Autumnus

5 Ott

Nel giro di un weekend si è passati da una estate rovente all’autunno, per mesi non una goccia (o quasi) di acqua e all’improvviso settimane di maltempo. Inizio di settembre dunque impegnativo dal punto di vista meteorologico, anche se ora – ad inizio ottobre – il tempo sembra si sia regolarizzato. Giorni velati, giorni assolati, vigne ormai prossime alla sbalorditiva colorazione autunnale, umore interno che vira al blu dipinto di blu(es).

Nei dintorni della Domus Saurea – photo TT

Per tenermi a galla leggo Jack London, il nuovo capitolo della saga di Eymerich, seguo con la passione di sempre le partite della mia squadra del cuore, ascolto i dischi giusti e mi gusto qualche bel film, il tutto blueseggiando come sempre a proposito delle piccole grandi cose della vita.

  ♦  ♦  ♦

Film: CAPITAN FANTASTIC – TTTTT

Film davvero incantevole. Una famiglia sceglie di vivere un’utopia, isolata tra i monti e boschi vive lontana da capitalismo, consumismo, religioni e tutte le aberrazioni della vita moderna. Viggo Mortensen è superbo, così come la regia. Colonna sonora meritevole. Film da vedere a tutti i costi. Visto su Sky.

Film: DUNKIRK – TTT½

Pellicola che racconta dell’evacuazione di alcune centinaia di migliaia di soldati inglesi bloccati dai tedeschi sulle spiagge francesi, a Dunkerque. Pochi dialoghi e tre punti di vista differenti che si intersecano: terra, mare, cielo. Molto realismo, il sibilo delle pallottole, gli Spitfire in picchiata, i bombardamenti, il nemico che non vi vede quasi mai, poca enfasi e riflettori sullo spavento e sulla paura umana di fronte alla guerra e alla morte. Visto al cinema un tardo pomeriggio festivo.

Film: LA FORESTA DEI SOGNI – TTTT

Interpreti di gran livello (Matthew McConaughey, Naomi Watts, Ken Watanabe), un luogo – la foresta Aokigahara alle pendici del Monte Fuji – pieno di suggestioni oniriche (e, volendo, ultraterrene) e il percorso di un uomo atto a trovare la fine o un nuovo inizio dopo un evento che piega in due la vita. Film profondo. Nota: nel film, en passant, si cita Stairway To Heaven. Visto su Sky.

NATIONAL AERONAUTICS and SPACE ADMINISTRATION

Venerdì sera, sono fuori a cena con Lollo Stevens e Mister P., località Herberia in una pizzeria niente male; mentre siamo in attesa che qualcuno ci consideri, parliamo delle nostre faccenduole. Finalmente si avvicina un cameriere. “Buonasera, siamo in tre ma non abbiamo prenotato, c’è posto?” gli chiedo, in risposta ricevo un “Ma certo ragazzi, un bel tavolo ve lo trovo di sicuro”; soddisfatto della cortesia, mi interrogo sulla pronuncia del cameriere, un ragazzone in carne e non più giovanissimo, simile a quella della moglie di Bob nella serie dei cartoni animati BOB’S BURGER. Il “certo” diventa un “ciuerto”. Il locale come dicevo è carino, l’atmosfera giusta, la compagnia ottima. Pur leggendo il menù, io e Lollo non riusciamo ad evitare l’argomento musica, mentre Mister P ci ascolta paziente. Per un attimo ritorniamo sull’impressione che ci ha fatto il cameriere. Siamo in libera uscita, siamo tra amici, possiamo essere schietti e usare, tra noi, termini che potrebbero sembrare, ad altri, pecorecci ed offensivi. “Ma il cameriere … non sembra anche a voi un po’ troppo enfatico? Che sia una nuffia?” chiedo ai ragazzi, “magari è una nasa” aggiunge Lollo. “Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Intendiamoci, niente di disdicevole questo non è certo un blog omofobo, tutt’altro, solo che – come abbiamo scritto più volte – l’enfatizzazione di certi comportamenti (siano per sottolineare i propri orientamenti sessuali o un certo machismo ad esempio) ci dà noia.

“Allora ruagazzi, avete deciso? Cosa vi porto di buello?” ci chiede Isidoro.

“Ecco qui le vostre pizze ruagazzi. Per chi era la birrua ruossa?” declama sottolineando il tutto con atteggiamenti inequivocabili. Lollo fatica a trattenere la risata.

Io mi chiedo sempre cosa sia che fa scattare comportamenti simili, quegli accenti ridondanti che trasformano tristemente il personaggio in questione in macchietta. Immagino che in passato essere omosessuali sia stata molto dura e che oggi – al di là della feroce omofobia che circola ancora in tanti, troppi starti dell popolazione – ci si senta un più liberi nel rivendicare in maniera esplicita le proprie tendenze sessuali e che sia quasi una liberazione, però che ci volete fare, il troppo a mio parere stroppia.

“Era tutto buono? Gruadite qualcos’altro?” ci chiede Isi.

Mentre ci porta il resto … “ecco qui il caffè e due bei … suorbetti”.

Ci guardiamo imbarazzati. Consumiamo, paghiamo ed usciamo.

“Ciuao ruagazzi, spero di rivedervi pruesto!”

A parte che, volendo, parlando di prendersi delle confidenze, “ciao” lo vai a dire a tua sorella, una volta usciti il verdetto è unanime: nasa!

GROWING OLDER

In macchina in giro per lavoro tra Stonecity e Scandilius. Passo davanti alla scuola elementare di Saint Little Anthony, bambini e bambine con grembiuli neri e bianchi giocano sui prati del cortile durante la ricreazione, d’improvviso – come una lancia che mi trafigge il costato-  mi sale vivido il ricordo di me stesso sui prati della scuola elementare di Locus Nonantulae alcuni decenni fa. E’ da sempre uno dei ricordi più vividi che ho. E’ primavera, sono in prima elementare, ho sei anni e felice gioco sul prato della scuola. Lo ricordo come un momento di gioia assoluta, uno dei primi gradini verso la scoperta del mondo. Il sole, la primavera, la natura, gli altri bambini e le bambine che giocano poco lontano, una certa libertà di movimenti al sicuro del cortile recintato. Lo vedo il bambino biondo che ero con gli occhioni aperti e il sorriso sulle labbra. Scuoto la testa, come sia passato tutto questo tempo proprio non so.

Kids playing in the elementary school yard from car window (Saint Little Anthony – Emilia Romagna –  Italy) – photo TT

Ritorno in me, sulla tangenziale circumnavigo rotonde curate e di un certo design, mentre osservo che sul costone di cemento del sottopasso qualcuno ha disegnato qualche cazzetto, e un talebano reggiano afflitto da campanilismo ha scritto “Parma merda”.

Prima della pausa faccio un salto al Sigma dove incontro la madre di un mio amico, le chiedo come va e come sta il marito (di 83 anni)

Ma sa, stiamo da poveri vecchietti…” mi risponde. Le faccio forza, “ma signora siete in forma, siete insieme, state bene, su, dovete essere contenti.”

L’altro giorno mio marito mi ha chiesto ‘ma come abbiamo fatto a mettere su tutti questi anni?’ Cosa vuole che le dica, è che gli anni volano via così’ in fretta…”

“Guardi che è un pensiero che faccio anche io con i miei amici, a volte non ci capacitiamo di come il tempo proceda veloce e dell’età che abbiamo raggiunto.”

“Allora, se mi dice che anche lei che è giovane fa questi pensieri …”

Ritornando in ufficio rifletto su come deve sentirsi un essere umano quando scollina una certa fascia di età e si avvicina al precipizio. Speriamo di scoprirlo.

Mangio un’insalata, qualche porzione di frutta e mi accingo a fare una delle mie camminate di qualche km tra i parchi di Stonecity, in caso vediamo di arrivarci il più in forma possibile a quell’età.

CAROUSELAMBRA

In questi giorni sto studiando CAROULSELAMBRA dei Led Zeppelin, così, per piacere personale. Come a volte capita quando cerco di inoltrami nelle foreste incantate del chitarrismo di Jimmy Page, la mia considerazione per lui si alza di una ulteriore spanna. Seppure sia un pezzo in apparenza dominato dalle tastiere e sebbene Page nel 1978/79 non fosse più lo splendido chitarrista dell’immaginario collettivo, la ricchezza e il fascino del suo lavoro sulla chitarra mi stordisce. E’ forse l’episodio del gruppo più prossimo al concetto di progressive, oltre 10 minuti di galoppate elettriche ed elettroniche, di cambi di tonalità e caroselli musicali. Di cosa canti Plant non lo ho mai capito, ma il suo fraseggio e le sue melodie sono indiscutibilmente piene di fascino. La parte lenta poi è sublime. Quell’alternarsi tra l’accordo di LA e quel DO7+ (suonato in seconda posizione col il sol al basso) è semplicemente magnifico. Quando poi Page tra un cambio e l’altro vi pennella qualche scivolata di chitarra l’effetto e ancor più incisivo. Penso alla prima volta che l’ ascoltai, nell’agosto del 1979, subito pensai avesse un ritmo troppo disco, ora sorrido a quella ingenuità, ma erano anni un cui la disco-music era dappertutto e un rocker come me (per di più ancora inesperto) soffriva. E ora guardatemi qui, 38 anni dopo, completamente irretito da quel pezzo e dai Led Zeppelin. Lo so, spesso scrivo qui sul blog che non riesco più ad ascoltare il Rock, ma poi arrivano momenti come questo e capisco quanto questa musica attorcigliata al mio stesso DNA sia per me un qualcosa di cosmico, di inevitabile. D’altra parte come riporta il titolo di uno dei dischi del Joe Perry Project: once a rocker always a rocker.

NB: I LZ e la Warner hanno ormai fatto togliere da Youtube molte delle versioni originali dei loro brani. Per Caroulselambra sono riuscito a trovare solo questa versione col missaggio provvisorio, presa dalla recente deluxe edizion dell’album di riferimento (In Through The Out Door del 1979)

◊ ◊ ◊

◊ ◊ ◊

L’ITALIANO

Segnalo che con LA REPUBBLICA  (e altri 15 quotidiani) ogni sabato (fino a  dicembre) esce L’ITALIANO, volumetti  sul “conoscere e usare una lingua formidabile” e sappiamo quanto bisogno ci sia di rispolverare l’uso corretto della nostra lingua.

L’Italiano – LA REPUBBLICA

UN SABATO ALLA COOP (old lady money blues)

Giovedì sera, scambio di battute con mia sorella su Whatsapp “Guarda, ho un sonno che non ti dico, non vedo l’ora che arrivi il fine settimana così sabato posso rimanere a letto”, le scrivo.

Sabato mattina, apro gli occhi, guardo la sveglia: ore 3,40. Mi alzo, do da mangiare a Palmiro, faccio uscire Raissa e torno a letto.  Cerco di riaddormentarmi, ma è tutto inutile, rimango tre ore e mezza a rimuginare sui miei blues. Alle 7,30 fresco come un carciofino bollito mi alzo e mi preparo per andare a fare la spesa alla Coop di Regium Lepidi. La pollastrella che vive con me ride “ma che ci fai tutto pronto? La Coop apre tra 40 minuti!”.

Son fatto così, tutto sommato mi piace svegliarmi e mettermi in “ovra”, come diciamo qui in Emilia, di buon ora. Colazione nel nostro baretto e poi via a seguire la morbida scia del carrello. La ristrutturazione dei locali della Coop è ormai alla fine, il risultato mi pare ottimo. Il finto legno chiaro del pavimento, i muri e il soffitto bianchi danno nuove suggestioni che apprezzo molto. La nuova disposizione degli scaffali e dei reparti poi mi mette di buon umore, qualche cambiamento anche nelle piccole quotidianità non può che far bene, allo spirito e al cervello.

La Coop di Regium Lepidi ristrutturata con pollastrella in primo piano – foto TT

Devo essere il solo a pensarla così, perché sento molti avventori chiedere informazioni e lamentarsi con gli addetti.

Nel reparto elettricità sento una signora parlare a voce altra tra sé e sé, è affranta dall’alto costo delle nuove lampadine a vite piccola.

” 5 euro e 99… ma come si fa?” esclama col suo accento del sud.

“Eh signora, le nuove tecnologie hanno a volte costi più alti”.

“Sì ma io come faccio con la pensione? Ero venuta a cercarle anche ieri, ma non credevo costassero così, non avevo abbastanza soldi, così sono tornata oggi'”. 

Entra allora in azione SuperTim, il supereroe locale che accorre in soccorso dei bisognosi.

“Mi faccia vedere la vecchia lampadina che ha in mano signora, adesso vediamo se riusciamo a trovarne una meno costosa”.

In meno di un minuto la faccenda si risolve, la signora si impossessa finalmente due lampadine dal costo di 1,99 euro l’una, e così finisce per spendere 3,98 euro invece di 11,98. Il sorriso che le spunta in viso è la miglior ricompensa per il supereroe che, nella sua tutina bianca ornata da ricami di papaveri e draghi, si eclissa tra gli scaffali.

CIRCO MASSIMO – Radio Capital:

Orfano di Lateral – la trasmissione di Luca Bottura – pensavo mi sarei allontanato da Radio Capital, e invece devo dire che il programma di informazione radiofonica di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, che in qualche modo ne ha preso il posto, mi piace davvero tanto. Condotta molto bene da entrambi, Circo Massimo mi riempie le mattine dalle 7 alle 9, dapprima in casa e poi in macchina sulla via del lavoro. Interviste fatte come si conviene, pochi sconti agli intervistati ma educazione sempre sotto controllo, parola agli ascoltatori, a politici e personaggi pubblici e a luminari di tutti i campi. Bottura mi manca e mi mancherà (adesso è su Radio Deejay dalle 19 alle 20 tutti i giorni con TUTTORIAL), ma Giannini e Bellotto  mi appassionano molto.

Jean Paul Bellotto – Radio Capital

GANASSI – cappelletti makers since 1940.

L’arrivo dell’avtunno (con la v) lo intuisco anche dal momento in cui la Lucia decide di fare cappelletti (per i non emiliani: in parole povere i cappelletti sono i tortellini di Regium Lepidi); La Lucy (come la chiamo io) chiama a rapporto le figlie Patrizia e Saura per alcuni pomeriggi dedicati alla sublime arte. Vedere all’opera la Ganassi Legacy è uno spettacolo, un momento commovente… è il cuore dell’Emilia che palpita.

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

BACK TO MY YOUTH

Dal punto di vista musicale continuo a stare ripiegato su me stesso. Non riesco a trovare nulla di eccitante nei dischi nuovi che escono, siano essi di nomi nuovi (o presunti tali) o di vecchie glorie. Del nuovo disco postumo di GREG ALLMAN ascolto due pezzi, il tutto mi basta. Temo di avere qualcosa che non va, così mi confronto col mio pard, il Pike boy, il quale mi risponde così:

“Vecchio, è un disco telefonato, suoni anonimi, interpretazioni svogliate, arrangiamenti banalissimi, prevedibilità. Prodotto da Don Was che ormai, si è capito, è uno che produce col Bignami in mano. Impossibile affezionarsi ad un disco così. Vedi Paul Rodgers con le covers Soul. Dovremmo produrla noi quella gente lì. Altro che cazzi. Disco da 6. Odio i dischi da 6. Preferisco i dischi da 3 meno meno”.

Non aggiungo null’altro, Picca descrive tutto molto lucidamente. E c’è ancora chi dice che il Rock non è morto.

Così mi ributto sui dischi della mia giovinezza. Mi lascio risucchiare dalla musica italiana che mi si infilò nelle fibre da ragazzino, mi faccio scorpacciate di De Gregori, Bennato, Piero Marras (Fuoricampo, quello del 1978 e non quello rifatto qualche anno fa, rimane uno dei più bei dischi del cantautorame italico), persino il primo di Fabio Concato, già … quel primo 45 giri del 1977 con A Dean Martin e Festa Nera fu un singolo importante per me e il mio amico Biccio (Lord Simon insomma). Arrivo fino a Loredana Bertè, quella del periodo 1979/83, quella che irretiva gli imberbi ragazzini come me. Quando torno al Rock internazionale lo faccio con i Cheap Trick di All Shook Up, col Bruce Springsteen di Live In Tempe 1980 o mettendo sul piatto il Greatest Hits/Live degli Heart, quello del 1980.

TT Stereo Choice: HEART Greatest Hits / Live 1980

The DELLA CIOPPA connection.

Chissà cosa ne direbbe Gianni Della Cioppa del mio appoggiarmi sempre ai vecchi dischi, lui vive, lotta e combatte per l’esatto contrario. Invidio quella sua forza, quella sua voglia di crederci ancora, mentre io – vittima della fredda razionalità – mi rifugio unicamente nei castelli musicali che mi sono costruito nella fine degli anni settanta. Lo incontro per una paio di faccenduole, il rendez vous si tiene a metà strada: Mantua. Faccio un po’ i conti, sono 29 anni che ci conosciamo, da quando – sotto l’ala protettrice di Trombetti e Riva … o almeno fu così per me – iniziammo a scrivere per la rivista musicale Metal Shock nel 1988.

Prendiamo un aperitivo insieme e chiacchieriamo dei blues della vita; prima di salutarci chiede ad Elena di scattarci un foto. Per l’occasione vuole avere in mano il cd della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. Gianni è uno di quelli che come autore ha sempre creduto in me. Che Page lo benedica.

GDC & Tim – tardo settembre 2017 – Foto Elena

PFM a MODENA – 29 settembre 2017 

Arriva la PFM a Mutina, serata organizzata dal comune. Vado con Lollo Stevens, il Pike Boy e Mr Daniel Lazy. Dapprima una pizza e una Brùton bianca alla Smorfia 2 e poi via in piazza a vedere che combinano Di Cioccio, Djivas e Lucio Violino Fabbri. Il colpo d’occhio è notevole, l’atmosfera giusta, le vibrazioni niente male. Piazza Roma da quando è stata finalmente ristrutturata e trasformata è diventata uno degli angoli più belli della città. Aiutati da 4 comprimari il gruppo mi è piaciuto più di quel che pensassi. Certo, il chitarrista fraseggia alla Joe Satriani, Mussida non si rimpiazza facilmente, i due tastieristi non sono esattamente Flavio Premoli, ma nell’insieme lo spettacolo convince. Non sono un fan del gigioneggiare che Di Cioccio sfoggia sul palco, ma la gente è coinvolta dunque tutto ok. I classici della PFM, tre pezzi dal live del 1979 registrato insieme a Fabrizio De André e una paio di versioni rock di pezzi di musica classica. Se ad esempio Guglielmo Tell di Rossini ha un senso, anche petrché è dagli anni settanta che la suonano, Romeo And Juliet di Prokofiev è roba da centurioni con arrangiamenti kitsch e sopra le righe. Ma è solo un momento, la PFM seppur orfana di 2/3 elementi fondanti funziona. Un plauso a Lucio Violino Fabbri che è bravissimo e suona le cose giusta nella maniera giusta, e a Patrick Djivas che nell’assolo di basso di Maestro Della Voce inserisce il riff di Luglio Agosto Settembre Nero degli Area, omaggio nell’omaggio a Stratos.

PFM a Modena 29-9-2017 – foto TT

 ♦  ♦  ♦

Settembre dunque è passato, ottobre mi si apre davanti con tutti i suoi colori suggestivi e potenti , l’inverno è lì dietro la siepe, lo sento arrivare e così, come Zanna Bianca, non posso che puntare il muso verso gli astri gelidi ai quali raccontare le mie pene, i miei blues insomma. Auuuuhh auuuuhh auuuuhh …

3 Risposte to “Autumnus”

  1. mikebravo 05/10/2017 a 13:59 #

    Confesso che i pezzi del Tim’s blues sono quelli che mi piacciono di più:
    Il ragazzo di Nonantola migliora come il buon vino.

    Mi piace

  2. lucatod 05/10/2017 a 17:33 #

    Avresti potuto intitolare quest’articolo Carouselambra tanto è bello e vario per argomenti .

    A proposito dell’epica cavalcata tratta da ITTOD , avevo letto sul libro di Hoskyns che il testo parlava di Page (e forse Grant) e di tutto il caos del periodo Swan Song .

    Mi piace

  3. Paolo Barone 11/10/2017 a 00:19 #

    Sono ancora una volta d’accordo con mikebravo, questi racconti di Tim sono il meglio del Blog per certi versi.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: