazzo Ducale - foto TT

Palazzo Ducale – foto TT

Sto camminando a passo sostenuto e mi accordo di avere davanti Di Francesco, il mister della squadra locale. Ora, io a Stonecity ci lavoro, l’Unione Sportiva Stonecity mette in scena quasi sempre un buon calcio, lo stadio in cui gioca è quello di Regium Lepidi, la squadra mi sta anche simpatica, quello che non reggo sono solo le parole … di Squinzi. Mi chiedo sempre come faccia il proprietario di una squadra di calcio di Serie A (ed ex presidente di Confindustria) ad essere sempre e comunque inelegante e cafone nei confronti di altre squadre, l’Inter in primis. Supero Di Francesco, sto per dirgli “Buongiorno Mister, se le capita di vedere Giorgetto (Squinzi) gli recapiti questo messaggio: c’è solo l’Inter! e gli ricordi i due 7 a 0”, ma che volete, sono troppo educato, così soprassiedo e svolto per il centro storico della città. Rientro un ufficio e riprendo la mia postazione da jack of all trades.

Al mattino, mentre torno lavoro, sulla via Emilia, intravedo manifesti 6×3 metri che pubblicizzano l’avvento di fabrizio corona (minuscolo) in un locale di Herberia. Il giorno dopo la comparsata, sulla Regium Lepidi Gazzette le foto della serata; uno sfilare triste di donne tra i trentacinque e i sessanta a fianco del personaggio in questione. Le guardo queste donne, tutte in ghingheri e piene di accenti Milf e Cougar, sentirsi appagate per essersi scattate una foto con corona, uno che rappresenta quanto di più discutibile (e il vuoto totale) che c’è nel mondo dello spettacolo. Ennesima prova che siamo destinati all’estinzione.

Passo qualche giorno da solo. La sera mi preparo due uova sode, dei würstel, dei toast e roba del genere, in pieno stile uomo di blues. Mi metto poi sul divano a guardare SKYSPORT24 e le vecchie stagioni di LOST, serie TV che all’epoca snobbai e che adesso voglio affrontare. Sabato scorso mi sono visto fino ad otto episodi dietro fila. Alla fine mi girava la testa, sono sceso per riprendermi, ho fatto un giro per le vigne e ad ogni fruscio mi aspettavo che dal fogliame uscissero JACK, KATE, SAWYER e JOHN LOCKE.

Come d’ abitudine vago per le campagne in cerca di sollievo. Salgo sulla Aor mobile, infilo una delle mie 4 chiavette nell’apposito buchino, seleziono FRANCESCO DE GREGORI e faccio partire il media player. Sono oramai 38 anni che sono un suo fan, che quando parlo di “cantautori” penso principalmente a lui, che lo sento disegnare i contorni del mio animo, bisogna che mi decida ad annoverarlo tra quei cinque nomi di artisti super preferiti che ho.

Meadows - tra Saint Little Faust e Bad Castle - Photo TT

Meadows – tra Saint Little Faust e Bad Castle – Photo TT

E mentre FDG canta DERIVA io mi sento proprio così, so che non sono il solo, lo cantavano anche i ROLLING, ma questo perenne sentimento mi spreme l’animo, mi consuma…maledetto carattere saturnino…

E ancora vado alla deriva e ancora canto
Dovunque io sarò, dovunque sarà, sarò al suo fianco

Ho fatto il pieno, ho perso il treno,
di quei treni che non passano più
C’è un cartello alla porta dice non disturbare
Sarà che non mi ami o che non mi vuoi amare
C’è un cartello alla porta dice forse domani
Ma domani, domani chissà

In questi giorni solitari prendo in mano la o il LES PAUL e cerco di carpire qualche segreto di PRESENCE. Non riesco a stare sulla chitarra più di mezz’ora (soffro della sindrome di Jimmy Page), così mi metto a riempire ulteriormente le quattro chiavette da 64GB l’una da tenere in macchina. Palmiro mi viene a cercare, in certo momenti proprio non riesce a fare a meno di me. Strofino il muso sul suo, gli canto una canzone degli ASIA e il diavolo nero della Tasmania reggiana si calma.

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riempiendo chiavette insieme alla piccola vedetta reggiana – foto TT

Sono inquieto, non c’è nessuno con cui prendermela, non ci sono negozi di dischi da queste parti in cui cercare di riempire certi vuoti , così esco e vado a comprare qualcosa da mettermi. E’ una cosa molto da figa, ma che posso fare…ho bisogno di dedicare attenzioni a me stesso. Passo davanti ad un negozio, vedo qualcosa che mi “chiama”, entro. C’è una commessa, avrà meno della metà dei miei anni. Mi dà del lei. Bene, posso continuare con i miei acquisti. Un giubbotto (99 euro), una camicia (55 euro), una paio di scarpe (119 euro) e un bertocco invernale (27 euro). Sono uno spiccio, guardo e mi provo solo quello che mi piace e che mi “chiama”. La tipa passa al tu, sento un certo fastidio. Mi propone capi che non metterei mai. Insisto sul lei: “Guardi, non sono un giovinastro. Non voglio vestirmi come lo zio Fedele sia chiaro, ma per cortesia non mi proponga cose di questo tipo, non sono un giovanilista. Io sono uno che ascolta JOHN McLAUGHLIN“. Mi guarda un po’ stranita “Posso sapere quanti anni hai?”.

Di nuovo fastidio. “Ha non hai” vorrei dirle, “non sono mica tuo cugino. Abbiamo mai mangiato sughi d’uva insieme? No, quindi rimaniamo sul lei se non le dispiace. Sono un uomo di una (in)certa età e lei potrebbe essere mia figlia se non mia nipote”… ma poi desisto, non posso sempre fare la parte del rompicoglioni. La informo circa la mia età. “Però!” esclama, “accidenti li porti benissimo”. Sì, sì, va bene, fammi il conto che devo andare a dissolvermi in cometa. Mi fa un po’ di sconto, ringrazio, pago ed esco. Mi sorprendo un po’, di questi tempi sono sempre attento alle spese, valuto, medito dieci volta prima di fare un acquisto, e poi capitano giorni come questi in cui spendo 250 euro con una facilità estrema. Mah, valli a capire ‘sti uomini di blues.

Torno verso il posto in cui vivo. La groupie non c’è. Maledetta. Mi soffermo a contemplare il tramonto.

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View from Domus Saurea – settembre 2016 – foto TT

Vado alla ricerca di Palmiro e salgo in casa. L’amico peloso mi scruta, magari sente che sono in preda a blues feroci. Metto su un cd, ELECTRIC GUITARIST di JOHN McLAUGHLIN, tanto per restare in argomento. Mi siedo sul divanetto, mi bevo una birra. Palmir si mette lì vicino…

Palmiro - settembre 2016 - foto TT

Palmiro – settembre 2016 – foto TT

Cerco di calmarmi l’animo col Jazz/Rock di Giovanni Dello Scandinavo*. Mi preparo gli spaghetti alle vongole. Qualche bicchiere di acqua Lete, un po’ di frutta e la cena è finita. Avrei voglia di una Moretta, specialità del pesarese, così provo a prepararmene una. Un letto di brandy, rum e anice, un cucchiaio di zucchero di canna e infine il caffè. I liquidi si mescolano subito, invece di restare separati, chissà cosa direbbe il mio amico Floro, ma la butto giù comunque. La bevo da uno dei bicchierini di Inigo, il nonno della groupie, che visse in forma fino a 97 anni e tutte le sere, dopo cena, si beveva una grappa. Speriamo che la Moretta o il Southern Confort facciano bene anche a me (il mio medico credi di no).

Moretta venuta così così - foto TT

Moretta venuta così così – foto TT

Scendo, faccio due passi, rifletto sui pasticci che combinano quelli che come lavoro scrivono i dati nei file musicali dei cd. Se il cd è doppio, le descrizioni tra cd e cd cambiano, un po’ maiuscolo, un po’ minuscolo, errori, lettere mancanti, nessun metodo. Odio i cazzoni. Sì, va beh, sono Mr Precisino, e allora? C’è solo un modo per portare a termine un compito, un lavoro, una attività: farli bene. Punto. Oeh oeh mister precisino dimmi tu chi sei dimmi cosa fai…

Mi accorgo di non aver più speranze e allora salgo di nuovo sulla Aor mobile, ho bisogno di tornare sulla strada. Mi butto sulla Via Emilia con l’intento di seguirla fino al mare. Sullo stereo il mio album preferito della mia cantante nera preferita: COME A LITTLE CLOSER, ETTA JAMES.

Quella musica nera anni settanta targata Chess, quel funk imputanito che risveglia l’animo… ah, ci voleva. Attraverso campagne, zone industriali, città. E’ una serata senza luna, non c’è nessuna guiding light ad indicarmi la via. Man mano che mi inoltro nella sera la ferocia che sento dentro si attenua, anche ETTA diventa più sentimentale…

Desisto dall’impresa che mi sono preposto, non arriverò sino a mare. Non sono nemmeno a Bonomia e mi sa che torno indietro. Prima mi fermo in un bar però. Entro a Forum Gallorum, che poi è Burgus Francus, cioè Castrum Francum, Castelfranco insomma … perdio, perché ho sempre bisogno di perdermi tra le paludi delle filologia ed etimologia? Parcheggio. Entro in un locale sotto ai portici. Bar Crystal. Mi sembra di essere tornato negli anni settanta. Del barista nessuna traccia. In un angolo in fondo al bar due ragazzi, al banco una rossa pressapoco nata nella seconda metà degli anni settanta.

“Buonasera, non c’è il barista?” le chiedo.

“E’ andato di là, immagino arrivi subito”

Ha in mano un drink, sembra uno Spritz ma il colorito vira al porpora, potrebbe essere un Campari.

In attesa che arrivi il barman, il silenzio diventa un po’ imbarazzante. Non voglio attaccar discorso ad ogni costo, non sono un cantante. Se non altro nessuno dei due tira fuori lo smartphone e fa finta di avere mille messaggi da inviare.

“Sei di Castello?” mi chiede?

No, sono di Locus Nonantulae, ma vivo a Regium Lepidi”

“Se non sono indiscreta, che ci fa qui un lunedì sera qualunque?”

“Non lo so nemmeno io. Cercavo di sbarazzarmi di me stesso. Ero in giro in macchina e sono capitato qui”

Arriva il barman. Ha un gilet bordò con su una targhetta con scritto Eugenio. Ordinerei volentieri un qualcosa di alcolico, ma sono in macchina, meglio di no. “Un crodino grazie”

“Ah, l’analcolico biondo” mi fa lei sorridendo.

“Già. Non è una gran sera questa, preferisco restare lucido”

“Certo, devi sbarazzarti di te stesso dopotutto”.

Simpatica la tipa. Mentre beve il suo drink la scruto, non ha tatuaggi, ha modi gentili, sembra sveglia di intelletto, è un bel tipo…tenesse l’Inter e amasse i LED ZEPPELIN sarebbe perfetta.

Finisco il mio Crodino e pago. Mi verrebbe l’istinto di pagare anche il suo drink, ma desisto, ancora… non voglio fare la parte del typical male. Paga la sua consumazione e fa per uscire. Ci ritroviamo sotto i portici un momento… “Comunque io sono Esther, con l’acca”, e mi allunga la mano. Gliela stringo e mi dico, come le rispondo? Tim, Ittod, Nonantolaslim, SlimTim, BB Tim, Ettore Rinaldi (il cognome con cui mio nonno si presentò a mia nonna per paura di ricevere un no e quindi di screditare il  cognome Tirelli), non voglio sembrare troppo informale così opto per l’ufficialità. “E’ un piacere Esther, io sono Stefano”.  Qualche altro momento di silenzio.

“Ok, mi sa che mi tocca andare. Allora ciao”.

“Ciao Esther”

Sale sulla sua Renault Kadjar. La guardo fare manovra e andare via. Mi aspetto di vedere l’adesivo dei LED ZEPPELIN e lo stemma dell’Inter sul lunotto per avere una scusa per correrle dietro, ma non è così. Salgo sulla Aor mobile e prendo la stessa direzione della macchina di Esther. Per un po’ procediamo uno dietro all’altra nella stessa direzione, le luci della città brillano così forte, mentre noi le attraversiamo… City lights are oh so bright, as we go sliding… sliding… sliding through.

…poi lei svolta a sinistra e io proseguo sulla Via Emilia al ritmo del Blues di San Luigi.

Ritorno nel posto in riva al mondo, metto la macchina in garage. Mi infilo nel letto. Fatico a prender sonno, ma poi, finalmente, cedo. Mi sveglio verso le due, ho una aureola di pelo nero intorno alla testa, Palmiro ha di nuovo preso l’abitudine di venire a dormire sul mio cuscino.

Palmir di notte -foto TT

Palmir di notte -foto TT

La mattina mi alzo, la prima nebbia, l’autunno che irrompe…

Foggy day at Domus Saurea - ottobre 2016 - foto TT

Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT

Foggy day at Domus Saurea - ottobre 2016 - foto TT

Foggy day at Domus Saurea – ottobre 2016 – foto TT

 

Bonjour tristesse, mi dico, un’altra stagione di ordinaria blueseria mi attende…

Ma poi, alla fine, basta poco per riprendersi, prima di entrare in macchina mi scrollo di dosso la malinconia, indosso i Ray-Ban, metto in circolo i CHEAP TRICK e tutto torna accettabile.

La sera a casa di nuovo senza groupie, è in giro a suonare con chissà chi, spaesato gironzolo per per le poche stanze della hoodoo cabinet dove vivo. Un puntata di LOST, un po’ sulla LES PAUL attaccata al Marshall, un po’ di ripulisti tra i bootleg che ho, ma c’è Palmiro che è in a sentimental mood, devo dedicarmi al mio amico peloso…sfrega il suo muso sul mio, fa le fusa, mi dà leggère morsicate sul mento e sul naso, sembra volermi abbracciarmi…l’amicizia tra due mammiferi di specie diverse è davvero qualcosa di cosmico. Thank you Palmir, you are my best friend.

Tim & Palmir 6/10/2016 - In a sentimental mood - autoscatto di TT

Tim & Palmir 6/10/2016 – In a sentimental mood – autoscatto di TT

 

 

*McLaughlin: Irish and Scottish: Anglicized form of Gaelic Mac Lochlainn ‘son of the Scandinavian’, a patronymic from the personal name Lochlann (see Laughlin). 

5 Risposte to “Blues Alone”

  1. Paolo Barone 07/10/2016 a 10:48 #

    Grande, bellissima lettura.

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  2. Lucatod 07/10/2016 a 11:52 #

    Malinconico ma ironico . Dato che stavi al bar avresti dovuto scegliere Ittod .
    Tu ascolti Vecchioni , io che mi sparo Don Giovanni di Battisti (mai stato suo fan neanche nel suo periodo più conosciuto) con quei ca….o di testi ..

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  3. timtirelli 07/10/2016 a 13:05 #

    “Dato che stavi al bar avresti dovuto scegliere Ittod “. Grande Luca!

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  4. Francesco Boccia 10/10/2016 a 23:10 #

    Per Lost impazzi all’epoca, veramente bella come serie, alcuni personaggi sono strepitosi (per me Hurley su tutti), conservo ancora la t-short della Oceanic Airlaines . Per gli amanti delle serie televisive che trattano di temi di sopravvivenza e di rapporti personali all’interno di gruppi ristretti di persone consiglio “I Sopravvissuti”, serie di metà anni 70 ambientata in terra d’Albione nella quale alcuni dei temi trattati in Lost sono anticipati di 30 anni, veramente imperdibile, anche se un po lenta nella sceneggiatura. Io l’ho vista grazie alla fantastica biblioteca Panizzi di Reggio Emilia che aveva, e spero abbia ancora, i cofanetti delle tre stagioni in catalogo, ma credo si trovi anche su youtube.

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  5. Baccio 11/10/2016 a 18:05 #

    Si Tim, stavi al bar ma non in New Orleans, al 400 di Bourbon Street!

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