PJ Harvey Obihall Firenze 24 Ottobre 2016 di Bodhràn

10 Nov

Sono uscito felice dal concerto di PJ Harvey (il primo per me) in mezzo ad un pubblico complessivamente soddisfatto ma in cui risuonavano molte frasi come “certo, non ha mai preso la chitarra”, “peccato pochi pezzi vecchi…”. Eh si, perché dopo 20 anni PJ Harvey ha deciso di mollare la chitarra e il suo mondo fatto di blues e punk rock e dedicarsi, almeno negli ultimi due dischi “Let England Shake” e “Six Hope Demolition Project”, a delle ballate più tradizionali per raccontare la sua visione del mondo con un certosino lavoro sui testi. L’ultimo disco racconta le sue esperienze di viaggio tra Kosovo, Afghanistan, Stati Uniti, una serie di fotografie su miseria rurale e metropolitana, sulle devastazioni operate da guerra politica ed economia sui poveri e gli indifesi della terra. Questo è quanto. Il live che propone dalla scorsa primavera ha la sobrietà e l’eleganza più dello spettacolo teatrale che della performance rock (e sarebbe stato sicuramente più godibile seduti in teatro): scena spoglia, luci al minimo indispensabile, band di 9 elementi: due percussionisti, con due grancasse da banda, rullanti e poco più, 2 fiati, chitarre, basso, tastiere. Tra i nomi dei musicisti, John Parish, Mick Harvey, Alain Johannes ed Enrico Gabrielli.

La scaletta varia pochissimo da concerto a concerto, credo proprio perché non è stata pensata come set ma come spettacolo, uno spettacolo minimale: a parte i cambi di strumenti da parte dei musicisti è “tutto fermo”, tutti stanno dove devono stare, concentrati sulla musica da suonare.

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La serata è iniziata con i 10 i musicisti, vestiti di nero, presentarsi in fila indiana sulla scena come una funeral marching band al ritmo di una marcetta, dopo di che, prese le posizioni sul palco siamo lentamente scivolati nel mondo sonoro dei primi due dischi. Siamo rimasti tutti lì (un pubblico dai 30 anni in su), in silenzio per la maggior parte dei brani, a goderci l’intensità dei brani, la bravura dei musicisti e un audio impeccabile. Tutto ciò A PARTE gli immancabili e per me incomprensibili fenomeni che trascorrono i concerti dando le spalle al palco e chiacchierando incessantemente, spesso di altri concerti (ma chi li scioglie la sera? Perché fanno così? Hanno i biglietti omaggio? O adorano dilapidare euro per chiacchierare in posti affollati e caldi? Mah).

E PJ, come dire, è diventata “una signora”; tiene tutti incollati senza ricorrere a stratagemmi, mosse e mossettine, concentrata e precisa nel canto e completamente immersa in questa veste di cantastorie dei mali della nostra società. Da come scrivo temo passi il racconto di un concerto serioso e palloso, ma le risate che il pubblico ha strappato a PJ quando ha dedicato ad Enrico Gabrielli un’ovazione maggiore che agli altri sono il  segno che lì sul palco non c’era nessuno che se la menava, o chi “sa come vanno le cose e ve lo sta dicendo”, ma chi ha deciso di non giocarsi le solite carte sicure e allestire a quello che considera essere lo spettacolo migliore per quei contenuti.  E si è visto bene quando nella seconda parte sono spuntati i brani del passato, pochi, selezionati da To Bring You My Love e White Chalk per lo più, e che hanno ricevuto adeguato arrangiamento per la band che li eseguiva, compresa una tiratissima 50ft Queenie.

Si può stare ore a discutere giorni se è meglio questa PJ Harvey o la PJ di 20 anni fa, io trovo musicalmente interessanti entrambe. Certo che una bella “schitarrata” mi avrebbe fatto piacere, figuriamoci, ma mi chiedo innanzitutto se lei, a 47 anni, ha ancora voglia di atteggiarsi sul palco irriverente come quando ne aveva 20 o 30. E se è più giusto che a decidere cosa e come isuonare sia lei e non io (o altro pubblico). Di sicuro giù il cappello a chi non ha paura di scrollarsi di dosso l’abito (che non fa il monaco) e decide di sterzare in maniera così decisa, mantenendo integro lo stile e alto il livello della musica.

http://www.setlist.fm/setlist/pj-harvey/2016/obihall-florence-italy-1bfa9998.html

 

Video

The Words That Maketh Murder

https://www.youtube.com/watch?v=q77BHY6ju1M

The Community Of Hope

https://www.youtube.com/watch?v=A88Ax4L-FZ8

To Bring You My Love

https://www.youtube.com/watch?v=UbROdCObPTo

50ft Queenie

2016 © Bodhràn

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