Leaves are falling all around … (The autumn moon lights my way blues)

9 Nov

Mi accorgo del volgere della stagione partendo tutti i giorni più o meno alla stessa ora dall’ufficio e arrivando alla Domus Saurea sotto un cielo dalla gradazione sempre più buia. Entriamo nella fase più matura dell’autunno, entra in vigore l’ora solare, i pomeriggi si fanno brevi, i pensieri più malinconici. Sento cambiamenti arrivare, ne annuso gli spifferi, cerco di tranquillizzarmi osservando il cielo, passeggiando per la campagna, meditando tra me e me sul mistero buffo della vita. Le distrazioni come sempre mi sono di grande aiuto, i (pochi) concerti degli Equinox, le uscite con gli illuminati del blues, le canzoni che ancora scrivo, le partite dell’Inter, gli ellepì che ogni tanto metto sul piatto, le giravolte che fa la pollastrella che vive con me e le chiacchierate che faccio col gatto Palmiro. Insieme a tutto ciò anche le faccenduole del quotidiano della mia vita blues.

Film: IL CITTADINO ILLUSTRE (El Ciudadano Ilustre – ARG 2016) – TTT½

Sono alcuni anni che i film d’autore argentini mi prendono e mi portano via con una determinazione che mi sorprende, cerco di non perderne nemmeno uno di quelli presenti su on demand di Sky.

Questo film ha come protagonista Oscar Martìnez e parla di uno scrittore che vince il Nobel e, a dispetto dei mille impegni e di una certa idiosincrasia per quel genere di cose, accetta l’invito del suo paesino d’origine affinché si rechi sul posto a ritirare l’onorificenza di cittadino illustre.

Nel film si tratta della differenza culturale tra lo scrittore e la gente del suo paese, si dipinge la grottesca realtà in cui certe piccole comunità vivono; a volte gli accenti con cui lo si fa sembrano surreali ma non lo sono.

Al film manca un po’ di spettacolarità, tutto è piuttosto sciatto, asciutto, assolutamente razionale e legato alla misera realtà che ci arriva dal punto di vista scenografico. Immagino sia una scelta voluta, ponderata, ma in cuor mio avrei preferito una pennellata di “cinema”, qualche cromatismo poetico per la Argentina profonda.

Comunque sia, buon film. Visto su SKY.

Film: CHE DIO CI PERDONI (que dios nos perdone  – ES – 2016) – TTT½

Film spagnolo visto su SKY. Roberto Alamo e Antonio De La Torre sono i bravissimi protagonisti di questo thriller/poliziesco, film che a tratti potrà anche disturbare ma che usa crudezza e realismo in maniera perfetta. Altro film da vedere.

Un milione e mezzo di fedeli stanno attendendo la visita del Papa a Madrid, nel 2011. In una città sorvegliata diverse donne mature vengono brutalmente violentate e uccise. Due ispettori sono chiamati a risolvere il caso in silenzio.

TEN YEARS GONE

Il pezzo che sto studiando per piacere personale in questi giorni è Ten Years Gone dei LZ, brano di Physical Graffiti. Le parti relative a strofa e “ritornello” le avevo nelle mani già da alcuni decenni, ma non avevo mai approfondito a dovere il resto.

Chi mi conosce mi ha sentito dire più di una volta che TYG è probabilmente la mia canzone preferita in assoluto. I malinconici accordi arpeggiati iniziali (LA e FA7+ con baso in LA) rappresentano perfettamente il mio essere blues, quelli poi che fanno da ponte tra la strofa e il resto definiscono in maniera netta i contorni della mia animuccia, quei LA/MIb°/MI-/RE7+/DO7+/ aprono non solo le porte al refrain ma anche a suggestioni emotive profondissime.

Il giro del ritornello gioca su LA / LA9 / RE col LA al basso/ RE-con LA al basso/, un piacevole ostinato che inquadra il refrain in un disegno musicale efficace.

Gli accordi che fanno da base all’assolo poi sono di una bellezza disarmante,  RE7+, DO col SOL al basso, SOL e quel MI-9 mi fa venire i brividi ogni volta che lo suono. Il MI della sesta corda è abbassato a RE, così la profondità di certi passaggi acquista maggiore forza.

L’assolo è anch’esso una meraviglia e diventa uno dei momenti più memorabili della solista di Page registrati nei latter days dei Led Zeppelin. Credo che Page fino al 1971/73 concepisse l’assolo di chitarra in maniera molto decisa, molto maschia, mentre negli anni successivi spesso gli assoli diventarono meno urgenti e presero a dissorlversi dolcemente in una sorta di abbellimenti chitarristici. Non sempre certo, gli assoli di Achilles Last Stand, Tea For One, Fool In The Rain e I’m Gonna Crawl ad esempio sono assoli in senso stretto, ma è indubbio che dal 1974 in poi seppe cambiare approccio.

Il giro del ponte (su cui risplende il RE6/9 suonato pennando dal basso verso l’alto su una 12 corde) poi altro passaggio strumentale di accordi indimenticabili: LA7+ / RE7+/SOL 7+ (SOL)/ DO7+/.

A questa costruzione meravigliosa va aggiunto il cantato di Plant e il relativo testo, uno dei più riusciti del biondo di Birmingham. Le armonie di chitarra poi consegnano questo pezzo agli archivi dove vengono riposti i capolavori.

THE DEUCE – serie TV

Deuce è una nuova serie in programmazione su SKY la cui ambientazione è una delle mie preferite: New York inizio anni settanta (in questo caso il 1971). Ho visto solo la prime puntate ma mi son bastate per capire che questo sceneggiato TV fa proprio per me. La New York che immaginavo quando ascoltavo i bootleg dei LZ di quegli anni, o che vedevo scorrere sotto i miei occhi quando guardavo certi film dell’epoca. James Franco (il protagonista), la musica nera imputanita, le miserie e le avventure di un pezzo di umanità dissoluta, disperata, protagonista delle canzoni di Lou Reed. Da non perdere.

Cat tales: STRICHETTO

Pochi mesi fa in una casa vicino alla Domus Saurea qualcuno ha preso un paio di gattini per allietare la vita delle figlie piccole. Evidentemente non se ne cura più di tanto, perché col tempo i due micro felini hanno cercato rifugio da noi. Il maschio (che ho ribattezzato Rodolfo) tende a stare alla larga perché Palmiro non gli permette di avvicinarsi più di tanto, mentre la femmina (che ho chiamata Strichetto), impudente com’è, si è intrufolata nella nostra vita e non riusciamo più a staccarcene. Palmiro non è contento, all’inizio le soffiava contro, adesso in qualche modo la sopporta, ma non apprezza certo la sua presenza. Le altre tre nostre gatte (Raissa, Spaventina e Ragnatela) la tollerano appena, le mandano segnali precisi alzando le zampe in modo inequivocabile, Strichetto si ritrae, si acquatta, ma non arretra.

Una volta sgattaiolata in casa, capìto dove teniamo le ciotole di Palmiro, la lettiera e che siamo due animalisti, si è accasata.

Strichetto – foto TT

Fin dalla prima volta, una volta saziatasi, mi ha fatto gli occhi dolci e  si è venuta a rannicchiare sul divano insieme a me.

Strichetto – foto TT

Strichetto – foto TT

In verità abbiamo provato a rimetterla fuori, lo scompiglio di avere in casa una gattina un po’ isterica, iperattiva, alla quale all’inizio non è stato dato evidentemente sufficiente amore e non è stato insegnato nulla, non è il massimo, ma l’indomani mattina ce la ritrovavamo in garage a chiedere attenzione, cibo e coccole.

Strichetto in garage – foto TT

Strichetto in garage – foto TT

Chi non vive con animali in famiglia fatica a capire, chi non li ama di sicuro leggerà con sufficienza queste righe, ma chi si sforza di non avere una visione antropocentrica ed è un amante degli animali come noi, sa che è davvero impossibile lasciare una gattina che miagola fuori dalla porta d’ingresso.

Strichetto e Rodolfo fuori dalla porta – foto TT

Al di là di tutte le facili battute su chi pubblica foto di gattini su facebook (lo riconosco, faccenda piuttosto melensa), se non hai un cuore di pietra ti risulterà assai complicato resistere agli sguardi di un/a gattino/a di pochi mesi.

Così ecco che Strichetto non appena si accorge che siamo a casa o che apriamo la porta, scatta come un diavoletto della Tasmania, si lancia dalla cancellata di quella che dovrebbe essere casa sua, percorre la distanza che separano le due case con una foga mai vista, si lancia sulle scale ed entra alla Domus in derapata. Si tuffa poi sulla ciotola di cibo di Palmiro, ingurgita tutto in pochi minuti, si lecca i baffi e inizia la sua danza isterica fatta di fusa rumorose, non sapendo se giocare con le varie cordelle che teniamo a portata di gatto, se saltarci addosso per mostraci il suo affetto, o rotolarsi sui tappetini in uno stato stato di beatitudine frenetica.

Passato un po’ di tempo si calma, mi cerca e viene a sedersi accanto a me mentre suono la chitarra.

Strichetto e la musica – foto TT

Palmiro è geloso, non lo vuol dare a vedere così si rifugia nello studiolo, guarda fuori dalla finestra e sospira.

Palmir fa finta di niente – foto TT

Palmir fa finta di niente – foto TT

Strichetto dorme un poco, poi la porto fuori e la lascio davanti alla cancellata della casa dove dovrebbe vivere. Torno verso la Domus Saurea, non faccio in tempo a chiudere la porta che lei si è di nuovo intrufolata in casa. La cerco e non la trovo. E’ sera, cerco un documentario su Rai 5 o un film su Sky, ed eccola che sbuca da dietro la TV. La guardo e rido, come si fa a resisterle?

Strichetto e la TV – foto TT

Strichetto e la TV – foto TT

Le serate si fanno fresche, mi metto un panno addosso, lei scende dalla tele, mi sale sopra, cerca la posizione giusta, poi si allunga e si lascia cadere in un sonnellino ristoratore, mentre continua a fare fusa che hanno gli stessi decibel di una betoniera in funzione.

Strichetto riposa beata – foto TT

Palmiro si sente trascurato, così al mattino gli permetto di stare a letto con me, sfrego il muso contro il suo e  mentre mi preparo lo lascio nella sua postazione preferita (la mia).

Palmiro, bed company – foto TT

La domenica pomeriggio – se non ho impegni – me ne sto a casa, se riesco cerco di recuperare un po’ di sonno, inutile dire che Stricchetto si accoccola immediatamente su di me.

“It’s the fantastic drowse of the afternoon Sundays” Tim & Strichetto – foto TT

La Ragni è molto gelosa, fino a poco fa era lei la principessina, la gatta col pelo lungo, bella e smorfiosetta. Così la prendo accanto a me e le dico che le voglio ancora bene, che dobbiamo cercare di andare tutti d’accordo.

La Ragni – foto TT

Come cantava Roger Taylor, l’assopimento della domenica pomeriggio è fantastico,

anche Palmiro ci prova, ma la presenza di Strichetto (e di Rodolfo) lo annoia, si sdraia in cortile e con i suoi occhioni sembra chiedermi “ma è proprio necessario averli tra le zampe?”

Palmiro: Domus Saurea daze – foto TT

Anche la Ragni mi lancia occhiate che sono tutto dire…

Ragnatela (aka La Ragni) – foto TT

Strichetto non se ne preoccupa, se non le apriamo la porta si arrampica sulla zanzariera della cucina, vuole stare da noi, non c’è nulla da fare. Vorrei evitare di convivere con un altro gatto (per giunta non mio) ma quando mi guarda coi suoi occhietti desisto da ogni proposito e da ogni veto.

Strichetto mi ama – foto TT

Qualche sabato fa c’è stato il derby Inter-Milan. Mi son posizionato sul divano in preda ai soliti tremori pre partita, Palmiro sale sul divano e Maurito segna il primo goal. Dopo un po’ arriva la Ragni e Maurito segna il secondo, verso la fine Saura apre la porta, Strichetto si butta dentro, sale sul divano,  si accoccola su di me e Maurito segna il terzo goal (quello della vittoria). Ora, io non sono superstizioso ma…

Tribuna Arancio Domus Saurea durante il Derby. Tim, Strichetto, La Ragni, Palmir – foto TT

Che ne sarà della nostra storia con Strichetto? Non è nostra, ma vive con noi. Ha da sempre un po’ di tosse, occorrerebbe farla vedere al veterinario, tra un paio di mesi poi bisognerebbe farla sterilizzare, ma chi se ne occuperà?  Ci mancava solo un altro blues peloso nella mia vita.

50 anni dalla scomparsa di Che Guevara

9 ottobre 1967 – 9 ottobre 2017  – 50  anni dalla scomparsa di Che Guevara. Mi chiedo cosa direbbe fosse ancora vivo oggi (avrebbe 89 anni) della situazione attuale… Popoli occidentali (e non) prede di un neoliberismo sfrenato, movimenti neonazisti che alzano la testa e si fanno sempre più audaci, patetici satrapi nord coreani che spaventano e rovinano il mondo lanciando missili negli oceani, la più grande potenza mondiale democratica (?) in mano ad un presidente scellerato, razzista, guerrafondaio, senza sensibilità alcuna e common sense free, la Russia in mano ad un padre padrone altrettanto discutibile, guerre di religione, regioni che chiedono la secessione da stati di cui ancestralmente fanno parte da 500 anni, popolazioni in preda ad un individualismo sfrenato e isterico. Fatico a capacitarmene io che da ragazzino negli anni settanta semplicemente pensavo che la società del futuro sarebbe stata migliore, figuriamoci un gigante come lui che riuscì in una impresa titanica. Che direbbe poi nel vedere che l’embargo economico su Cuba è ancora attivo? 188 nazioni contrarie, 2 astenute e solo 2 a favore (Usa e Israele) eppure el bloque ancora tiene per il collo la nostra isoletta preferita. Chissà come sarebbero tristi i suoi occhi di vecchio Comandante, tristezza mitigata forse dalla consapevolezza che ancora tante persone mostrano amore , rispetto e devozione per la sua figura, al di là della retorica e delle bandiere. Che uomo che è stato il Comandante Guevara! A 50 anni dalla sua scomparsa, laggiù in Bolivia, ancora mi commuovo – e al contempo mi rafforzo – se penso a lui.

The Boys Are Back In Town: CDA degli illuminati Del Blues

Si riunisce il CDA degli Illuminati del Blues, il board (composto da Tirelli, Simoni, Gilioli, Piccagliani, Lisoni e Cappi) si tiene al Bistrot Premiere di Locus Nonantulae, non riesco a farne a meno, almeno una volta l’anno devo trovarmi con la blusaglia in quel angolino medioveale del paese dove io e Lord Simon siamo nati. Le luci gialle e calde dei lampioncini, la Torre dei Modenesi che si erge sopra di noi, gli antichi portici di via Maestra del Castello (oggi via Roma), quell’atmosfera un po’ spaurita che hanno i paesi della provincia i sabato sera … non riesco a resistere. Il Bistrot Premiere è un ristorantino davvero carino sito dove negli anni della mia infanzia c’era la salumeria/drogheria Marchesi, a volte accompagnavo mia madre la quale mi comprava sempre un po’ di confettini colorati, e io impazzivo dalla gioia. Sarà che, pur essendo ancora ivi residente, non abito più nel paesello natio da 9 anni, ma ho sempre nostalgia delle stradine del minuscolo centro storico, così costringo anche i miei amici a ciucciarsi un po’ di quelle vibrazioni.

Prenoto a nome Stefano Tirelli, yep that’s me baby, ma sul tavolo trovo il biglietto col mio soprannome, la mia misera fama mi precede.

Bistrot Premiere – Locus Nonantulae

Ordino un piatto di passatelli in brodo, una delle minestre che più amo, originaria del territorio che va da Pesaro all’Emilia, a seguire filetto alla brace. Lambrusco grasparossa, poi il dolce e un rum con schegge di cioccolato. Al Bistrot Premiere non si rimane mai delusi.

Gli argomenti all’ordine del giorno: le prossime elezioni politiche, la legge elettorale, Jack London, la faccenda Weinstein/Asia Argento, il fascino di Berlino Est, la DDR, la Carmen di Bizet.

Parliamo naturalmente anche di Rock e durante le circumnavigazioni di certi pensieri, Picca arriva a dire: “il Rock è finito quando hanno inventato gli accordatori elettronici”. Io e Liso ci guardiamo e scoppiamo a ridere, sapendo perfettamente cosa intende il nostro amico. Ripenso a quando iniziai ad usarlo. Il primo lo comprai nel 1986, ricordo poi di averne visto usare uno dal vivo da Maurizio Solieri durante un concerto di Vasco Rossi nel 1983 al Picchio Rosso di Formigine. Oggi sembra impossibile pensare di farne senza.

Mentre discutiamo allegramente mi soffermo ad osservare i miei pards, siamo tutti pezzi (beh, pezzetti) di uomini eppure ci sembra di essere sempre gli inesperti ragazzi dei nostri vent’anni. Soppeso il 5 davanti alla nostra età e ricordo che quando una mia cugina, allora quarantenne, ebbe una liason con un cinquantenne, la cosa mi fece scalpore, ma come – mi chiesi – con un cinquantenne? Come ci siamo arrivati anche noi a quell’età nessuno lo capisce, eppure riverenti come sempre siam tutti qua, Tire, siamo noi, il poeta, l’assassino e sua santità, tutti fedeli amici miei …

Dopo il banchetto lasciamo il locale, ringraziamo i titolari, usciamo fare due passi e a parlare di quello che parlano gli uomini come noi. Fighe? Pallone? Politica? Dischi? Macché, crisi di panico, crisi d’ansia, le ombre tenebrose del futuro, valori del colesterolo.

The Boys Are Back In Town – Bistrot Premiere – Locus Nonantulae . L to R: Sir Lyson, Pike boy, Jaypee, Lord Simon, Steven Tyrrell, Riffy Betts. – Foto Valentina

Intoniamo così un ultimo blues e poi ognuno torna alla propria capanna.

Ol’ Man River, dat Ol’ Man River
He mus’ know sumpin’, but don’t say nuthin’
He jes’ keeps rollin’
He keeps on rollin’ along

THE WALKING DEAD – ottava stagione

Ho scritto qui sul blog che mai avrei pensato che una serie TV sugli zombi avesse attecchito sul mio animo, eppure sono diventato un grande amante di questa serie. E’ partita da poco la ottava stagione, i primi due episodi non mi sono apparsi granché, pieni di confusione e di qualche incertezza narrativa come sono. Vedremo come si svilupperà il resto.

FRIENDS WILL BE FRIENDS

Qualche giorno fa,  nella casella della posta elettronica una email da uno sconosciuto:

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Ciao Tim e perdona il disturbo…
 Ti seguo ormai da tanto tempo, prima sulle riviste di settore, ed ora sul tuo blog; adesso che anche io ho ceduto al fascino un po’ perverso di facebook, mi son detto che se proprio amici devo avere, meglio siano persone con cui avvero mi sento in sintonia, e questo è il motivo per cui ti scrivo.
Perchè sì, tu non lo sai, ma sei mio amico da un sacco di tempo: più o meno coetanei – e dio sa quanto dà da pensare questa nostra (in)certa età…-  interisti, stessa parte politica, e dai gusti musicali quasi sovrapponibili, magari un po’ più prog io e più blues tu…
E se Rick Wakeman è uno dei miei miti, Mike Ralphs non gli è da meno, oltretutto mio malgrado mi scopro anche tuo follower, nel senso che fino a poco tempo fa, ad esempio, Jack London era per me solo slitte, cani e grande nord e adesso invece …
Ma è soprattutto nelle tue riflessioni in cui trovo modo e motivo di fermarmi e ragionare, di sentire che molte delle domande che mi pongo, delle malinconie che vivo, delle passioni che coltivo, non sono in fondo merce così rara in un mondo e tra persone da cui talvolta è faticoso affrancarsi.
 Sì, credo che tutti noi abbiamo un lato più oscuro che per timori o pudori vari preferiamo tacere, parlarne invece aiuta ed è pure buon argomento di discussione, non c’è elemento nella vita che non meriti di essere rappresentato.
Leggendo di te, di tuo padre, delle difficoltà trovate e delle debolezze avute, mi sono trovato a rivivere i molti momenti passati con mia madre, le sensazioni provate, compresa quella triste e brutale consapevolezza che tutto stava per terminare.
Per quanto delicati, è stato liberatorio leggere di quegli argomenti, si può e si deve parlare di tutto, perchè in fondo su certe cose siamo molto più uguali di quanto pensiamo…
Due parole sulla musica: la prima consapevolezza di essere musicalmente “diverso” l’ho avuta alle medie, leggevo Ciao 2001 allora, e ricordo la notizia dello scioglimento dei Deep Purple.
Da lì in poi un exploit che è divenuto ragion di vita, dischi, riviste, concerti, ancora oggi se non mi dessi delle regole finirei con lo spendere lo stipendio in musica, brutta cosa le passioni, per quanto fondamentali, rimangono pur sempre la bright side di una erosiva malattia :-)
E di dischi a casa ne ho una montagna, Zep e Bad Company compresi, e su una cosa ti devo dare assolutamente ragione:  un’automobile senza lettore cd è davvero il segno del decadimento della razza umana.
E tu e Gianni Della Cioppa eravate e rimanete due delle mie letture preferite, per cui sì, sono contento di questa mia, e al prossimo concerto sarà un piacere offrire un calice a te e a Saura.
Ti ho visto a Piazzola al concerto di Nei Young, ma eri in compagnia e non mi sembrava il caso, adesso però, visto che da ogni cosa bisogna sempre saper tirar fuori il meglio, ne approfitto da par mio e ti chiederò quindi l’amicizia…
In bocca al lupo per tutto, provvedo subito a farmi sentire in fb e magari chissà, un giorno vengo pure a vederti live…
Ciao Stefano, un caro saluto che estendo a tutta la Domus Saurea, Palmiro compreso.
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Ecco, cosa dire? E’ bello sapere di avere amici così, gente che personalmente ancora non conosco ma che evidentemente avverte in maniera forte e decisa le affinità elettive e il senso di comunità sorto intorno a questo blog. E’ una soddisfazione sapere che i miei miseri scritti capitino sotto gli occhi e tra le pieghe dell’anima di gente così. Rob C, eye thank yew!

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Il derby: INTER – MILAN 3 a 2

L’inizio di stagione dell’Inter è a dir poco fenomenale. 11 partite, 29 punti, 9 vittorie e due pareggi. Nonostante ciò – pur essendo al secondo posto a due punti dal Napoli – siamo invischiati in una lotta dove 5 squadre 5 sono in pochissimi punti. Tutte le grandi – Milan a parte – stanno andando fortissimo. Campionato al momento davvero imprevedibile. Pur felice per il lavoro di Mister Spalletti, rimango guardingo, dentro di me faccio sogni selvaggi, ma tengo i piedi per terra, troppa sofferenza gli ultimi 7 anni e troppo in forma gli avversari con cui stiamo confrontandoci.

Se non altro mi godo i buono risultati degli scontri diretti, battuta la Roma all’Olimpico, usciti indenni dal San paolo contro un Napoli super e 3 a 2 nel derby contro il Milan (che fino all’ultimo se la è giocata). 3 goal di Maurito Icardi, l’ultimo al novantensimo. Gioia incontenbile, godimento massimo. Grazie ragazzi.

Inter – Milan 15/10/2017 – La Curva Nord – foto TT

Seguendo su facebook il cantastorie Matteo Pedrini, milanista tutto d’un pezzo, non posso non citare il suo commento messo sul social network in questione  a fine partita, io ho riso molto.

“Tanti nomi di divinità cattoliche seguiti da altrettanti nomi di animali da cortile. W il Milan. Lasciatemi solo.”

A pranzo con Doc

Doc vuole fare due chiacchiere, è un annetto che non ci vediamo, così decide che dobbiamo trovarci a pranzo in un giorno feriale. Il problema è che lui abita a Mediolanum e io qui sulle rive del Bondenus. Poco male, il mio amico è risoluto, si prende qualche ora, si butta sull’autostrada del sole e verso le 13 eccoci seduti ad un tavolo della clinica gastronomica di Herberia. Parliamo di faccende private e del Dark Lord, e mentre lo facciamo osservo questo mio amico in giacca e cravatta (Doc lavora in una avvocateria) e che si fa più di 300 km solo per potere offrirmi un pranzo. Che razza di amici che ho.

Clinica gastronomica Arnaldo – Herberia – foto TT

COOP TALES: il vecchio e la torta di crema pasticcera (Custard Pie Blues)

In questi ultimi tempi ogni sabato mattina andare alla Coop a fare la spesa per la settimana è un piacere. Certo, conta anche il fatto che amo fare le cose insieme alla pollastrella che vive con me, ma la Coop Ariosto di Regium Lepidi è stata da pochissimo ristrutturata e la nuova veste mi piace un sacco. Luminosa, spaziosa, armoniosa, potrei continuare con altri aggettivi a iosa, e percorrerla spingendo il carrello in queste settimane mi dà vibrazioni positive.

Coop Ariosto Regium Lepidi – foto TT

Anche i carrelli sono (finalmente) stati cambiati, ora abbiamo quelli rossi molto più funzionali (a Mutina, al Big Emily, sono anni che li hanno ma va beh).

I nuovi carrella della Coop di Regium Lepidi – foto TT

Attraverso i vari reparti, scelgo prodotti con cura e mentre lo faccio a tratti sono sopraffatto dai ricordi. Spesa alla Coop fatta con certe mie ex che non mi permettevano mai di scegliere i prodotti che volevo, e con certi amici. Rammento ad esempio che tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta capitavo alla Coop con Tommy, il progetto che avevamo messo in piedi – la CATTIVA COMPAGNIA – era in pieno svolgimento, e tra un demo tape e l’altro, tra una canzone e l’altra, capitava di dover fare un po’ di spesa e allora non perdevamo occasione di osservare con attenzione giovani signore forse un po’ annoiate che mettevano in mostra le loro curve piegandosi nel cercar prodotti tra gli scaffali. Rido al pensiero di questi episodi della nostra giovinezza, e mi metto a canticchiare una delle canzoni che scrivemmo insieme.

Ritorno al presente mentre mi aggiro nei pressi del reparto gastronomia. In attesa di essere servito osservo un signore che sta cercando di comprare una torta nel banco panetteria; sembra abbia intorno agli ottanta anni, è solo e si vede benissimo che la decisione che deve prendere lo mette in difficoltà. Maschera tutto dietro un modo di fare vagamente scorbutico, parla con voce bassa e scura. Il commesso cerca di aiutarlo, le due torte su cui si è arenato sono completamente diverse, una tutta bianca e piena di panna, l’altra di cioccolato. Sembra infastidito da se stesso, non sa che torte pigliare, o meglio sembra preferire quella al cioccolato, ma valutati i prezzi sceglie la bianca, quella meno costosa. Avrebbe bisogno di una donna, in queste cose (e non solo ovviamente) di solito hanno una marcia in più, chissà se la sua l’ha persa, oppure se è putto (celibe insomma) o cosa. Mi chiedo per chi sia quella torta, per i suoi figli, per sua moglie, per suoi nipoti, per i suoi vicini, fatto sta che invece di 23 Euro sceglie di spenderne 15. Se ne va con un alone di rassegnazione, immagino stia pensando “tanto non piacerà a nessuno”.

Non mi piacere vedere vecchi soli, anche semplicemente alle prese con sciocchezze del genere. Per un attimo penso a lasciar uscire il supereroe Super Tim, quello di cui parlavamo nel post Autumnus” di qualche settimana fa, ma poi desisto, che avrebbe potuto fare? Il signore in questione magari avrebbe reagire in malo modo, che so “Tot ded chè, mo sa vot, s’pol savèr?” (Togliti di qui, ma cosa vuoi, si può sapere?). Ad ogni modo spero che la torta in questione non sia finita nella pattumiera.

Universale Economica Feltrinelli Classici Blues

Niente, non riesco a resistere, le nuovi edizioni di classici della letteratura della Feltrinelli mi fanno lo stesso effetto che anni fa mi facevano le deluxe edition dei cd rimastrerizzati. Cerco di resistere ma ogni volta che mi avvicino troppo ad una libreria ne compro un paio (visto anche i prezzi vantaggiosissimi.

Universale Economica Feltrinelli Classici: Robinson Crusoe e i Tre Moschettieri – Foto TT

Giradischi blues

E’ sempre più faticoso mettere su dei cd, oramai mi sento a mio agio solo se ascolto musica su vinile. Non è questione di qualità sonora – qui sul blog abbiamo scritto più volte che è indubbio che tra un cd e un lp presi dai master originali è il cd a vincere in prestazioni audio –  ma avere per le mani un LP, posarlo sul piatto, abbassare il braccio, prendersi venti minuti e assaporarsi in pace un’intera facciata, magari guardando i colori dell’autunno che come diamanti smeravigliano fuori dalla finestra e con due dita di Matusalem  invecchiato 15 anni in un bicchiere, beh è una sensazione bellissima.

Award-winning Marconi Bakery sul piatto – foto TT

The Tirelli Legacy fades away

Se ne va lo zio Mario. In 20 mesi 3 Tirelli della 4a generazione si sono diretti verso l’ignoto. Il vecchio Brian, suo fratello Tonino e ora anche Mario. Ora rimane solo una sorella di 86 anni. Ci siamo ritrovati a dire addio allo zio e un paio di miei cugini hanno fatto la stessa osservazione: “Ora Tim sei tu il più vecchio dei Tirelli”.  C’è ancora la zia certo, ma – seppur in forma – ogni tanto va in fuorigioco causa le nebbie date dall’età, così rifletto sulla cosa. Sono il più vecchio della 5° generazione, fui il primo ad arrivare tra i figli dei 5 fratelli Tirelli, è un dato di fatto, nessun dramma, però ci penso sopra, genitori e zii che se ne vanno e io e i miei cugini che ne prendiamo il posto. E’ il ciclo della vita, però sono sempre passaggi che ti turbano e che ti fanno capire una volta di più come il tempo scorra velocemente.

Ricordo con molto amore lo zio, ha sempre creduto in me, mi ha aiutato nel momento del bisogno ed è sempre stato paziente con suo fratello Brian. Una delle più grandi gioie della mia vita la devo a lui. Lido di Pomposa, inizio della seconda metà degli anni settanta, estate. Ero al mare, con noi anche gli zii. E’ una splendida mattina di fine agosto / inizio settembre, sono un ragazzino che sta per scoprire il rock e che è appassionato di fumetti. Spendo tutta la paghetta in “giornalini”, non posso permettermene uno “nuovo”uscito da poco più di un anno che però mi interessa moltissimo: Mr No. Entriamo in edicola, sono con Brian, e i suoi fratelli Renato e Mario. I grandi iniziano a chiacchierare con l’edicolante, io mi guardo in giro, in quegli anni le edicole sono un qualcosa di magico per me. Noto che hanno tutti i primi 15 arretrati di Mr No, li prendo in mano, li guardo con la stessa aria con cui qualche mese dopo guarderò gli ellepì di LZ, ELP, Johnny Winter e Free. Sono estasiato, Mario si avvicina “Che c’è Stefi?“”Niente zio, è che hanno tutti gli arretrati di questo fumetto che è da tanto che vorrei collezionare…sono bellissimi” . Lo zio avverte qualcosa nel mio sguardo e nel mio tono, così – mentre Brian è perso nei suoi discorsi con l’edicolante –  prende in mano i 15 numeri usciti sino ad allora, li compra e me li regala. Da quell’istante lo zio Mario, per me, un eroe.

Getting ready for Christmas 

Ho deciso di non fare il presepe questo dicembre, ogni anno interrogo me stesso circa l’eventualità di farlo, combattuto tra il mio ateismo e il dolce ricordo dell’infanzia, così stavolta opto per mettere in scena un quadretto della Londra di metà ottocento in omaggio al Canto Di Natale di Dickens. Mi gioco 60/70 euro in un batter d’occhio per comprare qualche casetta e statuina che mi permetta di ricreare un angolo del natale che ho nel mio immaginario. Anche qui sono sull’abisso della contraddizione, non sono esattamente un amante della Britannia, ma in attesa di trovare i pezzi giusti che mi permettano di ricreare una scenetta dicembrina dell’Emilia di inizio/metà secolo scorso, per quest’anno va bene anche il mio omaggio  a Dickens. (Continua – prossimamente su questo blog).

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

Getting ready for a Dickens mock up – foto TT

The Lucia Ganassi Emilian Experience

Novembre, Saura compie gli anni. Càpito da Lucia il giorno precedente al pranzo che faremo tutti insieme per festeggiare la nostra Yamaha Girl. Vederla all’opera ai fornelli mi manda in estasi e mi commuove allo stesso tempo. Odori, vapori ed umori dell’Emilia profonda, quella che si sta stemperando nella foschia del tempo che passa, quella che temo perderemo quando la generazione della Lucia deciderà di ritirarsi. Il vassoio di cappelletti, il ragù sul fuoco, il coniglio, la carne e le verdure che bollono e che presto produrranno il brodo, il magnete con la foto di Berlinguer attaccato al frigorifero, il dialetto reggiano stretto con cui interagiamo, i vetri delle finestre appannate dalle particelle di vapore acqueo rilasciato da ciò che bolle in pentola. Non  amo i localismi e i campanilismi, mi sento figlio del mondo o se proprio vogliamo dell’Europa, ma non posso dimenticare che sono prima di tutto figlio dell’Emilia, di Reggio Emilia. Long Live The Little Caps (i cappelletti insomma).

Lucy’s ragù di verdure

Lucy’s coniglio – foto TT

Il bollito di Lucy – foto TT

La Premiata Cappelletteria Ganassi – foto TT

 

FADE

L’alberello giapponese della Domus Saurea mette in mostra le sue foglie rossastre, come ogni cambio di stagione mi prendo qualche momento per rimirarlo.

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Autumn 2017 at Domus Saura – photo TT

Respiro l’autunno, misuro l’anno che sta finendo, mi chiedo cosa ho combinato in questi ultimi 12 mesi, che cosa porterà il futuro che di nuovo trovo incerto e fosco. Ogni tanto il sabato mattina mi metto in macchina di buon ora, avendo come detto ancora la residenza a Locus Nonantulae talvolta ho impicci da sbrigare in quella parte d’Emilia, così percorro le tangenzialine campagnole che si infilano sotto la coperta dell’autunno, in fronte a me il sole nella sua versione sbiadita,

Driving on a saturday morning thru Regium Lepidi countryside – photo TT

dentro di me il Tim bluesy che tanto mi assilla. Non c’è che una cosa da fare: fermare la macchina, cambiarmi d’abito e dare la mia esistenza in mano a Ittod, uno dei tre me stesso, quello disinvolto, iconoclasta e ready to rock. E’ così che le polveri della malinconia vengono spazzate via, che il corso dei fiumi torna a raggiungere il mare e che l’hard rock torna prepotente a dar vigore al maestoso respiro dell’universo. Baby I’m a bad man, now, now. Oh yes, yes indeed, indeed I am.

6 Risposte to “Leaves are falling all around … (The autumn moon lights my way blues)”

  1. lucatod 09/11/2017 a 11:28 #

    “Sheer bloody poetry”

    Liked by 1 persona

  2. mikebravo 09/11/2017 a 14:24 #

    E’ bello leggere di Tim per il modo in cui ti racconta di sé e del suo mondo.
    Fa anche bene riflettersi nella sua vita.
    E, a parte i blues, l’amore della musica, da qualunque parte provenga, ci accomuna
    e ci rende fortunati.

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  3. Tiziano il v° cavaliere dell'apocalisse 09/11/2017 a 15:42 #

    …a proposito della gattina clandestina : noi avevamo già due gatti (fratelli anche se di razza diversa). Dietro abitava una veterinaria. Portò a casa una gattina . Non so perchè questa venne da noi e non ci fu verso di mandarla via (i due “fratell”i non la volevano). La veterinaria ci disse che gli spiaceva di aver perso la gattina ormai, ma decidono loro dove andare. E cosi ci siamo tenuti Tuppy Tegojna. Il problema è che Machia se ne stà il più del tempo fuori nel marciapiede e c’è stato un periodo (speriamo finito) che ci trovavamo delle pisciate sue sui muri o sui termi, credo per marchiare il territorio…una cosa per niente simpatica…

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  4. bodhran 10/11/2017 a 12:48 #

    La lettura del blues Tirelliano è sempre spunto di riflessioni. Il paragrafo Che Guevara e la cena degli illuminati mi hanno fatto venir voglia di consigliarvi “Il Tallone di Ferro” di Jack London. Profetico? Semplicemente intelligente?

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  5. keewisme 14/11/2017 a 00:35 #

    Ho immaginato una pollastra senza piume, ma con abito bianco, gonna leggera, scalza e leggiadra, che fa una giravolta e alza un po’ le spalle.
    Belle le giravolte spensierate :)

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  6. mikebravo 16/11/2017 a 12:57 #

    Oggi, a proposito di vinile, sentivo alla radio un servizio sullo stato
    dell’industria discografica mondiale.
    La pirateria causa forti perdite sulle vendite su supporto fisico e pure
    su quelle digitali.
    Alcuni gruppi le tollerano per via di un ” ritorno” a livello di concerti,
    ma artisti come Prince adottarono decisioni drastiche in merito.
    Il vinile, per la sua struttura, non è per nulla facile a riprodursi per
    i pirati e le sue vendite sono più che incoraggianti.
    Presso grosse catene come COMET; MEDIAWORLD, UNIEURO,
    CARREFOUR intorno a casa mia, il reparto vinile è rinato e tende
    ad estendersi..
    Giradischi in vendita ovunque.
    Per chi non perse la fede negli anni novanta è un miracolo
    inaspettato.
    .

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