The Equinox, Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

27 Gen

Suonare di mercoledì sera ci vuole tanto, troppo coraggio ma alla Bottega è quella la serata dedicata alla musica dal vivo. I ritmi della vita odierna fan sì che sia una faticaccia e che il mattino del giorno dopo al suonar della sveglia nomi di animali da cortile vengano accostati a divinità cristiane (@matteo pedrini).

Al mattino Lele è alle prese con l’ennesima area cortiliva da sistemare, Pol si adopera per mantenere efficiente il magazzino della ditta in cui lavora e Saura sgobba per sistemare e controllare eventuali incongruenze dei pagamenti degli utenti della società multiservizi di cui è dipendente. Io amministreggio la piccola ditta di cui sono socio. La pausa caffè la passo al telefono con Gianni Della Cioppa. Lo scriba di Verona mi chiede se andrò a vedere l’Inter a Ferrara, in caso verrebbe volentieri anche lui, ma domenica per me è impossibile, ci diamo così appuntamento alla prossima occasione. Mi chiede anche due dritte su un tema a me conosciuto, a breve terrà un conferenza su Jimmy Page, e visto due cosette sugli assoli del Dark Lord le so, mi chiede un piccolo aiuto. Meno male che ogni tanto ho la possibilità di ritagliarmi 10 minuti per estraniarmi dal lavoro e parlare di ciò che mi preme. Saluto GDC, mi rimetto alla scrivania. Nel primo pomeriggio lascio l’ufficio e poi seguo il solito iter: viaggio in macchina fino alla Domus, caricamento del nostro equipaggiamento, doccia e via verso il locale. Attraversare la città verso le 17/17,30 è uno sport estremo, tangenziali piene, code, scie dei fari posteriori delle macchine che obnubilano i pensieri.

L’arrivo a Mountcabbage (Montecavolo insomma) è sempre inquietante, sulla sinistra c’è una azienda che ha una grande statua di padre pio di fianco all’entrata. I throw a madonna as usual. Scarichiamo l’armamentario, nel frattempo arrivano Lele e Pol, prepariamo la strumentazione sul palco, poi è già tempo poi di soundcheck e della cena.

The Equinox – Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018 – foto TT

Saura, che è vegetariana, mangia verdure grigliate e patate, mentre noi tre ci diamo alle specialità tipiche di questa bella hambugheria. Mi bevo in tranquillità una buona birra belga bianca mentre vago con i miei pensieri. Per noi essere qui alla Bottega è un po’ come per i LZ essere al Forum di LA. E’ ormai il quarto concerto che facciamo qui, la sala è sempre piena, l’entusiasmo del pubblico sempre concreto, le vibrazioni sempre ottime. Con Valerio, il titolare, ci siamo sempre trovati bene, e anche stasera il feeling è evidente.

The Equinox – Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

Il pubblico è numeroso, tutti i tavoli sono occupati e in fondo alla sala e intorno al bancone ci sono persone in piedi. Con Lele commentiamo il fatto che qui nel reggiano per queste cose la gente ha una marcia in più, le persone escono anche il mercoledì sera per vedere un concerto rock, c’è più trasporto per la musica dal vivo, mentre a Modena sembra quasi che si sia tutti un po’ troppo fighetti e choosy. E’ sempre stato così, qui nella Regium county l’atteggiamento è più ruspante, c’è un background blues che non si trova mica dappertutto, qui spesso ci si sente nel bayou, nelle barrelhouse e nei jukejoint della Louisiana e del Mississippi.

Non mi sento particolarmente brillante stasera, mi sono preparato a dovere, ho la mano sciolta e calda – limitatamente al mio modo di essere chitarrista – mi sono preparato a dovere, ma arranco un po’ sotto i colpi del blues. A fine concerto Riff mi dirà: “ho visto che hai sofferto molto, siamo proprio uomini di blues”.

Non ho ricordi particolari della mia esibizione, non ho idea di come abbiano cantato e suonato Pol e Saura, proprio non li sentivo, mentre posso dire che Lele – che avevo di fianco – ha suonato da par suo. Che batterista, ragazzi!

Train Kept A-Rollin e Nobody’s Fault But Mine come inizio.

The Equinox – Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018 – foto Patrizia Manzotti

Segue Black Dog, di cui mia cugina Patty filma gli ultimi secondi.

Heartbreaker, che mi par venuta bene, e quindi Dazed And Confused. Con quest’ultima gli Equinox raggiungono lo zenit, deve essere una sensazione comune perché alla fine riceviamo uno degli applausi più fragorosi che la nostra versione del brano – brano non certo per mammolette – abbia mai ricevuto. Il resto mi scivola addosso senza troppi clamori … What Is, MMHop, SIBLY, Ramble On, Moby Dick/Bring It On Home, I’m Gonna Crawl, The Song Remains The Same. In SIBLY, dopo l’assolo, la pedaliera basso di Saura fa le bizze, una nota resta fissa, si è “incantato” qualcosa. Siamo costretti a fermarci qualche secondo, Saura spegne e riaccende e tutto si sistema.

Fa la comparsa in scaletta Hot Dog, prima volta che la suoniamo con questa formazione. Un up tempo che potrà anche sembrare un country & western un po’ gnocco ma che dal punto di vista chitarristico è molto impegnativo. Il riff principale e l’assolo sono suonati ad alta velocità, la diteggiatura non è così semplice come sembra, occorre dunque essere preparati a dovere. Do un’occhiata al pubblico, in molti si muovono a tempo. Cambio chitarra per Kashmir dove nel finale mi perdo un po’. Non è un pezzo difficile, ma bisogna essere costantemente concentrati per prendere tutti i cambi, e io son perso nei miei pensieri, il divagare è deleterio se lo fai mentre stai suonando.

Imbraccio la doppio manico. It’s Stairway time. Sento a malapena Saura, spero di andare a tempo con lei. Allungo l’assolo più del solito, ci infilo la raffica di bicordi tipici del tour del 1975 dei Led Zeppelin, chissà se qualcuno lo nota. Alla fine alzo la chitarra, la doppiomanico riceve sempre una standing ovation. Whole Lotta Love con la sezione funk e il theremin, poi Communication Breakdown con altro break funk con tanto di presentazione (e dove accenno a Jam Sandwich dall’album Death Wish 2 di Jimmy Page) e infine Rock And Roll.

Il pubblico, bontà sua, ci tributa un caldo applauso. Qualche minuto di decompressione e poi inizia lo smontaggio della strumentazione. E’ un momento desolante, faccio la spola tra il palco e la macchina parcheggiata fuori per caricare le nostre cose, quando vorrei essere al banco a bermi un buon rum e chiacchierare con delle groupie. Questa faccenda dell’armamentario che ci portiamo in giro sta diventando un chiodo fisso per me, anche Lele mi chiede come faccio, sa che poi una volta alla Domus, dobbiamo scaricare e portare parte degli strumenti su in soffitta. L’umore vira sul grigio cenere, in sequenza mi chiedo: perché mi sono messo con una musicista, perché la musicista con mi sono messo suona con me, perché la musicista con cui mi sono messo e che suona con me suona sia il basso, sia le tastiere, sia la pedaliera basso, sia il mandolino. Un conto sarebbe andare in giro con amplificatore, pedaliera e un paio di chitarre, un conto è andare in giro con la strumentazione che avevano gli Emerson Lake & Palmer nel tour del 1977 con l’orchestra…

ELP 1977 tour entourage & gear

La blues mobile è di nuovo piena come un uovo, sono accaldato sotto alla giacca a vento, il ghiaccio sul tetto delle macchine brilla alla luce dei lampioni, sto precipitando in un buco nero, avrei bisogno di una scala per risalire, mi sa che chiamerò il tour degli Equinox di quest’anno “Get Me A Ladder Tour”. Arriva Saura, mi chiede se tutto è ok, “Senti, ti lascio, non voglio più fare questa vita” vorrei dirle, invece piego il capo e accenno ad un “sì, sì, tutto bene”.

Salutiamo Valerio e i ragazzi della Bottega, si torna a casa. E’ l’una, la Sigismonda rolla placida attraverso la notte, dalla radio arriva “Black Velvet“di Alannah Miles, mi torna in mente la canzone di Robert Plant a lei dedicata, “29 Palms“, i due ebbero una liaison amorosa.

Arriviamo alla Domus Saurea, finiamo di sistemare tutto verso le 2, doccia e a letto. La pollastrella crolla quasi subito, io ho ancora un po’ di adrenalina in corpo così leggo Greg Iles, spengo la luce alle 3.

Sveglia alle 7. Con la stessa eleganza di un leone marino arenato sulla spiaggia, mi trascino in bagno. Non faccio colazione. Entro in macchina e parto per Stonecity. E’ da un paio di giorni che sto ascoltando il cd3 della nuova super deluxe edition dell’album dei Fleetwood Mac del 1975. E’ il dischetto dedicato al tour di quell’anno dove ancora si soffermavano sui pezzi del primo e secondo periodo del gruppo; la loro versione di Station Man con quel gran figo (nonché chitarrista supremo) di Lindsey Buckingham con la Gibson Les Paul mi rimette al mondo.

Arrivato al lavoro, mangio un po’ di frutta, mi faccio un caffè e mi metto a lavorare. Sulla chat whatsapp del gruppo arriva un autoscatto di Lele con tanto di commento: “Zio can che blues!”. Come posso lamentarmi, qui al calduccio del mio ufficio mentre Mr Tamburino è li ci dà di escavatore?

LELE – The day after The Equinox at Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

Poco dopo Saura manda il suo office blues …

SAURA – The day after The Equinox at Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

seguita da Pol col suo warehouse blues…

POL – The day after The Equinox at Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

infine invio il mio administration blues.

TIM – The day after The Equinox at Bottega dei Briganti, Montecavolo (RE) 24/1/2018

La sera arrivo a casa un po’ stanchino, Saura fa giusto in tempo a raccontarmi che ha telefonato Valerio per farci ancora i complimenti e dirci che parecchi avventori del locale si sono raccomandati di far sapere al gruppo che hanno molto apprezzato la proposta, che alle 21,30 è già letto. La raggiungo verso le 22,30, un Southern Comfort a mo’ di sonnifero e “L.A. goodnight“.

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