LED ZEPPELIN MUST HAVE BOOTLEGS: “Going To California”, Berkeley 14/09/1971

2 Feb

ITALIANO /  ENGLISH

Dal 7 settembre 1968 (anche se abbiamo ne abbiamo le prove solo dal 30/12/1968) al 29 luglio 1973 i concerti dei Led Zeppelin sono, in un modo o nell’altro, quasi tutti spettacolari. Il gruppo era in palla, unito, tecnicamente al massimo, creativamente allo zenit, carico, risoluto,un’iradiddio insomma. All’interno di questi cinque anni favolosi ci sono periodi o date ancora più speciali e cosmiche che sono diventate famosissime tra gli appassionati. Il tour del 1971 in Giappone, il tour tedesco del 1973, il tour americano dell’estate del 1972, la data di Blueberry Hill (LA Forum 4/9/1970), la data di Three Days After (LA Forum 03/06/1973) e appunto la seconda data di Berkley del 1971.

Sta per uscire il IV, album che proietterà il gruppo ad altezze siderali, per una volta enorme successo e qualità della proposta vanno di pari passo. Bonham e Jones sono la miglior sezione ritmica rock in circolazione (sfido chiunque a dire il contrario), Plant canta come nessun’altro nel campo del rock di derivazione blues e Page suona da dio. Non ha ancora arricchito il suo chitarrismo con quei colori e con quel lessico tipici del periodo fine 1972/1973 (con  quell’uso ancora oggi ineguagliato della scala blues interpolata con la scala minore) ma il 1971 è probabilmente l’anno perfetto del Page chitarrista in senso stretto. Completo controllo dello strumento, tecnica straordinaria, originalità, attacco da paura, sperimentazione.

Il bootleg “Going To California” è un must, se si è fan dei Led Zeppelin lo si deve avere, punto. Il bootleg in vinile uscì la prima volta 45 anni fa e oggi ne parliamo grazie alla rimasterizzazione di dadgad, famoso fan dei Led Zeppelin molto abile nel ripulire e sistemare vecchie registrazioni della band. La registrazione è audience, non è roba per tutti dunque, ma la qualità è piuttosto alta e il tutto dunque è godibile anche per i casual fan (a patto che siano in confidenza con il concetto bootleg).

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

TITLE: Led Zeppelin:  “Going To California”  September 14 1971 Berkeley, CA, Community Theatre

LABEL: dadgad remaster

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTT½

PERFORMANCE: TTTTT+

BAND MOOD: TTTTT

 

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

Led Zep Going To Ca Berkeley 14-9-1971 DADGAD productions

SET LIST:

Immigrant Song, Heartbreaker, Since I’ve Been Loving You, Black Dog, Dazed and Confused, Stairway to Heaven, That’s the Way, Going to California, Whole Lotta Love (medley incl. Let That Boy Boogie, Hello Mary Lou, My Baby Left Me, Mess of Blues, You Shook Me)

Il Berkley Community Theatre tiene 3500 posti, sebbene fossimo solo nel 1971 la capienza era troppo bassa per ospitare un concerto dei LZ, così furono due le date in cui il gruppo suonò ( 13 e 14 settembre).

The Berkeley Community Theatre

The Berkeley Community Theatre

IMMIGRANT SONG irrompe con carica esplosiva, i Led Zeppelin sembrano controllare con grande professionalità la selvaggia irruenza che li contraddistingue nei pezzi di rock duro. Page arricchisce il brano con un assolo finale che fin da subito mette in chiaro che stasera non si scherza. Lo stop sul FA#, Jimmy che tira il sol sulla sesta corda e parte col riff di HEARTBREAKER. Durante le prime battute di questo pezzo la registrazione passa da mono a stereo e l’ascolto si fa subito più gradevole. Ascoltato in cuffia il concerto è una bomba. Bello l’assolo del nostro chitarrista preferito. Dapprima la torrenziale cascata elettrica, poi il siparietto bluesy con il pubblico che accompagna divertito e di nuovo la tempesta elettrica in puro stile Jimmy Page. Prima della parte veloce l’accenno strumentale al ragtime “The 59Th Street Bridge Song (Feelin’ Groovy)” di Simon & Garfunkel e Bourreée di J.S. Bach. L’entrata di Jones e Bonham è spaventosa, una forza d’urto incredibile. Impossibile non usare iperbole. I Led Zeppelin nel 1971 sono irraggiungibili.

RP: ... You came then? You should of come last night. Last night there were, um, several bowler hatted beatniks. Uh, ‘Since I’ve Been Loving You.’ …. You remember the last album? Right.

C’è un breve taglio all’inizio di SIBLY, ma poco importa, la chiarezza del suono si fa avanti, il gruppo suona con una decisione sublime. Di nuovo la batteria di Bonham che travolge, Plant che nel 1971 era quello preciso preciso dell’immaginario collettivo. Jones all’organo e alla pedaliera basso e quel tono di chitarra che tanto ci ammalia. Nell’assolo Page parte piano, sperimenta un po’ e poi rientra nei ranghi del pezzo. Non siamo a livello delle versioni del luglio 1973 come espressività e qualità dell’assolo, ma sentirlo suonare così è una beatitudine. E’ una notte speciale, si sente. Mai udito un’altra band di (hard) rock suonare così.

 RP: Thank you… I think we should call this, uh, ‘Black Dog’

BLACK DOG era allora un pezzo sconosciuto al pubblico, come ho detto LZ IV ancora non era stato pubblicato. La prova dei quattro musicisti è superlativa. Nella registrazione audience tutto è bilanciato. Fa impressione sentire Plant cantare in quel modo.

RP: Good evening. There was a pollution alert today and I’ve lost my voice. This is one from millions and millions of, uh, years ago. Just when the good things started, uh, checking itself out.

Con DAZED AND CONFUSED la stregoneria entra in scena. Il basso e la batteria sono in primo piano mentre Page evoca le energie dei misteri del cosmo con quegli armonici che si dilatano nel wah wah. La qualità delle registrazioni audience non sono forse adatte a tutti, ma è così che ci gode un bootleg, l’atmosfera è catturata in pieno in questa. In cuffia ti sembra di essere nelle prime file e ancora una volta ti sorprendi di cosa fossero i LZ. Il brano non ha ancora la struttura sinfonica completa della DAZED AND CONFUSED del 1973, ma si intuisce che il work in progress sta progredendo benissimo. Page prende in mano l’archetto, inizia a creare l’armageddon sonoro che conosciamo e il pubblico in delirio lo segue passo passo. Uno stregone e le sue migliaia di seguaci. Sentirlo in cuffia ti scombina l’animo, ti trasporta tra gli universi paralleli del rock. Le sonorità che Page riesce a creare spaventano, obnubilano il cervello, ampliano le percezioni della mente. L’intermezzo di violin bow in questo concerto è particolarmente riuscito, una delle prove migliori di tutta la carriera del Page “violinista”. Il botta e risposta con Plant è altrettanto spettacolare. Page invoca demoni e paure primordiali, quelle che gli esseri umani  nel corso di migliaia di anni si sono create nell’animo, e quando accenna Mars, The Bringer Of War di Gustav Holst, beh non ce ne è più per nessuno. Per una volta non bisogna saltare questa parte strumentale, qui a Berkley fu così efficace da irretire qualsiasi anima.

La cosa quasi incredibile di quegli anni è vedere come Page riesca a mantenere altissimo il livello delle improvvisazioni di chitarra anche verso la fine del pezzo, dopo 20 minuti di assoli e parti chitarristiche non dovresti più sapere cosa dire, lui no, anche dopo l’ultima strofa, prima della chiusura, invece di chiudere si mette ad improvvisare ancora con risultati sorprendenti. Purtroppo qui il finale termina bruscamente a causa di un taglio nella registrazione.

Intorno al minuto 15 Plant cerca di cantare BACK IN THE USA di Chuck Berry, il rock and roll classico su quelle intelaiature occulte sembra un ossimoro, l’effetto è curioso.

Led Zeppelin, Berkeley sept 1971

Led Zeppelin, Berkeley sept 1971

Cerco di immaginare cosa significasse per il pubblico ascoltare per la prima volta STAIRWAY TO HEAVEN (il IV album sarebbe uscito in novembre). Ogni tanto durante i primi movimenti si sente qualcuno urlare, deve essere stata una emozione inattesa trovarsi davanti ad un pezzo sconosciuto così bello. Alla fine è comunque un’ovazione. Quando entra Bonham il pezzo acquista quella corposità così magnifica da commuovere. Anche in questo caso l’assolo non è finemente strutturato come quello del 1973, ma rimane ugualmente valido.

RP: John Paul Jones, piano

STAIRWAY TO HEAVEN al momento è un pezzo come un’altro, il gruppo sa che è qualcosa di speciale ma lo posiziona nel mezzo della scaletta, ad esso segue il set acustico che inizia con THAT’S THE WAY.

RP: This is, uh, quite a moving night for me. And, uh, this is also another sitting down song, uh, and we don’t really like people squeaking too much, but it’s cool. This is, uh, this is a thing that got together, um, on a, I was gonna say the Scottish Highlands. I was gonna say the Welsh mountains. But I think it was something like, uh, The Gorham Hotel, West 37th Street, in New York. Here’s to the days when things were really, uh, nice and simple, and everything  was far out all the time. It’s no good clapping, ha ha. And on that theme, it’s not a very good cup of tea you get up here. On that theme, this is, uh, something. Thank you. This is a little thing that goes something like, uh. This is called ‘Going To California,’ which is, uh, somewhere around here. (And the flowers in your hair.) Wish I had. Thank you.

Si prosegue con GOING TO CALIFORNIA. Il pubblico ascolta attento e in silenzio, è l’incanto dato da un concerto dei LED ZEPPELIN: rock durissimo, momenti acustici delicati. Un trionfo anche in questo senso.

RP: Thank you. 

Alla fine arriva il piombo Zeppelin con WHIOLE LOTTA LOVE. Che differenza con il Page del 1977, qui il riff del pezzo è suonato come si deve. Di per sé non è difficile, ma va affrontato con i giusti accenti e convinzioni, qui presenti. Durante la sezione del Theremin si intravede ancora l’armageddon, sebbene qui tutto viri verso l’energia sessuale cosmica. Il medley è una meraviglia. Page e Plant da soli per BOOGIE CHILLUM e quindi raggiunti dalla band per una sfrenata versione di BOOGIE MAMA. L’assolo di Page durante quella sezione è uno dei miei momenti Zeppelin preferiti. Bonham e Jones (e che Jones!) che ci danno di swing e Page che mette in pratica tutto quello imparato da ragazzo. La rock and roll bonanza di HELLO MARY LOU, MY BABY LEFT ME (dovrei citare di nuovo tutti i componenti della band viste le magnifiche prove di ognuno) e MESS O’ BLUES, e quindi il possente blues inglese di YOU SHOOK ME con Page alla slide. La voce di Plant rimane potente, corposa e “altissima” anche alla fine di un concerto come questo. LEMON SONG non è altro che il proseguimento del blues di You Shook Me con parte del testo di TRAVELLING RIVERSIDE BLUES di Robert Johnson, quella dove si chiede ad una lei di spremere il limone sino a che il succo non scenda lungo la gamba. Il pezzo quindi chiude nell’approvazione generale. 24 minuti di rock, funk, sperimentazioni, blues, rock and roll. Fantastico!.

RP: Goodnight. Thank you

Io sono da sempre un fanatico della data del 3 giugno 1973, ma qui forse siamo nel punto più alto della storie dei LED ZEPPELIN. In caso inventino la macchina del tempo due biglietti per Los Angeles 1973 e qui a Berkeley nel 1971 me li compro, a costo di vendere le chitarre. Led Zeppelin, the fucking numer one!

(broken) ENGLISH

From 7 September 1968 (although we do have the evidence only from 30/12/1968) to 29 July 1973 the concerts of Led Zeppelin are, in one way or another, almost all spectacular. The group was fit, united, technically at best, creatively at the zenith, psyched, determined, as we say in Italy an iradiddio, the god’s ire in short. Within these five fabulous years there are periods or single shows even more special and cosmic that have become famous among fans. The tour of 1971 in Japan, the German tour of 1973, the  American tour of  the summer of1972, the date of Blueberry Hill (LA Forum 04.09.1970), the date of Three Days After (LA Forum 03/06/1973) and in fact the second date of Berkley in 1971.

The fourth album is gonna be released soon, it will project the group to starry heights, for once huge success and quality of the proposal go hand in hand. Bonham and Jones are the best rock rhythm section in circulation (I challenge anyone to say otherwise), Plant sings like no other in the field of blues-derived rock and Page played like a god. He has not yet enriched his guitar playing with the colors and the typical vocabulary of the period of late 1972/1973 (with that use of the blues scale interpolated with the minor one still unmatched) but 1971 is probably the perfect year of Page as a guitarist in the strict sense. Complete control of the instrument, extraordinary technique, originality, scary attack, experimentation.

The bootleg “Going To California” is a must, if you are a fan sof Led Zeppelin you must have it, period. The vinyl bootleg came out the first time 45 years ago and today we talk about the remastered version of it by DADGAD, a famous italian fan of Led Zeppelin very skilled in cleaning and remastering the band’s old live recordings. The recording is audience, this is not for everyone then, but the quality is quite high and therefore everything is enjoyable even for the casual fans (provided they are confident with bootleg concept).

The Berkley Community Theatre holds 3500 seats, although we were only in 1971 the capacity was too low to accommodate a concert of LZ, so  the band played two dates (13 and 14 September).

IMMIGRANT SONG bursts with explosive charge, Led Zeppelin seem to control with great professionalism the wild vehemence that distinguishes them in the hard rock songs. Page enriches the piece with a final solo and it immediately makes it clear that tonight they will take no prisoners. The stop on the F # low note, then Jimmy pulling the G note on the sixth string, and he starts the HEARTBREAKER riff. During the first few bars of this piece the recording changes from mono to stereo and the listening experience is immediately more pleasant. Listened through headphones, the concert is a bomb. Beautiful solo courtesy of our favorite guitarist. At first the torrential electric waterfall, then the bluesy entr’acte where the public accompanies amused the guitar player and again the electrical storm in pure Jimmy Page style. Before the fast part the instrumental reference to “The 59th Street Bridge Song (Feelin ‘Groovy)” by Simon & Garfunkel “and J.S. Bach’s Bourreée . The Jones and Bonham entry is frightening, they are an incredible force. I can’t help using hyperboles. Led Zeppelin in 1971 are uncatchable,.

RP: You came … then? You should of like last night. Last night there were, um, several bowler hatted beatniks. Uh, ‘Since I’ve Been Loving You.’ …. You remember the last album? Right.

There is a short cut at the beginning of Sibly, it does not mind sice the sound clarity through the blues is here, the group plays with a sublime decision. Bonham’s drums overwhelm, Plant in 1971 is precisely accurate the one of the collective imagination. Jones on organ and the bass pedal, plus the guitar tone that fascinates us so much. Page starts the solo in a slow way, he tries out a bit ‘and  and then he comes back within the ranks. It’s not the same level of July 1973 versions as expressiveness and quality of the solo, but to hear him play in this way it is a bliss anyway. It’s a special night, you feel it. Never heard another (hard) rock band playing that well.

RP: Thank you … I Think We Should call this, uh, ‘Black Dog’   

BLACK DOG was then an unknown piece to the public, as I said the fourth album had not yet been published. The work of the four musicians is superb. In the audience recording everything is balanced. It is impressive to hear Plant sings like that.

RP: Good evening. There was a pollution alert today and I’ve lost my voice. This is one from millions and millions of, uh, years ago. Just When the good things started, uh, checking itself out.

With DAZED AND CONFUSED the witchcraft comes into the picture. The bass and drums are in the foreground while Page evokes the energies of the mysteries of the cosmos with those harmonics that dilate into the wah wah. The quality of the audience recordings are perhaps not for everyone, but it is with them that we can enjoy a bootleg, the atmosphere is captured in full in this. If you wear the headphone it seems to be in the front row and once again you find yourself measuring what LZ were. The song has not the complete structure of the symphony of 1973 DAZED AND CONFUSED, but one senses that the work in progress is progressing very well. Page picks up the bow and began to create the armageddon sounds we all know and the mesmerized audience follows him step by step. A sorcerer and his thousands of followers. Hearing it with the headphones it messes up your mood and it push you thru’ parallel universes of rock. The sound that Page manages to creat scare, it obnubilatse the brain, it expands the perceptions of the mind. The violin bow interlude in this concert is particularly successful, one of the best of the “Page the violinist” whole career. The repartee with Plant is equally spectacular. Page invokes primal fears and demons, those that human beings have been created over thousands of years in their soul, and when he sketchess “Mars, The Bringer of War” by Gustav Holst well, there is no game. For once you should not skip this instrumental section, here in Berkley it was so effective that it ensnares any soul.

It’s almost incredible in all those years to see how Page manages to maintain a very high level of guitar improvisations even towards the end of the piece, after 20 minutes of solos and guitar parts he should no longer know what to say, instead even after ‘ last verse, before closing, he starts to improvise again with amazing results. Unfortunately, the finale here ends abruptly due to a cut in the recording.

At around 15:00 Plant tries to sing BACK IN THE USA by Chuck Berry, classic rock and roll on those hidden frames seems an oxymoron, the effect is curious.

I try to imagine what it meant for the public to hear for the first time STAIRWAY TO HEAVEN (the fourth album would be released in November). Every so often during the first few movements you hear someone yelling, it must have been an unexpected thrill being in front of an unknown piece so beautiful. In the end it is still an acclamation. When Bonham enters the piece acquires the magnificent fullness. Also in this case the solo is not finely structured like that of 1973, but remains equally valid.

RP: John Paul Jones, piano 

STAIRWAY TO HEAVEN is at this time a piece with a “normal” status, the group knows it is something special but they put it in the middle of the setlist and after it the acoustic set begins with THAT’S THE WAY.

RP: This is, uh, quite a moving night for me. And, uh, this is another Also sitting down song, uh, and we do not really like people squeaking too much, but it’s cool. This is, uh, this is a thing that got together, um, on a, I was gonna say the Scottish Highlands. I was gonna say the Welsh mountains. But I think it was something like, uh, The Gorham Hotel, West 37th Street, in New York. Here’s to the days When things were really, uh, nice and simple, and everything was let out all the time. It’s no good clapping, ha ha. And On That theme, it’s not a very good cup of tea you get up here. On That theme, this is, uh, something. Thank you. This is a Little Thing That goes something like, uh. This is called ‘Going To California,’ which is, uh, somewhere around here. (And the flowers in your hair.) Wish I had. Thank you.

It continues with GOING TO CALIFORNIA. The audience listens carefully and quietly, the charm given by a concert of LED ZEPPELIN is all here: hard rock and gentle and acoustic moments. A triumph also in this sense.

RP: Thank you.

The lead Zeppelin arrives with WHOLE LOTTA LOVE. What difference with the 1977 Page, here the riff is played as it should. It is not difficult, but it must be tackled with the right accents and convictions, both things are present here. During the Theremin section you get another sight of Armageddon, although here all veers toward the cosmic sexual energy. The medley is a marvel. Page and Plant alone for BOOGIE CHILLUM and then joined by the band for a wild version of BOOGIE MAMA. The Page solo during this section is one of my favorite Zeppelin moments. Bonham and Jones punp up the swing whiel Page puts into practice what learned as a boy. The rock and roll bonanza with HELLO MARY LOU, MY BABY LEFT ME (I should mention again all the members of the band after considering the magnificent evidence of each) and MESS O ‘BLUES and then the mighty British blues of  YOU SHOOK ME with Page on slide guitar . The Plant’s voice is powerful, full-bodied and “very high” even at the end of a concert like this. LEMON SONG is just the continuation of You Shook Me with some of the lyrics of Robert Johnson’s TRAVELLING RIVERSIDE BLUES, the part where you ask her to squeeze your lemon until the juice run down your leg. The piece then finally closes . 24 minutes of rock, funk, experimental, blues, rock and roll. Fantastic!.

RP: Goodnight. Thank you

I have always been a super fan of the gig of 3 June 1973, but here we have perhaps the highest point of the LED ZEPPELIN live history. If they invent the time machine I gotta buy myself two tickets: one for Los Angeles in june 1973 and one for Berkeley 14 sept 1971, I’d buy them anyway, at the cost of selling my guitars. Led Zeppelin, the fucking numer one!

 

15 Risposte to “LED ZEPPELIN MUST HAVE BOOTLEGS: “Going To California”, Berkeley 14/09/1971”

  1. bodhran 02/02/2017 a 11:01 #

    Concordo su tutto. Dopo così tanti anni di ascolti degli zep anche per me è questo il periodo d’oro. E’ vero che è il 73 la vetta della parabola, ma per come sono io adesso già si pensava un po’ troppo a spararsi le pose, pur potendoselo permettere.
    E 3500 persone voleva dire poter vedere bene dappertutto. Forse, giocando a “macchina del tempo” si, io vorrei andare a vederli in un posto così, molto più volentieri che in una gigantesca arena negli anni a seguire.

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  2. lucatod 02/02/2017 a 13:02 #

    Di questo spettacolo ho una versione più vecchia sempre intitolata GOING TO CALIFORNIA , in copertina una foto a colori della band (Page barbuto) . Ovviamente un cdr . Avevo anche la data precedente , stesso titolo ma con il II davanti . Mai ascoltato per intero , audio troppo scadente .
    Nel 1971 i LZ sono all’apice . Come dici tu ” Plant nel 1971 era quello dell’immaginario collettivo” , niente di più vero . Già durante il tour USA del 1972 per quanto ancora all’altezza di raggiungere certe note , aveva perso quella potenza . Più un miagolio che un ruggito (vedi anche l’ufficiale HTWWW) . Nel mio immaginario i LZ sono quelli del film TSRTS e anche se generalmente sono attratto dal periodo orizzonti perduti 77/80 , restano quelli del nono tour il mio riferimento .

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  3. Paolo Barone 04/02/2017 a 10:54 #

    Tim con questa recensione sei a tutti gli effetti il quinto membro della Band.

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  4. Francesco Boccia 05/02/2017 a 00:30 #

    Tim, Aspettiamo fiduciosi il tuo prossimo libro dal titolo “Led Zeppelin: guida ragionata ai concerti ed ai bootlegs “.

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  5. Frank R 05/02/2017 a 10:25 #

    Grande articolo Tim!!! Ormai sei l'”underground uprising” italiano. Sono d’accordo sul l’uscita di un bel librone di recensioni di bootleg che potrebbe diventare un must per i fan …. 😉

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  6. lucatod 05/02/2017 a 18:55 #

    La guida ai bootlegs potrebbe anche essere una interessante appendice ad una nuova Bio sul Darklord . Con tutte le considerazioni fatte su questo blog a proposito del Page pre e post 1973 , verrebbe fuori qualcosa di molto interessante .

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  7. mikebravo 06/02/2017 a 08:33 #

    Per quanto ricordo, in italia 2 soli libri sui led sono stati scritti.
    Uno è di tim.
    Altre pubblicazioni sono riassunti di note biografiche o traduzioni di interviste
    ma non hanno nulla di originale.
    Anche i libri sul concerto del vigorelli usciti di recente sono un ammasso di
    notizie raffazzonate e prese dai giornali dell’epoca.
    Poi c’é gente che fa libri sui led ed altri sfruttando le pagine di ciao 2001
    che appaiono nei libri stessi.
    Copia e incolla.
    E’ dagli anni novanta che in italia non si é scritto un libro originale sui led.

    Liked by 1 persona

  8. timtirelli 06/02/2017 a 11:55 #

    Siete molto cari ragazzi, ma per scrivere un libro occorre trovare un editore che sia disposto a pubblicarlo. In tutta sincerità lo so che dentro di me ho un libro sui LZ da scrivere, ma non è sufficiente.

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    • Frank R. 06/02/2017 a 12:24 #

      Tim, e che ne dici di valutare la strada del crowdfunding come ha fatto il nostro amico Billy MC??

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  9. timtirelli 06/02/2017 a 12:31 #

    Frank, la cosa non mi entusiasma. Avevo pensato a stamparmelo in proprio come sta facendo Max Stefani (Mucchio Selvaggio – Outsider) ma a parte che rischiare del capitale in questi anni di vacche magre non è salutare, mi piacerebbe fosse un cosa professionale, dunque non c’è altra via che quella della casa editrice.

    I libri Rock in Italia non si vendono più come un tempo, pertanto trovare un editore che creda in te è complicato.

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  10. Baccio 06/02/2017 a 17:32 #

    Chiederei alla Tsunami Ed. che ha fatto un buon lavoro con l’ultimo libro di Gianni Della Cioppa. Certo che poi ci vuole l’impegno a promuoverlo come fa il buon Gianni nel veronese e dintorni!

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  11. mikebravo 07/02/2017 a 08:12 #

    Sicuramente i tempi sono cambiati.
    I libri inglesi ed americani sui led vengono spesso tradotti e stampati anche in
    italia.
    Edizioni spesso di lusso.
    E piu’ il tempo passa e piu’ gli argomenti della saga, della discografia, delle
    registrazioni vengono approfondite.
    Recentemente è uscito DAY BY DAY sui led ( di marc roberty ).
    L’autore é quello che ha fatto un opera MONUMENTALE su eric clapton in 2
    volumi.
    Quella su clapton é imperdibile per i fans di slowhand.
    Veramente un grande libro.
    DAY BY DAY sui led è un’ opera valida.
    Ma forse l’autore è uscito spossato dalla scrittura dei tomi su Clapton.
    Mi aspettavo di piu’.
    Esistono poi quei libri ( 2 sui led sono di welch ) che lussuosamente presentano
    fac-simili di documenti, poster e memorabile varie tra cui biglietti di concerti.

    Alan clayson è lo scrittore che ha firmato negli anni 2000 i libri piu’ belli su
    led e yardbirds.
    E su tanti altri
    Musicista, compositore, giornalista e scrittore.
    E’ del 1951.
    Ha fatto parte del tutto.

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  12. mikebravo 07/02/2017 a 21:03 #

    Proprio stasera imparo che é scomparso il primo biografo dei led zeppelin.
    Ritchie yorke, canadese.
    Io possiedo la versione 1992 di ” led zeppelin the definitive biography”.
    Di lui robert plant disse :
    RITCHIE’S ALRIGHYT:::he’s been one of us from the bloody beginning!

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  13. Francesco Boccia 08/02/2017 a 01:16 #

    Cercando su Amazon.com informazioni sui libri citati da Mikebravo (grazie per i consigli…) mi sono imbattuto addirittura in un paio di slip marchiati Led Zeppelin Tour Usa 75, con il logo dei quattro in carrozza. Ho faticato a ritrovare il link, ma eccolo qui…

    https://www.amazon.com/Zeppelin-T-back-Female-Underwear-Brief/dp/B01FJQ362I/ref=pd_rhf_dp_p_img_2?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=EACAKD1KEZWXCSRERS78

    veramente da non credere, chi sa se esistono anche del tour Over Europe, con il soldato che guarda verso l’alto…

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    • Francesco Boccia 08/02/2017 a 01:18 #

      scusate, tour earl’s court. 75.. errore di distrazione…

      Mi piace

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