PHIL COLLINS “Not Dead Yet – The Memoir” (Crown Archetype 2016) – TTTTT

25 Gen

Phil Collins alle prese con le sue memorie. Missione riuscita. Il libro si legge bene, tutto scorre, l’attenzione rimane sempre alta.

E’ interessante immergersi una volta di più nella Londra degli anni sessanta, capire come era la situazione in quel periodo e come un musicista poteva e riusciva a farsi strada. Divertenti le sue peripezie e curioso come sia diventato il batterista di un gruppo messo in piedi da tre fighetti benestanti incontratisi in una esclusiva scuola privata.

Phil racconta di come gli piacesse far parte dei Genesis dell’era di P. Gabriel, ma io continuo a non esserne certo. Collins non amava certo la musica che oggi chiamiamo prog e a vederlo nei filmati d’epoca le sue espressioni sono inequivocabili. E’ comunque intrigante leggere di quegli anni, avere la conferma di come Tony Banks fosse lontano dall’immagine che noi, negli anni settanta, avevamo di lui, seguire le avventure del gruppo – allora una cult band – in terra americana. Niente cronologie e ricordi particolari, solo le sincere (almeno sembra) impressioni del Collins di allora. Alla trasformazione del gruppo dopo l’addio di Peter Gabriel, con Collins nelle vesti di cantante, è dedicato sufficiente spazio, ma non quanto avrei voluto.

Buona parte del libro è invece dedicata alla fase dei Genesis alle prese con il gran successo degli anni ottanta e alla fortunatissima carriera solista di Collins. Personalmente avrei preferito diversamente ma inaspettatamente ho letto con piacere anche questa lunga parte.

Phil Collins book not dead yet

Collins cade più volte nella trappola dell’autocommiserazione, dice di odiare il personaggio Phil Collins, quello degli anni ottanta, perché l’immagine riflessa sul palco non è quella corrispondente alla realtà, cerca di giustificare il fatto relativo ai tre matrimoni ed altrettanti divorzi, tre fallimenti che non avrebbe voluto; lo fa anche raccontando il suo periodo da alcolista, dai 55 anni in poi. E’ tutto molto umano, credo che Phil sia in qualche modo sincero quando si stupisce di queste faccende, ma dalla fin fine c’era lui in quei panni. La trasformazione dei Genesis è avvenuta anche grazie a lui, certo Banks voleva avere successo commerciale, ma Collins ha contribuito in maniera evidente. Io non sto a sindacare, a processare il gruppo per essersi spostato dalla magnifica musica proposta dal 1970 al 1978 alle produzioni commerciali degli anni ottanta, io dico solo che, a parte i singoli, gli album di quel decennio erano brutti. E’ questo che contesto a lui (a Banks e a Rutherford), ma in fondo io non sono nessuno mentre loro, con quegli album brutti, hanno avuto un successo planetario.

PhilCo si autocommisera anche per il fatto che era considerato il cantante da canzoni lente e tristi che parlavano di divorzi e della fine di rapporti sentimentali… beh, Phil, in tutta franchezza, non è così? La formuletta di te che canti al pianoforte una canzone strappalacrime con l’aiuto della batteria elettronica (e quindi della tua vera e propria) l’hai sfruttata mica poco, no? L’unica variante era il tuo pop-rhythm’n’blues di plastica messo nei dischi forse per evitare che chi acquistava i tuoi dischi si buttasse giù da un ponte dopo aver ascoltato tutta quella tristezza. Lo so che sei stato un gigante dal punto di vista del successo, sei uno dei tre soli artisti (insieme a McCartney e Michael Jackson) ad aver venduto più di 100 milioni di dischi sia col gruppo di appartenenza che come solista, alcuni tuoi singoli sono carini, ma la tua rimane musichetta perfetta per il sabato mattina quando si fanno le pulizie di casa, per i supermercati e per gli yuppies che giravano in BMW, suvvia.

Collins infine cerca il compatimento anche per quello che successe al Live Aid, nel luglio del 1985. E’ bene ricordare che in quegli anni PC era dappertutto, tra classifiche, produzioni e collaborazioni aveva una sovraesposizione esagerata, e lui che fece? Suonò nel concerto di Londra, prese il Concorde, volò in America e suonò anche nel concerto di Philadelphia, e adesso pretende che la gente non pensi che fosse andato sopra le righe. Dedica un discreto spazio alla sua performance insieme ai Led Zeppelin, e anche qui cerca di svignarsela, e di addossare le colpe a Robert Plant e a Jimmy Page per le loro prove opache. Io invece credo che la colpa fu sostanzialmente sua. Inizialmente lui e Plant pensarono di fare qualcosa insieme a Clapton, poi pian piano prese corpo la reunion dei Led Zeppelin, e lui che fece? Rifiutò di fare qualche prova. Io mi sorprendo sempre quando leggo queste cose. Voglio dire, siete degli artisti di grandissimo successo, avete grande esperienza, come potete pensare di trovarvi a suonare insieme in un evento di proporzioni enormi, per giunta trasmesso in tutto il mondo, senza prepararvi almeno un po’ ? Già l’avere tanti artisti sul palco renderà il tutto caotico, se ci si presenta anche in maniera improvvisata è la fine.

Ad ogni modo, i LZ  – che non suonavano insieme da 5 anni e che a quel punto erano morti e sepolti – vista la impossibilità di fare un minimo di prove con Collins chiamarono Tony Thompson degli Chic (e Paul Martinez per la parte di basso di STH mentre Jones è alle tastiere), si dice fecero una prova di 90 minuti; ormai era comunque troppo tardi per disdire la presenza di Collins ed è così che si ritrovarono sul palco insieme. Il risultato non fu certo un granché, ma sono sicuro che se fossero saliti sul palco senza Collins la cosa sarebbe stata perlomeno dignitosa. Collins ovviamente racconta la sua versione dei fatti, giusta o sbagliata che sia, senza dubbio possiamo dire che perlomeno ha peccato di leggerezza.

Nonostante questo aspetto legato all’autocommiserazione, questa autobiografia è riuscita, Collins si racconta in modo candido, non tralascia gli aspetti più personali e le proprie debolezze. Dopo aver letto questo libro Phil mi è più simpatico, che piaccia o no l’artista c’è sincerità in lui, e credo che chiunque si fosse trovato alle prese con quel successo, con quelle pressioni, in quegli anni, avrebbe commesso degli errori.

Il libro è in inglese, ed è facilmente comprensibile a chi mastica la lingua della Britannia ed è appassionato di musica (Rock).

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11 Risposte to “PHIL COLLINS “Not Dead Yet – The Memoir” (Crown Archetype 2016) – TTTTT”

  1. lucatod 25/01/2017 a 11:38 #

    Ho letto la versione italiana e devo dire che non mi è per dispiaciuta affatto . Collins è un personaggio talmente abituato con i media che riesce a recitare la parte del simpaticone anche se tanto simpatico non è . Nel documentario dei Genesis – Sum o The parts è quello che ne esce meglio (assieme a Peter che comunque pare svogliato) anche se ha sempre la tendenza a sminuirsi . Stessa cosa nel suo libro . Tuttavia ho apprezzato questo bagno di umiltà , che forse lo rende più alla mano dei suoi ex compagni , Banks in particolare . Sembra una macchina .
    Per quanto mi riguarda , il casino al Live Aid lo hanno fatto Page e Plant .. non Collins . Certo , lui avrebbe dovuto provare o magari tirarsi indietro , ma i difetti di quella reunion sono da attribuire principalmente al chitarrista che avrebbe potuto evitare di salire sul palco ubriaco e/o drogato . Robert come sempre senza voce . Ma poi cosa ci stava a fare Martinez?
    Qualche pagina prima , il caro Phil ha detto che avrebbe lasciato volentieri i Genesis per prendere il posto di Keith Moon .. pur di fare parte degli Who . Ecco , io non ci credo .

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  2. timtirelli 25/01/2017 a 13:45 #

    Luca in verità Collins si offrì davvero agli WHO nel 1978. La notizia uscì anche allora. Collins era un amante del Rock (e soprattutto della Motowan) non certo del prog e aveva “bisogno” di fare del Rock.

    Per quanto riguarda Live Aid, certo Page e Plant non erano al massimo della forma, ma se provi a riguardare il filmato e cerchi di immaginarli senza Collins, l’impressione è meglio di quel che può sembrare. Chiaro, non siamo mica a livello del 1971, ma se fosse possibile trovare la registrazione multitraccia e togliere le piste dedicate a Collins, sono sicuro che la performance apparirebbe dignitosa.

    Credo che la presenza di Martinez fosse giustificata. I LZ erano sciolti da 5 anni, un conto per Jones fu ripassare il pezzo alla tastiere un conto ritrovare in un giorno gli automatismi anche sulla pedaliera basso. In più in un contesto come quello, con tutti i problemi di cambio palco e di impianto, avere uno che suonasse contemporaneamete la tastiera e la pedaliera basso forse non era indicato.

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    • lucatod 25/01/2017 a 15:03 #

      Non metto in dubbio l’offerta di Collins . Però mi sembra strano che pur di suonare la batteria con gli WHO fosse disposto a lasciare i Genesis che a quel punto stavano cominciando a volare alto (commercialmente parlando) . Smettere i panni di prima donna in una band sull’onda del successo , per fare da comprimario in un grande gruppo ormai lontano dai vecchi fasti ? Pete Townshend nella sua biografia racconta le cose in un altro modo , mi pare volesse suonare in entrambi i gruppi .

      Ho sempre apprezzato l’esibizione dei LZ al Live Aid , sono arrugginiti ma emozionanti e questo non è poco . Con il solo Thompson avrebbero evitato tutta quella confusione , ma le prestazioni di Page e Plant restano comunque poco convincenti . Invece ignoravo del tutto le problematiche riguardo la pedaliera basso……. pensavo che Martinez fosse stato inserito da Robert perché in origine Jones non era della partita (e neanche STH) . Comunque Stairway l’avrei inserita nel box ufficiale .

      Interessante il punto di vista di Collins sui rapporti interni del Dirigibile : “Questi sono gli Zeppelin , e con gli Zeppelin non si scherza”.

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      • timtirelli 25/01/2017 a 15:46 #

        Certo Luca, le prove di Page e di Plant sono giusto appena sufficienti, ma io non me sorpresi. Guardai il Live Aid in diretta e sapevo più o meno cosa aspettarmi. D’altra parte se consideriamo che erano 5 anni che non suonavano insieme, l’esibizione non mi sembra così terribile. Si fosse evitato il “flanger” collegato alla chitarra di Page (ma perché usarlo mi chiedo) e la presenza di Collins credo che ce lo godremmo maggiormente questo filmato. E’ una mia supposizione la faccenda riguardante la presenza di Martinez (che mi è sempre sembrato un bassista un po’ strano). Posso essere veritiere entrambe le ipotesi. Certo che in contesti del genere, più stai sul semplice – come strumentazione – e meglio è. Guarda cosa è successo a Page, non sono nemmeno riusciti a dargli una chitarra accordata e con un sound più o meno giusto.

        Le tensioni nei LZ dal 1977 in poi credo che siano state sempre forti. Troppo ego, troppe questioni irrisolte, troppe vedute differenti, troppa roba in gioco. Non so proprio come abbiano fatto a mettersi insieme per il Live Aid e per l’Atlantic 1988.

        Ho letto anche io l’autobiografia di Townshend e riporta quello che scrivi tu, ad ogni modo io ho sempre saputo che Collins avrebbe davvero voluto suonare con loro ed essere un batterista Rock. Questo il motivo per cui poi ha suonato con Plant e con Clapton in tour. Poi certo, gli sarebbe comunque tornata la voglia di ridiventare il front man dei Genesis.

        Ad ogni modo mi sarebbe piaciuto ascoltare gli Who con Collins. Kenny Jones è sempre apparso inadeguato.

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  3. lucatod 25/01/2017 a 16:18 #

    Io li critico , ma nonostante le evidenti magagne trovo sempre emozionante la loro esibizione al Live Aid , il loro ingresso , il boato del pubblico (lo hai mai ascoltato in cuffia? è incredibile) quelle riprese dall’alto e la migliore STH del post-Zepp . Certo sono sempre occasioni un po sprecate perché potevano essere fatte meglio (almeno la chitarra accordata) ma è andata così . Tre anni dopo invece non solo hanno suonato male , ma sono stati a mio avviso proprio irritanti . Robert con quelle pose , evidentemente a disagio , Jimmy anche peggio .

    Kenney Jones negli WHO non piace nemmeno a me (non mi piace proprio come batterista) forse Simon Philips , (con loro nel 1989 ,ma quelli erano una baracconata) era più adatto .

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  4. mikebravo 26/01/2017 a 07:50 #

    Le reunion dei led ormai sono leggenda, nel bene e nel male.
    L’autobiografia di Pete Townshend è la piu’ bella tra quelle che ho letto.
    E la piu’ sincera, credo.
    Quella di Clapton tira un po’ via.
    Ma queste rockstars sono in grado di ricordare qualcosa tra alcool e droghe ?

    L’autobiografia piu’ cazzona è quella di ronnie wood.
    Vomitevole quando asserisce che peter grant gli chiese di essere la chitarra
    solista dei led zeppelin.

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    • timtirelli 26/01/2017 a 10:12 #

      Mike, ne abbiamo già parlato sul blog. Molto probabilmente Wood si confonde, sembra infatti gli fu chiesto davvero di suonare la chitarra in un ipotetico nuovo gruppo formato con alcuni membri degli Yardbirds, un nuovo gruppo insomma gruppo parallelo a quello dei LZ.

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  5. Paolo Barone 26/01/2017 a 10:24 #

    Le autobiografie sono in realta’ delle lunghe interviste tramutate in libri da scrittori che meriterebbero maggiori riconoscimenti.
    Ne sono uscite e ne stanno uscendo a pacchi, a questo punto possiamo affermare senza tema di smentita che il versante letterario e’ oggi il ramo del Rock più attivo e vitale.
    Le vite delle nostre rockstar sono quasi sempre rocambolesche, drammatiche e affascinanti e se messe nelle mani dello scrittore giusto diventano libri irresistibili.
    Ne ho lette e ne continuo a leggere molte, La Sottile Linea Bianca – Lemmy; Life – Keith; Please be with Me – Allman; Stick It! – Appice; sono le prime che mi saltano in mente, ma ce ne sono veramente tante, ormai anche di artisti meno celebrati, veramente ben scritte e interessanti.
    Nei libri il futuro del Rock?

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  6. timtirelli 26/01/2017 a 11:08 #

    Sto aspettando che esca la autobiografia di Greg Lake. Non vedo l’ora.

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  7. mikebravo 26/01/2017 a 13:45 #

    Praticamente ogni giorno muore un musicista piu’ o meno famoso.
    E’ morto un allman brothers ?
    E’ morto un moot the hoople ?
    E’ morto uno status quo ?
    I musicisti rock dovrebbero fare come icardi.
    Una biografia a 23 anni tanto per stare tranquilli……….e, scusate la disgressione,
    non mi sbagliavo in tempi non sospetti ( novembre ) a scommettere su pioli.
    E’ un allenatore serissimo.

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