Archivio | dicembre, 2017

Doponatale blues (happy new year baby)

31 Dic

25 dicembre 2017 ore 20: sono alla Crocetta di Mutina, dove abita mia sorella. Torno verso la Domus Saurea. L’indolenza della fine del giorno di natale mi attanaglia, come ogni anno. Se dal 3 al 23 dicembre – pur avviluppato dalla malinconia (felice) del periodo – zampetto tra le lucette ad intermittenza con un certo vigore, dal primo pomeriggio del 25 perdo quasi completamente interesse per i saturnali e per l’inverno. Mi chiedo se i regali che ho ricevuto e che mi son fatto hanno riempito i vuoti esistenziali, se le good vibrations che ho provato nelle ultime tre settimane riusciranno a tenermi in piedi per i mesi a venire. Mi domando anche perché abbia fatto un regalo a chi recentemente mi ha piantato una coltellata nella schiena. Non so darmi una risposta precisa, probabilmente perché sono un sentimentale (o un coglione). Rimangono nei miei pensieri i fermoimmagine delle confezioni dei pacchetti che erano sotto l’albero, cartoni, carte colorate, fiocchi, nastri pronti per il macero. Noi qui al calduccio delle stufe a scartare regali e disperati a dormire su un cartone in qualche angolo buio sperando che qualcosa possa cambiare prima o poi nel loro futuro.

Tra tutta questa mestizia che mi irretisce i neuroni riesce a divincolarsi il messaggio di auguri che uno degli amici manda nella chat blues: “Ciao nase, auguri”. Rido quasi sino a pisciarmi addosso. Ricordo ai lettori né reggiani né modenesi ciò già riportato più volte sul blog:

“Nuffia” e “Nasa” sono due termini della lingua mutinense, quella della nostra città. Secondo il nuovo dizionario PICCAGLIANI, dicesi nuffia uomo con atteggiamenti e modi di fare femminili, che veste o sceglie oggetti (o bevande tanto per capirci) dal taglio non precisamente maschile, uomo insomma che ti fa chiedere “ci è o ci fa”? Citando il dizionario di cui sopra “a differenza della nasa che è omosessuale conclamato, la nuffia ha atteggiamento nuffiesco ma può anche non essere integralmente omosessuale. Molte nuffie hanno moglie e figli” .

Doponatale blues alla Domus Saurea – foto TT

COOP TALES

Alla Coop di Regium Lepidi, mentre sono intento a fare la spesa settimanale mi capita di osservare quasi per caso scenette e personaggi che spesso tentano di sconfinare nel surreale. Due giorni prima di natale vedo un un uomo di circa trent’anni, un giovane insomma, aggirarsi con fare obnubilato nel reparto ortofrutta con due festoni rossi in mano. A testa bassa si dirige poi alle casse. Venire alla Coop il 23 dicembre per due festoni rossi da albero di natale.

Coppia di ultrasessantenni al reparto gastronomia, un unico biglietto col numerino, lei davanti ad un banco lui ad un altro, confondono i commessi perché uno deve prendere una cosa da una parte e l’altra in un secondo bancone. Comprano due cose, cibo per il pranzo di natale. La signora chiede lumi circa il posizionamento delle carni “vanno tenute frigo o nel congelatore”. E’ il 23 dicembre, la coda davanti al banco è lunga e loro impegnano una delle commesse più del dovuto. La signora sembra che sia caduta sulla terra da poco e che non abbia idea di come preparare o conservare il cibo. Mi chiedo come sia possibile che una donna verso i settanta non abbia esperienza.

Giovane uomo spinge passeggino, ha la figlia piccola in braccio, segue moglie tra gli scaffali. Ha i pantaloni della tuta da ginnastica, scarpe da tennis, pettinatura da bravo ragazzo con riga da una parte e capelli (che sta perdendo vistosamente) cotonati. Non c’è un briciolo di amore nel suo sguardo, solo una indifferente rassegnazione che emana un cattivo odore. Diffido sempre di chi va a far la spesa con i bragoni della tuta.

Altra coppia ultrasessantenne con due carrelli mezzi vuoti che il 29 dicembre compra un alberello di natale. Pagano alle casse automatiche, ma qualcosa “suona”, la commessa deputata al controllo scruta i carrelli, fa domande, poi per non disfare le 4 borse li fa passare. Appena fuori lui dice a lei, in dialetto: “Fèrmet un atim, dio (segue nome di animale da allevamento di color rosa)” … fermati un attimo, dio etc etc. Buongiorno amore!

Ma poi, alla fin fine che ne so, magari le mie sono solo impressioni, come canta Vasco “ognuno in fondo perso per i fatti suoi”, però le storie di ordinaria infelicità mi colpiscono. Per fortuna che molto spesso quando sono alla Coop con la pollastrella io faccio il cretinetto tanto che le dico spesso che se qualcuno mi sente mentre cretineggio non può che fare a sua volta commenti del tipo “Eh mo’ veh, poveretta quella signora suo marito non deve essere “micca” del tutto normale”

THE BOYS ARE BACK IN TOWN

Più che il sinodo, la cena del solstizio d’inverno di quest’anno è la reunion della Cattiva Compagnia del tempo che fu. Gli intervenuti infatti sono il sottoscritto (guitar), John Paul Cappi (bass), Mixi (drums), Riff (road manager) e Pike che specialguestò nel nostro primo (e unico) album. A cena siamo in una trattoria a due chilometri da dove abitava mio nonno, nelle campagne di Bath intorno a Regium Lepidi. Questa trattoria decenni fa era anche una drogheria, venivo con mia nonna e mia madre a comprare coppe (di maiale) fatte in casa. Sono nel bel mezzo della Tirelli legacy, sarà anche per queste vibrazioni positive che la serata è magnifica, il mood (l’atmosfera, insomma) che c’è tra noi cinque è spettacolare, parliamo, ridiamo e blueseggiamo con gran vigore. La cameriera che ci serve al tavolo è una ragazza alta, sembra in gamba. Verso la fine della cena Riff, il solito guascone, le chiede se conosce i Led Zeppelin. Long Tall Sally ci guarda incuriosita e ci risponde: “Sì, che li conosco, sono quelli di Kashmir e di Whole Lotta Love”. In una frazione di secondo ci innamoriamo tutti di lei. Qui nel profondo sud della Valpadana, tra pioppi spogli, fossi gelati e lune di metallo ci sono fighe – non proprio rockettare –  che conoscono i LZ e che citano Kashmir come prima opzione. Emilia, amore mio, non smetti mai di stupirmi. Con i ragazzi poi ci scambiamo le strenne benaugurali, gli abbracci e i soliti auguri pomposi (che le stelle riempiano i vostri sogni, che il sole batta sul vostro viso, che il padre dei quattro venti gonfi le vostre vele). Mi sento fortunato ad avere amici del genere.

da sx a dx: Jaypee, Riff, Tim, Picca, Mixi. – foto Trattoria Toschi

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LA SLITTA CON LE STRENNE

Ripenso ai tanti regali che groupie, amici e sorelle mi hanno fatto. Rido di un libro arrivato dall’amico Jaypee “C’era una volta la DDR”. Ne parlo così spesso citandola ad esempio quale modello tout court di società del futuro che era inevitabile che qualche amico blues arrivasse a tanto, però… che sorpresa.

Regali alla Domus – foto TT

Essendo un metrosexual godo molto anche quando mi regalano abbigliamento intimo e non (di un certo tipo of course) o prodotti da nuffia, lo sapessero i miei amici mi ripudierebbero, ma il pensiero quest’anno va ai biglietti di una prossima partita dell’Inter a San Siro e agli ellepì che mi hanno e che mi sono regalato. Non sono mai stato un maniaco del vinile, ho smesso di comprarli nel 1988, da lì in poi solo cd, ma da quest’anno ho ricominciato ad acquistarli con continuità. Non è una questione di qualità audio,  lo abbiamo dibattuto sul blog parecchie volte. A fronte della medesima fonte (nastri master originali) e della stessa buona masterizzazione si sente meglio sul cd, niente storie, il suono che proviene dal giradischi è pieno di suggestioni che difficilmente hanno a che fare con la qualità audio, ma anche io adesso ascolto musica in casa quasi esclusivamente su LP,  è un fattore psicologico, è il conforto che l’ellepì riesce a trasmettere. Poi certo, oggi i vinili sono stampati meglio della media del periodo d’oro, il vinile utilizzato è migliore, le confezioni assemblate meglio, ma è la cura e l’autodisciplina che devi mettere in atto a rendere l’esperienza gratificante. Tu nel tuo studiolo, luci indirette, un goccetto di assenzio, il disco che gira, la sensazione tattile che provi nel tenere in mano la copertina e il ricordo del modo in cui ascoltavi musica di quando eri ragazzo.

Regali alla Domus – foto TT

Regali alla Domus – foto TT

Peccato scoprire che CARAVANSERAI, uno degli album patrimonio dell’umanità, sia fallato – vistosi segni sul vinile –  e ti tocchi rispedirlo indietro, ma che volete farci, un po’ di blues nella vita c’è sempre, forse è grazie a questo che quelle poche volte che tutto gira perfettamente il godimento è massimo.

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Assenzio blues alla Domus – foto TT

CAT TALES

I gatti se la sono spassata, palline catturate dall’albero di natale sparse per casa, rametti caduti a terra, festoni a sbrindelloni. Nonostante questo hanno ricevuto regali anche loro.

Regali alla Domus – foto TT

Palmiro sembra aver accettato Strichetto, la gattina di un vicino che si è accasata qui da noi. La tollera con la superiorità e la pazienza del gatto adulto che alza gli occhi al cielo davanti all’ennesima marachella della giovinetta iperattiva.

Palmir & Stricchi – foto TT

Abbiamo però dovuto fare un bagno alla Stricchi, ormai vive stabilmente con noi e non potevamo più rimandare. Essendo una gattina che ha passato i primi mesi in una famiglia che se ne sbatte dei gatti e a cui le figlie bambine ne facevano di ogni, non è una gattina gestibile facilmente. E’ molto dolce e a suo modo carina e piena di fiducia verso gli esseri umani, adesso poi sta imparando ad avere comportamenti meno isterici, ma farle il bagno è stata un’impresa. Ad un certo punto mi ha piantato i denti nella mano destra tra l’indice e il pollice con tutta la forza possibile, il sangue è uscito ininterrottamente per almeno 15 minuti, sa difendersi la piccola Stricchi. Dopo averla accuratamente asciugata con il phon si è messa a cuccia sullo sgabellino. Pulita, profumata, vaporosa, adesso è ancora più irresistibile di prima, una ciambellina di pelo che vaga per casa (e sì, naturalmente è così… an s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè… non si è mai visto JW fare di quei lavori qui).

Stricchi – Domus Saurea- foto TT

Strichetto – una ciambella di pelo – foto TT

Per un momento alla Coop valuto se acquistare la copia gigante di Palmiro, un peluche di una pantera nera che costa 199 euro scontati a 159. Poi rinsavisco e mi dico che devo essere pazzo, va bene amare i gatti (e gli animali) ma…

Palmir puppet at the Coop – photo TT

Con l’inverno Palmir diventa più sentimentale ed ubbidiente, quando è in casa ci è spesso addosso, quando è fuori basta chiamarlo per farlo arrivare. E’ un gatto speciale e sono felice che faccia parte della famiglia.

BOOGIE MAMA

Di ritorno dalla coop, in macchina con la pollastrella, nella riproduzione random parte il medley di Whole Lotta Love da un bootleg dei LZ. Il riff di Page attecchisce nella maruga  (nella testa insomma) di Saura, non riesce a smettere di cantarla, arrivati alla Domus invece di scaricare le sporte con la spesa si mette a imitare Jimmy Poige, che donna ragazzi…

Boogie Mama al minuto 7:15

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FOOTBALL BLUES – Hoochie a San Siro

Fino a due settimane fa Inter capolista, poi la flessione natalizia, ahimè, classico trend nerazzurro… Perso in casa con l’Udinese dopo un primo tempo molto buono e perso col Sassuolo. Il 23 dicembre sono allo stadio Città del Tricolore con Mario e l’Inter gioca una gara indolente. Il fastidio è enorme. Il Sassuolo va i rete con facilità e noi non riusciamo a venirne a capo.

SASSUOLO – INTER – Stadio Città Del Tricolore 23-12-2017 – fotoTT

Maurito sbaglia anche un rigore, la scena va in onda proprio davanti al nostro settore…

Delusione cocente.

Il 27 dicembre derby per i quarti di Coppa Italia. Scontro tra due squadre disperate. Il Milan, che è messo peggio di noi, riesce a vincere e io cado preda di un blues feroce che mi spinge verso le tenebre.

Uno dei regali di Saura per il natale sono stati i biglietti per la partita Inter-Lazio di ieri. Quando ho aperto il pacchetto ho sentito tremori in tutto il corpo. L’Inter ha su di me un effetto totalizzante.

Biglietti Inter Lazio

Partiamo alle 14,20, lasciamo la Domus, attraversiamo i ponti di Calatrava ed entriamo in autostrada.

I ponti di Calatrava – foto Saura T.

I ponti di Calatrava – foto Saura T.

170 km dopo, verso le 16,10 siamo a San Siro.

San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Un veloce saluto a Beppe Riva, un pensiero a Ferdi – amico e lettore di questo blog e membro del mio gruppo facebook su Facebook INTERISTA SOCIAL CLUB – che doveva essere con lui ed invece è a casa febbricitante e ci lasciamo ingoiare dalla pancia di San Siro. Entrare in quello che la classifica degli stadi del football vede come l’ottavo migliore al mondo (l’unico ad Italia ad essere nella top ten) è sempre una grossa emozione. Anche quest’anno tribunetta arancio, a due passi dal campo. 75 euro. Ne ho spesi di più per procurarmi il biglietto per Sassuolo-Inter per un posto più o meno simile (ma ben più lofi) in uno stadio di certo meno imponente.

Tim & Saura – San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Hoochie Coochie Man a San Siro – 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

Parte il gospel di C’E’ SOLO L’INTER, alla voce il nostro conterraneo Grazianone Romani, rimango incantato come sempre, vorrei cantare anche io ma mi commuovo ogni volta…

“C’è solo l‘Inter”

(S. Belisari – G. Romani – S. Belisari)
Edizioni Musicali: Hukapan Srl

E’ vero ci sono cose più importanti
Di calciatori e di cantanti
Ma dimmi cosa c’è di meglio
Di una continua sofferenza
Per arrivare alla vittoria
E poi non rompermi i coglioni
per me c’è solo l’Inter

A me che sono innamorato
Non venite a raccontare
Quel che l’Inter deve fare
Per noi niente è mai normale
Né sconfitta né vittoria
Che tanto è sempre la stessa storia
Un’ora e mezza senza fiato
Perché c’è solo l’Inter

C’è solo l’Inter per me
Solo l’Inter
c’è solo l’Inter per me

No, non puoi cambiare la bandiera
E la maglia nerazzurra
Dei campioni del passato
Che poi è la stessa
Di quelli del presente
Io da loro voglio orgoglio
Per la squadra di Milano
Perché c’è solo l’Inter

E mi torna ancora in mente l’Avvocato Prisco
Lui diceva che la serie A è nel nostro DNA
Io non rubo il campionato
Ed in serie B non son mai stato

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La partita non è spettacolare, uno 0 a 0 che a noi interisti non piace ma che almeno interrompe la serie recente di sconfitte; alla fin fine sono ugualmente contento, 8 ore passate on the road again, 3 delle quali in compagnia di altri 61800 nella culla dell’umanità calcistica. Per me, davvero, c’è solo l’Inter.

San Siro 27-12-2017 Inter Lazio- foto TT

FILM: LION – LA STRADA VERSO CASA (Lion, 2016 – Aus/Usa/UK) – TTT½

Film visto su Sky, perfetto per il periodo di fine anno. Tratto da una storia vera. Un bambino indiano si perde, non riesce a ritrovare la strada di casa, attraverso varie peripezie si ritrova a Calcutta, finisce in un orfanotrofio e viene adottato da una famiglia australiana. La prima parte girata in India è davvero meravigliosa e ti spinge a pensare agli 80.000 bambini che ogni anno in India si perdono e spariscono. La seconda parte è meno convincente, soprattutto quella che riguarda il viaggio a ritroso, forzature e semplificazioni eccessive, sembra quasi si voglia chiudere il film in fretta. Ad ogni modo buon film, da vedere.

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GIRADISCHI BLUES

Il doponatale di sviluppa tra piogge e giornate di sole. Col grigiore la colonna sonora si adegua…

The Man Machine sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Classica alienazione sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Arriva il sole, scruto la campagna dalla finestra dello studiolo…

View from Domus Saura’s studiolo in a december morning. – photo TT

… è tempo di rockeggiare come si deve e di scivolare in pace verso il nuovo anno…

Classic Company sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Live At Leeds sullo stereo della Domus Saurea – foto TT

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Oggi è l’ultimo spicchio di tempo che intercorre tra due culminazioni consecutive del sole su di un determinato meridiano, l’ultimo di 365 che noi umani abbiamo racchiuso dentro il concetto di anno. La terra ha concluso un’altra orbita intorno al sole, domani sarà il 2018, sicuramente un anno con i suoi alti e bassi, come del resto tutti precedenti, ma vale la pena una volta di più affrontarlo tenendo alto il nostro sorriso. Allacciamoci le cinture e partiamo per l’ennesimo viaggio. Donne e uomini di blues che vi siete raccolti intorno a questo blog, giungano a voi i migliori auguri per un felice anno nuovo. Che il Dark Lord ci benedica tutti.

The Dark Lord NY July 1973

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Solstitium hibernum blues

21 Dic

Eccoci di nuovo qui alle prese col solstizio invernale, quel periodo dell’anno a cui questo blog è tanto legato. Oltre alle ragioni personali (lo sapete, sono nato il 21 dicembre), sento tutto il legame che il pianeta e la specie a cui appartengo hanno da alcuni millenni con questa fase. Già gli antichi romani avevano i saturnali, le feste che per qualche giorno precedevano e seguivano il giorno (attuale) del solstizio, feste in cui ci si scambiava oltre agli auguri anche le strenne, piccoli regali ben augurali in vista dell’arrivo del Sol Invictus, ovvero della nuova stagione dove le giornate tornano ad allungarsi.

Questo avveniva anche nel nord Europa con le festività dette Yule, sempre nel periodo precristiano. Il cristianesimo poi inglobò tutto, fece coincidere la data di nascita di un bambinello dalla pelle scura con le festività esistenti e raccontò in giro che era il figlio di un dio. Come diciamo tutti gli anni questo è anche il periodo dove le malinconie si fanno feroci, appena mitigate da un velo di gioia e candore. Già, nel nostro animo si insegue il mito della famiglia felice, della situazione ideale, tutte condizioni impossibili da realizzare appieno, oltre a ciò il fatto di essere a fine anno spinge a fare bilanci e a constatare una volta di più come il tempo passi veloce. Quest’anno ne parlano anche su un supplemento di Repubblica, e il titolo che hanno scelto (Christmas Blues) mi fa parecchio ridere.

http://d.repubblica.it/life/2017/12/07/news/come_affrontare_tristezza_durante_le_feste-3759973/?ref=RHPPBT-VP-I0-C4-P13-S1.4-T1

Anche Palmiro soffre un po’ del blues del 21 dicembre, dopo la sua sgambata pomeridiana si rifugia davanti alla stufa o sopra il frigo a stemperare i suoi blues felini…

Palmiro: december blues – foto TT

per fortuna io ho trovato una nuova droga che mi aiuta a passare indenne le tormente di blues che ogni tanto imperversano qui nella piana del Bondeno, le Golia Liqui Soft Fruit, delle gommose che mi fanno impazzire.

A new drug called “Golia Liqui Fruit Soft” foto TT

Come ogni hanno soppeso il cielo nella speranza di vedere arrivare la neve, ma anche stavolta sembra che a cavallo del solstizio non ne cadrà. Ne abbiamo avuto un preludio in novembre, per un paio d’ore ne ho goduto davvero…

November snow – Stonecity 13-11-2017 – Foto TT

e una brevissima spolverata qualche giorno fa, ma a parte qualche piccolo fiocchetto tondo sul pelo di Palmiro nulla da segnalare.

Palmir e i fiocchi di neve – foto TT

Certo è che correnti artiche arrivano sulla Valpadana e dunque anche la Domus Saurea si ritrova ogni mattina sotto zero, così anche quest’anno l’effetto tundra è garantito…

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Dicembre 2017: tundra alla Domus Saurea – foto TT

Cerco di passare indenne e anzi di godermi questo periodo dell’anno (che in fondo è il mio preferito) blueseggiando alla mia maniera, comprando qualche strenna per gli umani che mi stanno intorno e anche per me stesso. Rido quando vedo sotto l’albero pacchetti con su scritto “da Tim per Tim”, naturalmente si tratta di vinili, cd, libri (Feltrinelli edition) e qualche fumetto. Nei momenti liberi Sky ha il suo spazio, qualche buon film, le partite del grande amore della mia vita (l’Inter insomma), le serie TV, i documentari. Ci sono  alcuni film e alcuni telefilm che ti risolvono le giornate.

Film: TRUMAN – UN VERO AMICO E’ PER SEMPRE (Truman. – Spagna, Argentina 2015) – TTTT

Ancora un film argentino che mi ha appassionato parecchio, visto su Sky. Due amici di Buenos Aires si ritrovano a Madrid, uno vive lì, è malato e con poco tempo da vivere, l’altro arriva dal Canada per rivederlo, entrambi cercano di vivere quei pochi giorno insieme senza affogare nel dolore e nella retorica dell’addio. Il regista Cesc Gay è molto bravo nell’evitare la trappola del pietismo, narra le ultime settimane di un uomo con molta franchezza, autenticità e onestà. Gli attori Ricardo Darìn e Javier Camara arrivano a regalarci una volta di più una prova straordinaria. Il film, oltre a essere divertente è naturalmente anche commovente, ma il sentimento è scevro dalla melassa. Bella colonna sonora. Da vedere.

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 Film: LETTERE DA UNO SCONOSCIUTO (Coming Home – Cina 2014) – TTT½

Un oppositore del sistema deve nascondersi, viene tradito dalla figlia – sostenitrice del governo – e quindi incarcerato. Molto anni dopo fa ritorno a casa, la moglie lo aspetta da sempre ma a causa di un trauma subito non lo riconosce, il marito dovrà trovare un modo per rapportarsi con lei. L’idea è davvero notevole, lo sviluppo del film forse un po’ meno, nel senso che è tutto molto pacato, lineare, senza sussulti particolari, ma al contempo la tensione creata da questo blues sentimentale (e politico) riesce a mantenere in piedi tutto il castello. A me è piaciuto e lo segnalo con piacere. Visto su Sky.

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Film: STAR WARS: GLI ULTIMI JEDI (The Last Jedi – Usa 2017) – TTTT

Sebbene il primo film della serie uscì nel bel mezzo della mia adolescenza, non sono un fan in senso stretto, un maniaco di Star Wars, questo sebbene i film di fantascienza siano tra i miei preferiti. Il tema musicale principale però fa parte del mio DNA, ogni volta che lo sento vengo catapultato nella seconda metà degli anni settanta, così come il lettering di Star Wars mi riporta anch’esso al tempo della mia spensierata prima giovinezza.

Il fatto è che da qualche anno sto con una pollastrella che è una fanatica di Guerre Stellari, quando esce un nuovo episodio lo va a vedere al cinema due o tre volte dietro fila, poi compra il bluray e quando Sky lo passa lo riguarda una, dieci, cento volte. E’ solita ogni tanto lasciarmi dei bigliettini del genere sul tavolo prima di uscire al mattino:

Saura’s note

E’ con lei che ho iniziato ad immergermi nel mondo di George Lucas, anche se pur con tutta la buona volontà non ho chiarissimi gli eventi, la cronologia, le sinergie della storia.

L’altra sera siamo andati a vedere l’episodio VIII nella sala più grande del multisala Emiro a Herberia. Proiezione delle 18,40, sala piena, circa 450 persone, però! Saura era andata anche il 13, giorno d’uscita del film, ma doveva “assolutamente” rivederlo per capire meglio. Ora, io di Star Wars so poco, non ho nemmeno colto tutti cambiamenti che dicono questo episodio porti con sé, la “rottamazione” in atto insomma, ma ho apprezzato il film. Sì, vedo che il legame col passato ormai è ridottissimo, ma da casual fan quale sono mi sta bene anche così. Come sempre mi accade gli aspetti più frivoli mi sono indifferenti, ma il maestoso respiro della fantascienza riesce ad irretirmi ogni volta. Quando sullo schermo sono apparsi i bombardieri dell’Alleanza ho avuto un sobbalzo, il villaggio dove Luke Skywalker si è ritirato è stupendo, gli scenari dello spazio profondo, l’ambientazione creata a Dubrovnik …tutto suggestivo, e il primo quarto d’ora mi ha tenuto incollato alla poltroncina in preda ad un tensione inaspettata. Quando poi sui titoli di coda è apparsa la scritta “In Loving Memory Of Our Princess” (Carry Fisher, la principessa Leila, morta lo scorso anno) mi sono pure commosso. Sta a vedere che adesso cado dentro al buraccione Star Wars…

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GOMORRA– serie TV (terza stagione)

La nuova stagione di Gomorra è uno spettacolo. Il momento magico di attori, autori, registri e produttori continua. La puntata n.3 (quello dove Ciro Di Marzio è in Bulgaria e in Albania) mi ha lasciato esterrefatto, uno dei migliori episodi di sempre nel campo delle serie TV. Sono felice che Gomorra sia una produzione italiana.

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ALEIDA

A Locus Nonantolae, il mio amato paesello natale, arriva per una veloce conferenza, allo spazio giovani,  Aleida Guevara. Io e Saura non potevamo proprio mancare. E’ un sabato pomeriggio, la sala è piena, tra gli organizzatori anche il mio amico Paolino Rizzo. Tra il pubblico anche LesiRob, amico e compagno dai tempi di Colombo (comunità web del tempo che fu) e Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli.

Ha una traduttrice accanto , ma lo spagnolo, o meglio il cubano di Aleida non è difficile da capire. Dopo un avvio un po’ in sordina dove parla essenzialmente del padre, si scalda e si infervora parlando di giustizia sociale, la traduttrice tace, Aleida è un fiume in piena e noi non possiamo che applaudire il lignaggio morale di questa donna. Ogni volta che la guardo in faccia ho un tuffo al cuore, i lineamenti sono quelli a me tanto, tanto cari. Esperienza notevole.

Aleida Guevara – Nonantola 9 dicembre 2017 – foto TT

(in)CANTO DI NATALE

Avendo un carattere saturnino, essendo dunque portato alla malinconia e alla nostalgia, non posso che rendere omaggio ai saturnali. Nel TG Zero di Radio Capital sento che il giornalista Edoardo Buffoni (sodale del direttore Vittorio Zucconi) snobba queste cose spiegando che, essendo figlio di due sessantottini che ritenevano l’albero di natale un elemento borghese, non è stato educato nel festeggiare il natale in questa maniera. Una sera il mio amico del cuore nerazzurro, Mario, viene a vedere l’Inter. Mentre aspettiamo la pizza si ferma a rimirare il mio presepio laico. Nella sua filosofia spicciola da uomo dalla grande concretezza mi dice “Essendo cose che non servono a niente a me non verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, però ti faccio i complimenti”

Pur condividendo certe posizioni e non amando di certo l’aspetto melenso di decorazioni, atteggiamenti e musiche, sono indissolubilmente legato alle lucine ad intermittenza, una sineddoche personale che sta ad indicare tutto quanto è decorativamente legato al periodo. Saura si occupa dell’albero, io del presepe. Quest’anno ho optato per una rappresentazione dickensiana, d’altra parte sono ateo e non avrebbe senso riproporre il presepe più o meno tradizionale (seppur con la statuina di Jimmy Page al posto del bambinello e Fidel e il Che sulle montagne al posto dei pastori, come fatto in passato). Sono contento del risultato, ogni volta che lo rimiro sento le luci ad intermittenza anche nello stomaco.

Domus Saura: presepe laico Dickens style – foto TT

Domus Saura: – The Yule Tree – foto TT

Tra l’altro ammiro una volta di più la manualità di Saura, degna nipote di suo nonno Inigo (uno di quelli che sapevan fare tutto), che con il saldatore tenta di riparare il lampioncino…

Saura all’opera: modalità saldatrice- foto TT

MUSIC WAS MY FIRST LOVE

Oltre a qualche canto natalizio (ma solo ad alta qualità musicale tipo Etta James, Mahalia Jackson, Tony Bennett, Ray Charles, Brian Setzer Orchestra, Elvis, etc etc) la musica che mi accompagna in questo mese sarà anche sempre la solita ma mi fa sentire proprio bene…

Foxtrot sul piatto – foto TT

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I Blasters sul piatto – foto TT

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John Miles sul piatto – foto TT

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Un piatto di rock and roll – foto TT

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Sunny sunday alternate blues – foto TT

In macchina, come tutti i mesi di dicembre, non manca il Piano Concerto di Keith Emerson e i suoi virtuosismi rag time (Honk Tonk Train Blues, Maple Leaf Rag e Barrelhouse Shakedown) e il winter album che anche quest’anno ho assemblato…

Tim Tirelli The Winter Album

Su facebook trovo la classifica degli album più venduti  nel dicembre del 1976 negli Stati Uniti, sospiro leggendo i titoli in classifica … TSRTS, A New World Record, Dreamboat Annie, Year Of The Cat, Long May You Run, Agents Of Fortune.

USA Albums Chart december 1976.
(photo courtesy of Dave Lewis)

FRIENDS WILL BE FRIENDS

Altro appuntamento ormai fisso è la cena prenatalizia che organizzo col mio amico Joe, Lord Simon, Bessi…Biccio insomma. Pure stavolta ci troviamo sotto la torre dell’orologio del nostro paese natale sempre al Bistrot Premiere. Mentre lo aspetto faccio un giretto per via Maestra del Castello respirando dal passato ombre sfuggevoli di me stesso.

Nonantola by night in a cold december evening – photo TT

Nonantola by night in a cold december evening – photo TT

Passatelli in brodo di cappone per me, tortellini in brodo di cappone per lui, due bei filetti come secondo, patate, pera cotta al cioccolato e due caffè. Riannodiamo fili che non si sono spezzati mai, quasi 10 lustri di amicizia, ora che non ci sono più i miei genitori, i vecchi zii e il dottore che mi ha fatto nascere, a parte mia sorella è uno di quelli che mi conosce da più tempo e il Dark Lord solo sa quanto sia importante restare in contatto con le persone con cui sei cresciuto.

Un ultimo giro per le strade dal centro, c’è una nebbia gelata che ci accompagna, riviviamo per l’ennesima volta le suggestione che ci portiamo dentro, ridiamo e sospiriamo, siamo ancora i due sedicenni di allora.

Tim & Biccio –
bluesmen in Nonantola – photo TT

PIU’ TI AMO PIU’ VIVO

Mi preparo alla partita dell’Inter allo Stadio Tricolore di Reggio Emilia; la vendita biglietti nei centri autorizzati dal Sassuolo mi fa sempre incazzare. Quelle poche volte che vado a San Siro compro i biglietti direttamente sul sito dell’Inter, li stampo e ai cancelli mi presento con la carta di identità. Qui invece devo andare a comprarli, se costano 70 euro devo aggiungerne altri 7 per la prevendita, altri 3 non si sa perché e sborsare ulteriori 1,70 euro per pagamento bancomat. Non posso però saltare l’appuntamento, non posso perdermi i ragazzi che giocano a pochi km da casa, non posso lasciare quella splendida superfiga nerazzurra  (l’Inter insomma) da sola, ogni volta che penso a lei mi batte forte il cuore.

Biglietti Sassuolo Inter 2017

STRICHETTO STRIKES AGAIN

La gattina che si è accasata da noi (vedi post del 9 novembre) è ancora lì che scorrazza per la Domus Saurea. Dalla mia scrivania cattura pennarelli, stick di burro cacao, gomme da cancellare e se li porta in giro. Ormai dorme in casa e combina disastri di ogni tipo, ma come si fa a lasciarla fuori, a non prendersi cura di lei dato che chi la dovrebbe accudire – dei nostri vicini –  se ne infischia altamente? Inutile dire che dall’albero di natale ha già fatto cadere diverse palle, palle che poi rincorre, palleggiando con la stessa bravura di un Borja Valero o di un Antonio Candreva. Questo fino a che non interviene l’arbitro, io, che le mostra il cartellino rosso e la spedisce mesta mesta negli spogliatoi.

Strichetto’s den – photo TT

The GANASSI Legacy – cappelletti makers since 1940

30 uova di cappelletti, ecco quanto Lucia e le sue due figlie – Patrizia (The Peita) e Saura – fanno in un pomeriggio. Un tripudio di emilianità in vista delle feste. Se non è un canto di natale questo…

I cappelletti della Lucy – foto Saura T

HAVE YORSELF A LITTLE MERRY CHRISTMAS

E ora, donne e uomini di blues, permettetemi l’ennesimo momento sentimentale e augurarvi il meglio per la nuova stagione e ringraziarvi per essere – dopo tutti questi anni – ancora qui a formare questa piccola comunità di esseri umani che con malinconica allegria contempla le profondità del cosmo e della metafisica, i blues della vita insomma. Insieme a Palmiro e alla pollastrella auguro a tutti voi sogni pieni di stelle e vele piene di vento. Che il Dark Lord vegli su di noi. Happy holidays fellas.

Tim & Palmir best friends since 2012 – foto Pollastrella

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The Dark Lord (photo Carl Dunn)

 

 

Notti insonni sul divano

13 Dic

Sono un uomo di una (in)certa età e arrivato a questa quota annoto che essa porta con sé anche il sleepless nights blues. Il ritmo circadiano inizia a perdere qualche colpo, l’interruttore interno che regola la veglia e il sonno comincia a non funzionare più a dovere. Con nostalgia ripenso al passato quando il dormire sette/otto ore era la regola. I problemi iniziano quando davanti all’età compare il big five e quelli che sto affrontando in questi ultimi mesi sono diversi da quelli di cui ho già parlato qui sul blog, quando scrivevo del demone delle notti senza sonno lo facevo mentre affrontavo cambiamenti strutturali della mia vita, mentre ora la maledizione di dormire solo poche ore per notte è una costante che attraversa qualunque stato del mio animo, un valore fisso che non si cura della mia condizione altalenante, una grandezza adimensionale ormai insita in me.

E’ una faccenda abbastanza comune, nei sinodi che organizzo con gli amici si parla anche di questo, non sono il solo e anche una mia amica d’infanzia ora farmacista me lo conferma. Cerco di riaggiustare il ritmo con pastiglie di Circadin (un non-proprio farmaco a base di melatonina ordinatomi dal medico di base) o con quella sorta di integratori dal nome tipo “sonno relax” della Bio&Vegan (su suggerimento della pollastrella con cui vivo).

Svolgimento standard delle mie notti insonni sul divano:

stanco e con gli occhi che mi si chiudono verso le 22,30/23 mi infilo sotto le coperte. Qualche pagina di Robinson Crusoe (naturalmente nella nuova edizione della Universale Economica Feltrinelli) e poi cado in un sonno quasi mai sereno. Sogno Mick Ralphs (e non sto facendo del cinema, ahimè è tutto vero); il contesto non è chiaro, sono backstage, insieme a me c’è la mia groupie, siamo a metà via tra la Bad Company degli anni d’oro e e quella dell’ultimo periodo. Ralphs e Rodgers entrano ed escono da delle porte, noi siamo lì, a meno di un metro ma in un modo o nell’altro non riusciamo mai a parlare con loro. Ad un certo punto mi accorgo di avere le scarpe che sia Mick che Paul indossavano dal vivo con la Bad Company negli anni settanta.

Paul Rodgers & Mick Ralphs (Getty Images)

In preda alla solita ansia da sogno quando le mie avventure oniriche hanno a che fare con delle rockstar (con le quali in un modo o nell’altro non riesco mai ad entrare in contatto sebbene io sia lì con loro ) mi sveglio di colpo. Apro gli occhi nel buio, la stufa non è ancora partita, dunque non sono nemmeno le 6 del mattino, prego il Dark Lord che siano almeno le 5, cerco di riaddormentarmi, non riesco. Mi alzo, vado in cucina: sono le 2,40. E adesso? Dove cazzo vai alle 2,40 della notte? Mi metto la tuta, prendo la sveglia, gli occhiali, il cellulino, il libro che sto leggendo, l’ultimo numero di Linus e mi sposto in sala. Fa un freddo becco, la temperatura della stanza è di nemmeno 15 gradi (abitiamo in campagna, il gas di città qui non arriva, ci adattiamo con una stufa a pellet per non spendere tutte le nostre risorse in gpl), mi preparo una cuccia con tre panni, accendo la lucina e mi metto a leggere.

Passano pochi minuti e Palmiro arriva a sistemarsi sul mio petto. Fa la pastella, mette in moto le fusa, mi fissa.

“Sì, Palmir anche io ti voglio bene, grazie pandorino, ma non mi dispiacerebbe leggere un po’ “

Con una piccola pantera addosso non è semplice concentrarsi sulla lettura, così rinuncio e provo a riaddormentarmi.

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Passano venti minuti ma non c’è nulla da fare. Mi alzo, vado a prendere uno sciarpone in cui avvolgermi il collo. Torno sul divano, prendo in mano Linus, leggo un articolo, qualche striscia ed ecco che lo Stricchetto (l’altra gattina che ormai si è accasata da noi – vedi il paragrafo relativo nel post del 9 novembre: https://timtirelli.com/2017/11/09/leaves-are-falling-all-around-the-autumn-moon-lights-my-way-blues/) si sveglia e viene a gettarsi sulle mie gambe. Palmir dall’entrata osserva tutto, certo non deve fargli piacere che la gattina rompiscatole entrata improvvisamente nella sua vita s’impossessi del suo umano, così vince l’incazzatura e viene a reclamare il suo posto. Mi torna sul petto, fa di nuovo la pastella, le fusa ormai rischiano di svegliare Saura che dorme in camera e poi si accovaccia, muso contro muso. Come si fa a leggere Linus in quelle condizioni?

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Vi rinuncio anche perché Palmir è scivolato nel sentimental mood, ora mi abbraccia, infila il suo muso sotto al mio mento, vuole dimostrarmi tutto il suo affetto. E’ uno di quei momenti speciali in cui due mammiferi di specie diverse cercano,  l’uno nell’altro, riparo dalla metafisica.

Notti insonni sul divano – autoscatto TT

Ripongo Linus, cerco di riaddormentarmi, ho il corpo a zig zag, cerco lo spazio tra la Stricchi e Palmir. Il sonno però non arriva, non riesco  smettere di pensare, mi vengono in mente le cose più disparate:

ZAVORRA MENTALE 1:

Ripenso alla mia amica facebook Manu Iaquinta (con cui condivido tra l’altro l’amore per John  Miles) che mi chiese lumi circa un aggettivo da me usato in un commento ad un suo aggiornamento dove, con la mia solita sobria, formale eleganza emiliana le scrivevo “dio bo’ Manu se sei scomoda”. Scomodo è un aggettivo che ha un significato ben definito, qui da noi, nell’Emilia profonda, prende sfumature tutte sue.

Dal Nuovo Dizionario Piccagliani:

Scòmed : scomodo, ovvero performante, capace di grandi prestazioni, eminente, sublime, eccellente (…) Scomodo, quindi, non tanto in quanto aggettivo applicabile ad un divano o a un bidè, ma piuttosto un attributo di esaltazione di particolari qualità con le quali non è agevole, ovvero comodo, per nessuno venire a patti (…) dare dello ‘scòmed’ manifesta quindi un’ elargizione di ammirazione notevolissima, si rivela l’iper-complimento per chi nel proprio campo cammina almeno a due spanne da terra e mangia la minestra in testa agli altri.

ZAVORRA MENTALE 2:

Mi fluttua poi tra le onde cerebrali una spazzatura di pensiero di almeno 17 anni fa, quando ascoltai un conversazione tra due mie colleghe, dove una chiedeva all’altra:

“Allora, ho saputo che hai preso casa a Modena, in che zona ?”

“Centro storico”, rispondeva l’altra con insopportabile sicumera.

Io rimasi basito, visto che in realtà l’appartamento era almeno un chilometro fuori da porta Bologna, dunque ben distante dall‘heart of the city.

ZAVORRA MENTALE 3:

Cambio posizione, i due gatti scendono dal divano. Mi concentro sulla musica, spero che la mia musa preferita mi concili il sonno, non so perché ma mi viene in mente “New York Blues” degli Yardbirds”, con con le 5 note di chitarra prese in prestito da Page per l’intro di SIBLY:

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la speranza che la chitarra di Geoffrey Arnold  Beck mi accompagni lungo i sentieri del sonno è vana, un altro sacchetto d’immondizia di pensieri mi casca addosso…

mi salgono alla mente piccole figure di merda che feci in passato, atteggiamenti discutibili che tenni con amici e conoscenti, il blues di non essere riuscito l’anno scorso ad avvicinarmi al palco dove suonava la Bad Company a Glasgow e così a vedere Mick Ralphs più da vicino il tutto per colpa di una zelante stewart, gli istanti imbarazzanti prima di trovare il giusto timing per la foto di rito con Jon Anderson nel post gig party dell’Hammersmith Odeon lo scorso marzo, le poche righe per Jimmy Page che vergai sulla biografia italiana che scrissi su di lui e che Robert Plant si offrì di consegnare (esordii con un “Hey Jimbo…” … ma dio bonino si può arrivare a chiamare – per iscritto – Jimbo una rockstar “scomoda” come Jimmy Poige?).

E’ chiaro che sto impazzendo, così mi alzo, mangio uno dei miei gelatini all’amarena della Coop e mi ributto sotto lo strato di panni, sperando di riuscire finalmente a sbarazzarmi di me stesso.

Non riesco. Sono quasi le 6. Sfinito e sconfitto mi alzo, accendo la stufa e preparo la colazione per la pollastrella. Alle 6,20 suona la sveglia, lei si alza, si affaccia in cucina e si scioglie in un sorriso nel vedere thè, biscotti e spremuta pronti.

“Grazie Tyrrell, va tutto bene?”.

“Va tutto benissimo groupie, mi sono solo svegliato un po’ prima per prepararti la colazione”.

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Brevi momenti di rock anni settanta

3 Dic

Su questo blog di rock degli anni settanta si parla spesso, fa parte del nostro DNA, lo abbiamo nel sangue, nell’animo, nell’apparato vestibolare, nella maruga (nella testa insomma), nelle mani, nei piedi, per farla breve dappertutto. Arrivati ad un (in)certa età, capita a volte che di rock non se ne possa più, lo abbiamo scritto più volte, essendo una musica che ha quasi esaurito il suo corso, i grandi dischi e i grandi artisti rock sono sempre quelli. Ci sono giorni dunque che non si sa cosa ascoltare, sebbene si tenda a fare pulizia ad ogni cambio di luna e a sbarazzarsi della zavorra, si hanno centinaia di LP, migliaia di cd, decine di musicassette, chilogrammi di musica liquida (file flac sugli hard disk, gli odiosi mp3 nelle chiavette in macchina) e nonostante tutto non si sa dove andare a sbattere l’udito. Sono quei momenti in cui sembra di impazzire: si ha l’arte da cui si è ossessionati – quella creata in quel decennio stupefacente- a portata di orecchio e non si è più capaci di usufruirne. Si è convinti di non riuscire più a trovare pace, di naufragare nel disinteresse verso questo grande amore, quand’ecco che in successione arrivano quasi per caso momenti intensi di rock anni settanta fino al midollo.

Compagnia cantante

Un giovedì sera qualunque. La notte precedente l’ hai passata insonne, torni a casa dal lavoro, ti fai una doccia, ceni e ti butti sul divano. Cerchi di guardare la prima puntata di una serie TV che potrebbe interessarti ma dopo un quarto d’ora ti addormenti. Alle 22 ti svegli, sei rimbambito come un tocco (dal dialetto emiliano, Toc, tacchino), hai i calzettoni abbassati, i pantaloni della tuta tutti sbigolati, lo stesso sguardo espressivo di un branzino al forno, ma sai che se vai a letto non riuscirai a prendere sonno, non subito almeno, e allora cerchi qualcosa da fare. Vai nello studiolo, ti rendi conto che devi ancora sentire l’ultima versione bootleg che hai scaricato da dimeadozen di un concerto di uno dei tuoi gruppi super preferiti, un concerto registrato da un fan nel febbraio del 1976 a Goteborg e allora, visto che la pollastrella che vive con te è ancora sveglia ed è una appassionata di rock (quasi) come te, lo infili nel lettore e lo confronti con la vecchia versione in tuo possesso. Ascoltare un bootleg in qualità audience (diciamo 3/4 su 5) quando sei in quelle condizioni non è il massimo, senti l’inizio di un paio di pezzi e poi riponi i dischetti nelle loro custodie, ma intanto qualcosa è scattato dentro di te, una insospettata voglia rock inizia a farsi spazio tra i circa 100.000 miliardi di cellule che formano il tuo corpo. Dagli scaffali prendi il live ufficiale degli anni settanta del gruppo in questione, selezioni due pezzi lenti, che in apparenza possono anche sembrare simili, e ti ritrovi di colpo immerso in un godimento immenso.

In una manciata di minuti inaspettatamente riprendi a vibrare, ti sorprendi di quanto sia fantastico quello che stai ascoltando (anche se le versioni non sono impeccabili), di che rock imputanito esca dal tuo impianto e di come sia meraviglioso.

Bad Company live 1977 – The Summit Houston

Non c’è niente di più anni settanta di un gruppo di quattro ragazzotti inglesi tra i 27 e i 33 anni pieni di testosterone ripresi in un grande palasport del Texas, alle prese con pezzi lenti che parlano in modo semplice di amore, sesso, vita e del fatto di essere uomini semplici. Sono concetti espressi in maniera così lineare che paradossalmente si trasformano in poetica, magari tout court, ma comunque poetica. Il cantato passionale di chi trova pietre sul sentiero che sta percorrendo e brama il far l’amore per sottrarsi ai blues della vita, l’assolo ispirato e misurato in la minore, il bell’incedere di basso e batteria.

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Preludi chitarristici che formano malinconiche foschie musicali, il tema principale che verte sulle aspirazioni più essenziali dell’essere un uomo, comprensibili formule musicali che sotto la volta di un palasport texano e suonate davanti a 15000 persone diventano suggestioni che amplificano il valore stesso della canzone. Facile immaginare la scena, faretti colorati, vestiti da scena, luci e ombre che si rincorrono sopra le teste dei partecipanti e che fluttuano sul ritmo della musica.

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Ecco, vai a letto con una energia nuova, con un senso di beatitudine che riesce a spazzar via – almeno in parte – le fatiche psichiche e i blues della vita moderna. Dark Lord, thank you for the (Bad) Company.

(Il live della Bad Company sul blog: https://timtirelli.com/2016/05/11/bad-company-live-1977-1979-swan-song-rhino-2016-ttttt/)

Ali al vento

Pochi giorni dopo sei per strada per lavoro. Stonecity brulica di camion, di furgoncini, di suv. Ti fermi da un cliente, rientri in macchina e torni verso l’ufficio. Il lettore d’improvviso passa un altro momento anni settanta, anzi forse IL momento anni settanta:

Sitting In The Stand Of The Sports Arena
Waiting For The Show To Begin
Red Lights, Green Lights, Strawberry Wine,
A Good Friend Of Mine, Follows The Stars,
Venus And Mars
Are Alright Tonight.

Devi accostare, chiudi gli occhi e rivedi la scena: il ritorno in tour di un gigante del rock, il ghiaccio secco, i pianeti che si allineano in una delle più belle introduzioni di sempre, strumenti elettrici a due manici, il buio rischiarato dai faretti, bolle di sapone che riflettono le buone vibrazioni, il rock che canta se stesso, la meraviglia, l’enfasi, la decadenza e la ingenuità degli anni settanta assemblate in un unico contesto. Commosso, con le lacrime agli occhi ringrazi (e maledici) ancora una volta il Dark Lord che in qualche modo ti ha salvato (e rovinato) la vita (al tempo stesso).

The Lights Go Down – They’re Back In Town O.K.
Behind The Stacks You Glimpse An Axe
The Tension Mounts You Score An Ounce Ole!
Temperatures Rise As You See The White Of Their Eyes

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Sant’Anna

Venerdì, giorno di ferie. Hai qualche impiccio personale da sbrigare. Torni a casa, la pollastrella è ancora al lavoro. Avresti voglia di ascoltare qualcosa ma non ti va di certo di passare un’eternità davanti agli scaffali per decidere cosa mettere sul piatto. Lasci scivolare così nel lettore video dell’impianto TV un vecchio DVD che il tuo amico Paolino Lisoni ti aveva fatto tempo addietro. Non ti aspetti nulla, eppure non appena il primo chitarrista per cui perdesti la testa sale sul palco dell’Hammersmith Odeon inizi a sentirti vibrare. Il dolce vita bianco, il baffo prominente, la Yamaha scintillante, la camicia aperta di Tom Coster alle tastiere, l’esuberanza fisica del cantante Luther Rabb, le trame percussive che scatenano in te impulsi primordiali.

Basta un minuto di Carnaval per farti catturare totalmente. Sono gli ultimi giorni del 1976, L’album Festival è previsto in uscita con l’anno nuovo, il gruppo non ha più i membri leggendari del primo periodo (tipo Michael Shrieve ), ma la formazione è ugualmente straordinaria, la musica che il gruppo produce è di una bellezza e di una carica senza uguali. Ti senti quasi fortunato di non aver avuto l’occasione di assistere ad un concerto del genere allora, eri poco più di un imberbe ragazzino e l’esperienza ti avrebbe travolto. L’assolo di Dance Sister Dance che dal minuto 3:15 ti spinge verso pulsazioni universali, quel (jazz) rock in bilico tra nord e sud America ti riporta di botto tra le braccia di quella incredibile esperienza musicale che furono gli anni settanta.

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Revelations è uno dei tuoi pezzi preferiti, tocca le tue corde come poca altra aria sonora, lo stesso dicasi per Europa, uno dei gioielli e uno dei inni degli anni settanta qui forse nella sua versione definitiva.

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E allora così sia, giunti a questa età, con tutte le tribolazioni legate persino alla fruizione della stessa musica che ci ha creato, bastano questi brevi momenti per farci di nuovo andare tempo con il respiro universale. W il rock degli anni settanta, W quegli anni formidabili e irripetibili.